{"id":57244,"date":"2020-04-03T09:30:42","date_gmt":"2020-04-03T07:30:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57244"},"modified":"2020-04-03T01:49:38","modified_gmt":"2020-04-02T23:49:38","slug":"draghi-contro-draghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57244","title":{"rendered":"Draghi contro Draghi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>MARX XXI <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Thomas Fazi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La lettera dell\u2019ex Presidente della BCE inviata al &#8220;Financial Times&#8221; ha provocato un cortocircuito nella narrazione economica europea, pertanto deve farci riflettere sulle sue conseguenze. Quanto Federico Caff\u00e8 \u00e8 rimasto in Mario Draghi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mario Draghi ha firmato un articolo sul Financial Times in cui dice che i Paesi dell\u2019eurozona devono fare pi\u00f9 debito pubblico per far fronte all\u2019emergenza COVID-19, ed \u00e8 stata subito gara tra i politici e commentatori nostrani \u2013 molti dei quali fino a ieri consideravano il debito pubblico l\u2019ottavo peccato capitale \u2013 ad annunciare la seconda venuta di Cristo. \u201dLa lettera di Draghi andrebbe letta e imparata a memoria\u201d, dice Matteo Renzi. \u201dBenvenuto al Presidente Draghi, serve l\u2019aiuto di Draghi\u201d, tuona Matteo Salvini. \u201dLe parole di Mario Draghi siano monito e guida per l\u2019Europa e per l\u2019Italia, stavolta serve far crescere il debito pubblico\u201d, dice Mariastella Gelmini, capogruppo alla Camera di Forza Italia. \u201dSucceder\u00e0 che noi aumenteremo di molto i debiti nazionali, ma lo facciamo perch\u00e9 nessuno deve essere lasciato indietro\u201d, chiosa Emanuele Fiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allora? Lo sentite quel profumo di \u201cGoverno tecnico di unit\u00e0 nazionale\u201d nell\u2019aria? Ora, prima di entrare nel merito delle parole di Draghi, che oggi viene acclamato da tutti come unico possibile salvatore della Patria, forse \u00e8 il caso di fare una ripassata sul suo passato. Draghi ha assunto la carica di nuovo Presidente della BCE alla fine del 2011, dopo una \u201cbrillante\u201d carriera come Vicepresidente e managing Director di Goldman Sachs (2002-2005), Governatore della Banca d\u2019Italia (2005\u20132011) e Direttore generale del Tesoro italiano (1991-2001). \u00c8 proprio nella veste di DG del Tesoro che Draghi, negli anni \u201990, si rese protagonista della stagione delle privatizzazioni selvagge di buona parte dell\u2019apparato industriale pubblico italiano, pur essendo perfettamente consapevole, come dichiar\u00f2 nel suo intervento sullo yachtBritannia nel 1992, che questo avrebbe \u201cindeboli[to] la capacit\u00e0 del Governo di perseguire alcuni obiettivi non di mercato, come la riduzione della disoccupazione e la promozione dello sviluppo regionale\u201d. Tuttavia \u2013 come disse sempre Draghi \u2013 quel processo era da considerarsi \u201cinevitabile perch\u00e9 innescato dall\u2019aumento dell\u2019integrazione europea\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fu sempre Draghi, sempre nella veste di DG del Tesoro, a far sottoscrivere allo Stato italiano una serie di derivati (finalizzati a mascherare la reale entit\u00e0 del debito pubblico italiano) \u2013 i cui dettagli non sono noti perch\u00e9 coperti dal segreto di Stato \u2013 che negli anni sono costati al nostro paese svariati miliardi. Lo stesso pacco che poi Draghi avrebbe rifilato alla Grecia negli anni \u201900 mentre stava alla Goldman Sachs.