{"id":58242,"date":"2020-04-27T08:30:34","date_gmt":"2020-04-27T06:30:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58242"},"modified":"2020-04-27T06:26:31","modified_gmt":"2020-04-27T04:26:31","slug":"leuropa-del-virus-e-divisa-in-tre-pigs-visegrad-e-blocco-tedesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58242","title":{"rendered":"Profeti di sventura"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ARIANNA EDITRICE (Marco Tarchi)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"preview post\" src=\"https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/data\/articoli\/big\/0\/0-62998.jpg\" alt=\"Profeti di sventura\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 stato un tempo in cui i futurologi (allora era un neologismo) andavano di moda. Conquistavano le prime pagine dei quotidiani e si faceva a gara ad intervistarli in radio o in televisione. Mancando internet, a nessuno era venuti in mente di battezzarli influencers e non si poteva misurare in likes o in numero di visualizzazioni la loro presa sull\u2019opinione pubblica, ma non c\u2019\u00e8 dubbio che le loro voci si facevano sentire un po\u2019 ovunque e suscitavano una sequela pressoch\u00e9 infinita di dibattiti. La loro specialit\u00e0 era, ovviamente, disegnare scenari per i decenni o i secoli venturi attorno ai quali esercitare la loro expertise \u2013 che poteva derivare dalle pi\u00f9 svariate formazioni: dalla sociologia alla biologia, dalla demografia alla fisica, dalla robotica (altra parola che furoreggiava) alla filosofia, e la lista non \u00e8 esaustiva \u2013 e soprattutto la loro fantasia.<br \/>\nCorrevano allora, e a passo di carica, gli anni ultimi anni Sessanta e i primi del decennio seguente. Nei paesi che avevano subito le ferite della guerra e le fatiche della ricostruzione, si era gi\u00e0 fatto registrare il periodo del boom e, malgrado le periodiche ricadute del ciclo economico \u2013 in Italia definite eufemisticamente \u00abcongiuntura\u00bb \u2013, il clima psicologico volgeva all\u2019ottimismo. Era in pieno svolgimento la gara per la conquista dello spazio extraterrestre, si erano moltiplicati \u2013 da noi raddoppiati \u2013 i canali televisivi e gi\u00e0 da un po\u2019 si parlava di cervelli elettronici, enormi cassoni di metallo che sapevano fare rapidamente calcoli quasi inaccessibili alla mente umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sigla Ibm cominciava ad avere un significato per molti e la parola \u00abinformatica\u00bb circolava a largo raggio.<br \/>\nGli addetti alle previsioni sul futuro si dividevano, all\u2019epoca, in due schiere, seguendo l\u2019imperitura linea di confine tra ottimisti e pessimisti. Pi\u00f9 che scontrarsi frontalmente, si spartivano i compiti e i favori del pubblico. I primi, nettamente maggioritari, puntavano sulle infinite meraviglie della tecnica e della tecnologia, sulla potenza dell\u2019atomo, sulle strabilianti innovazioni nel campo delle telecomunicazioni e della mobilit\u00e0 tout court: il fertile genio di Jules Verne veniva estrapolato dalle pagine dei romanzi per ragazzi e si discettava sulla ormai prossima traduzione delle macchine da lui immaginate in strumenti della reale quotidianit\u00e0 (ma c\u2019era anche chi rispolverava l\u2019uomo-uccello di Leonardo da Vinci e il nome Icaro andava per la maggiore). La genetica faceva la sua parte e prendeva l\u2019avvio la scommessa sugli anni che ci sarebbero voluti per vincere le malattie ed assicurare all\u2019umanit\u00e0, se non l\u2019agognata immortalit\u00e0, perlomeno una durata record, con una media spinta oltre il secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli assai meno numerosi scettici ponevano i primi interrogativi su quella che pi\u00f9 tardi sarebbe stata chiamata \u201cl\u2019altra faccia del progresso\u201d. Non smontavano il quadro descritto dalla controparte, ma lo corredavano di dubbi. Come sarebbe stato possibile sfamare una popolazione mondiale in costante crescita? Quali costi avrebbero comportato lo spopolamento delle campagne e il proliferare delle fabbriche nei centri urbani? Il Terzo mondo avrebbe retto l\u2019impatto