{"id":57059,"date":"2020-03-27T10:50:25","date_gmt":"2020-03-27T09:50:25","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57059"},"modified":"2020-03-27T10:48:01","modified_gmt":"2020-03-27T09:48:01","slug":"la-tesi-di-preve-che-spaventa-i-marxisti-italiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57059","title":{"rendered":"La tesi di Preve che spaventa i marxisti italiani"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>INTELLETTUALE COLLETTIVO (Fabio Rontini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/intellettualecollettivo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/1422349_584449871635209_393600164_n.jpg\" sizes=\"(max-width: 500px) 100vw, 500px\" srcset=\"https:\/\/intellettualecollettivo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/1422349_584449871635209_393600164_n.jpg 500w, https:\/\/intellettualecollettivo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/1422349_584449871635209_393600164_n-300x225.jpg 300w, https:\/\/intellettualecollettivo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/1422349_584449871635209_393600164_n-480x360.jpg 480w\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/p>\n<p>Si propone all\u2019attenzione dei lettori il presente saggio di Fabio Rontini che, brevemente e sinteticamente, ripercorre alcuni temi fondamentali del dibattito teorico-politico avvenuto negli ultimi anni in Italia tra autori di grande livello, come Preve, Losurdo e altri. L\u2019autore ripropone nel finale alcune tesi gi\u00e0 precedentemente espresse in un lavoro pi\u00f9 ampio, e sul quale a mio personale avviso, occorre procedere con molta prudenza. Il livello di regressione e semplificazione teorica a cui \u00e8 giunto il movimento comunista italiano impone la necessit\u00e0 di portare avanti uno studio pi\u00f9 sistematico e collettivo su una serie di tematiche complesse che necessitano non solo una conoscenza puntuale dei classici, ma anche un aggiornamento agli studi pi\u00f9 recenti, specie nei campi della psicologia e delle neuroscienze. Chi scrive, a differenza dell\u2019autore del saggio, non ritiene che il materialismo neghi l\u2019esistenza reale e concreta delle idee, ma le ritiene dei costrutti socio-individuali prodotti dal cervello, e quindi come tali determinati dialetticamente dalle esperienze sensoriali esterne. Il problema vero \u00e8 capire se e quando tali idee siano in grado di svincolarsi dal determinismo a cui l\u2019essere umano, come ogni essere naturale, \u00e8 sottoposto fino al momento in cui acquista un livello di sviluppo cerebrale tale da rendere la sua attivit\u00e0 ideale (e utopica) superiore agli input provenienti dalla realt\u00e0 materiale ed ideale a lui esterni. Il tema non \u00e8 una questione di lana caprina, ma si coniuga con la possibilit\u00e0 o meno di combattere e sconfiggere il controllo sociale attuato dall\u2019attuale totalitarismo \u201cliberale\u201d. Da cui consegue la necessit\u00e0 di riflettere costruttivamente sulle possibilit\u00e0 concrete di vittoria di un movimento comunista in un contesto, come quello dell\u2019Occidente, in cui l\u2019egemonia \u00e8 totalmente nelle mani della borghesia.<\/p>\n<p>Nonostante alcune divergenze, ritengo che Rontini abbia il merito di presentare dei punti di riflessione importanti, riportandole a questioni di attualit\u00e0 politica e alle problematiche strategiche dei comunisti. Per questo invito a leggere tale testo, a ragionarci sopra e ad inviare proprie riflessioni e repliche, critiche e costruttive, all\u2019indirizzo <span id=\"cloak14ba92d9f3d9e6d8c742223c2d6c6543\"><a href=\"mailto:info@intellettualecollettivo.it\">info@intellettualecollettivo.it<\/a><\/span>\u00a0(Alessandro Pascale).