{"id":58066,"date":"2020-04-20T09:15:09","date_gmt":"2020-04-20T07:15:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58066"},"modified":"2020-04-20T05:19:45","modified_gmt":"2020-04-20T03:19:45","slug":"the-next-thing-accelerazione-tecnologica-e-digital-divide-ai-tempi-del-covid-19","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58066","title":{"rendered":"The next thing: Accelerazione tecnologica e digital divide ai tempi del Covid &#8211; 19"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE (Serena Ciranna)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Connections.jpg?fit=1449%2C501\" sizes=\"100vw\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Connections.jpg?w=1449 1449w, https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Connections.jpg?resize=300%2C104 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Connections.jpg?resize=1024%2C354 1024w, https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Connections.jpg?resize=768%2C266 768w\" alt=\"\" width=\"1449\" height=\"501\" data-attachment-id=\"38072\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=38072\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Connections.jpg?fit=1449%2C501\" data-orig-size=\"1449,501\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Connections\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Connections.jpg?fit=300%2C104\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Connections.jpg?fit=525%2C181\" \/><\/p>\n<p><strong><em>La pandemia ha cambiato la nostra percezione del Web e messo in evidenza gli effetti della diseguaglianza generazionale nell\u2019accesso al digitale. Se i principali esclusi e a rischio sono gli anziani, le nuove generazioni potrebbero essere le vittime di una assuefazione informazionale che li espone al pericolo della disattenzione.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La pandemia e l\u2019accelerazione digitale<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle prime settimane d\u2019isolamento forzato per rallentare il contagio del Covid-19, l\u2019universo digitale ha subito un\u2019improvvisa espansione. Le conseguenze si sono viste rapidamente sia nei contenuti prodotti online che al livello dell\u2019infrastruttura. L\u2019apparato era gi\u00e0 l\u00ec, ma in pochi giorni ha dovuto reagire ad una domanda sempre pi\u00f9 forte. Amazon \u00e8 stata forse la sola impresa ad assumere impiegati in massa quando altre aziende mandavano i propri a casa. Dall\u2019inizio della crisi, Facebook e la sua controllata WhatsApp, hanno rilevato un aumento del traffico del 50%. Applicazioni di collaborazione a distanza come Slack e Zoom hanno dovuto far fronte a una richiesta inedita. Costretti a fare i conti con l\u2019intimit\u00e0 domestica, con i familiari o con la solitudine, con il tempo ritrovato o la noia, ci siamo rivolti alle tecnologie che avevamo a disposizione sempre pi\u00f9 indiscriminatamente e per un ventaglio sempre pi\u00f9 ampio di attivit\u00e0. Di conseguenza, il nostro modo di essere utenti di questi servizi \u00e8 cambiato, non solo in termini di quantit\u00e0 ma di qualit\u00e0. Dipendenti dalle notizie che venivano dall\u2019esterno, confinati in casa, la nostra connessione a Internet \u00e8 diventata in molti casi l\u2019unico canale per lavorare, fare la spesa, tenere i contatti con amici e familiari lontani. I nostri dispositivi si sono popolati di applicazioni di cui molti non avevano mai sentito parlare prima, i contenuti pubblicitari sui social media si sono subito adattati a nuove forme di consumo \u2013 puntando sugli acquisti online e su prodotti specifici come l\u2019abbigliamento da casa, gli e-books, applicazioni per fare esercizio tra le mura domestiche. Se molti di questi servizi erano gi\u00e0 disponibili, le \u201csoluzioni digitali\u201d che avevamo ancora l\u2019idea di poter scegliere, da un giorno all\u2019altro sono diventate la sola possibile via per svolgere in sicurezza le pi\u00f9 basilari attivit\u00e0.