{"id":57342,"date":"2020-04-07T09:30:45","date_gmt":"2020-04-07T07:30:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57342"},"modified":"2020-04-07T00:42:43","modified_gmt":"2020-04-06T22:42:43","slug":"preoccuparsi-dellinflazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57342","title":{"rendered":"Preoccuparsi dell&#8217;inflazione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Pubblichiamo l&#8217;ultimo editoriale di Guido Salerno Aletta<\/strong><\/p>\n<p>Preoccuparsi gi\u00e0 oggi dell\u2019inflazione che verr\u00e0, di qui a qualche mese o nei prossimi anni, potrebbe apparire davvero prematuro: un vezzo intellettuale, un dibattito bizantino sul sesso degli angeli. Basta invece pensare ai mille dubbi che assalirebbero, per il timore di un contagio, chi tra qualche settimana entrasse in una camera di albergo, oppure nella cabina di una nave da crociera. Vorrebbe essere sicuro che sia stata adeguatamente disinfestata: se l\u2019epidemia o il suo rischio dovesse permanere, si tratterebbe di un costo addizionale, sistemico, che farebbe sballare i conti di chiss\u00e0 quante offerte di servizi simili, dove il rispetto della distanza interpersonale non basta. Ci sarebbe una inflazione da costi spaventosa se si dovesse procedere sulla via della stabilizzazione di alcune regole di comportamento individuale e collettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Viene da pensare agli effetti dello shock petrolifero del \u201973: tutto cominci\u00f2 a costare improvvisamente di pi\u00f9, produrre, spostarsi, riscaldarsi. Mentre allora l\u2019aumento dei prezzi era destinato ai Paesi produttori e venne soprannominato la \u201ctassa dello sceicco\u201d, stavolta lo shock sanitario comporterebbe una sorta di \u201cvirus surcharge\u201d che colpirebbe pressoch\u00e8 tutte le attivit\u00e0 umane. E\u2019 presto per\u00f2 per fare previsioni: di questa epidemia e dei suoi sviluppi sappiamo ancora troppo poco.<\/p>\n<p>Ci troviamo in un momento di confusione, senza riflettere a fondo sul fatto che anche e forse soprattutto le decisioni di emergenza che vengono prese oggi, un po\u2019 alla rinfusa, dai governi, dalle banche centrali e dai grandi operatori economici e finanziari per affrontare la crisi determinata dall\u2019epidemia di coronavirus influiranno fortemente su un elemento fondamentale: la prosecuzione o meno della tendenza pluridecennale alla finanziarizzazione delle economie, ovvero alla preferenza per la accumulazione e alla negoziazione di strumenti solo latamente rappresentativi della economia reale.<\/p>\n<p>Si registra da tempo una distanza crescente tra l\u2019andamento dei valori monetari degli asset, che crea un euforizzante effetto ricchezza negli investitori, e quello dei prezzi che determina invece frustrazione e preoccupazione nei consumatori: di fatto, alla crescente inflazione dei primi si \u00e8 accompagnata la stagnazione dei secondi. I bassi prezzi delle merci e dei servizi, in particolare, hanno rappresentato il motore della globalizzazione ed il fondamento del mercatismo.<\/p>\n<p>Dopo la Grande Crisi Finanziaria del 2008-2010, l\u2019attenzione principale \u00e8 stata dedicata alla tenuta dei sistemi bancari, alla sostenibilit\u00e0 dei debiti privati e pubblici, alla eliminazione di squilibri strutturali nelle relazioni internazionali. Le economie reali dovevano assumere, attraverso le riforme, configurazioni idonee ad evitare il ripetersi di quegli squilibri: maggiore competitivit\u00e0, minori costi per la produzione, flessibilit\u00e0 del lavoro. Il tema dell\u2019inflazione, soprattutto in Europa, \u00e8 stato correlato collegato al livello di disoccupazione indispensabile per non superare il pil potenziale. I salari monetari dovevano crescere ad un ritmo contenutissimo, e quelli reali non dovevano superare l\u2019andamento della produttivit\u00e0. Laddove questa era pi\u00f9 bassa rispetto ai concorrenti, i salari reali dovevano essere ridotti a favore del margine lordo di impresa.<\/p>\n<p>Le politiche monetarie accomodanti sono servite a moderare il costo del denaro per i prenditori di capitali: non solo la funzione del credito bancario \u00e8 stata ritenuta recessiva rispetto alla acquisizione di capitali direttamente sul mercato, ma anche i margini sugli interessi si sono azzerati. I dividendi bancari sono dipesi pi\u00f9 dalla capacit\u00e0 di imporre costi ai depositanti sulle loro operazioni piuttosto che dai proventi sugli attivi impiegati nel credito.