{"id":57016,"date":"2020-03-27T00:28:24","date_gmt":"2020-03-26T23:28:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57016"},"modified":"2020-03-26T23:21:47","modified_gmt":"2020-03-26T22:21:47","slug":"contro-la-misodemia-e-la-misantropia-dilaganti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57016","title":{"rendered":"Contro la \u201cmisodemia\u201d e la misantropia dilaganti"},"content":{"rendered":"<p>di GUIDO CARLOMAGNO (FSI Roma)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli invasati deliri che si stanno manifestando attorno alla questione dei corridori e dei passeggiatori solitari, assurti a nuovo nemico pubblico numero uno da orde di <em><i>hater<\/i><\/em>\u00a0in piena psicosi, offrono l\u2019occasione per tornare su un tema non molto dibattuto e proporre un\u2019interpretazione integrativa e complementare all&#8217;\u201cunica attuale dicotomia\u201d enunciata in un <a href=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=53371\">ottimo articolo<\/a> di Lorenzo D\u2019Onofrio, pubblicato su &#8220;Appello al Popolo&#8221; qualche mese fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tiro al piccione verso l\u2019uomo della strada, verso l\u2019\u201citaliano medio\u201d inteso nell\u2019accezione pi\u00f9 nobile del termine, sta raggiungendo negli ultimi anni, almeno in questo Paese, livelli di guardia. Ogni occasione \u00e8 buona per criminalizzare e colpevolizzare indiscriminatamente una serie di posture e comportamenti propri della soggettivit\u00e0 popolare, per argomentare a favore della dimostrazione di una inadeguatezza diffusa e per interpretare qualsiasi fenomeno politico e sociale in chiave denigratoria e pedagogica nei confronti del popolo stesso. Di rado si incontrano orizzonti critici di maggior respiro, che rifuggano da spiegazioni banali e indirizzino lo sguardo verso chi avrebbe la responsabilit\u00e0 di guidare i popoli e di promuovere lo sviluppo di virt\u00f9 e intelligenza critica al loro interno. \u00c8 questo un <em><i>refrain<\/i><\/em>\u00a0che da molto tempo contraddistingue la generazione di intellettuali pi\u00f9 stupida (per dirla <em>\u00e0 la<\/em> Costanzo Preve) della storia, e fin qui tutto normale. Ma il fatto che sempre pi\u00f9 persone comuni stiano cadendo vittime di questo mistificante approccio, sotto i colpi di una capillare e martellante propagazione dello stesso, \u00e8 un elemento di novit\u00e0 e al tempo stesso un segnale di grave disagio sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le manifestazioni patologiche di un simile approccio sono molteplici, con differenti tenori di severit\u00e0 e diffusione: dalla spregevole (e al contempo comica) crociata condotta da ristrette cerchie di squilibrati \u2018social\u2019 contro il suffragio universale fino alle innumerevoli sfumature di auto-razzismo declinate principalmente sulle supposte deficienze dell\u2019<em><i>homo italicus<\/i><\/em>. Dalla caccia alle streghe condotta nei confronti di razzismo, intolleranza, disonest\u00e0, corruzione e quant\u2019altro (stigmi fantasiosamente attribuiti a larghe fasce della pluralit\u00e0 popolare) al dibattito surreale molto in voga in alcuni ambienti snob sull\u2019opportunit\u00e0 di operare precise distinzioni (fondate proprio sulle categorie fantasiosamente plasmate e allocate di cui sopra) all\u2019interno del blocco popolare stesso e in base a quelle individuare la parte di popolo meritevole di tutela e rappresentanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo qualche mese fa (un episodio fra i mille che si potrebbero citare sul tema) in uno dei salotti televisivi preferiti dai suddetti ambienti snob, la conduttrice Lilli Gruber, a margine della presentazione di un servizio curato dal suo fido scudiero Paolo Pagliaro su nuovi dati relativi all\u2019evasione fiscale in Italia diffusi dalla Guardia di Finanza, si pronunciava testualmente come segue: \u201cEmerge una cosiddetta societ\u00e0 civile italiana assai vergognosa\u201d. La dose veniva rincarata dallo stesso Pagliaro che chiudeva cos\u00ec il servizio: \u201cSe su dieci richieste di non pagare il ticket [sanitario], nove si fondano su una piccola o grande menzogna, forse abbiamo un problema. E ce l\u2019ha anche chi si appella tutti i giorni al popolo e alle sue virt\u00f9\u201d (<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4ikhk6bcpeI\">qui<\/a>, dal minuto 31:45).