{"id":58246,"date":"2020-04-27T08:45:26","date_gmt":"2020-04-27T06:45:26","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58246"},"modified":"2020-04-26T20:30:20","modified_gmt":"2020-04-26T18:30:20","slug":"che-italia-abbiamo-costruito-dopo-il-sacrificio-della-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58246","title":{"rendered":"Che Italia abbiamo costruito dopo il sacrificio della Resistenza?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>GLI INDIFFERENTI (Lorenzo Ferrazzano)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/glindifferenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Renato-Guttuso-Fosse-Ardeatine-1950-Collezione-Luciano-Lenti-Valenza-AL.jpg\" alt=\"https:\/\/glindifferenti.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Renato-Guttuso-Fosse-Ardeatine-1950-Collezione-Luciano-Lenti-Valenza-AL.jpg\" \/><\/p>\n<div class=\"td-post-content\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abPossa il mio grido \u201cViva l\u2019Italia libera\u201d sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l\u2019avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per la quale muoio felice!\u00bb. Lo ha scritto Franco Bechis, in una delle lettere dei partigiani condannati a morte, poche ore prima di essere fucilato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi si celebra il settantacinquesimo anniversario della liberazione, e la fine formale di quella tragedia che \u00e8 stata la guerra civile italiana. Uno scontro tutto nostro, orizzontale, tra italiani, tra fratelli; erano i giorni, quelli, in cui si moriva per rinascere eguali, in una societ\u00e0 nuova da ricostruire sulla giustizia. Perch\u00e9 come avvert\u00ec Sandro Pertini, le cui parole se le \u00e8 portate il vento, non pu\u00f2 esistere <em>libert\u00e0<\/em> senza <em>giustizia sociale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ricorrenze sono sempre dei momenti in cui risulta pi\u00f9 facile tirare le somme. Ed ecco che il 25 aprile rappresenta un\u2019occasione importante per ripensare ai nostri settantacinque anni di storia repubblicana, di sviluppo democratico. In un momento reso ancor pi\u00f9 cupo dall\u2019epidemia e dall\u2019incertezza di questa seconda rischiosa rinascita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 <em>Covid-19<\/em> ci ha costretti, nelle scorse settimane, a elaborare un ripensamento profondo del mondo che abbiamo costruito negli ultimi decenni. Ci ha spinti con inenarrabile violenza a riconsiderare tutte le categorie e i dogmi dei nostri tempi: il primato del privato sul pubblico, il ruolo dello Stato nello sviluppo di un\u2019equa societ\u00e0 civile, la decentralizzazione del potere politico e l\u2019autonomia del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019epidemia ha reso evidenti tutte le contraddizioni sorte in questi settantacinque anni \u2013\u00a0 specialmente negli ultimi trenta -, e che abbiamo sempre ignorato, per non doverci pensare. Silenziando ogni campanello d\u2019allarme, senza tuttavia preoccuparci di spegnere i grossi focolai di crisi, abbiamo costruito un\u2019Italia basata sulla disparit\u00e0 territoriale, economica e sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo preferito credere che le diseguaglianze geometriche tra nord e sud fossero dovute soltanto ad una corruzione congenita nel Mezzogiorno, che pure esiste, piuttosto che al fallimento dello Stato centrale, incapace di stabilire minimi livelli essenziali di prestazioni sociali. E abbiamo assistito alla <em>de-socialistizzazione<\/em> della sinistra italiana, che ha disgraziatamente sostituito l\u2019icona di Gramsci con quella di Blair, diventando demofobica, globalista e guerrafondaia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo sottovalutato lo strapotere della mafia, infiltratasi ormai in ogni angolo degli spazi del potere; conquistandosi dei posti non solo spezzando le gambe di chi era <em>contro<\/em>, ma soprattutto stringendo le mani, in segno di accordo \u2013 su tutto il territorio nazionale \u2013 alla parte malata della nostra classe politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo assistito giorno dopo giorno al ritorno di vecchie forme di ricatto sociale, specialmente quello del lavoro, che a settantacinque anni di distanza dalla sepoltura del fascismo costringe ancora i lavoratori alla bestialit\u00e0 di dover scegliere tra la salute e l\u2019occupazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non solo nelle acciaierie e nelle fabbriche, ma anche nei campi, dove sotto i nostri occhi si sono radunate masse di affamati di ogni lingua e di ogni colore, costretti a lavorare come invisibili servi della gleba \u2013 privi di documenti e di contratti \u2013 a causa delle scelte sui prezzi fatte da una filiera agro-alimentare che macina miliardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa l\u2019Italia che \u00e8 stata costruita; certo pi\u00f9 beneducata, pi\u00f9 presentabile sotto il profilo estetico, eppure cos\u00ec incosciente di s\u00e9 stessa da non riconoscere le sue proprie storture, in modo da perdersi, nelle giornate come questa, nell\u2019esaltazione di presunti progressi democratici e sociali. Spendendosi in parole che coprono come una coperta rattoppata la polvere macinata da una nuova lotta di classe non ancora storicizzata o capita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allora ci ritroviamo a celebrare la liberazione come se questi settantacinque anni non fossero mai trascorsi; come se la memoria storica possa prescindere da una decennale macelleria sociale. Un evento, questo, che sembra svuotato di ogni senso <em>politico<\/em>, e cio\u00e8 <em>critico<\/em>, per diventare una sorta di ricordo monumentale, un pezzo d\u2019antiquariato da esporre per consuetudine e buona educazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec, anche davanti alla disfatta del Paese che abbiamo costruito, ci troveremo ad assistere alla retorica di quell\u2019unit\u00e0 nazionale che esiste solo nei discorsi ufficiali dei presidenti; proiettata magari in una \u201cmessianica\u201d dimensione europea la cui unit\u00e0 \u00e8 altrettanto inesistente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno slancio retorico che gi\u00e0 Nietzsche aveva liquidato come \u00abfilisteo storico-estetico della cultura\u00bb, e il retore come \u00absaccente e aggiornato cicalatore sullo Stato\u00bb. Un eccesso di monumentalismo storico, questo, che \u00abha intaccato la forza plastica della vita\u00bb, ormai incapace \u00abdi servirsi del passato come di un robusto nutrimento\u00bb. Che ci tiene aggrappati ai ricordi di pi\u00f9 gloriosi momenti storici, come per camuffare goffamente quelle nostre malefatte epocali alle quali non sappiamo porre rimedio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dipinto: Renato Guttuso, <em>Fosse ardeatine<\/em> (1950)<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/glindifferenti.it\/italia-costruito-sacrificio-della-resistenza\/4201\/\">https:\/\/glindifferenti.it\/italia-costruito-sacrificio-della-resistenza\/4201\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GLI INDIFFERENTI (Lorenzo Ferrazzano) \u00abPossa il mio grido \u201cViva l\u2019Italia libera\u201d sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l\u2019avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per la quale muoio felice!\u00bb. Lo ha scritto Franco Bechis, in una delle lettere dei partigiani condannati a morte, poche ore prima di essere fucilato. 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