<\/p>\n<p>Vero \u00e8 che un\u2019occasione cos\u00ec neutrale, perch\u00e9 globale e non ascrivibile per colpa a nessuno, non poteva che riuscire gradita a tutti coloro che cercavano da tempo una scusa per mettere freno alla crescita continua dei valori finanziari: una sgonfiata serviva. Si abbatte per\u00f2 anche l\u2019economia reale, innescando un incessante moto pendolare.<\/p>\n<p>Per quanto la caduta degli indici di Borsa sia gi\u00e0 stata particolarmente violenta a partire dall\u2019inizio dell\u2019anno, paragonabile per velocit\u00e0 e profondit\u00e0 solo a quella della crisi del \u201929, i guai cominciano ora. I valori azionari delle imprese automobilistiche, dei grandi vettori aerei, delle stesse banche sono basate sulla speranza di una ripresa pi\u00f9 o meno veloce. Solo speranze, a dire il vero, perch\u00e9 nessuno offre garanzie sulle prospettive, soprattutto dal punto di vista sanitario: gli stessi scienziati che oggi dettano ai governi le strategie di contenimento e di mitigazione della epidemia, non si pronunciano affatto sulle prospettive a breve e medio termine: mentre prima parlavano della necessit\u00e0 di ridurre il rapporto tra vecchi e nuovi contagiati al di sotto dell\u2019unit\u00e0, ora ipotizzano la necessit\u00e0 di convivere con il virus. La fantomatica, ma sempre negata immunit\u00e0 di gregge pur in assenza di vaccinazioni di massa, riemerge come un fantasma.<\/p>\n<p>Si \u00e8 invertito, in poche settimane, il baricentro della dominanza: dal Mercato verso lo Stato. Parimenti, nel trilemma sulla incompatibilit\u00e0 tra Stati, Democrazia e Globalizzazione, la crisi ha gi\u00e0 spostato decisamente l\u2019asse verso gli Stati: a danno non solo della Globalizzazione ma soprattutto della Democrazia. Ad Oriente come ad Occidente, sono i Governi ed i loro vertici ad aver assunto il controllo delle operazioni. E\u2019 un paradigma assai noto, quello del Sovrano che decide sullo e nello stato di eccezione: l\u2019inaccettabile diviene inevitabile. L\u2019unit\u00e0 di comando, nei momenti di emergenza, non comporterebbe spazi per il dibattito: \u00e8 una bugia colossale, perch\u00e9 si dovrebbe almeno aggiungere l\u2019aggettivo \u201cpubblico\u201d al termine dibattito. Dietro le quinte, in ogni governo, ci sono violenti scontri sul da farsi, che si celano per\u00f2 alla collettivit\u00e0. E\u2019 un dibattito tra pochi: vale il principio per cui in guerra non sono ammesse defezioni. Il ricorso al termine guerra, ancorch\u00e9 sanitaria, ricorre ormai spesso e giustifica tutto: sono gli esperti, i virologi, gli epidemiologi, gli infettivologi, a cercare di convincere i vertici politici sul da farsi. Accade esattamente come nelle guerre armate, quando il rapporto tra militari e politici si fa cruciale, parimenti celato alla collettivit\u00e0: si discutono le opzioni delle strategie, calcolando le perdite attese, quelle subite ed inflitte per ogni battaglia. Per ora, nel bilanciamento tra la tutela della salute e gli interessi della produzione, sta prevalendo la prima.<\/p>\n<p>Solo in Italia, per\u00f2, si \u00e8 deciso per la sospensione generalizzata delle attivit\u00e0 economiche, fatta eccezione per quelle indispensabili: una scelta assai discutibile, che ci penalizzer\u00e0 assai. Per molte imprese, il danno sar\u00e0 irrecuperabile. Ci sono interi settori che rimarranno inevitabilmente fermi per chiss\u00e0 quanto tempo, come quello turistico. Ma, ferme le precauzioni di distanziamento personale e l\u2019uso dei dispositivi di protezione individuale, questa scelta solo italiana di sospendere la quasi totalit\u00e0 delle attivit\u00e0 produttive appare davvero suicida. E\u2019 un nuovo 8 settembre.<\/p>\n<p>La questione dell\u2019inflazione, nei prossimi anni, dipender\u00e0 innanzitutto da una scelta eminentemente politica, ideologica: continuare ad indirizzare e confinare il risparmio e gli investimenti in asset finanziari significa rafforzare questa l\u2019industria rispetto all\u2019economia reale.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro punto, nodale e simmetrico, che riguarda la sostenibilit\u00e0 ambientale della crescita dell\u2019economia reale. Mentre le risorse naturali sono determinate, al pi\u00f9 riproducibili, il loro consumo tende ad assumere una traiettoria che ne supera la disponibilit\u00e0. Questa divaricazione tra offerta rigida e domanda crescente non ha un impatto lineare sui prezzi delle materie prime: lo dimostra l\u2019andamento del petrolio, che risponde soprattutto a logiche geopolitiche e finanziarie. Oggi, per via del prevalere dell\u2019offerta sulla domanda, il prezzo di un barile di petrolio oscilla intorno ai 20 $ per barile: in termini reali, \u00e8 assai pi\u00f9 economico di quanto non lo fosse nel 1973, alla vigilia della Prima crisi petrolifera.