{"id":58577,"date":"2020-05-12T08:00:40","date_gmt":"2020-05-12T06:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58577"},"modified":"2020-05-11T13:55:15","modified_gmt":"2020-05-11T11:55:15","slug":"gioventu-senza-futuro-ma-europeista-qualcosa-non-quadra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58577","title":{"rendered":"Giovent\u00f9 senza futuro ma europeista: qualcosa non quadra?"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Robin Piazzo*)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"FotoEdi2\"><img decoding=\"async\" title=\"Giovent\u00f9 senza futuro ma europeista: qualcosa non quadra?\" src=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/resizer\/resiz\/public\/96370159_10222879363640424_7202828208872357888_n.jpg\/700x350c50.jpg\" alt=\"Giovent\u00f9 senza futuro ma europeista: qualcosa non quadra?\" width=\"700\" \/><\/div>\n<div id=\"TxtTop\">\n<div>\n<em>Le vicende accadute negli ultimi anni nel Regno Unito sono un vero rompicapo per gli euroscettici di sinistra. La nuova sinistra corbynista ha ispirato molti per la propria capacit\u00e0 di rigenerare una cultura politica da tempo minoritaria e portarla alla ribalta, radicalizzando una nuova generazione di attivisti. Eppure questa nuova area politica ha faticato a trovare una quadra attorno alla questione europea. In particolare, una larga fetta dell\u2019area pi\u00f9 giovane e creativa della nuova militanza laburista ha spinto il partito a scommettere sulla politica del Secondo Referendum, con la speranza di poter restare \u201cdentro e contro\u201d l\u2019Ue.<\/em><\/p>\n<p><em>La questione non riguarda solo il Regno Unito. In molti paesi del mondo occidentale una parte della popolazione, spesso giovane e ben istruita, si sta radicalizzando a sinistra per via della chiusura di opportunit\u00e0 e del peggioramento di condizione economica. Eppure quest\u2019area fatica a fare i conti col fatto che molte delle tendenze che stanno peggiorando i livelli di vita dei giovani in Europa sono causate o comunque rinforzate dalle politiche economiche promosse dall\u2019Unione Europea. Nelle prossime righe tenteremo di scavare in questo apparente paradosso.<\/em><\/p>\n<div><\/div>\n<p><strong>Premessa. Materialisti e post-materialisti<\/strong><\/p>\n<p>Alberto Melucci, il pi\u00f9 noto studioso italiano di movimenti sociali, \u00e8 stato uno dei primi a spiegare in maniera convincente il declino del protagonismo politico della classe operaia<strong>.<\/strong>\u00a0La spiegazione \u00e8 tutto sommato semplice: le mobilitazioni di classe si basavano su di una solidariet\u00e0 di fatto, figlia di una situazione in cui larga parte della popolazione occidentale viveva in una condizione occupazionale tale da renderla parecchio omogenea a livello di interessi e cultura.\u00a0<strong>I decenni \u201960-\u201970-\u201980 hanno visto invece emergere, dapprima accanto e poi al posto delle rivendicazioni di classe, le lotte dei nuovi movimenti ecologisti, femministi, libertari e anti-tradizionalisti.<\/strong><\/p>\n<p>A spiegare il mutamento di orizzonte conflittuale ci sono tre grandi mutamenti di struttura sociale, secondo Melucci. Ovvero:\u00a0crescenti livelli di istruzione, creazione di un vasto ceto medio per effetto dello sviluppo economico e maggiori livelli di informazione ed interconnessione. Questi mutamenti hanno permesso agli individui di ottenere le risorse culturali che permettono loro di pensare all\u2019identit\u00e0 non come ad un dato legato alla propria condizione all\u2019interno della catena produttiva e nella geografia, ma come ad un processo di costruzione e scoperta del proprio s\u00e9 pi\u00f9 intimo e profondo. I movimenti diventano quindi degli spazi collettivi dove, assieme ad altre persone, cercare di elaborare un\u2019identit\u00e0 collettiva e di esprimere s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p><strong>Fine delle classi sociali, dunque? Non proprio.