<span id=\"more-38069\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali sono gli effetti di una brusca accelerazione nell\u2019uso di una tecnologia? Le esitazioni e lentezze, i dibattiti che di solito accompagnano un\u2019adozione \u201cfisiologica\u201d di nuovi mezzi di comunicazione vengono sospesi. Se l\u2019adesione forzata e di massa alla vita in remoto sia positiva o meno per lo sviluppo di un ecosistema digitale pi\u00f9 avanzato e giusto, resta in dubbio. <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/global\/2020\/mar\/12\/internet-not-working-women-girls-tim-berners-lee\">Tim Berners Lee<\/a>, ha all\u2019inizio della crisi del Covid-19 ricordato come il Web da lui inventato possa costituire una promessa di progresso, se sappiamo come proteggerlo dalle ingiustizie. Secondo alcuni critici, come il sociologo <a href=\"https:\/\/aoc.media\/entretien\/2020\/03\/27\/antonio-casilli-cette-epidemie-savere-aussi-un-signal-dalarme-a-propos-du-numerique\/\">Antonio Casilli<\/a>, invece, questa accelerazione ci porter\u00e0 ad adottare in fretta e furia tecnologie che rischiano in seguito di nuocere alla tutela della vita privata e di andare ad esclusivo profitto dei giganti del digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In tempo di crisi, quelle che vengono chiamate \u201cbarriere\u201d all\u2019adozione di massa di una tecnologia, vengono a cadere. Tra le esigenze che in generale rallentano l\u2019adozione di una tecnologia: il bisogno di avere un comprovato vantaggio economico e personale, di competenze per accedere a un uso efficace dei nuovi mezzi, il bisogno di aver garanzie per la tutela della privacy. Queste domande inducono spesso un atteggiamento conservatore rispetto all\u2019adozione delle nuove tecnologie. L\u2019emergenza del Covid-19 ci ha spinti invece verso una sorta di progressismo forzato. In risposta a una necessit\u00e0, la percezione stessa delle tecnologie che usiamo \u00e8 cambiata, dando luogo a diversi paradossi. Adesso che la distanza fisica dall\u2019altro si presenta come l\u2019unica soluzione per affievolire la curva dei contagi, il ricorso all\u2019interazione a distanza appare non come una forma di<a href=\"https:\/\/www.apa.org\/monitor\/2011\/06\/social-networking\"> asocialit\u00e0<\/a> e apatia ma come una dimostrazione di senso civico, attenzione al prossimo e coesione sociale. La nostra connessione (a Internet) sembra un rifugio ancora pi\u00f9 essenziale delle quattro mura in cui ci siamo insediati. In una situazione in cui i cassieri dei negozi, a contatto con il pubblico, sono pi\u00f9 a rischio degli impiegati che eseguono le consegne a domicilio, perch\u00e9 questi possono almeno lasciare le consegne fuori dalla porta, ridurre gli spostamenti a zero e acquistare online sembra un atto di responsabilit\u00e0 che potrebbe mettere a tacere le remore di chi preferiva ancora andare a fare la spesa sotto casa, per non nuocere ai commerci di prossimit\u00e0 e per non favorire indiscriminatamente le grandi piattaforme de e-commerce. Un repentino potenziamento dei servizi digitali dovuto ad una situazione di estrema urgenza potrebbe d\u2019altronde costringere i piccoli negozi di quartiere che stanno soffrendo della crisi per la diminuzione della clientela, a organizzarsi anch\u2019essi in modo da rifornirla in remoto. Allo stesso modo mentre fino a ieri nelle democrazie occidentali, il fatto di essere tracciati e controllati attraverso i nostri dispositivi digitali era ancora largamente percepito come un abuso e una limitazione delle libert\u00e0, oggi potrebbe apparire a molti come una soluzione accettabile e i <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2020\/03\/19\/us\/coronavirus-location-tracking.html\">governi<\/a> si stanno attrezzando per fare ricorso a questi mezzi. Paesi che, come la Cina e Israele, stanno approfittando di una fitta rete di controllo sui propri cittadini attraverso le tecnologie digitali, sono diventati un esempio di efficacia nella