{"id":58853,"date":"2020-05-26T11:00:33","date_gmt":"2020-05-26T09:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58853"},"modified":"2020-05-25T14:28:53","modified_gmt":"2020-05-25T12:28:53","slug":"obamagate-peggio-del-watergate-tutte-le-impronte-di-obama-nella-campagna-per-sabotare-la-presidenza-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58853","title":{"rendered":"Obamagate peggio del Watergate: tutte le impronte di Obama nella campagna per sabotare la presidenza Trump"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ATLANTICO QUOTIDIANO<\/strong> (<strong>Federico Punzi<\/strong>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.atlanticoquotidiano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Obama_Comey-scaled-e1589332142886.jpg?fit=900%2C576\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u201cObamagate makes Watergate look small time!\u201d<\/em>, il\u00a0<em>Watergate<\/em>\u00a0\u00e8 poca cosa in confronto all\u2019<em>Obamagate<\/em>. \u201cIl pi\u00f9 grande crimine politico della storia americana\u201d, un crimine \u201cmolto grave\u201d. I roboanti tweet del presidente Trump di ieri e dei giorni scorsi aprono di fatto quello che lui stesso ha ribattezzato\u00a0<em>\u201cObamagate\u201d<\/em>\u00a0e sembrano suggerire che l\u2019inchiesta del procuratore Durham sulle origini dell\u2019indagine di controintelligence sulla presunta collusione con la Russia stia puntando al bersaglio pi\u00f9 grosso: l\u2019ex presidente Obama.<\/p>\n<p>Sui media italiani, gli stessi che per mesi hanno cavalcato e fatto da megafono alla bufala del\u00a0<em>Russiagate<\/em>, \u00e8 probabile che non leggerete e non sentirete nulla di quanto sta accadendo in questi giorni a Washington.<\/p>\n<p>Ma come si \u00e8 arrivati al coinvolgimento dell\u2019ex presidente Obama in quello che l\u2019Attorney General William Barr ha di recente definito \u201cun intero schema di eventi per sabotare la presidenza Trump\u201d? Da un passaggio della testimonianza declassificata dell\u2019ex vice procuratore generale Sally Yates, che\u00a0<a href=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/rubriche\/cadono-le-accuse-contro-flynn-crolla-un-altro-pilastro-del-russiagate-e-ora-si-mette-male-per-comey\/\">abbiamo riportato gi\u00e0 la scorsa settimana<\/a>. La vice AG dichiar\u00f2 al team del procuratore speciale Mueller di aver appreso delle telefonate di dicembre tra il generale Flynn (consigliere per la sicurezza nazionale entrante) e Kislyak (l\u2019ambasciatore russo a Washington), e del loro contenuto, sanzioni comprese, dal presidente Obama in persona, al termine di una riunione nello Studio Ovale il 5 gennaio 2017, sullo scadere quindi della transizione tra le due amministrazioni, e di esserne rimasta \u201csorpresa\u201d. Presenti anche il vicepresidente Biden, il direttore dell\u2019FBI Comey e il consigliere per la sicurezza nazionale Susan Rice. L\u2019incontro seguiva una riunione pi\u00f9 allargata con tutti i vertici della comunit\u00e0 di intelligence Usa (Brennan della CIA e il DNI Clapper) che aveva come oggetto la valutazione sulle interferenze della Russia nelle elezioni presidenziali appena tenutesi con l\u2019esito che sappiamo. Dell\u2019indagine su Flynn e delle sue telefonate con Kislyak si parl\u00f2 anche nella riunione allargata precedente?<\/p>\n<p>Dalle audizioni a porte chiuse della Commissione Intelligence della Camera declassificate la scorsa settimana (57 in tutto tra 2017 e 2018, 6.000 pagine) sappiamo che l\u2019allora direttore dell\u2019Intelligence Nazionale, James Clapper, testimoni\u00f2 a luglio del 2017 di non aver mai informato il presidente Obama dell\u2019oggetto di quelle conversazioni. Ma durante la sua audizione del 2 marzo, il direttore dell\u2019FBI Comey aveva dichiarato che fu proprio Clapper ad informare il presidente prima dell\u2019incontro nello Studio Ovale con Rice, Comey e Sally Yates.