{"id":58751,"date":"2020-05-19T10:30:21","date_gmt":"2020-05-19T08:30:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58751"},"modified":"2020-05-19T09:36:13","modified_gmt":"2020-05-19T07:36:13","slug":"cina-le-terre-rare-sono-la-chiave-dellegemonia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58751","title":{"rendered":"Cina, le terre rare sono la chiave dell&#8217;egemonia?"},"content":{"rendered":"<p>da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p><strong>(Francesco Dalmazio Casini)<\/strong><\/p>\n<p>All&#8217;interno dell&#8217;anarchia internazionale, in cui ciascuno tutela i propri interessi a danno degli altri, esistono dei conflitti definiti dal Gilpin &#8220;egemonici, che esulano dalla normale logica delle guerre interstatuali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono questi gli scontri che decidono l\u2019assetto del sistema internazionale di domani. Due sono le caratteristiche fondamentali di questo genere di conflitti: che ogni attore del sistema \u00e8 obbligato a prenderne parte e che trascendono la dimensione militare per investire tutti i campi in cui i contendenti possono ottenere vantaggio sull\u2019altro. Nel primo ventennio del 2000 a cadere nella \u201ctrappola di Tucidide\u201d sono Stati Uniti e Cina, l\u2019egemone e lo sfidante, nemici per natura che corrono verso lo scontro inevitabile. Il teatro dello scontro \u00e8 l\u2019intero pianeta e il campo di battaglia corre senza soluzione di continuit\u00e0 dal Mare cinese meridionale al centrafrica, la dimensione della guerra dalla deterrenza nucleare al softpower economico. Se Pechino ha ancora molta strada da fare per colmare il gap militare, si trova in notevole vantaggio per quel che riguarda la produzione e il controllo dei materiali \u201crari\u201d fondamentali per buona parte dell\u2019industria moderna.<\/p>\n<p><strong>Cosa sono le terre rare?<\/strong><\/p>\n<p>Scoperte alla fine dell\u2019800, le \u201cterre rare\u201d sono un gruppo di 17 elementi della tavola periodica, i primi cinque compresi nella famiglia dei \u201clantanoidi\u201d, mentre gli ultimi due sono lo Scandio (Sc) e l\u2019Ittrio (Y). L\u2019appellativo \u201craro\u201d non deriva dalla difficolt\u00e0 di reperirle \u2013 sono tutti elementi pi\u00f9 comuni dei metalli preziosi come oro e argento \u2013 ma dal fatto di non essere semplicemente trai materiali pi\u00f9 comuni. Il Cerio ad esempio, una delle terre rare pi\u00f9 utilizzate, \u00e8 presente nella crosta terrestre in quantit\u00e0 simili al rame. La difficolt\u00e0 principale \u00e8 quella degli altissimi costi di estrazione, in quanto i depositi geologici in cui si trovano sono in genere molto piccoli e presentano condizioni estremamente differenziate da zona a zona. Uno sfruttamento intensivo \u00e8 possibile solo in paesi dove sono presenti giacimenti ingenti \u2013 quelli s\u00ec, rari \u2013 , dove il lavoro costi poco e dove la legislazione ambientale abbia maglie molto larghe. Entrambe condizioni rispecchiate dal celeste impero.<\/p>\n<p>Le terre rare sono fondamentali per la costruzione della quasi totalit\u00e0 deli oggetti \u201ctecnologici\u201d che siamo abituati ad utilizzare. Dai magneti (composti al 25% da neodimio) ai componenti della missilistica, dai cavi della fibra ottica agli elementi dei computer, l\u2019utilizzo di terre rare non pu\u00f2 essere sostituito. Le barre di controllo del plutonio ad esempio non possono essere prodotte senza l\u2019Olmio, le lenti ottiche sfruttano ampiamente il Lantanio, il Cerio \u00e8 un componente insostituibile di diverse leghe; il Terbio viene utilizzato per la produzione di memorie ottiche e componenti hard dei dispositivi elettronici. All\u2019interno di un\u2019automobile sono utilizzate quasi tutte le terre rare: Neodimio per i magneti, Zirconia\/ittrio per i sensori elettrici, Cerio per i catalizzatori, Europio e Trebio per gli schemi ottici, Lantanio per le batterie delle macchine ibride (L\u2019Espresso).<\/p>\n<p><strong>La Cina e le terre rare<\/strong><br \/>\nLe riserve di terre rare mondiali sono stimate tra 120 e 150 milioni di tonnellate. Di queste il 37% si trova in Cina, seguita da Brasile (18%) e Russia (15%), altri importanti giacimenti sono presenti negli Stati Uniti, in Australia, nel sud est asiatico e un enorme giacimento \u00e8 stato recentemente scoperto al largo dell\u2019isola Minami Torishima in Giappone (circa 16 milioni di tonnellate). Nella prima met\u00e0 del \u2018900 la maggior parte delle terre rare provenivano da siti di estrazione indiani e brasiliani. Negli anni \u201950 il primo produttore mondiale divenne il Sudafrica, per poi cedere la palma agli Stati Uniti quando furono scoperti gli immensi giacimenti californiani di Mountain Pass, che fino al 1985 restarono i pi\u00f9 produttivi del pianeta. Negli anni \u201980 tuttavia, la situazione cambi\u00f2 rapidamente, con l\u2019ingresso nella competizione del gigante cinese, sulla scia della famosa dichiarazione (attribuita) di Deng per cui \u201cil Medio Oriente ha il petrolio, la Cina le terre rare\u201d.