{"id":58072,"date":"2020-04-20T11:00:58","date_gmt":"2020-04-20T09:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58072"},"modified":"2020-04-20T09:59:36","modified_gmt":"2020-04-20T07:59:36","slug":"formiche-e-cicale-i-falsi-miti-del-debito-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58072","title":{"rendered":"Formiche e cicale: i falsi miti del debito pubblico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>KRITICA ECONOMICA<\/strong> (<strong>Luca Barbucci<\/strong>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/euro1200-678x381.jpg\" alt=\"debito pubblico\" \/><\/p>\n<p>L\u2019<strong>accordo trovato in seno all\u2019Eurogruppo<\/strong>\u00a0lo scorso 9 aprile per fronteggiare la pandemia dal punto di vista economico\u00a0<strong>ha chiaramente visto prevalere le istanze dei paesi del Nord Europa<\/strong>, da sempre contrari a una mutualizzazione del debito a livello europeo. Questa linea di rigore viene spesso giustificata in seno all\u2019opinione pubblica (con la partecipazione di qualche Quisling locale) con l\u2019<strong>incapacit\u00e0 degli stati del Sud Europa di gestire le proprie finanze pubbliche<\/strong>.<\/p>\n<p>Durante la trattativa sui cosiddetti coronabond, molte sono state le critiche mosse nei confronti dell\u2019Italia,\u00a0<strong>accusata d\u2019incapacit\u00e0 nella gestione delle sue finanze<\/strong>, bruciate tra clientele e spesa pubblica improduttiva.<\/p>\n<p>Sembra utile pertanto, alla luce del dibattito attuale,\u00a0<strong>sfatare qualche mito che circonda il nostro debito<\/strong>\u00a0e la reputazione negativa, spesso pure autoinflittaci, di popolo sprovveduto e incapace. Andiamo ad analizzare le dinamiche del nostro debito pubblico dall\u2019inizio degli anni \u201980 e suddividiamolo nelle due principali voci:\u00a0<strong>spesa primaria e spesa per interessi<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>analisi dei saldi primari del settore pubblico<\/strong>\u00a0(la differenza tra le entrate delle amministrazioni pubbliche e le loro spese al netto degli interessi) ci mostra un dato abbastanza sorprendente:\u00a0<strong>l\u2019Italia accumula surplus da oltre 20 anni<\/strong>. Gli italiani hanno ricevuto in beni e servizi meno di quanto abbiano versato in tasse. Siamo tra le nazioni europee pi\u00f9 \u201cvirtuose\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-974\" src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/image-2.png\" alt=\"\" width=\"722\" height=\"578\" \/><\/p>\n<p>Al netto degli interessi sul debito la\u00a0<strong>spesa pubblica italiana\u00a0<\/strong>\u00e8 salita dal 42,1% del PIL nel 1984 al 42,9% nel 1994. Nello stesso periodo, invece in Europa si passa dal 45,5% al 46,6% mentre nell\u2019Eurozona dal 46,7% al 47,7% (fonte: Ameco).<\/p>\n<div class=\"wp-block-image\" data-wp-editing=\"1\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/lh6.googleusercontent.com\/nXrIryXEqk1TG9GAAx3pzxjLXOibIaaO2EvSsHjhA22AkrzmzWIJlLAGgAcuOs7g-qSJPZ76EHQ7DnsKOn2kBqWklWSTbK1lUylp7ZY9mDF4iwck-OLcnd0F0n8Koj1nG5RrVnWX\" alt=\"\" width=\"532\" height=\"405\" \/><\/figure>\n<figure class=\"aligncenter\">Allora, <strong>com\u2019\u00e8 possibile che dopo gli anni \u201980 il debito pubblico sia lievitato<\/strong>fino a toccare il 130% di PIL nel 2011? L<strong>\u2019unico indiziato rimane la spesa per interessi.\u00a0<\/strong>Cerchiamo di capirci di pi\u00f9. Si possono distinguere\u00a0<strong>due fasi distinte<\/strong>, la prima durante gli anni \u201980 con l\u2019adesione allo SME (1979) e il\u00a0cosiddetto \u201cdivorzio\u201d tra Banca d\u2019Italia e Tesoro, la seconda nella crisi del debito del 2011.<\/figure>\n<p><span class=\"has-inline-color has-vivid-red-color\"><strong data-rich-text-format-boundary=\"true\">Dallo SME al 1992<\/strong><\/span>\u00a0\u2013 Il\u00a0<strong>divorzio<\/strong>\u00a0<strong>del 1981<\/strong>\u00a0tra Tesoro e Banca d\u2019Italia (atto con cui la Banca d\u2019Italia sostanzialmente smetteva di agire da prestatore di ultima istanza sui titoli italiani) era\u00a0<strong>parte integrante del processo di adesione dell\u2019Italia allo SME.<\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\">\n<figure class=\"aligncenter is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/lh5.googleusercontent.com\/HS7ZyDa797pETVkF9L4SE5uacteTVJb425UNuyULXROvGe1LyLaHvTCZS7FbtHFmBo4gXpbrxcIvY3sHt0O2HWDMEEldFN6uYaioxbEls8p5lod6tJf3Pmi5smnM8_Vzs-MPyr6O\" alt=\"costo reale debito\" width=\"586\" height=\"300\" \/><\/figure>\n<figure class=\"aligncenter is-resized\">Aderendo allo SME l\u2019Italia <strong>abbandon\u00f2 la leva della svalutazione<\/strong>\u00a0per guadagnare competitivit\u00e0,\u00a0<strong>si accumularono persistenti deficit di partite correnti<\/strong>\u00a0e si dovettero adottare\u00a0<strong>politiche monetarie restrittive<\/strong>\u00a0(alti tassi d\u2019interesse) per difendere il cambio. D\u2019altra parte i governi del \u201cCAF\u201d della \u201cMilano da bere\u201d si guardarono dall\u2019adottare politiche fiscali restrittive e la vittima sacrificale di tutto questo fu il\u00a0<strong>debito pubblico<\/strong>. Chiaramente a causa del divorzio i tassi non erano pi\u00f9 determinati dagli acquisti della Banca d\u2019Italia:\u00a0<strong>tutto era lasciato in mano ai mercati<\/strong>. I tassi d\u2019interessi reali abbandonarono il loro terreno negativo e la spesa per interessi sul debito passo dal 5% del PIL nel 1979 al 12% nel 1992.