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, volete che, dopo essersi prodigato in maniera cos\u00ec infaticabile per vent\u2019anni a favore degli interessi del grande capitale internazionale, Draghi non fosse ripagato come minimo con un bel ruolo da banchiere centrale? E infatti cos\u00ec \u00e8 stato. Con l\u2019arrivo di Draghi alla BCE molti speravano che la banca centrale avrebbe finalmente adottato un approccio pi\u00f9 interventista. E cos\u00ec \u00e8 stato, purtroppo per tutti noi. Nell\u2019agosto del 2011, pochi mesi prima che Draghi assumesse ufficialmente la carica alla BCE, e nel pieno della furia speculativa nei confronti dei titoli italiani, lui e il suo predecessore, Trichet, inviarono al governo italiano quella famosa \u201cletterina\u201d, che poi sarebbe entrata nella storia, in cui intimavano al governo italiano \u201cuna profonda revisione della pubblica amministrazione\u201d, compresa \u201cla piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali\u201d, \u201cprivatizzazioni su larga scala\u201d, \u201cla riduzione del costo dei dipendenti pubblici, se necessario attraverso la riduzione dei salari\u201d, \u201cla riforma del sistema di contrattazione collettiva nazionale\u201d, \u201ccriteri pi\u00f9 rigorosi per le pensioni di anzianit\u00e0\u201d e persino \u201criforme costituzionali che inaspriscano le regole fiscali\u201d. Tutto ci\u00f2, si sosteneva, era necessario per \u201cripristinare la fiducia degli investitori\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Evidentemente, per\u00f2, Draghi deve aver ritenuto insufficienti gli sforzi del Governo italiano, e pochi mesi dopo \u2013 come ammesso persino da Mario Monti qualche tempo fa \u2013 \u201cdecise di cessare gli acquisti di titoli di Stato italiani da parte della BCE\u201d per far schizzare in alto lo spread e costringere Berlusconi alle dimissioni, spianando cos\u00ec la strada all\u2019ascesa del Governo \u201ctecnico\u201d di Monti. \u00c8 difficile immaginare uno scenario pi\u00f9 inquietante di quello di una banca centrale apparentemente \u201cindipendente\u201d e \u201capolitica\u201d che ricorre al ricatto monetario per estromettere dalla carica un Governo eletto e imporre la propria agenda politica. Tuttavia, questo \u00e8 quanto ha fatto Draghi nel 2011 nei confronti dell\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non contento, appena un mese dopo il suo colpo di Stato silenzioso in Italia, Draghi lanci\u00f2 l\u2019idea di un \u201cpatto fiscale\u201d (\u201cfiscal compact\u201c): \u201cuna revisione fondamentale delle regole a cui le politiche di bilancio nazionali dovrebbero essere soggette in modo da risultare credibili\u201d. Ci\u00f2 comport\u00f2, nel marzo del 2012, la firma da parte di tutti gli Stati membri dell\u2019UE (con le uniche eccezioni di Regno Unito e Repubblica Ceca) di una versione ancora pi\u00f9 rigorosa del Patto di stabilit\u00e0 e crescita istituito dal trattato di Maastricht: il cosiddetto Fiscal Compact. Esatto, quest\u2019ultimo \u00e8 un\u2019invenzione di Draghi. Cosa la firma di questa trattato significasse per l\u2019Europa lo spieg\u00f2 lo stesso Draghi in un\u2019intervista al Wall Street Journal pochi mesi dopo: \u201cNon c\u2019\u00e8 alternativa al consolidamento fiscale, il modello sociale europeo appartiene gi\u00e0 al passato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fu sempre Draghi a coniare il concetto di \u201cpilota automatico\u201d in riferimento alle politiche economiche dell\u2019eurozona. In seguito alle elezioni italiane del 2013, in cui il Movimento 5 Stelle emerse come il primo partito del Paese, Draghi rassicur\u00f2 tutti circa i timori che questo potesse portare l\u2019Italia fuori dai binari dell\u2019austerit\u00e0: \u201cGran parte dell\u2019adeguamento fiscale che l\u2019Italia ha intrapreso continuer\u00e0 con il pilota automatico\u201d. E