{"id":57428,"date":"2020-04-13T08:00:38","date_gmt":"2020-04-13T06:00:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57428"},"modified":"2020-04-30T15:21:43","modified_gmt":"2020-04-30T13:21:43","slug":"sullorigine-socialista-del-sovranismo-costituzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57428","title":{"rendered":"Le radici socialiste del sovranismo costituzionale"},"content":{"rendered":"<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><em>&#8220;In ogni epoca bisogna tentare di strappare nuovamente la trasmissione del passato al conformismo che \u00e8 sul punto di soggiogarla&#8221; (Tesi XVIIa &#8211; A).<\/em><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><em>[&#8230;]\u00a0<\/em><em>Lo storicismo si accontenta di stabilire un nesso causale fra momenti diversi della storia. Ma nessuno stato di fatto \u00e8, in qualit\u00e0 di causa, gi\u00e0 perci\u00f2 storico. Lo diventa solo successivamente attraverso circostanze che possono essere distanti migliaia di anni da esso. Lo storico che muove da qui cessa di lasciarsi scorrere tra le dita la successione delle circostanze come un rosario. Egli invece afferra la costellazione in cui la sua epoca \u00e8 venuta a incontrarsi con una ben determinata epoca anteriore. Fonda cos\u00ec un concetto di presente come quell&#8217;adesso, nel quale sono disseminate e incluse schegge del tempo messianico&#8221; (Tesi &#8211; VI).<\/em><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Walter Benjamin<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-57808\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Unknown-6.jpeg\" alt=\"\" width=\"266\" height=\"190\" \/><\/p>\n<p><strong>1. Antefatto. La contraddizione attuale<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Lo scritto si propone di introdurre uno dei filoni storico-politici pi\u00f9 importanti che hanno segnato il sovranismo, nella fattispecie la galassia costituzionale e neo-socialista. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto in seguito alla crisi economica, nel 2008, proveniente dai <em>subrimes<\/em>\u00a0americani i quali, colpendo l&#8217;Europa, hanno dato luogo, anche in Italia, ad una rinnovata e collettiva coscienza di classe. Il primo grande contributo scientifico, che mise in luce l&#8217;impotenza delle istituzioni europee nel salvaguardare il lavoro e la societ\u00e0 italiana dalle aggressioni del capitale a causa dei suoi choc esogeni, consegu\u00ec dalla precoce analisi giuridica dell&#8217;allora sconosciuto professore universitario Stefano D&#8217;Andrea (2011)<strong> (1)<\/strong>. Il suo articolo,\u00a0<em>O la costituzione italiana o l&#8217;Unione<\/em> <em>Europea<\/em>, veniva scritto a novembre del 2011, proprio nel momento in cui l&#8217;ex capo del governo, Silvio Berlusconi, rinunciava al suo incarico in seguito alla lettera di Jean-Claude-Trichet, ex presidente della BCE (Banca Centrale Europea), istituto di credito indipendente dai parlamenti dei singoli paesi membri dell&#8217;Unione. L&#8217;intervento politico di un soggetto privato esterno, che delegittimava un governo investito dalla volont\u00e0 popolare, andava chiaramente a inficiare le ordinarie procedure democratiche di un paese sovrano. In questo modo, D&#8217;Andrea, mentre descriveva tecnicamente l&#8217;impossibilit\u00e0 da parte della classe dirigente di fare ricorso alla Costituzione sul piano giuridico (in quanto l&#8217;Unione vietava allo Stato di rispondere alla crisi per mezzo di interventi economici anti-ciclici), segnalava indirettamente anche un golpe bianco sul versante politico\u00a0<strong>(2)<\/strong>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Da quel momento in poi fu tutto un susseguirsi di eventi, conferenze, analisi <strong>(3),<\/strong>\u00a0esperimenti di aggregazione sociale all&#8217;interno di un universo ancora magmatico i cui effetti, tuttavia, apparivano pi\u00f9 spesso fragili e inconcludenti. Da una parte, esplosero tentativi di egemonia, animati da un volgare e riduttivo economicismo anti-euro, dominato spesso da un intellettualismo auto-referenziale; dall&#8217;altra, si moltiplicava un tipo di associazionismo populista che finiva puntualmente per riconfluire nei partiti istituzionali-liberali, i quali d&#8217;altronde non si sono fatti sfuggire l&#8217;occasione di fagocitarlo e di raccogliere inoltre singoli elementi sparsi di autentica rottura, divenuti funzionali solo alla loro stessa promozione politica (es: il programma &#8220;Basta Euro&#8221; del 2014, proposto da Claudio Borghi Aquilini, economista della Lega).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In generale per\u00f2, si \u00e8 trattato di un fermento ricco ed estremamente variegato che, dopo questa prima fase di selezione, ha determinato la nascita di alcune formazioni partitiche neo-socialiste sebbene ancora di piccola entit\u00e0. Questo \u00e8 accaduto perch\u00e9 si sono sprigionate nuove energie che, in buona parte, provenivano da classi medie e meno abbienti, rimaste finora estranee alla politica. La spontaneit\u00e0 della frattura con l&#8217;<em>establishment<\/em>, e l&#8217;urgenza di darsi risposte concrete, ha conferito quindi alla cultura sovranista un&#8217;autonoma impostazione popolare, risultato tuttavia di un&#8217;osmosi, non di rado anche di natura conflittuale, prodotta dentro e fuori l&#8217;accademia, in virt\u00f9 della quale, ad avviso di chi scrive, ha potuto ritrovare probabilmente una pi\u00f9 autentica unit\u00e0 tra teoria e prassi. Tanto \u00e8 bastato per mettere in discussione una serie di dogmi che ormai caratterizzavano molte delle categorie novecentesche ma, in modo inaspettato, soprattutto quelle di fine secolo piuttosto che del suo inizio. Paradossalmente, il sovranismo costituzionale fa un passo indietro per compiere un balzo in avanti, nel senso che ha ricucito il cammino con una tradizione bruscamente interrotta a met\u00e0 del secolo scorso, mentre ne ha abbandonata un&#8217;altra che ideologicamente era stata profilata come pi\u00f9 moderna. Si \u00e8 dato troppo per scontato come il concetto di nazione fosse diventato obsoleto per la lotta di classe, che anzi l&#8217;avrebbe oppressa sempre di pi\u00f9, e si \u00e8 finititi per accogliere, senza rendersene conto, un tipo di internazionalismo meccanicistico e vuoto (<strong>4<\/strong> &#8211; Fazi 2018).