{"id":58093,"date":"2020-05-01T09:30:46","date_gmt":"2020-05-01T07:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58093"},"modified":"2020-04-30T21:38:49","modified_gmt":"2020-04-30T19:38:49","slug":"la-trasparenza-e-un-idolo-che-non-vogliamo-venerare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58093","title":{"rendered":"La trasparenza \u00e8 un idolo che non vogliamo venerare"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>INTELLETTUALE DISSIDENTE (Maria Castellitto)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>La trasparenza viene oggi richiesta a gran voce. In politica come nel mondo dell&#8217;informazione. E guai ad opporsi a questo idolo. Ma noi abbiamo deciso di farlo con l&#8217;aiuto del filosofo sudcoreano Byung-chul Han docente di teoria della cultura all\u2019Universit\u00e4t der K\u00fcnste di Berlino, nonch\u00e9 autore del saggio \u201cLa societ\u00e0 della trasparenza\u201d, edito in Italia per Nottetempo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#8217; opera di Byung-chul Han \u00e8 una lucida e serrata disanima quanto mai attuale che parte da una premessa fondamentale: \u201cla societ\u00e0 della trasparenza si manifesta in primo luogo come societ\u00e0 del positivo\u201d. Il filosofo di Seul parte dalla constatazione di una fine;<strong>\u00a0la richiesta di assoluta trasparenza nella societ\u00e0 contemporanea<\/strong>\u00a0\u00e8 conseguenza di \u201cun cambio di paradigma\u201d, che coincide con la fine della negativit\u00e0 a favore della positivit\u00e0, ritenuta di gran lunga pi\u00f9 vantaggiosa. Tutto ci\u00f2 \u00e8 avvenuto in un tempo che si \u00e8 reso trasparente, ovvero ridotto \u201c alla successione di un presente disponibile\u201d , di un presente da ottimizzare cos\u00ec come il futuro \u00e8 \u201cpositivizzato\u201d, in un tempo \u201csenza destino e senza eventi\u201d. Oggi che l\u2019evento sembra esserci \u2013 ed \u00e8 la pandemia del Coronavirus \u2013 vediamo accendersi un faro sulle conseguenze della societ\u00e0 della trasparenza che non ha gli strumenti per \u201c<em>soggiornare nel negativo\u201d<\/em>: il terrore che \u00e8 improvvisamente tornato ad avvolgere il mondo occidentale ha qualcosa di umano, ma molto di psicotico:\u00a0<strong>non essendo pi\u00f9 autorizzata \u201cla corsa nel positivo\u201d non sappiamo come comportarci<\/strong>. Serviva una brusca e tragica frenata per rendersene conto? Forse s\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 il denaro, nella societ\u00e0 del positivo, a dare il colpo di grazia alla negativit\u00e0: le cose diventano trasparenti quando sono \u201clivellate\u201d e \u201cspianate\u201d, inserite nei circuiti monetari, banalizzate rinnegano la loro \u201csingolarit\u00e0\u201d e \u201csi esprimono interamente attraverso un prezzo\u201d. Inoltre, trasparenza e verit\u00e0 non sono sinonimi; la verit\u00e0 \u00e8 \u201cnegativit\u00e0\u201d, nega ci\u00f2 che non afferma. Per questo motivo, \u201cpi\u00f9 informazione o soltanto un accumulo di informazioni non producono di per s\u00e9 una verit\u00e0\u201d. Il mondo dell\u2019informazione ha abolito ogni forma di dialettica e di ermeneutica, \u00e8 divenuto un mondo di sole informazioni (mai pi\u00f9 interpretazioni!), e si limita a rincorrere l\u2019attualit\u00e0. Chi considera la frettolosa circolazione di sole informazioni \u201ccomunicazione\u201d, equipara essa ad \u201cuna macchina\u201d, abbraccia quel \u201cmondo di morte\u201d in un linguaggio fintamente espressivo.<strong>\u00a0Eppure relegare il dominio della trasparenza al solo mondo dell\u2019informazione non basta: tutti i processi sociali sono oggi esposti \u201ca un obbligo di trasparenza\u201d<\/strong>, ignorando il non ignorabile: l\u2019uomo non \u00e8 mai trasparente, \u00e8 opaco e questa sua \u201copacit\u00e0\u201d \u00e8 la sua forza o pi\u00f9 semplicemente fa parte della vita. I contrari che abitano in noi,\u00a0<em>l\u2019Io che nega l\u2019inconscio<\/em>, la volubilit\u00e0 della natura umana, vengono messi da parte in nome della trasparenza. Cos\u00ec, la confidenza non esiste pi\u00f9 e ci si abbandona allo svelamento collettivo,\u00a0<strong>il segreto \u00e8 diventato un lusso per cuori solitari e coraggiosi.