{"id":57876,"date":"2020-04-14T08:30:12","date_gmt":"2020-04-14T06:30:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57876"},"modified":"2020-04-13T22:01:28","modified_gmt":"2020-04-13T20:01:28","slug":"nascita-della-nato-e-della-comunita-europea-un-parto-gemellare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=57876","title":{"rendered":"Nascita della Nato e della Comunit\u00e0 Europea, un parto gemellare"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ci sono eventi noti, raccontati in tutte le salse e tranquillamente pacifici. Tra questi la connessione tra il progetto di unificazione europea e la necessit\u00e0 atlantica di tenere unito il fronte contro l\u2019Unione Sovietica.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Poi ci sono dei documenti storici che ce li fanno guardare da vicino.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\nIl 3 aprile 1949 i vertici politico militari degli Stati Uniti e i ministri degli esteri dei paesi dell\u2019Alleanza Atlantica si incontrano, su invito del Presidente Truman, per discutere della geopolitica di contrasto alla minaccia sovietica. L\u2019occasione \u00e8 la firma del Patto Atlantico. Vi presero parte il presidente americano Harry Truman, il segretario di Stato Dean Acheson, il segretario alla Difesa Louis Johnson e i ministri degli Esteri del Patto Atlantico: Carlo Sforza (Italia), Ernest Bevin (Gran Bretagna), Robert Schuman (Francia), Dirk U. Stikker (Olanda), Paul-Henry Spaak (Belgio), Halvard Lange (Norvegia), Lester B. Pearson (Canada), Gustav Rasmussen (Danimarca), Jos\u00e9 Caeiro de Mata (Portogallo). Nella riunione, di cui \u00e8 disponibile oggi il verbale<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, il presidente americano detta con una certa decisione l\u2019agenda del dopoguerra ai suoi sconcertati interlocutori. La minaccia \u00e8 ben definita, si tratta del comunismo. Non solo quello della schiacciante forza militare sovietica<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0ma per la \u201cforza sociale dinamica ed egualitaria\u201d che \u201csi nutre degli squilibri economico e sociali del mondo\u201d e che rappresenta il \u201cproblema-base\u201d, come dir\u00e0 il presidente nel suo preambolo. Nel lungo periodo \u201c\u00e8 l\u2019idea in s\u00e9 [dell\u2019eguaglianza] a costituire una minaccia ancor pi\u00f9 insidiosa\u201d. Lo scopo del Patto Atlantico \u00e8 quindi di ottenere un equilibrio di potenza in modo che, \u201cda questa sicura posizione di forza\u201d si possano, come dice, \u201cintraprendere una serie di iniziative tese da un lato a rimuovere nel mondo non sovietico le cause delle controversie economiche e sociali su cui il comunismo prospera, dall\u2019altro a creare attive contromisure che minino la base della potenza sovietica\u201d. Si fa fatica a comprendere oggi la situazione sul campo, sarebbe necessario confrontare una carta dell\u2019epoca con una moderna. Il confine del mondo comunista \u00e8 al centro della Germania, costeggia l\u2019Austria (che, peraltro, \u00e8 neutrale), include la Jugoslavia che, se pur non allineata, \u00e8 comunista, costeggia la Grecia. In sostanza il confine passa a met\u00e0 della Germania e per il confine italiano.<a href=\"https:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/nato-strategia-segreta-verbale-1949?fbclid=IwAR1vJka8kX6gsjH6-mPDhFWWK1Kn_af98oMZrCLybpY-5A0bSgztzeOo3DM\">Questo documento<\/a>\u00a0messo a disposizione, con alcune esplicative carte, da Limes \u00e8 di questo genere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La riunione continua escludendo di rispondere alzando le spese militari (accadr\u00e0 solo come conseguenza della guerra di Corea e tanto pi\u00f9 del Vietnam), e di reprimere con la forza i partiti comunisti occidentali<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. La politica che viene proposta, e giudicata pi\u00f9 consona alle capacit\u00e0 del momento parte dal fatto che l\u2019Urss non intende passare all\u2019offensiva, attendendo casomai il crollo interno dei paesi capitalisti. Una politica di medio periodo e che \u201crichiede il sacrificio di alcuni obiettivi nazionali tradizionali\u201d agli alleati. Sei punti chiave: la Germania ed il Giappone vanno aiutati a rialzarsi;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il primo punto \u00e8 chiaro e sar\u00e0 nel lungo periodo decisivo, come vedremo, parla il Segretario di Stato:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cNoi vediamo Germania e Giappone come centri \u2013 al momento neutralizzati, ma inevitabilmente destinati a risorgere \u2013 di grande potenza, posti fra l\u2019Urss e l\u2019Occidente. Non vi \u00e8 dubbio alcuno che l\u2019Urss si ponga come obiettivo principale l\u2019assorbimento della Germania nell\u2019orbita sovietica. Vi sono gi\u00e0 segnali che l\u2019Urss sta invertendo la dura politica economica di saccheggio della Zona orientale e sta incoraggiando