{"id":58726,"date":"2020-05-18T09:30:22","date_gmt":"2020-05-18T07:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58726"},"modified":"2020-05-18T01:01:47","modified_gmt":"2020-05-17T23:01:47","slug":"voxeu-finanziamenti-per-la-crisi-pandemica-monetizzate-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58726","title":{"rendered":"VoxEU \u2013 Finanziamenti per la crisi pandemica: monetizzate ora!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO<\/strong><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><i><a href=\"https:\/\/voxeu.org\/article\/funding-pandemic-relief-monetise-now\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Un nuovo articolo su VoxEU<\/a>\u00a0esorta a una monetizzazione esplicita e schietta (pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 fatto finora) del deficit del bilancio publico in risposta all\u2019emergenza pandemica. Da organo stampa della UE, VoxEU lo fa alla sua maniera: proponendolo in stile \u201chelicopter money\u201d piuttosto che incoraggiando piani di opere pubbliche, e rigorosamente limitato alla emergenza. Ciononostante, questo articolo rivela per l\u2019ennesima volta quali siano le posizioni sempre pi\u00f9 insistenti dentro il mainstream internazionale. L\u2019Italia, speriamo noi, dovrebbe e potrebbe resistere alla trappola del MES perch\u00e9 la monetizzazione del deficit non \u00e8 pi\u00f9 un tab\u00f9, anzi \u00e8 propugnata da parti crescenti e autorevoli dello stesso establishment.<\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><i>\u00a0<\/i><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>di Refet G\u00fcrkaynak e Deborah Lucas, 14 maggio 2020<\/i><\/p>\n<p><b>L\u2019attuale scenario di politica macroeconomica nelle economie avanzate \u00e8 dominato da tre sfide interconnesse: finanziare rapidamente le necessit\u00e0 di spesa senza precedenti per rispondere alla crisi da COVID-19, e contemporaneamente cercare di tenere il debito pubblico entro livelli sostenibili ed evitare la deflazione. Questo articolo sostiene che la monetizzazione di una parte del debito legato alla pandemia sarebbe il modo migliore per risolvere tutti e tre questi problemi contemporaneamente, nonostante qualche rischio di oltrepassare in futuro il livello target di inflazione. L\u2019articolo propone un meccanismo particolare per la monetizzazione del debito, coi proventi impiegati a finanziare per tramite del sistema bancario una parziale compensazione dei salari e redditi perduti. Il meccanismo proposto monetizzerebbe efficacemente i costi del programma, al contrario degli attuali programmi di acquisto del debito da parte delle banche centrali, che per la maggior parte non hanno ancora comportato un\u2019effettiva monetizzazione.<\/b><\/p>\n<div style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify\">I poderosi sforzi per sostenere i sistemi sanitari, venire incontro alle necessit\u00e0 di sussistenza dei cittadini e preservare il tessuto produttivo di fronte alla pandemia da COVID-19 hanno causato un\u2019impennata della spesa pubblica in molti paesi. Sebbene vi sia un accordo insolitamente ampio sul fatto che siano necessarie politiche fiscali aggressive (Baldwin e Weder di Mauro 2020), ci sono anche crescenti preoccupazioni sulle conseguenze di un precipitoso aumento dei livelli gi\u00e0 alti dei debiti pubblici, che potrebbero rallentare l\u2019adozione di ulteriori interventi, utili ma costosi. Nel frattempo, la pandemia ha esacerbato un motivo di preoccupazione macroeconomica gi\u00e0 esistente, ovvero il rischio di un\u2019inflazione persistentemente al di sotto del livello target, se non addirittura della deflazione, a seguito di un livello di domanda drasticamente ridotto.<br \/>\nI responsabili della politica economica perci\u00f2 si trovano di fronte a una triplice sfida: 1) fornire rapidamente un grande ammontare di spese assistenziali finanziate in deficit, in conseguenza della pandemia, mentre 2) si cerca di evitare un aumento insostenibile dei livelli di debito pubblico e 3) si tengono a bada le pressioni deflazionistiche.