{"id":58263,"date":"2020-04-27T11:00:59","date_gmt":"2020-04-27T09:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58263"},"modified":"2020-04-27T10:39:04","modified_gmt":"2020-04-27T08:39:04","slug":"costruire-il-proprio-destino-intervista-a-vladimiro-giacche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58263","title":{"rendered":"Costruire il proprio destino. Intervista a Vladimiro Giacch\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LA FIONDA<\/strong> (<strong>Giulio Gisondi<\/strong>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/destino.jpg\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Meno di un mese fa Giuseppe Conte affermava \u201cfaremo da soli\u201d, qualora la scelta per l\u2019Italia fosse stata quella di ricorrere al Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0. La decisione del Consiglio europeo del 23 aprile \u00e8 stata, invece, proprio quella di ricorrere al MES, alla BEI, al fondo per la disoccupazione SURE, con l\u2019ipotesi, ancora poco chiara, d\u2019istituire un Recovery Fund temporaneo, finanziato dai singoli Stati e che dia, non si sa bene se prestiti o trasferimenti ai paesi che ne necessitano. Ne abbiamo discusso con Vladimiro Giacch\u00e8, Presidente del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.centroeuroparicerche.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Centro Europa Ricerche<\/a>, dalla met\u00e0 degli anni Novanta nel settore bancario e finanziario, nonch\u00e9 storico della filosofia e autore di saggi e monografie tra cui\u00a0<em>La fabbrica del falso. Strategie della menzogna nella politica contemporanea\u00a0<\/em>(2008),\u00a0<em>Anschluss. L\u2019annessione: l\u2019unificazione della Germania e il futuro dell\u2019Europa\u00a0<\/em>(2013, nuova ed. 2019).<\/p>\n<p><em>Dott. Giacch\u00e8, come valuta le misure adottate dall\u2019ultimo Consiglio Europeo? Perch\u00e9 non liberare la BCE dal divieto di monetizzare gli Stati, come stanno facendo le maggiori banche centrali del mondo?<\/em><\/p>\n<p>Si \u00e8 passati dal proclamato rifiuto di utilizzare uno strumento come il MES che non ha senso in questo contesto, perch\u00e9 basato sul debito e perch\u00e9 a noi porterebbe molto poco denaro rispetto al fabbisogno che si \u00e8 creato a seguito di quest\u2019emergenza (stiamo parlando di qualcosa come 37 miliardi di euro al massimo), all\u2019accettazione di un pacchetto di strumenti che include il MES e in cui l\u2019aspetto comune \u00e8 che tutti comportano un aumento del debito. Questo vale per il MES, per la BEI e anche per il fondo di assicurazione SURE, che \u00e8 sostanzialmente diverso da quello che fu proposto dall\u2019Italia qualche anno fa. Allora non si parlava di prestiti, ma si parlava di fondi (simili ai fondi strutturali) per consentire un assorbimento della disoccupazione meno traumatico ai paesi che erano in difficolt\u00e0. Fu una proposta lanciata dall\u2019allora ministro Padoan nel 2014, ma per la quale non si trattava di prestiti.<\/p>\n<p>Tutto questo non va bene perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un\u2019altra possibilit\u00e0 per affrontare quest\u2019emergenza, ed \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di una possibilit\u00e0, nel senso che \u00e8 quello che stanno facendo tutte le banche centrali del mondo tranne una, ossia monetizzare il debito: consentire un\u2019espansione monetaria finalizzata alla spesa per l\u2019emergenza in atto, ossia attuare una monetizzazione del maggiore debito derivante dalle spese che (non la sola Italia, ma tutti gli Stati europei) dovranno sostenere. Si rifiuta questa via perch\u00e9 nei Trattati europei \u00e8 scritto chiaramente che \u00e8 fatto in generale divieto alla BCE di finanziare il debito degli Stati. In realt\u00e0 si potrebbe osservare che probabilmente con un po\u2019 di buona volont\u00e0 \u2013 tenendo presenti i rischi per la tenuta della moneta unica nella presente situazione \u2013 anche questa previsione potrebbe essere superata senza dover neppure cambiare i Trattati. Ma accettiamo il presupposto: noi siamo quindi di fronte a un meccanismo scritto nei Trattati che non si vuole cambiare e su cui non si vuole intervenire neppure in presenza di un\u2019evidente catastrofe come quella attuale.