dell\u2019aumento del gi\u00e0 consistente divario di ricchezza rispetto ai paesi \u201csviluppati\u201d? C\u2019era persino chi metteva in circuito un\u2019espressione fino ad allora riservata a qualche trattato scientifico, \u00abecologia\u00bb, associata ad altre parole di recente ingresso nell\u2019uso ordinario, come \u00abinquinamento\u00bb e \u00abambiente\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nIl dibattito fra entusiasti e dubbiosi continu\u00f2 ad attirare l\u2019attenzione delle masse per alcuni anni, poi venne accantonato per far posto ad altre tematiche di attualit\u00e0 non meno stringente, dalla crisi petrolifera innescata dalla guerra del Kippur, che sembr\u00f2 dare temporaneamente ragione a chi non vedeva tutto roseo, all\u2019involuzione del ribellismo del Sessantotto in guerre civili striscianti, conflitti sociali pi\u00f9 aspri, e terrorismo. Finita l\u2019ondata di piena della violenza politica e inaugurato il periodo del \u00abriflusso\u00bb, gli specialisti in rappresentazione dell\u2019avvenire finirono con l\u2019essere travolti dal ritmo impetuoso con cui l\u2019innovazione tecnologica ridisegnava il presente. Non c\u2019era pi\u00f9 bisogno del loro vaticinio: adesso parlavano i fatti, che rafforzavano nella loro fede i cultori del Progresso, infallibile indicatore della direzione intrapresa dal Senso della Storia (maiuscole d\u2019obbligo in tutti e tre i casi). E per magnificare quei fatti bastavano gli scienziati \u201cveri\u201d, i tecnici di laboratorio, i ricercatori, i managers. La fortuna dei moderni stregoni, dei moderni scrutatori degli astri, pareva tramontata per sempre.<br \/>\nE invece..<br \/>\nE invece, grazie all\u2019epidemia del famigerato Covid-19, l\u2019era dei futurologi si \u00e8 d\u2019improvviso riaperta. Non li si chiama pi\u00f9 cos\u00ec, salvo che in casi rarissimi \u2013 si \u00e8 rispolverato persino Jerry Kaplan, uno dei pochi che ancora rivendica con orgoglio l\u2019etichetta e che sin qui si era intelligentemente limitato a profetizzare sulle connessioni fra intelligenza artificiale e mondo del lavoro \u2013, ma li si invita su tutti i palcoscenici mediatici, se ne ascoltano i pareri con un misto di timore, speranza e devozione, li si gratifica di un\u2019attenzione a tratti spasmodica. \u00c8 tornato il loro momento e loro ne approfittano. Imperversano, tratteggiando scenari a breve, media e lunga scadenza. Ci dicono quale sar\u00e0 il nostro destino di qui a chiss\u00e0 quando, cosa accadr\u00e0 nel nostro habitat, quali conseguenze avr\u00e0 ogni atto che compiremo, come cambieranno il volto del nostro lavoro, l\u2019impiego del nostro tempo libero, i codici della nostra affettivit\u00e0. Vogliono impressionarci e convincerci. Sguazzano nella pandemia ora con la leggerezza del racconto di miracolose, anche se sospirate, rinascite (la filosofia dell\u2019\u00abandr\u00e0 tutto bene\u00bb, quella che innesca i cori sui balconi e l\u2019illuminazione simultanea degli schermi di cellulari, che dovrebbe fugare la paura), ora con i toni severi e dolenti dei profeti di sventura, che snocciolano il rosario di tutto ci\u00f2 che abbiamo perduto per sempre e, spesso, ci somministrano la versione laica e desacralizzata del \u00abpentiti, ch\u00e9 la fine \u00e8 vicina\u00bb, ammonendoci non soltanto a rispettare le regole del \u00abdistanziamento sociale\u00bb e ad indossare le mascherine, ma anche ad essere d\u2019ora in poi pi\u00f9 pazienti, rispettosi e solidali, o addirittura a \u00absentirsi una vera comunit\u00e0\u00bb, obiettivo che a qualcuno potrebbe sembrare difficile da raggiungere se, come pure ci viene vaticinato, ci dovremo scordare una volta per tutti gli \u00abassembramenti\u00bb, le cene in lunghe tavolate, le chiacchiere gomito a gomito sull\u2019autobus o al mercato.<br \/>\nSono, o ambiscono ad essere, i nuovi persuasori occulti, adatti ad un periodo in cui l\u2019industria della paura non \u00e8 pi\u00f9 \u2013 come si \u00e8 ripetuto fino allo sfinimento da un quarto di secolo a questa parte, e con crescente insistenza \u2013 monopolio dei populisti (che restano comunque \u00abpi\u00f9 pericolosi del virus\u00bb, copyright del consolidato duo Alesina-Giavazzi insidiato da parecchi altri commentatori).