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>2. Il passato si riconquista<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il tempo storico non costituisce una catena di circostanze che si susseguono lungo un movimento di causa-effetto, una litania ripetitiva simile a quella di un rosario, scriveva Walter Benjamin, mentre semmai appare ai nostri occhi come un&#8217;eredit\u00e0. Quest&#8217;ultima infatti non \u00e8 mai solo di derivazione biologica, ossia un accadimento che accogliamo a causa di un mero passaggio genitoriale, ma riguarda piuttosto la volont\u00e0 di una riconquista, un movimento soggettivo con il quale reclamiamo quello che ci spetta. Quando guardiamo al passato, continua Benjamin, e ci ritroviamo innanzi ad un cimitero inerte di eventi che si susseguono, ridotti a macerie prive di senso, rimane sempre nostro compito quello di scegliere, tra le rovine, quelle che consideriamo di maggior valore. Il passato cos\u00ec non si subisce passivamente ma si lotta per riprenderlo e si attualizza secondo la nostra necessit\u00e0. Di conseguenza, quello che sembra apparire come una regressione diventa un movimento a spirale che si traduce in uno slancio proteso in avanti: un progresso.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Egli (lo storico) invece afferra la costellazione in cui la sua epoca \u00e8 venuta a incontrarsi con una ben determinata epoca anteriore. (e) Fonda cos\u00ec un concetto di presente come quell\u2019adesso.\u00a0<\/em>(<strong>5<\/strong> &#8211; Benjamin, 2006).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Eccetto che il passato, prima di tutto, andrebbe conosciuto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Partiamo quindi per un attimo da chi, al contrario, ha deciso di <em>non<\/em> scegliere e di raccogliere un&#8217;eredit\u00e0 alla stregua di un regalo. Partiamo cio\u00e8 da quelle organizzazioni che gi\u00e0 esistevano ma che, senza mai voltarsi indietro per un istante, hanno semplicemente continuato a vivere, sicuri di procedere dritto verso il futuro, mentre reiteravano un movimento circolare e tautologico. Da qui la rimozione, da parte dei gruppi giovanili dirigenti della sinistra comunista, delle proprie origini, che impedisce loro di leggere l&#8217;attuale crisi democratica. Si tratta, per lo pi\u00f9, di una grave lacuna intellettuale e storica che confonde tutto in un&#8217;oscura <em>notte delle vacche nere<\/em>, mentre, come abbiamo visto, siamo in presenza di una circostanza molto pi\u00f9 complessa. Si legga ad esempio l&#8217;articolo di Tiziano Censi, responsabile organizzazione del FGC (Fronte della Giovent\u00f9 Comunista) e del Partito Comunista,\u00a0<em>Le radici del sovranismo<\/em><strong><em>:<\/em><\/strong><\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>In questi ambienti non ci si limita ad esaltare il concetto di nazione ma si riprendono molti dei temi della cosiddetta \u201cdestra sociale\u201d rimodulandoli in maniera che siano appetibili ad un pubblico pi\u00f9 ampio possibile, con una fraseologia che comincia a farsi strada anche negli ambienti di sinistra<\/em>&#8221; (<strong>6<\/strong> &#8211; Censi, 2020).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Giunto a questa riflessione, Censi osserva dunque che, da qualche tempo a questa parte, sono spuntate voci critiche riguardo le politiche liberali degli ultimi 40 anni, spostando tuttavia in maniera maldestra il proprio fuoco, dalla questione del capitalismo <em>tout-court<\/em>, verso invece la minaccia della globalizzazione economica, circostanza esterna usata, secondo l&#8217;autore, per camuffare gli interessi soggettivi di una borghesia in grado di sopravvivere economicamente solo nell&#8217;ambito del territorio nazionale (aggiungo io: per via di una spesa pubblica che, in assenza dei vincoli di bilancio UE, permetterebbe ancora di alimentare la domanda interna).\u00a0L&#8217;articolo per\u00f2 tiene a precisare anche che l&#8217;obiettivo della polemica non si rivolge pi\u00f9 stavolta verso le rimostranze euro-scettiche di partiti liberali e xenofobi come la Lega Nord, quanto piuttosto contro intellettuali, economisti, personaggi pubblici, gruppi populisti che, se pur reintroducono nel loro discorso (come nel caso dei diritti sociali) un linguaggio apparentemente progressista (es: Diego Fusaro lettore di Marx), si limitano a recuperare in verit\u00e0 i concetti di <em>Stato<\/em>, <em>welfare-state<\/em>, e <em>unit\u00e0 nazionale<\/em> contro l&#8217;Unione Europea e pertanto contro l&#8217;internazionalismo comunista.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-57445\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/intestazione-sito-3-2-300x165.