{"id":57314,"date":"2020-04-06T10:30:36","date_gmt":"2020-04-06T08:30:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57314"},"modified":"2020-04-06T00:31:50","modified_gmt":"2020-04-05T22:31:50","slug":"crolla-la-favola-ue-davanti-alla-realta-della-pandemia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57314","title":{"rendered":"CROLLA LA FAVOLA UE DAVANTI ALLA REALT\u00c0 DELLA PANDEMIA"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(<strong>Giuseppe Palazzo)\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo l\u2019attacco speculativo seguito alle irresponsabili dichiarazioni della Lagarde e l\u2019indignazione nei paesi del Sud Europa per la rigidit\u00e0 mostrata dai settentrionali riguardo alla mancata introduzione degli eurobond, tanti europeisti hanno espresso la loro contrariet\u00e0 a questo modo di fare. Molti di loro sono in una fase tragica della loro stessa vita politica interiore; d\u2019altronde dover affrontare la realt\u00e0 dopo anni d\u2019illusione fantasiosa \u00e8 qualcosa che brucia certezze intime e pretende virate non indifferenti delle proprie speranze e utopie politiche verso altri lidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 chi ha sempre creduto che di fronte a forti crisi (come quella scaturita dal 2008) ci volessero forti politiche anticicliche e keynesiane. E di fronte a fortissime crisi (come le conseguenze della pandemia) sono necessarie fortissime politiche anticicliche. Molti europeisti, al contrario, hanno inneggiato ad austerit\u00e0, vincoli esterni e demonizzazione del debito, nonostante sia chiaro che se c\u2019\u00e8 bisogno ora di espansione monetaria, ce n\u2019era bisogno anche prima. Personalmente non ho mai affidato nessuna speranza alla costruzione comunitaria. Non per scetticismo, non per antieuropeismo: per realismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con realismo non intendo quell\u2019attitudine a vedere le cose in modo \u201crealista\u201d e \u201cpragmatico\u201d. Intendo la scuola realista delle relazioni internazionali, scienza politica allo stato puro, studio del comportamento scientifico delle potenze, costrette a competere in spazi limitati e con interessi contrapposti, le cui uniche reali leggi non possono essere per forza di cose quelle giuridiche, ma le leggi implicite che ogni Stato, involontariamente, quasi pedissequamente, segue. Beninteso: esse non sono prescrizioni, non \u00e8 un personale augurio affinch\u00e9 le potenze adottino certi comportamenti. \u00c8 una questione puramente descrittiva, inamovibile della realt\u00e0 internazionale, la quale non pu\u00f2, purtroppo, essere cambiata. Se non ci si adatta si finisce per essere umiliati dalla storia. Waltz parlerebbe di \u201ccondizione di anarchia\u201d, Foscolo, con forza poetica, di \u201cforesta di belve\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tutto questo l\u2019Unione Europea non esiste. Ma in che senso?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ovviamente le istituzioni europee esistono, perlomeno formalmente. Ma non nella sostanza. Niente di tutto quello che chiamate UE ha un ruolo minimo nella conduzione degli affari del mondo e persino nei confronti dei suoi Stati membri. Nella teoria realista, infatti, le istituzioni internazionali sono epifenomeniche, ovvero fenomeno secondario, puramente accessorio, nel migliore dei casi confermativo di situazioni sul campo a cui si \u00e8 arrivati dopo guerre e misure di potenza. L\u2019Unione Europea rientra perfettamente in questo caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019UE, nelle sue varie denominazioni precedenti a Maastricht, fu essenzialmente un progetto americano atto a compattare la sfera d\u2019influenza europea e non permetterne lo sfaldamento di fronte all\u2019Unione Sovietica. Come mostra la trascrizione del vertice dei leader occidentali nell\u2019aprile del \u201949 l\u2019integrazione europea fu progetto imposto da oltreoceano, come cardine della geopolitica antisovietica. Non solo fu un orpello di rapporti e interessi concreti puramente basati su interessi nazionali ed imperiali, ma fu l\u2019orpello di un altro orpello che aveva un fine simile, cio\u00e8 la NATO.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo il crollo dell\u2019Unione Sovietica, il trattato di Maastricht fu essenzialmente progetto di potere dagli Stati, degli Stati, per gli Stati. La Francia cedette alla riunificazione tedesca in cambio di un sistema che potesse legare la Germania, ridurne la destabilizzante portata economica. I francesi, ma anche gli inglesi e noi italiani, speravamo di \u201ceuropeizzare\u201d la Germania. In linea teorica poteva aver senso, ma fu sbagliata la tattica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1. I francesi volevano legare a s\u00e9 la Germania (quasi per ancestrale necessit\u00e0 di evitare una nuova invasione) sul piano economico. Non fu furbo scegliere come campo di gioco quello in cui i tedeschi sono pi\u00f9 bravi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2. Fu concessa la parit\u00e0 di cambio con il marco. E la Germania ebbe cos\u00ec vita facile a inondare di prodotti l\u2019Europa ed imporre disoccupazione alla periferia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3. Maastricht fu fatta secondo i dogmi della politica economica tedesca. Fobia inflazionistica, del debito, del deficit ed avversione alla dipendenza della Banca Centrale dal Tesoro. Ovvero i capisaldi keynesiani della politica economica mediterranea precedente agli anni \u201980, in aggiunta ad una verace economia mista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La scommessa fu inevitabilmente persa. Il mercato europeo \u00e8 infatti essenziale alle necessit\u00e0 strategiche tedesche. Al di l\u00e0 della narrazione giunta in Italia, la Germania \u00e8 un paese estremamente frammentato, quasi tribale, con in seno la scomoda alterit\u00e0 della Baviera, e le tensioni crescenti tra i prussiani dell\u2019est, oggi in Brandeburgo e raccolti in forma partitica nell\u2019AfD, e i renano-westfaliani, a cui gli americani concessero il potere di vice-regno nella nuova Germania federale integrata nell\u2019impero americano. Data questa frammentariet\u00e0 e crescente tensione interna, la Germania necessita l\u2019euro ed il mercato unico per esportare il pi\u00f9 possibile prodotti, importare denaro con il quale pagare il proprio Stato sociale al fine d\u2019impedire il disfacimento del proprio Stato nazionale, o il rischio di un \u201ccambio di regime\u201d tra \u00e9lite (es. da renani a prussiani).