{"id":57168,"date":"2020-03-31T09:30:50","date_gmt":"2020-03-31T07:30:50","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57168"},"modified":"2020-03-30T20:42:45","modified_gmt":"2020-03-30T18:42:45","slug":"57168","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57168","title":{"rendered":"L\u2019unica \u201cmutazione\u201d \u00e8 quella dell\u2019ordine liberale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>MARX XXI (<\/strong> <strong>Fabio Massimo Parenti )<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">da\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/lunica-mutazione-e-quella-dellordine-liberale\/?fbclid=IwAR0a3iQwquypDbrs6EHFPYRxtrZ-YryFs8RtVBwrBzYLAANn7u-ZzirWxXg\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it<\/a><\/p>\n<p>All\u2019alba di questa nuova crisi sistemica legata al Covid-19 stanno emergendo quegli errori e quelle debolezze strutturali cumulate nei decenni precedenti, correlabili al modello politico-economico della globalizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Caos comunicativo, frammentazione istituzionale, sottovalutazione e politicizzazione della pandemia da parte delle autorit\u00e0 occidentali hanno fatto impallidire, a nostro svantaggio, gli errori compiuti a dicembre dalle autorit\u00e0 di\u00a0Wuhan\u00a0e dell\u2019Hubei nella prima fase di manifestazione dell\u2019epidemia. Se gli errori cinesi sono stati raddrizzati piuttosto velocemente, al fine di mettere a punto azioni coordinate, veloci ed efficienti (qui,\u00a0qui\u00a0e\u00a0qui) \u2013 la Cina sta ritornando gradualmente in una condizione di semi-normalit\u00e0 \u2013 in Occidente, ove si avevano due mesi di vantaggio, si sta pagando un prezzo molto alto (ne scrivevo\u00a0qui\u00a0il 27 febbraio). Negli ultimi mesi, tutti i Paesi che hanno osservato l\u2019esperienza cinese \u201cda fuori\u201d non hanno appreso alcunch\u00e9 e, in molti casi, hanno invece politicizzato sin dall\u2019inizio il dramma della Repubblica popolare,\u00a0che invero rappresentava gi\u00e0 una emergenza globale.<\/p>\n<p>Il mutamento dell\u2019ordine liberale mondiale, detto\u00a0global shift, di cui molti di noi seguono le traiettorie da anni, si sta disvelando anche a coloro i quali sono rimasti ancorati a una visione statica, legata all\u2019egemonia statunitense.\u00a0Una visione obsoleta, superata dai fatti,\u00a0gi\u00e0 prima della pandemia (si veda\u00a0Geofinanza e geopolitica, 2016). Pi\u00f9 in generale, all\u2019alba di questa nuova crisi sistemica, stanno emergendo quegli errori e quelle debolezze strutturali cumulate nei decenni precedenti, correlabili al modello politico-economico della globalizzazione neoliberale. Quest\u2019ultima \u00e8 stata un processo ingegnerizzato dall\u2019Occidente a partire dalla controrivoluzione monetarista di fine anni Settanta.\u00a0Decenni di crescente interconnessione, a cui si sono agganciate diverse aree del mondo in modo pi\u00f9 o meno vantaggioso, ma che nel contempo hanno acuito le diseguaglianze socioeconomiche e hanno accelerato processi di destabilizzazione: basti pensare ai cicli sistemici di crisi finanziarie ed economiche negli anni Ottanta (debiti sovrani), Novanta (bancarie, monetarie e debitorie) e Duemila (finanziarie e debitorie) ed alle numerose guerre \u201cumanitarie\u201d e cambi di regime tentati o riusciti a nome di una falsa guerra al terrorismo (quest\u2019ultimo ampiamente alimentato e sostenuto in funzione anticinese, antirussa e anti-iraniana a fini di dominio strategico).<\/p>\n<p>Mantenendo una prospettiva globale,\u00a0questa crisi sta mettendo a nudo tutti i difetti e le debolezze strutturali accumulate dall\u2019Occidente negli ultimi decenni. E\u2019 sempre pi\u00f9 evidente l\u2019esaurimento della spinta propulsiva della globalizzazione occidentale, cui corrisponde, di converso, una chiara forza costruttiva della\u00a0globalizzazione con caratteristiche cinesi. Se la prima, sotto il cosiddetto Washington\u00a0consensus, ha promosso per decenni processi di liberalizzazione e privatizzazione estesi al livello planetario, la seconda ha proposto e sta praticando pi\u00f9 interconnessione tra stati, attraverso strategie di investimento e di cooperazione volte allo sviluppo di aree depresse, alla stabilizzazione di regioni strategiche e al collegamento pi\u00f9 efficiente tra diverse regioni del mondo. Questi due modelli corrono lungo binari differenti e spesso antitetici:\u00a0unilateralismo vs multilateralismo, approccio\u00a0one-size-fits-all\u00a0vs rispetto di diversi percorsi di sviluppi, iper-competizione vs cooperazione-mutuo beneficio, interessi del capitale vs interessi delle societ\u00e0, individualismo vs collettivismo. Idiosincrasie che hanno fatto emergere un\u2019idea alternativa di globalizzazione. Si veda ad esempio il discorso di\u00a0Xi Jinping a Davos nel 2017, a favore di pi\u00f9 interconnessione e cooperazione tra popoli, nel rispetto delle diversit\u00e0 economiche, politiche e culturali.