<\/p>\n<p>All\u2019obiezione secondo cui \u201c\u00e8 scritto nei trattati\u201d bisognerebbe rispondere rovesciando il discorso. \u00c8 possibile che neppure quando crolla il mondo e ti rendi conto che gli strumenti che messi in campo sono inadeguati e pericolosi ti viene voglia di cambiare strada? Questa secondo me \u00e8 una perfetta metafora dell\u2019Unione Europea attuale. L\u2019Unione Europea attuale \u00e8 quella cosa che non cambia strada neppure in presenza di calamit\u00e0 di questo tipo. E qui c\u2019\u00e8 un tema che secondo me \u00e8 assolutamente fondamentale, perch\u00e9 \u00e8 del tutto evidente, ma lo era gi\u00e0 nella crisi precedente, che questo approccio sia stato fortemente negativo, soprattutto per alcuni paesi. Ma allora perch\u00e9 dobbiamo riproporlo all\u2019infinito?<\/p>\n<p><em>Quali saranno gli effetti del MES sull\u2019economia italiana e sul suo sistema bancario?<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 a cui ci si \u00e8 formalmente attaccati negli ultimi giorni \u00e8 che il MES, presuntamente, non avrebbe condizionalit\u00e0 in questo caso. Questo \u00e8 assolutamente falso. Gi\u00e0 il dire che si possano spendere i soldi esclusivamente per le spese mediche \u00e8 una condizionalit\u00e0. Ma c\u2019\u00e8 di peggio: come previsto dal trattato istitutivo del MES, che non \u00e8 stato modificato in quest\u2019occasione, il MES stesso potr\u00e0 decidere a posteriori, non all\u2019unanimit\u00e0 ma a maggioranza qualificata, di applicare delle condizionalit\u00e0 ai prestiti che sono stati fatti. \u00c8 stato detto abbastanza chiaramente anche dai nostri interlocutori europei in questi giorni che cos\u00ec sar\u00e0. Per cui siamo di fronte a una situazione paradossale, in cui per avere dei prestiti che sono assolutamente insufficienti rispetto al fabbisogno attuale, ci andiamo a infilare sostanzialmente in un meccanismo che ci imporr\u00e0 delle politiche restrittive e di austerit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 quello che abbiamo gi\u00e0 visto in Grecia, anche se con tutte le differenze del caso, perch\u00e9 la situazione italiana \u00e8 molto diversa per vari motivi: a cominciare da un motivo che tutti dimenticano sempre, cio\u00e8 l\u2019entit\u00e0 dell\u2019economia italiana all\u2019interno dell\u2019eurozona. Mentre la Grecia poteva essere realisticamente minacciata da Schaeuble dicendo \u201cvi sbatto fuori\u201d, sbattere fuori l\u2019Italia significherebbe che dopo un paio d\u2019ore l\u2019unione monetaria non esiste pi\u00f9. Questo \u00e8 un punto abbastanza importante perch\u00e9 costituirebbe a mio giudizio, e continuer\u00e0 oggettivamente a costituire, un elemento di forza negoziale per il nostro paese e non di debolezza.<\/p>\n<p>Tuttavia, si \u00e8 scelto prima d\u2019imboccare la strada di un negoziato che non aveva molto senso, perch\u00e9 anche i Coronabonds sono ulteriore debito e perch\u00e9 era chiaro che alcuni paesi non li avrebbero accettati, per cui si sarebbe comunque finiti negozialmente in vicolo cieco. Come era logico che, poi, finiti in questo vicolo cieco, ci si sarebbe accontentati delle vaghe promesse sul Recovery Fund: un fondo che, se va bene partir\u00e0 l\u2019anno prossimo e le cui caratteristiche sono molto incerte \u2013 ma sono pronto a scommettere qualsiasi cosa che anche in quel caso si tratter\u00e0 di prestiti, per cui non cambierebbe la sostanza. In ogni caso, ci si \u00e8 accontentati da un lato di quelle promesse, dall\u2019altro si \u00e8 accettato quello che veniva offerto sin da subito, cio\u00e8 il MES.