<\/p>\n<p>* * * *<\/p>\n<p>Il 6 Febbraio 2020 \u00e8 uscito in edicola il primo numero di una nuova rivista mensile, \u201cVivere con Filosofia: pensieri grandi e piccoli per il quotidiano\u201d. Come si evince dal titolo, la pubblicazione si pone come punto di riferimento della divulgazione del pensiero filosofico presso un pubblico non specializzato, affrontando una certa variet\u00e0 di argomenti, anche importanti, in modo piacevole e non eccessivamente approfondito. Tra gli articoli principali ritengo sia da segnalare una breve intervista al noto, giovane filosofo marxista Diego Fusaro dal titolo \u201cQuel che resta di Marx\u201d, nella quale il nostro, in breve, oltre a difendere giustamente la piena attualit\u00e0 del pensiero marxiano, ne propone una interpretazione in termini idealistici, avanzando contestualmente l\u2019ipotesi che l\u2019attuale movimento politico sovranista e populista, al quale Fusaro rivendica la propria appartenenza, sia l\u2019autentico erede, quel che resta, appunto, del pensiero di Marx. Fino al punto di sostenere che se il pensatore di Treviri fosse vivo oggi verrebbe percepito pi\u00f9 facilmente come un ideologo interno allo schieramento di destra piuttosto che all\u2019attuale sinistra cosmopolita e globalista.<\/p>\n<p>Ora, se un simile paradossale ragionamento, seppur non privo di una qualche perversa plausibilit\u00e0, \u00e8 in procinto di passare, o ha qualche possibilit\u00e0 di passare come senso comune largamente accettato, ci\u00f2 significa che la destra, nella quale il populismo-sovranismo indubbiamente si colloca, dopo aver sottratto alla sinistra la classe operaia, si sta appropriando senza colpo ferire persino della figura di Marx.<\/p>\n<p>Viene da chiedersi da dove derivi questa straordinaria debolezza egemonica della sinistra, impossibilitata non solo a recuperare il proprio precedente radicamento tra le masse lavoratrici, ma addirittura a difendere e conservare il proprio inestimabile patrimonio teorico.<\/p>\n<p>E\u2019 sufficiente una spiegazione di questo fatto, materialisticamente, in termini di sfavorevoli rapporti di forza? Oppure il fenomeno \u00e8 talmente pronunciato ed evidente da suggerire una concomitante insufficienza teorica? E in che modo le due concause interagiscono tra di loro?<\/p>\n<p>Va certamente ricordato che l\u2019attuale configurazione del quadro politico, con una destra nazionalista e popolaresca e una sinistra elitaria e mondialista, ha un chiaro antefatto nella demolizione controllata, nel 2001 a Genova, della sinistra No-global, la quale, pur con le sue debolezze ed ambiguit\u00e0, aveva individuato correttamente i termini del problema della globalizzazione e la risposta da dare, coerentemente internazionalista e anti-imperialista. E questa \u00e8 certamente una delle molteplici possibili spiegazioni di tipo materialistico, basata sulla valutazione dei rapporti di forza, della condizione poco entusiasmante della sinistra radicale odierna.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 un altro antefatto, nell\u2019ambito del dibattito delle idee, che consiste nella singolare marginalizzazione del pensiero e della produzione di Costanzo Preve, tra i maggiori filosofi marxisti italiani, recentemente scomparso, e di cui Fusaro \u00e8 uno degli epigoni pi\u00f9 seguiti. E\u2019 possibile notare come, nonostante la scarsa considerazione di cui le opere di Preve godettero al momento della pubblicazione, esse siano state largamente recepite nella galassia della sinistra anticapitalista odierna, contribuendo a formare un vasto e variegato schieramento di sedicenti marxisti eterodossi.<\/p>\n<p>Con il senno di poi, visto che ci\u00f2 che di buono la sinistra abbandona, la destra se ne appropria, possiamo dire che il non essersi confrontati fin da subito con le tesi previane, \u00e8 stata una discutibile mossa tattica e una sciagurata scelta strategica. Al che viene da chiedersi cosa vi fosse di cos\u00ec disturbante nel suo pensiero da limitarne in modo cos\u00ec deciso la diffusione e l\u2019interlocuzione con altri intellettuali, peraltro espressamente ricercata da Preve stesso.<\/p>\n<p>Una risposta a questo quesito \u00e8 stata avanzata da Carlo Formenti in un recente articolo commemorativo (<a href=\"http:\/\/www.comunismoecomunita.org\/?p=6268\">qui<\/a>) di cui riporto un estratto:<\/p>\n<p>\u201c<i>Il primo peccato di Preve consiste nell\u2019aver bestemmiato il nome del padre, mettendo in luce il carattere ossimorico della teoria marxiana, che consiste nella convinzione di poter dare vita a un\u2019utopia \u201cscientifica\u201d.