{"id":57323,"date":"2020-04-06T08:30:17","date_gmt":"2020-04-06T06:30:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57323"},"modified":"2020-04-06T08:20:15","modified_gmt":"2020-04-06T06:20:15","slug":"focus-coronavirus-di-m-tarchi-oltre-la-crisi-la-necessita-di-una-identita-comunitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57323","title":{"rendered":"Focus Coronavirus (di M.Tarchi). Oltre la crisi la necessit\u00e0 di una identit\u00e0 comunitaria"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>BARBADILLO (Marco Tarchi)<\/strong><\/p>\n<div id=\"social-box\"><\/div>\n<div id=\"content\" class=\"single-post-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-89252 alignright\" src=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/SOLIDARIETA-COLLETTIVITA-310x213.png\" sizes=\"(max-width: 310px) 100vw, 310px\" srcset=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/SOLIDARIETA-COLLETTIVITA-310x213.png 310w, https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/SOLIDARIETA-COLLETTIVITA-640x440.png 640w, https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/SOLIDARIETA-COLLETTIVITA-300x206.png 300w, https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/SOLIDARIETA-COLLETTIVITA.png 747w\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"213\" \/>Si potrebbero dire \u2013 e sono state dette, si dicono e si diranno \u2013 molte cose sulla pandemia da Covid-19 che, nel momento in cui scriviamo queste righe (3 aprile) imperversa in Europa, accelera negli Stati Uniti e rischia di andare fuori controllo in tutto il pianeta. Si potrebbero condividere alcune delle tante osservazioni che sono circolate, chiosarne altre, replicare polemicamente altre ancora. Si potrebbe \u201cbuttarla in politica\u201d e ribadire che questa grande crisi ha mostrato \u2013 ancora una volta \u2013 i limiti dell\u2019efficacia delle organizzazioni transnazionali, a partire dall\u2019Unione europea, ha svelato anche agli occhi degli ingenui e degli ottimisti i molti lati oscuri della globalizzazione, ha confermato come anche in situazioni di emergenza governi, partiti e leaders si lascino guidare pi\u00f9 dall\u2019esigenza di conquistare o mantenere consensi facendo a gara di retorica e demagogia (sparse a piene mani, va detto, anche da molti anti-populisti di professione o per vocazione) che dalla volont\u00e0 di trovare soluzioni ai problemi sul tappeto. E, ancora, ci si potrebbe interrogare per l\u2019ennesima volta sull\u2019impressionante potere suggestivo della comunicazione di massa, discettare sul desiderio di godere del fatidico quarto d\u2019ora (o anche molto di pi\u00f9) di celebrit\u00e0 degli \u201cesperti\u201d e sul rischio di mettere nelle mani dei tecnici, che hanno necessariamente una visione limitata ai temi di loro competenza (in questo caso, salvare vite di singole persone) scelte che spettano a chi \u00e8 stato designato a tutelare il bene, e l\u2019interesse, di tutti coloro che compongono una collettivit\u00e0. Ma molti si sono gi\u00e0 occupati di questo e parecchio altro, bene o male. A noi pare opportuno dedicare qualche breve considerazione ad un tema che \u00e8 sin qui rimasto escluso dal dibattito pubblico, e che invece dovrebbe esserne al cuore: quello che questa crisi ci sta dicendo sullo spirito del tempo in cui viviamo. E sulla visione del mondo che lo ispira e lo modella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono, purtroppo, elucubrazioni astratte. N\u00e9 appunti filosofici, che non stonerebbero ma non sono nelle nostre corde. Sono riflessioni che partono da premesse concrete ed arrivano a non meno concrete conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partiamo da un dato evidente. La stragrande maggioranza delle esternazioni veicolate dai media in merito alla vicenda