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, senza voler entrare nel merito dei dati esposti nel servizio, che meriterebbero analisi meno semplicistiche e faziose di quella offerta da Pagliaro, \u00e8 evidente come alberghi in questi soggetti una mal celata \u201cmisodemia\u201d, un insopprimibile astio verso il popolo reale (non quello idealizzato). Un popolo sempre e comunque condannato sommariamente, senza la concessione della minima attenuante, quasi come se la spiegazione delle manifestazioni pi\u00f9 deteriori ad esso correlate fosse una sorta di barbarie congenita ai popoli stessi. Da un lato, mai nessun accenno al pur lampante e conclamato portato di saggezza, virt\u00f9, operosit\u00e0 popolare, su cui la vita stessa delle democrazie si fonda; dall\u2019altro, mai una riflessione sulle cause profonde di quelle manifestazioni deteriori (vere o presunte che siano) da loro cos\u00ec tanto aberrate: mai sfiorati dal dubbio che la condizione di intrinseco svantaggio e subalternit\u00e0 alla quale sono strutturalmente relegate ampie fasce di quel popolo che schifano possa incidere sulle dinamiche di superficie che loro registrano come patologiche; mai uno sforzo di contestualizzazione delle peculiari e complesse specificit\u00e0 dei singoli casi, che potrebbero magari suggerire una minore sommariet\u00e0 nei giudizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si badi bene, sottoporre a critica serrata la dilagante fobia anti-popolare non significa affatto assecondare e commendare le manifestazioni popolari filosoficamente pi\u00f9 degradanti e indecorose solo in quanto popolari, strizzando cos\u00ec l\u2019occhio al populismo nella sua accezione pi\u00f9 scadente (ossia quella che non ha genuinamente cuore i destini del popolo ma lo utilizza ai soli fini elettorali, offrendogli in pasto interpretazioni e ricette triviali e non efficaci ma appagandone la brama di narrazioni comode). Significa piuttosto abbracciare pianamente la causa ed il soggetto popolare, senza scadere in biechi rigetti dei relativi difetti, lacune ed eccessi e attuando un approccio costruttivo e responsabile, che miri a uno sviluppo popolare unitario e sinergico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va detto che molti dei \u201cmisodemi\u201d fin qui descritti si spingono addirittura oltre, ostentando una sempre <em><i>trendy<\/i><\/em>\u00a0misantropia <em><i>tout court<\/i><\/em>\u00a0(non limitata cio\u00e8 al solo \u201cpopolino\u201d) che presenta svariate degenerazioni, fra cui quella oggi maggiormente in voga \u00e8 forse l\u2019estremismo ambientalista che ha individuato nell\u2019uomo l\u2019agente patogeno per eccellenza di un pianeta Terra idealizzato e dipinto come un\u2019entit\u00e0 assoluta ed astratta, meritevole di tutela in quanto tale e non come luogo ospitante la vita. Un\u2019altra indicativa manifestazione di misantropia latente emerge chiaramente dai dibattiti su intelligenza artificiale e tecnicismo, a margine dei quali fioriscono istanze di superamento ad ogni livello dell\u2019umano, indentificato pi\u00f9 o meno esplicitamente come l\u2019anello debole, marcio, vieppi\u00f9 inadeguato, inibitore e non vettore di civilt\u00e0 e progresso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma cosa mai pu\u00f2 ispirare slanci anti-umani cos\u00ec accentuati? Quale \u00e8 il tarlo che corrode la mente di questi sociopatici che stanno diventando una cifra del nostro tempo? La risposta pi\u00f9 plausibile \u00e8 molto probabilmente la presenza di un complesso di superiorit\u00e0 che genera dipendenza esattamente come le droghe pesanti: la percezione di