{"id":58513,"date":"2020-05-08T12:00:36","date_gmt":"2020-05-08T10:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58513"},"modified":"2020-05-08T11:58:51","modified_gmt":"2020-05-08T09:58:51","slug":"un-eccesso-di-dio-con-scarsita-di-uomini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58513","title":{"rendered":"Un eccesso di Dio con scarsit\u00e0 di uomini"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>INTELLETTUALE DISSIDENTE (Matteo Pulcini)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla transizione liberista al Covid-19, come il falso mito della globalizzazione \u00e8 crollato davanti ai nostri occhi negli ultimi trent&#8217;anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<div class=\"postcontent\">\n<p style=\"text-align: justify\">obsbawn defin\u00ec gli anni dal 1973 al 1991 \u201c<i>The Landslide<\/i>\u201d, La frana. In quella frana nacque la \u201cseconda globalizzazione\u201d, iniziata con l\u2019abbandono del\u00a0<i>Gold Exchange Standard<\/i>. \u00c8 proprio il superamento degli accordi di Bretton Woods, e con lo\u00a0<i>Smithsonian Agreement<\/i>\u00a0che si inaugura un\u2019era di sconvolgimenti finanziari, pressoch\u00e9 inesistenti tra il \u201948 e il \u201973, \u201c<i>The golden age<\/i>\u201d. Il nuovo regime valutario e la crisi petrolifera fanno collassare il debito dei paesi del \u201cterzo mondo\u201d. Da allora due certezze si impongono: la crescita del commercio internazionale e del PIL globale e la volubilit\u00e0 dei mercati finanziari. In due parole: l\u2019economia globalizzata, che \u00e8 un\u2019economia fatta di crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E nonostante le severe ripercussioni sull\u2019economia reale, il processo di integrazione globale ha sempre viaggiato a ritmi serrati. D\u2019altronde anche la \u201cprima globalizzazione\u201d segu\u00ec alla \u201cGrande depressione\u201d del 1873. La grande accumulazione di capitale dovuta allo sfruttamento della rivoluzione industriale (dal punto di vista economico) insieme alla messa a frutto del dominio britannico sul mare (dal punto di vista giuridico-politico) crearono le condizioni per lo sviluppo della prima economia globalmente integrata. E le grandi crisi possono verificarsi solo in tali contesti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma rispetto al ventennio della \u201cFrana\u201d il successivo \u00e8 sostanzialmente differente. Se la globalizzazione post-et\u00e0 dell\u2019oro \u00e8 figlia della conquista del mare da parte degli Stati Uniti \u2013 \u00ab<i>chi domina il mare domina il commercio del mondo<\/i>\u00bb, secondo l\u2019assioma dell\u2019<strong>ammiraglio Mahan,<\/strong>\u00a0che nel 1890 proponeva la riunificazione di U.S.A. e U.K. in nome del dominio marittimo \u2013 quella vissuta tra il 1990 ed il 2010 ha rappresentato l\u2019aspirazione pi\u00f9 grande, ed ambiziosa, di una classe politica uscita vittoriosa dal secolo breve. Risalgono infatti agli anni Novanta le previsioni da fine-storia di chi \u2013 ottimisticamente<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri-3\/francis-fukuyama-verso-la-fine-della-storia\/\">\u00a0come Fukuyama<\/a>, o meno seppur subendone il fascino, come Negri \u2013 vedeva nel futuro prossimo l\u2019irreversibile integrazione economica, politica e culturale del globo, con la definitiva scomparsa di Stati nazionali e delle loro peculiarit\u00e0 in un magma liberale e liberista governato da\u00a0<i>soft power\u00a0<\/i>e istituzioni internazionali che definiremo, per semplicit\u00e0, Impero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In europa, nel frattempo, avveniva \u201cMaastricht\u201d, con Maastricht veniva l\u2019Euro e nel 2007 Lisbona. In nome del mercato unico si dissolvevano le catene produttive nazionali ed i rapporti industriali storici che avevano sostenuto gli Stati negli anni della ricostruzione e del\u00a0<i>boom<\/i>. Nella citt\u00e0 dell\u2019<i>Alde Caerte<\/i>\u00a0il vecchio continente consumava l\u2019<strong>ubriacatura postsovietica<\/strong>, lanciando la sfida al dollaro. La tenuta valutaria dell\u2019Europa, quale sia il credito che si vuole dare alla teoria delle Aree Valutarie Omogenee od al ciclo di Frenkel, veniva ancorata a quei parametri sulla cui origine tanto si \u00e8 discusso<\/p>\n<blockquote><p>Abbiamo stabilito la cifra del 3 per cento in meno di un\u2019ora. \u00c8 nata su un tavolo, senza alcuna riflessione teorica. Mitterrand aveva bisogno di una regola facile da opporre ai ministri che si presentavano nel suo ufficio a chiedere denaro.