Coronavirus \u00e8 stata impostata su un unico registro: un mix di compassione e commozione. Sentimenti pienamente comprensibili e condivisibili ma declinati sempre e solo su un piano <i>individuale<\/i>, rappresentando lo scenario esclusivamente come la somma di una molteplicit\u00e0 di casi singoli e privati, su taluni dei quali, giudicati i pi\u00f9 esemplari o adatti alla bisogna, si sono avventati ed accaniti giornalisti a caccia di argomenti da tv del dolore o da reality show, generi che le norme anti-contagio avevano costretto in un angolo esiguo dei palinsesti. Laddove la dimensione collettiva \u2013 non ci azzardiamo a dire comunitaria, per omaggio alla decenza \u2013 ha rifatto capolino, la si \u00e8 espressa nelle forme vacue e illusorie dell\u2019\u201candr\u00e0 tutto bene\u201d (frase che, per inciso, \u00e8 quella in assoluto pi\u00f9 presente in film e telefilm, dove in genere la si pronuncia per esorcizzare a mo\u2019 di placebo l\u2019imminente lutto o disastro) o in quelle retoriche e preconfezionate dei discorsi delle \u201calte cariche dello Stato\u201d di tutti i paesi coinvolti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019epidemia, come era inevitabile, ha fatto dilagare la paura. E questa volta, per fortuna, nessuno si \u00e8 azzardato a liquidarla come un espediente dei cattivi populisti per sfruttare le \u201creazioni di pancia\u201d della \u201cgente\u201d. Ma questo sentimento naturale, di nuovo, \u00e8 stato mediaticamente orientato quasi esclusivamente in un\u2019unica direzione: quella del timore soggettivo, tutt\u2019al pi\u00f9 esteso alla cerchia dei familiari, di essere infettati, finire in ospedale, morire. Ancora una volta comprensibilissimo (e foriero di repentine metamorfosi: a chi scrive \u00e8 capitato di assistere alla conversione di conoscenti che per decenni lo avevano ammorbato di chiacchiere sull\u2019attitudine eroica di fronte all\u2019esistenza e magari sulla \u201cguerra sola igiene del mondo\u201d in assertori incondizionati del \u201ctutti a casa!\u201d che sino ad allora ai loro orecchi ricordava solo l\u2019obbrobrioso 8 settembre\u2026) , ma esente da preoccupazioni per le sorti della propria comunit\u00e0 di appartenenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La deriva individualistica e privata del dramma di queste settimane \u00e8 stata del resto fin da subito immortalata dall\u2019espressione che \u00e8 stata scelta per definire la pi\u00f9 immediata delle norme profilattiche da seguire: <i>distanziamento sociale<\/i>. Due parole dal contenuto micidiale per la vita di un aggregato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlare del metro di distacco da tenere rispetto agli altri per ridurre le probabilit\u00e0 di infezione come \u201cdistanziamento sociale\u201d, e valorizzare di continuo positivamente questa espressione, significa, almeno inconsapevolmente, santificare la norma dell\u2019\u201cognuno per s\u00e9\u201d (e, vista la secolarizzazione in atto, senza l\u2019\u201ce Dio per tutti\u201d del proverbio). E obbligare al confinamento individuale designandolo come il solo strumento efficace di protezione dal virus spinge ulteriormente in questo senso. Insistere poi, come fanno molti istigatori dell\u2019opinione pubblica, sulla delineazione di scenari futuri di imprevedibile durata in cui \u201cniente potr\u00e0 andare come prima\u201d e il distanziamento sociale diverr\u00e0 la norma in ogni contesto (i nonni non potranno fare comunella con i nipoti, al cinema non ci si sieder\u00e0 pi\u00f9 accanto, i tavoli nelle sale dei ristoranti assomiglieranno ad isole in un arcipelago, in spiaggia non si potr\u00e0 pi\u00f9 andare se non contingentati, e via sperticandosi nell\u2019invenzione di altri spauracchi) non fa che acuire la deriva. A cui