{"id":58850,"date":"2020-05-26T10:00:49","date_gmt":"2020-05-26T08:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58850"},"modified":"2020-05-25T14:24:21","modified_gmt":"2020-05-25T12:24:21","slug":"convergenze-mediterranee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58850","title":{"rendered":"Convergenze Mediterranee"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LA FIONDA<\/strong> (<strong>Carlo Formenti<\/strong>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/visioni-eretiche-monereo-illueca-progetto-liberazione.jpg\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00c8 da poco uscito, per i tipi di Meltemi,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.meltemieditore.it\/catalogo\/un-progetto-liberazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u201cUn progetto di liberazione. Repubblica, sovranit\u00e0, socialismo\u201d<\/a>, un libro di Manolo Monereo e Hector Illueca. Monereo, militante del PCE, imprigionato e torturato durante la dittatura, ne viene espulso per le sue critiche all\u2019atteggiamento arrendevole del partito nella transizione democratica. A met\u00e0 degli anni 80 aderisce a Izquierda Unida, di cui diventa uno dei massimi dirigenti sotto la gestione di Julio Anguita (da poco scomparso). Successivamente \u00e8 consulente per i governi progressisti dell\u2019America latina prima di ritornare in Spagna, dove aderisce a Podemos e viene eletto deputato per la circoscrizione di Cordoba. Nel 2018 decide di non ricandidarsi, in dissenso con la proposta di formare un governo di coalizione fra Podemos e il Psoe. Illueca \u00e8 ispettore del lavoro e professore di diritto del lavoro, attuale deputato di Unidas Podemos eletto nella circoscrizione di Valencia. Queste scelte differenti sono il motivo per cui l\u2019analisi della recente storia politica spagnola dei due autori si ferma al 2018, in quanto non avrebbero potuto esprimere giudizi condivisi sull\u2019operato del governo Sanchez \u2013 Iglesias. Il testo che segue riproduce, quasi integralmente, quello della mia Introduzione al libro.<\/em><\/p>\n<p>Gli scritti contenuti in questo volume ci aiutano a capire in che misura le sfide che il popolo spagnolo si trova oggi a fronteggiare somiglino a quelle con cui anche noi italiani dobbiamo fare i conti. Ma soprattutto ci aiutano capire che, per affrontarle, dovremo liberarci di quelle che Monereo e Illueca chiamano \u201cidee zombie\u201d, riferendosi a concetti come globalizzazione, europeismo, mondo senza barriere e confini, idee \u201cimpossibili da uccidere perch\u00e9 l\u2019immaginario sociale continua a rimanere ancorato al passato\u201d. Compito tutt\u2019altro che agevole, ove si consideri che le \u00e9lite politiche e culturali mainstream presentano questi cadaveri ambulanti come il non plus ultra del nuovo e della modernit\u00e0, ritorcendo contro chi li critica l\u2019accusa di essere nemici del progresso, nostalgici di un\u2019epoca irreversibilmente tramontata o, per citare gli insulti preferiti dalle sinistre \u201cradicali\u201d, populisti, sovranisti, \u201crossobruni\u201d<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn1\"><sup>[i]<\/sup><\/a>. Ma procediamo con ordine.<\/p>\n<p><strong>I. Dalla prima alla seconda globalizzazione<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 la prima volta che il sistema capitalista accarezza il sogno di un mondo senza barriere, aperto ai flussi globali di capitale, merci e persone. Alla fine del secolo XIX il pianeta viveva la sua prima grande globalizzazione, alimentata da una serie di innovazioni tecnologiche nel campo delle comunicazioni e dei trasporti, che consentirono di accelerare la circolazione di merci, denaro e capitali. Un mondo che gli apologeti del capitale dipingevano come \u201cpacificato\u201d dagli scambi commerciali.<\/p>\n<p>Ma, ricordano Monereo e Illueca, la pace \u00e8 durata solo finch\u00e9 ognuna delle potenze occidentali \u00e8 riuscita a saziare la propria sete di profitto attingendo a una quota del bottino generato dal saccheggio dell\u2019Occidente nei confronti dei popoli coloniali. \u00c8 in questa prima fase del capitalismo monopolistico, che si \u00e8 consolidata la divisione del mondo in due sfere: da una parte un centro industrializzato, dall\u2019altra una periferia sottosviluppata che fornisce al centro materie prime e riserve inesauribili di forza lavoro a basso costo. Tuttavia, sotto la superficie apparentemente tranquilla di un Occidente che scarica la sua aggressivit\u00e0 omicida lontano dai propri confini, si agitano tensioni crescenti: una classe operaia sempre pi\u00f9 forte, combattiva e organizzata che, attraverso una serie di lotte culminate con la Rivoluzione russa del 1917, suscita lo spettro del comunismo; una concorrenza sempre pi\u00f9 feroce fra potenze imperiali, che i possedimenti coloniali non bastano pi\u00f9 a placare; un\u00a0 crescendo di crisi finanziarie (sintomo di pi\u00f9 profonde contraddizioni strutturali) che culminer\u00e0 nel disastro del 1929.