<\/p>\n<p>Deng Xiaoping, leader della RPC dal 1978 al 1992 e autore del miracolo economico cinese, promosse lo sfruttamento del giacimento di Bayan Obo nella regione cinese della Mongolia Interna, all\u2019interno del massiccio piano denominato Programma 863. Nel 1985, appena 6 anni dopo l\u2019inizio dello sfruttamento intensivo, dalla miniera mongola provenivano 8500 tonnellate di materiali (21% della produzione mondiale). Sul finire degli anni \u201990 la Cina produceva il 90% delle terre rare, mentre le miniere nel resto del mondo \u2013 anche la stessa Mountain Pass \u2013 venivano chiuse perch\u00e9 non in grado di reggere la competizione con le minerarie siniche. Contestualmente, tutti i paesi del mondo diventano importatori netti dal Celeste Impero. Prima del taglio alla produzione del 2010, la Cina arriva a detenere il 97% della produzione di terre rare. Attualmente il mercato \u00e8 ancora detenuto per l\u201980% circa dalla Repubblica Popolare, che produce 105.000 tonnellate di terre rare all\u2019anno, basti pensare che il secondo produttore \u2013 l\u2019Australia \u2013 non arriva alle 20.000 tonnellate. Nonostante gli sforzi occidentali, specie americani, per trovare nuove fonti estrattive e la riapertura di vecchie miniere, quello della Cina sulle terre rare \u00e8 ancora un regime di semi-monopolio.<\/p>\n<p>(https:\/\/www.progettoprometeo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/produzione-terre-rare.jpeg)<\/p>\n<p><strong>Rischi connessi alle terre rare<\/strong><\/p>\n<p>Il rischio ambientale connesso all\u2019estrazione di terre rare \u00e8 altissimo. Un\u2019indagine federale sulla miniera del Mountain Pass condotta dopo la sua chiusura, rivela che nei 30 anni di utilizzo erano stati dispersi nell\u2019ambiente circa 2.300 litri di acque radioattive, insieme a molti altri rifiuti pericolosi. Durante l\u2019estrazione dei preziosi metalli viene rilasciato il Torio, che contamina radioattivamente il terreno e ha tempi di assorbimento lunghissimi. I metodi di estrazione hanno un\u2019efficienza scarsissima e pi\u00f9 del 50% dei materiali estratti viene perduto nel processo; per ogni tonnellata di metallo estratta con successo, vengono dispersi nell\u2019ambiente circa 10.000 metri cubi di gas tossici, una tonnellata di rifiuti radioattivi e 75 metri cubi di acque reflue acide. Le zone con alta densit\u00e0 di miniere \u2013 come la regione del Baotou in Mongolia \u2013 sono estremamente insalubri e la diffusione nell\u2019aria delle sostanze tossiche \u00e8 pericolosa per le comunit\u00e0 stanziate. I lavori pesanti di estrazione e trasporto sono parimenti pericolosi e spesso connessi a fenomeni di sfruttamento semi-schiavile. Da qui la grande difficolt\u00e0 di sfruttare i giacimenti nei pasi del nord del mondo, che hanno stringenti legislazioni sia in termini di ambiente che diritto del lavoro e tutela sindacale \u2013 Per fare un esempio, il paesino spagnolo di Campo de Montiel (25.000 abitanti) ha costretto il governo spagnolo a dismettere i processi per sfruttare un vicino giacimento di monazite (uno dei materiali grezzi da cui si ricavano le RE).<\/p>\n<p>Contingenza ironica, le terre rare sono fondamentali anche per lo sviluppo delle fonti di energia alternative. I motori elettrici non possono fare a meno dei magneti al neodimio (almeno per i motori elettrici sincroni, che sono i pi\u00f9 performanti). Allo stesso modo, i supporti digitali che potrebbero far risparmiare sulla produzione cartacea sfruttano quasi tutta la gamma delle terre rare. Anche il comparto eolico \u00e8 fortemente connesso all\u2019estrazione dei famigerati materiali. I grandi progetti di riconversione verde rappresentano un mercato nuovo ed in espansione per le societ\u00e0 minerarie che si occupano dell\u2019estrazione delle RE. Come ha sottolineato su Euronews Laurentino Guti\u00e9rrez, ingegnere automobilistico: \u201ccostruire un\u2019auto elettrica produce la stessa quantit\u00e0 di emissioni di CO2 dell\u2019assemblare due auto alimentate con combustibili fossili\u201d \u2013 con un\u2019equazione ecologica che si sbilancia a favore delle auto ecologiche solo dopo 50.000 km.