<\/p>\n<p>Per i paesi a pi\u00f9 basso reddito le prime due sfide comportano una straordinaria necessit\u00e0 di sospensione del servizio del debito (Bolton et al. 2020). Per le economie avanzate, crediamo che la monetizzazione di una parte del debito, quello finalizzato a finanziare i sussidi per i lavoratori disoccupati o licenziati, potrebbe risolvere contemporaneamente tutti e tre i problemi, e in definitiva si rivelerebbe la scelta preferibile e meno costosa tra tutte le alternative possibili.<\/p>\n<p><b>La meccanica della monetizzazione<\/b><\/p>\n<p>La tipologia di programma che abbiamo in mente metterebbe rapidamente del denaro nelle tasche delle famiglie che stanno subendo una riduzione dei redditi, e al tempo stesso eviterebbe l\u2019aumento del debito pubblico. In versione statunitense, il Congresso dovrebbe approvare una legislazione che autorizzi il Tesoro a creare dei titoli di debito speciale da vendere alla banche, il cui valore dovrebbe essere poi accreditato sui conti correnti dei beneficiari, secondo regole determinate da programma. Per dirigere il denaro laddove \u00e8 pi\u00f9 necessario, i supplementi da corrispondere sui depositi\u00a0 potrebbero essere stabiliti in percentuale della riduzione del reddito di ciascun individuo al momento attuale rispetto ai tre mesi precedenti la pandemia, e potrebbero comunque essere soggetti a un limite massimo o ad altri limiti che ne garantiscano la progressivit\u00e0.<\/p>\n<p>I titoli speciali di debito dovrebbero essere a scadenza perpetua e a tasso di interesse nullo, in modo da non obbligare il Tesoro ad alcun esborso futuro. La legislazione richiederebbe alla Fed di acquistare questi titoli dalle altre banche a valore nominale. I titoli rimarrebbero a quel punto indefinitamente sui bilanci della Fed. Questo costituisce una monetizzazione di questa speciale emissioni di titoli.<br \/>\n<b><br \/>\nLa logica sottostante<\/b><\/p>\n<p>Questo particolare meccanismo equivale a un\u2019operazione di \u201c<i>helicopter money<\/i>\u201d, come gi\u00e0 raccomandato da Gali (2020). Il meccanismo legislativo e contabile della nostra proposta ha diversi scopi importanti. Il primo \u00e8 quello di rimettere la decisione di monetizzare una parte della spesa di emergenza nelle mani di politici eletti, anzich\u00e9 nelle mani dell\u2019autorit\u00e0 monetaria. Questo eviterebbe, nella misura in cui \u00e8 possibile, la percezione che la banca centrale stia oltrepassando la propria autorit\u00e0 intraprendendo azioni fiscali, proteggendone cos\u00ec la futura indipendenza. Il secondo scopo \u00e8 quello di sottolineare che questo intervento viene attuato in risposta a un insieme eccezionale e particolare di eventi, e che la monetizzazione non entrer\u00e0 a far parte degli usuali strumenti in mano ai politici. Lo scopo pi\u00f9 banale \u00e8 per\u00f2 quello di assicurare che i bilanci di tutti i partecipanti a questo insieme di transazioni rimangano in effetti equilibrati, e di permettere alla Federal Reserve di monetizzare il debito senza dover riportare una posizione patrimoniale negativa, cosa che non crediamo generi alcun problema effettivo, ma potrebbe risultare controversa.<\/p>\n<p>Un approccio simile potrebbe essere altrettanto utile nell\u2019eurozona, dove le autorit\u00e0 fiscali stanno ancora dibattendo sulle politiche fiscali da adottare nell\u2019intera area e meccanismi di finanziamento comuni. La creazione di titoli perpetui a livello dell\u2019intera eurozona a interesse zero, che vengano acquistati dalla BCE, potrebbe incontrare meno resistenza rispetto alla condivisione del debito, nonostante la recente sentenza della Corte Costituzionale tedesca suggerica che potrebbero essere sollevati dubbi sulla legittimit\u00e0 di tali misure. Cosa importante, gli stessi tre fattori sono ben presenti anche nell\u2019eurozona: la pandemia sta devastando l\u2019attivit\u00e0 economica e i mezzi di sussistenza delle persone, il debito pubblico \u00e8 un problema, e l\u2019inflazione \u00e8 costantemente sotto il livello target.