{"id":57131,"date":"2020-03-30T10:45:32","date_gmt":"2020-03-30T08:45:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57131"},"modified":"2020-03-30T10:13:51","modified_gmt":"2020-03-30T08:13:51","slug":"il-covid-19-e-la-tempesta-economica-perfetta-che-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57131","title":{"rendered":"Il Covid-19 e la tempesta economica perfetta, che fare?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LABORATORIO 21 (Domenico Moro)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Coronavirus-tris.jpg\" sizes=\"(max-width: 1254px) 100vw, 1254px\" srcset=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Coronavirus-tris.jpg 1254w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Coronavirus-tris-218x300.jpg 218w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Coronavirus-tris-768x1059.jpg 768w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Coronavirus-tris-743x1024.jpg 743w, http:\/\/www.laboratorio-21.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Coronavirus-tris-247x340.jpg 247w\" alt=\"\" width=\"1254\" height=\"1729\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[Intervista tratta da l\u2019Antidiplomatico]<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Spagna requisisce la sanit\u00e0 privata, la Francia annuncia nazionalizzazioni di imprese in crisi e la Germania prepara un bazooka da 550 milioni per salvare le sue aziende. Le misure del governo italiano sono state invece molto pi\u00f9 contenute e rispettose delle regole europee: non \u00e8 che l\u2019Italia \u00e8 rimasta la sola a cercare una via condivisa di uscita dalla crisi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DM Per prima cosa bisogna dire che siamo in una \u201ctempesta perfetta\u201d. Gi\u00e0, prima del Covid-19, si prevedeva un rallentamento se non una recessione a livello mondiale. Ora, con il Covid-19, si prospetta una recessione molto pi\u00f9 grave di quella del 2008-2009. Di fronte a questa realt\u00e0 c\u2019\u00e8 la dimostrazione di quello che alcuni, tra cui il sottoscritto, hanno affermato da tempo: l\u2019Europa non esiste n\u00e9 pu\u00f2 esistere come soggetto politico unitario. \u00c8, tutt\u2019al pi\u00f9, un sistema intergovernativo. L\u2019eurogruppo, la riunione dei ministri economici, ha partorito il topolino: misure di bilancio coordinate pari all\u20191% del Pil dell\u2019Unione. Di fronte alla crisi ogni Stato fa da s\u00e9. Persino la libera circolazione all\u2019interno dell\u2019Unione (lo spazio di Schengen) \u00e8 messa in discussione, anche la Germania ha comunicato a Bruxelles che avrebbe rafforzato i controlli ai confini interni. I 25 miliardi messi in campo in prima battuta dal governo italiano sono una inezia. Per ora l\u2019Europa si \u00e8 limitata ad assicurare la possibilit\u00e0 di sforare i vincoli di bilancio come previsto in caso di calamit\u00e0. Ma anche se si decidesse la sospensione del Patto di stabilit\u00e0, cio\u00e8 il non rispetto del parametro del 3% del deficit, per l\u2019Italia non sarebbe facile. Infatti, la spesa dovrebbe essere sostenuta con una emissione massiccia di titoli di stato, il cui rendimento ben difficilmente sarebbe sostenibile, come dimostra l\u2019innalzamento dello spread degli ultimi giorni. Verremmo quindi messi in difficolt\u00e0 dal peso del servizio al debito. Il punto principale \u00e8 che manca in Italia e in Europa un vero prestatore di ultima istanza, cio\u00e8 una banca centrale in grado di acquistare il debito pubblico dei paesi in difficolt\u00e0 e tenere a distanza la speculazione, calmierando i tassi d\u2019interesse sui titoli. Anche gli acquisti di titoli di Stato dell\u2019epoca di Draghi hanno avuto una efficacia ridotta perch\u00e9 si rivolgevano agli acquisti di tutti i titoli stato, compresi quelli tedeschi e degli altri Paesi core, che invece sarebbe stato necessario vendere per ripristinare la convergenza dei tassi in tutta Europa. Ora, le dichiarazioni di pochi giorni fa della