lotta al virus. Convinti da una presunta necessit\u00e0 di un sistema di controllo di massa per salvare le nostre vite, saremmo cos\u00ec finalmente liberati dall\u2019imbarazzo e dal senso di colpa nel cedere i nostri dati e nel non fare abbastanza attenzione alla tutela della nostra vita privata online? Secondo un sondaggio condotto in Italia e riportato dal <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/cronache\/20_marzo_30\/coronavirus-due-italiani-tre-giusto-controllare-spostamenti-cittadini-anche-senza-consenso-52ff0998-71f4-11ea-b6ca-dd4d8a93db33.shtml\">Corriere della Sera<\/a>, il 63 per cento degli italiani sarebbe favorevole a tracciare gli spostamenti dei cittadini senza il loro consenso. Tra i favorevoli al controllo di massa, il 64 per cento si \u00e8 dichiarato d\u2019accordo all\u2019uso di braccialetti alle persone in quarantena e il 74 per cento accetterebbe l\u2019uso di droni per controllare lo spostamento delle persone in strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali saranno gli effetti concreti dell\u2019accelerazione digitale, tanto sull\u2019economia che sulla nostra vita privata lo vedremo nel prossimo futuro. Ci\u00f2 che invece si percepisce gi\u00e0 adesso \u00e8 che l\u2019improvvisa conversione digitale ha accentuato in modo significativo le gi\u00e0 esistenti ineguaglianze nell\u2019accesso alle tecnologie, confermando il parziale fallimento dell\u2019utopia democratica che Internet portava con s\u00e9 ai suoi inizi. Le aziende e gli individui gi\u00e0 preparati alla conversione digitale o che hanno potuto convertirsi rapidamente sono stati in grado di offrire i primi servizi e stanno navigando in questa crisi \u2013 per il momento \u2013 senza affondare. Anche se le micro iniziative non mancano, si tratta spesso delle aziende pi\u00f9 strutturate. Il problema \u00e8 che ancora oggi molti piccoli commerci, molte piccole aziende e molti individui sono scarsamente digitalizzati. L\u2019altro problema \u00e8 che molto spesso i soggetti poco digitalizzati sono quelli pi\u00f9 esposti ai pericoli del virus.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia, un Paese che potremmo per certi versi definire afflitto da un complesso di anzianit\u00e0, si \u00e8 rovato ad essere il primo in Occidente a dover affrontare la crisi dell\u2019epidemia e a trasformarsi in poche settimane in un laboratorio d\u2019 innovazione. In certi casi il fallimento \u00e8 stato eclatante: esempio ne \u00e8 il bug del sito dell\u2019INPS a cui il 1 aprile migliaia di lavoratori autonomi si sono connessi per richiedere il bonus di 600 euro promesso dal Governo. Sin dalle prime ore della mattina, il sito presentava problemi di connessione. Cosa ancora pi\u00f9 grave, molti utenti si sono ritrovati ad accedere ai dati privati di altri individui. Dopo qualche ora di caos, un annuncio sul sito segnalava la sospensione momentanea dei servizi. All\u2019origine del collasso del sito, secondo il presidente dell\u2019INPS, un attacco hacker, spiegazione che ha suscitato <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/sito-inps-perche-l-ipotesi-dell-attacco-hacker-non-convince-ADFDdSH\">perplessit\u00e0<\/a>. Sembra comunque probabile che il bug tecnico sia in parte dovuto all\u2019inadeguatezza dei sistemi informatici istituzionali e alla conseguente difficolt\u00e0 nel fare fronte alla crisi smaterializzando i servizi e rendendoli completamente digitali. Altro esempio d\u2019innovazione forzata in Italia durante la crisi del Covid-19 \u00e8 quello del passaggio alla didattica a distanza dovuto alla chiusura delle scuole. La prospettiva di assicurare le lezioni unicamente attraverso strumenti digitali ha suscitato non pochi dubbi, polemiche, paure. Si trattava di una sfida molteplice: tirar fuori la scuola dal suo involucro di protezione e renderla trasparente, come alcuni hanno detto <em>fare entrare la scuola nelle case<\/em>, iniziare una vera, concreta e pragmatica alleanza con i genitori, garantire