<\/p>\n<p>La monetizzazione del debito pubblico \u00e8 stato tab\u00f9 per molto tempo, e per buone ragioni. Troppo spesso ha portato a episodi di inflazione pericolosamente alta che, una volta avviati, sono stati distruttivi e difficili da fermare. Ciononostante, arrivati al punto attuale tutte le economie avanzate sono costantemente al di sotto del livelli target di inflazione.<\/p>\n<p>Se l\u2019inflazione dovesse salire sopra il livello target di un piccolo margine per un po\u2019 di tempo, come esito della politica proposta sopra, potremmo anche aspettarci che molte banche centrali ne sarebbero tacitamente (o anche esplicitamente) ben contente. E se l\u2019inflazione e le aspettative di inflazione iniziassero a crescere troppo rapidamente, i banchieri centrali avrebbero un intero arsenale di strumenti per contrastarla. Piccoli eccessi di inflazione possono essere anche essere gestiti opportunisticamente, consentendo che la prossima recessione si trascini un po\u2019 pi\u00f9 a lungo. E se le politiche proposte dovessero causare un aumento dell\u2019inflazione pi\u00f9 serio di quello da noi previsto, un\u2019alternativa pi\u00f9 efficace ma pi\u00f9 costosa sarebbe quella di creare una recessione per scelta di politica monetaria, come fu la recessione di Volcker.<\/p>\n<p>La domanda \u00e8, allora, se sia meglio incorrere negli elevati costi umani ed economici della pandemia non intervenendo con forza ora, per paura di causare un debito eccessivo, o adottare azioni fiscali aggressive adesso, monetizzare parte del costo con un\u2019inflazione che \u00e8 ora al di sotto del livello target, e rischiare di dover combattere un po\u2019 di inflazione eccessiva in futuro. A noi la risposta sembra chiara.<\/p>\n<p><b>Comprendere la monetizzazione<\/b><\/p>\n<p>Molte economie avanzate sono ricorse ai prestiti delle banche centrali in un modo o nell&#8217;altro per finanziare le spese di emergenza, portando al timore della monetizzazione (<a href=\"http:\/\/vocidallestero.blogspot.com\/2020\/04\/blanchard-e-pisani-ferry-monetizzazione.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Blanchard e Pisani-Ferry, 2020<\/a>). Noi sosteniamo che ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto finora non \u00e8 monetizzazione, ma che affrontare l\u2019attuale emergenza con una forma strettamente controllata di monetizzazione\u00a0 sarebbe preferibile.<\/p>\n<p>In generale la monetizzazione si verifica quando un governo finanzia le proprie spese emettendo titoli privi di valore intrinseco che il settore pubblico \u00e8 costretto ad accettare, e di fatto stampando moneta. Nella nostra proposta i titoli perpetui a tasso di interesse nullo emessi dal Tesoro e acquistati dalla Federal Reserve farebbero esattamente questo. Per contro, emettere titoli di debito pubblico nel mercato aperto genera l\u2019obbligo di pagamenti futuri dello stesso valore dei titoli emessi, e chiaramente non equivale alla monetizzazione.<\/p>\n<p>La cosa diventa pi\u00f9 interessante nel momento in cui il debito pubblico viene acquistato dalla banca centrale. La questione critica \u00e8 se, e fino a che punto, gli acquisti della banca centrale riducano direttamente il valore delle pretese di rimborso nei confronti del governo. Nel caso delle tradizionali operazioni di mercato aperto non c\u2019\u00e8 generalmente alcun dubbio sul fatto che l\u2019obbligo di pagamento del debito da parte del governo non venga toccato. Questo si riflette nelle misure standard di \u201cdebito detenuto dal settore pubblico\u201d, che comprende il debito pubblico detenuto nel bilancio della banca centrale.<\/p>\n<p>La politica di quantitative easing (QE) adottata durante la Grande Recessione che ha fatto seguito alla crisi finanziaria del 2007-2008 ha aumentato notevolmente le quote di debito pubblico detenute dalla banca centrale. Tuttavia, come nelle operazioni di mercato aperto, questi acquisti non estinguevano di per se stessi le passivit\u00e0 del settore pubblico. Con il QE, le banche centrali acquistavano titoli pubblici sui mercati, pagandoli con le riserve gravate da interesse. Le banche continuano volontariamente a detenere le riserve in eccesso come asset. L\u2019effetto netto del QE sul bilancio pubblico appare dunque lungi dall\u2019essere stato uno scambio a pari valore: debito pubblico in cambio di riserve della banca centrale gravate da interesse. L\u2019altra faccia della medaglia \u00e8 che le passivit\u00e0 complessive del settore pubblico consolidato, cio\u00e8 la somma di quelle della banca centrale e dell\u2019autorit\u00e0 fiscale, sono comunque rimaste inalterate.