{"id":58412,"date":"2020-05-04T09:30:16","date_gmt":"2020-05-04T07:30:16","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58412"},"modified":"2020-05-04T01:32:49","modified_gmt":"2020-05-03T23:32:49","slug":"lordine-nuovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58412","title":{"rendered":"L&#8217;Ordine Nuovo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da<strong> MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u00a0(Sergio Crescenzi)<\/strong><\/p>\n<p>da\u00a0<a href=\"https:\/\/lonlordinenuovo.wordpress.com\/2020\/04\/21\/lordine-nuovo-oggi-centanni-dopo\/\">https:\/\/lonlordinenuovo<\/a><\/p>\n<p>Ad uno sguardo distratto, sembra che gli scritti de \u201cL\u2019Ordine Nuovo\u201d oggi non abbiano proprio nulla da dirci. La coscienza della dimensione ad un tempo tragica ed eroica della politica, in cui veniamo catapultati leggendo gli articoli del settimanale socialista torinese, stride inevitabilmente col cinico disincanto e la mesta comicit\u00e0 con cui siamo soliti approcciarla oggi. Ma Gramsci e i suoi avevano tutto il diritto di sognare: nel bene e nel male, fra il paradiso della lotta per l\u2019emancipazione e la democrazia e l\u2019inferno di quella macelleria borghese che furono la prima guerra mondiale e la reazione fascista, vivevano in un periodo in cui con la militanza si faceva la storia, in cui con la prassi si stabilivano i fini dell\u2019umanit\u00e0, in cui il socialismo (o meglio, il comunismo) non era solamente un rabbioso grido di libert\u00e0, ma un ordine (nuovo) che stava venendo costruito dal pi\u00f9 grande statista di tutti i tempi. Non nascondo la mia simpatia e una qualche \u201cmalinconia\u201d per quel periodo storico, ma in un certo senso riesco a capire chi preferisce la tranquilla eutanasia del presente a una faticosa lotta per un futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Eppure, nonostante appaiano cos\u00ec distanti, e nonostante le inevitabili problematiche dovute al contesto storico, gli scritti de L\u2019Ordine Nuovo hanno ancora molto da dire a noi socialisti e comunisti. A mio avviso, i lasciti dell\u2019esperienza ordinovista sono principalmente tre, fortemente legati ma analiticamente scomponibili:\u00a0la questione del rinnovamento del marxismo, l\u2019antagonismo di classe portato anche sul piano culturale, e la concezione del comunismo come una radicale democrazia dei produttori. In questo saggio mi propongo quindi, dopo un profilo storico dei pi\u00f9 importanti collaboratori della rivista, di mostrare come le tre questioni sono trattate e perch\u00e9, anche passandole al vaglio della critica, siano rilevanti oggi.<\/p>\n<p>Profilo Storico dei Collaboratori<\/p>\n<p>Come detto, gli ordinovisti torinesi avevano tutto il diritto di sognare. L\u2019Ordine Nuovo infatti nasce a Torino, citt\u00e0-avanguardia del movimento dei lavoratori (pensiamo agli operai della FIAT o all\u2019Alleanza Cooperativa Torinese, potenza finanziaria che godeva di grande prestigio fra le masse), in un clima di imminente cataclisma proletario dovuto alla Rivoluzione d\u2019Ottobre (il cosiddetto Biennio Rosso). Fra le rivolte contadine nel Sud e le occupazioni operaie delle fabbriche al Nord l\u2019ora dei padroni sembrava scoccata, e l\u2019agonia del liberalismo italiano era solo la conferma della prossima morte del liberalismo europeo. Il PSI invece, nonostante avesse mostrato atteggiamenti contraddittori e incerti verso la Prima Guerra Mondiale, usciva rafforzato dal conflitto e tentava di cavalcare il momento propizio guidato dall\u2019ala massimalista di Serrati.Nata sotto la guida di Tasca da un piccolo sforzo finanziario (6000 lire) e tartassata dalla censura del tollerante Stato liberale,\u00a0la rivista comincia a carburare per\u00f2 dopo il \u201ccolpo di stato redazionale\u201d di Gramsci, ossia dal settimo numero sulla \u201cDemocrazia Operaia\u201d in poi. Fu cos\u00ec che L\u2019Ordine Nuovo pass\u00f2 dall\u2019avere \u201ccome programma l\u2019assenza di un programma concreto\u201d all\u2019essere \u201cil giornale dei Consigli di fabbrica\u201d. Ma chi erano questi giovani intellettuali socialisti torinesi, che presto si sarebbero imposti con forza nel dibattito politico italiano?<\/p>\n<p>Angelo Tasca, all\u2019atto di fondazione della rivista, \u00e8 l\u2019uomo pi\u00f9 noto del gruppo. Laureato in lettere e filosofia nell\u2019ateneo torinese, \u00e8 stato uno dei primi esponenti della battaglia antipositivistica contro il PSI e \u201cculturistico-pedagogica\u201d contro Bordiga. Fra gli ordinovisti \u00e8 quello pi\u00f9 \u201ca destra\u201d, in quanto crescendo all\u2019interno della dirigenza FIOM ha sviluppato un certo culto dell\u2019organizzazione sindacale che mal si coniuga col sorellismo di Gramsci e che porta i due a vivaci dissensi politico-culturali visibili anche all\u2019interno della stessa rivista.