<\/p>\n<p><strong>Terre rare: una clava politica<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attuale assetto produttivo rappresenta una leva importantissima nelle mani di Pechino. La produzione di RE infatti ha caratteristiche ben diverse da quella dei combustibili fossili. I paesi che vivono di esportazioni di gas e petrolio infatti sono consapevoli che l\u2019offerta \u00e8 superiore alla domanda, dunque nel momento in cui un fornitore dovesse minacciare realmente di \u201cchiudere i rubinetti\u201d, i compratori troverebbero presto un altro acquirente \u2013 ovviamente infrastrutture permettendo. Questo fa in modo di creare un\u2019interdipendenza complessa tra produttori e compratori, oltre a suscitare nel mercato un elevato grado di competitivit\u00e0. Gli Stati Uniti ad esempio premono perch\u00e9 l\u2019Europa riduca al massimo l\u2019acquisto di gas dalla Russia per sostituirlo con il gas liquefatto statunitense \u2013 uno sconvolgimento estremamente poco probabile ma comunque potenzialmente realizzabile. La Cina tuttavia \u00e8 allo Stato attuale l\u2019unico grande produttore e ha gioco libero nel mercato: sa che i materiali sono indispensabili e sa che per molto tempo rester\u00e0 testa di serie della produzione. Contestualmente, la domanda interna cinese dovrebbe passare da 90k a 150k tonnellate annuali, spingendo Pechino ad attuare misure di facilitazione per l\u2019acquisto in casa, invertendo una delle tradizionali tendenze dell\u2019economia cinese (solo in questo campo sia chiaro)<\/p>\n<p>Un esempio di quanto sia ampia la libert\u00e0 di manovra cinese in materia \u00e8 costituito dai fatti del 2010. La RPC decide di tagliare l\u2019export di terre rare del 40% con il conseguente aumento esponenziale dei prezzi. Il taglio arriva in un momento in cui la Cina produce il 97% delle RE, in corrispondenza di un riscaldamento della disputa territoriale per le isole Sengaku con il Giappone. Il prezzo dello Scandio aumenta dai 2500 dollari per kg del 2009 ai 5100 del 2015. La disputa viene risolta definitivamente solo 5 anni dopo dall\u2019intervento del WTO, ma il dragone aveva mostrato i muscoli a sufficienza \u2013 considerato che a Pechino non era ancora iniziata l\u2019era assertiva Xi. Durante la guerra dei dazi degli scorsi mesi, con le accuse e le misure restrittive dell\u2019amministrazione Trump nei confronti di Huawei, la Cina \u00e8 tornata a minacciare un taglio delle esportazioni, in una situazione in cui il fabbisogno mondiale \u00e8 cresciuto di molto rispetto alla crisi precedente.<\/p>\n<p>Importanti aziende americane come Apple \u2013 e tutto il settore difesa \u2013 dipendono interamente dall\u2019acquisto dei rari ossidi cinesi (e dal cobalto anche questo gestito in buona parte da minerarie cinesi). Le risposte al monopolio sinico sono estremamente difficili per i paesi occidentali e vanno principalmente in due sensi. In primo luogo, si cerca di promuovere il riciclo da materiale tecnologico (in questo Apple \u00e8 particolarmente attiva), mentre in secondo si cercano nuovi giacimenti utilizzabili, si tenta di revitalizzare quelli in disuso e di implementare quelli attuali in Malesia, Sudafrica e Brasile. Misure che restano di difficile realizzazione, come dimostra la bancarotta per gli altissimi costi rispetto ai concorrenti cinesi della Molycorp Minerals LLC, che aveva rilevato e riaperto il giacimento di Mountain Pass dopo il taglio del 2010. Resta da vedere se e come saranno sfruttabili i giacimenti della Groenlandia (paese occidentale ma dove la Cina ha importanti investimenti) e il gigantesco deposito da poco scoperto in Giappone; in caso contrario il binomio Cina terre rare continuer\u00e0 a tormentare l\u2019attuale generazione di decisori americani.<\/p>\n<p><strong>Corsa all&#8217;oro d&#8217;Africa<\/strong><\/p>\n<p>La Cina detiene anche altre importanti fette della produzione mineraria. Ad esempio, \u00e8 testa di serie anche nella produzione di metalli rari che svolgono funzioni per certi versi analoghe a quelli delle RE. E\u2019 il caso di Tungsteno (82% produzione cinese), Gallio (93%), Germanio (65%), magnesio (87%), Antimonio (77%) e Fluorite (77%); questi metalli sono fondamentali nella produzione di leghe, nell\u2019industri automobilistica, mineraria, nucleare, come anche per la realizzazione di circuiti integrati, superconduttori e lampade LED o a incandescenza. Se la Cina \u00e8 fortemente avvantaggiata dai depositi geologici che si trovano entro i suoi confini, la ricerca e acquisizione di nuovi bacini minerari all\u2019estero svolge un ruolo non secondario nella sua agenda di politica estera. Il colonialismo economico cinese in Africa risponde (anche) a questo tipo di indirizzo.