{"id":58780,"date":"2020-05-25T03:03:18","date_gmt":"2020-05-25T01:03:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58780"},"modified":"2020-05-25T07:44:36","modified_gmt":"2020-05-25T05:44:36","slug":"democrazia-e-relativismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58780","title":{"rendered":"Democrazia e relativismo"},"content":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO CASTELLI (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Trento)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il saggio di cui vado a parlare, <em>Il libero pensiero. Elogio del relativismo <\/em>(trad. it. El\u00e8uthera 2007), \u00e8 stato pubblicato da Tom\u00e1s Ib\u00e1\u00f1ez (Saragozza, 1944), psicologo, attivista libertario e teorico anarchico. Vorrei esporre qui alcune osservazioni che mi sento di fare al campo relativista e non tanto all\u2019autore che in realt\u00e0, oggettivamente parlando, ha fatto un buon lavoro nel presentare la causa del relativismo stesso, dando al saggio un taglio non tanto da <em>pamphlet<\/em>, ma da precisa ricognizione del tema in esame. Per questo, tralascer\u00f2 varie parti del libro, in particolare l\u2019intero secondo capitolo, consistente in una presentazione di alcuni autori ascrivibili alla corrente di pensiero trattata. Queste critiche hanno un fondamento comune: si tratta dell\u2019obiettivo di revocare in dubbio che il relativismo sia un\u2019arma a favore della democrazia, mentre la verit\u00e0 assoluta sia invece un\u2019arma a favore del totalitarismo e dell\u2019oppressione. E tutto questo indipendentemente dal fatto se il relativismo sia teoreticamente ed eticamente migliore, come profilo filosofico, dell\u2019assolutismo o meno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma partiamo con il testo di Ib\u00e1\u00f1ez, con l\u2019introduzione a un profilo affine a quello del relativista, ossia quello dello scettico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Lo scettico ci dice pi\u00f9 o meno questo: \u00abLei ha la pretesa che si possa stabilire la verit\u00e0 delle nostre conoscenze o delle nostre convinzioni. Molto bene! Non intendo metterlo in discussione in linea assoluta. Ma, ecco: mi dica qualcosa che considera vero e vediamo di verificare, lei e io, se \u00e8 capace di giustificarne la veridicit\u00e0\u00bb. A quel punto, di fronte agli argomenti avanzati, lo scettico chiede di giustificare, a sua volta, la \u00abverit\u00e0\u00bb di tali argomenti, scatenando-provocando in questo modo la temuta regressione infinita\u2026 \u00abEcco: vede che non ci riesce\u2026 Ergo\u2026 la convinzione nella verit\u00e0 non ha alcuna conseguenza pratica, non si sostanzia in nessuna formulazione contrastabile; se la tenga pure cos\u00ec, se le fa piacere, \u00e8 un suo problema; ma non venga pi\u00f9 a scocciare me sostenendo la possibilit\u00e0 di enunciare affermazioni vere\u00bb.<\/em>[pag. 23]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, per\u00f2 anticipo qui la risposta che Ib\u00e1\u00f1ez stesso, pi\u00f9 avanti, d\u00e0 alla domanda: perch\u00e9 uno dovrebbe sostenere una posizione scettica? Secondo Ib\u00e1\u00f1ez, come vedremo, si tratta di opporsi all\u2019assolutismo, nel senso che quel \u2018se la tenga pure cos\u00ec, se le fa piacere, \u00e8 un suo problema; ma non venga pi\u00f9 a scocciare me sostenendo la possibilit\u00e0 di enunciare affermazioni vere,\u2019 per Ib\u00e1\u00f1ez ha un\u2019eco anarchica, di colui che si oppone alle pretese del Governo di normare la sua esistenza. Purtroppo, a me invece sembrano invece tolte da un manifesto liberale: sono sempre le parole di colui che si oppone alle pretese del Governo di normare la sua esistenza, ma le pretese sono quelle legittime di comportarsi in modo tale da partecipare alla vita comunitaria. O peggio, sono le parole, magari, di uno che vuole fare soldi sulla pelle di qualcun altro appellandosi al fatto che determinati lavori non \u00e8 vero che siano nocivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Dicevamo prima che lo scetticismo \u00e8 ritenuto logicamente coerente, che si ammette sia esente da autocontraddizione, ma questo non significa che non si sia cercato di presentarlo come tale. In effetti l\u2019affermazione scettica secondo la quale \u00abnulla pu\u00f2 essere