<\/p>\n<p>Antonio Gramsci\u00a0\u00e8 oggi, per ovvi motivi, molto pi\u00f9 conosciuto di Tasca. Qui voglio solo ricordare che il giovane intellettuale sardo, a differenza degli altri tre, non \u00e8 preso da obblighi di guerra e non riesce a laurearsi, perch\u00e9 preso da una gavetta particolarmente severa come cronista politico-culturale (e a volte anche come direttore) nella sezione locale dell\u2019Avanti, sul Grido del Popolo e su Citt\u00e0 Futura. Ha cos\u00ec modo di esperire le reali capacit\u00e0 rivoluzionarie del proletariato torinese e di cogliere la portata universale della Rivoluzione d\u2019Ottobre.<\/p>\n<p>Anche\u00a0Palmiro Togliatti\u00a0non ha bisogno di molte presentazioni. Amico fraterno di Gramsci sin dagli studi universitari iniziati nel 1911, egli pi\u00f9 degli altri riesce a coniugare sistematicit\u00e0 degli studi (laureato prima in legge, poi in lettere) e lotta cultural-politica. Non \u00e8 un caso infatti che al futuro segretario del PCI viene affidata la rubrica intitolata \u201cLa Battaglia delle Idee\u201d, con il compito di fare i conti con tutti i maestri, le tradizioni, le correnti e i movimenti di cultura politica che hanno influenzato la formazione giovanile degli ordinovisti.<\/p>\n<p>Umberto Terracini, il pi\u00f9 giovane fra i quattro, si laurea in legge alla fine della guerra. Pur facendo parte del gruppo L\u2019Ordine Nuovo, non ne sar\u00e0 redattore, perch\u00e9 preso dalla sua attivit\u00e0 squisitamente politica (ha iniziato a sedici anni). Gobetti ne tesser\u00e0 le lodi chiamandolo \u201cragionatore dialettico, sottile, implacabile, fatto per la polemica e per l\u2019azione\u201d.<\/p>\n<p>Il Rinnovamento del Marxismo<\/p>\n<p>La questione del rinnovamento del marxismo si pone (o dovrebbe porsi) nei momenti di crisi filosofica e politica del movimento dei lavoratori, come un\u2019esigenza naturale per chiunque voglia porsi il problema di cambiare il mondo usando gli strumenti di questa scienza filosofica della totalit\u00e0 sociale.\u00a0Nel caso del gruppo di Gramsci si trattava di metabolizzare quello straordinario evento di portata universale quale era la Rivoluzione d\u2019Ottobre per renderlo possibile anche in Europa occidentale. L\u2019idea di una rivista rinnovatrice, che valga a \u201cmobilitare le intelligenze e la volont\u00e0 socialiste\u201d, era comunque presente in Gramsci anche prima dell\u2019 \u201catto proletario\u201d:<\/p>\n<p>\u201cPrima che la guerra si sferrasse nel mondo col suo flagello irresistibile, con alcuni amici si era deciso di lanciare una nuova rivista di vita socialista che fosse come il focolare delle nuove energie morali, del nuovo spirito [parola censurata] ed idealista della nostra giovent\u00f9. Avrebbe dovuto essere slancio e riflessione, incitazione all\u2019azione e al pensiero.\u201d\u00a0[1]<\/p>\n<p>L\u2019Ordine Nuovo deve quindi il suo nome sia all\u2019intento di questa mobilitazione\u00a0(la rivista si rivolge a operai, giovani, studenti e intellettuali), in cui \u00e8 sottesa l\u2019idea che solo attraverso la funzione attiva e unificatrice della coscienza il proletariato pu\u00f2 \u201cdistinguersi, uscire dal caos,\u00a0essere un elemento d\u2019ordine, ma del proprio ordine e della propria disciplina ad un ideale. [\u2026] Ogni rivoluzione \u00e8 stata preceduta da un intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee\u201d,\u00a0sia alla Rivoluzione russa, che \u00e8 interpretata da Gramsci come l\u2019estrinsecarsi storico dei suoi convincimenti pi\u00f9 profondi, \u201cl\u2019avvento di un ordine nuovo che coincide con tutto ci\u00f2 che i nostri maestri ci avevano insegnato\u201c.<\/p>\n<p>\u201cI nostri maestri\u201d sono ovviamente Marx ed Engels, ma se cos\u00ec stanno le cose il loro \u201cinsegnamento\u201d non \u00e8 minimamente conciliabile con gli schemi tipici del socialismo italiano, delle sue strutture (il PSI, con la sua rivista \u201cCritica Sociale\u201d, e la CGL) come in generale di tutta la Seconda Internazionale, e questo Gramsci lo sa benissimo. In un certo senso, la scissione di Livorno del 1921 era gi\u00e0 stata compiuta a Torino nel 1919, in Via dell\u2019Arcivescovado. Il determinismo, il positivismo ed il riformismo fanno a pugni col volontarismo, l\u2019idealismo storicistico e la voglia di rivoluzione che pervade i giovani ordinovisti sull\u2019esempio della \u201cRivoluzione contro il Capitale\u201d (Il Capitale, beninteso, come veniva interpretato dai riformisti) di Lenin.\u00a0Per uscire dalle \u201cincrostazioni positivistiche e naturalistiche\u201d di Marx \u00e8 inevitabile fare riferimento sia alla lezione di Antonio Labriola, che per primo aveva introdotto il pensiero marxiano in Italia mettendoci in guardia dalle sue riduzioni deterministiche, sia all\u2019idealismo, anche di Gentile ma soprattutto di Croce.