<\/p>\n<p>Le identit\u00e0 dei funzionari dell\u2019amministrazione Obama che erano a conoscenza delle chiamate tra Flynn e Kislyak sono diventate uno snodo chiave nell\u2019indagine del procuratore Durham. Il nome di Flynn e i contenuti dei suoi colloqui con Kislyak erano informazioni classificate ai massimi livelli, eppure furono passate al\u00a0<em>Washington Post<\/em>\u00a0all\u2019inizio di gennaio per creare un pretesto affinch\u00e9 l\u2019FBI interrogasse Flynn. Un grave illecito. Di ieri la notizia che l\u2019attuale direttore dell\u2019Intelligence Nazionale, Richard Grenell, ha autorizzato la declassificazione dei nomi dei funzionari autorizzati a conoscere l\u2019identit\u00e0 di Flynn nelle trascrizioni delle intercettazioni.<\/p>\n<p>Ora sappiamo, dalle note del capo della controintelligence Bill Priestap, che\u00a0<a href=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/quotidiano\/flynn-incastrato-dallfbi-per-sabotare-trump-i-documenti-che-lo-scagionano-e-inguaiano-comey-e-mccabe\/\">abbiamo gi\u00e0 riportato<\/a>, dagli altri documenti di recente declassificati e dalla richiesta del Dipartimento di Giustizia di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/rubriche\/cadono-le-accuse-contro-flynn-crolla-un-altro-pilastro-del-russiagate-e-ora-si-mette-male-per-comey\/\">lasciar cadere le accuse contro Flynn<\/a>, che in quelle conversazioni telefoniche non c\u2019era nulla di inappropriato, che l\u2019FBI gi\u00e0 il 4 gennaio era pronta a chiudere l\u2019indagine, ma che al 7\u00b0 piano dell\u2019agenzia (direttore e vice) decisero di tenerla aperta e di interrogare, pur senza basi investigative legittime, il primo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, per indurlo in errore cos\u00ec da poterlo incriminare o farlo licenziare. In una parola, una trappola, che avrebbe letteralmente fatto esplodere il\u00a0<em>Russiagate<\/em>.<\/p>\n<p>Due giorni dopo l\u2019interrogatorio del 24 gennaio, Sally Yates, in quel momento procuratore generale ad interim, utilizz\u00f2 quelle trascrizioni per cercare di far licenziare Flynn, avvertendo la Casa Bianca che il neo consigliere si era \u201ccompromesso\u201d con una falsa dichiarazione ed era \u201cvulnerabile\u201d ai ricatti russi. Cosa che sapeva benissimo essere falsa.<\/p>\n<p>Ma la versione della Yates, non smentita, indica che almeno dal 5 gennaio il presidente Obama era a conoscenza dell\u2019indagine e del contenuto delle telefonate, e mostra come il direttore Comey abbia volutamente aggirato il Dipartimento di Giustizia e ignorato la vice procuratore generale. Il team Durham starebbe indagando per verificare i sospetti dei legali di Flynn, secondo i quali fu proprio Obama a ordinare a Comey e alla Yates di continuare l\u2019indagine sul generale, sul presupposto della violazione del Logan Act, proprio durante l\u2019incontro del 5 gennaio. Sulla base evidentemente di una motivazione politica, dato che elementi a suo carico non erano emersi, nemmeno nelle telefonate con Kislyak, e l\u2019indagine era gi\u00e0 praticamente chiusa dal giorno prima. Insomma, sarebbe stato Obama il vero architetto del\u00a0<em>Russiagate<\/em>.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 anche una prova \u201clogica\u201d. Nelle dichiarazioni del vice direttore McCabe e del capo della controintelligence Priestap, la decisione dell\u2019FBI di non procedere con un \u201cbriefing difensivo\u201d al candidato Trump sul rischio che qualcuno della sua squadra stesse colludendo con la Russia viene sempre motivata con il fatto che all\u2019epoca non sapevano esattamente chi della Campagna fosse coinvolto con i russi e non volevano pregiudicare l\u2019indagine influenzando il comportamento dei sospettati. Ci sta. La motivazione per\u00f2 non regge pi\u00f9 all\u2019indomani dell\u2019elezione di Trump, dal momento che l\u2019FBI aveva ormai individuato quattro persone, tra cui il generale Flynn, su cui concentrare le proprie indagini in altrettanti filoni dell\u2019inchiesta\u00a0<em>Crossfire Hurricane<\/em>. Eppure, ancora nessun \u201cbriefing difensivo\u201d a colui che era nel frattempo diventato il presidente eletto.