<\/strong>\u00a0Un altro autore della sociologia mainstream, Ronald Inglehart, ci aiuta a capire che alla radice dell\u2019apparente fine di salienza della lotta di classe risiede una dinamica strutturale che riguarda il mutamento della composizione di classe delle societ\u00e0 occidentali. Inglehart \u00e8 un sociologo noioso, molto quantitativo e meno evocativo di Melucci e degli altri filosofi della post-modernit\u00e0; ma proprio per questo pu\u00f2 dare quel tocco di concretezza che permette all\u2019analisi di non sfigurarsi interpretando male le proporzioni dei fenomeni.<\/p>\n<p>Inglehart \u00e8 noto per aver partorito il concetto di post-materialismo.\u00a0<strong>Secondo Inglehart i valori degli individui sono \u201ccausati\u201d da due fattori: livello di istruzione e sicurezza di vita esperita nella fase formativa \u2013 infanzia e giovinezza.\u00a0<\/strong>Quanto pi\u00f9 si \u00e8 istruiti e si \u00e8 cresciuti senza doversi confrontare con miseria e paura di morire, tanto pi\u00f9 si tender\u00e0 ad aderire a valori di tipo \u201cpost-materialista\u201d, ovvero legati alla libert\u00e0, all\u2019espressione di s\u00e9, al rispetto per l\u2019ambiente, l\u2019eguaglianza di genere, al rispetto per le minoranze e al cosmopolitismo. Quanto pi\u00f9 si ha istruzione bassa e si \u00e8 cresciuti nell\u2019insicurezza, tanto pi\u00f9 si tende a dare priorit\u00e0 alla sicurezza materiale ed economica e ad avere una propensione a concepire s\u00e9 stessi su un orizzonte identitario pi\u00f9 ristretto, nella regione o nella nazione. Esiste quindi un conflitto valoriale tra materialisti e post-materialisti, siccome risultano opposti su quasi ogni aspetto della scala valoriale.<\/p>\n<p>Dunque non \u00e8 che le classi sono sparite o non sono pi\u00f9 salienti. Pi\u00f9 che altro \u00e8 accaduto che le classi medie si sono espanse enormemente ed una parte importante di queste ha cominciato a maturare possibilit\u00e0 e modi di pensare che prima erano state privilegio delle elites del potere e della cultura, cominciando ad assomigliare a queste, per certi versi, pi\u00f9 che a chi aveva animato il ciclo di lotte precedente.<\/p>\n<p>Detto ci\u00f2, cosa ha combinato il post-materialismo alla politica occidentale \u00e8 facile intuirlo.<strong>\u00a0La tesi di chi scrive \u00e8 che il post-materialismo sia al contempo croce e delizia per chi spera nell\u2019emancipazione dei popoli<\/strong>. I meriti del post-materialismo sono evidenti: le rivoluzioni non si possono fare senza persone capaci di immaginare un futuro diverso, e mai prima di oggi sono esistite cos\u00ec tante persone che hanno le risorse per fare ci\u00f2. E queste persone hanno una mentalit\u00e0 aperta e lungimirante, assieme all\u2019indiscutibile pregio di non essere parte di una ristretta elite, ma di essere, esse stesse, popolo esposto agli accidenti di una Storia sempre pi\u00f9 burrascosa. \u00a0Cittadini comuni istruiti e libertari, delizia della democrazia.<\/p>\n<p>Ma accanto agli aspetti positivi, occorre riconoscere senza piet\u00e0 limiti e tic dei post-materialisti per capirci qualcosa di pi\u00f9 e uscire dall\u2019empasse in cui le lotte di emancipazione sembrano essersi cacciate. lllustrer\u00f2 qui di seguito due eventi che spiegano bene i cortocircuiti e i limiti strutturali della soggettivit\u00e0 post-materialista, per poi formulare una possibilit\u00e0 alternativa.