<\/figure>\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" src=\"https:\/\/lh4.googleusercontent.com\/-q0LFlOdiSHT0pWG9jo-9eUBHRQ7OMJ1qGwjADP_7blcaJ-ykMbiHz_1xGFHmD3bEAkEiLIBKFTLT0JJqHjI95Lep4epMGBHRXP2biM4xyjxHsDJmf48y5e_KPPCS5oUzsA_-53n\" alt=\"spesa per interessi\" width=\"684\" height=\"372\" \/><\/figure>\n<p><strong>Crisi degli spread\u00a0\u2013\u00a0<\/strong>L\u2019Italia era passata sostanzialmente indenne dalla prima fase della crisi dei mutui\u00a0<em>subprime<\/em>, avendo dei fondamentali macroeconomici pi\u00f9 solidi rispetto ad altri Stati europei e una limitata esposizione agli asset tossici. Tuttavia,\u00a0<strong>i ritardi e l\u2019inadeguatezza delle misure europee a sostegno dei titoli dei Paesi della periferia europea<\/strong>, fecero crescere dubbi anche sulla solvibilit\u00e0 dello stato italiano, gi\u00e0 gravato da un consistente livello di debito pubblico. I capitali esteri smisero di affluire, i<strong>\u00a0differenziali con i Bund tedeschi aumentarono<\/strong>, cos\u00ec come la conseguente spesa per interessi, in una spirale distruttiva che assieme alle\u00a0<strong>politiche di austerit\u00e0 promosse dal governo Monti<\/strong>\u00a0portarono il debito pubblico verso il 130% del PIL.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/image-1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-973\" src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/image-1.png\" alt=\"\" width=\"782\" height=\"478\" \/><\/a><\/figure>\n<p>In conclusione, questo breve excursus sul debito pubblico italiano ci dimostra che l\u2019Italia \u00e8 sempre stata particolarmente ligia alle regole europee sui conti pubblici e\u00a0<strong>il debito pubblico italiano dipende in larga da spesa per interessi e tasso d\u2019interesse applicato<\/strong>, una variabile essenzialmente esogena.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 non concludere tuttavia con una\u00a0<strong>precisazione<\/strong>: l\u2019aver perseguito una linea di disciplina fiscale dagli anno \u201990 in poi pu\u00f2 di per se non esser stata un vantaggio.\u00a0<strong>Il prezzo di questa strategia infatti \u00e8 stato una crescente mortificazione della domanda interna, dell\u2019occupazione e della crescita<\/strong>.<\/p>\n<p>Come afferma l\u2019economista\u00a0<strong>Servaas Storm<\/strong>, l\u2019Italia \u201cpu\u00f2 ben essere definita\u00a0<strong>la prima della classe dell\u2019Eurozona<\/strong>, in quanto ha radicalmente trasformato la sua politica economica \u2013 abbandonando la sua economia mista, riducendo i suoi sistemi sanitario e pensionistico, liberalizzando i sistemi finanziario e industriale, e limitando il controllo democratico e parlamentare sulle sue politiche macroeconomiche\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/formiche-e-cicale-i-falsi-miti-del-debito-pubblico\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/formiche-e-cicale-i-falsi-miti-del-debito-pubblico\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di KRITICA ECONOMICA (Luca Barbucci) &nbsp; L\u2019accordo trovato in seno all\u2019Eurogruppo\u00a0lo scorso 9 aprile per fronteggiare la pandemia dal punto di vista economico\u00a0ha chiaramente visto prevalere le istanze dei paesi del Nord Europa, da sempre contrari a una mutualizzazione del debito a livello europeo. Questa linea di rigore viene spesso giustificata in seno all\u2019opinione pubblica (con la partecipazione di qualche Quisling locale) con l\u2019incapacit\u00e0 degli stati del Sud Europa di gestire le proprie finanze pubbliche.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":100,"featured_media":58073,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Kritica_Economica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-f6E","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58072"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/100"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58072"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58072\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58075,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58072\/revisions\/58075"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58073"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58072"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58072"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58072"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}