<\/p>\n<p>L\u2019unico dato positivo in questa situazione, che di elementi positivi non ne ha molti, \u00e8 che il MES nel quale ci siamo infilati o in cui ci infileremo a breve \u2013 e ho visto che venerd\u00ec 24 il Parlamento non ha votato una mozione che avrebbe impegnato il governo a rifiutare a ogni modo l\u2019utilizzo del MES \u2013 non ha le clausole peggiorative su cui si lavorava da un annetto e mezzo e che stavano andando in approvazione proprio quando \u00e8 scoppiata l\u2019emergenza coronavirus. Per cui se non altro avremo la versione precedente, che \u00e8 \u201cmeno peggiore\u201d di quella che si stava mettendo in piedi. Ovviamente una parte consistente del nostro mondo politico sarebbe stata favorevole anche a questo secondo MES, con clausole parecchio peggiorative rispetto a quello in cui ci siamo comunque infilati. Ma questo \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n<p><em>Nel 2012 la Corte costituzionale tedesca si \u00e8 espressa sulla ratifica del MES, vietando che questo conservi per i ministri e il per Parlamento tedesco quel carattere di segretezza che possiede, invece, per gli altri paesi europei. Il prossimo 5 Maggio la stessa Corte si esprimer\u00e0 per decidere della costituzionalit\u00e0 del programma di Quantitave Easing della BCE. Lei ha mostrato in un suo saggio (<\/em>Costituzione italiana contro trattati europei: il conflitto inevitabile, 2015<em>) l\u2019incompatibilit\u00e0 dei principi della nostra Costituzione rispetto ai Trattati europei. Ma perch\u00e9, allora, non agire anche noi di conseguenza? Si tratta d\u2019incapacit\u00e0 o incomprensione?<\/em><\/p>\n<p>Forse per un certo periodo per incomprensione. Ma credo che oggi non si possa pi\u00f9 dire questo perch\u00e9 le cose sono ormai molto chiare. Ci sono molti lavori di costituzionalisti che evidenziano in maniera chiara le criticit\u00e0 che ha un\u2019adozione acritica dei Trattati europei. Non sono neanche sicuro che si tratti d\u2019incapacit\u00e0. C\u2019\u00e8 la volont\u00e0 di perseguire un disegno inscritto nella meccanica del \u201cvincolo esterno\u201d, cio\u00e8 l\u2019idea che questo paese abbia bisogno di un vincolo da fuori per migliorarsi, per essere pi\u00f9 competitivo, per risolvere i problemi sociali che le sue classi dirigenti non sono riuscite a risolvere sul terreno della dialettica interna al paese. Questo secondo me \u00e8 un gravissimo errore. Del resto, abbiamo ormai un\u2019ampia base induttiva per dire che le cose non sono andate benissimo da quando abbiamo deciso di adottare vincoli esterni sempre pi\u00f9 stringenti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 quindi questo elemento fortemente ideologico, ma anche un aspetto che credo stia diventando sempre pi\u00f9 cruciale, cio\u00e8 il fatto che abbiamo fatto ruotare tutto intorno a un\u2019interpretazione eccessivamente generosa, e quindi sbagliata, dell\u2019articolo 11 della Costituzione. Si \u00e8 dato per scontato che la CEE, poi l\u2019Unione Europea, non fossero incompatibili rispetto alla nostra Costituzione e quindi da accettare, senza discutere, tutte le norme particolari emanate all\u2019interno del framework normativo dei Trattati europei; cosa che, appunto, gli altri non fanno. Peraltro, proprio gli esempi contenuti nella domanda ci dimostrano l\u2019importanza di leggere bene l\u2019articolo 11 della Costituzione, che non parla di \u201ccessione\u201d, ma di \u201climitazioni\u201d della sovranit\u00e0, e le condiziona tra l\u2019altro alla \u201cparit\u00e0 di condizioni\u201d con gli altri Stati.