{"id":58265,"date":"2020-04-28T01:40:42","date_gmt":"2020-04-27T23:40:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58265"},"modified":"2020-04-27T22:05:28","modified_gmt":"2020-04-27T20:05:28","slug":"58265","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58265","title":{"rendered":"I fuoriclasse"},"content":{"rendered":"<p>di SAVERIO SQUILLACI (FSI Reggio Calabria)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiss\u00e0 quanti stasera (26\/04\/2020) hanno per l&#8217;ennesima volta seppellito nel profondo della loro coscienza la rabbia e la paura, mantenendo un rigoroso riserbo affinch\u00e9 uno sguardo o un gesto inconsueto non rivelassero alle persone care o perfino a s\u00e9 stessi, quel senso di impotenza, di fallimento e di disperazione. Specialmente coloro i quali hanno sempre cercato di lottare, annaspando per non annegare nell&#8217;abisso del sentirsi inutili e falliti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coloro che hanno cercato sempre di lavorare, studiare o creare senza svendersi, senza offrire in cambio la loro dignit\u00e0 ma che per questo non valgono nulla n\u00e9 tantomeno possono trovare sostegno nei loro simili. E di certo non perch\u00e9 siano rari o non li si conosca ma per la banale mancanza di un nome che li definisca e li determini. Sono figli di un sistema che li ha istruiti ed emancipati, che li ha fatti nascere in un ospedale anzich\u00e9 in casa e che spesso li ha resi pi\u00f9 colti e preparati dei genitori ma anche pi\u00f9 poveri e non solo economicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanti, troppi, sono andati via e anche dopo molti anni continuano a chiedersi il perch\u00e9, rispondendosi che non vi erano altre soluzioni. Altri non sanno pi\u00f9 se definirsi disoccupati, precari, lavoratori in nero o partite IVA: hanno fatto decine di lavori, spesso senza versare un soldo di contributi o comunque non a sufficienza. Non potendosi collocare in nessun luogo sociale o economico, non hanno neanche la possibilit\u00e0 di ritrovarsi in una causa comune. Non li si pu\u00f2 chiamare proletari n\u00e9 tantomeno borghesi, eppure sono entrambe le cose: possiedono l&#8217;intraprendenza e la cultura della ormai morente classe media e al contempo l&#8217;indigenza e la rabbia delle vecchie classi operaie. Si vergognano di pensarsi miserabili e questo gli impedisce di mostrarsi per quello che sono e riconoscersi come una parte della societ\u00e0. S\u00ec, perch\u00e9 questa classe nuova, fluida e sfuggente \u00e8 il frutto della disintegrazione sociale, delle comunit\u00e0 frammentate in individui che abbassano gli sguardi per non correre il rischio di intuire in quello degli altri la loro condizione di disperati e di diseredati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Persone confuse che continuano a far finta che il loro disagio sia solo temporaneo e che presto arriver\u00e0 il treno giusto! Persone che aspettano, superano i trenta, poi i quaranta. A cinquanta sono ancora adolescenti e continuano a ripetersi di avere ancora tutta la vita davanti mentre invece la vita \u00e8 passata ed il treno non \u00e8 arrivato. Rimangono in stazione senza potersi guardare indietro per non annegare nel rimpianto n\u00e9 guardare avanti per non scivolare anzitempo nel baratro. Noi non lo abbiamo capito ma forse possiamo impararlo e provare a spiegarlo a chi quel treno ha iniziato ad attenderlo poco tempo fa. Il nostro valore si pu\u00f2 misurare soltanto nel rapporto con gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza una societ\u00e0, un patto, una direzione comune, non esiste neanche il percorso individuale, n\u00e9 esiste tantomeno la possibilit\u00e0 di trasgredire la norma o la consuetudine. Il mondo senza regole e senza etica \u00e8 il mondo in cui la libert\u00e0 o la disobbedienza non possono essere esercitate. Il mondo senza confini \u00e8 il mondo in cui non possono pi\u00f9 esistere n\u00e9 il viaggio n\u00e9 la fuga. Stiamo vivendo come se la storia fosse finita ma ammettiamo al contempo l&#8217;idea che il progresso sia infinito. Ci siamo ammalati e ci siamo persi. Dobbiamo ritrovarci nelle madri, nei fratelli, nei padri, nei vicini di casa, nei colleghi e nei concittadini. Il senso delle nostre vite si costruisce insieme a loro, il successo \u00e8 pi\u00f9 dolce se condiviso con gli altri. Nella solitudine \u00e8 mero narcisismo che ci lascia sempre pi\u00f9 vuoti e tristi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SAVERIO SQUILLACI (FSI Reggio Calabria) Chiss\u00e0 quanti stasera (26\/04\/2020) hanno per l&#8217;ennesima volta seppellito nel profondo della loro coscienza la rabbia e la paura, mantenendo un rigoroso riserbo affinch\u00e9 uno sguardo o un gesto inconsueto non rivelassero alle persone care o perfino a s\u00e9 stessi, quel senso di impotenza, di fallimento e di disperazione. Specialmente coloro i quali hanno sempre cercato di lottare, annaspando per non annegare nell&#8217;abisso del sentirsi inutili e falliti. 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