{"id":58812,"date":"2020-05-22T09:30:34","date_gmt":"2020-05-22T07:30:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58812"},"modified":"2020-05-22T01:00:51","modified_gmt":"2020-05-21T23:00:51","slug":"politica-struttura-e-socializzazione-delle-perdite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58812","title":{"rendered":"Politica-struttura e socializzazione delle perdite"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>MARX XXI (Alessandro Pascale e Roberto Sidoli)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nNel capitalismo di Stato contemporaneo assume ormai un ruolo sempre pi\u00f9 importante la praxis e la regola antiliberista della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite a favore dei grandi monopoli privati. Si tratta di un segmento della sfera politica borghese nella quale emerge con particolar evidenza, a partire dal 1929, la funzione concreta assai rilevante svolta da quest\u2019ultima in qualit\u00e0 di \u201cespressione concentrata dell\u2019economia\u201d (Lenin, 1921) e della politica-struttura, intesa come l\u2019insieme delle azioni materiali degli apparati statali che modificano e influenzano in prima persona, in modo pi\u00f9 o meno costante e con effetti sensibili, proprio il processo di produzione delle variegate formazioni economico-sociali di matrice capitalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nA tal proposito l\u2019inizio del 2020 ha mostrato una vera e propria orgia di aiuti statali e parastatali (quali le banche centrali degli USA, dell\u2019Europa e del Giappone) a favore delle grandi imprese private, dei \u201ctoo big to fail\u201d delle metropoli imperialistiche, demolendo e ridicolizzando \u2013 come durante la gravissima crisi economica e finanziaria del 2007-2009 \u2013 per l\u2019ennesima volta la logora favoletta relativa alle presunte virt\u00f9 taumaturgiche del libero mercato e della sua presunta \u201cmano invisibile\u201d. Molto visibile e concreta, viceversa, si \u00e8 rilevata la \u201cmano\u201d e la pratica politico-economica dell\u2019amministrazione Trump, a favore della finanza e dei grandi trust statunitensi.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0<strong>NEGLI USA<\/strong><\/p>\n<p>Secondo Fabio Scacciavillani, professore di economia e commercio alla Luiss di Roma, il ruolo della banca centrale negli USA \u00e8 di \u00ab<em>garantire\u00a0i profitti della Borsa<\/em>\u00bb, piuttosto che di \u00ab<em>assicurare la stabilit\u00e0 dei prezzi<\/em>\u00bb. Scrivendo il 15 aprile segnala l&#8217;immissione nei mercati di circa 1,6 trilioni di dollari fino a quella data, una cifra destinata a raggiungere e probabilmente superare i 2 trilioni. La parte pi\u00f9 furba della borghesia ne ha approfittato per inserire una serie di obbligazioni spazzatura per alleviare i propri conti. In pratica la Fed partecipa al salvataggio delle aziende in crisi con denaro pubblico. Quanto era stato preconizzato in maniera celata qualche settimana prima, candidamente perfino in un sito come Wallstreet.it (\u00ab<em>l&#8217;impressione\u00a0\u00e8 che \u00e8 pi\u00f9 probabile che, messi alle strette dalla situazione di breve,\u00a0politici e banchieri centrali facciano troppo, piuttosto che troppo poco<\/em>\u00bb)[1], diventa cos\u00ec realt\u00e0 empirica. Altro che impedire che le piccole aziende chiudano&#8230; Si \u00e8 parlato del \u00ab<em>pi\u00f9 grande bailout della storia<\/em>\u00bb. Per Scacciavillani\u00a0\u00ab<em>\u00e8 il vecchio schema di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite\u00bb<\/em>, di cui approfittano in particolar modo le compagnie petrolifere, gi\u00e0 favorite da una \u00abpolitica monetaria dissennata\u00bb tesa a garantire<em>\u00a0\u00abl&#8217;indipendenza energetica americana<\/em>\u00bb[2].