Lagarde, presidente della Bce, secondo cui tenere sotto controllo lo spread non \u00e8 compito della Bce, sono esemplificative di questa situazione di inadeguatezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cConvocare subito il Comitato di sicurezza finanziaria e affiancarlo da un trust di cervelli per evitare ulteriori danni e salvare gli interessi economici nazionali\u201d. Lo ha dichiarato oggi Lamberto Cardia, ex presidente della Consob, per salvare asset fondamentali per il sistema paese. E\u2019 d\u2019accordo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DM Sinceramente non credo che possa bastare, all\u2019interno del quadro europeo cos\u00ec come l\u2019ho descritto sopra. Il problema \u00e8 l\u2019Europa, cio\u00e8 il fatto che le \u00e9lites economiche, finanziarie e politiche hanno costruito un sistema rigido non in grado di reagire adeguatamente agli shock esterni, come nel caso, per l\u2019appunto, di una pandemia. Privi della necessaria flessibilit\u00e0, legata alla possibilit\u00e0 di fare deficit senza limiti, si \u00e8 nei fatti nell\u2019impossibilit\u00e0 di adattarsi ad avvenimenti gravi ed imprevisti. Anche la nuova versione della vecchia proposta degli eurobond, ossia l\u2019emissione di titoli europei, garantiti dalla banca centrale e legati all\u2019emergenza Covid-19, andr\u00e0 incontro sempre alle stesse difficolt\u00e0: l\u2019indisponibilit\u00e0 di alcuni Paesi, e della Germania in particolare, di farsi carico di una parte del debito di altri Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa risponde a coloro che stanno invocando di approvare rapidamente le riforme del MES come misura per arginare la crisi in corso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DM Rispondo che stanno bussando alla porta sbagliata. A parte il fatto che il Mes non ha le risorse necessarie, i prestiti verranno concessi soltanto se il Paese richiedente rispetta i parametri del Fiscal compact. In pratica se il Paese richiedente ha un deficit non superiore al 3% e se nei due anni precedenti ha ridotto di un ventesimo il debito pubblico. Il Mes non \u00e8 altro che uno strumento per rafforzare l\u2019applicazione del Fiscal compact, che prevede la riduzione del debito pubblico al 60% nell\u2019arco di venti anni. Ora avendo l\u2019Italia un debito del 136% sul Pil, pari a circa 2.440 miliardi, rivolgersi al Mes significherebbe trovare 60-70 miliardi di euro all\u2019anno per abbattere il debito pubblico. Una impresa impossibile. Insomma il Mes va nella stessa direzione di rigidit\u00e0 che ha caratterizzato dal punto di vista economico l\u2019intera costruzione dell\u2019eurozona sino ad oggi. Un Paese che dovesse ricevere il suo aiuto si troverebbe a dover rispettare negli anni successivi vere e proprie condizioni capestro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Olivier Blanchard, ex capo economista dell\u2019FMI ha dichiarato: \u201cse siamoin guerra allora bisogna fare deficit pubblici da guerra, ossia adoppia cifra\u201d. Quale sarebbe secondo lei il tasso di deficit che l\u2019Italia dovrebbe avere per il 2020 per affrontare adeguatamente la crisi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DM Gi\u00e0 ora siamo oltre il 3% di deficit. Una stima realistica, se stiamo parlando di \u201cdeficit da situazione di guerra\u201d, non dovrebbe essere inferiore ad almeno il 10%, che poi \u00e8 all\u2019incirca la percentuale che raggiunsero gli Usa durante l\u2019ultima crisi del 2008-2009 e che gli permise di superarla e mantenere tassi di crescita maggiori della Ue negli anni successivi. Va da s\u00e9 che un tale o simile livello di deficit non dovrebbe essere limitato al solo 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le ripercussioni sull\u2019economia reale, i primi studi sull\u2019impatto sul tessuto economico parlano di un possibile crollo del Pil del 30% per il 2020 e il fallimento del 12% delle imprese. Senza un intervento forte dello stato \u00e8 possibile immaginare una forte speculazione predatoria delle multinazionali contro le nostre imprese?