ovviamente fa da contrappeso l\u2019esaltazione di tutti gli strumenti telematici e\/o virtuali che ci consentiranno comunque, in questo scenario dagli accenti orwelliani, di tenerci \u201cin contatto\u201d. Un contatto via video, in teleconferenza, mediante whatsapp, facebook, twitter, instagram e chi pi\u00f9 social frequenta pi\u00f9 ne metta. Secondo i creatori di questi copioni, che un tempo si sarebbero definiti fantascientifici ma oggi pretendono di disegnare i contorni obbligatori di una realt\u00e0, di qui a chiss\u00e0 quanto tempo non ci si potr\u00e0 pi\u00f9 abbracciare n\u00e9 stringere la mano (occorrer\u00e0 forse anche un permesso per procedere ad attivit\u00e0 che comportano l\u2019abolizione delle distanze, e lo si conceder\u00e0 esclusivamente a fini riproduttivi?), i viaggi e ogni forma di spostamento che crei \u201cassembramenti\u201d saranno messi al bando, ma lo <i>smart working<\/i>, le lezioni online e le sempre pi\u00f9 aggiornate <i>app<\/i> da cellulare risolveranno ogni problema. Decretando la fine della vetusta epoca degli scambi faccia-a-faccia, meno controllabili e poco igienici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pullulare su siti e giornali di visioni di questo tipo della sorte che il dopo-coronavirus ci riserva non \u00e8 un semplice segno di smarrimento di fronte all\u2019incognite dell\u2019avvenire. \u00c8 il frutto del sempre pi\u00f9 marcato diffondersi di una concezione dell\u2019esistenza che \u00e8 stata splendidamente riassunta in poche parole dal fisico Carlo Rovelli in un suo intervento sul \u00abCorriere della sera\u00bb del 2 aprile. Per lui, \u00abil bene pi\u00f9 prezioso\u00bb \u00e8\u00abun po\u2019 di vita in pi\u00f9\u00bb. Insomma: nell\u2019esistenza conta la <i>quantit\u00e0<\/i>, non la <i>qualit\u00e0<\/i>. \u00c8 detto tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in effetti, la nostra epoca intrisa di consumismo, materialismo e individualismo non poteva che giungere a queste conclusioni. Un tempo si parlava, e si scriveva, di una vita \u00abche valga di essere vissuta\u00bb. Oggi una frase del genere non ha pi\u00f9 un senso comprensibile: ogni vita ne vale un\u2019altra; a differenziarle \u00e8 la durata. Per questo, nel dramma che stiamo vivendo, ad ogni istante ci viene ripetuto che \u00abprima di tutto viene la salute\u00bb, anche a costo di paralizzare interi paesi \u2013 chi non la fa \u00e8 preso per pazzo o denunciato come un untore \u2013 e di innescare una crisi economica che potrebbe essere senza precedenti dall\u2019epoca di avvio della rivoluzione industriale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto si tiene ed \u00e8 frutto di una logica tutt\u2019altro che indecifrabile. I costi umani misurabili in termini di salute (contagi, ricoveri, morti) appaiono, e sono, immediatamente visibili e individuali. I costi sociali \u2013 certi e non solo prevedibili \u2013 riguardano un insieme e passano in secondo piano. Se ne discute, certo, ci se ne preoccupa; ma vengono dopo. Disoccupazione di massa, disperazione di chi vedr\u00e0 svanire i sogni e i frutti del proprio lavoro, povert\u00e0, moltiplicarsi di patologie psichiche e comportamenti violenti indotti dal prolungato confinamento (tutti fattori che potrebbero tradursi in una crescita dei suicidi: e, pur augurandoci che non sia cos\u00ec, vorremmo che un domani anche queste cifre venissero citate e studiate) sono anche, se non soprattutto, fenomeni di portata <i>sociale<\/i>, che non investono solo, come un decesso, una quantit\u00e0 di singoli, ma un insieme, un tutto \u2013 che la concezione del mondo liberale che domina il nostro tempo non considera pi\u00f9, gi\u00e0 ben lo sapevamo, superiore alla somma delle parti che lo compongono. Per questo sono derubricati a mere variabili dipendenti