<\/p>\n<p><strong>Il Maggio francese: il trailer di cosa sarebbe accaduto col populismo del ventunesimo secolo<\/strong><\/p>\n<p>Il primo caso studio \u00e8 quello del \u201968 francese, che dapprima ha visto una stretta alleanza tra operai materialisti e giovani studenti post-materialisti. L\u2019alleanza si \u00e8 sciolta proprio nel momento in cui la divergenza di interessi \u00e8 divenuta palese: gli operai interessati a concessioni salariali e di welfare hanno mollato la presa non appena hanno capito che i giovani post-materialisti, i quali davano per scontato un certo livello di benessere e davano priorit\u00e0 al mutamento rivoluzionario della societ\u00e0 in senso comunitario, erano disposti a portare avanti la lotta anche a rischio di compromettere la stabilit\u00e0 della societ\u00e0.<\/p>\n<p><strong>I risultati delle elezioni francesi del \u201968 \u2013 dopo l\u2019insurrezione &#8211; sono un manuale di ci\u00f2 che sarebbe accaduto quarant\u2019anni dopo con l\u2019ascesa del populismo di destra.<\/strong>\u00a0Da una parte si assiste ad un importante spostamento di soggetti istruiti e di ceto medio e medio-alto verso i partiti di sinistra che avevano sostenuto l\u2019insurrezione; dall\u2019altro, una importante parte della Francia materialista, operai e piccoli imprenditori commerciali e artigiani, si sposta con forza verso il voto d\u2019ordine a De Gaulle, preferendo la stabilit\u00e0 della conservazione ai rischi aperti da una parentesi rivoluzionaria \u2013 che avrebbe probabilmente colpito pi\u00f9 duramente i ceti medio bassi e il cui rischio era sentito pi\u00f9 chiaramente dai soggetti materialisti. Il fenomeno in realt\u00e0 si \u00e8 ripetuto in quasi tutto l\u2019Occidente e gli osservatori con l\u2019occhio allenato sanno riconoscere che le dinamiche di classe che hanno portato all\u2019ascesa della destra populista non sono poi troppo diverse da quelle che portarono al tracollo della sinistra francese nel \u201968.<\/p>\n<p><strong>Post-materialisti contro materialisti nell\u2019Unione Europea: il caso del Labour Party<\/strong><\/p>\n<p>Qualche giorno fa \u00e8 uscito un\u00a0<a href=\"http:\/\/%28https\/www.rassegnastampa.eu\/economia\/sondaggio-luiss-su-leuro-il-53-degli-italiani-vuole-abbandonare-la-moneta-unica-le-cifre-sorprendenti\/?fbclid=IwAR1CIlu5bXqxc2MMeOQgiKNWtKXVUKrJChp4KXoXuhuAW5voMgxuplI131c)\">sondaggio<\/a>\u00a0di CISE sull\u2019opinione dei cittadini italiani rispetto alla permanenza dell\u2019Italia nell\u2019UE.\u00a0<strong>Dal sondaggio viene fuori che le risposte seguono perfettamente le previsioni di Inglehart e il caso studio del \u201968 francese<\/strong>: benestanti e giovani hanno una maggiore propensione a voler rimanere nella UE, mentre operai, disoccupati e piccoli commercianti e artigiani optano per l\u2019Italexit.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questione di stabilire chi abbia ragione. Il punto pi\u00f9 che altro \u00e8 capire cosa produce queste differenza di propensione. L\u2019idea che mi sono fatto \u00e8 che\u00a0<strong>l\u2019essere umano tende normalmente a formulare la propria opinione politica proiettando la propria esperienza personale e i propri valori sui macro temi che incontra nel dibattito pubblico<\/strong>. Cos\u00ec l\u2019uomo che ha avuto la fortuna di ottenere successo nella vita tender\u00e0 ad essere uno strenuo sostenitore della meritocrazia; allo stesso modo il giovane tollerante, aperto, curioso, istruito, abituato ai flussi di informazione globale tramite social e cresciuto in una condizione di relativa tranquillit\u00e0 economica tender\u00e0 a desiderare un mondo senza confini. Alla stessa maniera chi si percepisce economicamente pi\u00f9 vulnerabile e magari \u00e8 dotato di un orizzonte culturale pi\u00f9 ristretto tender\u00e0 a ricercare la protezione delle frontiere nazionali.