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ai vecchi tempi, appartengono alla corporazioni professionali pi\u00f9 svariate: questa volta sono in particolare evidenza i romanzieri, a cui i giornali consegnano volentieri colonne e intere pagine, sapendo che le loro doti immaginative sono particolarmente prolifiche, ma non mancano, oltre a figure gi\u00e0 chiamate in causa, gli economisti, i virologi, gli epidemiologi, gli statistici (medici e non), che esercitano questo ruolo come una sorta di seconda professione, spesso esplicitata in sequenza diretta con la prima: appena hanno smesso di trattare il problema-coronavirus secondo le loro competenze di natura medica, indossano i panni degli sproloquiatori sulle prossime sorti del genere umano e procedono a ruota libera.<br \/>\nPer riassumere tutto ci\u00f2 che \u00e8 emerso dai responsi di questi nuovi illuminati non basterebbero molte pi\u00f9 pagine di quelle di cui disponiamo. Ci si pu\u00f2 limitare a un breve campionario, che parte dal livello pi\u00f9 basso, quasi infimo, della prospettazione dei nuovi assetti che avranno le spiagge e i ristoranti di quella che, senza un briciolo d\u2019ironia, viene definita \u00abla societ\u00e0 del dopo-Covid19\u00bb, in cui l\u2019ingegno si limita a congetturare gazebo isolanti in plastica sotto i 40 gradi del sole di agosto, paratie mobili fra un tavolo di ristorante e l\u2019altro, bizzarre disposizioni dei sedili in aereo o in treno e si spinge fino al vertice degli oracoli di ambientazione planetaria (\u00ab\u00e8 finita la globalizzazione\u00bb, \u00abil mondo come lo abbiamo conosciuto non esister\u00e0 pi\u00f9\u00bb), passando per il piano intermedio delle anticipazioni su tutto quello che \u00abfinir\u00e0\u00bb: dal turismo alle classi degli studenti in aula, ai concerti e alle competizioni sportive negli stadi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nNaturalmente, i pareri sono discordi un po\u2019 su tutto e, complice la trasformazione ormai stabile dell\u2019informazione in infotainment, vanno in onda epiche sceneggiate che hanno per protagonisti i summenzionati specialisti in epidemie, che si trattano reciprocamente da imbecilli, sostenendo l\u2019uno che l\u2019intera stirpe umana andrebbe concentrata in appositi Lager per anni per arrivare al mitico traguardo dei \u00abcontagi zero\u00bb (e anche oltre, perch\u00e9 ci sarebbero sempre in agguato una recrudescenza del morbo gi\u00e0 noto o un\u2019altra pandemia pronta a raccoglierne il testimone) e l\u2019altro o altra che, tutto sommato, il \u00abtutti a casa\u00bb serve a ben poco. Non solo. A volte sono le stesse nuove star della tecnocrazia in incubazione a contraddirsi, perdendo il filo del discorso: in un momento sostengono che bisogna continuare a impedire ogni contatto fra individui \u2013 trasformati in blocco in potenziali agenti del contagio, perch\u00e9 se non presentano sintomi e stanno benissimo potrebbero essere di danno agli altri \u2013 e un quarto d\u2019ora dopo affermano che \u00abfinch\u00e9 non ci sar\u00e0 l\u2019immunit\u00e0 di gregge le cose non potranno cambiare\u00bb (e come si fa a crearla, questa immunit\u00e0, standosene chiusi in casa? Misteri del ragionamento scientifico). Quando poi non sono gli scienziati a prendere la parola, ma viene il turno di altri \u201copinionisti\u201d, \u00e8 persino peggio. Fioccano le sentenze senza appello: dopo il da noi gi\u00e0 citato fisico per il quale \u00abil bene pi\u00f9 prezioso \u00e8 un po\u2019 di vita in pi\u00f9\u00bb, quale che ne sia la qualit\u00e0, abbiamo chi, in prima pagina sul pi\u00f9 diffuso quotidiano italiano, ci assicura che \u00abnel dopo-virus il paternalismo sar\u00e0 impraticabile\u00bb, aggiungendo pensosamente che \u00abla Storia smaschera la ferocia del mondo\u00bb (diamine: ci voleva Covid per questa scoperta?).