{"id":58210,"date":"2020-04-28T11:55:54","date_gmt":"2020-04-28T09:55:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58210"},"modified":"2020-04-28T12:15:54","modified_gmt":"2020-04-28T10:15:54","slug":"circa-una-domanda-di-giorgio-agamben-cronache-del-crollo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58210","title":{"rendered":"Circa \u201cUna domanda\u201d di Giorgio Agamben. Cronache del crollo."},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il noto filosofo Giorgio Agamben, reso molto noto ben oltre i lettori dei suoi libri dalle sue radicali posizioni negazioniste sulla pandemia in corso, ha nuovamente scritto\u00a0<a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-una-domanda\">una invettiva<\/a>\u00a0sul tema. E\u2019 una domanda, e dunque \u00e8 cortesia rispondere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Avvia il suo testo con un pezzo di Tucidide (II, 53) che dalla mia traduzione di Pietro Rosa suona assai diverso; diverso in modo indicativo: \u201ce nessuno era pronto a soffrire per ci\u00f2\u00a0<em>che veniva considerato degno<\/em>, dal momento che non poteva sapere se sarebbe morto prima di raggiungerlo\u201d, recita il mio testo<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. \u201cNessuno era pi\u00f9 disposto a perseverare in quello che prima\u00a0<em>giudicava essere il bene<\/em>, perch\u00e9 credeva che poteva forse morire prima di raggiungerlo\u201d, dice la traduzione di Agamben. Qui cambia il soggetto che esprime la forma verbale composta. Mentre nella mia traduzione \u00e8 un ente collettivo quello che considera \u201cdegno\u201d, in quella di Agamben \u00e8 l\u2019individuo che considera \u201cil bene\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">L\u2019individuo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">E\u2019 pi\u00f9 di un mese che, nella solitudine della sua casa che immagino confortevole, il buon Agamben \u201cnon cessa di riflettere\u201d su una domanda. La domanda \u00e8: \u201c<em>Com\u2019\u00e8 potuto avvenire che un intero paese sia senza accorgersene eticamente e politicamente crollato di fronte a una malattia?<\/em>\u201d\u00a0Domanda soppesata, dice, parola per parola. Il paese, \u00e8 per lui \u2018crollato eticamente e politicamente\u2019, e, segue spostando inavvertitamente, l\u2019abdicazione ai principi etici e politici \u00e8 \u201cpropria\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Si abdica, per come scrive, ai \u201c<em>propri<\/em>\u201d principi. E lo si fa precisamente quando si supera il limite oltre il quale non vi si pu\u00f2 rinunciare. Ovvero oltre il quale, se vi si rinuncia, si \u00e8 \u201cbarbari\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-wRzsCtd07zg\/XqDAJNt3ajI\/AAAAAAABksc\/uRdiYvla6OQ_w5yO0Sktl9f7EqI0PqDKgCNcBGAsYHQ\/s320\/un-uomo-e-una-donna-a-londra-indossano-una-mascherina-che-copre-naso-e-bocca-disegnata-per-prevenireil-contagio_2652f95e_800x621.jpg\" width=\"320\" height=\"248\" border=\"0\" data-original-height=\"621\" data-original-width=\"800\" \/><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Il limite \u00e8 duplice.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">1)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Come si \u00e8 potuto accettare che le persone morte siano state lasciate a morire da sole e che i cadaveri siano stati bruciati senza funerale?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">2)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Come \u00e8 stato possibile limitare la libert\u00e0 di movimento? Come \u00e8 stato possibile accettare di \u201csospendere di fatto\u201d i\u00a0<em>nostri<\/em>\u00a0rapporti di amicizia ed amore, \u201cperch\u00e9 il prossimo era diventato una fonte di pericolo e di contagio\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">In entrambe le formulazioni ricorre ossessivamente una formula, \u201c<em>soltanto in nome di un\u00a0rischio\u00a0che non era possibile precisare<\/em>\u201d, che \u00e8 la cifra della sua negazione della sostanza della cosa. Agamben ritiene che la malattia non sia certa e provata. E ritiene, mostrando limiti definitori ed epistemologici non alla sua altezza, proprio che \u201cil rischio\u201d sia\u00a0<em>da \u201cprecisare\u201d<\/em>. Non \u00e8 molto chiaro come si renda esatto, ovvero \u201cpreciso\u201d un \u201crischio\u201d. Il \u201crischio\u201d \u00e8 in effetti una ragionevole eventualit\u00e0. Non pu\u00f2 dunque essere \u201cpreciso\u201d, ch\u00e9, altrimenti, non sarebbe\u00a0<em>rischio<\/em>\u00a0ma\u00a0<em>certezza<\/em>. Purtroppo, nella logica scientifica ci pu\u00f2 essere consenso (maggioritario), non ci pu\u00f2 essere, a rigore, \u201ccertezza\u201d. Ci\u00f2 vale a maggior ragione per una scienza umana e sociale complessa come la medicina. E vale per una materia antica ma drammaticamente incerta come l\u2019epidemiologia, nella quale si incontrano virologi, clinici, epidemiologi, pneumatologi, esperti di medicina di emergenza, esperti di medicina preventiva, e poi, pertinenti altri saperi come sociologi, urbanisti, economisti, ingegneri dei trasporti, statistici, e via dicendo\u2026<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Dunque, in sostanza, Agamben che si \u00e8 espresso male, ritiene che tutte le misure fino ad ora assunte siano prese siano in nome di un \u201crischio che non sussiste ragionevolmente\u201d. Ritiene, insomma, che i morti siano normali<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9<\/em>. Compie nelle sue due elencazioni di limiti superati, alcune affermazioni che chiedono, per essere accettate di essere vere: che i poveri morti siano morti da soli, e che nessun funerale sia stato compiuto; inoltre che mai, nella storia, ci\u00f2 sia avvenuto, addirittura \u201cda Antigone ad oggi\u201d<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. La seconda \u00e8 che la limitazione degli spostamenti sia anche essa mai avvenuta nella storia d\u2019Italia<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Sono vere? Don Luca Peyron, sentendosi chiamato in causa, risponde di no<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>, i poveri morti hanno lasciato questa vita insieme ai conforti cristiani, e circondati dai medici, anche se non dai parenti che avrebbero corso rischi personali molto gravi (del resto non \u00e8 del tutto insolito, mia nonna \u00e8 stata nella sala di rianimazione dell\u2019ospedale venti anni fa mentre noi la potevamo guardare solo da un vetro e da molto lontano). E i funerali sono stati celebrati, in forma privata e solo con i parenti stretti, nelle cappelle dei cimiteri alla presenza dei sacerdoti a ci\u00f2 preposti. Inoltre, dire che mai ci sono stati morti senza funerali nella storia \u00e8 un\u2019iperbole che si commenta da sola.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">La seconda poggia sul fatto che il rallentamento dei contatti, abbastanza tipico di ogni epidemia dal 1300 in avanti (inclusa la Spagnola del 1900), sia sospendere i rapporti di amicizia ed amore. Deve essere ben triste Agamben se quaranta giorni senza vedere qualcuno per lui ne sospende i rapporti di amore. Io non trovo che il mio amore per mia madre, per i miei fratelli, sia diminuito dal non poterli incontrare (peraltro loro li vedo gi\u00e0 di rado, dato che, come capita a tantissimi, viviamo in citt\u00e0 diverse). Insomma, \u00e8 enfatico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Gli serve, questo, come artificio retorico per giungere al punto al quale voleva tendere. Questo dispositivo di protezione del corpo sociale gli appare come una scissione di un\u2019unit\u00e0 indissolubile. Quaranta giorni di distanziamento a suo parere scindono, niente di meno che \u201cl\u2019unit\u00e0 della nostra esperienza vitale\u201d che \u00e8 \u201ccorporea e spirituale\u201d. L\u2019avrebbe scissa in una \u201centit\u00e0 puramente biologica\u201d e in una \u201caffettivit\u00e0 e vita culturale\u201d dall\u2019altra. La colpa di questo sarebbe della medicina.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">\u201cLa pi\u00f9 grande delle astrazioni\u201d. Una cosa realizzata dalla possibilit\u00e0 di rianimare i corpi (\u201cSo bene che questa astrazione \u00e8 stata realizzata dalla scienza moderna attraverso i dispositivi di rianimazione, che possono mantenere un corpo in uno stato di pura vita vegetativa.