<\/p>\n<p>Nella prima met\u00e0 del Novecento la grande anomalia della societ\u00e0 capitalista \u2013 l\u2019unica, come argomenta Polanyi<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn2\"><sup>[ii]<\/sup><\/a>, che abbia trasformato lavoro, terra e denaro in altrettante \u201cmerci fittizie\u201d, mettendo l\u2019economia e il mercato al centro di ogni attivit\u00e0 umana\u00a0 \u2013 presenta il conto. Un conto sanguinoso fatto dei milioni di morti delle due guerre mondiali e di immani distruzioni di merci, capitali e infrastrutture. Dalla catastrofe, ricordano Monereo e Illueca, si esce con la svolta di Bretton Woods e con la generalizzazione delle strategie keynesiane, che promuovono crescita e occupazione attraverso politiche monetarie e fiscali espansive e il controllo sui flussi di capitale tramite cambi fissi ma regolabili. \u00c8 la grande trasformazione annunciata da Polanyi, iniziata con il ritorno dello Stato e del controllo politico sull\u2019economia imposto dai regimi fascisti e socialisti e proseguita, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, con il compromesso fordista fra capitale e lavoro.<\/p>\n<p>La fine di questa lunga parentesi, chiusa dalla controrivoluzione neoliberista dei primi anni Ottanta, che decreta la fine del keynesismo e inaugura la liberalizzazione selvaggia dei movimenti di capitale avviando la seconda globalizzazione, non \u00e8 solo dovuta alla contrazione del saggio di profitto eroso dalla forza contrattuale delle classi subalterne, dalla crisi petrolifera e dalla crisi fiscale dello Stato: \u00e8 anche e soprattutto frutto dell\u2019inversione di rotta degli Stati Uniti, pressati dalla crescente concorrenza di Germania e Giappone e appesantiti dai debiti generati dalla guerra del Vietnam, la loro prima sconfitta militare dalla fine della Seconda Guerra mondiale. Con la sospensione della convertibilit\u00e0 del dollaro in oro decretata da Nixon nel 1971, gli Stati Uniti mandano in soffitta gli accordi di Bretton Woods e preparano le condizioni della liberalizzazione dei mercati finanziari. La globalizzazione che le \u00e9lite politiche, economiche e mediatiche presentano oggi come l\u2019esito di un processo \u201cnaturale\u201d delle \u201cleggi\u201d del mercato, l\u2019approdo irreversibile a un\u2019economia mondiale aperta e integrata che annuncia la nascita di una nuova comunit\u00e0 universale, destinata a unificare costumi e norme delle differenti nazioni, non \u00e8 altro che l\u2019estremo tentativo degli Stati Uniti di conservare la propria egemonia, di fare del XXI un nuovo secolo americano.<\/p>\n<p>Gli effetti di questa mossa strategica sono sotto gli occhi di tutti: l\u2019economia del XXI secolo somiglia incredibilmente a quella del XIX.<strong>\u00a0\u00a0<\/strong>Concentrazione spaventosa della ricchezza, progressione geometrica delle disuguaglianze fra classi, etnie, popoli e generi;\u00a0 sovraproduzione e sottoconsumo, economia del debito privato (finanziarizzazione della vita quotidiana); drastica riduzione della spesa pubblica, smantellamento del welfare e deregolamentazione del mercato del lavoro (la capacit\u00e0 contrattuale del proletariato occidentale si dissolve nel momento in cui ogni tentativo di limitare i benefici alle imprese e difendere i livelli di protezione sociale fa s\u00ec che la produzione si sposti verso luoghi pi\u00f9 accoglienti per il capitale); una crisi ecologica sempre pi\u00f9 drammatica che minaccia le stesse condizioni di convivenza fra la specie umana e il pianeta. Prima di analizzare le reazioni della societ\u00e0 civile alla catastrofe, di quello che potremmo definire come un nuovo \u201cmomento Polanyi\u201d, occorre per\u00f2 richiamare il modo in cui Monereo e Illueca applicano il loro modello interpretativo al caso europeo.