<\/p>\n<p>In effetti molte banche centrali, tra cui la Federal Reserve e la BCE, stanno acquistando grandi quantit\u00e0 di debito pubblico, ma finora queste azioni sono state simili al QE. A partire dall\u2019inizio di marzo di quest\u2019anno, la quota di titoli del Tesoro detenuti dalla Federal Reserve \u00e8 aumentata di 1.500 miliardi di dollari, pagati con riserve gravate da interesse. Quegli acquisti stanno fornendo liquidit\u00e0 al mercato dei titoli sovrani e aiutano a mantenerne alto il valore, ma al momento attuale non stanno monetizzando il debito. La Banca d\u2019Inghilterra sta consentendo al Ministero del Tesoro di avere degli scoperti di conto, ma non sta cancellando l\u2019obbligo di ripagare il debito in futuro.<\/p>\n<p>Sebbene ancora non sia cos\u00ec, nel tempo queste politiche potrebbero evolvere verso la monetizzazione. Se il Parlamento approvasse una legge che cancella il debito del Ministero del Tesoro verso la Banca d\u2019Inghilterra, quel debito sarebbe monetizzato. In caso contrario, l\u2019aumento del bilancio della banca centrale rientrer\u00e0 quando lo scoperto verr\u00e0 ripagato. Allo stesso modo, se i titoli pubblici detenuti dalle banche centrali di molte economie avanzate venissero rivenduti al pubblico, ci sarebbe una corrispondente diminuzione dei conti di riserva in sospeso e in definitiva il debito sarebbe pagato dal gettito fiscale. Tuttavia, se un governo pu\u00f2 fare selettivamente default sul debito detenuto dalla sua banca centrale (assumendo che possa farlo legittimamente), o se la banca centrale venisse obbligata a rinnovare indefinitamente quel debito, questo equivarrebbe di fatto alla monetizzazione. Notate l\u2019uso della parola \u201cobbligata\u201d. In base al mandato di garantire la stabilit\u00e0 dei prezzi, le banche centrali dovrebbero decidere di rivendere il debito al pubblico nel caso in cui l\u2019inflazione superasse il livello target. Per evitare eventuali vendite sarebbe necessaria una modifica legislativa dello statuto della banca centrale, o qualche altro meccanismo per costringerla alla cooperazione con l\u2019autorit\u00e0 fiscale.<\/p>\n<p>Pertanto, gli attuali acquisti di debito da parte della banca centrale, simili a quelli gi\u00e0 fatti a seguito della crisi finanziaria globale, non sono monetizzazione del debito. Questo fatto aiuta a spiegare i bassi tassi di inflazione che hanno accompagnato l\u2019enorme espansione dei bilanci delle banche centrali. Solo con un aumento delle riserve, non accompagnato da corrispondenti aumenti del gettito fiscale che in futuro il governo sarebbe costretto a pretendere, un governo \u00e8 nelle condizioni di ottenere risorse fiscali senza aumentare le proprie passivit\u00e0. Questa \u00e8 la monetizzazione, ed \u00e8 ci\u00f2 che crediamo dovrebbe essere fatto limitatamente a questi tempi straordinari.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"http:\/\/vocidallestero.blogspot.com\/2020\/05\/voxeu-finanziamenti-per-la-crisi.html?m=1\">http:\/\/vocidallestero.blogspot.com\/2020\/05\/voxeu-finanziamenti-per-la-crisi.html?m=1<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO Un nuovo articolo su VoxEU\u00a0esorta a una monetizzazione esplicita e schietta (pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 fatto finora) del deficit del bilancio publico in risposta all\u2019emergenza pandemica. Da organo stampa della UE, VoxEU lo fa alla sua maniera: proponendolo in stile \u201chelicopter money\u201d piuttosto che incoraggiando piani di opere pubbliche, e rigorosamente limitato alla emergenza. 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