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_122401\" class=\"wp-caption alignnone\" style=\"width: 650px;text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-122401\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/P0077810435H.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"436\" aria-describedby=\"caption-attachment-122401\" \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-122401\" class=\"wp-caption-text\">Maastricht, 1992<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altra faccia della pace terrificante seguita al crollo del muro \u00e8 rappresentata dal bombardamento di Sarajevo, dall\u2019invasione di Iraq e Afghanistan. Il\u00a0<i>bellum justum\u00a0<\/i>rientrava dalla finestra nel diritto internazionale in sostituzione della guerra come soluzione delle controversie internazionali mascherandosi da \u201cguerra preventiva\u201d, talvolta sotto l\u2019ombrello dell\u2019O.N.U., talvolta sotto l\u2019egida nordatlantica. Erano \u2013 e sono \u2013 guerre di conquista, di ingerenza economica e politica. Questo per dire che quella che noi conosciamo come globalizzazione non \u00e8 mai stata un destino ineluttabile, quanto il risultato di una puntuale agenda politica di egemonia territoriale e commerciale \u2013 \u00abl\u2019espansione territoriale non \u00e8 che la conseguenza dell\u2019espansione del commercio\u00bb \u2013 seguita alla rivoluzione spaziale che ha proiettato prima Gran Bretagna e poi gli U.S.A. nella dimensione oceanica e che ha procurato la frana del Behemoth sovietico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La costruzione di questo sistema, rimosso l\u2019ostacolo socialista, si imperniava sull\u2019idea di una\u00a0<i>governance\u00a0<\/i>globale da attuare mediante la\u00a0<i>World Trade Organization<\/i>\u00a0e sotto la direzione delle vecchie istituzioni finanziarie nate a Bretton Woods:\u00a0<i>International Monetary Fund\u00a0<\/i>e\u00a0<i>World Bank Group<\/i>. Presa di possesso dei mercati \u2013\u00a0<i>nehmen<\/i>\u00a0\u2013 divisione ed organizzazione degli stessi mediante la W.T.O. \u2013\u00a0<i>teilen<\/i>\u00a0\u2013 e infine il \u201cpascolo\u201d, la valorizzazione del terreno,\u00a0<i>weiden<\/i>. Che la si voglia vedere come un unipolarismo o come un piano liscio, piatto,\u00a0<i>\u00e0 la<\/i>\u00a0Friedman, la globalizzazione pre-2010 era onnicomprensiva; aveva cio\u00e8 la pretesa di rendere partecipe anche chi, fino a pochi anni prima, era in antagonismo con il mondo liberale. Questa fase culmina con l\u2019entrata della Cina Comunista nella W.T.O.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E difatti le tre direttrici dello sviluppo della globalizzazione post \u201989 \u2013 investimenti\u00a0<i>cost oriented<\/i>, abbassamento costante dei costi di trasporto,\u00a0<i>global value chains\u00a0<\/i>\u2013 avevano nel mercato interno cinese un protagonista rampante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019ultimo decennio i fattori che hanno determinato la globalizzazione moderna sembrano, tuttavia, rallentare e nel 2009, complice la crisi finanziaria, il PIL globale \u00e8 calato del 2,9% (per la prima volta dal secondo conflitto mondiale) ed il commercio internazionale del 12%. Entrambi i dati sono rimbalzati violentemente nel 2010, dopati dalle politiche monetarie espansive. Ma l\u2019indicatore principale (il\u00a0<a href=\"https:\/\/ourworldindata.org\/grapher\/globalization-over-5-centuries?time=1989..\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><i>Trade to GDP ratio<\/i><\/a>) della globalizzazione, in crescita perenne nell\u2019ultimo secolo \u2013 secondo le stime della Banca Mondiale \u2013 \u00e8 fermo ormai da diversi anni ai livelli pre-crisi, con un trend negativo mai registrato nella storia economica moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone  wp-image-122402\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/190527_Time-to-trade-with-we.trade_1920x1280-1600x900.png\" alt=\"\" width=\"730\" height=\"411\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possiamo seguire le cause di questa \u201c<i>Slowbalization<\/i>\u201d, come titolato dal\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economist.com\/leaders\/2019\/01\/24\/the-steam-has-gone-out-of-globalisation\"><em>The Economist<\/em><\/a>, secondo due direttrici, l\u2019una economica e l\u2019altra politica (ovviamente intrecciate).