<\/p>\n<p><strong>II. La Ue come paradigma della relazione centro-periferia<\/strong><\/p>\n<p>Per comprendere quale forma specifica la globalizzazione neoliberista abbia assunto in Europa, vanno chiarite due cose. La prima: negli anni Settanta il processo di decolonizzazione\u00a0 dei Paesi del Terzo mondo sembrava compiuto ma, come spiega Samir Amin<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn3\"><sup>[iii]<\/sup><\/a>, il colonialismo non \u00e8 affatto finito, pi\u00f9 semplicemente ha abbandonato la forma classica dell\u2019occupazione territoriale per assumere quella dell\u2019espropriazione sistematica di risorse dei Paesi del Nord del mondo nei confronti di quelli del Sud; un dispositivo fondato sull\u2019economia del debito pubblico governata dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale e sull\u2019asservimento delle borghesie nazionali che, da guida delle lotte di liberazione, si trasformano progressivamente in agenti al servizio dell\u2019imperialismo occidentale. Un destino cui riescono a sottrarsi solo due grandi potenze emergenti come la Cina e l\u2019India.\u00a0 La seconda: la relazione centro-periferia descritta dai teorici della dipendenza<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn4\"><sup>[iv]<\/sup><\/a>\u00a0non si applica solo ai rapporti fra Paesi occidentali e Terzo mondo, vale anche all\u2019interno del territorio europeo. Gi\u00e0 il nazismo, come chiarito da Domenico Losurdo<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn5\"><sup>[v]<\/sup><\/a>\u00a0e come ricordano a loro volta Monereo e Illueca, aveva tentato di colonizzare gli altri Paesi europei, a partire da quelli dell\u2019Est, per impadronirsi delle loro risorse e ridurne in schiavit\u00f9 la forza lavoro, proponendo, di fatto, la continuazione della politica coloniale occidentale sul territorio europeo. Altri due esempi di colonizzazione interna allo spazio europeo sono quelli dell\u2019unificazione italiana del 1861<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn6\"><sup>[vi]<\/sup><\/a>\u00a0e di quella tedesca del 1990, due processi che hanno assunto il carattere di vere e proprie annessioni delle regioni deboli dei due Paesi da parte delle regioni dominanti sul piano economico e politico.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9, scrivono Monereo e Illueca, \u201cL\u2019apparato concettuale della teoria della dipendenza risulta imprescindibile per comprendere l\u2019autentica natura del progetto europeo\u201d, nella misura in cui il processo di costruzione della Ue presenta caratteristiche del tutto simili a quelle del processo di subordinazione dei Paesi ex coloniali alle nuove potenze imperiali. Come ha drammaticamente dimostrato il caso della Grecia, gli \u201caiuti\u201d ai Paesi indebitati garantiti da dispositivi come il MES, svolgono esattamente lo stesso ruolo dei procedimenti del FMI che servono a imporre la legge dell\u2019economia del debito, mentre le borghesie dei Paesi periferici dell\u2019Est e del Sud Europa svolgono nei confronti della nazione egemone, la Germania, esattamente lo stesso ruolo delle borghesie compradore dei Paesi ex coloniali. Nella terminologia gramsciana, scrivono Monereo e Illueca, si potrebbe dire che le classi dirigenti dei Paesi periferici, includendo la destra, la sinistra e gli stessi sindacati, sono una \u201clumpen-oligarchia\u201d che si comporta \u201ccome il partito dello straniero che garantisce la subordinazione e l\u2019assoggettamento economico alla potenza egemonica nello spazio europeo\u201d.<\/p>\n<p>La costituzione materiale della Ue coincide con il Trattato di Maastricht e successivi accordi come il Fiscal Compact, che hanno costituzionalizzato le politiche neoliberali per sottrarle al dibattito democratico, instaurando uno stato di eccezione in cui i poteri reali sovvertono lo stato sociale di diritto e pervertono l\u2019idea stessa di democrazia. Trova cos\u00ec attuazione il sogno di von Hayek, il quale vedeva nella realizzazione di uno spazio sovranazionale fondato sui principi dell\u2019ordoliberalismo la chance di instaurare una separazione radicale fra politica ed economia, che avrebbe sradicato qualsiasi possibilit\u00e0 di\u00a0 interferenza popolare nello sviluppo del libero mercato.\u00a0 Ma l\u2019egemonia tedesca non \u00e8 frutto di un\u2019imposizione, bens\u00ec della rinuncia spontanea dei Paesi periferici alla propria sovranit\u00e0, nella misura in cui \u201cla Germania fa il lavoro sporco che nessuna borghesia del Sud Europa potrebbe realizzare da sola, in cambio le viene garantito il predominio economico e la supremazia politica\u201d. A prescindere dalla peculiarit\u00e0 europea del processo di globalizzazione neoliberista, i suoi effetti sono identici a quelli che tutti i cittadini occidentali sperimentano sulla loro pelle: si attenua la frontiera tra lavoratori precari, disoccupati e fissi; i lavoratori a tempo indeterminato, i pensionati e i funzionari pubblici si percepiscono come privilegiati, detentori di un \u201cprivilegio\u201d che appare tuttavia minacciato da future riforme del lavoro, dalla insicurezza sociale generalizzata, dalla paura ambientale, dalla sfiducia. Il futuro non \u00e8 pi\u00f9 prevedibile n\u00e9, tantomeno, controllabile. Tutte le condizioni di un nuovo momento Polanyi sono dunque largamente presenti.