conosciuto con certezza\u00bb implica che nemmeno questa stessa affermazione possa \u00abessere conosciuta con assoluta certezza\u00bb, e quindi la fa cadere nella figura retorica dell\u2019autocontraddizione. Tuttavia gli scettici hanno trovato il procedimento per rendere nulla l\u2019autocontraddizione. La prima mossa \u00e8 consistita nell\u2019annullare l\u2019aspetto autoreferenziale della propria affermazione, riformulando la proposizione nei seguenti termini: Nulla pu\u00f2 essere conosciuto con certezza, salvo questa stessa affermazione. In questo modo si concede uno status di eccezione alla conoscenza discussa dallo scettico: si dice che l\u2019affermazione non si applica all\u2019affermazione stessa e si evita l\u2019autocontraddizione. \u00c8 come se Socrate avesse detto: \u00abSo solo di non sapere nulla di pi\u00f9 di quanto sto affermando di sapere\u00bb. Si pu\u00f2 mettere in dubbio la legittimit\u00e0 di sottrarre ci\u00f2 che uno afferma dall\u2019ambito in cui lo afferma, ma formalmente l\u2019affermazione non \u00e8 pi\u00f9 autocontraddittoria. Chiaramente se chiediamo allo scettico di giustificare la sua affermazione, egli si trover\u00e0 nell\u2019impossibilit\u00e0 di fornire una giustificazione definitiva; si trover\u00e0 intrappolato nella stessa spirale di regressione infinita. E tuttavia, non solo questo non indebolisce la sua posizione, ma la rafforza ancora di pi\u00f9, dato che tale impossibilit\u00e0\u00a0 \u00e8 pienamente congruente con ci\u00f2 che lo scettico afferma.<\/em>[pag. 23 \u2013 24]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora: come ci si potr\u00e0 rendere conto meglio in seguito, lo scettico e il relativista in linea di massima non affermano l\u2019impossibilit\u00e0 della verit\u00e0 nell\u2019ottica di colui che vorrebbe s\u00ec la verit\u00e0, ma che a malincuore sviluppa argomenti ragionevoli che escludano la verit\u00e0 attraverso la suddetta <em><i>regressio ad infinitum<\/i><\/em>, ma nell\u2019ottica di colui che, da militante, ritiene la verit\u00e0 una limitazione della sua libert\u00e0. Pare chiaro quindi che lo scettico, nonostante tutto, ritenga vero il nesso verit\u00e0 &#8211; libert\u00e0. Non solo: come ci si sta sempre pi\u00f9 rendendo conto da qualche anno a questa parte, per gli scettici e i relativisti questa \u00e8 una verit\u00e0 assoluta.\u00a0 Ma passiamo al relativismo<em><i>\u00a0tout court<\/i><\/em>: l\u2019autore, dopo una breve digressione nel campo della storia della filosofia va a rubricare i diversi tipi di relativismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ricordiamo infatti che, nella sua espressione pi\u00f9 condensata, il relativismo sostiene che:<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2013 X non \u00e8 incondizionato (dove X \u00e8 qualunque cosa desideriamo prendere in considerazione);<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2013 ogni X \u00e8 condizionato;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u2013 X \u00e8 relativo a Y (dove X \u00e8 ci\u00f2 che viene relativizzato mentre Y \u00e8 l\u2019istanza che pone la condizione di relativit\u00e0).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Abbiamo gi\u00e0 visto che il catalogo delle specificazioni di X \u00e8 molto ampio e che i \u00abvalori\u00bb di X sono molteplici. X pu\u00f2 essere le credenze, la verit\u00e0, la conoscenza, i principi etici, eccetera. Ma anche il catalogo delle specificazioni di Y \u00e8 vario: infatti, l\u2019istanza che pone la condizione di relativit\u00e0 pu\u00f2 essere il linguaggio, la cultura, le forme di vita, eccetera. Il risultato di questa variet\u00e0 \u00e8 che una persona pu\u00f2 essere, al tempo stesso, relativista riguardo ai principi etici \u2013 affermando, ad esempio, che i principi etici sono relativi alla cultura \u2013 e difendere una posizione antirelativista riguardo alla conoscenza scientifica, affermando, ad esempio, che \u00abil valore di verit\u00e0 delle proposizioni scientifiche \u00e8 incondizionato\u00bb.