<\/strong>\u00a0L\u2019amore non concepisce pi\u00f9 negativit\u00e0 e quindi neanche pi\u00f9 passione, privato della sua\u00a0<em>aura<\/em>, diventa pornografia nei siti di incontri: dal \u201csedurre\u201d al \u201cprodurre\u201d il passo \u00e8 stato repentino e violento. \u201cL\u2019Altro\u201d trasparente rende morte le relazioni, e viene a mancare \u201cla delicatezza del rispetto per quell<em>\u2019alterit\u00e0<\/em>\u00a0che non pu\u00f2 essere completamente eliminata\u201d. \u201cL\u2019Altro\u201d scompare del tutto, pensiamo alla decadente retorica che conferiva all\u2019altro, all\u2019estraneo, una superiorit\u00e0 a priori. Han ci invita a fare un passo in avanti nella societ\u00e0 della trasparenza; l\u2019altro non \u00e8 migliore di noi, ma \u00e8 uguale a noi. E non per bont\u00e0 o purezza d\u2019animo, e non in termini di diritti, ma piuttosto perch\u00e9 il freddo disegno trasparente teme e ripugna ogni diversit\u00e0 e nella sua veloce opera di standardizzazione e di omologazione,\u00a0<strong>preferisce la macchina alle sfumature della vita,<\/strong>\u00a0sceglie \u201cil calcolo\u201d piuttosto che il pensiero, e cerca di imporre come realt\u00e0 \u201cun inferno dell\u2019Uguale\u201d: una catena \u2013 per l\u2019appunto infernale- in cui \u201cl\u2019Uguale risponde all\u2019Uguale\u201d. Non a caso i parametri occidentali vengono issati a universali e utilizzati per decifrare le dinamiche di qualsiasi cultura o religione,\u00a0<strong>come se il mondo fosse una piattaforma monocromatica.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019artificiale impalcatura regge perch\u00e9 la societ\u00e0 della trasparenza ha attuato profondi mutamenti alla radice attraverso la de-narrativizzazione del mondo: l\u2019orizzonte circoscritto della trasparenza ci obbliga a muoverci in uno spazio che oblitera qualsiasi forma di cerimonia, che non concepisce \u201cmetamorfosi\u201d. La narrazione \u00e8 stata rimpiazzata dall\u2019<em>iper-informazione\u00a0<\/em>e dall\u2019<em>iper-comunicazione<\/em>, ed \u00e8 quell\u2019 \u201ciper\u201d che si rende merce ad essere volgare e incapace di gettare \u201cluce nella tenebra\u201d.\u00a0<strong>Han analizza la cascata di immagini<\/strong>\u00a0che ci travolge, con una forte influenza del pensiero di Walter Benjamin: la bellezza, piena soltanto del suo \u201cvalore di esposizione\u201d, svelata e mai interrotta da un segreto, non possiede pi\u00f9 nulla di erotico ma \u00e8 pornografia. Non \u00e8 pi\u00f9 bellezza, perch\u00e9 non pu\u00f2 essere bellezza ci\u00f2 che \u00e8 inodore, che arriva subito agli occhi\u00a0 producendo una reazione tempestiva:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cLa temporalit\u00e0 del bello non \u00e8 il rapido susseguirsi di avvenimenti o di stimoli. La bellezza \u00e8\u00a0<em>un\u2019educanda<\/em>,\u00a0<em>una ritardataria<\/em>.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto ci\u00f2 si unisce ad un proliferare di fotografie \u201cuniformi\u201d, che possiedono soltanto lo \u201cstudium\u201d- ovvero quello spazio da studiare che finisce poi per ridursi al giudizio del mi piace\/ non mi piace \u2013\u00a0 e sono prive del \u201cpunctum\u201d, che invece \u00e8 \u201cuna crepa\u201d, \u00e8 \u201cabitato da qualcosa d\u2019indefinibile\u201d, e \u201cnon produce piacere, ma una ferita\u201d. In questo senso, \u00e8 facile pensare a quanto le fotografie di tragedie in corso vengano utilizzate per provocare un\u2019immediata reazione emotiva, capace di immobilizzare la platea in una paralisi di indignazione, e che poi alla fine scivola via senza procurare una ferita ma piuttosto assuefazione. La soluzione, secondo Han, non sta soltanto nella \u201cdecelerazione\u201d, ma anche in<strong>\u00a0un ritorno a narrazioni complesse<\/strong>\u00a0perch\u00e9 \u201csolo formazioni complesse, narrative emanano odore\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Si potrebbe obiettare, per\u00f2, che la trasparenza sia fondamentale in politica<\/strong>. Al grido di \u201ctrasparenza!