la rinascita del nazionalismo tedesco con l\u2019idea che una rinata Germania, alleata con i sovietici, sarebbe quasi imbattibile. Naturalmente il Cremlino \u00e8 ben conscio che la Germania potrebbe puntare a est come a ovest, ma spera di evitarlo mediante lo stretto controllo del partito comunista. Dal punto di vista occidentale, anche noi ci rendiamo conto dei pericoli insiti nell\u2019incoraggiare la rinascita tedesca. Crediamo tuttavia che i vantaggi di\u00a0orientare la Germania verso Occidente\u00a0e di controbattere le mosse sovietiche giustifichino il rischio calcolato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Qualsiasi politica alleata che non consenta una ragionevole opportunit\u00e0 di rinascita tedesca pu\u00f2 spingere quella nazione fra le braccia dell\u2019Urss. Di conseguenza, sollecitiamo le potenze occidentali ad adottare una comune politica di sostegno alla rinascita economica tedesca, accelerando lo sviluppo di istituzioni democratiche e combattendo attivamente la sovversione comunista. Tale politica non prevede l\u2019abbandono di adeguati controlli di sicurezza mediante il divieto di mantenere alcuni specifici tipi di impianti industriali e mediante restrizioni sulle forze armate, se non addirittura proibendone del tutto la formazione. L\u2019opinione dei nostri esperti sulla Germania \u00e8 che bisogna incoraggiare un governo tedesco occidentale ragionevolmente centralizzato con opportuni freni e bilanciamenti fra il potere federale e quello statale, rimuovendo altres\u00ec le restrizioni alla ricostruzione economica tedesca e integrando gradualmente la Germania nel blocco europeo occidentale.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A questa forte posizione, come prevedibile, viene alzata un\u2019obiezione dalla Francia. Schuman esplicita forti dubbi. Propone al suo posto la \u201cneutralizzazione perpetua della Germania\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. La risposta americana fu netta, una nazione di questa dimensione e storia non pu\u00f2 essere mantenuta permanentemente in soggezione, soprattutto quando due opposte potenze ne desiderano il sostegno. La strategia \u00e8 piuttosto di integrarla:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cnell\u2019integrazione del Reich come un partner autosufficiente in una sempre pi\u00f9 unita Europa occidentale. Vincolando l\u2019economia tedesca a una rafforzata Oeec, integrando le future Forze armate tedesche in una difesa occidentale unificata e rendendo la Germania membro a pieno titolo del Consiglio e del Parlamento dell\u2019Europa che si svilupper\u00e0, potremo far liberamente sfogare le energie tedesche e fornire ai tedeschi una ragione per darsi da fare in quanto membri a pieno titolo insieme agli altri paesi occidentali\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo \u00e8 il primo nucleo e l\u2019orizzonte strategico del processo di unificazione continentale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La Gran Bretagna pone la stessa questione su un altro piano, non di minaccia militare ma commerciale. Come dice \u201cil governo di sua Maest\u00e0 \u00e8 ben poco interessato alla rinascita della competizione commerciale tedesca\u201d. E la stessa cosa vale per il Giappone.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A queste obiezioni il Segretario replica approfondendo il punto:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cQuesto \u00e8 uno dei rischi calcolati di cui parlava il Presidente. Se la Germania deve rinascere, le deve esser consentito di poter competere per ot\u00adtenere una quota dei mercati mondiali. Un grado crescente di cooperazione economica europea, come intendiamo mostrarvi fra breve, pu\u00f2 offrire in questo caso una soluzione.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per il Giappone \u00e8 ancora peggio, in quanto l\u2019Urss ha occupato parte della Corea e la Manciuria, per non parlare della Cina di Mao, tradizionali mercati di sbocco. Si rende necessario aprire alle merci giapponesi mercati protetti come quelli delle Filippine, del sud-est asiatico, dell\u2019India e anche delle stesse Americhe, Africa ed Europa.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Da questa considerazione il tavolo si sposta su un punto cruciale, il \u201cproblema coloniale\u201d. Come dice il Segretario:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cIl mio governo \u00e8 preso tra due fuochi da una parte dal desiderio di sostenere le potenze coloniali europee, dall\u2019altra dalla necessit\u00e0 di stabilire buone relazioni con i nuovi Stati che sono sorti in Asia, per prevenire il loro avvicinamento all\u2019Urss. Anche questa \u00e8 un\u2019area critica dove noi crediamo che le potenze coloniali debbano subordinare gli interessi pi\u00f9 immediati al problema principale di fronteggiare il comunismo. A parte il Regno Unito, \u00e8 nostra opinione che le potenze coloniali stiano poco