{"id":57845,"date":"2020-04-15T09:00:10","date_gmt":"2020-04-15T07:00:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57845"},"modified":"2020-04-13T14:32:14","modified_gmt":"2020-04-13T12:32:14","slug":"meglio-una-fake-divulgata-che-una-verita-censurata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57845","title":{"rendered":"Meglio una fake divulgata che una verit\u00e0 censurata"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SCENARIECONOMICI (Francesco Carraro)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Uno dei pi\u00f9 risaputi adagi della cultura liberale su cui, voglio sperare, siamo tutti grossomodo d\u2019accordo recita cos\u00ec: meglio un colpevole in libert\u00e0 che un innocente in galera. \u00c8 un principio talmente radicato e interiorizzato \u2013 \u00a0soprattutto per via degli anni bui delle dittature novecentesche \u2013 da aver trovato spazio persino tra i diritti inviolabili della Costituzione. Cos\u2019altro significa, infatti, l\u2019articolo 27 dove si legge: \u201cL\u2019imputato non \u00e8 considerato colpevole sino alla condanna definitiva\u201d? Ma in cosa si traduce questo auspicio, realmente e per la precisione? Ci abbiamo mai riflettuto fino in fondo?<\/p>\n<p>Dopotutto, l\u2019idea del colpevole in prigione dovrebbe essere \u2013 e, in effetti, \u00e8 \u2013 il sommo condensato della \u201cgiustizia\u201d. Hai sbagliato? Devi pagare. Eppure, c\u2019\u00e8 qualcosa di addirittura pi\u00f9 \u201cgiusto\u201d. E quando dico pi\u00f9 giusto intendo al punto da sopportare che un delinquente circoli a piede libero. E quel \u201cqualcosa\u201d (di pi\u00f9 giusto, persino di una giusta condanna) \u00e8 l\u2019innocente in libert\u00e0. Ci ripugna anche solo la remota possibilit\u00e0 che qualcuno sconti un \u201cpeccato\u201d mai commesso; e ci schifa cos\u00ec tanto da tollerare anche la libert\u00e0 del reo pur di non sacrificare quella dell\u2019incolpevole.<\/p>\n<p>Bene, siamo giunti a un bivio analogo rispetto a un altro sacro valore dei nostri padri costituenti: la libert\u00e0 di espressione. L\u2019articolo 21 ci ammonisce cos\u00ec: \u201cTutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione\u201d. Ciononostante, credetemi, mai come oggi questa libert\u00e0 \u00e8 stata minacciata. Mai come oggi, dalla fine del secondo conflitto mondiale e dall\u2019implosione della dittatura fascista, siamo stati tanto vicini a riesumare i cupi tempi del Minculpop della Buonanima.<\/p>\n<p>Si stanno intensificando, a tutti i livelli, i \u201ccodici\u201d, i \u201ccomitati\u201d, i \u201cdelatori\u201d investiti del compito di sconfiggere le fake news. Pensate al \u201cmonitoraggio\u201d annunciato dall\u2019Agicom, pensate alla richiesta di \u201coscurare\u201d addirittura l\u2019emittente digitale Byoblu (responsabile di aver raccolto l\u2019intervista \u201ceccentrica\u201d di un uomo di scienza), pensate ai sofisticati algoritmi delle maggiori piattaforme informatiche incaricati di \u201crimuovere\u201d il materiale \u201csospetto\u201d dal web. Queste campagne sono rese ancor pi\u00f9 pericolose dal fatto di avere come obbiettivo non solo le \u201cfake\u201d (cio\u00e8 un prodotto del pensiero), ma addirittura l\u2019odio (cio\u00e8 un prodotto del sentimento).<\/p>\n<p>Le fake sono sempre esistite e l\u2019odio \u00e8 una delle emozioni umane primordiali. Non solo: le prime sono tradizionalmente spacciate (soprattutto dai poteri costituiti) per \u201cistruire\u201d o manipolare le masse: dalla strategia della tensione degli anni Settanta alle fialette distruttive di massa di Colin Powell in grado di legittimare l\u2019invasione dell\u2019Irak e lo sterminio di un popolo. Il secondo (l\u2019odio) \u00e8 il carburante vitale con cui ogni regime \u00e8 in grado di ottenere delle masse il consenso alla repressione del pensiero dissidente. Con questo non intendiamo affermare che le fake non siano in s\u00e9 un problema. E neanche che l\u2019odio sia l\u2019anticamera della violenza. Lo sono, ma stiamo molto attenti.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019ossessivo furore con cui oggi intendono \u201cestirparli\u201d rischia di buttare il bambino con l\u2019acqua sporca. Nelle \u201cretate\u201d virtuali contro le menzogne resteranno impigliate (\u201cdolosamente\u201d impigliate) anche molte verit\u00e0 scomode al regime. A noi la scelta di cosa sia preferibile. Una scelta identica a quella della cultura liberale di cui abbiamo fatto cenno in apertura. Per quanto ci riguarda, non abbiamo dubbi. Gridiamo a gran voce, Costituzione alla mano: meglio una fake divulgata che una verit\u00e0 censurata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/scenarieconomici.it\/meglio-una-fake-divulgata-che-una-verita-censurata\/\">https:\/\/scenarieconomici.it\/meglio-una-fake-divulgata-che-una-verita-censurata\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCENARIECONOMICI (Francesco Carraro) &nbsp; Uno dei pi\u00f9 risaputi adagi della cultura liberale su cui, voglio sperare, siamo tutti grossomodo d\u2019accordo recita cos\u00ec: meglio un colpevole in libert\u00e0 che un innocente in galera. \u00c8 un principio talmente radicato e interiorizzato \u2013 \u00a0soprattutto per via degli anni bui delle dittature novecentesche \u2013 da aver trovato spazio persino tra i diritti inviolabili della Costituzione. 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