\u00a0Croce serve agli ordinovisti, oltre che come maestro di vita morale, come ispirazione per un approfondimento teoretico: attraverso un parallelismo Hegel-Marx, la filosofia crociana costituiva una premessa per la ripresa del marxismo da parte di quei giovani che ripudiavano il vecchio modo di intendere la democrazia, la libert\u00e0 e la vita morale, col fine di ricominciare da capo. Non pu\u00f2 essere dimenticata, infine, la grande influenza di\u00a0Sorel. Chiunque abbia letto Sorel (e chi non l\u2019ha fatto si sbrigasse, \u00e8 un pensatore politico chiave del Novecento) sa quanto la sua filosofia sia perfetta per\u00a0saltare le mediazioni politiche e fare a pezzi ogni bardatura gerarchica e burocratica (quindi partitica e sindacale). La feroce polemica sorelliana sia contro il partito socialista francese che lo sciopero politico serve quindi a Gramsci e ai suoi per attaccare il PSI e la CGL\u00a0rivolgendosi direttamente all\u2019operaio in quanto produttore, prima che all\u2019operaio in quanto salariato o in quanto appartenente all\u2019idea o al partito: c\u2019\u00e8 qui in fondo l\u2019idea che \u201cla rivoluzione proletaria \u00e8 immanente nel seno della societ\u00e0 industriale\u201d[2], idea resa viva dalla combattivit\u00e0 dell\u2019avanguardia operaia torinese. Lo \u201cspontaneismo\u201d sorelliano \u00e8 per\u00f2 sempre coniugato da Gramsci con l\u2019esigenza proletaria di darsi forme proprie:<\/p>\n<p>\u201cEgli [Sorel] non si \u00e8 chiuso in nessuna formula e oggi, conservando quanto di vitale e nuovo vi era nella sua dottrina, cio\u00e8 l\u2019affermata esigenza che il moto proletario si esprima in forme proprie, dia vita a proprie istituzioni, oggi pu\u00f2 seguire non solo con occhio pieno di intelligenza, ma con animo pieno di comprensione il movimento realizzatore iniziato dagli operai e dai contadini russi, e pu\u00f2 chiamare ancora compagni i socialisti italiani che vogliono seguire quell\u2019esempio.\u201d [3]<\/p>\n<p>Cultura e Lotta di Classe<\/p>\n<p>Un\u2019altro ispiratore de L\u2019Ordine Nuovo, per cui ho voluto fare un discorso a parte, \u00e8\u00a0Anatolij Luna\u010darskij, animatore del movimento di Cultura proletaria (Proletkult) e futuro Commissario del popolo all\u2019istruzione. Gramsci, animato da una lotta contro il determinismo, che equivale ad una lotta contro l\u2019economicismo, condivide con Luna\u010darskij il\u00a0ruolo fondamentale assegnato all\u2019attivit\u00e0 culturale organizzata del movimento dei lavoratori e al contributo che a esso spetta dare in questo campo per assicurare la completa egemonia della classe operaia. Riporto qui una corposa citazione di Luna\u010darskij che sar\u00e0 decisiva per il programma cultural-politico ordinovista:<\/p>\n<p>\u201c1. \u00c8 chiaro che per me non si tratta della solita istruzione, bens\u00ec di porre la quistione su cos\u00ec vaste basi che la parola \u2018propaganda\u2019 non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente ad abbracciare il concetto ed \u00e8 meglio parlare di auto-educazione e di auto-istruzione del proletariato<\/p>\n<p>2. \u00c8 altrettanto chiaro che non si tratta qui del socialismo o della cultura socialista, la quale nascer\u00e0 solo dopo la vittoria sul capitalismo, bens\u00ec di foggiare una nuova indispensabile arma per la lotta del proletariato contro il capitalismo. La cultura attuale non pu\u00f2 essere un fiore, \u00e8 una spada, un\u2019arma ideale per difendersi e schiacciare l\u2019avversario<\/p>\n<p>3. Gli sforzi non coordinati delle singole organizzazioni politiche, economiche e cooperative debbono unificarsi; in altre parole, per approfondire la coscienza socialista \u00e8 necessario istituire un\u2019organizzazione distinta e centralizzata, un separato organismo di cultura socialista, che dovrebbe possedere i suoi specifici organi: club, scuole di ogni grado, biblioteche, giornali, riviste, teatri ecc. In tutti i paesi dovrebbe esistere, oltre al comitato centrale direttivo del partito, del sindacato e delle cooperative, anche una commissione centrale socialista di cultura, e tutti insieme dovrebbero essere subordinati ai congressi generali e ad una direzione unica di un\u2019unica organizzazione di classe<\/p>\n<p>4. Se nell\u2019Europa occidentale, e specialmente in Germania, sono gi\u00e0 state gettate le basi per un tale lavoro, da noi invece bisogna incominciare tutto fin dalle fondamenta. D\u2019altra parte, per\u00f2, nell\u2019Europa occidentale il lavoro pu\u00f2 essere ostacolato dalla routine, mentre da noi il nostro movimento giovane e pieno di entusiasmo potr\u00e0 fare dei miracoli!\u201d[4]<\/p>\n<p>Quindi, l\u2019asse centrale attorno al quale si cimenta la ricerca e la battaglia ideale di Gramsci \u00e8 costituito dalla\u00a0proposta, rivolta a tutto lo schieramento rivoluzionario, di contribuire, parallelamente alla creazione dello Stato dei Consigli (di cui si dir\u00e0 in seguito), alla formazione di un nuovo programma culturale ed educativo per la formazione dell\u2019uomo nuovo nella nuova societ\u00e0 di imminente avvento.