<\/p>\n<p>III<strong>. Dal populismo alla costruzione di un nuovo soggetto politico della trasformazione<\/strong><\/p>\n<p>In tutto il mondo stiamo oggi assistendo a \u201cun\u2019insurrezione plebea e nazional-popolare\u201d contro la globalizzazione che assume forme diverse \u2013 progressive o reazionarie \u2013 a seconda delle circostanze: da un lato abbiamo le rivoluzioni bolivariane in America Latina, grandi sollevazioni spontanee come le primavere arabe, Occupy Wall Street, il 15M, i gilet gialli, il voto inglese sulla Brexit, il voto italiano contro le riforme costituzionali proposte da Renzi e la nascita di progetti politici inediti come Podemos, France Insoumise, il Movimento 5Stelle che prendono distanza dalle sinistre tradizionali, sempre pi\u00f9 compromesse nella gestione di politiche neoliberiste e antipopolari; dall\u2019altro lato crescono reazioni nazionaliste e xenofobe al globalismo incarnate da leader politici come Salvini e Marine Le Pen. Questa ondata \u201cpopulista\u201d, contro cui le \u00e9lite politiche, economiche e mediatiche cercano di costruire dei fronti comuni dei partiti tradizionali di destra, centro e sinistra contro una presunta minaccia totalitaria<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn7\"><sup>[vii]<\/sup><\/a>\u00a0a quel sistema democratico che loro stessi hanno contribuito a distruggere, nasce da una diffusa domanda di protezione dei perdenti al gioco della globalizzazione (precari, disoccupati, lavoratori poveri, classi medie proletarizzate, artigiani, piccoli e medi imprenditori, dipendenti pubblici minacciati da privatizzazioni e tagli alla spesa sociale, ecc.) che chiedono sicurezza sociale e livelli di reddito in grado di garantire una vita dignitosa. Il fatto che a rappresentare politicamente questa domanda siano oggi soprattutto formazioni di destra, argomentano Monereo e Illueca, \u00e8 dovuto alla mutazione delle sinistre socialdemocratiche e radicali che, dopo essersi convertite al liberismo e dopo aver spostato la loro attenzione e il loro impegno dalle classi subalterne ai ceti medio alti e alle minoranze di ogni tipo, appaiono prive di qualsiasi progetto alternativo nonch\u00e9 portatrici di una cultura elitista e cosmopolita che disprezza il popolo.<\/p>\n<p>Se il populismo rappresenta la forma che la lotta di classe assume in un\u2019epoca in cui le classi subalterne, dopo anni di guerra di classe dall\u2019alto<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn8\"><sup>[viii]<\/sup><\/a>\u00a0, appaiono divise, individualizzate, disorganizzate sia sul piano sindacale che su quello politico, prive di identit\u00e0 culturale e scarsamente consapevoli dei propri interessi comuni<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn9\"><sup>[ix]<\/sup><\/a>, allora alle sue versioni \u201cdi sinistra\u201d spetta il ruolo di occupare un vuoto di rappresentanza sempre pi\u00f9 grande e di costruire alternative in una fase in cui queste non sembrerebbero praticabili, smentendo la sentenza di Margareth Tatcher (\u201cThere is no alternative\u201d). Il rischio, tuttavia, \u00e8 quello di interpretare questo compito nei termini d\u2019una banale alternativa elettorale. Costruire una forza politica con volont\u00e0 di maggioranza e di governo, costruire un\u2019alternativa credibile al bipartitismo per andare al governo e cambiare le cose \u00e8 un obiettivo fondamentale, ma non basta. Monereo e Illueca prospettano orizzonti pi\u00f9 ambiziosi: l\u2019alleanza fra Podemos e Izquierda Unida ha dato s\u00ec vita a una coalizione elettorale che ha ottenuto risultati importanti, ma la sua influenza \u00e8 rimasta perlopi\u00f9 confinata sul terreno dell\u2019opinione. Le sono mancate la capacit\u00e0 e la volont\u00e0 di radicarsi nel territorio, di creare comitati unitari di base capaci di stimolare la cittadinanza a impegnarsi nella lotta sociale ed elettorale al di l\u00e0 dei partiti organizzati nella coalizione.