{"id":58385,"date":"2020-05-03T02:19:27","date_gmt":"2020-05-03T00:19:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58385"},"modified":"2020-05-03T10:13:12","modified_gmt":"2020-05-03T08:13:12","slug":"perche-eravamo-ricchi-una-chiave-di-lettura-alternativa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58385","title":{"rendered":"Perch\u00e9 eravamo &#8220;ricchi&#8221;? Una chiave di lettura alternativa"},"content":{"rendered":"<p>di GIANLUCA BALDINI (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Pescara)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal dopoguerra fino alla met\u00e0 degli anni \u201980 nel nostro paese era vigente un sistema di indicizzazione dei salari &#8211; la cosiddetta \u201cscala mobile\u201d &#8211; che consent\u00ec alla maggioranza degli italiani di emergere dalle condizioni di miseria del dopoguerra. La classe media impiegatizia rappresentata dai \u201cbaby boomers\u201d speriment\u00f2 una scalata sociale poderosa, migliorando le proprie condizioni di vita, investendo nell\u2019acquisto di una casa e garantendosi quote crescenti di benessere. Erano i nostri genitori e ognuno di noi pu\u00f2 avere conferma di ci\u00f2 che sto scrivendo attraverso le loro testimonianze dirette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli shock petroliferi del \u201973 e del \u201979, generati da cause esogene (la Guerra del Kippur e la rivoluzione iraniana) portarono il prezzo del greggio a lievitare in modo sconsiderato, da meno di 4$ al barile del 1973 a pi\u00f9 di 11 nel 1975 e poi da 15$ del 1979 a 39$ nel 1980. Questo aumento vertiginoso della fonte energetica primaria di cui non disponiamo gener\u00f2 un\u2019impennata dei tassi di inflazione, ma la ricchezza della classe media fu protetta grazie all\u2019indennit\u00e0 di contingenza e produsse un effetto positivo di cui hanno potuto godere tutte le famiglie italiane: l\u2019abbattimento del costo dei mutui. Questa \u00e8 una delle concause che hanno contribuito a consegnare al nostro paese il primato mondiale di propriet\u00e0 di immobili ad uso abitativo da parte delle famiglie. Un ulteriore effetto positivo si registr\u00f2 sul debito pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quegli anni, infatti, le politiche di deficit adottate per finanziare la spesa pubblica e i crescenti costi dello stato sociale facevano abbondantemente sforare del 10% del PIL i disavanzi. Nonostante ci\u00f2, il debito galleggiava intorno al 50% del PIL, salendo e scendendo di anno in anno. Com\u2019era possibile? La nostra banca centrale aveva ancora pieno potere di controllo dei tassi di indebitamento, pertanto lo Stato finanziava la spesa pubblica emettendo titoli anche a tassi reali negativi (poco sotto l\u2019inflazione), che venivano acquistati per la gran parte dalle famiglie italiane che volevano difendere i loro risparmi. Fu mio padre a raccontarmi che in quegli anni acquistava una quantit\u00e0 considerevole di titoli di stato. Dunque lo Stato aveva in mano uno strumento, quello del controllo dei tassi, che consentiva di operare una politica monetaria che finanziava la spesa pubblica generando un debito \u201cnon oneroso\u201d e che costituiva fonte di allocazione dei risparmi per le famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguito di questo decennio di inflazione a due cifre (1973-1983), tuttavia, si avvi\u00f2 il dibattito sulla necessit\u00e0 di rivedere il meccanismo di indicizzazione, che si riteneva corresponsabile del perdurare degli elevati livelli di inflazione, che nel frattempo si era comunque dimezzata. Il dibattito sfoci\u00f2 in una serie di provvedimenti volti a limitare prima (1984) e a eliminare poi (1992) la scala mobile. Contemporaneamente, alla fine degli anni \u201970 si decise di avviare un processo di sottrazione dell\u2019emissione dei titoli di stato dal controllo pubblico, sottoponendo la spesa dello Stato alla legge della domanda e dell\u2019offerta dei titoli sul mercato finanziario, senza esercitare pi\u00f9 quel potere di calmieramento dei tassi da parte della Banca d\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa decisione, nota come \u201cdivorzio tra Tesoro e banca d\u2019Italia\u201d, produsse anche una crisi di governo, rimasta alla storia come \u201clite delle comari\u201d, dovuta alla divergenza di vedute tra l\u2019allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta (promotore del divorzio) e il ministro delle finanze Rino Formica. Uno dei primi detrattori della scelta infelice, Federico Caff\u00e8, preconizz\u00f2 l\u2019esplosione del debito per la componente interessi che si sarebbe poi generata nel decennio successivo. Dal 1981, anno del divorzio, in dieci anni il nostro debito pubblico, finanziato a tassi stabiliti dalla libera contrattazione del mercato, raddoppi\u00f2, essenzialmente a causa della componente interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste due scelte, quella di non adeguare i salari all\u2019inflazione e quella di obbligare lo Stato a finanziarsi senza controllo dei tassi, furono adottate in ragione del fatto che l\u2019avanzamento del processo di integrazione europea richiedeva questi \u201csacrifici\u201d, perch\u00e9 l\u2019unione economica e monetaria che si sarebbero realizzate negli anni \u201990 prevedevano lo svincolamento dell\u2019operato delle banche centrali dal rapporto di dipendenza dagli esecutivi e la progressiva riduzione del tasso di inflazione entro i valori desiderabili per l\u2019allora Comunit\u00e0 Europea, cio\u00e8 per la Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu cos\u00ec che sacrificammo un modello di sviluppo che caratterizzava il nostro paese per aderire a un modello di organizzazione economica e sociale importato dal nord Europa. Dal 1992 in poi, la storia dovremmo conoscerla ormai tutti: stallo salariale, blocco del <em>turnover<\/em>, prelievi dai conti correnti, manovre \u201clacrime e sangue\u201d, riforme che stanno distruggendo la sanit\u00e0, la scuola, l\u2019assistenza e la previdenza pubblica e vincoli di bilancio sempre pi\u00f9 stringenti per ritrovarci, alla fine, un debito pubblico pi\u00f9 elevato, un tasso di disoccupazione doppio rispetto a quello degli anni \u201970 e un futuro nero davanti ai nostri occhi. Secondo voi, dico, ne \u00e8 valsa la pena?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornare sui nostri passi si pu\u00f2. Per andare avanti verso un futuro migliore. Se a un bivio hai sbagliato strada, cosa fai? Procedi per la direzione sbagliata o cerchi di porre rimedio tornando sui tuoi passi per riprendere la retta via? Secondo gli europeisti, la prima risposta \u00e8 quella giusta: andiamoci a schiantare, ormai il cammino \u00e8 intrapreso.<br \/>\nPer noi sovranisti, che siamo degli inguaribili ottimisti, non si pu\u00f2 vivere un\u2019esistenza abbandonandosi all\u2019ineluttabilit\u00e0 del disastro. Dobbiamo adoperarci per rimediare. Presto o tardi, ci libereremo.<\/p>\n<p><em>[post del 30 aprile 2018]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIANLUCA BALDINI (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Pescara) Dal dopoguerra fino alla met\u00e0 degli anni \u201980 nel nostro paese era vigente un sistema di indicizzazione dei salari &#8211; la cosiddetta \u201cscala mobile\u201d &#8211; che consent\u00ec alla maggioranza degli italiani di emergere dalle condizioni di miseria del dopoguerra. 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