infatti cos\u00ec \u00e8 stato. Il messaggio di Draghi era chiaro: grazie al nuovo regime di governance economica che egli stesso aveva contribuito a costruire, i risultati delle elezioni non avrebbero contato pi\u00f9 nulla. Come avrebbe detto qualche anno pi\u00f9 tardi il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Sch\u00e4uble: \u201cLe elezioni non cambiano nulla. Ci sono delle regole\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 precisamente questo processo di spoliticizzazione delle politiche economiche che ha permesso a Draghi di pronunciare il suo famoso discorso che \u201cha salvato l\u2019euro\u201d nell\u2019estate del 2012. In quell\u2019occasione, Draghi annunci\u00f2 l\u2019istituzione del programma OMT (Outright Monetary Transactions), con il quale la BCE si impegnava, se necessario, ad effettuare acquisti illimitati di titoli di Stato sui mercati obbligazionari secondari \u201cper preservare l\u2019euro\u201d. L\u2019implicazione era che, se i mercati avessero richiesto tassi di interesse eccessivamente alti, la BCE sarebbe intervenuta, acquistando i titoli essa stessa. L\u2019annuncio di Draghi fu sufficiente a far scendere immediatamente i tassi di interesse nei paesi interessati dalla crisi, a conferma del fatto che gli interessi sui titoli di Stato sono determinati dalla politica monetaria della banca centrale, non dalla \u201cfiducia dei mercati\u201d, come Draghi aveva ripetutamente affermato fino a quel momento (e avrebbe continuato a ripetere negli anni successivi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia, se da un lato questo ha aiutato i paesi in crisi (come l\u2019Italia) ad evitare l\u2019insolvenza, ha fatto ben poco per sostenerli in termini di rilancio delle loro economie: questo avrebbe richiesto politiche di stimolo fiscale (cio\u00e8 deficit pi\u00f9 elevati), che era esattamente ci\u00f2 che il nuovo quadro di governance fiscale inaugurato da Draghi proibiva. L\u2019accesso a un programma OMT, infatti, come abbiamo scoperto in questi giorni, comporta l\u2019adesione da parte del Paese in questione a un rigido programma di austerit\u00e0 fiscale e alle famigerate \u201ccondizionalit\u00e0\u201d della troika (liberalizzazione del mercato del lavoro, privatizzazione degli asset statali, compressione dei salari ecc.), all\u2019interno della cornice del Meccanismo europeo di stabilit\u00e0 (MES). In breve, le varie innovazioni istituzionali introdotte da Mario Draghi nel corso degli anni, che gli sono valse cos\u00ec tanti elogi, non hanno trasformato la BCE in un prestatore di ultima istanza, su cui i governi nazionali possano fare affidamento sempre e comunque, ma l\u2019hanno resa piuttosto uno \u201cspacciatore di ultima istanza\u201d, con il potere di sfruttare le difficolt\u00e0 economiche dei paesi per ricattarli e costringerli a implementare politiche di matrice neoliberista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 diventato evidente nell\u2019estate del 2015, quando, nel bel mezzo del negoziato tra le autorit\u00e0 greche e la troika, la BCE ha deliberatamente destabilizzato l\u2019economia greca, interrompendo il supporto di liquidit\u00e0 alle banche, per costringere il Governo di SYRIZA ad accettare le dure misure di austerit\u00e0 contenute nel nuovo memorandum, un fatto pressoch\u00e9 senza precedenti nella storia. Tutti questi episodi dimostrano che \u00e8 soprattutto merito di Draghi se oggi possiamo dire che l\u2019eurozona \u00e8 l\u2019unica area economica al mondo in cui non \u00e8 la banca centrale ad essere dipendente dai governi, ma sono i governi ad essere dipendenti dalla banca centrale. Pi\u00f9 in generale, alla luce del suo \u201ccurriculum\u201d, ci sarebbe solo che da tremare alla prospettiva