<\/p>\n<p>Ora, \u00e8 bene tenere a mente che\u00a0cultura\u00a0nel giovane Gramsci ha un significato bivalente. Da una parte si pu\u00f2 intendere come un processo di \u201corganizzazione e disciplina del proprio io interiore, presa di possesso della propria personalit\u00e0, conquista di coscienza superiore\u201d, potenzialmente alla portata di tutti, dove l\u2019individuo (o la classe) forma la propria interiorit\u00e0 specifica attraverso la negazione dialettica degli elementi fornitigli dalla tradizione con la propria elaborazione originale, attuando un atto politico liberatorio. Dall\u2019altra va vista assieme al concetto di\u00a0civilt\u00e0, ossia il modo d\u2019essere (in un senso quasi antropologico, come modo di vivere, di sentire, di agire) di una determinata formazione economico-sociale, un disvelamento dei suoi valori (o disvalori): la cultura assume in questo caso il significato di un critica della civilt\u00e0 da altri edificata (la civilt\u00e0 capitalistica) da parte del soggetto antagonista. \u00c8 evidente qui la continuit\u00e0 con la bellissima concezione della cultura di Luna\u010darskij (\u201cla cultura attuale non pu\u00f2 essere un fiore, \u00e8 una spada, un\u2019arma ideale per difendersi e schiacciare l\u2019avversario\u201d).<\/p>\n<p>Inoltre, il concetto di civilt\u00e0 collegato a quello di cultura apre ad una diversa concezione della\u00a0rivoluzione. La coscienza del proprio ruolo storico rivoluzionario si ottiene non attraverso la semplice appartenenza al proletariato: perch\u00e9 una rivoluzione sia proletaria, non basta che essa sia compiuta dal proletariato, ma \u201c\u00e8 necessario che intervengano altri fattori, i quali sono fattori spirituali [\u2026] \u00e8 necessario che il fatto rivoluzionario si dimostri oltre che un fenomeno di potenza anche un fenomeno di costume, si dimostri un fatto morale\u201d[5]. La rivoluzione proletaria non \u00e8 solo una disputa per il potere, ma una rottura storica in tutti i campi dell\u2019esistenza umana, una trasformazione radicale anche della mentalit\u00e0 (processo che agisce anche al livello morale, filosofico e politico).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece l\u2019 \u201cauto-educazione e auto-istruzione del proletariato\u201d, bisogna dire che Gramsci assegna alla cultura una funzione pedagogica in ambito di classe: l\u2019elevazione culturale \u00e8 un modo per rendere le masse autonome, \u201c\u00e8 essa stessa libert\u00e0, \u00e8 essa stessa stimolo all\u2019azione e condizione dell\u2019azione\u201d. Cos\u00ec, da un lato, l\u2019opera di elevazione culturale permette agli operai-produttori di accedere alla coscienza del proprio ruolo storico rivoluzionario e, dall\u2019altro, all\u2019indipendenza dai quadri dirigenti e dagli intellettuali stessi, in modo tale da determinare l\u2019autogoverno negli stabilimenti industriali. L\u2019intellettuale \u201corganico\u201d al proletariato lavora quindi avendo di mira questi obiettivi: per raggiungerli, egli deve dimostrarsi all\u2019altezza dello scontro di classe e di civilt\u00e0, allargando il suo raggio d\u2019intervento critico su tutti i livelli culturali ed ideologici in cui si articola la societ\u00e0 in cui opera, in modo tale da assicurare l\u2019egemonia completa alla classe operaia. La questione della cultura diviene cos\u00ec una questione immediatamente politica ed \u00e8 quindi dirimente per la vittoria della Rivoluzione in Occidente.<\/p>\n<p>Il Comunismo Democratico Ordinovista<\/p>\n<p>I Consigli di fabbrica sono un\u2019istituzione di cruciale importanza per gli ordinovisti. Attraverso questi, Gramsci e i suoi riescono simultaneamente a\u00a0legare a doppio filo il politico al culturale, a cavalcare la potente\u00a0analogia con l\u2019esperienza soviettista\u00a0del nuovo Stato socialista, e a\u00a0corrodere il socialismo italiano e l\u2019agonizzante democrazia borghese.<\/p>\n<p>All\u2019interno di questa forma politica, \u201ccellula storica\u201d del movimento dei lavoratori,\u00a0l\u2019operaio raggiunge la coscienza di classe, perch\u00e9 si rende conto che \u00e8 possibile non essere pi\u00f9 sottoposto alla \u201cpropriet\u00e0\u201d prodotta dalla vendita della forza-lavoro ai capitalisti, e che pu\u00f2 auto-definirsi attraverso la propria funzione di produttore. \u00c8 attraverso questa forma quindi che il lavoratore conquista la libert\u00e0. Infatti, come ogni libert\u00e0, la libert\u00e0 del lavoratore non preesiste al lavoratore stesso, ma \u00e8 una conquista e una creazione storica che si ottiene sottoponendosi ad un regime di auto-educazione utile a superare la semplice coscienza immediata e tradeunionistica, per giungere ad una coscienza complessa del sistema sociale, nella