<\/p>\n<p>Nel calderone dei regali di Stato non potevano infatti non rientrare le\u00a0big companies\u00a0del petrolio. Ha aperto le danze la richiesta pubblica fatta alla CNN da Mike Sommers, CEO della pi\u00f9 grande lobby americana del settore, la\u00a0<em>American Petroleum Institute<\/em>. Sommers ha auspicato che\u00a0anche le industrie dell\u2019Oil &amp; Gas \u00ab<em>abbiano accesso alla liquidit\u00e0 di cui hanno bisogno per sopravvivere alla crisi<\/em>\u00bb. Trump non si \u00e8 tirato indietro, terrorizzato dai dati che parlano di 533 compagnie che rischiano di fallire di qui ad un anno. Il Segretario dell&#8217;Energia Dan Brouillette e il collega del Tesoro Steven Mnuchin erano in realt\u00e0 gi\u00e0 al lavoro da tempo sul progetto di includere le lobby del petrolio nel programma di prestiti CARES, valutando ulteriori supporti futuri[3].<\/p>\n<p>Per quanto notevoli in riferimento ai numeri europei, si perdono come gocce nel mare i 19 miliardi di dollari annunciati in aiuto al settore agricolo, che a inizio maggio aveva gi\u00e0 perso un valore di\u00a05 miliardi di dollari per frutta e verdura fresca invenduta[4].Essi appaiono una misura ad hoc per prevenire il malcontento delle campagne, per quanto si possa immaginare che i maggiori beneficiari saranno le \u201cmultinazionali del cibo\u201d.<\/p>\n<p>Ad essere \u201csalvati\u201d sono anche i colossi dei trasporti aerei, evidentemente strategici per ragioni militari. Il segretario di Stato Steven Mnuchin riesce perfino a ringraziare i\u00a0\u00ab<em>dieci colossi americani<\/em>\u00bb che hanno accettato denaro pubblico. Alle multinazionali vengono posti vincoli sociali propedeutici a mantenere \u00ab<em>l&#8217;importanza strategica dell&#8217;industria aerea\u00bb: \u00abi fondi a disposizione devono essere usati per pagare i dipendenti e alle compagnie che li accettano \u00e8 vietato effettuare forti tagli dell&#8217;occupazione o dei salari fino a settembre. American Airlines dovrebbe ricevere 5,8 miliardi di dollari mentre la SouthWest 3,2 miliardi<\/em>\u00bb[5].\u00a0Il complesso di aiuti per il settore ammonterebbe per ora a circa 25 miliardi di dollari, il 30% dei quali sotto forma di prestiti a tasso agevolato, il che lascia pensare che la quota maggiore consista di sussidi a fondo perduto, nonostante<em>\u00a0il\u00a0Sole 24 Ore<\/em>\u00a0paventi la possibilit\u00e0 di una partecipazione del governo nel capitale attraverso la vendita obbligata di pacchetti azionari, a titolo di \u201cgaranzia\u201d[6].<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0<strong>IN EUROPA<\/strong><\/p>\n<p>Anche in Europa il grande ritorno sulla scena dello Stato, violando ogni sorta di precetto del liberismo, si concretizza spesso e volentieri in una serie di regali alle multinazionali. In Francia si stanziano 7 miliardi di euro alla compagnia aerea Air France, ma quasi la met\u00e0 (3 miliardi) sono \u00ab<em>di sovvenzioni pubbliche dirette<\/em>\u00bb, mentre i restanti 4 sono \u00ab<em>prestiti bancari garantiti dallo Stato<\/em>\u00bb. Non si parla per ora di un corrispettivo aumento nella quota societaria della propriet\u00e0 statale, nonostante Air France faccia parte del gruppo Air France-KLM, di cui lo stato francese e quello olandese possiedono ciascuno una quota del 14%. Nell&#8217;aiutare Renault con 5 miliardi il ministro dell\u2019economia Bruno Le Maire ha escluso categoricamente la possibilit\u00e0 di una nazionalizzazione. Lufthansa, la grande compagnia tedesca, \u00e8 una multinazionale in realt\u00e0 \u00ab<em>impegnata in trattative serrate con i governi dei Paesi principali in cui ha sede (Germania, Austria, Svizzera e Belgio) per ottenere un supporto finanziario che assicuri la solvibilit\u00e0 del gruppo nel breve termine<\/em>\u00bb. Tutto ci\u00f2 avviene con il pronto benestare dell&#8217;Unione Europea, in passato strenua oppositrice degli \u201caiuti di Stato\u201d[7].