[&#8230;] In funzione delle differenti entit\u00e0 che vengono poste in condizione di relativit\u00e0, o che servono da elemento che pone la relativit\u00e0, si danno varie modalit\u00e0 di relativismo. <\/em><em>Tra queste evidenziamo quelle che si menzionano pi\u00f9 spesso: il relativismo etico, il relativismo epistemico, il relativismo concettuale, il relativismo culturale, il relativismo linguistico, il relativismo percettivo, il relativismo ontologico, il relativismo della verit\u00e0 e il relativismo storico. All\u2019interno di queste modalit\u00e0, le versioni pi\u00f9 polemiche e anche le pi\u00f9 interessanti, a nostro parere, sono: il relativismo ontologico (per i critici, irreale), il relativismo epistemico (per i critici, irrazionale), il relativismo della verit\u00e0 (per i critici, falso) e il relativismo etico (per i critici, immorale).[&#8230;]. In caso non fossimo ancora sufficientemente convinti che il relativismo \u00e8 ben pi\u00f9 complesso, vario e sofisticato di quanto non si dica, possiamo menzionare un\u2019ulteriore differenziazione, trasversale a tutte le modalit\u00e0 del relativismo, che possiamo definire in questi termini: \u00abdescrizione\u00bb contro \u00abnormativit\u00e0\u00bb. Il relativismo descrittivo si compone di un insieme di proposizioni empiriche sulle differenze effettivamente osservate tra diversi gruppi umani per determinati valori di X. Ad esempio, osservazioni empiriche sulle variazioni degli \u00abschemi percettivi\u00bb secondo le diverse culture. <\/em><em>Il relativismo normativo si compone di un insieme di proposizioni teoriche sulle ragioni che ci portano a pensare che determinati valori di X siano condizionati da determinati valori di Y.<\/em>[pag. 40]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito, per\u00f2, come avevo anticipato, Ib\u00e1\u00f1ez va a spiegare l\u2019aspetto per me fondamentale per una critica del relativismo, ovvero l\u2019aspetto pratico del relativismo stesso: \u201csgombrato il campo dagli equivoci, la prima delle versioni del relativismo che esporremo si inscrive in coordinate di natura politica\u201d[pag. 44]. E lo fa dicendo testualmente: \u201cprecisiamo fin dall\u2019inizio che, in questo libro, l\u2019interesse manifestato verso il relativismo non ha origine da una riflessione puramente epistemica, non proviene da un\u2019indagine\u00a0 sulla natura della conoscenza, n\u00e9 ha motivazioni di ordine accademico. La propensione al relativismo qui manifestata nasce da una preoccupazione di carattere politico.\u201d [ibidem]<\/p>\n<p>Prendiamo atto, pertanto, che il relativismo abbia un legame con la politica, facendo osservare fin da subito l\u2019intenzionalit\u00e0 con la quale l\u2019autore sta costruendo il suo discorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Possiamo anche invertire l\u2019argomentazione di quanti sostengono che il dibattito epistemico \u00e8 prioritario, in quanto la sua soluzione condiziona la pertinenza di un\u2019analisi del relativismo in altri ambiti, e affermare che non abbiamo motivo di dibattere il relativismo su un piano diverso da quello etico-politico. In primo luogo perch\u00e9 il dibattito su qualunque altro piano si conclude sempre mettendo in gioco implicazioni etico-politiche e dunque rinviandoci all\u2019ambito etico. In secondo luogo perch\u00e9 nulla ci impedisce di ritenere che l\u2019ambito etico-politico sia pi\u00f9 rilevante del piano epistemico nella discussione delle grandi questioni che riguardano la nostra esistenza.<\/em>[pag. 46]<\/p>\n<p>Questo obiettivi, ci viene detto, devono affrontare una serie di accuse. In particolare:<\/p>\n<p><em>Ci viene detto che se non possiamo dare fondamento ai valori in modo indiscutibile [&#8230;] <\/em><em>ci priveremmo di ogni legittimit\u00e0 a opporci o condannare determinate pratiche, per quanto spregevoli od offensive possano risultare sul piano morale: l\u2019Olocausto e l\u2019azione di Medici senza Frontiere sarebbero poste sullo stesso piano, a un medesimo livello di accettabilit\u00e0 etica <\/em>[ibidem]<\/p>\n<p>Ma vediamo quali sono gli argomenti dell\u2019arringa della difesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00c8 evidente che per il relativista nessun valore etico \u00e8 \u00abincondizionato\u00bb, \u00e8 evidente che il relativista sostiene la stretta equivalenza di tutti i valori etici per quanto riguarda la qualit\u00e0 della loro fondatezza ultima. Essa \u00e8 semplicemente nulla in tutti i casi ed \u00e8 proprio dal punto di vista dell\u2019assenza di una qualsiasi fondatezza ultima che si traccia una