<\/p>\n<p>Da quest\u2019ultima riflessione critica si capisce chiaramente dove mirano i due autori: il vero obiettivo non \u00e8 costruire una coalizione elettorale bens\u00ec un nuovo soggetto politico. Per questo occorre \u201cpensare in grande\u201d, proiettarsi al di l\u00e0 della coalizione elettorale e seguire la lezione di Gramsci, che invita a ragionare nei termini della costruzione di un blocco sociale. Per questo ci vuole molto di pi\u00f9 che lanciare efficaci campagne di opinione: occorre costruire un forza politica con volont\u00e0 di egemonia, capace di produrre un discorso proprio e un vocabolario che lo espliciti, che si radichi nella mente della maggioranza fino a divenire senso comune. Solo cos\u00ec sar\u00e0 possibile costruire una speranza cosciente e realistica<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn10\"><sup>[x]<\/sup><\/a>, perch\u00e9 \u201cpassare dalla rassegnazione alla speranza esige capacit\u00e0 di sognare ed emozionarsi, proposte capaci di costruire nuovi immaginari per grandi maggioranze\u201d. Occorre, infine, costruire un\u2019immagine molto chiara del nemico, perch\u00e9 senza nemico non pu\u00f2 esistere politica<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn11\"><sup>[xi]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>Ancorch\u00e9 la logica populista appaia rozza e semplificatoria, \u00e8 difficile non riconoscerle il merito<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_edn12\"><sup>[xii]<\/sup><\/a>\u00a0di essere particolarmente efficace nello svolgere tale compito, nella misura in cui, in tutti contesti in cui ha strutturato la rabbia popolare contro la globalizzazione, ha permesso di identificare il nemico nell\u2019oligarchia, concepita come il meccanismo che unifica, centralizza e organizza i tre grandi poteri economico, politico e mediatico. In Italia, per identificare questo nemico, si \u00e8 usato soprattutto il termine di\u00a0<em>casta<\/em>. All\u2019inizio ci\u00f2 \u00e8 avvenuto anche in Spagna, ma poi si \u00e8 preferito utilizzare\u00a0<em>trama<\/em>\u00a0(una metafora \u201ctessile\u201d che fa riferimento al fitto intreccio di interessi fra i tre grandi poteri appena citati). Il concetto di casta, argomentano i due autori, viene spesso associato alla corruzione dei tradizionali leader politici, ma ci\u00f2 comporta il rischio che si finisca per rimuovere il fatto che non ci sono solo i corrotti, ma anche i corruttori, e che a dominare sono soprattutto i secondi, i quali controllano le leve dei grandi poteri economici. Se l\u2019attenzione si concentra esclusivamente sui primi, ci\u00f2 pu\u00f2 alimentare l\u2019illusione che per cambiare le cose basti mandare al governo dei politici onesti, una visione moralista che rimuove la necessit\u00e0 di un cambio radicale di sistema. La vera posta in gioco dello scontro consiste nella costruzione di una patria che, scrivono i nostri, \u201cnon \u00e8 comunit\u00e0 immaginata n\u00e9 nazionalismo, ma\u00a0<em>res publica<\/em>, un futuro da costruire collettivamente, societ\u00e0 di uomini e donne liberi che lottano per l\u2019autogoverno della cittadinanza, sovranit\u00e0 popolare e indipendenza nazionale\u201d. Cos\u00ec siamo arrivati al nodo cruciale del rapporto fra sovranit\u00e0 popolare, sovranit\u00e0 nazionale e rivoluzione sociale.<\/p>\n<p><strong>4. Sovranit\u00e0 popolare, sovranit\u00e0 nazionale e cambiamento sociale. Convergenze mediterranee (Grecia, Italia e Spagna)<\/strong><\/p>\n<p>Se la globalizzazione ha depoliticizzato l\u2019economia, mercantilizzato beni comuni e relazioni sociali, de-democratizzato lo Stato e le istituzioni,\u00a0 il compito di ogni forza politica che si proponga di costruire una reale alternativa al sistema liberista dev\u2019essere quello di ripoliticizzare, demercantilizzare, ridemocratizzare. Tuttavia, per realizzare tali obiettivi, andare al governo \u00e8 condizione necessaria ma non sufficiente: occorre ricostruire lo Stato su nuove basi, dotandolo di un potere capace di regolare l\u2019economia, di garantire il pieno impiego, di redistribuire reddito e diritti sociali, di rifondare la democrazia restituendo il potere costituente del popolo, occorre avviare un processo costituente che dia vita a un nuovo progetto di Paese giusto, solidale e democratico.<\/p>\n<p>Questo vale soprattutto per la Spagna che, fra l\u2019altro, deve sbarazzarsi di una monarchia obsoleta e delegittimata dagli scandali e risolvere le gravi tensioni interne fra culture e tradizioni diverse e in conflitto reciproco, dando vita a uno Stato federale e plurinazionale. Vale forse meno per l\u2019Italia, dove il problema \u00e8 piuttosto quello di restaurare e dare attuazione ai principi della Costituzione del 48, sconciata da una serie di \u201criforme\u201d liberiste che hanno fatto di tutto per neutralizzarne il potenziale di trasformazione in senso socialista del Paese. In entrambi i casi, tuttavia, l\u2019obiettivo prioritario \u00e8 conquistare il potere per restaurare la democrazia e la sovranit\u00e0 