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DM L\u2019ultima crisi ha determinato un calo della capacit\u00e0 produttiva dell\u2019industria manifatturiera italiana del 25%. Possiamo quindi immaginare cosa potrebbe succedere con la crisi che si prospetta. Il calo del valore di borsa delle societ\u00e0 italiane (ma non solo di quelle italiane) le rende pi\u00f9 facilmente contendibili dall\u2019estero. La Francia si \u00e8 mossa rapidamente per fronteggiare questo pericolo. Per evitare che imprese fondamentali per il tessuto produttivo francese scompaiano ha messo in campo 45 miliardi, non facendosi scrupolo di parlare esplicitamente di nazionalizzazioni. L\u2019Italia deve muoversi nella stessa direzione, con la creazione di uno scudo antiscalate ostili per le societ\u00e0 italiane quotate. Ma, in aggiunta, anche in Italia le nazionalizzazioni devono ridiventare uno strumento usuale di politica economica. Del resto, il Covid-19 sembrerebbe stia permettendo quello che fino a qualche tempo fa pareva impossibile, la nazionalizzazione dell\u2019Alitalia. In questo caso sembra che qualcosa si stia muovendo a livello europeo sulla questione degli aiuti di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Romano Prodi in un\u2019intervista a La Stampa di questa settimana ha dichiarato: &lt;&lt;L\u2019Italia deve riorganizzarsi e diventare attrattiva per le imprese che vogliono trasferirsi qui&gt;&gt; . Con la moneta unica dell\u2019euro come pu\u00f2 essere un\u2019attrattiva l\u2019Italia se non riducendo i salari ulteriormente? E il rischio non \u00e8 di trasformarci nella Polonia o Romania della zona euro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DM L\u2019effetto della moneta unica europea in Italia \u00e8 gi\u00e0 stato quello di contribuire a tenere bassi i salari. Mi pare del tutto folle cercare di raggiungere la Romania o la Polonia in questa corsa al ribasso. Affidarsi all\u2019attrattivit\u00e0 per le multinazionali estere \u00e8 un concetto ormai vecchio, legato alla prima fase della globalizzazione. Le multinazionali vengono solo se gli conviene non solo da un punto di vista salariale, e come abbiamo visto l\u2019Italia non pu\u00f2 certo raggiungere la Romania o la Cina, ma anche dal punto di vista della fiscalit\u00e0. La sede di molte importanti imprese italiane \u00e8 nei Paesi Bassi o in Inghilterra perch\u00e9 questi Paesi hanno ridotto le imposte alle imprese. Ma neanche il dumping fiscale \u00e8 una strada che il nostro Paese pu\u00f2 praticare. La vera strada che sarebbe da praticare \u00e8 un rafforzamento della domanda dall\u2019interno, cio\u00e8 mediante un intervento dello Stato nella produzione di beni e servizi che sia in grado di sostenere l\u2019occupazione e la crescita del Pil e con essi ottenere un adeguato gettito fiscale e la possibilit\u00e0 di ridurre il debito pubblico in rapporto al Pil.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tagli alla sanit\u00e0 pubblica sono l\u2019esempio pi\u00f9 lampante del fallimento del modello imposto negli ultimi trent\u2019anni. Si uscir\u00e0 con pi\u00f9 Stato e meno mercato da questa crisi o saranno sempre gli stessi a gestire con i vecchi metodi il post?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DM Certamente le difficolt\u00e0 della sanit\u00e0 nel far fronte al Covid-19 derivano in parte non indifferente dalle scelte che sono state fatte negli ultimi anni, con i tagli miliardari alla sanit\u00e0 per poter rientrare nei criteri del Fiscal compact e tenere il deficit al di sotto del 3%. Allo stesso modo ha pesato aver privilegiato, rispetto alla sanit\u00e0 pubblica, quella privata, come sbocco altamente remunerativo ai capitali privati in difficolt\u00e0 a trovare rendimenti adeguati. La situazione attuale, nella sua drammaticit\u00e0, offre, per\u00f2, un\u2019opportunit\u00e0: rimettere al centro lo Stato non solo come finanziatore di