accortamente sacrificando i loro interessi di lungo periodo in un disperato tentativo di ristabilire i modelli di dominio coloniale prebellici. Noi dobbiamo guardare con simpatia alla tendenza storica al nazionalismo che si riscontra in molte aree sottosviluppate e comprendere che, se si vogliono preservare i legami a lungo termine con queste aree, va sostituita l\u2019insostenibile politica di oppressione coloniale con l\u2019incoraggiamento e la cooperazione con i regimi coloniali indigeni. Di certo l\u2019azione di polizia dell\u2019Olanda e la prolungata lotta della Francia con Ho Chi-Minh comportano non solo un alto costo in vite e denaro, ma danno ben poco ritorno in termini politici. Nella migliore delle ipotesi, si pu\u00f2 riuscire a reprimere temporaneamente il nazionalismo locale, ma facendo cos\u00ec incoraggiamo solamente il radicalismo indigeno e forniamo all\u2019Urss un\u2019occasione d\u2019oro. Noi dobbiamo riconoscere in questo caso l\u2019inevitabile, nessuna questione di questo tipo colpisce il nostro orgoglio.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A questa durissima requisitoria, quasi un ultimatum, l\u2019Olanda replica con fermezza ed orgoglio (mal riposto):<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cDevo obiettare alla descrizione, fatta dal Segretario, della politica olandese come reazionaria. Il regime repubblicano era chiaramente comunista ed era una piccola minoranza che cercava di imporre il suo volere alla maggioranza della popolazione indonesiana. L\u2019Olanda ha bisogno delle risorse indonesiane per la ricostruzione della sua economia e non vi rinuncer\u00e0 n\u00e9 se ne tirer\u00e0 fuori. Inoltre, siamo preoccupati che gli Stati Uniti subentrino agli interessi olandesi nelle Indie per lo sfruttamento della ricchezza economica dell\u2019area.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La replica americana \u00e8 nettissima, tradotta significa o lasciate le colonie o non avrete i nostri dollari.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cRiguardo alla sua prima affermazione, per quanto ci \u00e8 dato\u00a0di capire, il governo di Sjahrir era relativamente moderato, tanto che ha represso una ribellione comunista a Giava. Concesso che i prodotti del Sud-Est asiatico sono essenziali per molti paesi occidentali, non possiamo che guardare con favore al momento in cui, stabilizzatasi la situazione, il commercio con quell\u2019area continui e si espanda. Questi nuovi Stati sono ancora sottosviluppati e hanno bisogno di ogni tipo di aiuto per la loro crescita economica. Solamente gli Stati Uniti e l\u2019Europa possono fornire un aiuto in questo senso e ci\u00f2 eserciter\u00e0 un\u2019inesorabile spinta verso l\u2019Occidente. A breve e a lungo termine, scambiando i capitali e i prodotti occidentali con le materie prime, verranno gettate le basi per un rapporto economico molto pi\u00f9 conveniente della repressione armata. Il punto quattro del programma presidenziale \u00e8 un\u2019arma tremenda fra le nostre mani. E vorrei ricordarvi che il Congresso non intende finanziare indirettamente attraverso l\u2019Erp le avventure coloniali.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E, ancora:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cI nostri ambienti militari sono assai disturbati dalle dimensioni dello sforzo militare francese e olandese in Indonesia e in Indocina, che catalizza forze essenziali alla difesa dell\u2019Europa occidentale. Non possiamo essere troppo favorevoli a riarmare l\u2019Europa occidentale se si permettono ripiegamenti di truppe verso guerre coloniali senza speranza. Alla finfine, quello della difesa \u00e8 un vitale problema di famiglia.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Seguono indicazioni militari specifiche per l\u2019Europa e volte a rendere possibile combattere dalla data del 1956 o poco prima. Ma insieme alla difesa militare, e per lo stesso motivo \u00e8 necessario, sostiene il Segretario di Stato, che l\u2019Europa si impegni con il massimo sforzo ad un\u2019unificazione politica ed economica. Anche qui non \u00e8 un\u2019opzione ma un netto ordine: \u201cDevo avvertirvi per\u00f2 che il Congresso vorr\u00e0 vedere qualche risultato pi\u00f9 tangibile di qualche diagramma sulla produzione economica, se volete assicurarvi i fondi desiderati\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201c\u00c8 stato esaurientemente reso chiaro a tutti voi che solo da uno sforzo di unit\u00e0 maggiore potremo creare un equilibrio di potenza senza costi proibitivi. Collegando le economie europee a una cooperazione politica pi\u00f9 stretta sortiremo due effetti. Dando una base solida alla ricostruzione potremo ridurre la minaccia comunista interna e parallelamente fornire la base potenziale indispensabile per un adeguato, futuro riarmo. Gli europei devono riconoscere che la situazione economica prebellica si \u00e8 ormai dissolta, che ci\u00f2 di cui l\u2019Europa ha bisogno non \u00e8 un ritorno agli schemi economici del 1938, ma un approccio interamente nuovo, se vuole ottenere capacit\u00e0 di esistenza indipendente.