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/intestazione-sito-3-2-300x165.png 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/intestazione-sito-3-2.png 525w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Insomma, anche se Censi non entra nei dettagli allude a una soggettivit\u00e0 politica ancora per lui indistinta ma di certo rosso-bruna (&#8230;<em>con una fraseologia che comincia a farsi strada anche negli ambienti di sinistra<\/em>) che, almeno a partire dallo scoppio del primo trauma sistemico (2011), appunto, si sta organizzando con l&#8217;intento di recuperare la storia repubblicana anteriore al Trattato di Maastricht del 1992. In effetti, continua l&#8217;organizzatore del FGC, la nostalgia (aggiungo io: per le \u201cpiccole patrie\u201d) si fa puntualmente largo durante le consuetudinarie crisi capitalistiche, quando le classi meno abbienti, essendo pi\u00f9 vulnerabili rispetto agli choc esogeni, sarebbero tentate di interrompere il conflitto sociale e creare un&#8217;alleanza con la piccola e media impresa, il cui profitto sembrerebbe minacciato dal grande capitale trans-nazionale. Quindi, il rancore populista finisce per scansare l&#8217;obiettivo della rivoluzione mondiale (o, paradossalmente, &#8220;nazional-europea&#8221;) e vi si sostituisce, facendo convergere inoltre le classi meno abbienti in un patto interclassista che le subordina all&#8217;interesse di una borghesia conservatrice e in grave sofferenza.\u00a0A questo punto si farebbe avanti il sovranismo che, alla stregua del vecchio nazionalismo (nascosto per\u00f2 sotto mentite spoglie), fa da compagine tra classi sociali eterogenee, ora per mezzo di un neologismo edulcorato, condito da una retorica patriottica e misure protezionistiche sul lavoro, in grado di sedurre le classi subalterne. Mentre invece, conclude l&#8217;articolista, si \u00e8 fatto spazio tra loro ancora una volta in realt\u00e0, con la sua tipica ideologia piccolo borghese, nient&#8217;altro che la tradizionale \u201cdestra sociale\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-57431\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/unnamed-1-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/unnamed-1-206x300.jpg 206w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/unnamed-1.jpg 351w\" sizes=\"(max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>3. Il frontismo<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Mi domando, allora, se un personaggio come Tiziano Censi, con una laurea in scienze politiche, che \u00e8 pur riuscito a diventare dirigente di un&#8217;organizzazione giovanile comunista, abbia mai sentito parlare del <strong>frontismo<\/strong>, perch\u00e9 a questo punto se ne pu\u00f2 dubitare <strong>(7)<\/strong>. Pertanto, occorre scrivere per il lettore non addetto ai lavori una digressione storica che porti alla luce la verit\u00e0: ovvero, bisogna spiegare come, al contrario, <em>le radici della famiglia socialista italiana fossero state costruite su di una granitica istanza in difesa della sovranit\u00e0<\/em>. Dunque, procediamo con ordine. Il frontismo fu la collaborazione politica tra PCI e PSI, che ricomponeva la &#8216;Scissione di Livorno&#8217; del 1921, scaturita dapprima, durante la Resistenza, nella lotta congiunta contro il fascismo, e successivamente prorogata nell&#8217;immediato dopo guerra per mezzo di un&#8217;alleanza elettorale con il fine di vincere le elezioni del 1948.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-57458\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/48412281_10218837932488844_1250025084467281920_n-2-300x241.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/48412281_10218837932488844_1250025084467281920_n-2-300x241.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/48412281_10218837932488844_1250025084467281920_n-2-768x617.jpg 768w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/48412281_10218837932488844_1250025084467281920_n-2.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il frontismo tuttavia capitol\u00f2 con il 30% dei voti a causa di una maggioranza netta della democrazia cristiana. Eppure, l&#8217;alleanza rimase piuttosto coesa fino almeno a poco prima del Trattato di Roma del 1957. In tale frangente, il\u00a0Partito comunista e il Partito socialista, insieme alla Democrazia Cristiana, il partito\u00a0Repubblicano, il partito di Unit\u00e0 proletaria, quello di Azione, e i liberali, furono promotori, innanzitutto, della\u00a0Costituzione\u00a0del 1948, scritta dai padri costituenti, tra i quali ricordiamo\u00a0<strong>Palmiro Togliatti<\/strong>, segretario del PCI, ma anche dai leader del PSI, quali <strong>Lelio Basso<\/strong> e <strong>Pietro Nenni<\/strong>. Ebbene, furono anche loro ad approvare l&#8217;articolo 52 \u00a0che recita cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>La difesa della patria \u00e8 sacro dovere del cittadino. Il servizio militare \u00e8 obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, n\u00e9 l&#8217;esercizio dei diritti politic<\/em>i\u00bb\u00a0<strong>(8)<\/strong>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Inoltre, fu lo stesso Togliatti, all&#8217;alba della sconfitta del fascismo, che nel 1945 annunciava lo stretto legame tra la classe dei lavoratori e la nazione:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-57457\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Unknown-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"258\" \/><\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>E&#8217; ridicolo che la classe operaia possa staccarsi, scindersi, dalla nazione. La classe operia \u00e8 il nerbo delle nazioni non solo per il suo numero, ma per la sua funzione economica e politica. L&#8217;avvenire della nazione riposa innanzi tutto sulle spalle delle classi operaie. <strong>I comunisti, che sono il partito della classe operaia, non possono dunque staccarsi dalla loro nazione se non vogliono troncare le loro &#8216;radici vitali&#8217;<\/strong>. Il cosmopolitismo \u00e8 una ideologia del tutto estranea alla classe operaia. Esso \u00e8 invece l&#8217;ideologia caratteristica degli uomini della banca internazionale, dei cartelli e dei trusts internazionali, dei grandi speculatori di borsa e dei fabbricanti di armi. Costoro sono i patrioti del loro portafoglio. Essi non soltanto vendono, ma si vendono volentieri al migliore offerente tra gli imperialisti stranieri<\/em>\u00bb (<strong>9 &#8211; <\/strong>Togliatti, 1945).