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 evidente che se rispetto a una norma europea ho dei vincoli che valgono verso il mio parlamento, ma non verso il parlamento di un altro paese che ha firmato quello stesso accordo, qui la parit\u00e0 di condizioni \u00e8 venuta meno. Dal mio punto di vista, la parit\u00e0 di condizioni \u00e8 venuta meno in misura assolutamente sostanziale a partire dalla crisi dei subprime e con la cosiddetta crisi del debito pubblico in Europa, perch\u00e9 l\u00ec si sono alterati profondamente i rapporti di forza, per cui i Trattati successivi sono stati firmati da alcuni paesi sotto un vincolo di ricatto. Questo \u00e8 il punto fondamentale. Il fiscal compact \u00e8 un gigantesco ricatto nei confronti di alcuni paesi e non ha alcuna motivazione economica plausibile in termini di benessere per questi paesi, come del resto abbiamo visto molto chiaramente nel nostro caso. Sicuramente occorrerebbe una maggiore consapevolezza dei problemi che sono impliciti in un\u2019accettazione acritica e totale di quello che \u00e8 contenuto nei Trattati europei, sin dai trattati istitutivi ma anche a livello di singole normative. Penso di poter dire che per quanto concerne per esempio la cosiddetta unione bancaria europea, si tratta di una normativa dagli effetti fortemente asimmetrici sui paesi membri e che nel nostro caso ci hanno pesantemente sfavorito. In molti casi, credo ci sia un tema di migliore capacit\u00e0 negoziale, ma anche poi di necessit\u00e0 di un intervento della Corte costituzionale, quando le asimmetrie siano troppo stridenti.<\/p>\n<p><em>Lo scorso ottobre, all\u2019Universit\u00e0 la Sapienza, lei ha presentato una relazione sulla storia dell\u2019economia cinese. Ci sono elementi della storia economica cinese degli ultimi cinquant\u2019anni che possono essere applicati o utili all\u2019Italia?\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Parlerei sempre con molta cautela di applicazioni. Questa cautela \u00e8 fatta propria dagli stessi cinesi, i quali sono sempre molti attenti a non porre la loro esperienza come un modello, sostenendo \u2013 ritengo a ragione \u2013 che in passato il concetto di modello e di Stato guida abbia fatto abbastanza danni. L\u2019economia cinese attuale credo possa essere caratterizzabile come un\u2019economia mista, in cui c\u2019\u00e8 una forte componente privata, ma in cui le leve strategiche non sono in mano ai privati. Questo avviene attraverso un uso della programmazione molto spinto e attraverso un particolare tipo di imprese, ovvero quelle di propriet\u00e0 pubblica, semi pubblica o con partecipazione pubblica, le quali sono il braccio che traduce in pratica gli orientamenti strategici di Pechino in economia.<\/p>\n<p>Il primo tema \u00e8 proprio questa parola: strategia o orientamenti strategici. Non \u00e8 un caso, secondo me, che Stephen Roach, uno dei massimi esperti della Cina contemporanea, abbia individuato qualche anno fa nella perdurante presenza di una strategia economica una caratteristica importante della Cina contemporanea. Qui abbiamo un primo elemento, secondo me, che \u00e8 un elemento molto divisivo: ha senso nel 2020, parlare di strategia in termini economici? La strategia \u00e8 qualcosa che pianifico in partenza e che adatto alle situazioni. \u00c8 questa la metodologia della Cina, che \u00e8 sempre molto attenta a fare un passo dopo l\u2019altro, adattandosi alle situazioni esterne, ma sempre sulla base di una strategia, di una pianificazione. Questo \u00e8 molto diverso dagli aggiustamenti a posteriori che avvengono in un\u2019economia esclusivamente di mercato in cui tutto \u00e8 lasciato alla libera dinamica di domanda (pagante) e offerta.<\/p>\n<p>La cosa forse pi\u00f9 interessante dell\u2019esperimento cinese \u00e8 che se noi andiamo a vedere in profondit\u00e0 come funziona, c\u2019\u00e8 un mix delle due cose: vengono rifiutati gli opposti fondamentalismi, quello del mercato che ha trionfato dopo gli anni Novanta, cos\u00ec come quello di una pianificazione assoluta e presuntamente onnisciente, che in realt\u00e0 non \u00e8 mai esistita in concreto da nessuna parte, se non nella mente e nelle intenzioni di qualcuno. L\u2019economia cinese sembra riuscire a muoversi, almeno sino a questa crisi, con successo combinando questi due estremi. E questo non \u00e8 un fatto soggetto a opinione, ma lo dicono i numeri.