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto all\u2019economia reale: da una parte il costo dei trasporti, che tanto aveva influito sulla delocalizzazione, dai primi anni duemila ha smesso di diminuire; dall\u2019altra oggi solamente il 18% dei \u00ab<i>goods trade is based on labor-cost arbitrage<\/i>\u00bb, stando ad uno studio pubblicato da\u00a0<a href=\"https:\/\/www.mckinsey.com\/~\/media\/mckinsey\/featured%20insights\/innovation\/globalization%20in%20transition%20the%20future%20of%20trade%20and%20value%20chains\/mgi-globalization%20in%20transition-the-future-of-trade-and-value-chains-full-report.ashx\">McKinsey<\/a>. Le stesse\u00a0<i>Value chains<\/i>\u00a0stanno tornando regionali e meno globali, a causa anche della valorizzazione dell\u2019automazione rispetto ai vantaggi della manifattura a basso costo che genera un ritorno degli investimenti dei paesi tecnologicamente avanzati nelle mura \u201cdomestiche\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stesso meccanismo, ma in senso contrario, \u00e8 stato generato dalla crescita della classe media nelle economie \u201cemergenti\u201d, con le conseguenti mutazioni in termini di offerta di lavoro e domanda di beni che hanno comportato l\u2019internalizzazione di processi produttivi ad alto contenuto tecnologico in precedenza deviati verso le economie pi\u00f9 \u201csviluppate\u201d. Secondo alcuni recenti report \u2013 il gi\u00e0 citato McKinsey ma anche un recente studio di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.pwc.com\/gx\/en\/issues\/economy\/global-economy-watch\/global-services-trade.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">PwC<\/a>\u00a0\u2013 uno dei pochi dati in crescita, negli scambi internazionali, \u00e8 quello del mercato dei servizi, rispetto al quale per\u00f2 il mercato dei beni rimane preminente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quanto all\u2019aspetto finanziario, che domina il dibattito ormai da un decennio, non vi sono certezze tali da generare un clima favorevole agli investimenti esteri, vero motore della globalizzazione, incidendo cos\u00ec su quel rimodellamento produttivo prima descritto. Anzi, il ciclo del credito sembra ormai aver reso l\u2019instabilit\u00e0 finanziaria caratteristica dominante della nostra economia. Che la globalizzazione rechi con s\u00e9 crisi finanziarie e bolle speculative \u00e8 noto \u2013 la \u00abperiodica vertigine\u00bb \u2013 e tra la fine degli anni \u201990 e l\u2019inizio dei primi duemila se ne sono susseguite diverse: le crisi valutarie di sud est asiatico e Russia dovute alle aggressioni speculative (cui anche l\u2019Italia fu sottoposta), il\u00a0<i>default<\/i>\u00a0argentino, il fallimento della\u00a0<i>new economy<\/i>. Crescendo, allora, il PIL la bilancia pendeva comunque a favore della globalizzazione. In pi\u00f9, fuori dalla logica dei blocchi i vantaggi degli investimenti\u00a0<i>cost oriented<\/i>\u00a0nei paesi in via di sviluppo facevano impennare il saggio del profitto. La finanziarizzazione selvaggia figlia di quella stagione ha creato, invece, oggi, una situazione di non facile soluzione. Basti pensare che, sempre secondo McKinsey, rispetto al 1980, anno in cui il valore complessivo degli asset finanziari a livello mondiale era simile al PIL globale, a fine 2007 il\u00a0<i>world financial depth<\/i>, (la proporzione tra i due dati) pendeva del 365% a sfavore del PIL, con la conseguenza di esporre maggiormente l\u2019economia reale alle fluttuazioni dei mercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019ultimo decennio si \u00e8 quindi fatta strada la prospettiva per cui gli stati potrebbero non essere pi\u00f9 in grado di gestire crisi di proporzioni simili a quelle del 2010, dato che il debito globale non ha fatto altro che crescere, ed \u00e8 ancora tutto l\u00ec.<\/p>\n<div id=\"attachment_122403\" class=\"wp-caption alignnone\" style=\"width: 805px;text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-122403\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/gettyimages-104396071-1.jpg\" alt=\"\" width=\"805\" height=\"446\" aria-describedby=\"caption-attachment-122403\" \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-122403\" class=\"wp-caption-text\">Il fallimento di Lehman Brothers, l\u2019evento-simbolo della crisi finanziaria del 2007-09<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019altra direttrice, quella politica, del fenomeno che chiamiamo oggi timidamente\u00a0<strong>deglobalizzazione<\/strong>, ma che avanza da oltre un decennio, si muove secondo una involuzione spaziale: una nuova potenza sfida il Leviathan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sebbene la Russia sia tornata a condurre una politica estera in contrapposizione al blocco atlantico reclamando quello che era il suo spazio di influenza, \u00e8 oggi il dragone a lanciare una sfida globale. Maturata nel ventennio di cui si \u00e8 parlato, durante il quale la Repubblica Popolare sembrava addomesticata, prona