quale il lavoratore si conosce come \u201cnodo fondamentale\u201d intorno a cui questo si articola e si tiene, ed \u00e8 proprio qui che sta la logica immanente di Consigli. Si capisce cos\u00ec perch\u00e9 nella concezione ordinovista-gramsciana il commissario di reparto, oltre al controllo sui meccanismi produttivi dati, deve anche stimolare i suoi compagni a studiare \u201ci sistemi borghesi di produzione e di lavoro, suscitando le loro critiche e le loro proposte di innovazione\u201d[6] e soprattutto che \u201cTutti i problemi che sono inerenti all\u2019organizzazione dello Stato proletario, sono inerenti all\u2019organizzazione del Consiglio. Nell\u2019uno e nell\u2019altro il concetto di cittadino decade, e subentra il concetto di compagno: la collaborazione per produrre bene e utilmente sviluppa la solidariet\u00e0, moltiplica i legami di affetto e di fratellanza. Ognuno \u00e8 indispensabile, ognuno \u00e8 al suo posto, e ognuno ha una funzione e un posto. Anche il pi\u00f9 ignorante e il pi\u00f9 arretrato degli operai, anche il pi\u00f9 vanitoso e il pi\u00f9 \u2018civile\u2019 degli ingegneri finisce col convincersi di questa verit\u00e0 dall\u2019esperienza dell\u2019organizzazione di fabbrica [\u2026]. Il Consiglio \u00e8 il pi\u00f9 idoneo organo di educazione reciproca e di sviluppo del nuovo spirito sociale che il proletariato sia riuscito ad esprimere dall\u2019esperienza viva e feconda della comunit\u00e0 di lavoro\u201d[7].<\/p>\n<p>Da\u00a0Lenin\u00a0viene preso, oltre una certa concezione del partito-avanguardia, il pensiero secondo cui\u00a0la lotta sul terreno politico \u00e8 prima di tutto lotta per rompere la macchina dello Stato borghese e costruire a partire da questi istituti-ingranaggi una macchina nuova. Perci\u00f2, il processo rivoluzionario comincia dal basso, si ramifica dalle fabbriche, trasforma molecolarmente lo Stato precedente. Ma per venire a creare questo Stato partendo da quegli istituti, e collegarli poi in una gerarchia superiore armonica, \u00e8 necessario in primo luogo potenziarli come fonte del potere operaio in fabbrica, nel cuore della produzione.<\/p>\n<p>Ora, quando L\u2019Ordine Nuovo comincia a porsi questo problema, studiando il problema dei Consigli e delle Commissioni interne, questi erano organismi lungamente richiesti e rivendicati dai lavoratori, ma scarsamente democratici e rappresentativi, in quanto scorrevano lungo i binari posti dai concordati sindacali (in particolare dalla FIOM) e non erano collegati alle unit\u00e0 produttive (avevano scarsa considerazione ed erano organizzati in maniera rudimentale).\u00a0Gli ordinovisti sono i primi a porre e impostare il tema delle commissioni interne quali futuri organi del potere operaio, addirittura proponendo una specie di ricognizione del territorio per affinare le strategie politiche di intervento rivoluzionario nella situazione nazionale: i compagni e i lettori della rivista erano invitati ad aiutare gli ordinovisti \u201cinviandoci relazioni sulle condizioni particolari nelle quali si svolge la lotta di classe nelle loro sedi di lavoro; cercando di fissare con esattezza e precisione la configurazione economica di queste sedi, la psicologia dei lavoratori e dei ceti possidenti, la distribuzione della propriet\u00e0, i sistemi di lavorazione e di distribuzione\u201d, cio\u00e8 tutti quegli elementi atti a formare i quadri proletari che dovranno gestire e guidare il processo di transizione verso l\u2019ordine nuovo, pena il fallimento di ogni azione di cambiamento.<\/p>\n<p>\u00c8 innegabile che la proposta ordinovista ha avuto grande successo, all\u2019interno dell\u2019angusto spazio della sezione torinese, sia in termini di dibattito che in termini di consenso fra gli operai, andando a tradursi in un nuovo accordo organizzativo degli istituti di rappresentanza di fabbrica. Gli operai avevano adesso diritto ad eleggere i propri rappresentanti all\u2019interno dell\u2019unit\u00e0 produttiva (che per\u00f2 dovevano essere iscritti al sindacato, in compromesso con la CGL), a consultazioni rapide elettori-eletti e, in caso, alla sostituzione di questi ultimi. In particolare, gli operai avevano notato che quest\u2019organo era gi\u00e0 in grado, molto meglio delle precedenti istituzioni, di fare pressioni sul padronato e di difendere gli interessi di classe in tutti i campi \u201cvertenziali\u201d, tutto questo in quadro di profondo spirito democratico sia formale che sostanziale: \u201ci lavoratori avvertono che la parola d\u2019ordine della rivoluzione socialista non \u00e8 solo una promessa, una chiamata a raccolta per il domani della palingenesi [\u2026] ma \u00e8 un processo gi\u00e0 iniziatosi, in grado di mutare qualcosa sul luogo di lavoro. Esso li fa sentire soggetti e non oggetti del loro destino e d\u00e0 loro un senso di orgoglio\u201d[8].