infrastrutture, cosa che, anche se troppo timidamente, sembra si stia cominciando a fare, ma come dicevo sopra, anche come produttore di beni e servizi anche in settori dove ci sono i privati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come giudica la reazione dal punto di vista monetario e fiscale della Cina negli ultimi tre mesi \u2013 dal momento della messa in quarantena della regione focolaio del coronavirus ad oggi? E pu\u00f2 essere un modello anche per i paesi della zona euro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DM La Cina ha saputo dare una risposta forte e altamente organizzata all\u2019emergenza, dimostrando a tutto il mondo le capacit\u00e0 dello Stato cinese. La verit\u00e0 \u00e8 che in Cina \u2013 nonostante la crescita negli ultimi anni di grandi gruppi privati \u2013 lo Stato ricopre ancora un ruolo fondamentale in tutti i settori, nel commercio estero, nel settore finanziario e finanche nella produzione industriale. \u00c8 evidente che il sistema cinese \u00e8 molto lontano da quello europeo e soprattutto da quello statunitense. Ma ci possono essere degli spunti che andrebbero colti: farla finita con il neoliberismo e ritornare a un maggiore ruolo del pubblico nei confronti del privato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, quale sarebbe il messaggio da mandare a quei giornali, economisti e opinionisti vari che per anni hanno difeso l\u2019austerit\u00e0, il Patto di stabilit\u00e0 e le distorsioni della zona euro per poi fare marcia indietro adesso che sta implodendo tutto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">DM Un tempo, fino agli anni \u201980, in Italia, per quanto essa fosse pur sempre uno Stato capitalista, esisteva una economia mista con un settore pubblico di tutto rispetto. Non \u00e8 un caso se \u00e8 dagli anni \u201990, cio\u00e8 da quando quel sistema ha cominciato a essere dismesso che l\u2019Italia sconta una crescita inferiore a quella degli altri Paesi europei. Sarebbe il caso non soltanto di ritornare indietro a quel sistema, che aveva molti pregi pur con tutti i suoi difetti, ma anche di ridefinire un nuovo ruolo del pubblico, reintroducendo nel dibattito un concetto su cui per alcuni decenni, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, gli economisti e non solo loro avevano discusso, quello di pianificazione. Come ho detto, il Covid-19 \u00e8 una dolorosa emergenza, ma proprio in situazioni come queste si rende possibile rompere i paradigmi ormai ossificati, come nel nostro caso quello neoliberista, basato sull\u2019euro e sull\u2019austerit\u00e0, e introdurre paradigmi nuovi, pi\u00f9 adeguati a un mondo che il Covid-19 sta contribuendo velocemente a cambiare. A partire dal ripristino del ruolo centrale dello Stato e di un prestatore di ultima istanza, cio\u00e8 di una banca centrale che non abbia nel controllo dell\u2019inflazione il suo compito principale. Lo shock esterno dato dalla crisi finanziaria del 2008-2009 ha incrinato la fiducia in vecchie idee mercatistiche e liberistiche, la nuova pandemia ha allargato quelle incrinature, specie nell\u2019architettura dell\u2019euro. La speranza, anzi l\u2019obiettivo di una forza politica di nuova sinistra dovrebbe essere quello di sfruttare l\u2019occasione che si presenta inserendosi in queste incrinature e far saltare il sistema della Ue e dell\u2019euro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.laboratorio-21.it\/il-covid-19-e-la-tempesta-economica-perfetta-che-fare-intervista-a-domenico-moro\/\">http:\/\/www.laboratorio-21.it\/il-covid-19-e-la-tempesta-economica-perfetta-che-fare-intervista-a-domenico-moro\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LABORATORIO 21 (Domenico Moro) [Intervista tratta da l\u2019Antidiplomatico] La Spagna requisisce la sanit\u00e0 privata, la Francia annuncia nazionalizzazioni di imprese in crisi e la Germania prepara un bazooka da 550 milioni per salvare le sue aziende. 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