appartenere a una ristretta cerchia di illuminati, ai percentili pi\u00f9 nobili della pluralit\u00e0 umana, \u00e8 un qualcosa di enormemente appagante, specialmente per degli \u2018ego\u2019 insicuri e bisognosi di gratificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale percezione auto-indotta va ovviamente corroborata da un\u2019assunzione perentoria: la rettitudine, la virt\u00f9, il raziocinio sono connotati di una piccola minoranza di soggetti, che vivono come i combattenti di una resistenza (immaginaria), assediati all\u2019interno del loro castello da masse barbariche di subumani che infestano il resto del creato. Loro non si sentono quindi affatto anti-umani, anzi si convincono di essere l\u2019ultimo baluardo di umanit\u00e0 rimasto in un mondo allo sbando, coltivando una bont\u00e0 di apparenza per legittimare la loro appartenenza alla ristretta cerchia illuminata di cui sopra: si commuovono a comando quando il Gramellini di turno gli narra in tono cantilenante ed edulcorato episodi di riscatto o moralit\u00e0, peraltro opportunamente selezionati per veicolare determinati messaggi. Riconoscono virt\u00f9 e sofferenze popolari solo in quelle rare occasioni in cui le incontrano per il tramite di format televisivi o social confezionati ad hoc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio come l\u2019Ivan di dostoevskijana memoria, non sono tuttavia in grado di partecipare emotivamente a vicende riguardanti il proprio prossimo e l\u2019unica empatia umana che riescono a provare riguarda persone, mondi, storie distanti. Al di fuori dell\u2019ambientazione fiabesca e strappalacrime veicolata mediaticamente, non sono capaci di individuare le medesime virt\u00f9 e le medesime sofferenze nel proprio prossimo: nel vicino di casa che incontrano in ascensore, quel bastardo che parcheggia sempre al posto loro riservato; o nel barista sotto casa, quel laido evasore fiscale che non fa mai lo scontrino; o nel collega di lavoro, quel viscido che ha ottenuto la promozione e l\u2019aumento prima di loro; o, ultimissima moda, nel corridore solitario che vedono passare sotto casa, quell\u2019infame untore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una testimonianza alquanto spassosa del cortocircuito intellettuale vissuto da certi soggetti \u00e8 fornita da <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/opinione\/oliver-burkeman\/2019\/07\/30\/portafoglio-onesta-egoismo\">un articolo<\/a> apparso sul \u2018The Guardian\u2019 nello scorso mese di luglio, all\u2019interno del quale si commentano le risultanze di un interessante esperimento sociale compiuto in vari Paesi del mondo, che consisteva nel lasciare incustoditi portafogli contenenti somme di denaro di vario ammontare e registrare i differenti comportamenti messi in atto dagli ignari passanti che per primi li rinvenivano. Ebbene, il dato che spicca dall\u2019indagine \u00e8 che al crescere del valore delle somme di denaro contenute nei portafogli, cresceva anche la percentuale di restituzione ai legittimi proprietari degli stessi. Una rilevazione empirica molto sorprendente e controintuitiva per i poveri esegeti della storiella del popolo corrotto e contaminato eticamente, all\u2019interno del quale oneste e brave persone sono una ristretta minoranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure l\u2019autore dell\u2019articolo, dopo essersi simpaticamente autodefinito un burbero misantropo, spiazzato nelle sue pi\u00f9 intime certezze dai risultati dell\u2019esperimento, si affretta a citare una cervellotica interpretazione alternativa dell\u2019esperimento stesso per cercare in ogni modo di attorcigliare la realt\u00e0 attorno al proprio preconcetto: la gentilezza e l\u2019altruismo, si ipotizza, non sarebbero le motivazioni principali che hanno spinto la larga maggioranza dei passanti a restituire il portafogli, ma la ragione principale di tale scelta sarebbe al contrario l\u2019avversione a considerarsi ladri e il costo psicologico della modificazione della immagine