<\/i> [\u2026] <i>E\u2019 da questo pasticcio che nascono: 1) la convinzione storicista (o meglio, evoluzionista in senso darwiniano) secondo cui la transizione al socialismo sarebbe inscritta nelle dinamiche immanenti al capitalismo; 2) una concezione del comunismo come comunit\u00e0 paradisiaca in grado di realizzare tanto la riconciliazione fra uomo e natura quanto quella fra tutti gli esseri umani, finalmente ricongiunti in un abbraccio ecumenico; 3) la grande narrazione che attribuisce a un soggetto salvatore (la classe operaia, le donne) la missione di realizzare l\u2019utopia del paradiso in terra.<\/i>\u201d<\/p>\n<p>e ancora:<\/p>\n<p>\u201c<i>Emanciparsi dal mito del comunismo come un mondo futuro pacificato e unificato significa emanciparsi dalla radice illuminista che permea il marxismo non meno del liberalismo, per cui la lotta di classe si rivela in ultima istanza lo strumento per realizzare il trionfo dell\u2019individuo razionale universale.<\/i> [\u2026] <i>La lotta anticapitalista \u00e8 in primo luogo lotta fra individualismo e comunitarismo, fra una visione del mondo che intende i rapporti fra esseri umani come rapporti fra atomi individuali che si scambiano merci, e una visione del mondo che valorizza la resistenza delle comunit\u00e0 locali all\u2019espansionismo globale dei mercati.<\/i>\u201d<\/p>\n<p>In breve, possiamo dire, per Formenti il motivo dell\u2019ostracismo della sinistra nei confronti di Preve \u00e8 dovuto al suo scetticismo, alla sua sfiducia nella possibilit\u00e0 di realizzare il comunismo; scetticismo che farebbe rientrare Preve, non meno che Formenti, il quale evidentemente rivendica tale sfiducia, nella nutrita schiera degli intellettuali marxisti ma non comunisti. La lotta contro il capitalismo, dunque, per Formenti come per Preve, consisterebbe in una resistenza reattiva, da parte delle varie comunit\u00e0, all\u2019individualismo borghese e all\u2019espansione globale dei mercati; al fine di un ritorno, presumibilmente, alle precedenti comunit\u00e0 organicistiche che il capitalismo ha, nella sua marcia inesorabile, irrimediabilmente disgregato.<\/p>\n<p>A questo punto, se la mia analisi del ragionamento di Formenti \u00e8 corretta, si impongono immediatamente due domande:<\/p>\n<p>1) Costanzo Preve, che pure si definiva un pensatore \u201ccomunitarista\u201d, pu\u00f2 essere correttamente interpretato in questo modo, cio\u00e8 come un teorico del ritorno ad una configurazione sociale \u201corganicistica\u201d precedente all\u2019avvento del capitalismo?<\/p>\n<p>2) E\u2019 veramente questo, ossia la messa in luce dell\u2019aspetto \u201cossimorico\u201d, cio\u00e8 \u201cscientifico-utopistico\u201d del concetto di comunismo in Marx, l\u2019aspetto del pensiero previano che ne ha causato il rigetto da parte della sinistra radicale italiana?<\/p>\n<p>Sul primo punto ha recentemente risposto il professor Stefano Azzar\u00e0 in diversi interventi tra cui <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?time_continue=4&amp;v=eW8-gp31cLY&amp;feature=emb_title\">questo<\/a> : sotto molti aspetti la filosofia di Preve non pu\u00f2 essere fatta rientrare nell\u2019ambito delle teorie politiche conservatrici, in particolare per aver posto in evidenza il concetto marxiano di comunismo, che Preve rivendica integralmente, come societ\u00e0 della <i>libera individualit\u00e0, <\/i>da contrapporsi sia alla mera <i>indipendenza personale<\/i> del capitalismo che, a maggior ragione, alla <i>dipendenza personale<\/i> tipica delle societ\u00e0 organicistiche pre-capitalistiche.<\/p>\n<p>Dando per scontata la correttezza della interpretazione di Azzar\u00e0 vorrei passare a commentare la seconda questione precedentemente sollevata: qual\u2019\u00e8 l\u2019aspetto del pensiero di Costanzo Preve che ne ha determinato la sua esclusione dal dibattito della sinistra radicale? C\u2019\u00e8 una tesi da lui avanzata che \u00e8 risultata, in passato, talmente indigesta da provocare il rifiuto di sollevare ogni commento?