relazione di stretta equivalenza tra tutti i valori etici. Dall\u2019equivalenza riguardo al grado di fondatezza non si pu\u00f2 estrapolare la conclusione dell\u2019equivalenza tout court, dell\u2019equivalenza senza altre specificazioni. Dall\u2019affermazione secondo cui non ci sono valori che siano oggettivamente migliori di altri perch\u00e9 tutti quanti mancano di fondatezza ultima, non si pu\u00f2 estrapolare l\u2019affermazione secondo cui non \u00e8 possibile far differenza tra i valori. Inoltre, se la fondatezza o l\u2019oggettivit\u00e0 fosse il criterio decisivo, come affermano gli assolutisti, e si giungesse a dimostrare che i valori che autorizzano il genocidio hanno una fondatezza pi\u00f9 salda dei valori opposti, l\u2019assolutista, per coerenza con questo suo criterio, si troverebbe obbligato ad accettarli, mentre il relativista potrebbe continuare a rifiutarli, dato che nega l\u2019idea stessa di una fondatezza ultima dei valori.<\/em> [pag. 47]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedo due punti deboli in queste argomentazioni, peraltro legati fra di loro. Da una parte, l\u2019autore evidentemente non riesce nemmeno a concepire il fatto che un vero assolutista, ovvero qualcuno che prenda molto sul serio la fondatezza e l\u2019oggettivit\u00e0 &#8211; e dunque il processo razionale soggiacente &#8211; non potrebbe mai autorizzare un genocidio, proprio perch\u00e9 il genocidio nella sua intrinseca non universalizzabilit\u00e0 \u00e8 per sua natura irrazionale e dunque &#8211; hegelianamente &#8211; irreale. E siccome prende molto sul serio la fondatezza o l\u2019oggettivit\u00e0, sar\u00e0 costretto pertanto a scendere a patti con una verit\u00e0 che non \u00e8 la sua verit\u00e0, ovvero la verit\u00e0 come gli viene dettata dai suoi interessi, al netto della necessaria ideologia. Sar\u00e0 costretto a scendere a patti con la sua coscienza e con la ragione. Cosa che il relativista &#8211; vero assolutista con inclinazioni totalitarie, non sar\u00e0 costretto a fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E lo dice Ib\u00e1\u00f1ez stesso: \u201cproprio come l\u2019assolutista, il relativista proclama che certi valori sono migliori di altri, che preferisce certe forme di vita ad altre e che \u00e8 disposto a lottare per esse se necessario. Ma allo stesso tempo, al contrario dell\u2019assolutista, il relativista proclama che quei valori riconosciuti migliori mancano di ogni fondatezza ultima e sono equivalenti a qualunque altro valore, ma esclusivamente dalla prospettiva di questa assenza di fondatezza ultima.\u201d [ibidem]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altre parole: non mi interessa se una cosa \u00e8 giusta o sbagliata, la voglio e far\u00f2 di tutto per ottenerla. Ed \u00e8 questo il secondo punto debole: togliendo dall\u2019equazione la forza della ragione &#8211; l\u2019unica forza non sottoponibile in linea di principio all\u2019arbitrio del potere, e proprio per questo motivo in grado di unire fatto e valore, normativit\u00e0 e descrittivit\u00e0 &#8211; rimane per l\u2019appunto l\u2019arbitrio del potere e basta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la seconda e terza accusa al relativismo, ovvero che \u201c2. provocheremmo una demotivazione e smobilitazione di ogni tipo di interesse e impegno politico per la semplice ragione che svanirebbero le esigenze che li stimolano; 3. lasceremmo che il ricorso alla forza diventi l\u2019unica procedura per appianare il conflitto tra opzioni conflittuali\u201d [pag. 46], l\u2019autore si difende cos\u00ec:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tutto sembra indicare che la conclusione vada piuttosto nella direzione opposta. Infatti, proprio quando si crede, come fa l\u2019assolutista, che i valori sono l\u00ec e che, essendo oggettivi, rimarranno l\u00ec per i secoli dei secoli (sia che si faccia qualcosa perch\u00e9 questo si ve rifichi, sia che non si muova un dito); proprio quando si crede nella trascendenza dei valori, diviene allora secondario e prescindibile difenderli o meno. Al contrario, se affermiamo, come fa il relativista, che i valori non hanno altra giustificazione al di l\u00e0 delle pratiche stesse che articoliamo per giustificarli, e che non riposano su altra base all\u2019in fuori della decisione di accettarli, allora appare chiaro che non c\u2019\u00e8 altro modo di difenderli se non mantenendo e sviluppando quelle stesse pratiche che li sostengono. Nel momento in cui i valori \u00absi difendono da s\u00e9\u00bb, in quanto oggettivamente fondati, \u00e8 molto meno urgente impegnarci a proteggerli rispetto a quando dipendono unicamente dalla nostra decisione di difenderli. Paradossalmente, sembra che il relativismo favorisca la mobilitazione politica, mentre l\u2019assolutismo la renda trascurabile.