{"id":57305,"date":"2020-04-06T02:13:58","date_gmt":"2020-04-06T00:13:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57305"},"modified":"2020-04-06T08:08:19","modified_gmt":"2020-04-06T06:08:19","slug":"il-ramo-segato-e-gramsci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57305","title":{"rendered":"Il ramo segato e Gramsci"},"content":{"rendered":"<p>di ROSSANO FERRAZZANO (FSI Varese)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione ha tenuto banco in area sovranista sin dalla sua nascita, formulata dal pi\u00f9 famoso (poi dimostratosi il meno lineare) dei suoi esponenti, Alberto Bagnai, che ha reso luogo comune l&#8217;immagine secondo cui con l&#8217;austerit\u00e0 imposta a tutta l&#8217;area euro &#8220;la Germania sta segando il ramo sui cui \u00e8 seduta&#8221;. La Germania cio\u00e8, imponendo tramite i Trattati UE politiche deflazionistiche ai paesi europei finiti dentro la gabbia dei vincoli di bilancio dell&#8217;UE e sotto il lucchetto della minaccia di blocco della liquidit\u00e0 della BCE, finirebbe per danneggiare s\u00e9 stessa, privandosi dei suoi mercati di sbocco naturali, e questo farebbe crollare il sistema da s\u00e9. Motivo per cui non ci sarebbe che da aspettare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bagnai sono quasi dieci anni che seguendo questa ipotesi d\u00e0 per &#8220;imminente&#8221; il crollo del sistema europeo, che dovrebbe deflagrare tramite i meccanismi di mercato, quelli guidati dalla famosa &#8220;mano invisibile&#8221;, a partire dall&#8217;implosione dell&#8217;euro. E sono dieci anni che la realt\u00e0 spiega a chi abbia occhi per vedere che riducendo la politica all&#8217;economia anche i pi\u00f9 intelligenti non riescono a capirci un bel niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti sono anni che la Germania gestisce gli andamenti critici che affliggono l&#8217;economia europea con la diversificazione dei mercati esteri (qualcosina fuori dall&#8217;UE c&#8217;\u00e8 pure&#8230;) e soprattutto tramite la gestione della propria politica interna. Poich\u00e9 la matrice con cui sono stati scritti i trattati europei \u00e8 il modello tedesco, la Germania \u00e8 infatti sempre libera di manovrare le proprie (possenti) leve a tutela del proprio interesse nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, in maniera del tutto imprevista per via dell&#8217;epidemia che sta accelerando i meccanismi della crisi, siamo ad un punto di svolta. Le crisi hanno sempre fatto il gioco della Germania, ma a condizione che si potessero diluire i loro effetti nel lungo periodo, secondo il teorema della c.d &#8220;rana bollita&#8221;, e che si potesse puntare un solo paese alla volta, stile &#8220;dieci piccoli indiani&#8221;. Ora invece va in crisi tutto insieme, non solo il blocco europeo ma addirittura l&#8217;intera economia globale, e in maniera violenta. Quindi molti pensano che questa volta sar\u00e0 inevitabile, se fra i paesi dell&#8217;area germanica prevarr\u00e0 lo spirito di intransigenza finalmente si avverer\u00e0 l&#8217;antica profezia: prendendo gli ultimi vigorosi colpi di sega tutti assieme, il ramo lungamente segato finalmente si spezzer\u00e0, mandando a gambe all&#8217;aria l&#8217;aquila grassa appollaiata da tre decenni in cima all&#8217;albero comunitario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma facciamo attenzione, se la Germania vince il braccio di ferro con il fronte dei paesi mediterranei (che pare cerchino di fare timidamente sponda ora a Londra, ora a Washington, ora a Mosca, ora a Pechino, con una incertezza di visione poco promettente) e tiene duro sulle condizionalit\u00e0 per l&#8217;erogazione degli aiuti finanziari ai paesi periferici, da un punto di vista economico si realizzerebbe una situazione addirittura ideale per la Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diverrebbe infatti la padrona indiscussa dell&#8217;intera industria europea e realizzerebbe proprio in virt\u00f9 del crollo del potere di acquisto dei cittadini europei un balzo in avanti clamoroso in termini di competitivit\u00e0 industriale globale. Meno potere d&#8217;acquisto significa costo del lavoro pi\u00f9 basso, e quest&#8217;ultimo maggiore competitivit\u00e0 di prezzo nei confronti delle merci degli altri grandi paesi esportatori, Cina in testa. E&#8217; l&#8217;assioma di lungo periodo su cui si \u00e8 sviluppata l&#8217;UE.<br \/>\nInoltre, prendendo il controllo delle infrastrutture, che sono l&#8217;altro principale obiettivo delle condizionalit\u00e0, diverrebbe l&#8217;unico interlocutore continentale per chiunque abbia mire di pianificazione strategica nel mondo. E la geopolitica di qualsiasi potenza globale passa per forza per l&#8217;Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, tornando alle condizionalit\u00e0.