alla cultura mercatista ed ormai rinunciataria rispetto a qualsiasi utopia socialista, la supremazia pechinese \u00e8 figlia soprattutto di quegli investimenti e di quella integrazione globale delle catene del valore che avevano nella manodopera cinese e nell\u2019esportazione verso la Cina un tassello irrinunciabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo Deng Xiaoping lanciava una locomotiva sfrenata verso la supremazia tecnologica e industriale. Ed oggi che i rapporti di forza sono irrimediabilmente mutati ci si \u00e8 accorti che integrando la Cina nei processi industriali globali esponeva ad un imperialismo di ritorno. Intento, questo, dichiarato nel 2013, con la<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri-3\/nuova-via-della-seta-cina-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><i>Belt &amp; Road initiative<\/i><\/a>, la quale ha sancito l\u2019inizio di una fase espansiva delle relazioni cinesi, di un ritorno dello spirito terrestre contro la supremazia del dominatore oceanico. La guerra commerciale ne\u00a0\u00e8 solo una conseguenza, come difesa di guarentigie cui la nazione egemone dell\u2019ultimo quarto di secolo non vuole rinunziare, e non a caso ha riguardato primariamente settori emblematici della potenza industriale di una nazione: acciaio e tecnologia. Ugualmente l\u2019attacco alla\u00a0<i>World Trade Organization\u00a0<\/i>e l\u2019accantonamento del relativo meccanismo di risoluzione delle controversie da parte degli U.S.A. mostrano una volont\u00e0, da parte del maggior azionista della\u00a0<i>governance\u00a0<\/i>globale, di ritirarsi da un sistema nel quale il nuovo avversario sembra trovarsi perfettamente a proprio agio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Arriviamo quindi alla crisi odierna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019economia globale, comunque vadano \u201cfase 2\u201d e seguenti, registrer\u00e0 una battuta d\u2019arresto che potrebbe apporre la definitiva pietra tombale sull\u2019<strong>utopia globalista<\/strong>. La fine della storia, la diffusione del modello liberal-democratico e la definitiva strutturazione dell\u2019Impero, con la fine degli imperialismi, sembrano teorizzazioni prossime alla soffitta. La stagnazione economica seguita alla crisi dei\u00a0<i>sub-prime<\/i>\u00a0e la conseguente crisi dei debiti sovrani europei, che hanno messo in crisi la\u00a0<i>governance\u00a0<\/i>di I.M.F.e W. B.snudando la fragilit\u00e0 del mercato finanziario globale, ed il ritorno di fiamma di scelte politiche contrarie ai dogmi post \u201989 (mercato unico europeo e libera circolazione dei beni) quali sono\u00a0<i>Brexit<\/i>\u00a0ed il \u201cprotezionismo\u201d dell\u2019amministrazione Trump hanno provocato un ulteriore rallentamento nel gi\u00e0 provato mercato globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il SARS-CoV-2 \u00e8 un\u00a0<strong>anfetaminico<\/strong>\u00a0per il processo di deglobalizzazione, che getta una colata di cemento vivo nello stagno economico europeo e mondiale. I due indicatori simbolo della globalizzazione, commercio internazionale e PIL globale, sono inesorabilmente fermi. Da ultimo l\u2019immobilismo forzato dettato dalla pandemia\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri-3\/il-petrolio-e-caduto\/\">ha colpito il greggio<\/a>, l\u2019oro nero per cui tanto sangue si \u00e8 sparso e che, gi\u00e0 oltraggiato dalle beghe tra Mosca e Riyad, subisce oggi l\u2019umiliazione di venire scambiato, nei contratti\u00a0<i>futures\u00a0<\/i>di\u00a0<i>West Texas Intermediate<\/i>\u00a0in scadenza a maggio, al prezzo record (negativo) di -37,63 dollari al barile. Della ripresa si faranno carico \u2013 nuovamente \u2013 gli stati nazionali (cui non sono bastate le numerose messe funebri, e continuano a dibattersi violentemente); basti pensare alle dichiarazioni di Trump che non intende \u201clasciar sola\u201d l\u2019industria petrolifera americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>Mutatis mutandis<\/i>, ed operante il descritto meccanismo di ricollocamento strategico-economico-politico, risulterebbe ancor pi\u00f9 fumosa l\u2019ipotesi imperiale negriana o egemonica<em>\u00a0\u00e0 la Fukuyama<\/em>, mentre sembrerebbero delinearsi\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri-3\/scontro-tra-civilta-samuel-huntington\/\">scenari huntingtoniani<\/a>\u00a0(che non a caso prefigurava uno scontro sino-statunitense) perlomeno riguardo al posizionamento strategico dei singoli stati. E nel mezzo sta l\u2019Unione Europea, vacillante pi\u00f9 che mai, guidata idealmente da una Germania che non s\u2019\u00e8\u00a0<strong>mai\u00a0<\/strong>voluta