popolare. Ma nessuna sovranit\u00e0 popolare sar\u00e0 possibile senza riconquistare la sovranit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p>Per sostenere l\u2019occupazione, difendere i salari e lo stato sociale occorre infatti sganciarsi da un\u2019Europa a guida tedesca che non consente alla Spagna (ma il discorso vale per tutti gli altri Paesi mediterranei) di sviluppare un\u2019industria forte, diversificata e tecnicamente avanzata, n\u00e9 di garantire ai propri cittadini il pieno godimento dei diritti sociali e sindacali e uno stato sociale degno. La posizione degli europeisti \u201ccritici\u201d, che sognano di realizzare questi obiettivi democratizzando la Ue, \u00e8 puramente illusoria. Se \u00e8 infatti vero che i conflitti sociali continuano ad avere al centro gli Stati nazionali, che la democrazia continua a fondarsi su un\u2019uguaglianza giuridica fondata sulla cittadinanza e l\u2019appartenenza ad una comunit\u00e0 di uguali, ne deriva che la sovranit\u00e0 popolare non pu\u00f2 disconnettersi dallo Stato e dalla democrazia intesa come autogoverno delle popolazioni e chi pensa si tratti semplicemente di trasferire il compito di realizzare queste condizioni dai singoli Stati membri della Ue a degli immaginari Stati Uniti d\u2019Europa non ha capito che non esiste uno stato nazione europeo n\u00e9 esiste alcuna possibilit\u00e0 che possa essere creato in futuro, perch\u00e9 l\u2019Unione Europea non \u00e8 nata per questo ma solo per costruire quel sistema monetario e quella rete di trattati e accordi intergovernativi che garantiscono l\u2019egemonia della Germania e il rigoroso rispetto dei principi ordoliberali. Non si pu\u00f2 riformare l\u2019Europa anche perch\u00e9 oggi \u201cper essere riformisti bisogna essere rivoluzionari\u201d e la Ue \u00e8 nata precisamente per frustrare qualsiasi velleit\u00e0 rivoluzionaria dei popoli che ne fanno parte.<\/p>\n<p>Certamente non lo aveva capito Syriza. Analizzando il catastrofico esito della crisi del debito greco, culminata con i diktat della Troika che hanno imposto al popolo greco un feroce regime di austerit\u00e0 che i cittadini di quel Paese hanno pagato \u2013 e continuano tuttora a pagare \u2013 a carissimo prezzo, gli autori ne rintracciano le radici in quel miscuglio di riformismo socialdemocratico ed europeismo che ha ispirato le scelte politiche di Tsipras, il quale, in nessun momento della crisi che lo ha travolto, ha mai nemmeno lontanamente contemplato la possibilit\u00e0 che la Grecia potesse realmente uscire dall\u2019Euro. Il Tsipras che vediamo oggi incarna \u2013 ove lo si paragoni al leader che tante aspettative aveva suscitato qualche anno fa \u2013 un perfetto esempio di trasformismo, pratica che, scrivono gli autori, consiste nel cooptare, integrare e domare i ribelli, uno \u201cstrumento per ampliare la classe politica dominante includendo alcune rivendicazioni popolari per dividere le classi subalterne\u201d.<\/p>\n<p>Non meno interessanti le considerazioni sull\u2019Italia contenute negli articoli raccolti nel quinto e ultimo capitolo. Soprattutto quelli in cui gli autori replicano ai duri attacchi da parte delle sinistre radicali spagnole nei confronti di certi loro apprezzamenti su alcuni provvedimenti del governo \u201cgialloverde\u201d, come il cosiddetto \u201cdecreto dignit\u00e0\u201d. Nelle repliche argomentano che quel governo \u201cpopulista e sovranista\u201d aveva dato voce al sentimento antiglobalista\u00a0 di due blocchi sociali differenti e contraddittori: da un lato la Lega, espressione delle piccole e medie imprese del Nord (appoggiate dagli strati medi e superiori della forza lavoro) minacciate dall\u2019invasione dei capitali e delle merci straniere, dall\u2019altro l\u2019M5S, espressione della classi subalterne e dei ceti medi impoveriti del Centro-Sud. Quella composizione sociale, scrivono gli autori, ha fatto s\u00ec che, pur non rappresentando un progetto progressivo, quella coalizione sia stata costretta ad accogliere, sia pure in misura limitata, alcune rivendicazioni degli strati sociali inferiori, ma soprattutto abbia dimostrato l\u2019esistenza\u00a0 di uno spazio politico occupabile da un terzo polo, alternativo al bipolarismo fra destra e sinistra e alla loro rituale alternanza nella gestione degli interessi delle \u00e9lite neoliberiste.