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">A questo punto, credo, giovi confrontare l&#8217;espressione &#8220;radici vitali&#8221; usata da Togliatti per indicare il legame indissolubile tra la classe dei lavoratori e la nazione, con quella di &#8220;radici del sovranismo&#8221;, impiegata da Censi per designare l&#8217;origine populista e destroide di quegli stessi lavoratori, cos\u00ec da comprendere la distanza siderale tra il giovane comunista del 2020, ignaro della storia, e il segretario del PCI nel 1945, \u00a0che ha fatto la storia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Purtroppo, la sinistra si \u00e8 persa, non solo nella sua versione integrata nell&#8217;<em>establishment<\/em> (come si presenta, fin dal Congresso della Bolognina, il PD), ma anche in tutte le sue altre forme extra-parlamentari, post-sessantottine, che confondono l&#8217;idea originaria di internazionalismo con il processo di centralizzazione senza concentrazione: ovvero, <em>un comando del capitale centralizzato<\/em>\u00a0(ancora facente capo a specifiche nazioni),<em> ma con unit\u00e0 produttive connesse in rete lungo filiere transnazionali<\/em>\u00a0che, nel loro effetto di disperdere la forza lavoro, distruggono semmai l&#8217;unit\u00e0 di classe\u00a0<strong>(10)<\/strong>. D&#8217;altronde, gi\u00e0 con la III internazionale, e <em>il socialismo in un solo paese<\/em>, l&#8217;internazionalismo aveva assunto un significato totalmente diverso. Quest&#8217;ultimo consisteva piuttosto in una cooperazione che fosse &#8216;inter (fra) &#8211; nazionale (nazioni)&#8217;, la quale rimaneva estranea alla matrice libertaria e cosmopolita, pur esistita durante gli anni di clandestinit\u00e0 sotto il ventennio fascista. Tuttavia, sarebbe rimasta latente fino a met\u00e0 degli anni &#8217;60, quando invece prender\u00e0 il sopravvento la parabola operaista che giunse al picco del suo relativismo nel 1989 con l&#8217;ideologia della fine delle grandi narrazioni, prima fra tutte quella socialista. Rimasero appunto dei partiti superstiti che, riproponendosi per\u00f2 in forme destrutturate di lotta, organizzate in maniera orizzontale, e subordinate alle catene del valore trans-nazionali, finivano cos\u00ec per adattarsi, senza rendersene conto, all&#8217;ideologia de\u00a0<em>Il\u00a0post-moderno: o<\/em>\u00a0<em>la<\/em><em>\u00a0logica culturale del tardo capitalismo<\/em>\u00a0(<strong>11<\/strong>\u00a0&#8211; Jameson, 1989). Nella sua analisi estetica di impostazione marxista, che si combina insieme ad una prospettiva psicanalitica lacaniana, Jameson, durante il crollo dell&#8217;URSS, indaga l&#8217;incapacit\u00e0 del <em>S\u00e9<\/em>\u00a0nei paesi del capitalismo avanzato di ricostruire un conflitto con la realt\u00e0 sociale che lo circonda. Scisso da ogni sostanza, il soggetto politico si separa anche dalla propria classe, che non riconosce pi\u00f9 come tale, e rimane smarrito nel nuovo nichilismo, costituito da una rete apparentemente illimitata ma vuota, divenuta soltanto ora sistemica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Viceversa, nell&#8217;epoca del frontismo, a Basso e a Togliatti (reduci dalla crisi del &#8217;29) non era sfuggito affatto che il processo di accumulazione se, da una parte, aveva avuto certamente origini nazionali, dall&#8217;altra tuttavia, quando rimaneva fuori il controllo democratico delle istituzioni, poteva assumere un&#8217;origine internazionale. Difatti, l&#8217;imminente unione economica del Carbone e dell&#8217;Acciaio era stata attentamente esaminata dai leader socialisti e venne respinta proprio sulla base della Costituzione\u00a0(<strong>12<\/strong>\u00a0&#8211; Cangemi, 2019). Nel mercato concorrenziale, che si sarebbe venuto a creare per mezzo della CECA, i trattati assicuravano un vantaggio strategico ai grandi gruppi industriali del nord Europa, costringendo i settori siderurgici italiani ad abbassare i salari della forza lavoro per riuscire a reggere la nuova concorrenza su scala continentale. Tanto che Lelio Basso in quegli anni arriv\u00f2 a denunciare l&#8217;accordo comunitario con le seguenti parole:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-57455\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Unknown.jpeg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"194\" \/><\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Ecco, noi assistiamo a questo punto al passaggio improvviso di quelle borghesie occidentali dal vecchio esasperato nazionalismo ad un\u2019ondata di cosmopolitismo. Ma cos\u00ec come il sentimento nazionale del proletariato non ha nulla di comune con il nazionalismo della borghesia, cos\u00ec il nostro internazionalismo non ha nulla di comune con questo cosmopolitismo di cui si sente tanto parlare e con il quale si giustificano queste unioni europee e queste continue rinuncie alla sovranit\u00e0 nazionale [\u2026]<b>. <\/b><strong>L&#8217;internazionalismo proletario non rinnega il sentimento nazionale<\/strong><b><\/b><b>,<\/b> non rinnega la storia, ma vuol creare le condizioni che permettano alle nazioni di vivere pacificamente insieme. <strong>Il cosmopolitismo di oggi che le borghesie, nostrana e dell\u2019Europa, affettano \u00e8 tutt\u2019altra cosa: \u00e8 rinnegamento dei valori nazionali per fare meglio accettare la dominazione straniera<\/strong><\/em>\u00bb. (<strong>13<\/strong>\u00a0&#8211; Basso, 1949).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>5. Interclassismo o alleanza pluriclasse?