\u201d)<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Dal corpo in coma, condizione, \u00e8 noto, passeggera, Agamben introduce un salto vertiginoso. Se la medicina, con la capacit\u00e0 di prolungare la \u201cnuda vita\u201d (il mero battere del cuore, senza coscienza) oltre la fine naturale della mente, \u00e8 in grado di separare l\u2019unit\u00e0 dell\u2019esperienza vitale, allora, la stessa medicina nel momento in cui\u00a0<em>prescrive\u00a0<\/em>il distanziamento fa proprio lo stesso. Indifferente al fatto che tale prescrizione la facevano anche i medici premoderni, per Agamben non c\u2019\u00e8 altro che \u201cuna contraddizione da cui non vi \u00e8 via di uscita\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Non vi \u00e8 perch\u00e9 proseguir\u00e0 (anche qui forza la realt\u00e0, \u00e8 comunque \u201climitato nel tempo\u201d, anche se durasse due anni), in quanto, non si sa chi, a suo dire avrebbe affermato che \u201cil \u201cdistanziamento sociale\u201d, come lo si \u00e8 chiamato con un significativo eufemismo, sar\u00e0 il nuovo principio di organizzazione della societ\u00e0\u201d. E quindi non vi \u00e8 via di uscita perch\u00e9 \u201cnon potr\u00e0 essere cancellato\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Dopo questa apodittica affermazione (non abbiamo noi cancellato le draconiane misure prese a Milano durante le pesti del 1300, 1400 e 1600<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, a Venezia nel 1347<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>, e quelle delle citt\u00e0 americane del 1919? Neppure le ricordiamo) Giorgio Agamben passa all\u2019attacco della chiesa, provocando la risentita risposta del pastore che abbiamo prima ricordato. La chiesa sarebbe ormai \u201cancella della scienza\u201d. E poi attacca, con insopportabile artificio retorico, i giuristi colpevoli di accettare che i decreti di Giuseppe Conte siano come la parola di Hitler.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un inconfondibile segno di carenza di argomenti quando si ricorre alla\u00a0<em>reductio ad hitlerum.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Noi abbiamo oggi pi\u00f9 o meno 3.000 malati al giorno in pi\u00f9 (poi, per fortuna, contemporaneamente quasi altrettanti guariscono), esattamente come nella fase pi\u00f9 acuta in Italia della Spagnola. Ma abbiamo \u201csolo\u201d qualche decina di migliaia di morti (pi\u00f9 dei 25.000 ufficiali, probabilmente pi\u00f9 del doppio) invece delle 300.000 della spagnola che era pi\u00f9 letale (circa il 10%). Ma, mi dimenticavo, il \u201crischio\u201d non \u00e8 possibile da precisare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Dopo Hitler cita Eichmann. E termina con una frase lapidaria: \u201cUna norma, che affermi che si deve rinunciare al bene per salvare il bene, \u00e8 altrettanto falsa e contraddittoria di quella che, per proteggere la libert\u00e0, impone di rinunciare alla libert\u00e0\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Torniamoci, ma un attimo di pausa. Alla fine, quale \u00e8 la \u201cbarbarie\u201d? Semplicemente che la \u201cnostra\u201d libert\u00e0 di movimento \u00e8 stata limitata. I \u201cnostri\u201d rapporti sono stati sospesi. Come nella citazione di Tucidide si sceglie il significato che \u00e8 pi\u00f9 coerente con l\u2019idea che la fonte della vita buona sia l\u2019individuo. Che\u00a0<em>questo<\/em>\u00a0sia la fonte della normativit\u00e0 e che\u00a0<em>questa sua originariet\u00e0<\/em>\u00a0non sia scalfibile da nulla, neppure dalla morte degli altri (anche essi, peraltro, individui). La traduzione \u00e8, in altre parole, \u201csoffrire per ci\u00f2 che\u00a0<em>viene considerato<\/em>\u00a0degno\u201d o per quel che io \u201c<em>giudico<\/em>\u00a0essere il bene\u201d? Tutta la differenza del mondo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Corrisponde al significato di vita degna sacrificare me stesso (anche ci\u00f2 che in altre circostanze giudicherei essere il bene) per amore del prossimo messo a rischio, in quanto ci\u00f2 \u00e8 considerato degno dalla comunit\u00e0 in cui cresco e vivo, oppure la vita degna si chiude nel mio giudizio? Corrisponde al concetto di politica che la protezione comune prevalga sul mero benessere individuale, o no? Che significa \u201cpolitica\u201d qui? Come avevo commentato<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>\u00a0rispetto ad un pezzo di Nadia Urbinati la libert\u00e0 che entrambi rivendicano non \u00e8 un attributo naturale ed originario dell\u2019uomo, come il respiro lo \u00e8 del corpo nudamente vivo. La libert\u00e0 non \u00e8 originariamente \u201cmia\u201d. Anche i rapporti non sono \u201cnostri\u201d nel senso di un possesso. Io non possiedo affatto gli altri e non possiedo il loro amore.