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che parlare di questo ha per noi un effetto un po\u2019 straniante, dato che noi un\u2019economia mista la eravamo fino a prima delle privatizzazioni di massa degli anni Novanta. Era un modello che, con tutti i suoi limiti e una crescente fatica nel mantenersi (dovuta a tanti fattori ma non alla propriet\u00e0 pubblica delle imprese), era riuscito a far avanzare l\u2019economia italiana. I pi\u00f9 straordinari successi dell\u2019economia italiana, quelli che vengono colti nel secondo dopo guerra, dal 1945 alla met\u00e0 degli anni Sessanta, avvengono sotto l\u2019egida di questo sistema che era appunto un\u2019economia mista. Io credo che un\u2019organizzazione dell\u2019economia che sappia contemperare questi due elementi sia assolutamente necessaria e che, da questo punto di vista, si possa imparare anche dal modello cinese in qualche modo, bench\u00e9 come dicevo di modello in senso proprio non si possa parlare, e non se ne possa parlare in particolare per i paesi industrialmente avanzati. La Cina, se \u00e8 in qualche modo un modello, lo \u00e8 per paesi in via di sviluppo che stanno cercando di effettuare anch\u2019essi quel catching up, quel recupero di un\u2019arretratezza storicamente determinata rispetto ai paesi pi\u00f9 avanzati, che sinora \u00e8 riuscito in maniera abbastanza spettacolare alla Cina. Ma per noi il discorso \u00e8 differente: noi alcune caratteristiche dell\u2019economia mista le avevamo e abbiamo deciso di disfarcene e, a mio giudizio, con risultati non troppo brillanti.<\/p>\n<p><em>Potremmo riacquisire quegli strumenti che abbiamo abbandonato? Quale sarebbe il percorso da intraprendere per riacquisire anche solo un po\u2019 di quella sovranit\u00e0 necessaria per attuare il programma di Stato sociale espresso dalla Costituzione? Che fare o cosa \u00e8 possibile fare?<\/em><\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che attualmente in Italia non \u00e8 possibile fare molto. Siamo in un contesto caratterizzato da numerose rigidit\u00e0 e da numerose impossibilit\u00e0. Questo contesto \u00e8 segnato dalla cornice che \u00e8 stata creata, costruita in particolare dal trattato di Maastricht, ma a ben vedere gi\u00e0 dall\u2019atto unico europeo e che ha il suo condensato, anche simbolico, nella moneta unica. Ora, il problema \u00e8 che l\u2019assetto dei trattati dice molto chiaramente che i paesi che sono uniti, si trovano in una mutua concorrenza imperniata sulla concorrenza sul piano dei diritti del lavoro tra gli Stati (la \u201cmoderazione salariale\u201d) e sul piano della fiscalit\u00e0. \u00c8 evidente che, finch\u00e9 questo meccanismo \u00e8 in essere e finch\u00e9 non si riesce a trovare la capacit\u00e0 di cambiare schema, sar\u00e0 molto difficile invertire la tendenza.<\/p>\n<p>Mi sembra per\u00f2 che d\u2019altra parte la situazione attuale richieda in qualche modo degli atti di coraggio e li imponga anche. Questo \u00e8 contraddittorio rispetto ai trattati.