<br \/>\nL\u2019occasione di fare futurologia sotto l\u2019occhio dei riflettori arriva talvolta a mettere a soqquadro una serie di icone consacrate dallo spirito del tempo che stiamo vivendo almeno da settantacinque anni in qua. La Svezia, esempio fin qui fulgidissimo di affidabilit\u00e0 politica \u2013 la perla pi\u00f9 splendente della collana delle socialdemocrazie scandinava \u2013 ed etica \u2013 il paese delle aperture: alla libert\u00e0 dei costumi sessuali non meno che all\u2019immigrazione e alla multietnicit\u00e0 \u2013, viene additata al pubblico ludibrio per essersi rifiutata di mettere sotto chiave i suoi cittadini, e l\u2019astio nei confronti dei suoi dirigenti si respira, neanche troppo sottotraccia, in articoli e reportages sulla situazione \u201canomala\u201d intrisi del non dichiarato auspicio di vederla finire prima o poi, la sciagurata!, nella tragedia dei morti a cataste, a far compagnia a noialtri sventurati meridionali del Vecchio Continente. E a chi si azzarda a dire che forse sarebbe stato meglio seguirne l\u2019esempio, isolando tempestivamente case di cura e di riposo, facendo esami mirati ad operatori sanitari e pazienti, viene sbattuta in faccia la velenosa domanda retorica: \u00abMa allora volevate pi\u00f9 morti?\u00bb, trascurando il piccolo particolare che, per evitare altri decessi di ultraottantenni \u2013 intento, per carit\u00e0, pi\u00f9 che lodevole \u2013, si sta mettendo in atto una crisi economica che condanner\u00e0 milioni di persone pi\u00f9 giovani alla disoccupazione, ad un crollo del livello di vita che potr\u00e0 giungere in non pochi casi alla miseria e alla fame, se non al suicidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E nel ciclone finiscono travolti altri tab\u00f9: dopo decenni di martellante e giustificata propaganda dell\u2019uso dei mezzi pubblici di trasporto per ridurre l\u2019inquinamento provocato dal traffico automobilistico, ci viene spiegato che, finch\u00e9 l\u2019emergenza non sar\u00e0 terminata, \u00abla macchina sar\u00e0 il mezzo pi\u00f9 sicuro\u00bb per qualsiasi nostro spostamento e dovremo utilizzarla addirittura per andare al cinema, che si ristrutturer\u00e0 con la formula del drive-in (ah, che affascinante prospettiva ritornare agli anni dell\u2019infanzia, per chi ha visto la luce negli anni Cinquanta!), alla faccia delle crociate ecologiche proclamate dalla beata Greta da Staccolma.<br \/>\nPeraltro, gli sceneggiatori del futuro non sanno neppure quantificare i tempi della nostra attesa del \u00abnuovo inizio\u00bb. Quando finir\u00e0 questo incubo indotto? Difficile capirlo se si raccolgono le voci della discussione pubblica. Sentiamo un ministro della salute dirci che ci\u00f2 non avverr\u00e0 \u00abfinch\u00e9 non sar\u00e0 disponibile il vaccino\u00bb mentre leggiamo, per bocca di pi\u00f9 d\u2019uno dei tanti specialisti, che per giungere a quel risultato ci vorranno due o tre anni, e qualcun altro della congrega aggiunge che, comunque, quel vaccino non ci preserver\u00e0 dalle altre epidemie in arrivo, per cui con le pandemie \u00abdovremo abituarci a convivere\u00bb (come? Con le visiere di plexiglas vita natural durante?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nSe tutto questo fosse inquadrabile all\u2019interno dello schema di un delirio collettivo, lo si potrebbe anche accogliere con relativa indulgenza: le cronache degli osservatori del tempo ci riportano che fenomeni di quel genere hanno costantemente accompagnato le fasi epidemiche, suscitando timori dell\u2019Apocalisse, scatenamenti di sette di fanatici, episodi di estasi mistica e scadimenti nelle pi\u00f9 abiette caccie all\u2019untore di turno. Ma qui ci troviamo di fronte a qualcosa di diverso ed ancora pi\u00f9 preoccupante. Dietro a chi, con un adeguato impiego di argomenti ansiogeni, ci vuole imporre fino a data imprecisata l\u2019uso di guanti monouso, maschere chirurgiche, visori in plexiglas, applicazioni telematiche da scaricare sullo smartphone per essere debitamente \u00abmonitorati\u00bb e ci ribadisce a ogni pi\u00e8 sospinto che se non ci terremo a due metri di distanza l\u2019uno dall\u2019altro fino a nuovo ordine delle autorit\u00e0 competenti scatteranno nuovamente gli arresti domiciliari per tutti, c\u2019\u00e8 un\u2019idea del mondo e della vita al cui cospetto le trame dei