\u201d<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non c\u2019\u00e8 scelta, l\u2019Europa \u00e8 sconfitta, e l\u2019amico americano lo ricorda con il minimo necessario di cortesia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cL\u2019Europa orientale \u00e8 quasi permanentemente uscita dall\u2019orbita occidentale e sebbene noi speriamo in una sostanziale rinascita del commercio, ci\u00f2 avverr\u00e0 su nuove basi rispetto a prima. Gli investimenti europei all\u2019estero, come molto del suo patrimonio, sono spariti e quindi devono essere trovati nuovi metodi per riequilibrare il suo rapporto commerciale con il resto del mondo. I passi necessari sono stati indicati, seppure con qualche esitazione, dalla Oeec; l\u2019Europa deve cogliere quest\u2019opportunit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Al ministro italiano, che chiedeva di aprire i mercati americani per disporre delle risorse per acquistare a sua volta importazioni e onorare prestiti, replica ancora sullo stesso punto: \u201cRiteniamo che in Europa occidentale debba formarsi un nuovo sentimento di unit\u00e0, un nuovo scopo dinamico che riesca a ridare vigore a spiriti cinici e prostrati dalla guerra, un antidoto, in un certo senso, al richiamo del comunismo internazionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E, conclude perentoriamente il presidente Truman:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cil teatro decisivo resta l\u2019Europa occidentale, il solo complesso di potere sufficientemente forte, con il sostegno americano, da far pendere la bilancia del potere mondiale e il solo che, se conquistato dall\u2019Urss, potrebbe renderla pressoch\u00e9 invincibile. Vi abbiamo illustrato ci\u00f2 che a nostro avviso\u00a0\u00e8 assolutamente necessario, se vogliamo che il blocco di sicurezza atlantico si trasformi da potenza sulla carta a solida realt\u00e0, riconoscendo pienamente i rischi calcolati, i sacrifici comuni e le enormi difficolt\u00e0 sottintese. Questo governo \u00e8 conscio che i progressi saranno necessariamente lenti e pieni di complicazioni, ma \u00e8 fermamente convinto della necessit\u00e0 di dover anzitutto tener sempre presente l\u2019obiettivo di fondo di integrare tutte le sfaccettature delle nostre politiche a questo fine\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019atto finale di sottomissione di Spaak (il ministro belga), che parla a nome di tutti chiude la comunicazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Se gli europei vogliono la protezione ed i dollari americani devono accettare che la Germania, come il Giappone siano ricostruiti e che si costituisca, certo gradualmente, il \u201csogno\u201d europeo. Se ne discuter\u00e0, certo, in Parlamento otto anni dopo, ma era tutto stabilito.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ventotene veramente ha ben poco a che fare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Queste sono cose serie, non sogni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Il documento \u00e8 pubblicato da Limes, disponibile anche on line, nell\u2019aprile 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Che avrebbe potuto facilmente conquistare, gi\u00e0 nelle fasi finali della guerra l\u2019intera Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Ovvero esclude, come dice, \u201cuna spietata soppressione del comunismo nei nostri paesi\u201d. La ragione principale \u00e8 che \u201csi arriverebbe alla violazione delle istituzioni fondamentali che stiamo cercando di preservare. Sopprimere i partiti comunisti potrebbe anche non essere d\u2019estrema utilit\u00e0, mentre in vece potrebbe inquinare la fiducia nelle libert\u00e0 civili e promuovere un clima di tipo autoritario\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Sulla base del Piano Morgenthau, \u201c<em>Germany is our problem<\/em>\u201d, 1945, che prevedeva di eliminare le industria nella Ruhr e nella Saar per trasformare l\u2019intera Germania in un paese a vocazione agricola e pastorale. In questa forma il piano fu abbandonato nel settembre del 1946 con il discorso del Segretario di Stato James f. Byrnes \u201cNuova dichiarazione politica sulla Germania\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/04\/nascita-della-nato-e-della-comunita.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/04\/nascita-della-nato-e-della-comunita.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Ci sono eventi noti, raccontati in tutte le salse e tranquillamente pacifici. Tra questi la connessione tra il progetto di unificazione europea e la necessit\u00e0 atlantica di tenere unito il fronte contro l\u2019Unione Sovietica. Poi ci sono dei documenti storici che ce li fanno guardare da vicino. 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