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Noi non siamo completi e formati prima della societ\u00e0 nella quale siamo nati e cresciamo. Non siamo prima delle cose che\u00a0<em>sono considerate<\/em>\u00a0degne. \u00c8 l\u2019essere immersi in un tessuto di impegni, di ci\u00f2 che \u00e8 considerato degno da un demos, e da una cultura e societ\u00e0 che ci fa umani. Sono uomo quando comprendo gli impegni. E certo quando li accetto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\"><em>Essi mi costituiscono.<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Non sono esteriori a me. Non posso \u201cgiudicare cosa sia il bene\u201d senza riconoscere la relazione. Posso giudicare perch\u00e9 sono libero, e sono libero perch\u00e9 in un senso molto profondo la mia libert\u00e0 \u00e8 creata dal vincolo sociale e dalla solidariet\u00e0 necessaria che lo fonda. Solo se c\u2019\u00e8\u00a0<em>l\u2019uno e l\u2019altro<\/em>, posso avere l\u2019illusione di essere un\u2019isola, ma quando ho questa illusione vivo nell\u2019autoinganno. Mi alieno. Proprio Tucidide in questo \u00e8 maestro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Allora \u00e8 proprio vero che \u201c<em>Una norma, che affermi che si deve rinunciare al bene per salvare il bene, \u00e8 altrettanto falsa e contraddittoria di quella che, per proteggere la libert\u00e0, impone di rinunciare alla libert\u00e0<\/em>\u201d? E\u2019 un bel gioco di parole, ma \u00e8 generalizzabile? Si fonda una societ\u00e0 su questa o solo Robinson Crusoe pu\u00f2 vivere con essa?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Per salvare il bene non rinunciamo\u00a0<em>mai<\/em>\u00a0ad altri beni? Chi \u00e8 colui che mai rinuncia a nulla per fare un bene pi\u00f9 grande? Come lo giudichiamo? Ci piacerebbe starvi accanto? Gli affideremmo noi stessi?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">E chi \u00e8 colui che qualsiasi sua libert\u00e0 considera\u00a0<em>insuperabile<\/em>? Colui che per la libert\u00e0, ad esempio, di tornare a Palermo con la febbre alta ed il virus conclamato prende un treno, poi un aereo e infine un Taxi indifferente alla strage che provoca in tutti quelli che tocca? E\u2019\u00a0<em>falso e contraddittorio<\/em>\u00a0limitare la sua libert\u00e0 per salvare quella di tutti? O, invece, non la consideriamo inumana?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Non \u00e8 forse una \u201cbarbara\u201d?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400; text-align: justify;\">Triste \u00e8 l\u2019umanit\u00e0 che si \u00e8 persa fino a questo punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Tucidide, \u201c<em>La guerra del Peloponneso<\/em>\u201d, Rl, 2016, p.223. Peraltro, anche in altre traduzioni, rintracciabili in rete la forma \u00e8 simile, es. \u201cNessuno si sentiva trasportare dallo zelo di impegnare con anticipo energie in qualche\u00a0<em>impresa ritenuta degna<\/em>, nel dubbio che la morte giungesse a folgorarlo, a mezzo del cammino\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; \u201cLa misura dell\u2019abdicazione ai propri principi etici e politici \u00e8, infatti, molto semplice: si tratta di chiedersi qual \u00e8 il limite oltre il quale non si \u00e8 disposti a rinunciarvi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Qui, naturalmente, non voglio entrare nella triste questione, dovremo attendere che i dati si consolidino, ma quel poco che si vede, pi\u00f9 o meno ovunque, \u00e8 a mio parere sufficiente per invitare alla prudenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; \u201cIl primo punto, forse il pi\u00f9 grave, concerne i corpi delle persone morte. Come abbiamo potuto accettare, soltanto in nome di un\u00a0rischio\u00a0che non era possibile precisare, che le persone che ci sono care e degli esseri umani in generale non soltanto morissero da soli, ma che \u2013 cosa che non era mai avvenuta prima nella storia, da Antigone a oggi \u2013 che i loro cadaveri fossero bruciati senza un funerale?