<\/p>\n<p>La posizione di ceti bassi \u2013 anti UE \u2013 e alti \u2013 pro UE &#8211; \u00e8 perfettamente logica e razionale, molto pi\u00f9 di quanto parrebbe nel dibattito pubblico. \u00c9 una posizione estremamente coerente con le condizioni economiche e culturali di queste fasce di popolo. I ricchi cercano di agganciare i flussi globali perch\u00e9 ci\u00f2 reca loro beneficio e poco stress culturale \u2013 sanno maneggiare la differenza; i \u201cpoveri\u201d cercano protezione e riparo dagli scambi globali \u2013 che li hanno inginocchiati \u2013 e da flussi culturali e dimensioni decisionali che li mettono a disagio. Tutto com\u2019era nel \u201968: c\u2019\u00e8 chi si ritiene di potersi permettere il rischio e chi no.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 solo una sezione demografica che, pur rimanendo dalla parte dello schieramento post-materialista, pare essere completamente fuori fase. Sono i giovani<\/strong>. Post-materialisti e cosmopoliti nel cuore, come nel \u201968, non hanno per\u00f2 pi\u00f9 la possibilit\u00e0, a differenza del \u201968, di poter pensare di poggiare i piedi su di un terreno economico stabile, a differenza dei post-materialisti pi\u00f9 anziani. Al contrario: a livello materiale i giovani sono forse la fascia di popolo pi\u00f9 impoverita e in condizioni di maggiore precariet\u00e0 a partire dalla crisi del 2008. Come ha recentemente mostrato\u00a0<a href=\"https:\/\/politybooks.com\/generation-left\/\">Keir Milburn<\/a>,<strong>\u00a0ai giovani occidentali gioverebbe un ritorno alle protezioni sociali e alle politiche di piena occupazione<\/strong>, le quali risultano quanto mai incompatibili con l\u2019apparato dell\u2019Europa reale, basata su competizione commerciale, deflazione salariale e smantellamento del Welfare. Come mai non se ne accorgono?<\/p>\n<p>In verit\u00e0 molti se ne accorgono. E se ne accorgono prima laddove la mercatizzazione e la riduzione delle protezioni sociali \u00e8 iniziata prima, ovvero nel mondo anglosassone. Questo dato spiega in larghissima parte i successi tra i giovani della proposta anti-Austerity di Sanders e Corbyn.<\/p>\n<p><strong>Ma cosa succede quando i giovani della generazione pi\u00f9 istruita di sempre, nati nell\u2019agio e scopertisi poveri crescendo, devono fare delle scelte politiche?<\/strong>\u00a0Come tutti, tendono a proiettare la propria esperienza ed i propri valori sulle questioni macro. E dunque: in politica economica svoltano a sinistra perch\u00e9 sono egualitari e perch\u00e9 sentono il morso della \u201cdurezza del vivere\u201d. Sui temi culturali e di convivenza sono iper-libertari \u2013 libertarismo che, abbinato alla postura critica in politica economica, porta Inglehart a coniare la nuova etichetta di \u201cpopulisti libertari\u201d.<\/p>\n<p><strong>Cosa succede invece quando la scelta \u00e8 pi\u00f9 complessa, ovvero<\/strong>\u00a0<strong>laddove l\u2019orizzonte materialista e quello post-materialista tendono a essere inconciliabili<\/strong>? Laddove, ovvero, un fenomeno che rappresenta una valenza positiva per i valori libertari e cosmopoliti dei giovani si trova ad avere effetti negativi sulla loro classe sociale?