<\/p>\n<p>Si prenda a mo\u2019 di esempio il famoso e notevole scambio di opinioni tra Preve e Domenico Losurdo sulla vigenza attuale delle categorie politiche di Destra e Sinistra (<a href=\"http:\/\/www.comunismoecomunita.org\/wp-content\/uploads\/2010\/02\/preve-Losurdo.pdf\">qui<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/720-destra-e-sinistra-una-risposta-a-costanzo-preve.html\">qui<\/a> e poi <a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/720-destra-e-sinistra-una-risposta-a-costanzo-preve.html\">qui<\/a>). Nel primo dei tre articoli Costanzo Preve commenta una intervista di Losurdo il quale lo chiama in causa come sostenitore della tesi della scomparsa di Destra e Sinistra; egli ribadisce che s\u00ec, secondo lui Destra e Sinistra, nel contesto politico attuale, non esistono pi\u00f9 e ne specifica il motivo principale: la Sinistra si \u00e8 storicamente costituita come il luogo della convergenza tra le istanze riconducibili ad una frazione progressista della borghesia, interessata all\u2019allargamento a tutta la societ\u00e0 dei diritti civili individuali, e le istanze di emancipazione economica e riconoscimento del proletariato; convergenza che Preve giudica, allo stato attuale, come non pi\u00f9 sussistente. Nel secondo articolo Losurdo ribatte che Destra e Sinistra non sono categorie statiche, che ogni tematica pu\u00f2 essere ascritta di volta in volta alla Destra oppure alla Sinistra in considerazione del contesto storico-politico in cui vengono poste, ma che in definitiva \u00e8 sempre possibile individuare una parte Destra e una Sinistra, basandosi sulle categorie, hegeliane pi\u00f9 che marxiane [NdA], del Particolarismo e dell\u2019Universalismo, quest\u2019ultimo ulteriormente suddivisibile in Universalismo Astratto vs. Concreto; procede dunque ad illustrare con svariati esempi la bont\u00e0 del suo schema interpretativo. Infine nel terzo articolo, Preve interviene commentando in senso positivo la costruzione teorica di Losurdo ma denuncia, ecco, che il suo argomento principale non \u00e8 stato preso in considerazione, manco sfiorato: fino ad una certa epoca, gli anni \u201870 del Novecento, nei paesi occidentali (imperialisti, NdA), Progresso in senso borghese ed Emancipazione economica del proletariato sono andati a braccetto; da quel momento in poi gli interessi della borghesia progressista e quelli dei lavoratori hanno incominciato a divergere. Dopodich\u00e9 Losurdo decide di non dare seguito alla discussione.<\/p>\n<p>Dunque abbiamo qui un esempio di dibattito pubblico in rete nel quale una tesi di Costanzo Preve viene ripetutamente ignorata, nonostante essa venga posta esplicitamente all\u2019attenzione dell\u2019interlocutore. Sui motivi che indussero Losurdo a non commentare quella teoria, se si sia trattato di una disattenzione o di una difficolt\u00e0 a confrontarsi con essa, se egli ritenne che non valesse la pena rispondere oppure di aver gi\u00e0 esaurito l\u2019argomento e non ci fosse altro da aggiungere, non \u00e8 dato sapere. N\u00e9 mi cimenter\u00f2 in un commento dei rispettivi modelli teorici, non ritenendomi all\u2019altezza di farlo. Dico solo che le due proposte mi sembrano ugualmente valide e non in contraddizione tra di loro: Losurdo, che accusa Preve di nominalismo, sta ragionando sulla possibilit\u00e0 di identificare una parte Destra e Sinistra in generale e nonostante le mutevoli condizioni sociali e politiche in vari contesti; Preve, che riprende Losurdo in quanto userebbe categorie \u201cidealtipiche\u201d, denuncia la scomparsa della Sinistra (e con essa della democrazia moderna), cos\u00ec come si era configurata nei paesi europei almeno fino a tutti gli anni \u201970.<\/p>\n<p>Per cui, prendendo spunto da questo esempio, e non essendo a conoscenza di altri pensatori non previani che si sono cimentati con essa in modo specifico, assumer\u00f2 che questa tesi della scomparsa della Sinistra, dovuta alla rottura da parte della borghesia progressista dell\u2019alleanza strategica con il proletariato, sia la chiave di volta del pensiero di Preve e la vera ragione della sua rimozione e marginalizzazione da parte degli altri intellettuali marxisti italiani. Intendo sottoporre all\u2019attenzione dei lettori questa tesi, pur non essendo in grado di commentarla esaustivamente io stesso, per la sua estrema rilevanza, perch\u00e9 se essa \u00e8 vera, come io credo, ci\u00f2 comporta delle notevolissime conseguenze sulla strategia da seguire nella lotta contro il capitalismo e per la stessa esistenza, nei paesi a capitalismo avanzato, dei comunisti in quanto tali.