<\/p>\n<p>Attraverso societ\u00e0 come la China Molybdenum, la RPC punta al monopolio del cobalto congolese \u2013 minerale fondamentale per gli apparati tecnologici che nel 2016 era prodotto per il 53% nello stato centrafricano e che ha triplicato il suo prezzo negli ultimi due anni. La Molybdenum \u2013 societ\u00e0 parastatale \u2013 ha recentemente acquisito la miniera di Tenke per 2,6 miliardi di dollari, assicurandosi uno dei giacimenti pi\u00f9 produttivi del globo. Altra quota importante dell\u2019estrazione di cobalto era gi\u00e0 da tempo in mano alla Zhejiang Huayou Cobalt \u2013 societ\u00e0 cinese che recentemente \u00e8 stata accusata da Amnesty di utilizzare lavoro minorile in condizione semi-schiavile. Da sottolineare che anche importanti aziende occidentali come l\u2019australiana Avz hanno forti investimenti nel campo dell\u2019estrazione di cobalto e litio nei paesi subsahariani. Quella che sta avvenendo nel continente nero \u00e8 niente di meno che una nuova \u201ccorsa all\u2019oro\u201c. Ancora ironico infine come buona parte di questi materiali servano a foraggiare il piano del \u201cMade in China 2025\u201d annunciato da Xi al Boao Forum del 2018; piano per cui la RPC dovrebbe diventare leader nella produzione ad alta tecnologia con un indirizzo particolare verso le nuove tecnologie green, che non possono fare a meno del neodimio cinese e del litio africano per le batterie (i cui primi produttori mondiali sono Catl e Byd, entrambe cinesi); materiali che costano le sofferenze del pianeta e di chi deve mettere a rischio la propria vita nelle miniere. Il prezzo del respirare aria pulita in Occidente.<\/p>\n<p><strong>Tanti interrogativi<\/strong><\/p>\n<p>Per concludere, la Cina gode di un sensibile vantaggio sul blocco occidentale per quel che riguarda il mercato di terre rare e di alcuni metalli (anche se questo appare gi\u00e0 pi\u00f9 competitivo). Bisogna tuttavia sottolineare come questo vantaggio sia legato ad un ambito settoriale che \u00e8 solo uno dei campi in cui si gioca lo scontro del secolo e che una chiusura completa delle esportazioni di questi materiali esporrebbe Pechino alla possibilit\u00e0 di rappresaglie economiche e politiche \u2013 e perch\u00e9 no militari \u2013 che potrebbero brutalmente interromperne l\u2019ascesa. Le incognite principali restano quelle sugli sforzi americani per colmare il gap minerario con la RPC, che per quanto difficili non sono impossibili. Resta da vedere se i metodi estrattivi elaborati dai ricercatori giapponesi dell\u2019Universit\u00e0 di Tokyo si riveleranno efficienti come quelli degli omologhi cinesi e come la legislazione internazionale reagir\u00e0 al problema dello sfruttamento in Africa \u2013 magari in seguito a qualche \u201cinnocente\u201d pressione promossa da Washington.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.progettoprometeo.it\/cina-terre-rare-guerra-tecnologia\/\">https:\/\/www.progettoprometeo.it\/cina-terre-rare-guerra-tecnologia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Francesco Dalmazio Casini) All&#8217;interno dell&#8217;anarchia internazionale, in cui ciascuno tutela i propri interessi a danno degli altri, esistono dei conflitti definiti dal Gilpin &#8220;egemonici, che esulano dalla normale logica delle guerre interstatuali. &nbsp; Sono questi gli scontri che decidono l\u2019assetto del sistema internazionale di domani. Due sono le caratteristiche fondamentali di questo genere di conflitti: che ogni attore del sistema \u00e8 obbligato a prenderne parte e che trascendono la dimensione militare per&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":98,"featured_media":58753,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32,1],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/FB_IMG_1588626791340-3.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fhB","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58751"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/98"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58751"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58751\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58754,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58751\/revisions\/58754"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58753"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58751"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58751"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58751"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}