<\/em>[pag. 49]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo proposito: la militanza politica in realt\u00e0 non ha niente a che vedere con relativismo o assolutismo in questo senso, ma ha tutto a che vedere, come ho gi\u00e0 detto pi\u00f9 sopra e come pare che tutto sommato sia d\u2019accordo anche l\u2019autore, su quali interessi &#8211; usando questa parola nel senso pi\u00f9 ampio possibile &#8211; si va ad agire. Pertanto le parole dell\u2019autore a difesa del relativismo si inchiavardano perfettamente anche sull\u2019assolutismo. Anche se, in effetti, qui fa capolino un tema fondamentale che per\u00f2 non c\u2019\u00e8 spazio per sviluppare adeguatamente qui: lo statuto della verit\u00e0. Ovvero: una volta acclarato che c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 nel senso di unione di fatto e valore, bisogna combattere per difenderla oppure ci si pu\u00f2 sedere e aspettare che questa si autoponga? Ammetto di non avere una risposta univoca, ma un indizio, paradossalmente mi viene proprio dalla terza critica al relativismo e alla risposta che ne d\u00e0 Ib\u00e1\u00f1ez:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ovviamente, la terza accusa si presenta come l\u2019infamia pi\u00f9 schiacciante, tanto pi\u00f9 che il relativista riconosce, senza il minimo imbarazzo, che le cose stanno proprio cos\u00ec, che nel momento in cui si esauriscono tutte le risorse argomentative, rimangono solo, in ultima analisi, i rapporti di forza per appianare le differenze.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il relativista domanda: quali differenze mi separano dall\u2019assolutista su questo punto?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E la risposta \u00e8\u2026 che non esiste alcuna differenza [pag. 50]. Qui la questione si fa importantissima. Quello che l\u2019autore ci sta dicendo \u00e8 infatti che anche ponendosi dal punto di vista dell\u2019assolutista, \u00e8 vero che c\u2019\u00e8 la forza della ragione che fa vedere le cose in una prospettiva veritativa, ma dal momento che la verit\u00e0 \u00e8 un processo e non una dato c\u2019\u00e8 bisogno di un soggetto che la metta in pratica. E se la sua messa in pratica passa anche, per non dire solamente, per la ragione della forza, come pare ammettere anche l\u2019autore, allora mi pare chiaro che la violenza viene qui elevata a componente strutturale del politico. Ma allora, poco importano le parole seguenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In effetti, nonostante l\u2019assolutista esibisca la sua posizione come quella che permette di evitare l\u2019esercizio della forza, in realt\u00e0 anche lui ricorre alla forza per appianare le differenze con quanti non aderiscono alle sue regole del gioco. Anzi, lo fa con due circostanze\u00a0 aggravanti, scaturite proprio dalla sua volont\u00e0 di occultare la forza che esercita. La prima circostanza aggravante \u00e8 la seguente: se i criteri etici non dipendono da decisioni nostre, se hanno un valore oggettivo responsabile del fatto che \u00absono validi per tutti\u00bb e \u00abobbligano tutti ugualmente\u00bb, \u00e8 chiaro che il fatto di dissentire da tali valori non solo \u00e8 erroneo, cosa che si pu\u00f2 sempre correggere, ma \u00e8 anche irrazionale nel momento in cui ci ostiniamo a perseverare nel nostro errore. In effetti, se ci rifiutiamo di accettare ci\u00f2 che \u00e8 stato stabilito oggettivamente come moralmente buono, non siamo del tutto normali e una qualche perversione ci rende incapaci di partecipare al dialogo della convivenza umana. Tale perversione ci esclude dal trattamento che si applica ai membri della comunit\u00e0 degli esseri razionali: siamo selvaggi, o una qualche sorta di bestia ripugnante, e bisogner\u00e0 dunque curarci con le terapie pi\u00f9 