<br \/>\nUna volta concessa ai paesi periferici la liquidit\u00e0 minima indispensabile per superare l&#8217;emergenza, vincolandoli cos\u00ec alle condizionalit\u00e0 che permettono la demolizione dello stato sociale e la spoliazione completa delle ricchezze nazionali, non ci sarebbe per\u00f2 bisogno nella loro attuazione di un approccio distruttivo come accadde in Grecia nel 2015. In quell&#8217;occasione si volle aprire una finestra di Overton che abituasse all&#8217;idea che la mattanza alla greca \u00e8 una possibilit\u00e0 del reale, verificare un modello operativo e soprattutto dare un ammonimento alle popolazioni europee: siamo dei criminali senza scrupoli, abbiate terrore di noi.<br \/>\nIn questo caso invece le finalit\u00e0 sarebbero diverse, quindi diverse sarebbero anche le modalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 si tratterebbe di traghettare ad un&#8217;economia di sussistenza permanente l&#8217;intera area periferica dell&#8217;euro, bisognerebbe curare la sostenibilit\u00e0 della transizione. A tale scopo sarebbe sufficiente modulare con gradualit\u00e0 le misure previste dalle condizionalit\u00e0, e lasciare alle economie dei Paesi commissariati dal MES il modo di adattarsi nel tempo alle nuove condizioni, e parallelamente all&#8217;industria tedesca di adeguare al nuovo scenario la propria produzione e la relativa allocazione a livello globale. Cio\u00e8, ancora e sempre la rana bollita, ma posticipata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque il rischio per la tenuta del modello tedesco non sta nel lato economico, bens\u00ec in quello politico; e soprattutto non sta in Germania, ma sta nei paesi periferici, il maggiore dei quali \u00e8 l&#8217;Italia. Se la Germania terr\u00e0 la posizione intransigente che abbiamo visto fino ad ora ed imporr\u00e0 le condizionalit\u00e0 previste dai trattati anche per i fondi necessari per fare fronte all&#8217;epidemia, sar\u00e0 ben difficile che gli attuali governi dei paesi periferici si mostreranno capaci di opporre la ferrea resistenza che sarebbe necessaria ad evitare il peggio, e quello italiano non pare destinato a fare eccezione, anzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I partiti della maggioranza si disporranno con ogni probabilit\u00e0 ad accettare i prestiti con le condizionalit\u00e0 previste dai Trattati Europei, MES in testa. I partiti della minoranza si sono gi\u00e0 posizionati per fare la guerra non alla Commissione Europea e alle condizionalit\u00e0 bens\u00ec a Conte, con l&#8217;intenzione di sostituirlo con Draghi, Lega in testa. Come non c&#8217;\u00e8 stata nessuna possibilit\u00e0 di reale rappresentanza politica lungo tutta la Seconda Repubblica, non ci sar\u00e0 nemmeno ora. Dunque spetta al popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se non ci sar\u00e0 reazione popolare veemente per l&#8217;uscita senza condizioni dall&#8217;UE da parte dei popoli periferici, e in particolare dell&#8217;Italia, la Germania trionfer\u00e0 sulle nostre macerie. Ma il popolo non pu\u00f2 far valere i propri interessi se \u00e8 priva di soggetti capaci di rappresentarne la sua volont\u00e0 politica. Come accadde agli Italiani di esattamente cento anni fa, siamo chiamati a rispondere alla pi\u00f9 dura aggressione alla democrazia del nostro tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era il 1\u00b0 maggio 1919, e Antonio Gramsci scriveva cos\u00ec:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Istruitevi, perch\u00e9 avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza.<\/em><br \/>\n<em>Agitatevi, perch\u00e9 avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo.<\/em><br \/>\n<em>Organizzatevi, perch\u00e9 avremo bisogno di tutta la nostra forza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Organizzatevi. Organizzarsi significa aderire ad un partito politico. Questo \u00e8 il momento. Ognuno decida da che parte stare, se con la classe dirigente tedesca a fianco di quella italiana che ci ha condotti qui, oppure con il popolo italiano, a costruirne una nuova, tutti insieme, per noi e per i nostri figli. Presto non sar\u00e0 pi\u00f9 il tempo per le mediazioni. Presto sar\u00e0 il tempo di organizzarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ROSSANO FERRAZZANO (FSI Varese) La questione ha tenuto banco in area sovranista sin dalla sua nascita, formulata dal pi\u00f9 famoso (poi dimostratosi il meno lineare) dei suoi esponenti, Alberto Bagnai, che ha reso luogo comune l&#8217;immagine secondo cui con l&#8217;austerit\u00e0 imposta a tutta l&#8217;area euro &#8220;la Germania sta segando il ramo sui cui \u00e8 seduta&#8221;. 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