<\/p>\n<p><strong>I giovani corbynisti del Labour Party si sono trovati a dover fare questa scelta<\/strong>, da una posizione di consapevolezza per certi versi incomparabile rispetto a quella dei giovani italiani. Frammento pi\u00f9 avanzato della working-class post-materialista, i giovani corbynisti hanno sempre avuto chiaro che l\u2019UE, per come \u00e8 stata architettata, \u00e8 per loro un nemico di classe. Al contempo per\u00f2, l\u2019UE rappresenta, almeno in teoria, un ideale di cosmopolitismo e cooperazione tra popoli: concetti molto cari ai post-materialisti, tanto pi\u00f9 che l\u2019UE \u00e8 stata combattuta in UK soprattutto da una destra liberista, xenofoba e retrograda come poche.<\/p>\n<p>Come \u00e8 finita la storia lo sappiamo tutti. Il Labour Party \u00e8 stato squassato dalle lotte interne rispetto alla posizione da tenere sulla Brexit, con i giovani corbynisti che hanno, in larghissima parte, preferito\u00a0<strong>credere nella possibilit\u00e0 di cambiare l\u2019UE<\/strong>, rimanendovi dentro, piuttosto che rinunciare a seguire ci\u00f2 che il loro istinto post-materialista indica loro.<\/p>\n<p><strong>Il riflesso pavloviano dei giovani post-materialisti\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Come si diceva, classe, valori e scelte politiche sono profondamente legati tra loro. Questo perch\u00e9 normalmente gli individui formulano opinioni politiche proiettando le proprie esperienze e i propri valori sui temi macro. Cos\u00ec facendo, per\u00f2, non c\u2019\u00e8 davvero una riflessione sulla realt\u00e0. Non riflettono i materialisti, forse perch\u00e9 hanno meno risorse o pi\u00f9 fretta, e seguono i nuovi barbari populisti. Ma non riflettono neanche i post-materialisti e i giovani cosmopoliti; lasciati a s\u00e9 stessi non si interrogano sulla reale valenza delle istituzioni e dei fatti politici, ma tendono ad agire secondo un riflesso pavloviano: cosmopolita\/globalista=buono, sovranista\/statalista=cattivo. Il problema \u00e8 che, nel contesto europeo e per quanto riguarda gli interessi materiali dei giovani sempre pi\u00f9 impoveriti, le categorie in gioco non reggono. E cos\u00ec i giovani progressisti finiscono, inconsapevolmente, ad allearsi e a fare il gioco dei ricchi e dei sostenitori incrollabili del capitalismo predatore, schierandosi contro e disprezzando le fasce di popolazione che condividono con loro la condizione di sprofondamento materiale.<\/p>\n<p>Le propensioni dettate dalla struttura sociale sono qui a dettare la propria ferrea legge probabilistica e i giovani riflessivi non sono pi\u00f9 riflessivi dei vecchi populisti. Ognuno tende a seguire ci\u00f2 che il proprio istinto intellettuale gli suggerisce, proiettando i propri valori ed esperienze di vita sui fatti macro.\u00a0<strong>Ma c\u2019\u00e8 anche un modo diverso di vedere e pensare: invece di proiettare i propri valori ed esperienze sui fatti macro si pu\u00f2 provare a vedere i fatti macro nella nostra esperienza quotidiana.<\/strong><\/p>\n<p>I due meccanismi sono esattamente agli antipodi. Nel primo caso si tende a proiettare meccanicamente la propria esperienza: chi ha successo, secondo questa logica, tende a sostenere la meritocrazia perch\u00e9 crede che il successo sia possibile per tutti. Nel secondo caso, invece, si tratta di imparare a pensare diversamente rispetto a come si \u00e8 abituati, attraverso un processo che potremmo definire di scoperta e conversione. Scoprire il macro che c\u2019\u00e8 nella nostra vita micro vuol dire, ad esempio, scoprire che sono disoccupato non perch\u00e9 ho avuto sfortuna o non sono stato bravo, ma perch\u00e9 il capitalismo oggi funziona cos\u00ec; e se il capitalismo funziona cos\u00ec e non \u00e8 un caso o incapacit\u00e0 personale, vuol dire che siamo tanti a vivere nella stessa condizione.