<\/p>\n<p>&#8211;<strong>\u00a0IN ITALIA<\/strong><\/p>\n<p>E in Italia? Le misure in progetto non vertono solo sugli aiuti alle aziende ma, come \u00e8 sotto gli occhi di tutti, l&#8217;accelerazione sulla fase 2 e sulla prossima riapertura di tutte le attivit\u00e0 \u00e8 dovuta alle pressioni di Confindustria e delle varie organizzazioni padronali e commerciali. Diverse analisi hanno gi\u00e0 messo in luce il pericolo di speculazioni da parte di banche e grandi imprese. Tale ad esempio la disamina delle parole di Carlo Messina, CEO della banca Intesa-Sanpaolo[8], che tra le priorit\u00e0 pone la necessit\u00e0 di evitare un cambio strutturale di sistema, con un&#8217;invadenza eccessiva del \u201cpubblico\u201d, ossia dello Stato, nella partecipazione diretta delle attivit\u00e0 economiche. Il ministro dell&#8217;Economia Gualtieri (area PD) ha risposto prontamente, mettendo sul piatto \u00ab<em>750 miliardi di garanzie<\/em>\u00bb, per alcuni dei quali si parla di \u00ab<em>trasferimenti a fondo perduto alle imprese<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Gualtieri nega ogni possibile intromissione dello Stato: \u00ab<em>non c&#8217;\u00e8 nessuna intenzione di nazionalizzare le pmi\u00a0[piccole e medie imprese, ndr]\u00a0o intervenire nella loro governance<\/em>\u00bb[9].<\/p>\n<p>&#8211;<strong>CONCLUSIONI<\/strong><\/p>\n<p>I tempi che stiamo vivendo sono inediti nella storia dell&#8217;Italia repubblicana, accomunabili forse, per il livello di crisi economica, politica e sociale, solo al secondo dopoguerra, quando il popolo italiano, non senza grosse interferenze straniere, ha fatto in maggioranza la sua scelta di campo aderendo al sistema capitalistico, all&#8217;integrazione della propria economia in quella dell&#8217;Europa occidentale e all&#8217;adesione del blocco nord-atlantico della NATO. La maggior parte del popolo italiano ha cio\u00e8 accettato, pi\u00f9 o meno consapevolmente, per tutto il periodo repubblicano successivo al 1947, di entrare a far parte come alleato subalterno, con pesanti limitazioni della sovranit\u00e0 nazionale, all&#8217;imperialismo occidentale. Seppur modificandosi nel tempo su aspetti marginali, questi capisaldi strutturali della strategia nazionale sono rimasti intatti.<\/p>\n<p>L&#8217;Italia ha saputo cio\u00e8 trovare un proprio posto a livello internazionale, sfruttando gli spazi offerti anzitutto dai cosiddetti \u201c30 gloriosi\u201d, il grande boom industriale del trentennio 1945-73, all&#8217;insegna di un compromesso sociale sempre pi\u00f9 avanzato nei propri territori interni (il famoso \u201caccordo\u201d tra Capitale e Lavoro sulla base delle costituzioni antifasciste), che mantiene in essere una posizione neocolonialista nella sua propensione internazionale (si veda come esempio l&#8217;azione svolta dall&#8217;Agip in Angola)[10].\u00a0Un social-imperialismo in piena regola&#8230;<\/p>\n<p>Un modello peraltro che si riscontra anche nel resto dell&#8217;Occidente, che condivide negli anni &#8217;70 il timore per i primi segni di cedimento della propria influenza mondiale. A risultare ostacoli sempre pi\u00f9 pericolosi sono gli sviluppi della decolonizzazione mondiale, sostenuta dall&#8217;URSS e dal blocco socialista e la conseguente costruzione di un vasto campo avverso all&#8217;imperialismo. Il passaggio al neoliberismo che avviene in tutto l&#8217;Occidente si coniuga con un rilancio della guerra fredda nei confronti dell&#8217;URSS, verso cui \u00e8 intensificata un&#8217;offensiva totale. La finanziarizzazione estrema della societ\u00e0, che ha portato alla rottura degli accordi tra Capitale e Lavoro, \u00e8 stata una fase dell&#8217;offensiva finale dell&#8217;imperialismo, che posto di fronte al rischio di soccombere ha messo in campo tutte le sue armi, attuando le premesse di una possibile rinnovata gestione autoritaria della crisi.<\/p>\n<p>L&#8217;improvvisa caduta dell&#8217;URSS, avvenuta per decisive degenerazioni interne, ha consentito la nascita di un polo imperialista europeo (1992, UE, Maastricht) a guida sempre pi\u00f9 germano-centrica, che intende ritagliarsi un suo posto da protagonista sui mercati mondiali, rimanendo politicamente ancorata agli alleati USA. Senza poter ricostruire l&#8217;evoluzione delle relazioni internazionali degli ultimi 30 anni, ci si pu\u00f2 chiedere quale sia diventato il ruolo dell&#8217;Italia nel \u201csistema-mondo\u201d. Da 5^ potenza economica mondiale ancora negli anni &#8217;80, essa vive ancora progressi economici negli anni &#8217;90, seppur sempre pi\u00f9 marginali, per finire in una condizione di stagnazione