<\/p>\n<p>Questa forte impronta industrialista evidenzia una seconda grande influenza sulla Teoria dei Consigli, ossia quella di\u00a0De Leon. Da questi infatti vengono tratte due idee principali: che\u00a0la classe lavoratrice \u00e8 il fattore produttivo pi\u00f9 importante e che la struttura del movimento operaio debba rispecchiare la struttura industriale. L\u2019Ordine Nuovo vuole perci\u00f2 suscitare a\u00a0raggiungere un partito qualitativamente diverso da quello socialista tradizionale, che sia radicato nelle fabbriche, che da qui esprima la sua gerarchia e la sua democrazia. Va quindi abbandonata la vecchia struttura di organismo della democrazia liberale, basato sulle sezioni territoriali e sulle assemblee. Ed \u00e8 proprio il fatto che il PSI non abbia capito questo, o non abbia voluto capirlo, che irrita gli ordinovisti a tal punto da indicare proprio nel socialismo italiano il nemico principale della rivoluzione: \u201cLa rivoluzione corre il rischio di essere soffocata in Italia da due capitali nemici: dall\u2019impotenza demagogica del massimalismo e dalla piattitudine del riformismo,la pi\u00f9 velenosa serpe che mai sia riuscita a nascondersi nel seno del nostro Partito\u201d[9]. C\u2019\u00e8 ormai, in Gramsci e i suoi, la volont\u00e0 di puntare ad una trasformazione organica del partito, farne uno strumento di democrazia socialista, espressione vera dell\u2019avanguardia proletaria, avanguardia costituita dal movimento dei Consigli.<\/p>\n<p>La critica alla subalternit\u00e0 del PSI allo Stato liberale apre ad una critica dello stesso liberalismo. Ovviamente, nella critica di Gramsci \u00e8 presupposto che l\u2019ordine liberale nell\u2019Europa del suo tempo \u00e8 in agonia e che gli operai possono potenzialmente mandare avanti da s\u00e9 la produzione attraverso la creazione dell\u2019ordine nuovo.\u00a0La diagnosi gramsciana di \u201cagonia\u201d prende le mosse dall\u2019irrompere di grandi masse popolari sulla scena storica a seguito della Prima Guerra Mondiale, che da un lato apre a potenziali dinamiche inclusive, ma dall\u2019altro non rende le stesse masse coscienti del loro potenziale ruolo e, poich\u00e9 dopo questa irruzione non sono mutati i rapporti sociali, contrae le possibilit\u00e0 meccaniche di sociabilit\u00e0 incoraggiando formidabili tentativi di reazione. Da questa crisi di egemonia dello Stato borghese, da questa scissione Stato\/societ\u00e0 che si ripercuote sul Parlamento (istituzione chiave del liberalismo), ha origine la reazione in senso \u201cautoritario\u201d e \u201canti-operaio\u201d delle classi dirigenti. In particolare, il \u201cdispotismo borghese\u201d si manifesta attraverso una subdola manipolazione, per cui\u00a0lo Stato liberale cerca di legittimarsi attraverso le elezioni, contrapponendo \u201cl\u2019empiria del maggior numero democratico\u201d, che si limita a rispecchiare immediatamente il dato fenomenico e quantitativo, alle avanguardie operaie, magari minoritarie ma strutturate e consapevoli. Il liberalismo tenta cos\u00ec di affogare la voce del proletariato cosciente nel mare delle masse disorientate, nascondendo la logica effettuale dei rapporti sociali capitalistici.<\/p>\n<p>I Consigli servono perci\u00f2, in contrapposizione al Parlamento, a sovvertire la legalit\u00e0 borghese, perch\u00e9 essi hanno la capacit\u00e0 di eroderla dall\u2019interno come un potere nel potere, non come un potere giustapposto: con essi\u00a0viene finalmente posto l\u2019atto produttivo al fondamento della sovranit\u00e0 democratica, mettendo una volta per tutte la parola fine a quella sciocca menzogna secondo cui l\u2019organizzazione economica \u00e8 qualcosa di distinto in maniera dualistica dalla sovranit\u00e0 e dal potere politico.<\/p>\n<p>L\u2019Ordine Nuovo Oggi: Critiche e Proposte<\/p>\n<p>Pensando di fare cosa gradita, elenco brevemente i punti per cui, a parer mio, il progetto ordinovista non riusc\u00ec a \u201csfondare\u201d:<\/p>\n<p>\u2022\u00a0Il giornale-rivista, per ragioni di mezzi, non usc\u00ec mai dall\u2019ambito regionale piemontese, spesso non toccando nemmeno la totale ampiezza della regione<\/p>\n<p>\u2022\u00a0Non era stata messa in campo un\u2019estesa politica di alleanze sociali (anche se era qualcosa a cui si aspirava), si era rimasti troppo piegati sull\u2019operaismo e sulla fabbrica. Schiacciando la \u201cforma\u201d sulla \u201cfigura\u201d (il lavoratore sull\u2019operaio di fabbrica) come direbbe Fineschi, si \u00e8 persa la possibilit\u00e0 di costruire un movimento pi\u00f9 ampio e ci si \u00e8 isolati, dato che l\u2019Italia era un paese prevalentemente agricolo<\/p>\n<p>\u2022\u00a0Inizialmente mancava il partito, e ricordando quanto detto non si pu\u00f2 considerare il PSI come una struttura adeguata per i progetti ordinovisti<\/p>\n<p>\u2022\u00a0Quando nacque il Partito Comunista d\u2019Italia, a seguito della scissione di Livorno, questo fu minoritario e