<\/p>\n<p><strong>Attuare la seconda modalit\u00e0 di relazione tra esperienza personale e societ\u00e0 \u00e8 difficile, se si \u00e8 da soli. Contravviene alla tendenza naturale dell\u2019uomo a proiettare da s\u00e8 sulla societ\u00e0 piuttosto che vedere la societ\u00e0 che c\u2019\u00e8 nel s\u00e9<\/strong>. Ma solo questa seconda modalit\u00e0 \u00e8 pienamente riflessiva, perch\u00e9 supera \u2013 si perdoni il gioco di parole &#8211; il riflesso condizionato iscritto nel nostro DNA culturale.<br \/>\nEd \u00e8\u00a0<strong>una riflessione che non pu\u00f2 che essere collettiva<\/strong>. Sia perch\u00e9 richiede un meccanismo di riconoscimento tra soggetti, che scoprendo ci\u00f2 che hanno in comune fanno una sintesi, creando una nuova spiegazione della propria posizione sociale, diversa da ci\u00f2 che le forze egemoni e il proprio istinto culturale proporrebbero. Ma anche perch\u00e9, ormai lo sappiamo,\u00a0<strong>solo i gruppi organizzati \u2013 movimenti e partiti \u2013 sono in grado di scardinare e sovvertire le propensioni sociali statisticamente rilevate<\/strong>. Ad esempio, laddove normalmente sono i benestanti ad avere la propensione a partecipare di pi\u00f9, la forza delle organizzazioni di massa \u00e8 quella di creare una solidariet\u00e0 tanto forte da soverchiare la propensione naturale; tanto che, nel corso del \u2018900, non di rado i ceti popolari e deprivati hanno partecipato ben di pi\u00f9 di quelli benestanti, contrariamente alla normale tendenza statistica.<\/p>\n<p>Alla stessa maniera,\u00a0<strong>l\u2019auspicio \u00e8 che i millennials e la generazione Z sappiano dare vita a nuove solidariet\u00e0 volontaristiche radicate in organizzazioni partitiche forti<\/strong>, capaci di ribaltare la naturale tendenza a soccombere ai tic post-materialistici. Non c\u2019\u00e8 altra alternativa, per gli amanti della libert\u00e0: bisogna ribellarsi ora e ripristinare un benessere economico per tutti o tutto sar\u00e0 stato invano. Se l\u2019insicurezza materiale torner\u00e0 a trionfare, il post-materialismo libertario verr\u00e0 spazzato dalla storia e si torner\u00e0 ad una societ\u00e0 pi\u00f9 povera e retrograda. Non conviene a nessuno.<\/p>\n<p><em>* Robin Piazzo sta completando un PhD in Sociologia presso il NASP di Milano, con una tesi sul Labour di Corbyn. Ha svolto ricerche sociologiche sulla destra identitaria, la differenza culturale, la riconciliazione in contesti post-genocidio, i bilanci partecipativi e l&#8217;antimafia sociale.\u00a0Nel tempo libero si diverte ad organizzare manifestazioni contro Salvini ed eventi hipster-intellettuali nel centro giovani di provincia DEGA Urban Lab, di cui \u00e8 vice-presidente.<\/em><\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>FONTE:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-giovent_senza_futuro_ma_europeista_qualcosa_non_quadra\/82_34862\/\">https:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews-giovent_senza_futuro_ma_europeista_qualcosa_non_quadra\/82_34862\/<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;ANTIDIPLOMATICO (Robin Piazzo*) &nbsp; Le vicende accadute negli ultimi anni nel Regno Unito sono un vero rompicapo per gli euroscettici di sinistra. 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