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I francesi allo stesso modo hanno voluto Maastricht per proprie paure ancestrali da un lato, e per perseguire i propri sbiaditi sogni di grandeur dall\u2019altro. Nella visione francese l\u2019Europa non \u00e8 altro che uno strumento nazionale usato come megafono per la voce del suo presidente, percepita, se pensata in nome dell\u2019intera collettivit\u00e0 europea anzich\u00e9 solo di quella francese, ben pi\u00f9 potente. E soprattutto il progetto europeo \u00e8 essenziale per i progetti di sviluppo militare nazionali. Qui la Germania segue la Francia, in economia \u00e8 il contrario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019altra sponda dell\u2019oceano gli Stati Uniti sono partiti con una potente offensiva commerciale verso l\u2019Unione Europea. Anche qui va letta in termini realisti. L\u2019UE non esiste. Gli Stati Uniti leggono Germania. Le fasi che attraversano i grandi imperi della storia seguono leggi fisse, sono cadenzate da dettami immutabili. Strategia necessaria di ogni impero globale \u00e8 impedire l\u2019emergere di un egemone regionale in ogni altro spazio del globo. L\u2019afflato narrativo, favolistico ed economicista che gli europei adoperano per legittimare l\u2019UE \u00e8 completamente alieno alla narrazione di una potenza matura come gli Stati Uniti. La Germania ha imposto un crescendo d\u2019influenza preoccupante sul continente europeo; e l\u2019intesa energetica con la Russia, riflesso dello spauracchio di mackinderiana memoria, ossia la costruzione di un asse eurasiatico, ne conferma i timori. L\u2019Europa \u00e8 solo Germania agli occhi dell\u2019America. A prescindere dai presidenti. Difatti gi\u00e0 Obama, prima di Trump, critic\u00f2 aspramente la Germania per il suo gigantesco surplus commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque riepiloghiamo. Per i due attori europei principali l\u2019UE \u00e8 esclusivamente una narrazione sfruttata per interessi nazionali. E gli Stati che ne sono fuori lo vedono ancora pi\u00f9 chiaramente. La riluttanza a cambiare dei paesi del Nord non \u00e8 data da una presunta \u201ccecit\u00e0\u201d dei loro leader che non hanno capito dove va la storia (come se questo possa facilmente essere intuito mentre essa procede). Purtroppo usando il filtro favolistico si rimane inevitabilmente delusi dal dispiegarsi degli eventi, dalla realt\u00e0 effettuale delle cose. Soprattutto in un momento drammatico come questo, la presunta rilevanza di un\u2019organizzazione internazionale non pu\u00f2 che essere smascherata persino agli occhi dei pi\u00f9 innamorati. Perch\u00e9 il come affrontare la pandemia non pu\u00f2 essere questione globale; esso \u00e8 afferente alla sensibilit\u00e0 nazionale di ogni paese, dipendente dal come e quando ogni collettivit\u00e0 \u00e8 abituata o meno a forti stress esogeni, fino ad infiltrare la stessa cultura della morte persistente nelle societ\u00e0 umane. L\u2019aleatoriet\u00e0 dell\u2019UE non pu\u00f2 misurarsi in un capo cos\u00ec intimo, e non pu\u00f2, in tali condizioni, continuare a fingere con successo di esistere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019UE non \u00e8 mai stata progetto reale; \u00e8 stata degna narrazione, favola, adoperata da altri Stati anche in termini estremamente tragici: come nel caso delle economie del Sud Europa, le quali non sono state falcidiate \u201cdalla Unione Europea\u201d, ma dagli strumenti che alcune potenze regionali (Germania in primis) hanno prestato ad un artificio precario e temporaneo, e che possono essere ritirati in qualsiasi momento o adoperati per tattiche differenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia ha avuto bisogno di 80 anni per rendersi conto di crepe nella dannosa favola europea. \u00c8 ora di riprenderci spazi di sovranit\u00e0 regalati ai nostri concorrenti in un gioco a somma zero. Il nostro candore europeistico \u00e8 stato quasi commovente, ma \u00e8 tempo di tornare alla realt\u00e0. Tornare machiavelliani e realisti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.centromachiavelli.com\/2020\/04\/02\/palazzo-favola-ue\/\">https:\/\/www.centromachiavelli.com\/2020\/04\/02\/palazzo-favola-ue\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>Link pagina Facebook:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/1518147318236235\/posts\/3110296022354682\/\">https:\/\/www.facebook.com\/1518147318236235\/posts\/3110296022354682\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO\u00a0 (Giuseppe Palazzo)\u00a0 Dopo l\u2019attacco speculativo seguito alle irresponsabili dichiarazioni della Lagarde e l\u2019indignazione nei paesi del Sud Europa per la rigidit\u00e0 mostrata dai settentrionali riguardo alla mancata introduzione degli eurobond, tanti europeisti hanno espresso la loro contrariet\u00e0 a questo modo di fare. 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