<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">D&#8217;altro canto, diversamente dalle affermazioni di Censi, l&#8217;idea di un&#8217;alleanza tra lavoratori e piccola-media borghesia non fu soltanto l&#8217;oggetto di interesse di un&#8217;impostazione <em>interclassista<\/em>, come avvene certamente per la DC, ma anche in seguito con l&#8217;ascesa di Luigi Berlinguer nel PCI, oppure con Bettino Craxi nel PSI, in un periodo di certa compromissione dei due grandi ex partiti dei lavoratori. In realt\u00e0, fin dagli esordi, i soggetti politici socialisti dimostrarono, al contrario, di costruire le loro fondamenta su di una solida base <em>pluriclasse<\/em> (evidentemente sconosciuta all&#8217;autore dell&#8217;articolo), per cui la ricostruzione della democrazia post-bellica doveva essere per forza di cose &#8220;nazional-popolare&#8221;.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tanto per cominciare, nonostante la guerra civile, l&#8217;Italia era considerata un paese sconfitto cui venivano imposte, con il Trattato di Parigi del 1947, forme di limitazioni e di controllo da parte di forze straniere. In altre parole, la narrazione per cui, grazie all&#8217;Europa, ci sarebbero stati 70 anni di pace, fin dall&#8217;inizio, parte del tutto rovesciata. Tuttavia, quando <strong>Alcide De Gaspari<\/strong>, dopo aver firmato le clausole cos\u00ec punitive e umilianti di quell&#8217;accordo, fa ritorno dalla Francia, dal suo discorso, all&#8217;aeroporto di Ciampino (Roma), emerge subito invece la volont\u00e0 di non abbassare la testa e di elaborare al pi\u00f9 presto un piano per intraprendere l&#8217;imminente ricostruzione\u00a0(<strong>14<\/strong>\u00a0&#8211; Fasanella, 2018). Per cui il FGC ci dovrebbe spiegare come sarebbe potuta nascere, ad esempio, una politica energetica italiana che fosse stata indipendente e adeguata al fabbisogno della sua popolazione ma anche al contempo conciliante rispetto agli interessi contrapposti di Francia e Regno Unito in Africa e in Medio Oriente\u00a0(<strong>15<\/strong>\u00a0 &#8211; Fasanella, 2018)<strong>.<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-57590\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Unknown-1-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"259\" \/><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Come si sarebbero potute risolvere, ancora, se non nell&#8217;ambito di una prospettiva nazionale, le cocenti contraddizioni tra nord e sud Italia, che ci trascinavamo dietro dall&#8217;Unit\u00e0?\u00a0Come si sarebbe potuto incentivare, ad esempio, una politica di risparmi privati in assenza di una cultura contadina e pre-moderna che era diffusissima in Italia, mentre era del tutto assente nelle altre regioni del nord Europa? Come si sarebbe potuto perseguire la via della piena occupazione, se non attraverso il ripristino e l&#8217;allargamento di una massiccia industria pubblica (l&#8217;IRI) di cui, viceversa, il nord Europa faceva benissimo a meno, a causa della Rivoluzione Industriale che aveva permesso, gi\u00e0 da due secoli, lo sviluppo di grandi capitali privati? Come si poteva, insomma, ricominciare a costruire l&#8217;Italia senza fare i conti, da una parte, con l&#8217;esperienza appena conclusa del fascismo e, dall&#8217;altra, con una posizione economica subordinata rispetto allo scacchiere europeo? Considerando una cultura contraddistinta, con le esigenze di una popolazione che, in definitiva, erano del tutto incompatibili rispetto a quelle del continente?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>5. La questione nazionale<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non a caso, l&#8217;intenzione di lavorare affinch\u00e9 si creasse un&#8217;egemonia nazional-popolare, che potesse condurre l&#8217;Italia fuori la sua arretratezza e la rendesse un paese socialista avanzato in grado di collaborare nell&#8217;ambito di una prospettiva internazionale, era una questione precedente al frontismo, e fu fatta oggetto di molte riflessioni da parte di Antonio Gramsci. L&#8217;Italia era divisa a met\u00e0, con una classe di contadini concentrati soprattutto nel Mezzogiorno e un proletariato industriale situato al nord, che erano mossi da interessi divergenti ma che si domandava loro di diventare organici. Tale sinergia non doveva strutturarsi per\u00f2 in una forma politica auto-gestita di classe, quanto piuttosto in una dimensione statale a carattere elettivo e democratico nella misura in cui, tra il 1919 e il 1924, Gramsci aveva preso le distanze dal modello sovietico dei consigli di fabbrica\u00a0<strong>(16)<\/strong>. Cos\u00ec accade che oggi l&#8217;orizzonte ideologico de\u00a0<em>L&#8217;ordine nuovo<\/em>, la rivista fondata dall&#8217;intellettuale sardo, e che d\u00e0 il nome anche a questa testata <em>on line<\/em>, viene di fatto sabotato dai suoi giovani inesperti redattori e dirigenti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-57456\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Gramsci-1-212x300.png\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Gramsci-1-212x300.png 212w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Gramsci-1.png 288w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Le accuse di nazionalismo sono inette se si riferiscono al nucelo della questione. Se si studia lo sforzo dal 1902 al 1917 da parte di maggioritari* (*nota: Bolscevichi), si vede che la loro originalit\u00e0 consiste nel depurare l&#8217;internazionalismo di ogni elemento vago e puramente ideologico (in senso deteriore) per dargli un contenuto di politica realistica. <strong>Il concetto di egemonia \u00e8 quello in cui si annodano le esigenze di carattere nazionale<\/strong> e si capisce come certe tendenze di tale concetto non parlino o solo lo sforino. Una classe di carattere internaizonale in quanto guida di strati sociali strettametne nazionali (intellettuali) e anzi spesso meno ancora che nazionali, particolaristi e municipalisti (i contadini), deve &#8216;nazionalizzarsi&#8217; , in un certo senso, e questo senso non \u00e8 d&#8217;altronde molto stretto, <strong>perch\u00e9 prima che si formino le condizioni di un&#8217;economia secondo un piano mondiale, \u00e8 necessario attraversare fasi molteplici in cui le combinazioni regionali (di gruppi di nazioni) possono essere varie<\/strong><\/em>\u00bb (<strong>16\u00a0<\/strong>&#8211; Gramsci, 2012).