ai ragazzi il diritto all\u2019istruzione ma dimostrando flessibilit\u00e0 e capacit\u00e0 di adattamento a nuove forme di collaborazione. Insomma, dare fiducia: agli insegnanti, agli allievi, alle istituzioni e ai mezzi digitali a disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si \u00e8 accorti, in questo frangente, delle false ragioni che spesso spingono ad evitare l\u2019adozione di nuova tecnologia invece di vedervi un\u2019opportunit\u00e0 e cercare di migliorarla. Come ha sottolineato Mauro Piras in un suo intervento sul <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/didattica-distanza-vademecum-docenti-e-studenti-ADJLhvG,%20\">Sole 24 ore<\/a>, se la didattica a distanza mette in evidenza il problema del divario digitale, non vuol dire che sia essa a crearlo o che debba essere evitata perch\u00e9 emarginerebbe alcuni studenti dal diritto all\u2019istruzione. Il divario digitale non fa che replicare pi\u00f9 antiche e profonde diseguaglianze. Nel caso della repentina conversione all\u2019insegnamento a distanza abbiamo al contrario un esempio dell\u2019effetto benefico, per certi versi, del liberarci da formalismi e processi burocratici troppo lunghi. Piuttosto che seguire infinite <em>formazioni alle formazioni<\/em> bisogna invece imparare in maniera pi\u00f9 pratica, traendo, in questo, un prezioso insegnamento dalle tecnologie digitali che miriamo a utilizzare: il loro approccio \u201cintuitivo\u201d. Nessuno smartphone \u00e8 ormai dotato pi\u00f9 un libretto d\u2019istruzioni: si impara meglio usandolo. La situazione di emergenza ci ha mostrato che nella conversione digitale due errori in qualche modo opposti vanno evitati : 1) volere tradurre alla lettera pratiche non digitali in pratiche digitali. Come scrive ancora Mauro Piras a proposito dell\u2019insegnamento a distanza, bisogna \u201cEvitare assolutamente la riproduzione delle pratiche tradizionali\u201d se non si vuole incorrere in un necessario fallimento 2) il secondo errore \u00e8 quello di lasciare l\u2019innovazione digitale a se stessa, come se potesse autoregolarsi, come se un\u2019idea, una prospettiva e un\u2019alfabetizzazione adeguata degli utenti non fosse necessaria. L\u2019idea che molti hanno ancora di questi mezzi \u00e8 forse troppo astratta. Il bug del portale dell\u2019INPS poteva forse essere evitato con una forma di prudenza che c\u2019entra poco con la tecnologia e pi\u00f9 con il buon senso: evitare che tutti gli utenti si collegassero lo stesso giorno, regolarne l\u2019accesso. Il vero hacker insomma \u00e8 stato ancora una volta il virus, l\u2019emergenza che ci ha colti impreparati, e non solo dal punto di vista tecnologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli esclusi dalla vita digitale: i pi\u00f9 esposti al contagio.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema, in questa pandemia, \u00e8 che i soggetti esclusi dal digitale sono anche quelli pi\u00f9 a rischio. \u00c8 logico che gli utenti pi\u00f9 a proprio agio con le tecnologie e che ne hanno potuto immediatamente usufruire per adattarsi alla nuova situazione siano in media pi\u00f9 giovani, pi\u00f9 istruiti, e pi\u00f9 benestanti. Il fenomeno, chiamato \u201cdigital divide\u201d, non fa a sua volta che riflettere discriminazioni e disparit\u00e0 sociali gi\u00e0 esistenti. Tra le categorie escluse da una totale conversione digitale in tempo di crisi, e quindi dalla possibilit\u00e0 di schermarsi dal contagio : i lavoratori che non possono ricorrere al telelavoro, gli operai, gli impiegati dei supermercati e naturalmente il personale medico. A queste si aggiungono le persone anziane, chiunque non abbia la possibilit\u00e0 di un accesso a Internet per ragioni economiche o geografiche, le persone isolate ed emarginate o con problemi psichici. I ragazzi delle famiglie meno abbienti che non hanno una connessione ad Internet o che si connettono soltanto attraverso lo smartphone, non possono partecipare alla versione digitale delle lezioni