<\/p>\n<p>Oggi, sempre pi\u00f9, si dipana la natura della globalizzazione neoliberale che, avendo promosso una crescente riduzione dell\u2019intervento dello stato in economia (con una spinta deregolamentazione dei mercati), riducendone il ruolo a portavoce delle comunit\u00e0 di affari e dei loro interessi particolaristici, mostra tutti i suoi limiti. Ci\u00f2 si evince chiaramente soprattutto quando essa viene messa a confronto con il socialismo con caratteristiche cinesi e con l\u2019idea della costruzione di una comunit\u00e0 umana dal destino condiviso.\u00a0Niente a che vedere col darwinismo economico-sociale promosso dal neoliberalismo. Come detto, la storia della globalizzazione neoliberale \u00e8 stata segnata da crisi sistemiche e guerre umanitarie (in realt\u00e0 operazioni a sostegno del terrorismo regionale per fini strategici), restituendo l\u2019immagine di una globalizzazione dei mercati e delle guerre assai destabilizzante, fragile e sempre pi\u00f9 volatile. Processi che hanno mostrato gli esiti pi\u00f9 nefasti e destrutturanti a partire dagli anni Novanta. Diversamente, la BRI e l\u2019estensione dell\u2019influenza cinese a livello intercontinentale, attiene ad una nuova geografia infrastrutturale, di porti, ferrovie, zone industriali, collegamenti digitali e aerei, nonch\u00e9 cooperazione nella ricerca e nella gestione di problemi globali, come quelli sanitari.<\/p>\n<p>La pandemia Covid-19\u00a0mostra dunque il consolidamento del Beijing consensus e della globalizzazione con caratteristiche cinesi, rispetto alle pi\u00f9 note politiche internazionali legate al Washington consensus. Difatti, questi due approcci, che, come accennato, hanno traiettorie storiche differenti, si riflettono nelle attuali risposte alla pandemia. I Paesi occidentali si sono chiusi, sospendendo Schengen in Europa, bloccando forniture essenziali ai paesi pi\u00f9 colpiti e mostrando una notevole incapacit\u00e0 di gestione della crisi. I casi dei blocchi di forniture da Germania, Repubblica Ceca e Polonia, come il blocco dello spazio aereo ai voli russi, nonch\u00e9 le sanzioni che si fanno gravare su Iran,\u00a0Cuba\u00a0e Venezuela, anche in questa fase, sono tutti esempi di mancanza di solidariet\u00e0 e cinismo, ove non si pu\u00f2 rinvenire alcunch\u00e9 di edificante. Altro che \u201cdiritti umani\u201d.\u00a0Guardando agli Usa, essi non avrebbero comunque potuto fornire aiuti comparabili a quelli cinesi, mancando di un\u2019adeguata capacit\u00e0 produttiva dei materiali necessari. La Cina, al contrario, per prima, sta fornendo ogni tipo di sostegno all\u2019Italia e a molti altri Paesi (ne assiste 80), moltiplicando aiuti, donazioni e forniture, oltre a offrire e condividere personale medico, esperienze ed informazioni.\u00a0Alla Cina si sono unite, tra gli altri, Paesi come Cuba, Vietnam e Russia.\u00a0In termini paradigmatici, economico-politici e culturali, il confronto \u00e8 tra neoliberalismo e socialismo. In altre parole, tra il primato degli interessi del capitale e dell\u2019interesse egoistico del singolo sull\u2019interesse delle societ\u00e0 e delle collettivit\u00e0. E\u2019 il confronto dicotomico tra l\u2019iper-competizione e la cooperazione; l\u2019autodifesa reazionaria e la solidariet\u00e0 internazionale, il confronto militare e la ricerca di soluzioni condivise e pacifiche.<\/p>\n<p>Da parte dei Paesi occidentali constatiamo un deficit di aiuti e solidariet\u00e0; ma anche una condizione di debolezza politica e di sofferenza economica nell\u2019affrontare la pandemia. In tale contesto, sia il\u00a0Financial Times\u00a0che il\u00a0Foreign Affairs, ad esempio, hanno rilevato la necessit\u00e0 di collaborare con la Cina per la gestione della crisi. Trump, solo da oggi, sta offrendo timide aperture. Bene. Seguiremo gli sviluppi. Ci\u00f2 non toglie che l\u2019ordine mondiale sia gi\u00e0 cambiato ed avr\u00e0 bisogno di un Occidente capace di adattamento e flessibilit\u00e0. Meno spese militari e pi\u00f9 beni pubblici,\u00a0sostegno alla BRI, chiusura definitiva del G7 e ampliamento del consesso del G20\u2026 Incrociamo le dita.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/economia\/30398-2020-03-30-06-03-25\">https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/internazionale\/economia\/30398-2020-03-30-06-03-25<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI ( Fabio Massimo Parenti ) da\u00a0https:\/\/www.lintellettualedissidente.it All\u2019alba di questa nuova crisi sistemica legata al Covid-19 stanno emergendo quegli errori e quelle debolezze strutturali cumulate nei decenni precedenti, correlabili al modello politico-economico della globalizzazione. 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