di un eventuale Governo tecnico guidato da Draghi. Il fatto che oggi non ci sia praticamente un solo politico in Italia \u2013 da Salvini in gi\u00f9 \u2013 che non invochi questa soluzione d\u00e0 veramente il senso della caratura della nostra classe politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Veniamo ora alla lettera di Draghi inviata al Financial Times. Mi dispiace deludervi, ma Draghi non \u00e8 improvvisamente diventato un novello Keynes da un giorno all\u2019altro. Pi\u00f9 banalmente, Draghi sta invocando quella che \u00e8 la strategia da manuale del buon liberista: privatizzare i profitti in tempo di \u201cpace\u201d (attraverso politiche di austerit\u00e0 a vantaggio del grande capitale ecc.) e socializzare le perdite in tempo di \u201cguerra\u201d, attraverso un\u2019espansione della spesa pubblica \u2013 ovviamente a debito \u2013 per tenere a galla il grande capitale (istituti finanziari in primis), esattamente come \u00e8 accaduto nel 2007-2009. Passata la bufera si potr\u00e0 poi tornare allegramente a privatizzare i profitti con ancora pi\u00f9 veemenza di prima, adducendo proprio l\u2019aumento del debito come scusa per implementare politiche di austerit\u00e0 ancora pi\u00f9 severe, esattamente come \u00e8 accaduto del decennio post-2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il senso dell\u2019intervento di Draghi sta tutto qui. Tra l\u2019altro, l\u2019invito di Draghi a \u201cfare tutto il debito di cui c\u2019\u00e8 bisogno\u201d \u00e8 ancora pi\u00f9 inquietante nella misura in cui l\u2019Italia, come gli altri paesi dell\u2019eurozona, si indebita in quella che di fatto \u00e8 una valuta estera, il che significa che un domani i cittadini italiani saranno chiamati a compiere sacrifici immani per ripagare ogni singolo centesimo, non potendo contare su una banca centrale pronta a monetizzare una parte del debito all\u2019occorrenza. Tutto ci\u00f2 \u00e8 inaccettabile. Come sostenuto persino in un editoriale di qualche giorno fa uscito sempre sul Financial Times, serve un radicale cambio di paradigma: tutte le spese necessarie per fronteggiare l\u2019emergenza COVID-19, invece di essere finanziate a debito, dovrebbero essere monetizzate direttamente dalle banche centrali dei rispettivi Paesi, cio\u00e8 non dovrebbero prevedere un rimborso futuro da parte degli Stati. Il senso \u00e8 chiaro: questa guerra i cittadini la stanno gi\u00e0 combattendo in prima linea, \u00e8 inaccettabile che siano chiamati anche a pagarla di tasca propria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa \u00e8 la soluzione che dovremmo reclamare a gran voce \u2013 traendone le dovute conclusioni nel caso in cui la BCE dovesse rifiutarsi di farlo \u2013 invece di farci incantare dalle pericolosissime sirene di Draghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"n4RNn00TZH\"><p><a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/\">Home<\/a><\/p><\/blockquote>\n<p><iframe class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; clip: rect(1px, 1px, 1px, 1px);\" title=\"&#8220;Home&#8221; &#8212; L&#039;Intellettuale Dissidente\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/embed\/#?secret=ySQPAT4EXc#?secret=n4RNn00TZH\" data-secret=\"n4RNn00TZH\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/economia\/30401-draghi-contro-draghi\">https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/economia\/30401-draghi-contro-draghi<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI Thomas Fazi La lettera dell\u2019ex Presidente della BCE inviata al &#8220;Financial Times&#8221; ha provocato un cortocircuito nella narrazione economica europea, pertanto deve farci riflettere sulle sue conseguenze. 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