scolastiche e soffrono di un senso di emarginazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A differenza dell\u2019esclusione dovuta alle categorie lavorative e sociali, pi\u00f9 strutturale e difficile da risolvere, quella degli studenti, come quella degli anziani appare invece legata alla mancanza di buone pratiche di inclusione : della disponibilit\u00e0 di dispositivi studiati ad hoc \u2013 per esempio assistenti virtuali e interfacce semplificate \u2013 e di una corretta alfabetizzazione digitale. Alcuni anziani, pur istruiti, pur benestanti, sono per diverse ragioni ancora oggi poco a proprio agio con gli acquisti online e con l\u2019uso dei mezzi di comunicazione a distanza. Se possiedono uno smartphone, spesso si tratta del vecchio modello ceduto loro dal figlio o dal nipote, la cui obsolescenza non fa che complicarne la possibilit\u00e0 di utilizzo. Chiara, un\u2019insegnante di italiano che in queste settimane ha iniziato a dare lezioni a distanza ai suoi allievi ultra sessantenni in una scuola privata in Francia, ci dice che \u201cMolti hanno una forma di analfabetismo tecnologico totale che riguarda tutto ci\u00f2 che \u00e8 connesso a Internet, ma anche azioni semplici come utilizzare una Webcam o sapere come si apre un link. Ogni volta che un problema tecnico si produce \u2013 per esempio se il Wi-fi si \u00e8 staccato , a loro mancano loro gli strumenti anche solo per inquadrare qual \u00e8 il problema e risolverlo da soli. Sono convinti che la macchina sia un\u2019entit\u00e0 che li minaccia e hanno il terrore di sbagliare. Ci\u00f2 crea una frustrazione che li porta talvolta a rinunciare in partenza alle lezioni online.\u201d Per tutte queste persone, alla difficolt\u00e0 dell\u2019isolamento si aggiunge la disperazione di avere a disposizione dei mezzi che non sanno e non possono usare. Alcuni, magari ancora attivi professionalmente e socialmente, continuano a vivere in un mondo poco digitale, a ricevere di persona i propri clienti, ad andare a fare la spesa al mercato, a comprare i libri in libreria, a recarsi negli uffici pubblici, e non sono a proprio agio nel creare un conto su Amazon o fare una pratica amministrativa online, oppure a passare al telelavoro. Ai tempi dell\u2019isolamento forzato per il Covid-19, quindi, le persone che sono costrette a uscire per procurarsi i beni di prima necessit\u00e0 sono anche quelle che non <em>dovrebbero<\/em> per nessuna ragione uscire, perch\u00e9 i soggetti pi\u00f9 a rischio di un virus che si mostra particolarmente letale per gli anziani. Tra i <em>sommersi <\/em>di questa tragedia ci sono insomma coloro che non possono partecipare all\u2019accelerazione digitale in corso e che per mancanza di abitudine, di conoscenze o di mezzi, non possono accedere ad Internet e sono costretti a mettersi a rischio uscendo di casa. Una domanda necessaria \u00e8 questa: perch\u00e9 abbiamo aspettato tanto a rendere le tecnologie digitali a nostra disposizione accessibili a tutti in maniera pi\u00f9 equa? Alle fasce meno abbienti, alle scuole di periferia e agli anziani \u2013 molti dei quali gi\u00e0 confinati in casa ben prima dell\u2019esplosione della pandemia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Nuove generazioni che non vedono il nuovo: il bias cognitivo degli iperdigitali.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La pandemia ha messo una di fronte all\u2019altra, talvolta una contro l\u2019altra, le vecchie e nuove generazioni, costrette a interrogarsi sulla necessit\u00e0 dell\u2019una per l\u2019altra. I nuclei familiari, le societ\u00e0, si confrontano con la perdita dei loro \u201cvecchi\u201de con ci\u00f2 che questo vorr\u00e0 dire. Non solo la generazione dei pi\u00f9 anziani \u00e8 messa a rischio, dovendo uscire di casa per svolgere attivit\u00e0 che non era in grado di svolgere online (fare la spesa, andare in farmacia o alla posta): le nuove generazioni si sono ugualmente esposte al contagio uscendo di casa per continuare la propria