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non si \u00e8 dimenticato invece della lezione gramsciana Carlo Formenti (2016), il quale ne <em>La variante populista<\/em>\u00a0<strong>(18)<\/strong> osserva l&#8217;impossibilit\u00e0 di individuare un unico ceto in grado di condurre il conflitto di classe come invece poteva ancora avvenire fra met\u00e0 degli anni &#8217;40 e met\u00e0 degli anni &#8217;60. Difatti, la contraddizione economica ha finito progressivamente per coinvolgere una pluralit\u00e0 di categorie sociali solo apparentemente differenti tra loro. E pertanto, la frammentazione della contrattazione nazionale a partire dal pacchetto Treu del 1997; le molteplici e fitte configurazioni con le quali la catena del valore \u00e8 stata segmentata all&#8217;interno del paese; e l&#8217;asservimento diretto al capitale finanziario di gruppi eterogenei di lavoratori, che vanno dal piccolo imprenditore fino al libero professionista, passando per l&#8217;artigiano, l&#8217;impiegato statale, cos\u00ec come per l&#8217;operaio, i precari e i sotto-occupati, impone la necessit\u00e0 di proporre un patto pluriclasse in grado di\u00a0ricomporre l&#8217;<em>Io<\/em> politico, interrelato e composito, in un&#8217;unica compagine. Questo, in fondo, \u00e8 il desiderio inconscio delle masse oppresse, eppure innocue in quanto <em>reificate<\/em>, che tuttavia, secondo Jameson, ancora anelano ad una <em>Totalit\u00e0 comunitaria<\/em> oggi viceversa scissa e assente. Ma l&#8217;unit\u00e0 del soggetto, conclude Formenti, a causa di interessi particolari non riconducibili immediatamente sul piano internazionale, almeno in una prima e lunga fase di questa lotta, potr\u00e0 darsi solo nell&#8217;ambito di un contesto spaziale e simbolico che torni sotto la gestione di un governo popolare: la nazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>6. Conclusione. L&#8217;attuale contraddizione \u00e8 un\u00a0problema\u00a0storico<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">C&#8217;\u00e8 da chiedersi se le nuove generazioni di comunisti e di socialisti saranno mai in grado di porre sotto critica la propria ideologia libertaria per mezzo della <em>dialettica<\/em>, strumento privilegiato fra gli altri, in grado di verificare costantemente le categorie storiche, le quali continuano ad essere attive e ad influenzare la nostra prassi nel presente, se non affronteranno mai il nodo cruciale del &#8220;pensiero debole&#8221;, maturato durante gli anni &#8217;70 del secolo scorso, attraverso il post-moderno americano, il reflusso francese, e l&#8217;operaismo italiano, dal quale sono state pienamente travolte.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sar\u00e0 davvero mai possibile che possano unirsi in una nuova lotta di liberazione che, dal Risorgimento, \u00e8 emersa ancora una volta con la Resistenza, e giunga fino al Recesso dai Trattati Europei?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Non lo sappiamo. Intanto per\u00f2 c&#8217;\u00e8 chi invece lo ha gi\u00e0 fatto e ha ritrovato il filo conduttore di un rinnovato scontro tra capitale e lavoro che fino al 1992 si era potuto gestire democraticamente nell&#8217;ambito di una cornice nazionale. Perch\u00e9 \u00e8 solo entro quest&#8217;ultima che il conflitto di classe aveva avuto storicamente la capacit\u00e0 di salvaguardare l&#8217;Italia rispetto agli accordi capestro promossi al suo esterno (la CECA); cos\u00ec come disciplinare il capitale al suo interno (l&#8217;IRI; il Piano del lavoro della CGIL; e lo Statuto dei lavoratori). <em>Diversamente da strutture politiche sovrannazionali come l&#8217;Unione Europea che, prive di controllo democratico, difenderanno sempre gli interessi di classi nazionali e internazionali avverse ai lavoratori, la nazione invece si presenta ancora oggi come lo spazio pi\u00f9 moderno del pensiero progressista dove, attraverso una lotta\u00a0pluriclasse, i partiti politici delegati dal basso, hanno ancora la facolt\u00e0 di esercitare la loro sovranit\u00e0 sulla politica economica mediante il parlamento<\/em>. Si tratta di questa auto-determinazione da parte del popolo, e non altro, il significato cui si riferisce il 2\u00b0 comma del 1\u00b0 articolo della Costituzione:<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">[&#8230;] <em>La sovranit\u00e0 appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione\u00a0<\/em>\u00bb <strong>(19)<\/strong>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sovranit\u00e0 che, viceversa, i Trattati dell&#8217;Unione Europea, in concomitanza con una classe politica italiana sprezzante del nostro paese e del lavoro, ci hanno finora sottratto, neutralizzando completamente, a partire da Maastricht, gli articoli principali della Costituzione, inclusa la parte dei rapporti economici\u00a0<strong>(20)<\/strong>. Dunque, rispetto alle analisi espresse nell&#8217;articolo del\u00a0<em>L&#8217;ordine nuovo<\/em>, che sovrappone in un pasticcio \u00a0post moderno destra sociale, populismo, e Lega Nord, con l&#8217;intera storia repubblicana, al contrario, una parte significativa delle radici che fondano il \u201csovranismo costituzionale\u201d nasce come recupero di una nobile corrente politica riformista-radicale e socialista, tesa all&#8217;applicazione della carta costituzionale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il sovranismo costituzionale, oggi come allora, vorrebbe il ritorno di una piena democrazia popolare in grado di esercitare il suo potere sull&#8217;economia e sulla finanza in difesa del lavoro, in risposta quindi, sia al soggettivismo astratto della destra liberale nazionale e internazionale, sia contro l&#8217;universalismo vuoto della sinistra liberale nazionale e