negli ultimi 20 anni, durante la quale sono stati consegnati in tutto l&#8217;Occidente migliaia di miliardi di soldi pubblici alle banche. Chi era ricco \u00e8 diventato ancora pi\u00f9 ricco. Chi lavora per un padrone si \u00e8 mediamente impoverito, a favore di una piccola \u00e9lite di miliardari, un 5% che controlla peraltro la principale parte della struttura industriale, finanziaria e culturale (si pensi a chi possiede i giornali e le televisioni). Il fatto che questo impoverimento sia avvenuto in coincidenza con il passaggio all&#8217;euro \u00e8 uno dei motivi che hanno accelerato il processo, ma non \u00e8 quello essenziale. Il dato pi\u00f9 importante \u00e8 capire che quel 5% \u00e8 riuscito a convincere milioni di lavoratori che l&#8217;impresa capitalistica sia l&#8217;unico modello possibile, naturale, ideale, quello pi\u00f9 razionale e funzionante.<\/p>\n<p>Il fatto che oggi il primato economico mondiale sia ormai assunto chiaramente dalla Repubblica Popolare Cinese, ossia da un paese guidato da un Partito Comunista che asserisce di stare costruendo un \u201csocialismo dalle caratteristiche cinesi\u201d, ci deve far pensare forse che a garantire un sistema pi\u00f9 razionale di sviluppo sociale, oltre che di progresso economico, sia un sistema alternativo all&#8217;imperialismo selvaggio che ha portato al dominio delle multinazionali e delle banche.<\/p>\n<p>Il regime capitalistico sta perdendo sullo scenario globale. I lavoratori italiani devono capire che il sistema capitalistico \u00e8 la vera causa del degrado morale, culturale e sociale di questo Paese, e che un&#8217;alternativa completa \u00e8 possibile: l&#8217;alternativa del socialismo, dell&#8217;organizzazione, della pianificazione, del passaggio ad un modello in cui l&#8217;economia \u00e8 davvero al servizio dell&#8217;uomo, e non viceversa. Il modello cinese, vincente, non \u00e8 che una variante di un principio di fondo che deve tornare a circolare nella mente dei lavoratori: \u00e8 pi\u00f9 efficiente un sistema che non si fondi sul profitto di un privato, ma di tutta la collettivit\u00e0. Le aziende devono appartenere allo Stato o quanto meno (soluzione attualmente in uso in Cina) lo Stato controllato dall&#8217;avanguardia politica dei lavoratori deve avere un controllo macro-economico in grado di attuare una vera e propria \u201cpolitica industriale\u201d. Certamente \u00e8 essenziale che le grandi aziende e gli istituti finanziari strategici siano controllati subito per la soddisfazione dei bisogni primari del popolo. L&#8217;Italia \u00e8 un paese ricco, dotato di un imponente tessuto industriale, tecnologico, finanziario, sociale e culturale. Se oggi le cose vanno male, \u00e8 perch\u00e9 quel 5% che dirige il sistema, la borghesia, non sta pi\u00f9 spartendo la torta. Di fronte alla nave che affonda, non esita a farsi conti off-shore all&#8217;estero e salvare il proprio interesse particolare, disinteressandosi totalmente della collettivit\u00e0. Il borghese di fronte alla situazione di crisi non si chiede come pu\u00f2 aiutare, ma come pu\u00f2 guadagnarci sopra.<\/p>\n<p>A noi lavoratori non pu\u00f2 interessare che ora, nel momento in cui i padroni sono in crisi, sia garantito denaro liquido \u201ca fondo perduto\u201d. Abbiamo visto su tutti i tg come questi \u201cimprenditori\u201d siano risultati completamente incapaci di offrire rapidamente una risposta alle necessit\u00e0 sanitarie del paese; cos\u00ec come si \u00e8 visto il lavoro professionale ed il supporto svolto dalla sanit\u00e0 privata&#8230;<\/p>\n<p>Signore e signori, la crisi del Covid-19 ha mostrato tutti i limiti di questo sistema. Il capitalismo ha fallito. Questa crisi \u00e8 il secondo segnale d&#8217;allarme dopo quello del 2007-2008. Il terzo segnale, a fronte di una malattia pi\u00f9 mortale, potrebbe essere fatale a noi e ai nostri cari. Invece di 130 mila morti (che cresceranno), potrebbero diventare milioni, se non ci saremo assicurati nel frattempo un sistema pi\u00f9 capace di intervenire e risolvere la crisi. Deve essere chiaro che un partito diverso al potere non avrebbe potuto fare granch\u00e9 di diverso nella situazione data, sottostante cio\u00e8 alla struttura attuale del paese e ai vincoli cui si \u00e8 imposto. Occorre indirizzare un cambio di sistema in direzione della profonda razionalit\u00e0 e convenienza del socialismo.