adeguate, ricorrendo alla forza visto che non sentiamo ragioni. In definitiva, anche in questo caso rimane solo la forza come ultima risorsa. Ma la pretesa di mascherare questo fatto, di nasconderlo dietro il proclama che il bene \u00e8 oggettivamente tale e che quando lo si scopre l\u2019unica alternativa \u00e8 quella di accettarlo, aggiunge un\u2019ulteriore violenza. Si tratta di quella violenza che consiste nel mettere in discussione la razionalit\u00e0 stessa di chi non condivide un sistema di valori, che non solo \u00e8 il nostro, ma che, oltretutto, essendo oggettivo, \u00e8 ugualmente obbligatorio per qualsiasi membro della comunit\u00e0 degli esseri razionali, ossia per l\u2019intera comunit\u00e0 umana.\u00a0 La seconda circostanza aggravante consiste nel fatto che, quando l\u2019assolutista occulta i rapporti di forza mobilitati nelle sue stesse impostazioni, di fatto sta rivendicando per se stesso il monopolio dell\u2019uso della forza. Infatti, trasformare una situazione effettivamente esistente implica, quasi sempre, l\u2019articolazione di nuovi rapporti di forza per squilibrare, o sovvertire, i rapporti di forza che la sorreggono. Lo stesso accade nell\u2019ambito dei valori. Ad esempio, potremmo considerare che i valori che attualmente ci governano non sono i pi\u00f9 adeguati, e potremmo volerli cambiare. Ma i valori etici sono oggettivi, quindi l\u2019idea stessa di agire per alterare i rapporti di forza che li sorreggono nel tentativo di crearne di nuovi non ha senso. L\u2019unica forza investita di indiscutibile legittimit\u00e0 \u00e8 quella da impiegarsi, eventualmente, contro l\u2019iniquit\u00e0, per impedire che si trasgrediscano i valori esistenti; cio\u00e8 per mantenere la situazione esistente.<\/em>[pag. 50 \u2013 51]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che importa \u00e8 casomai la democraticizzazione e la ridistribuzione dell\u2019uso della forza, visto che non se ne pu\u00f2 fare a meno. Ma per quanto riguarda le due circostanze aggravanti? Vediamo. Parto dalla seconda, che mi sembra meno valida, per il semplice motivo che, come abbiamo visto prima, storicamente una posizione dominante &#8211; di qualsiasi tipo sia &#8211; non cade dal cielo, ma \u00e8 comunque frutto di un conflitto precedente, e nessuno, che sia relativista o meno, \u00e8 disposto a modificare le carte in tavola tanto facilmente &#8211; non realmente, come stiamo vedendo tante e tante volte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la prima, sarei quasi tentato di dare ragione all\u2019autore, tenendo ben fermo per\u00f2 un particolare che per questi non esiste: stabilire \u201coggettivamente come moralmente buono\u201d[[ibidem] qualcosa, se colui che lo stabilisce \u00e8 onesto, \u00e8 il processo di una coscienza normale, al netto del necessario orientamento ideologicizzante. E non concepisce nemmeno, quando afferma che \u201cla pretesa di mascherare questo fatto, di nasconderlo dietro il proclama che il bene \u00e8 oggettivamente tale e che quando lo si scopre l\u2019unica alternativa \u00e8 quella di accettarlo, aggiunge un\u2019ulteriore violenza\u201d [ibidem], che non c\u2019\u00e8 alcuna violenza nel far riconoscere una certa realt\u00e0 come vera, altrimenti sarebbe violento anche spiegare a qualcuno che un certo animale appartiene a un certo genere o che un certo procedimento matematico \u00e8 corretto e un altro no, oppure che relativismo e politica sono collegati. Casomai, la vera violenza \u00e8 costruire le circostanze che impediscono la coscienza normale di svilupparsi, a ben pensarci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque, l\u2019autore riconosce che: \u201cin definitiva, per difendere i propri valori o il proprio \u00abmodo di vivere\u00bb, sia il relativista che l\u2019assolutista ricorrono all\u2019esercizio della forza quando tutte le altre risorse si sono esaurite.\u201d [pag. 51] Ma ancora una volta ribadisce: \u201cma la differenza sta nel fatto che il relativista ricorre all\u2019esercizio della forza e basta, mentre l\u2019assolutista ha bisogno di aggiungere che \u00e8 pienamente legittimato a farlo. Non si tratta certo di una differenza di sfumature, poich\u00e9 in questo modo si naturalizza l\u2019uso stesso della forza, escludendolo dall\u2019ambito, sempre opinabile, delle semplici decisioni e rivestendolo con gli attributi di una necessit\u00e0 estranea alla propria volont\u00e0.