normale vita sociale. Il messaggio diffuso dai media e avallato dalle politiche di molti governi, secondo il quale solo i pi\u00f9 anziani erano le possibili vittime del virus e che si poteva continuare a fare una vita normale, ha sicuramente favorito la noncuranza dei pi\u00f9 giovani, che popolavano le terrazze dei caff\u00e8 e i parchi, quando gi\u00e0 il virus si stava diffondendo massivamente nella popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, possiamo ipotizzare che anche questa noncuranza, sia almeno in parte \u2013 l\u2019effetto di una particolare forma di digital divide, quella che vede le nuove generazioni tra le pi\u00f9 soggette a contrarre i virus dell\u2019ecosistema informazionale digitale in maniera indiscriminata : la disinformazione, la distrazione, la deformazione di tutto in <em>meme<\/em>, e una certa assuefazione all\u2019informazione. Tutto questo costituisce il presupposto all\u2019incapacit\u00e0 di interpretazione critica della realt\u00e0, e di reazione commisurata agli eventi. Molti tra i francesi che riempivano i bar e le piazze a Parigi avevano probabilmente uno smartphone in tasca ed erano sufficientemente alfabetizzati per accedere alle notizie sulla situazione in Italia \u2013 in cui erano state gi\u00e0 decretate dal governo le misure estreme di distanza sociale e isolamento. Molti articoli parlavano gi\u00e0 del successo delle misure di isolamento in paesi come la Cina e dell\u2019importanza di seguire il modello italiano per far abbassare la curva dei contagi. Insomma, qualcosa stava accadendo, un pericolo incombeva, ma era come se nessuno ci facesse caso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019accesso di tutti all\u2019informazione che tanto viene evocato nella nostra societ\u00e0 informatizzata, cos\u00ec come l\u2019alfabetizzazione digitale delle generazioni pi\u00f9 giovani, non \u00e8 bastato a suscitare almeno un dubbio sulla necessit\u00e0 di prendere delle precauzioni anche solo a livello individuale. Per richiamare i cittadini alla responsabilit\u00e0 \u00e8 stato necessario l\u2019intervento del governo, e finch\u00e9 quest\u2019ultimo non \u00e8 stato deciso coerente nei suoi divieti, gli abitanti della pur colta e avanzata capitale francese hanno continuato ad affollare allegramente i parchi e il lungo Senna, come se nel resto del mondo non stesse accadendo nulla. Il fatto \u00e8 che la struttura dei media che utilizziamo non trasmette soltanto un\u2019informazione, ma una percezione specifica dell\u2019informazione.\u00a0\u00a0 In particolare, possiamo rilevare uno schema mentale legato al consumo odierno delle notizie, in cui l\u2019idea di <em>nuovo<\/em>, l\u2019evento con la sua realt\u00e0 e gravit\u00e0, \u00e8 indebolito dalla velocit\u00e0 alla quale altri eventi si consumano dal punto di vista informazionale. Un ragazzo, in un articolo del NYT che riportava come molti giovani \u2013 incuranti dell\u2019espandersi dell\u2019epidemia \u2013 avessero approfittato della diminuzione dei prezzi dei biglietti aerei per girare il mondo a basso costo (e cos\u00ec trasportare il virus nei posti pi\u00f9 remoti del pianeta), dichiarava che s\u00ec, naturalmente, era a conoscenza dell\u2019epidemia, ma che gli sembrava che in fondo questi eventi si ripetano continuamente e che il Covid fosse solo \u201cthe next thing\u201d, che potremmo tradurre in italiano come \u201cl\u2019ultima novit\u00e0\u201d ma in una accezione in cui \u201cnuovo\u201d vuol dire un fenomeno che rapidamente sar\u00e0 cancellato e reso inattuale e irrilevante dal successivo. Non che questo non sia, in senso generale, vero, ma bisogna misurarne gli effetti dal punto di vista psicologico e le conseguenze pratiche immediate. L\u2019idea che la pandemia fosse <em>una notizia fra le altre <\/em>e che, come il nuovo modello di iPhone o l\u2019ultimo post sul nostro filo di attualit\u00e0 su FB, sarebbe diventata presto obsoleta ha avuto probabilmente un effetto nella percezione del