<\/p>\n<p>Nel frattempo, anche senza essere comunisti, si pu\u00f2 riflettere se sia giusto che vengano dati contributi a fondo perduto a questi sfruttatori e incapaci. A chi ha rischiato scegliendo nella vita di fare l&#8217;imprenditore, ossia il padrone non solo di se stesso ma anche di altri, si pu\u00f2 dare anche il massimo supporto economico possibile al fine di salvaguardare i posti di lavoro e l&#8217;integrit\u00e0 dell&#8217;azienda, ma lo Stato, e i lavoratori stessi, devono pretendere di partecipare di una quota di propriet\u00e0 della societ\u00e0, e magari all&#8217;amministrazione della stessa, anche solo per controllarne le attivit\u00e0. Questa rivendicazione deve costituire una tappa indispensabile in un programma minimo per chi dovr\u00e0 tornare a lavorare sotto un padrone, sia quest&#8217;ultimo piccolo, medio o grande.<\/p>\n<p>Il programma massimo \u00e8 costruire uno Stato italiano socialista. Una societ\u00e0 in cui le principali aziende e banche siano controllate dal \u201cpubblico\u201d, da un ceto politico che sia diretta e genuina espressione del popolo e della classe lavoratrice pi\u00f9 consapevole del proprio ruolo e delle proprie responsabilit\u00e0 storiche. Evidentemente non ci sono al momento le condizioni soggettive per richiedere tanto.<\/p>\n<p>Oltre un terzo degli italiani ha ormai capito che all&#8217;Italia converrebbe approfondire le proprie relazioni con la Cina e la Russia, mettendo da parte l&#8217;alleanza con gli USA. Oltre la met\u00e0 \u00e8 stata gravemente delusa dal comportamento dell&#8217;Europa e nutre tuttora incertezza su strumenti come il MES e il \u201cRecovery Fund\u201d, parole i cui veri significati sono a molti ignoti. Sono primi passi importanti su cui occorre innestare motivi nuovi. La crisi economica verr\u00e0 fatta pagare a qualcuno.<\/p>\n<p>Occorre ricordare che il sistema capitalistico utilizza le sue crisi periodiche per rafforzarsi, o meglio: i fenomeni di concentrazione del grande capitale industriale e finanziario si accresceranno ancora di pi\u00f9, ed \u00e8 estremamente probabile che la crisi sar\u00e0 fatta pagare ai lavoratori. La cricca del 5% borghese vede gi\u00e0 la crisi come una possibilit\u00e0 per arricchirsi ulteriormente, come peraltro espresso candidamente perfino da Cairo patron di La7. La \u201cpolitica\u201d, cio\u00e8 il governo borghese attuale, \u00e8 evidentemente insufficiente per attuare una politica improntata verso il socialismo. Il movimento comunista pu\u00f2 risorgere se i suoi dirigenti sapranno muoversi in maniera intelligente, ma sicuramente poco potr\u00e0 cambiare se prima non si muoveranno i lavoratori.<\/p>\n<p>Ai lavoratori sta la responsabilit\u00e0 di attivarsi, protestare anzi tutto dentro se stessi e chiedersi: \u00e8 giusto che vengano usati soldi pubblici, cio\u00e8 anche miei, per salvare delle aziende private senza nulla in cambio? No, non \u00e8 giusto. \u00c8 solo introiezione del punto di vista borghese.<\/p>\n<p>Una volta risolto il problema con noi stessi, potremo provare a convincere gli altri della bont\u00e0 dei nostri ragionamenti. Fino a quel momento tanto atteso, aspettiamoci la solita socializzazione delle perdite, accompagnata dalla permanente privatizzazione dei profitti.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/30507-politica-struttura-e-socializzazione-delle-perdite\">https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/30507-politica-struttura-e-socializzazione-delle-perdite<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Alessandro Pascale e Roberto Sidoli) Nel capitalismo di Stato contemporaneo assume ormai un ruolo sempre pi\u00f9 importante la praxis e la regola antiliberista della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite a favore dei grandi monopoli privati. 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