che si ha di s\u00e9. In altre parole, restituire un portafogli trovato in strada sarebbe in ultima analisi un atto di egoismo: come arrivare al sommo livello dell\u2019elucubrazione mentale pur di non ammettere che, tutto sommato, proprio cos\u00ec schifo questi esseri umani non fanno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 inutile divagare oltre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando all\u2019oggetto inziale dell\u2019articolo, ecco dunque individuata un\u2019altra dicotomia particolarmente significativa che caratterizza lo scenario corrente: <strong><b>ormai ci sono quelli che hanno a cuore le sorti dei popoli senza anteporre bislacche e arbitrarie distinzioni all\u2019interno dei popoli stessi, e quelli che no. Quelli che presentano un patetico complesso di superiorit\u00e0 nei confronti dei popoli, e quelli che no. Quelli che sono in grado di provare empatia verso il proprio prossimo, e quelli che no. Quelli che credono che l\u2019uomo sia la soluzione e non il problema, e quelli che no<\/b><\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8\u00a0ora di tracciare una linea di demarcazione netta con tale gruppo di individui, qualunque sia la loro collocazione sociale, politica ed economica. Anche un ricco, inteso come non appartenente al popolo in termini di censo, che dimostri di essere \u201cpopolare\u201d, pu\u00f2 essere utile alla causa. Ma degli odiatori seriali dei propri vicini e dei propri simili (odiatori che quasi sempre coincidono con gli adoratori e i legittimatori degli oppressori di tutti) non si sa veramente cosa farsene. Non \u00e8 dato conoscere la reale incidenza statistica di questa categoria di soggetti. Pochi o tanti che siano, vanno messi di fronte a questa dicotomia in un disperato tentativo di recuperare coloro che inconsapevolmente sono stati fuorviati da una retorica sempre pi\u00f9 assillante e avvolgente. Ma poi, una volta identificati quelli manifestamente irrecuperabili, vanno abbandonati senza sensi di colpa al loro destino e vanno anzi trattati per quello che sono, ossia uno degli ostacoli principali (se non addirittura il principale) all\u2019emancipazione collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8\u00a0vero, la storia dimostra come le spinte all\u2019attrito e alla divisione orizzontale fra gli uomini siano sempre esistite, sull\u2019onda di una tendenza (quella s\u00ec, probabilmente insita nella natura umana) a scontrarsi piuttosto che a unirsi fra portatori di medesimi interessi. In un certo senso, quindi, non \u00e8 un tratto caratteristico di questa singola epoca ma un elemento con cui si \u00e8 sempre dovuto convivere. Tuttavia, ci\u00f2 non deve impedire di notare come alcune dinamiche peculiari della societ\u00e0 contemporanea, in primis l\u2019affermazione del paradigma individualistico e ultra-competitivo e la disgregazione sociale che ne sta conseguendo, stiano offrendo le condizioni per una pericolosa accentuazione di simili rigurgiti sociologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualunque forza politica aspiri ad essere parte di un\u2019avanguardia popolare nel panorama sfacciatamente antipopolare e antiumanistico contemporaneo \u00e8 chiamata all\u2019obbligo improcrastinabile di reinserire con virulenza nel dibattito questi concetti e combattere con durezza il dilagare di ogni forma di \u201cmisodemia\u201d e misantropia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GUIDO CARLOMAGNO (FSI Roma) Gli invasati deliri che si stanno manifestando attorno alla questione dei corridori e dei passeggiatori solitari, assurti a nuovo nemico pubblico numero uno da orde di hater\u00a0in piena psicosi, offrono l\u2019occasione per tornare su un tema non molto dibattuto e proporre un\u2019interpretazione integrativa e complementare all&#8217;\u201cunica attuale dicotomia\u201d enunciata in un ottimo articolo di Lorenzo D\u2019Onofrio, pubblicato su &#8220;Appello al Popolo&#8221; qualche mese fa. 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