<\/p>\n<p>I testi raccolti nel volume si fermano al 2018, quindi non sono aggiornati, per quanto riguarda l\u2019Italia,\u00a0 alla caduta del governo gialloverde, alla successiva nascita del governo giallorosso (M5S e PD pi\u00f9 frattaglie di centro e sinistra), n\u00e9 sono aggiornati, per quanto riguarda la Spagna, al ritorno di Sanchez alla guida del Psoe e, dopo una serie di elezioni inconcludenti, alla formazione di una coalizione fra il Psoe e una Podemos ridimensionata sul piano elettorale. Quest\u2019ultimo evento \u00e8 quello che ha fatto s\u00ec che Manolo Monereo abbia rinunciato a ricandidarsi come deputato di Cordoba, proprio in quanto contrario all\u2019accordo fra Psoe e Podemos. L\u2019alleanza di Podemos con il Psoe (come la nuova alleanza fra l\u2019M5S e il PD) va inquadrata nel contesto del clima \u201cfrontista\u201d che, in diversi Paesi europei, ha visto sempre pi\u00f9 spesso i movimenti populisti di sinistra cedere agli argomenti delle sinistre liberali che invitano all\u2019unione contro il \u201cpericolo fascista\u201d rappresentato dalle forze populiste di destra. Ed \u00e8 in\u00a0 questo contesto che il giudizio di Monereo sul governo gialloverde aveva suscitato scandalo, in quanto riferito all\u2019operato di una coalizione fra l\u2019M5S e il \u201cfascista\u201d Salvini. Ma questa assimilazione di tutti i partiti di destra al fascismo, che si basa soprattutto sulla loro ideologia xenofoba e sessista, rimuove quelle che furono le specifiche caratteristiche storiche del fenomeno nazifascista (a partire dal nazionalismo bellicoso ed espansionista), si tratta di una pericolosa \u201cbanalizzazione\u201d del fascismo (\u201cquando tutto \u00e8 fascismo niente \u00e8 fascismo\u201d) che impedisce di comprendere come in Europa non sia in corso uno scontro fra fascismo ed europeismo liberale e cosmopolita, bens\u00ec fra due nazionalismi: quello economico tedesco e quello reattivo di altri Paesi. Una incomprensione che induce a pericolosi errori tattici e strategici, confonde le idee in merito a quale sia il nemico e soprattutto impedisce di capire che \u201cil sovranismo \u00e8 venuto per restare, e la vera domanda \u00e8 chi organizzer\u00e0 le forze sociali che chiedono protezione, sicurezza e identit\u00e0\u201d. Finch\u00e9 l\u2019atteggiamento delle sinistre rester\u00e0 quello descritto, la risposta \u00e8 chiarissima: l\u2019egemonia continuer\u00e0 a spettare alle destre.<\/p>\n<p>A chi invita a lottare per la sovranit\u00e0 nazionale come precondizione necessaria alla restaurazione della sovranit\u00e0 popolare e della democrazia, e del diritto di promuovere politiche sociali a favore delle classi subalterne, gli europeisti \u201ccritici\u201d ribattono puntualmente che la globalizzazione \u00e8 un processo \u201coggettivo\u201d e irreversibile, al quale \u00e8 impossibile opporsi. Ma questo argomento appare svuotato dall\u2019evidente tendenza in atto alla rinazionalizzazione della politica, dal riapparire delle pratiche protezioniste e dall\u2019intensificazione dello scontro fra potenze locali, regionali e globali in un contesto geopolitico sempre pi\u00f9 conflittuale e caotico. La globalizzazione perde sempre pi\u00f9 la sua aura \u201cneutrale\u201d di processo economico e si rivela per ci\u00f2 che \u00e8: vale a dire lo sforzo degli Stati Uniti per conservare un\u2019egemonia che ha progressivamente perso legittimit\u00e0 per trasformarsi in un dominio basato esclusivamente sul potere militare. Uno sforzo pericoloso per la pace mondiale, dal momento che gli Stati Uniti non sono disposti a rinunciare pacificamente alla propria posizione dominante accettando il gigantesco trasferimento di potere in atto da Occidente a Oriente. In questo contesto i Paesi del Sud Europa dovranno scegliere se restare nel campo di un Occidente in crisi, se alimentare le velleit\u00e0 europee di costituirsi in terzo polo imperialista, oppure se guardare a quel paradigma politico basato sul ruolo dello Stato come centro di una strategia di sviluppo nazionale che aspira a integrare le classi popolari che emerge, anche se non senza contraddizioni, dall\u2019esperienza dei Brics. L\u2019opzione che gli autori\u00a0 di questo libro ci invitano a scegliere\u00a0 \u00e8 chiara.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref1\"><sup>[i]<\/sup><\/a>\u00a0Questo insulto, che evoca uno spettro degli anni Trenta del Novecento, allorch\u00e9 i nazional bolscevichi tedeschi tentarono di costruire un terzo polo fra nazisti e comunisti (Cfr.\u00a0 Milanesi,\u00a0<em>Ribelli e borghesi, Nazionalbolscevismo e rivoluzione conservatrice. 1914-1933<\/em>, Aracne, Roma 2011), suona oggi anacronistico in assenza di una credibile minaccia fascista (vedi in merito quanto scrivono Monereo e Illueca nell\u2019ultima parte di questo libro, laddove analizzano la situazione italiana).