della vicenda sanitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una societ\u00e0 di monadi. Anzi, per essere pi\u00f9 realistici, molte societ\u00e0 di monadi, di soggetti chiusi tra le pareti della propria individualit\u00e0, sparse per l\u2019intero pianeta: ecco quello che l\u2019odierno <i>Zeitgeist<\/i> sta confezionando. Anche un evento imprevedibile e luttuoso come un\u2019epidemia non fa altro che confermarlo. Aggregati di atomi che concentrano su stessi ogni cura e preoccupazione e che dall\u2019insieme di cui fanno parti esigono soltanto le prestazioni di servizi a cui ritengono di avere diritto, pensando che il corrispettivo di questa fornitura sia gi\u00e0 abbondantemente pagato dai prelievi fiscali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La retorica con cui si \u00e8 cercato da parte della classe politica e mediatica di arginare le prime ondate di smarrimento vorrebbe convincerci che dalla prova usciremo pi\u00f9 forti e migliori e che, spinti dalle immagini dell\u2019impegno \u2013 e talvolta dal sacrificio \u2013 di operatori sanitari e soccorritori, riscopriremo il valore della solidariet\u00e0 (e, si presume, lo applicheremo ai nostri comportamenti quotidiani). Sinceramente, vorremmo crederlo. Il vizio del realismo e l\u2019osservazione di molte delle scene in cui ordinariamente ci imbattiamo ci vietano di farlo, almeno fino a prova contraria. Il legame sociale logorato da decenni di individualizzazione consumistica, il tessuto connettivo slabbrato dal peso degli egoismi dei gruppi d\u2019interesse contrapposti, non si ricostituisce per incanto sotto la spinta emotiva del panico, che ognuno sente dentro di s\u00e9 ed amplia solamente alla cerchia pi\u00f9 prossima. Per andare oltre questo livello istintivo, animalesco, dominato dalla sola volont\u00e0 di sopravvivenza, occorrono la volont\u00e0 e la capacit\u00e0 di riconoscersi negli altri e, assieme agli altri, in un\u2019entit\u00e0 inglobante. Ci vuole, insomma, un\u2019<i>identit\u00e0 collettiva<\/i> sentita come un arricchimento del nostro essere singolo, come la fonte di un senso meno effimero, pi\u00f9 solido e profondo, dell\u2019esistenza che stiamo vivendo. Il modo in cui stiamo affrontando e attraversando la pandemia, obbligati a una non-condivisione (o, nel migliore dei casi, ad una condivisione puramente virtuale) del comune destino, non ci aiuta a costruirla. Pu\u00f2 darsi che la difficile fase di impoverimento materiale che ne seguir\u00e0, destinata a rendere per molti pi\u00f9 chiara la distinzione fra l\u2019essenziale e l\u2019accessorio, inizi ad invertire la tendenza. Possiamo, quantomeno, sperarlo. E cercare di orientare in quella direzione le nostre scelte personali.Sottoponendoci, di passaggio, ad un bell\u2019esame di coscienza per capire se, almeno per noi, alla prova dei fatti conta non tanto e non solo la vita in s\u00e9, ma la capacit\u00e0 di riconoscere, difendere e far comprendere a chi ci sta intorno i motivi per cui davvero vale la pena di viverla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(fonte DIORAMA n. 353, gennaio-febbraio 2020)<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/89251-focus-coronavirus-di-m-tarchi-oltre-la-crisi-la-necessita-di-una-identita-comunitaria\/\">https:\/\/www.barbadillo.it\/89251-focus-coronavirus-di-m-tarchi-oltre-la-crisi-la-necessita-di-una-identita-comunitaria\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di BARBADILLO (Marco Tarchi) Si potrebbero dire \u2013 e sono state dette, si dicono e si diranno \u2013 molte cose sulla pandemia da Covid-19 che, nel momento in cui scriviamo queste righe (3 aprile) imperversa in Europa, accelera negli Stati Uniti e rischia di andare fuori controllo in tutto il pianeta. 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