<\/p>\n<p>Molto spesso nella sua opera, Preve, descrive un cambio di fase del capitalismo, avvenuto in tempi recenti, il quale avrebbe terminato la sua fase <i>speculativa<\/i>, contraddistinta, appunto, da un accentuato antagonismo tra le classi sociali, e quindi una forte polarizzazione tra destra e sinistra, per approdare alla sua fase di Capitalismo Assoluto, caratterizzato dalla generalizzazione totalitaria delle relazioni mercantili ad ogni aspetto della vita associata e quindi ad una crescente atomizzazione sociale e difficolt\u00e0 di mobilitazione politica per fini collettivi. L\u2019esistenza della Sinistra, intesa come soggetto politico collettivo che si faceva carico di portare avanti esigenze di modernizzazione capitalistica (contro la vecchia morale austera borghese, patriarcale, maschilista, razzista ecc.) e contemporaneamente rivendicazioni salariali, di sicurezza e di riconoscimento del proletariato, sarebbe stata un\u2019esigenza dello stesso capitalismo in una certa fase, adesso conclusa, del suo sviluppo. La stessa vicenda del comunismo storico novecentesco, ovvero l\u2019ascesa e la caduta dell\u2019Unione Sovietica, e le lotte anticoloniali da essa innescate, si inquadrerebbero nella stessa dinamica di espansione planetaria, seppur contraddittoria e contrastata, del capitalismo nella sua fase precedente a quella attuale. Il segmento \u201cprogressista\u201d della borghesia, in altre parole, sarebbe stato interessato allo sradicamento del proletariato dalla sua precedente condizione contadina (arretrata) e al suo crescente coinvolgimento nelle dinamiche del nuovo modo di produzione, con il corollario della sua acquisizione di una nuova cultura individualista e pragmatica. In cambio la borghesia avrebbe acconsentito a farsi carico delle rivendicazioni del proletariato in termini di reddito, sicurezza e partecipazione politica. E il proletariato si sarebbe posizionato a sinistra (cio\u00e8 dalla parte del progresso, contro la propria precedente condizione di dipendenza personale) non tanto perch\u00e9 avesse visto a sinistra dei valori ad esso pi\u00f9 congeniali, quanto perch\u00e9 quel posizionamento \u201cpagava\u201d, portava dei molto tangibili vantaggi materiali e di status sociale, sia nei paesi capitalisti che, a maggior ragione, nei paesi socialisti. E da un certo momento in poi il proletariato avrebbe smesso di essere naturalmente di sinistra perch\u00e9 quel posizionamento politico non paga pi\u00f9. E\u2019 un fatto che le riforme strutturali che hanno portato allo smantellamento dello stato sociale e al crollo delle retribuzioni da lavoro, privatizzazioni, liberalizzazioni e quant\u2019altro, sono state portate avanti, in Italia come nel resto d\u2019Europa, prevalentemente dai partiti di sinistra. Sinistra che ha conservato, tuttavia, la propria adesione ai diritti civili, contro il razzismo, per la parit\u00e0 di genere e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Si \u00e8 perci\u00f2 verificata una scissione tra il livello ideale dei valori e quello che succede nella realt\u00e0. E\u2019 assolutamente chiaro che, a livello ideale, l\u2019<i>indipendenza personale<\/i> \u00e8 un presupposto necessario della <i>libera individualit\u00e0 integrale,<\/i> essendo quest\u2019ultima l\u2019unione della prima con la sicurezza e ricchezza materiale dell\u2019individuo (non soggetta a condizionamenti politici o sociali di alcun tipo). Per cui, a livello astratto, ha perfettamente senso giudicare lo schieramento progressista come il pi\u00f9 vicino agli interessi di lungo periodo del proletariato. Tuttavia, nella realt\u00e0 politica concreta, il progresso avviene non a favore, ma a discapito degli interessi materiali immediati dei lavoratori. Allo stesso modo \u00e8 indubbio che a livello ideale l\u2019<i>universalismo astratto<\/i> \u00e8 certamente pi\u00f9 vicino all\u2019<i>universalismo concreto<\/i> (rispettoso delle diversit\u00e0) di quanto lo sia il <i>particolarismo<\/i>. Nondimeno possiamo constatare che spesso sono proprio gli schieramenti che propugnano valori universali (astratti) i pi\u00f9 aggressivi e guerrafondai contro gli altri paesi.