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref2\"><sup>[ii]<\/sup><\/a>\u00a0Cfr. K. Polanyi,\u00a0<em>La grande trasformazione,\u00a0<\/em>Einaudi, Torino 1974.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref3\"><sup>[iii]<\/sup><\/a>\u00a0Vedi, in particolare: S. Amin,\u00a0<em>La d\u00e9connextion.\u00a0<\/em><em>Pour sortir du syst\u00e8me mondial,\u00a0<\/em>La D\u00e9couvert, Paris 1986;\u00a0<em>Classe et nation,\u00a0<\/em>Nouvelles Editions Numeriqu\u00e9s Africaines, Dakar 2015;\u00a0<em>L\u2019implosion du capitalisme contemporain<\/em>, Nouvelles Editions Numeriqu\u00e9s Africaines, Dakar 2014.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref4\"><sup>[iv]<\/sup><\/a>\u00a0Una approfondita descrizione della storia delle teorie della dipendenza, e del pensiero degli autori che le hanno elaborate, da Paul Baran a Samir Amin, passando per Frank, Arrighi, Wallerstein e altri, si pu\u00f2 trovare nel sito di Alessandro Visalli \u201cNella fertilit\u00e0 cresce il tempo\u201d (<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com<\/a>\u00a0).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref5\"><sup>[v]<\/sup><\/a>\u00a0Cfr. D. Losurdo,\u00a0<em>Il marxismo occidentale. Come nacque, come mor\u00ec, come pu\u00f2 rinascere,<\/em>\u00a0Laterza, Roma-Bari 2017.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref6\"><sup>[vi]<\/sup><\/a>\u00a0Sull\u2019unificazione italiana come processo di colonizzazione del Sud da parte del Nord cfr. N. Zitara,\u00a0<em>L\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia. Nascita di una colonia<\/em>, Jaka Book, Milano 2010.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref7\"><sup>[vii]<\/sup><\/a>\u00a0Il culmine della sfrontatezza e della mistificazione ideologica si \u00e8 raggiunto con la risoluzione del Parlamento europeo che equipara fascismo e comunismo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref8\"><sup>[viii]<\/sup><\/a>\u00a0Cfr. L. Gallino,\u00a0<em>La lotta di classe dopo la lotta di classe,\u00a0<\/em>Laterza, Roma-Bari 2012.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref9\"><sup>[ix]<\/sup><\/a>\u00a0In effetti questa definizione del populismo \u00e8 quella che chi scrive ha formulato ne\u00a0<em>La variante populista,\u00a0<\/em>DeriveApprodi, Roma 2016 (vedi anche\u00a0<em>Il socialismo \u00e8 morto. Viva il socialismo,\u00a0<\/em>Meltemi, Milano 2019) ma, come il lettore potr\u00e0 verificare, non si discosta molto da quella che ne danno i due autori.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref10\"><sup>[x]<\/sup><\/a>\u00a0Nel libro sono frequenti i riferimenti alla categoria della speranza, formulata in termini di utopia concreta, un approccio che evoca il pensiero di un autore marxista \u201cclassico\u201d come Ernst Bloch (cfr.\u00a0<em>Il principio speranza,\u00a0<\/em>Mimesis, Milano-Udine 2019 (3 voll.).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref11\"><sup>[xi]<\/sup><\/a>\u00a0Qui il riferimento a Carl Schmitt \u00e8 trasparente: cfr.\u00a0<em>le categorie del politico,\u00a0<\/em>il Mulino, Bologna 1972.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/#_ednref12\"><sup>[xii]<\/sup><\/a>\u00a0Cfr. in questo senso le opere di E. Laclau: vedi, in particolare,\u00a0<em>la ragione populista,\u00a0<\/em>Laterza, Roma-Bari 2008.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/22\/convergenze-mediterranee\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Carlo Formenti) &nbsp; &nbsp; \u00c8 da poco uscito, per i tipi di Meltemi,\u00a0\u201cUn progetto di liberazione. Repubblica, sovranit\u00e0, socialismo\u201d, un libro di Manolo Monereo e Hector Illueca. Monereo, militante del PCE, imprigionato e torturato durante la dittatura, ne viene espulso per le sue critiche all\u2019atteggiamento arrendevole del partito nella transizione democratica. A met\u00e0 degli anni 80 aderisce a Izquierda Unida, di cui diventa uno dei massimi dirigenti sotto la gestione di Julio&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":100,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fjc","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58850"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/100"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58850"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58850\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58851,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58850\/revisions\/58851"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58850"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58850"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58850"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}