<\/p>\n<p>Altre contraddizioni sono emerse in passato. Nel 2008 e nel 2009 tutta la normativa sugli aiuti di Stato \u00e8 stata buttata alle ortiche per qualche anno, cos\u00ec che gli altri Stati hanno messo a posto i problemi del loro sistema finanziario, mentre noi non lo abbiamo fatto e ci siamo trovati con un grave gap dopo. Anche adesso ci sono forti tensioni ed \u00e8 evidente che gli aiuti di Stato vengono alleggeriti, come le normative sull\u2019unione bancaria stanno gi\u00e0 venendo alleggerite. Ecco, forse questo \u00e8 un momento buono per osare qualcosa. Ma bisogna avere le idee chiare su un punto: il punto di caduta non \u00e8 una generica liberazione da Bruxelles o da Francoforte. Il problema \u00e8 che cosa in concreto vuoi costruire. Perch\u00e9 \u00e8 evidente che se io voglio costruire il liberismo pi\u00f9 liberista del mondo, non ho alcun interesse a uscire da questa cornice di riferimento. Viceversa, ce l\u2019ho se intendo ripristinare uno Stato sociale degno di questo nome, tornare a conferire allo Stato un ruolo che non sia soltanto quello di tappare i buchi quando c\u2019\u00e8 una crisi.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una fase in cui probabilmente una capacit\u00e0 di sperimentazione e anche di rottura di certi schemi sarebbe pagante. E questo \u00e8 anche uno dei motivi per cui sono profondamente deluso dal comportamento del governo italiano in occasione della trattativa di queste settimane. Perch\u00e9 trovo veramente singolare che non sia abbia neppure la capacit\u00e0 di dire quello che ormai scrive anche il Financial Times, ossia che questa \u00e8 una fase in cui \u00e8 necessario che vi siano degli interventi delle banche centrali che monetizzino il debito. Se non siamo neppure capaci di ottenere questo in una situazione di emergenza di questo tipo, \u00e8 lecito nutrire qualche dubbio sulla possibilit\u00e0 di modificare il modello economico che \u00e8 stato costruito negli ultimi decenni.<\/p>\n<p><em>Vorrei porle un\u2019ultima domanda che guarda alla sua formazione storico-filosofica. Lei si \u00e8 formato alla Scuola Normale di Pisa, con una tesi sulla Scienza della Logica di Hegel, ed \u00e8 di recente di recente pubblicazione il suo\u00a0<\/em>Hegel. La dialettica (2020).<em>\u00a0Qual \u00e8 stato, a suo avviso, il ruolo della filosofia negli ultimi trent\u2019anni all\u2019interno delle logiche e delle dinamiche del libero mercato, e quale quello che auspicherebbe per essa oggi? \u00a0<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 una domanda complicata. Dagli anni della mia formazione non mi sono poi pi\u00f9 occupato di filosofia in termini accademici. Mi sono formato in Normale tra il 1982 e il 1986, poi ho fatto il perfezionamento, quello che oggi si chiama dottorato di ricerca, interrompendolo per un anno per il servizio militare, e terminandolo nel 1990.<\/p>\n<p>Certi processi che poi son venuti chiarendosi erano in fieri, ma gi\u00e0 abbastanza visibili, allora. Iniziava una fase fondamentale di sfiducia nelle capacit\u00e0 degli esseri umani associati di decidere il proprio destino. L\u2019Unione Sovietica e i paesi dell\u2019est europeo erano gi\u00e0 palesemente in crisi nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta, in realt\u00e0 gi\u00e0 da molto prima. Non si capiva molto bene quello che stava succedendo in Cina \u2013 e devo dire che qualcuno non l\u2019ha capito neppure adesso, quindi allora eravamo giustificati\u2026 In generale era tutta la filosofia che cominciava a cambiare il suo orientamento: non era pi\u00f9 un orientamento politico, approccio che aveva avuto dei limiti, perch\u00e9 significava avere una filosofia ancella della politica, cosa che dal mio punto di vista non \u00e8 mai andata bene. Ma ora la filosofia diventava edificazione scissa dalla prassi, proposizione di modelli un po\u2019 astratti di vita, di vita morale, di vita buona, sempre pi\u00f9\u00a0<em>mild<\/em>, sempre pi\u00f9 smussati, sempre meno spigolosi, sempre meno \u2013 per usare questa brutta parola \u2013 classici.