<\/p>\n<p>Bene, stabilito che questa teoria di Preve sulla scomparsa della Sinistra (cos\u00ec come si era configurata fino agli anni \u201870 del \u2018900 nei paesi capitalistici avanzati), se non \u00e8 dimostrabile in senso assoluto, \u00e8 quantomeno piuttosto plausibile, si pone la necessit\u00e0 di chiarire due aspetti, tra loro collegati, della situazione nuova che si \u00e8 venuta a creare: quali sono le cause strutturali di questo fatto, e quali potrebbero essere le correzioni nella strategia, e nella teoria di riferimento, che si impongono ai comunisti.<\/p>\n<p>Sul primo punto, le spiegazioni di questo fatto possono essere suddivise in due tipi: la borghesia non si fa pi\u00f9 carico dei bisogni materiali del proletariato perch\u00e9 <i>non ha pi\u00f9 interesse a farlo<\/i>, le lotte dei lavoratori sono diventate inefficaci, gli oppositori sono diventati subalterni all\u2019ideologia del capitale, la loro sconfitta \u00e8 stata totale, in breve i <i>rapporti di forza<\/i> si sono talmente sbilanciati in favore della borghesia da rendere superflua ogni concessione all\u2019avversario di classe.<\/p>\n<p><i>Oppure<\/i> la borghesia non si fa pi\u00f9 carico degli interessi materiali del proletariato perch\u00e9 <i>non pu\u00f2 pi\u00f9 farlo<\/i>; in questo ordine di spiegazioni direi che potrebbero rientrare le classiche teorie economiche marxiane e leniniane della <i>caduta tendenziale del saggio di profitto medio<\/i> e dell\u2019esaurimento dei <i>sovrapprofitti imperialistici<\/i> dovuto all\u2019accresciuta competitivit\u00e0 (e indipendenza politica) dei paesi una volta arretrati (e sfruttati): vuoi per l\u2019uno o per l\u2019altro di questi due motivi la borghesia non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi di redistribuire parte della ricchezza al proletariato senza infrangere i vincoli strutturali del modo di produzione che la mantiene al potere.<\/p>\n<p>E\u2019 chiaro che se si adotta una spiegazione del primo tipo, modificando non si sa come i <i>rapporti di forza<\/i> in senso pi\u00f9 favorevole al proletariato, diventa teoricamente possibile portare avanti con successo delle rivendicazioni di maggiore redistribuzione della ricchezza per via fiscale. Mentre invece se si privilegia un tipo di spiegazione di tipo \u201ceconomicista\u201d del secondo tipo, diventa chiaro che ipotesi di modificazione della fiscalit\u00e0 generale (includendo in esso anche lo stato sociale) in senso sostanzialmente pi\u00f9 favorevole al proletariato, e rimanendo all\u2019interno di una cornice capitalistica, sono da escludere perch\u00e9 impossibili.<\/p>\n<p>Va fatto notare che la questione \u00e8 rilevante sia per coloro che propendono per una soluzione riformistica delle contraddizioni sociali, sia per chi auspica una rottura rivoluzionaria del ordine esistente, in quanto questi ultimi si troverebbero nell\u2019impossibilit\u00e0 di raggiungere il necessario radicamento tra le masse al fine di una accumulazione di forze di una certa consistenza, prima della rivoluzione stessa.<\/p>\n<p>E mi sembra di capire che n\u00e9 Losurdo, n\u00e9 Preve, n\u00e9 Fusaro, n\u00e9 Formenti, n\u00e9 Azzar\u00e0 siano dei cultori del secondo tipo di spiegazione, economicistica, preferendo concentrarsi, al di l\u00e0 delle loro profonde differenze di vedute generali, su un tipo di interpretazione basata sui rapporti di forza, in termini di egemonia, tra classi sociali con interessi contrapposti. Tuttavia va fatto notare che questo ordine del discorso (solo apparentemente pi\u00f9 ottimistico perch\u00e9 in effetti postula uno strapotere della borghesia in termini di rapporti di forza, che sembra quasi insormontabile, mentre le teorie economicistiche ne mettono in luce i potenziali punti deboli) \u00e8 a forte rischio di sfociare in una spiegazione di tipo circolare: i rapporti di forza sono sfavorevoli perch\u00e9 non abbiamo l\u2019egemonia, perch\u00e9 i mezzi di comunicazione sono nelle mani della borghesia, cio\u00e8 perch\u00e9 i rapporti di forza sono sfavorevoli.