\u201d, il Movimento 5 Stelle riusc\u00ec a canalizzare un enorme consenso popolare. Eppure, la politica non \u00e8 mai stata trasparente perch\u00e9 si basa sull\u2019arcano. La politica trasparente supera la politica e diviene \u201ctranspolitica\u201d. La fiducia si fonda sempre su un non-detto, su un\u2019oscurit\u00e0 che non si conosce ma che si accetta. Senza fiducia, il patto che rende legittimo l\u2019accordo tra governati e governanti non ha pi\u00f9 senso. In pi\u00f9, \u201cla tirannia dell\u2019intimit\u00e0\u201d \u2013 che in politica sposta l\u2019interesse dalle azioni alla persona \u2013 conduce all\u2019obbligo di partecipazione alla perenne\u00a0<em>mise en sc\u00e8ne<\/em>\u00a0del s\u00e9. La dimensione pubblica diventa una vetrina che \u201csi allontana sempre pi\u00f9 dallo spazio dell\u2019agire comune\u201d. Lo spettacolo trasparente non ha nulla del teatro e tutto del mercato; la rappresentazione cede il posto all\u2019esposizione. Ed eccoci immersi nel \u201cpanottico digitale\u201d, che \u00e8 come la livella di Tot\u00f2:\u00a0<strong>nessuno \u00e8 escluso<\/strong>. Diverso dal panottico benthamiano, il panottico digitale\u00a0 conduce i suoi liberi prigionieri all\u2019ambizione del massimo interesse, profitto e autosfruttamento. I suoi detenuti sanno di essere costantemente osservati, e sono isolati l\u2019uno dall\u2019altro, \u201cgli abitanti del panottico digitale si credono liberi\u201d nel controllo pi\u00f9 assoluto, e comunicano tra di loro in continuazione. E\u2019 un capolavoro del paradosso: la comunicazione si lega al profitto, e libert\u00e0 e controllo coincidono perfettamente:<\/p>\n<blockquote><p>\u201cLa sorveglianza oggi non si realizza, come si ritiene normalmente, nella forma di un attacco alla libert\u00e0. Piuttosto, ciascuno si consegna volontariamente allo sguardo panottico. [\u2026]. La libert\u00e0 si rivela controllo.\u201d<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">I disagi creati dalla societ\u00e0 della trasparenza sono numerosi:\u00a0<strong>l\u2019eccesso del positivo \u00e8 andato di pari passo con il proliferare di disturbi psichici<\/strong>. L\u2019eccesso del positivo ha generato analfabetismo emotivo; non sappiamo dare un nome alla tristezza che proviamo. In posa e sorridenti, ci troviamo a fare i conti con l\u2019assenza dello\u00a0<em>spirito<\/em>. Il panottico digitale ci permette di dialogare con tutti, tranne che con noi stessi. E se \u00e8 vero che il mondo digitale concede l\u2019ostentazione soltanto della felicit\u00e0- perch\u00e9 possiede\u00a0<em>valore di interesse<\/em>\u2013 \u00e8 ancor pi\u00f9 vero che quell\u2019ostentazione \u00e8 una formula mercificata che nulla contiene del reale, che nulla restituisce del complesso: in fondo non possiamo essere neanche felici, sono accettati solo i<em>\u00a0sentimentini secchi<\/em>. L\u2019iper-connessione illumina per sfruttare, l\u2019iper-positivit\u00e0 sputa su quell\u2019attimo profondo che \u00e8 la felicit\u00e0 mentre finge di dargli un degno involucro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco che al di l\u00e0 degli inganni della societ\u00e0 della trasparenza, diffidiamo \u2013 come ci invita a fare Byung-chul Han \u2013 della contemporaneit\u00e0 e del suo movimento che svanisce nell\u2019<em>accelerazione<\/em>\u00a0piuttosto che nell\u2019<em>immobilit\u00e0<\/em>.\u00a0<strong>L\u2019opacit\u00e0 non \u00e8 un pericolo da cui fuggire<\/strong>, ma la migliore difesa contro la trasparenza che ci svuota e che siamo chiamati a subire. Difesa che \u2013 per suo vizio e come una sfida \u2013 \u00e8 dentro di noi e quasi mai fuori. Nella tragedia a cui stiamo assistendo, piuttosto che rendere trasparente persino la quarantena, esercitiamoci nel \u201cpathos della distanza\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/la-trasparenza-e-un-idolo-che-non-vogliamo-venerare\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/societa\/la-trasparenza-e-un-idolo-che-non-vogliamo-venerare\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di INTELLETTUALE DISSIDENTE (Maria Castellitto) &nbsp; La trasparenza viene oggi richiesta a gran voce. In politica come nel mondo dell&#8217;informazione. E guai ad opporsi a questo idolo. Ma noi abbiamo deciso di farlo con l&#8217;aiuto del filosofo sudcoreano Byung-chul Han docente di teoria della cultura all\u2019Universit\u00e4t der K\u00fcnste di Berlino, nonch\u00e9 autore del saggio \u201cLa societ\u00e0 della trasparenza\u201d, edito in Italia per Nottetempo. 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