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; \u201cAbbiamo poi accettato senza farci troppi problemi, soltanto in nome di un\u00a0<em>rischio<\/em>\u00a0che non era possibile precisare, di limitare in misura che non era mai avvenuta prima nella storia del paese, nemmeno durante le due guerre mondiali (il coprifuoco durante la guerra era limitato a certe ore) la nostra libert\u00e0 di movimento. Abbiamo conseguentemente accettato, soltanto in nome di un\u00a0rischio\u00a0che non era possibile precisare, di sospendere di fatto i nostri rapporti di amicizia e di amore, perch\u00e9 il nostro prossimo era diventato una\u00a0<em>possibile<\/em>\u00a0fonte di contagio\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Don Luca Peyron, \u201c<a href=\"https:\/\/incarnazionedigitale.blogspot.com\/2020\/04\/perche-non-rispondero-ad-agamben.html?m=1\">Perch\u00e9 non risponder\u00f2 ad Agamben<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; \u201cMa se questa condizione si estende al di l\u00e0 dei confini spaziali e temporali che le sono propri, come si sta cercando oggi di fare, e diventa una sorta di principio di comportamento sociale, si cade in contraddizioni da cui non vi \u00e8 via di uscita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Per difendersi le citt\u00e0 italiane nominarono funzionari addetti alla salute pubblica, proprio come ora, e ordinarono la chiusura dei mercati, proibirono i funerali (e s\u00ec), e isolarono i malati, addirittura a Milano sprangando le case con i malati dentro. Chiudendo i confini e i porti. Imponendo le \u201cquarantene\u201d (dall\u2019insegnamento di Ippocrate).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Il batterio fu probabilmente portato dalle pulci dei topi, ma i veneziani reagirono imponendo la quarantena a tutte le navi, isol\u00f2 i malati in zone lontane, e si concentrarono sulla gestione degli spostamenti e delle interazioni sociali, cercando di raccogliere, nel 1300, dati sul sistema urbano. Praticarono in seguito la disinfezione delle merci e costruirono ospedali pubblici specializzati \u201cil nazaretum vecchio\u201d sull\u2019isola di Santa Maria di Nazareth. E poi neo 1468 uno \u201cnuovo\u201d. Ogni viaggiatore doveva, pena la morte, portare con s\u00e9 una \u2018patente\u2019 su tutti i porti toccati. Si veda\u00a0<a href=\"https:\/\/ilpiccolo.gelocal.it\/tempo-libero\/2020\/04\/07\/news\/lazzaretti-quarantena-distanziamento-sociale-la-peste-nera-a-venezia-un-esempio-dal-1300-1.38692245\">qui<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/03\/circa-nadia-urbinati-non-arrendiamoci.html\">Circa Nadia Urbinati, Non arrendiamoci a tacere e ubbidire<\/a>\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/04\/circa-una-domanda-di-giorgio-agamben.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/04\/circa-una-domanda-di-giorgio-agamben.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Il noto filosofo Giorgio Agamben, reso molto noto ben oltre i lettori dei suoi libri dalle sue radicali posizioni negazioniste sulla pandemia in corso, ha nuovamente scritto\u00a0una invettiva\u00a0sul tema. E\u2019 una domanda, e dunque \u00e8 cortesia rispondere. Avvia il suo testo con un pezzo di Tucidide (II, 53) che dalla mia traduzione di Pietro Rosa suona assai diverso; diverso in modo indicativo: \u201ce nessuno era pronto a soffrire per&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":35687,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-f8S","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58210"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58210"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58210\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58296,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58210\/revisions\/58296"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/35687"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58210"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58210"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58210"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}