<\/p>\n<p>Passando ora al problema delle scelte strategiche che questo cambio di fase del capitalismo, una volta identificato, dovrebbe imporre ai comunisti, mi sembra evidente che se (e sottolineo se) ci troviamo nell\u2019impossibilit\u00e0 di conquistare con le lotte degli aumenti di reddito per i lavoratori, diretti o indiretti che essi siano, allora la mobilitazione ed il coinvolgimento del proletariato nella lotta contro il capitalismo dovr\u00e0 avvenire necessariamente sulla base di incentivi di tipo non materiale, cio\u00e8 sulla base dell\u2019adesione delle masse a degli ideali di giustizia e di fratellanza che non comportano nell\u2019immediato un miglioramento della condizione economica dei lavoratori. Ovvero abbandonare la formulazione materialistica del marxismo.<\/p>\n<p>E qui mi ricongiungo all\u2019incipit sull\u2019articolo di Diego Fusaro e sul suo giudizio di Marx come filosofo idealista. Si tratta di un tema gi\u00e0 presente in Preve, che giudica Marx il terzo grande filosofo idealista tedesco dopo Fichte e Hegel. Mi sembra che il suo argomento, per\u00f2, paradossalmente, si basi su un assunto del marxismo classico, piuttosto debole, e che egli accetta senza metterlo in discussione: ovvero che non esiste un alternativa tra l\u2019Idealismo e il Materialismo, e quindi che se un filosofo, ad esempio Marx, non risulta essere un materialista allora \u00e8 per forza di cose idealista.<\/p>\n<p>Ora \u00e8 facile rendersi conto, soprattutto leggendo le sue opere giovanili e quelle scritte senza il contributo di Engels, che Marx non pu\u00f2 essere definito un materialista cos\u00ec come lo erano Diderot e La Mettrie, e che il suo profilo intellettuale paga un debito assolutamente non trascurabile al sistema hegeliano. Ma il fatto che un pensatore <i>riconosca<\/i> l\u2019esistenza e la assoluta oggettivit\u00e0, realt\u00e0 e potere causale dei concetti astratti e degli ideali etici (cio\u00e8 di qualcosa di diverso dalla materia) non fa di esso un filosofo idealista, che \u00e8 invece quello che <i>nega<\/i> l\u2019esistenza di una realt\u00e0 indipendente che si contrappone alla coscienza del soggetto. Il filosofo idealista \u00e8 in primo luogo quello che <i>idealizza<\/i> il mondo naturale, come il Leibniz della Teodicea, il proprio tempo storico, come Hegel, o le epoche passate, come Diego Fusaro. Ma mi sembra che Marx fosse decisamente alieno da tentazioni di questo tipo ed avendo profuso una buona parte del suo ingegno nell\u2019analisi dell\u2019economia (inteso come sistema dei bisogni materiali) era sicuramente lontano dal negare l\u2019esistenza della materia.<\/p>\n<p>Discorso diverso, probabilmente, andrebbe fatto per Engels il quale, a differenza di Marx, era a tutti gli effetti un\u2019intellettuale materialista al 100%; e la profonda amicizia e la provvidenziale collaborazione che ha unito i due filosofi per tutta la vita, non dovrebbe oscurare il fatto che il loro profilo intellettuale non fosse esattamente lo stesso. Marx, ad esempio, nella seconda della sue Tesi si Feuerbach, si dice convinto che: \u201c<i>La questione se al pensiero umano appartenga una verit\u00e0 oggettiva non \u00e8 una questione teoretica, ma pratica. \u00c8 nella prassi che l\u2019uomo deve dimostrare la verit\u00e0, cio\u00e8 la realt\u00e0 e il potere, il carattere immanente del suo pensiero<\/i>\u201d. Dal che se ne deduce che per Marx la <i>verit\u00e0 del pensiero<\/i> non consiste nel suo migliore o peggiore <i>rispecchiamento<\/i> della materia, bens\u00ec nella sua <i>realt\u00e0<\/i>, nel suo <i>potere<\/i> e nel suo <i>carattere immanente<\/i>, cio\u00e8 nell\u2019essere esso stesso un elemento della realt\u00e0 e una forza con potere causale.<\/p>\n<p>Ben diverso \u00e8 invece il concetto per cui le contraddizioni dialettiche, che di per s\u00e9 sarebbero una caratteristica del pensiero stesso, si trovano gi\u00e0 nella materia garantendone la sua trasformazione in senso razionale. Questo concetto assomiglia molto, fino quasi a coincidere, con quello della \u201c<i>mano invisibile<\/i>\u201d del mercato (che a sua volta assomiglia molto a quello della <i>provvidenza<\/i>), per cui la risultante di un insieme caotico di interessi egoistici finisce per essere il benessere della collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>So bene che spesso la figura di