internazionale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 12pt;\"><strong>Note<\/strong><b>:<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(1) <\/strong><\/span><\/b><span style=\"font-size: small;\">Stefano D&#8217;Andrea<\/span><b><strong><span style=\"font-size: small;\">,<\/span><\/strong><\/b><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-size: small;\"><em>O la Costituzione della Repubblica italiana, o l&#8217;Unione Europea<\/em>, in Appello al Popolo, 25 \/12\/, 2011. \u00a0<a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5334\">http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5334<\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(2) <\/strong>Contro le alzate di scudi, dovute ai sospetti di un\u00a0potenziale complottismo che possono suscitare queste ultime parole, basta leggere la vasta storiografia italiana e straniera su quest&#8217;argomento. Mi riferisco, ad esempio, ai piani d&#8217;intervento della CIA nel caso di una vittoria del Fronte Democratico Popolare (l&#8217;alleanza fra PCI e PSI) contro la DC, durante le elezioni repubblicane del 1948, in Paul Gingsburg, <em>Storia d&#8217;Italia, dal dopoguerra a oggi<\/em>, Vol. I, Einaudi, Torino, 2018; passando poi in rassegna i vari tentativi di colpo di stato, primo fra tutti il <em>Piano<\/em>\u00a0<em>Solo<\/em> del 1964, ordito dal generale De Lorenzo, ai danni del primo compromesso storico tra DC e PSI con il governo Moro-Nenni; cos\u00ec come quello successivo del 1970, organizzato dall&#8217;ex missino, Julio Valerio Borghese, personaggio chiave dell&#8217;organizzazione inglese <em>Stay-Behind<\/em>, ridenominata in seguito <em>Codice Gladio<\/em>, in Giovanni Fasanella, <em>ll Puzzle Moro<\/em>,\u00a0Chiarelettere, Milano, 2018.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(3)<\/strong> Ricordo qui alcune conferenze pi\u00f9 significative: convegno\u00a0<em>Asimmetrie<\/em>, Montesilvano, 2012; convegno di Rimini della MMT, 2012; convegno <em>L&#8217;euro contro l&#8217;Europa?<\/em>, Roma, 2013; Convegno <em>Contro l&#8217;euro, per andare dove?<\/em>, Chianciano Terme, 2013; <em>Convegno<\/em> <em>Oltre\u00a0l&#8217;euro. La sinistra. La crisi. L&#8217;alternativa,\u00a0<\/em>Chianciano Terme, 2014. Ricordo, inoltre, fra i testi pi\u00f9 famosi che animarono quel dibattito intorno al 2011: Lucio Barra Caracciolo,\u00a0<em>Euro (o?) democrazia costituzionale<\/em>; Alberto Bagnai,\u00a0<em>Il tramonto dell&#8217;euro<\/em>;\u00a0Luciano Gallino, <em>Il colpo di stato di banche e governi. L&#8217;attacco alla democrazia in Europa<\/em>; Aldo Barba e Massimo Pivetti, <em>La scomparsa della sinistra in Europa<\/em>; Vladimiro Giacch\u00e9,\u00a0<em>La Costituzione nella palude<\/em> e <em>Auschluss. L&#8217;annessione<\/em>; Nino Galloni;\u00a0<em>La moneta copernicana\u00a0<\/em>e <em>Chi ha tradito l&#8217;economia italiana?<\/em>, Paolo Barnard, <em>Il pi\u00f9 grande crimine.\u00a0<\/em>Visto l&#8217;ambito socialista della discussione, preme ricordare qui il filosofo marxista Costanzo Preve, per il suo supporto diretto al movimento sovranista anche attraverso lo scritto <em>La questione nazionale alle soglie del XXI secolo<\/em>, Divergenze, Belgioioso (Pv), 1998; e il marxista Domenico Losurdo, estraneo in realt\u00e0 al dibattito sulla sovranit\u00e0 italiana, ma non a caso molto letto in questa area proprio per il suo chiaro supporto storiografico alla questione nazionale a guida popolare del secondo mondo e delle ex colonie del terzo mondo, cos\u00ec come per la sua lotta senza tregua contro il liberismo. \u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(4)<\/strong> Sulla lenta spoliazione della sovranit\u00e0 democratica e repubblicana durante la lunga parabola del secondo dopoguerra, fino all&#8217;epoca attuale, dove viene affrontato in modo magistrale l&#8217;illusione dell&#8217;internazionalismo contrapposto al modello costituzionale e nazionale, rimando al quadro generale che offrono Thomas Fazi &amp; Wililam Mitchell, in\u00a0<em>Sovranit\u00e0 o barbarie<\/em>, <em>il ritorno della questione nazionale<\/em>, Meltemi, Roma, \u00a02018.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b style=\"font-size: 12pt;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(5)\u00a0<\/strong><\/span><\/b><span style=\"font-size: small;\">Walter Benjamin,\u00a0<span style=\"font-size: 12pt;\"><em><span style=\"font-size: 10pt;\">Tesi &#8211; VI, in\u00a0<\/span><\/em><\/span><em>Tesi sulla filosofia della storia<\/em>,\u00a0<em>Angelus Novus<\/em>, Einaudi, Torino, 2006.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(6)<\/strong> Vedi l&#8217;articolo di Tiziano Censi, <em>Le radici del sovranismo<\/em>, in\u00a0L&#8217;ordine nuovo, 06\/04\/2020,\u00a0<\/span><strong><span style=\"font-size: small;\">Qui<\/span><\/strong><span style=\"font-size: small;\">: <a href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/04\/06\/le-radici-di-classe-del-sovranismo\/?unapproved=6&amp;moderation-hash=d1c7304ba23b4d32aae69794a2b5353e#comment-6\">https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/04\/06\/le-radici-di-classe-del-sovranismo\/?unapproved=6&amp;moderation-hash=d1c7304ba23b4d32aae69794a2b5353e#comment-6<\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(7)<\/strong> Pasquale Amato, <em>Il PSI, tra frontismo e autonomia (1948 al 1954)<\/em>, Lerci, Milano, 1978.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(8)<\/strong> <i>Costituzione<\/i>, art. 52. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(9)<\/strong> Palmiro Togliatti, <em>Il patriottismo dei comunisti<\/em>, in Rinascita, 1945.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(10)<\/strong> Riccardo Bellofiore, <em>La crisi capitalistica, la barbarie che avanza<\/em>, Trieste, Asterios, 2012, cit. pg. 82. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(11<\/strong><\/span>) <span style=\"font-size: 10pt;\">Per un&#8217;analisi culturale dei processi di alienazione della forza lavoro nell&#8217;ambito della libera circolazione dei capitali durante il secondo novecento, rimando a Frederic Jameson, <em>Il post-moderno o la logica culturale del tardo capitalismo<\/em>, Garazanti &#8211; collana I Coriandoli, Milano, 1989. Secondo Jameson, il soggetto universale del conflitto di classe (la Totalit\u00e0 in senso hegeliano) \u00e8 certamente una realt\u00e0 comunitaria, ma non \u00e8 chiaro se si possa ricondurre nell&#8217;ambito di una prospettiva pluriclasse. \u00a0L&#8217;autore non manc\u00f2 tuttavia, anche in occasioni precedenti, ad esempio nelle ultime pagine del\u00a0<em>L&#8217;inconscio politico\u00a0<\/em>(1981), di riflettere sulla mancanza, da parte della sinistra, di una visione nazionale che venisse sottratta all&#8217;ideologia delle destre. Comunque, con il senno di poi, \u00a0il bersaglio teorico, che sembra in generale descrivere l&#8217;orizzonte di senso della sinistra post-comunista, diventa sicuramente\u00a0<em>Impero<\/em> di Toni Negri, anche se, a mio avviso, non rimarrebbe esclusa da critiche, a questo punto, neanche la stessa <em>New Left<\/em>\u00a0(Wallerstain, Harevy, Arrighi, Anderson) la quale, nella sua impeccabile ricostruzione dei processi di accumulazione, incentrata sull&#8217;indagine del sistema-mondo, continua tuttavia a proporre inefficaci lotte anti-sistemiche di ordine internazionale, le quali finiscono inevitabilmente per coincidere spesso con le proposte post-operaiste.\u00a0<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(12)<\/strong> Su questo argomento, rimane esaustivo il testo di Luca Cangemi, <em>Altri confini. <\/em><em>Il PCI contro l&#8217;europeismo (1941-957)<\/em>, Derive Approdi, Roma, 2019, pg. 45 e 58.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(13)<\/strong> Lelio Basso, <i>Intervento in Parlamento<\/i>, 13 luglio 1949.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(14)<\/strong> Giovanni Fasanella, \u00a0<em>Il puzzle Moro<\/em>, Chiarelettere, Milano, 2018.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(15)<\/strong><em> Ibidem.<\/em><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(16)<\/strong> <span style=\"font-size: 12pt;\"><b><strong>\u00ab<\/strong><\/b><\/span><em>Si \u00e8 ritenuta spenta in Gramsci in questo periodo una tematica di carattere consiliare e se ne \u00e8 ricondotta la causa a una pesante intrusione dall&#8217;esterno nello sviluppo autonomo del suo pensiero. Giudizio che ritengo discernere piuttosto da <strong>una &#8216;visione mitizzata&#8217; del Consiglio di Grmasci<\/strong>, quando in lui vi \u00e8 un&#8217;affermata continuit\u00e0 di ricerca dal 19 al 24 in una nuova situazione in cui viene maggiormente chiaro il carattere &#8216;democratico&#8217; della <strong>concezione ordinovista<\/strong> come rivitalizzazione del tessuto politico e sociale del paese. Come si riflette del resto nella sua <strong>concezione del<\/strong> <strong>governo operaio e contadino<\/strong> non inteso come formula di auto-governo di classe ma riassumente tutte le rivendicazioni antifasciste dei partiti e dei ceti democratici: &#8216;<b>E&#8217; la formula che deve contenere tutti i motivi della lotta generale contro il fascismo sul piano nazionale, condotta attraverso l&#8217;alleanza degli operai con i contadini, specialmente delle masse contadine dell&#8217;Italia meridionale&#8217;<\/b><\/em><span style=\"font-size: 12pt;\">\u00bb,<\/span>\u00a0in Stefano Merli, \u00a0<em>Fronte antifascista e politica di classe<\/em>, De Donato, Bari, 1975.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(17)<\/strong>\u00a0Antonio Gramsci, <em>Lettere dal carcere &#8211;<\/em>\u00a0<em>Note sul Machiavelli, la politica e lo Stato moderno<\/em>, Editori Riuniti, 2012. <\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(18)<\/strong> Carlo Formenti, <em>La Variante populista. La lotta di classe nel neoliberismo<\/em>, Derive e Approdi, Roma, 2016.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>(19)<\/strong> <i>Costituzione<\/i>, art. 1, comma 2.<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: 10pt;\"><strong>(20)<\/strong>\u00a0<em>Costituzione<\/em>, I rapporti economici, dal 35 al 47, Titolo III.\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;In ogni epoca bisogna tentare di strappare nuovamente la trasmissione del passato al conformismo che \u00e8 sul punto di soggiogarla&#8221; (Tesi XVIIa &#8211; A). [&#8230;]\u00a0Lo storicismo si accontenta di stabilire un nesso causale fra momenti diversi della storia. Ma nessuno stato di fatto \u00e8, in qualit\u00e0 di causa, gi\u00e0 perci\u00f2 storico. Lo diventa solo successivamente attraverso circostanze che possono essere distanti migliaia di anni da esso. Lo storico che muove da qui cessa di lasciarsi&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":57527,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,18,261,6,1787],"tags":[5098,3023,5386,2269,6627,6625,4930,4931,4627,6626,1556,1594,1089,4628,1091,490,6238,3420,5175],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/images-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-eWg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57428"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=57428"}],"version-history":[{"count":372,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57428\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58355,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/57428\/revisions\/58355"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/57527"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=57428"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=57428"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=57428"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}