\u201d [ibidem] Non posso fare altro che ribadire a mia volta: ma quella necessit\u00e0 estranea alla propria volont\u00e0 \u00e8 davvero la necessit\u00e0 a cui si \u00e8 arrivati onestamente alla fine di un processo logico-razionale veritativo, e non, come evidentemente pensa l\u2019autore, una scusa per giustificare una violenza che peraltro lui stesso ha riconosciuto come inevitabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 inevitabile perch\u00e9, dopotutto, chiunque pu\u00f2 avere delle preferenze per un tipo di vita rispetto un altro, e quindi combattere per il tipo di vita che preferisce: la mera esistenza \u00e8 la base di ci\u00f2. In un mondo di relativisti, la legge verr\u00e0 imposta poi dalla ragione della forza. Accettare invece le difficolt\u00e0 del percorso logico non soltanto porta a un\u2019accettazione della forza della ragione, ma presuppone <em><i>a priori<\/i><\/em>\u00a0un percorso educativo pregresso. E davvero una qualsiasi delle vite che possono essere scelte \u00e8 migliore di quest\u2019ultima, che in in realt\u00e0 le contiene e le fonda tutte, giustificandole o respingendole sulla base dell\u2019essenza umana come animale razionale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 qui in fondo che assolutismo e relativismo divergono. Ib\u00e1\u00f1ez non potrebbe mai accettare un qualcosa come l\u2019essenza umana incondizionata. Ma ancora una volta, io non discuto questo a livello teoretico. Faccio solo notare una cosa: rifiutare l\u2019essenza umana come <em><i>zoon logon echon<\/i><\/em>\u00a0\u00e8 certamente un\u2019opzione, ma non mi si dica che serva a qualcosa dal punto di vista della lotta contro l\u2019autoritarismo. \u00c8 vero il contrario: ad esempio, \u00e8 una scusa perfetta per rifiutarsi di implementare programmi accessibili di educazione e di miglioramento del popolo, con l\u2019obiettivo della democrazia diretta. Qualcosa che un liberale vede sicuramente con favore, certo, ma mi \u00e8 francamente incomprensibile come un pensatore anarchico non si accorga come questo sia la conseguenza necessaria della sua scelta di campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, il capitolo prosegue parlando del relativismo della verit\u00e0 e del relativismo ontologico, ma in questa sede sarebbe troppo lungo andare avanti. Per concludere, riporto solo un altro commento, tratto dal capitolo il relativismo della libert\u00e0: \u201cla seconda conseguenza pratica \u00e8 che il relativismo costituisce un dispositivo teorico che agevola il cambiamento, mentre l\u2019assolutismo tende a bloccarlo,\u201d [pag. 58] dice Ib\u00e1\u00f1ez. Forse, ma perch\u00e9 il cambiamento dovrebbe essere migliore del non cambiamento?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO CASTELLI (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia Trento) Il saggio di cui vado a parlare, Il libero pensiero. Elogio del relativismo (trad. it. El\u00e8uthera 2007), \u00e8 stato pubblicato da Tom\u00e1s Ib\u00e1\u00f1ez (Saragozza, 1944), psicologo, attivista libertario e teorico anarchico. Vorrei esporre qui alcune osservazioni che mi sento di fare al campo relativista e non tanto all\u2019autore che in realt\u00e0, oggettivamente parlando, ha fatto un buon lavoro nel presentare la causa del relativismo stesso, dando al saggio un&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":58845,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[18,6],"tags":[2450,6680,174,6679,549,237,4829],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/61uuEEFNAPL.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fi4","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58780"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58780"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58780\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58831,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58780\/revisions\/58831"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58845"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58780"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58780"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58780"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}