settario, influenzato principalmente dalle posizioni bordighiste<\/p>\n<p>\u2022\u00a0Al progetto erano ovviamente ostili i riformisti, i sindacati e i massimalisti di Serrati, che avevano importanti strutture in tutta Italia ed esercitavano una pesante egemonia sul movimento dei lavoratori<\/p>\n<p>\u00c8 quasi ridicolo e lapalissiano dover affermare che i contenuti del progetto ordinovista non siano pi\u00f9 riproponibili, per diversi motivi storico-sociali di cui il pi\u00f9 importante \u00e8 decisamente la fine del comunismo storico novecentesco. Ripeto, Gramsci e i suoi all\u2019epoca avevano tutto il diritto di sognare, ma oggi questo diritto noi, giovani socialisti e comunisti europei, non lo abbiamo. Ci \u00e8 stato portato via da una classe politica cinica, dispotica e nichilista che alla prima occasione disponibile si \u00e8 riciclata come filo-americana e filo-capitalista ed ha rinnegato le proprie esperienze precedenti cercando di \u201cavvelenare i propri pozzi teorici\u201d (la cosiddetta sinistra post-PCI). Ci\u00f2 che rimane, oltre a folli fughe in avanti post-operaistiche, a irrilevanti partitini settari che attendono agonizzanti il giorno in cui la propria riproduzione sociale sar\u00e0 finita e a professori universitari marginalizzati dal dibattito pubblico anche se qualitativamente pregevoli, sono proprio i tre temi che qui abbiam trattato:\u00a0il rinnovamento del marxismo,\u00a0l\u2019antagonismo al modo di produzione capitalistico portato sul piano della battaglia culturale\u00a0e\u00a0la concezione del socialismo\/comunismo come forma di democrazia.\u00a0La grande differenza \u00e8 che, se ieri era necessario liberarsi del vecchio socialismo per tentare l\u2019assalto al cielo, oggi \u00e8 necessario liberarsi del vecchio socialismo per sperare in una rinascita dalla terra. Dei tre, qui mi occuper\u00f2 molto schematicamente e in maniera \u201cminimalista\u201d del primo e del terzo, essendo io, nel mio piccolo (forse \u00e8 pi\u00f9 corretto dire piccolissimo), gi\u00e0 impegnato in termini pratici sul secondo.<\/p>\n<p>Per superare criticamente le passate elaborazioni marxiste ed aprire ad un possibile rinnovamento, Costanzo Preve\u00a0\u00e8 un autore formidabile. La sua produzione \u00e8 costellata di argute critiche filosofico-politiche sia alle pi\u00f9 disparate formazioni ideologiche del movimento dei lavoratori (stalinisti, maoisti, bordighisti, trotskyisti, anarchici post-moderni) che ai grandi marxisti critici (Gramsci, Luk\u00e1cs, Bloch, Althusser). Ma Preve non si limita a questo: egli cerca di integrare il pensiero marxista con le punte pi\u00f9 alte del pensiero filosofico (penso ad Aristotele, Spinoza, Fichte ed Hegel) e di collocarlo all\u2019interno di una specifica tradizione filosofica (l\u2019idealismo tedesco) e politica (il comunitarismo). Dei suoi testi consiglio in particolare la\u00a0Storia Critica del Marxismo, l\u2019Ideologia Italiana\u00a0e il suo ultimo capolavoro, la\u00a0Storia Alternativa della Filosofia.<\/p>\n<p>Per rileggere la critica dell\u2019economia politica di Marx liberandola da manipolazioni politiche e secche teoriche, \u00e8 fondamentame il filone della\u00a0Neue Marx Lekt\u00fcre, sviluppatosi attorno alla nuova edizione critica delle opere complete di Marx ed Engels (MEGA2). Gli autori sono tanti, ma noi italiani abbiamo la grande fortuna di avere\u00a0Roberto Fineschi\u00a0e\u00a0Marcello Musto, oltre a Riccardo Bellofiore e Giovanni Sgr\u00f2. Dei primi due consiglio l\u2019intera produzione (nomino qualche testo chiave:\u00a0Ripartire da Marx,\u00a0Marx ed Hegel,\u00a0Un Nuovo Marx\u00a0del primo;\u00a0Karl Marx. Biografia Intellettuale e Politica,\u00a0L\u2019Ultimo Marx\u00a0e\u00a0Ripensare Marx\u00a0e i Marxismi del secondo) che distrugge tanti luoghi comuni limitanti attraverso la critica e la ricostruzione filologica (penso all\u2019immagine di Marx come teorico del valore-lavoro o come anti-hegeliano), liberando tutta la potenza di una pensatore che ha ancora molto da dire sull\u2019oggi. Dei secondi invece, fra le loro sterminate produzioni saggistiche, voglio consigliare in particolare il recente\u00a0Le Avventure della Socializzazione, in cui Bellofiore ripercorre criticamente, con la sua mostruosa conoscenza della scienza economica, le tesi della NML, per proporre una sua critica dell\u2019economia politica e fondare un\u2019economia politica critica, e\u00a0Natura, Storia e Linguaggio, in cui Sgro\u2019 indaga i tre nuclei tematici in Marx dal punto di vista della NML. Uno dei miei obiettivi \u00e8 quello di rileggere i testi chiave del marxismo alla luce di questa nuova, fondamentale interpretazione.