fare leader politico, contentandosi del ruolo di ragioniere dell\u2019eurozona. Un\u2019unione privata tuttavia della vecchia potenza oceanica, della roccaforte galleggiante d\u2019Albione, e che nel riposizionamento dei blocchi non tiene una condotta lineare. Perch\u00e9 una linea non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<div id=\"attachment_122404\" class=\"wp-caption alignnone\" style=\"width: 795px;text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-122404\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/trump-xi-jinping-1177906.jpg\" alt=\"\" width=\"795\" height=\"529\" aria-describedby=\"caption-attachment-122404\" \/><\/p>\n<p id=\"caption-attachment-122404\" class=\"wp-caption-text\">Il futuro del mondo si gioca nella partita fra Stati Uniti e Cina<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">Non essendosi mai strutturata quale comunit\u00e0 politica ma solo come camera di compensazione all\u2019interno della quale far prevalere i propri interessi particolari, all\u2019interno del libero movimento di beni, capitali e persone, all\u2019UE manca del tutto lo spessore politico per affacciarsi a scenari internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se dal punto di vista economico la possibile regionalizzazione dell\u2019economia potrebbe avvantaggiare un sistema gi\u00e0 \u201ccollaudato\u201d \u2013 perlomeno dal punto di vista giuridico \u2013 come il mercato unico, dal punto di vista politico le istituzioni UE, che non riescono ad essere egemoni neanche tra i membri dell\u2019Unione stessa, tanto da far crollare, specialmente negli ultimi anni, la fiducia nella stessa, si ritroveranno ad essere luogo di scontro per le altrui aree di influenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con un potere esecutivo\u00a0<strong>privo di qualsiasi legittimazione democratica<\/strong>\u00a0\u2013 un organo di individui \u2013 ed un rappresentante politico che per scelta deliberata, dal 2009, viene selezionato tra le personalit\u00e0 di minor spicco e carisma (il Presidente del Consiglio Europeo); con un ministro degli esteri \u2013 il commissario per la P.E.S.C. \u2013 che nelle crisi internazionali (come quella Ucraina), viene, ben che vada, ignorato,\u00a0<i>in primis\u00a0<\/i>dai suoi omologhi nazionali; con un Governatore della Banca Centrale che agisce in rapporto disorganico rispetto alle altre istituzioni europee ed infine con una camera dei rappresentanti che non \u00e8 legata da alcun rapporto di fiducia al potere esecutivo, l\u2019Unione Europea non \u00e8 politicamente attrezzata per farsi potenza regionale, per portare avanti, ad esempio, una propria politica talassica mediterranea e baltica. E questa debolezza istituzionale, tuttavia, non le impedisce di stroncare od influenzare le iniziative nazionali sulle medesime questioni. L\u2019Europa, alla prova della deglobalizzazione, rischia di essere nuovamente\u00a0<strong>terra di conquista.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/economia\/un-eccesso-di-dio-con-scarsita-di-uomini\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/economia\/un-eccesso-di-dio-con-scarsita-di-uomini\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di INTELLETTUALE DISSIDENTE (Matteo Pulcini) &nbsp; Dalla transizione liberista al Covid-19, come il falso mito della globalizzazione \u00e8 crollato davanti ai nostri occhi negli ultimi trent&#8217;anni. obsbawn defin\u00ec gli anni dal 1973 al 1991 \u201cThe Landslide\u201d, La frana. In quella frana nacque la \u201cseconda globalizzazione\u201d, iniziata con l\u2019abbandono del\u00a0Gold Exchange Standard. \u00c8 proprio il superamento degli accordi di Bretton Woods, e con lo\u00a0Smithsonian Agreement\u00a0che si inaugura un\u2019era di sconvolgimenti finanziari, pressoch\u00e9 inesistenti tra il \u201948&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":37788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/intellettuale-dissidente-e1474974730908-320x320-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fdL","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58513"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58513"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58513\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58514,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58513\/revisions\/58514"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/37788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58513"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58513"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58513"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}