{"id":57285,"date":"2020-04-06T00:21:14","date_gmt":"2020-04-05T22:21:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57285"},"modified":"2020-04-06T08:09:32","modified_gmt":"2020-04-06T06:09:32","slug":"cronache-dallunione-europea-capitolo-3-il-dilemma-francese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57285","title":{"rendered":"Cronache dall&#8217;Unione Europea &#8211; Capitolo 3: Il dilemma francese"},"content":{"rendered":"<p>di SIMONE GARILLI (FSI Mantova)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Unione Europea venne concepita a Germania divisa: non \u00e8 e non poteva essere il progetto di uno Stato sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale. Non serve nemmeno la storiografia, basta la logica per capirlo. Si tratt\u00f2 di un progetto francese inserito nel pi\u00f9 ampio interesse strategico americano, laddove gli Stati Uniti, insieme all&#8217;Urss, sono stati i soli vincitori del conflitto mondiale. Una comunit\u00e0 europea guidata dal necessario alleato francese doveva servire agli Stati Uniti, ed \u00e8 servita, per ingabbiare politicamente la Germania riunificata, impedendo scivolamenti ad Est che avrebbero saldato la potenza economica tedesca con l&#8217;ombrello nucleare, militare ed energetico prima sovietico e poi russo. Questo \u00e8 il quadro generale, rimuovendo il quale non si pu\u00f2 capire nulla delle opposte propagande attive in questa fase, e di quali interessi stiano veicolando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensiamo alla Francia. Si propone, per la verit\u00e0 molto timidamente, come potenza ragionevole e federatrice, contro la Germania dell&#8217;austerit\u00e0. Allo stesso tempo, per\u00f2, della Germania non pu\u00f2 fare a meno, perch\u00e9 non pu\u00f2 fare a meno dell&#8217;Unione Europea, che a sua volta senza la Germania non adempie al suo fine storico. La Francia si trova quindi di fronte ad un dilemma strategico, come direbbero gli studiosi di geopolitica: da un lato, con l&#8217;appoggio americano, ha bisogno di mitigare la pulsione mercantilista della Germania, la quale indebolisce anche la sua economia e crea frizioni potenzialmente distruttrici in seno all&#8217;Unione, oggi come non mai; dall&#8217;altro, non pu\u00f2 rompere il duopolio europeo che condivide con la stessa Germania e che \u00e8 stato recentemente ribadito a Meseberg: se lo facesse, perderebbe il sostegno statunitense perch\u00e9, come accennato, gli Stati Uniti utilizzano anche l&#8217;Unione, cos\u00ec come la Nato, per &#8220;tenere fuori l\u2019Unione Sovietica, dentro gli americani e gi\u00f9 i tedeschi&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se deve stare con la Germania, e lo deve fare, la Francia non pu\u00f2 tirare la corda fino a rischiare di provocarne la fuoriuscita spontanea dall&#8217;Unione Europea, ma deve muoversi per rendere almeno non masochista dal punto di vista economico questa alleanza anti-storica (Vichy e il 1870, ovviamente, bruciano ancora). Ecco, allora, che di fronte all&#8217;ovvio e costituzionalmente fondato rifiuto della Germania di rivoluzionare l&#8217;Unione in senso espansivo, ci\u00f2 che ne minerebbe alle fondamenta il modello di sviluppo trainato dalle esportazioni, la Francia pu\u00f2 fare sponda con l&#8217;Italia e la Spagna, ma senza alzare troppo la voce. Gli Eurobond rappresenterebbero l&#8217;ipoteca sulla sovranit\u00e0 tedesca, e quindi nella loro formulazione pura sono irrealistici, ma anche una BCE prestatrice di ultima istanza andrebbe oltre l&#8217;impianto deflattivo imposto dal Bundestag e dalla Corte federale di Karlsruhe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimane il MES, che potr\u00e0 essere indorato attraverso l&#8217;intervento parallelo della BCE (programma OMT), oppure per mezzo dell&#8217;emissione di Eurobond, in entrambi i casi senza eliminare ovviamente le rigide condizionalit\u00e0 (formali e informali) che lo stesso trattato sul fondo salva stati e l&#8217;articolo 136(3) del TFUE impongono. Unica scappatoia, ma si tratterebbe di una tregua pericolosa per la Germania, potrebbe essere l&#8217;ulteriore ampliamento del Quantitative Easing in modo da coprire tutte le emissioni obbligazionarie del 2020 di Italia, Spagna, Francia e di chiunque ne avesse bisogno. Un piano ben pi\u00f9 corposo dell&#8217;attuale, che ammonta nel complesso a 1.100 miliardi di qui a fine anno, dei quali a occhio 200, massimo 250, per l&#8217;Italia (che deve emettere ancora 260 miliardi di titoli solo per rifinanziare debito in scadenza e almeno 100, ma probabilmente molti di pi\u00f9, per far fronte al calo del Pil).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche se la Germania dovesse accettare un super QE, questo sarebbe per sua natura limitato nel tempo e discrezionale (la BCE non potrebbe comunque specificare ai mercati la quota esatta di debito italiano che coprir\u00e0 nel 2020). Finita l&#8217;emergenza, la BCE dovrebbe tornare obbligatoriamente nel recinto che i Trattati (e la solita Costituzione tedesca) le riservano. Pena l&#8217;uscita tedesca, che la Francia e gli Stati Uniti non sono disposti ad accettare, salvo smentite.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SIMONE GARILLI (FSI Mantova) L&#8217;Unione Europea venne concepita a Germania divisa: non \u00e8 e non poteva essere il progetto di uno Stato sconfitto nella Seconda Guerra Mondiale. Non serve nemmeno la storiografia, basta la logica per capirlo. Si tratt\u00f2 di un progetto francese inserito nel pi\u00f9 ampio interesse strategico americano, laddove gli Stati Uniti, insieme all&#8217;Urss, sono stati i soli vincitori del conflitto mondiale. 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