rischio. Quanto questa immagine ha influito sulla gravit\u00e0 con cui si \u00e8 tenuto conto di questa informazione, quanto di conseguenza sulla capacit\u00e0 di assumere dei comportamenti adeguati? La notizia dell\u2019espansione del Covid \u00e8 arrivata in Occidente dapprima come la solita eco lontana di un altrove : un\u2019epidemia in Cina \u2013 poi sempre pi\u00f9 vicina \u2013 poi come un fenomeno circoscritto in Europa, e adesso sappiamo che si tratta di un problema che durer\u00e0 per molto tempo e probabilmente cambier\u00e0 le nostre vite, la nostra economia, il nostro pianeta per sempre. Non si tratta quindi di \u201cthe next thing\u201d ma di una cosa \u201cnuova\u201d nel senso pi\u00f9 intenso del termine, quello di una rivoluzione, di un capovolgimento. Sebbene non si possa sottovalutare il ruolo della politica e delle iniziative prese dai singoli stati, si pu\u00f2 forse fare l\u2019ipotesi che l\u2019ecosistema informazionale e di conseguenza l\u2019attitudine mentale nei confronti delle notizie, che riguarda in maniera pi\u00f9 profonda le categorie pi\u00f9 iperdigitalizzate ha forse avuto un ruolo nella lentezza con cui queste si sono rese conto del pericolo e della realt\u00e0 dell\u2019epidemia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se questo fosse vero, si potrebbe vedere che il digital divide agisce anche in senso inverso : per quelle generazioni che non hanno conosciuto altro che l\u2019informazione digitale e gli acquisti online, per quelle fasce della popolazione pi\u00f9 abbienti e \u201csmart\u201d che hanno da sempre fatto esperienza della facilit\u00e0 di movimento, dell\u2019astrazione dell\u2019idea stessa di viaggio e di spostamento, come della presenza fisica dell\u2019altro, \u00e8 forse pi\u00f9 difficile immaginare una presenza invisibile (il virus) che non sia virtuale, ma reale, cos\u00ec come una notizia che non sia solo \u201cthe next thing\u201d ma un nuovo stato di cose, radicalmente diverso a cui reagire con vigilanza e attenzione. Il fatto di essere capaci di tirarsi fuori dal flusso di informazioni e di riflettere, di saper vedere il nuovo comparando con altri periodi storici, con altre fonti di informazioni, di rendersi conto di ci\u00f2 che sta realmente accadendo intorno a noi \u00e8 una parte fondamentale dell\u2019alfabetizzazione digitale, al pari della conoscenza e padronanza dei mezzi tecnologici. Il digital divide \u00e8 quindi un problema di due generazioni e di due gruppi sociali: quelli che accedono e usano troppo poco le nuove tecnologie e quelli che rischiano di esservi assuefatti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=38069\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=38069<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Serena Ciranna) La pandemia ha cambiato la nostra percezione del Web e messo in evidenza gli effetti della diseguaglianza generazionale nell\u2019accesso al digitale. Se i principali esclusi e a rischio sono gli anziani, le nuove generazioni potrebbero essere le vittime di una assuefazione informazionale che li espone al pericolo della disattenzione. &nbsp; La pandemia e l\u2019accelerazione digitale &nbsp; Nelle prime settimane d\u2019isolamento forzato per rallentare il contagio del Covid-19,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":51153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Le-parole-e-le-cose.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-f6y","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58066"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58066"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58066\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58067,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58066\/revisions\/58067"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58066"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58066"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58066"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}