<\/p>\n<p>Se qualcuno mi dovesse chiedere cosa auspico per l\u2019immediato futuro direi una ripresa dei classici. Il che non significa tornare a pensare che l\u00ec dentro ci sia tutto. Non sto parlando nemmeno di singoli autori, quanto di un\u2019impostazione, della classicit\u00e0 come solidit\u00e0 di modelli di vita, come organicit\u00e0 di modelli di societ\u00e0. Io non credo che questa fase, che qualcuno ha contraddistinto come \u201cliquida\u201d, aggettivo applicato un po\u2019 a tutto, sia una fase destinata a rimanere tale. Penso che anche l\u2019ellenismo fosse una fase liquida. Ci sono dei periodi storici che possono essere confrontati con la nostra. Credo che quello su cui si debba avere fiducia \u00e8 la capacit\u00e0 del pensiero di afferrare la propria storia. O magari come voleva Hegel, comprendere la storia appena passata, quella che sta tramontando e che il pensiero sistematizza, seppur vi sia in lui anche una spinta abbastanza evidente verso la costruzione attuale e il futuro. Credo che la cosa pi\u00f9 importante sia ripristinare e recuperare la fiducia nella capacit\u00e0 del pensiero di comprendere il proprio mondo. Ecco, da questo punto di vista, quando penso alla classicit\u00e0 penso a questo, a questo tipo di fiducia. Dopo di che, alla fiducia devono seguire anche i risultati e i risultati devono essere vagliati da una filosofia ulteriore che rifletter\u00e0 su quello che si \u00e8 costruito, sul rapporto che si \u00e8 riusciti a costruire con le conoscenze scientifiche dell\u2019epoca. Quest\u2019ultimo \u00e8 un punto particolarmente importante che si \u00e8 spesso banalizzato in un senso o nell\u2019altro: da un lato, la filosofia regina delle scienze; dall\u2019altro, la filosofia come guardiano delle scienze, come chi viene a spiegare agli scienziati la metodologia che loro hanno adoperato per fare una scoperta (com\u2019\u00e8 ovvio, generalmente gli scienziati ritengono completamente inutile questo tipo di lavoro e di approccio). Credo, per\u00f2, che questa sorta di conoscenza, questa meta conoscenza, questa riflessione di secondo livello sia, invece, il carattere proprio della filosofia e sia il suo carattere proprio anche quello di far parlare tra loro livelli di linguaggio e di realt\u00e0 differenti. Credo che sia questo il\u00a0<em>proprium<\/em>\u00a0autentico della filosofia. Quello che auspicherei \u00e8 una ripresa di tutto questo, il che significa un recupero della fiducia per gli esseri umani associati di contribuire a costruire il proprio destino. Ecco, questa \u00e8 la fiducia che si \u00e8 persa negli ultimi anni: credo che questo sia riscontrabile a livello sociale e anche nei risultati pi\u00f9 recenti della filosofia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/04\/26\/costruire-il-proprio-destino-intervista-a-vladimiro-giacche\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/04\/26\/costruire-il-proprio-destino-intervista-a-vladimiro-giacche\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Giulio Gisondi) &nbsp; &nbsp; Meno di un mese fa Giuseppe Conte affermava \u201cfaremo da soli\u201d, qualora la scelta per l\u2019Italia fosse stata quella di ricorrere al Meccanismo Europeo di Stabilit\u00e0. La decisione del Consiglio europeo del 23 aprile \u00e8 stata, invece, proprio quella di ricorrere al MES, alla BEI, al fondo per la disoccupazione SURE, con l\u2019ipotesi, ancora poco chiara, d\u2019istituire un Recovery Fund temporaneo, finanziato dai singoli Stati e che dia,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":100,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-f9J","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58263"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/100"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58263"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58263\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58264,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58263\/revisions\/58264"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58263"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58263"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58263"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}