<\/p>\n<p>La crisi sanitaria del coronavirus si colloca quindi nel corso della transizione industriale verso la Green Economy. Con l\u2019Accordo di Parigi sul clima era stato assunto un impegno globale per ridurre i combustibili fossili e le immissioni di CO2 al fine di contenere il rialzo della temperatura atmosferica. Gli Usa, per volont\u00e0 del Presidente Donald Trump, hanno ritirato l\u2019adesione all\u2019Accordo per via dei maggiori costi che sarebbero ricaduti sulle industrie statunitensi. Di recente, Trump ha anche rimosso i limiti alle emissioni inquinanti delle automobili che erano stati imposti dal suo predecessore, Barak Obama. La transizione verso l\u2019auto elettrica, che comporta un immenso sforzo finanziario, risentir\u00e0 pesantemente di questa crisi. D\u2019altra parte, il crollo delle vendite di auto registrato in questo ultimo mese, non ha precedenti storici: siamo al blocco totale.<\/p>\n<p>L\u2019andamento dell\u2019economia in generale, e soprattutto quello della inflazione, dipenderanno in primo luogo dalla capacit\u00e0 degli Stati e delle banche di offrire sostegni contingenti alle imprese, in termini di liquidit\u00e0 aggiuntiva per fare fronte agli impegni assunti. Gli Stati e le banche, i reprobi del dopo 2008, diventano ora salvifici protagonisti. A loro spetta agire, perch\u00e9 ogni disoccupato in pi\u00f9 ed ogni azienda fallita comporta un peso negativo in termini di domanda e di offerta, con una ricaduta ulteriore sul livello generale dei prezzi. Questi ultimi potrebbero salire solo nel caso in cui, per una falcidie generalizzata delle imprese, l\u2019offerta dovesse essere insufficiente rispetto alla futura domanda ancorch\u00e9 ridotta. Il settore agricolo, che utilizza spesso manodopera straniera, potrebbe dar vita ad una serie di aumenti dei prezzi, considerando anche il rallentamento degli scambi internazionali, deciso in via prudenziale dai governi. In Cina, per la carne di maiale e per il pollame, a causa delle contemporanee epidemie che hanno colpito gli allevamenti, si registrano gi\u00e0 da tempo carenze negli approvvigionamenti e vistosi rincari.<\/p>\n<p>L\u2019aumento generalizzato dei prezzi al consumo dipender\u00e0 poi dalla permanenza e dalla incisivit\u00e0 delle normative poste a tutela della salute: i costi dei servizi sanitari e turistici, per i trasporti delle persone e nel commercio al dettaglio, anche per via dei tempi di attesa derivanti dal distanziamento nelle file imposte ai clienti, saranno tutti fattori che li aumenteranno. Molto incideranno gli sgravi fiscali, che potrebbero in parte sterilizzarli.<\/p>\n<p>Tutto comunque dipender\u00e0 dai nuovi e maggiori vincoli che saranno posti all\u2019economia reale: puntando non solo sulla\u00a0green economy, quanto sulla\u00a0safe life.\u00a0Ai consueti problemi posti dalla sostenibilit\u00e0 ambientale di uno sviluppo economico \u201cenergy intensive\u201d aggiungeremmo quelli della sostenibilit\u00e0 sociale di un paradigma normativo che sanitarizza l\u2019intera esistenza umana: anche se il virus non c\u2019\u00e8 oggi, potrebbe sempre tornare.<\/p>\n<p>L\u2019ossessione della fine del mondo e della morte, eclissate da secoli, tornerebbero ad essere strumento di dominio per gli Stati e di arricchimento per i Mercati. Una morsa in cui la libert\u00e0 dell\u2019uomo e la democrazia verrebbero definitivamente schiacciati.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/economia\/30412-preoccuparsi-dellinflazione\">https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/economia\/30412-preoccuparsi-dellinflazione<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI Pubblichiamo l&#8217;ultimo editoriale di Guido Salerno Aletta Preoccuparsi gi\u00e0 oggi dell\u2019inflazione che verr\u00e0, di qui a qualche mese o nei prossimi anni, potrebbe apparire davvero prematuro: un vezzo intellettuale, un dibattito bizantino sul sesso degli angeli. Basta invece pensare ai mille dubbi che assalirebbero, per il timore di un contagio, chi tra qualche settimana entrasse in una camera di albergo, oppure nella cabina di una nave da crociera. 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