pi\u00f9 arditi romanzi di fantascienza rischiano di apparire puerili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nNon ci riferiamo, dicendo questo, esclusivamente o principalmente al legittimo timore espresso da qualcuno dei pochissimi dissidenti dal verbo proibizionista a cui \u00e8 stata concessa la parola da qualcuno dei media mainstream, salvo esporli a torrenti di scomuniche e contumelie sulle altre testate e piattaforme (il caso pi\u00f9 noto \u00e8 quello di Giorgio Agamben), che attraverso le app si possa ulteriormente rafforzare un sistema di controllo del potere sui singoli che \u00e8 del resto gi\u00e0 da tempo ben sviluppato, in vista di \u00abstrette autoritarie\u00bb. Questo rischio c\u2019\u00e8, ma \u00e8 forse peggiore l\u2019impiego intimidatorio che si fa delle argomentazioni etiche per obbligare anche i recalcitranti ad usarle, quelle app (\u00abse non lo fai, manchi di senso civico e metti a repentaglio la vita degli altri. Vergognati!\u00bb. E gi\u00e0 nei programmi televisivi e radiofonici \u00e8 usuale sentir rivolgere all\u2019ospite la domanda-tagliola: \u00abMa Lei la scaricher\u00e0\u00bb?). E certamente peggiore \u00e8 il panorama che il clima che abbiamo sinteticamente descritto va dipingendo. Non c\u2019\u00e8 bisogno di alcun futurologo per rendersi conto che le proroghe del \u00abdistanziamento sociale\u00bb e la sua santificazione come unica ancora di salvezza di un\u2019umanit\u00e0 altrimenti minacciata di sterminio, l\u2019obbligo di parlarsi attraverso pezzi di stoffa che coprono bocca e naso, la riprovazione di ogni contatto occasionale con sconosciuti cos\u00ec come di gesti di affettuosit\u00e0 con amici, la criminalizzazione degli incontri in gruppo (i famigerati \u00abassembramenti\u00bb, provocheranno \u2013 con effetti tanto pi\u00f9 gravi quanto pi\u00f9 lunga sar\u00e0 la durata dei provvedimenti, sempre scongiurando l\u2019ipotesi, coltivata e divulgata da ben pi\u00f9 d\u2019un profeta di sventura, che questi marchingegni emergenziali divengano una costante destinata a segnare un \u00abcambio di epoca\u00bb (ci tocca sentire pure questa) \u2013 la paralisi, o addirittura la fine, della convivialit\u00e0 e la progressiva abolizione della socialit\u00e0, cardini di qualunque consesso civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nC\u2019\u00e8 chi pensa che questo faccia parte di un progetto che non meglio precisati poteri forti ed opachi avrebbero messo in atto per indebolire i popoli e renderli ancora pi\u00f9 docili alle proprie strategie. Noi non lo crediamo affatto, anche perch\u00e9 siamo convinti che a quegli ipotetici centri di potere la globalizzazione cos\u00ec come era ieri, e probabilmente torner\u00e0 ad essere un domani, andasse pi\u00f9 che a genio e che un mondo di frontiere pi\u00f9 chiuse, senza traffico aereo e navale, senza flussi migratori di massa, con popolazioni incattivite e rese indocili da un drastico peggioramento delle condizioni di vita, non sia nei loro auspici. Pensiamo solo che, consapevolmente o meno, le odierne classi dirigenti, sia nella loro componente politico-economica, sia in quella intellettuale, abbiano reagito a una situazione di emergenza con l\u2019inettitudine e l\u2019incapacit\u00e0 di comprensione della realt\u00e0 che da decenni le caratterizza, e di fronte a una pandemia virale non abbiano fatto altro che agire in modo tale da innescarne un\u2019altra, ben pi\u00f9 pericolosa negli effetti a lunga scadenza: una pandemia psichica, un meccanismo ansiogeno generatore di una crisi sociale di cui dovremo sopportare nella nostra carne le dolorose conseguenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(editoriale del numero 354 di Diorama Letterario di prossima pubblicazione)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articoli\/profeti-di-sventura\">https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articoli\/profeti-di-sventura<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ARIANNA EDITRICE (Marco Tarchi) C\u2019\u00e8 stato un tempo in cui i futurologi (allora era un neologismo) andavano di moda. 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