<\/p>\n<p>Mi permetto anche di segnalare, oltre all\u2019opera ormai divenuta classica di\u00a0Antonio Gramsci, due testi per gettare le basi di una ricostruzione della teoria del materialismo storico, tassello fondamentale della scienza filosofica della totalit\u00e0 sociale: si tratta di\u00a0Karl Marx\u2019s Theory of History. A Defence\u00a0di\u00a0Gerald Allan Cohen\u00a0e di\u00a0Per la Ricostruzione del Materialismo Storico\u00a0di\u00a0J\u00fcrgen Habermas. Inoltre a mio parere, la stessa opera di\u00a0Karl Polanyi, seppur con dei limiti, pu\u00f2 essere considerata un tentativo di fondare una scienza analoga alla teoria del materialismo storico.<\/p>\n<p>Per ultimo, la questione del comunismo come forma di democrazia. Anche se solleva diverse problematiche, pensare il comunismo come una forma di democrazia comunitaria e radicale implica il riconoscimento della questione del modo di produzione non come di un semplice \u201csistema economico\u201d, ma come di una totalit\u00e0 sociale in cui \u00e8 compreso anche il politico, o pi\u00f9 precisamente di una totalit\u00e0 sociale la cui politicit\u00e0 \u00e8 generata dai rapporti sociali che intercorrono nelle strutture in cui \u00e8 organizzata la vita degli individui. Banalmente, oltre ad avere un alto livello di plausibilit\u00e0, questa posizione pu\u00f2 mettere in difficolt\u00e0 i propri oppositori, in quanto a volte li costringe a sostenere scomode posizioni reazionarie ed \u00e9litarie. Mi limito qui a segnalare tre autori.<\/p>\n<p>Il primo di questi \u00e8\u00a0Robert Dahl, scienziato politico americano che ha dedicato praticamente tutta la sua carriera accademica a studiare la democrazia, compresa la democrazia economica. Segnalo tre suoi libri: A\u00a0Preface to Economic Democracy,\u00a0Democracy and its Critics\u00a0e\u00a0Polyarchy.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 il ricco filone cooperativista ad essersi occupato del socialismo come sistema in cui la sovranit\u00e0 democratica \u00e8 tutt\u2019uno con la produzione. In particolare, segnalo i lavori di\u00a0Bruno JossaL\u2019Impresa Democratica\u00a0e\u00a0Un Socialismo Possibile. Egli ha il pregio di unire nella sua riflessione concetti fondamentali come comunit\u00e0, democrazia, socialismo e autogestione.<\/p>\n<p>Infine, non posso non citare i bellissimi testi\u00a0Ontologia dell\u2019Essere Sociale\u00a0e\u00a0La Democrazia della Vita Quotidiana, ultimi progetti di\u00a0Gy\u00f6rgy Luk\u00e1cs\u00a0scritti in aperto scontro con lo stalinismo e i suoi eredi. Qui il significato di democrazia si riempie di un significato completamente nuovo, direi esistenziale: la democrazia \u00e8 la \u201cconcreta forza ordinativa politica di quella particolare formazione economica sul cui terreno essa nasce, opera, diviene problematica e scompare\u201d.<\/p>\n<p>Note<\/p>\n<p>[1] La Citt\u00e0 Futura, Torino Operaia, Raccolta Scritti 1915-1921<\/p>\n<p>[2] L\u2019Ordine Nuovo (Gramsci A.), Il Partito Comunista, 4 Settembre 1920<\/p>\n<p>[3] Cronache de L\u2019Ordine Nuovo, 11 Ottobre 1919<\/p>\n<p>[4] Luna\u010darskij A. V., La Cultura nel Movimento Socialista, ne Il Grido del Popolo, 1 Giugno 1918<\/p>\n<p>[5] Gramsci A., Il Grido del Popolo, 29 Aprile 1917<\/p>\n<p>[6] L\u2019Ordine Nuovo (Gramsci A.), Il Programma dei Commissari di Reparto, 8 Novembre 1919<\/p>\n<p>[7] L\u2019Ordine Nuovo (Gramsci A.), Sindacato e Consigli, 11 Ottobre 1919<\/p>\n<p>[8] Spriano P., L\u2019Ordine Nuovo e i Consigli di Fabbrica, Einaudi, 1971<\/p>\n<p>[9] L\u2019Ordine Nuovo (Leonetti A.), Avremo la Rivoluzione?, 21 Agosto 1920<\/p>\n<p>Bibliografia<\/p>\n<p>Appongo qui una bibliografia per i pi\u00f9 curiosi. Per ragioni di interesse e di spazio, non ho trattato diversi temi che per\u00f2 sono rilevanti per comprendere il contesto storico e il progetto ordinovista (oltre ad una ricostruzione pi\u00f9 dettagliata del \u201cdisordine\u201d del tempo, penso alle influenze pi\u00f9 \u201cletterarie\u201d, come P\u00e9guy, Rolland e Barbusse, al dialogo con gli anarchici, la polemica con Bordiga, il rapporto con altre importanti riviste dell\u2019epoca come la Critica Sociale, La Voce, Umanit\u00e0 Nova, L\u2019Unit\u00e0 di Salvemini ecc.) che potete per\u00f2 ritrovare nei libri indicati.<\/p>\n<p>Angelino C., Gramsci al Tempo de L\u2019Ordine Nuovo (1919-1920), Editori Riuniti, 2014<\/p>\n<p>Burgio A., Gramsci. Il Sistema in Movimento, DeriveApprodi, 2014<\/p>\n<p>Spriano P., L\u2019Ordine Nuovo e i Consigli di Fabbrica, Einaudi, 1971<\/p>\n<p>Spriano P., L\u2019Occupazione delle Fabbriche, Einaudi, 1972<\/p>\n<p>Williams G., The Proletarian Order, Pluto Press, 1975<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/30469-lordine-nuovo\">https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/30469-lordine-nuovo<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da MARX XXI \u00a0(Sergio Crescenzi) da\u00a0https:\/\/lonlordinenuovo Ad uno sguardo distratto, sembra che gli scritti de \u201cL\u2019Ordine Nuovo\u201d oggi non abbiano proprio nulla da dirci. 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