Engels, ed il suo materialismo, vengono criticati al fine di gettare una luce sinistra su Lenin, Stalin e la storia dell\u2019Unione Sovietica. Ma a questo si potrebbe obiettare che al proclamato (in falsa coscienza necessaria) materialismo della teoria e della dottrina sovietica non corrispondesse affatto una pratica di tipo materialista, come diagnosticato da Gramsci nel suo <i>la Rivoluzione contro il Capitale. <\/i>Che la svolta ideologica di Lenin comincia con la (ri)scoperta delle radici hegeliane del pensiero di Marx, nella sua lettura de <i>Il Capitale<\/i> come svelamento del meccanismo dell\u2019alienazione dello Spirito nella Materia, piuttosto che come scoperta di leggi evolutive del capitalismo. Che la Rivoluzione di Ottobre e la vicenda russa fino a tutto l\u2019operato di Stalin, lungi dall\u2019aver costituito il compimento di leggi dialettiche necessarie, hanno rappresentato la vittoria dello Spirito (e dello spiritualismo russo) sulle avversit\u00e0 delle condizioni materiali, e che il materialismo (la convinzione della inesorabilit\u00e0 delle leggi della materia) sia stato la cifra di ogni disfattismo, di ogni opportunismo, e di ogni capitolazione davanti all\u2019avversario.<\/p>\n<p>Dunque l\u2019antinomia Idealismo\/Materialismo va scomposta in due coppie di opposti:<\/p>\n<p>1) Idealismo (negazione dell\u2019esistenza, o semplificazione, della realt\u00e0, idealizzazione) vs. Realismo (convinzione dell\u2019esistenza di una realt\u00e0 dei fatti indipendente dal soggetto conoscente) dal lato della coscienza, l\u2019aspetto passivo\/ricettivo della soggettivit\u00e0.<\/p>\n<p>2) Materialismo (negazione dell\u2019esistenza reale, oggettiva, o dell\u2019effettivit\u00e0 dello Spirito, degli ideali, delle categorie, delle leggi della logica, dei concetti astratti ed in generale degli enti non materiali) vs. Spiritualismo (convinzione della realt\u00e0 dello Spirito e nella possibilit\u00e0 del comportamento autodeterminato indipendente dagli stimoli materiali) dal lato della prassi\/comportamento, l\u2019aspetto attivo\/creativo della soggettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Concludo dicendomi convinto della necessit\u00e0 di superare il materialismo contenuto nella sistematizzazione engelsiana del pensiero di Marx, che era adatta ad affrontare la precedente fase del capitalismo. Quella in cui rivoluzioni borghesi e proletarie si sono mescolate tra di loro: talvolta \u00e8 stata la borghesia a sfruttare il proletariato come manovalanza per raggiungere i suoi scopi, oppure a comprarsi il proletariato con il consumismo, altre volte \u00e8 stato il proletariato a sfruttare, come in Russia, la spinta della rivoluzione borghese per superare il capitalismo stesso o a far leva sulle borghesie nazionali per sottrarsi al giogo dell\u2019imperialismo. Questa fase sembra ora conclusa, almeno in occidente, e si prospetta ai comunisti di questi paesi l\u2019immane compito di pensare e mettere in atto una rivoluzione proletaria pura che si contrapponga ad un tempo sia alle classi reazionarie e idealiste, che a quelle conservatrici e materialiste borghesi.<\/p>\n<p>Pur sapendo di non essere la persona pi\u00f9 titolata ad affrontare questi difficili problemi, che ho comunque cercato di delineare in <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/29843-una-proposta-di-rielaborazione-del-materialismo-dialettico\">questo<\/a> precedente contributo, spero almeno di aver sollevato degli interrogativi su una questione importante e non pi\u00f9 a lungo rinviabile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"http:\/\/intellettualecollettivo.it\/la-tesi-di-preve-che-spaventa-i-marxisti-italiani\/\">http:\/\/intellettualecollettivo.it\/la-tesi-di-preve-che-spaventa-i-marxisti-italiani\/<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di INTELLETTUALE COLLETTIVO (Fabio Rontini) &nbsp; Si propone all\u2019attenzione dei lettori il presente saggio di Fabio Rontini che, brevemente e sinteticamente, ripercorre alcuni temi fondamentali del dibattito teorico-politico avvenuto negli ultimi anni in Italia tra autori di grande livello, come Preve, Losurdo e altri. 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