<\/p>\n<p>Quindi arriva l\u2019incontro del 5 gennaio. Nei suoi appunti, l\u2019allora consigliere per la sicurezza nazionale Susan Rice ricorda che \u201cdal punto di vista della sicurezza nazionale, il presidente Obama ha affermato di voler essere sicuro che, mentre ci impegniamo con la squadra entrante, siamo attenti nell\u2019accertare se c\u2019\u00e8 qualche motivo per cui non possiamo condividere completamente le informazioni per quanto riguarda la Russia\u201d. Inoltre, scrive la Rice, \u201cil presidente ha chiesto a Comey di informarlo di qualsiasi sviluppo nelle prossime settimane che dovrebbe influenzare il modo in cui condividiamo informazioni classificate con la squadra entrante\u201d. E il direttore dell\u2019FBI eseguir\u00e0 l\u2019ordine.<\/p>\n<p>Obama sapeva che il presidente Trump avrebbe nominato Flynn consigliere per la sicurezza nazionale. E sapeva che era in corso un\u2019indagine dell\u2019FBI su Flynn, sull\u2019ipotesi che collaborasse con la Russia. Eppure, ordin\u00f2 ai suoi di non metterne al corrente il presidente eletto.<\/p>\n<p>Anche dopo l\u2019insediamento della nuova amministrazione, Comey ha continuato a seguire il suggerimento di Obama non informando Trump e, anzi, violando prassi e protocolli il 24 gennaio ha mandato i suoi agenti alla Casa Bianca per interrogare Flynn.<\/p>\n<p>Delle due l\u2019una, come ha osservato Margot Cleveland di\u00a0<em>The Federalist<\/em>, o il presidente Obama voleva lasciare un sospetto \u201cagente russo\u201d alla Casa Bianca, o sapeva che l\u2019intera indagine era una bufala, una montatura.<\/p>\n<p>In effetti, le impronte di Obama sulla campagna di sabotaggio (e spionaggio) ai danni del team del presidente eletto erano gi\u00e0 evidenti nel marzo 2017, quando scrissi\u00a0<a href=\"http:\/\/jimmomo.blogspot.com\/2017\/03\/tutte-le-impronte-di-obama-sulla.html\">questo articolo<\/a>.<br \/>\nSolo sette giorni prima di andarsene, come riportava\u00a0<em>Usa Today<\/em>, l\u2019allora presidente modific\u00f2 la linea di successione al Dipartimento di Giustizia in modo che un suo uomo si trovasse a supervisionare l\u2019indagine sui legami Trump-Russia nel caso il nuovo Attorney General Sessions fosse stato costretto a ricusarsi (come poi \u00e8 avvenuto). E come riportato dal\u00a0<em>New York Times<\/em>, solo 14 giorni prima di lasciare, Obama aveva esteso i poteri della NSA (<em>Executive Order 12333<\/em>) per consentirle di condividere le trascrizioni delle \u201ccomunicazioni personali intercettate\u201d con altre 16 agenzie federali (tra cui l\u2019FBI) prima di applicare le restrizioni previste dalla tutela della privacy, in modo che funzionari a lui fedeli ovunque nell\u2019amministrazione potessero pi\u00f9 facilmente avere accesso, utilizzare, ed eventualmente passare alla stampa amica, passaggi attentamente selezionati. Lo stesso\u00a0<em>NYT<\/em>\u00a0riportava che negli ultimissimi giorni di presidenza Obama, alcuni funzionari della Casa Bianca si sono fatti in quattro per assicurarsi che le informazioni fossero preservate e diffuse il pi\u00f9 possibile tra le agenzie governative, ad uso e consumo di eventuali ulteriori indagini e della stampa.<\/p>\n<p>Ma nei giorni scorsi sono emersi ulteriori elementi rilevanti rispetto all\u2019incontro del 5 gennaio nello Studio Ovale che chiama in causa l\u2019ex presidente Obama.<\/p>\n<p>Cosa \u00e8 emerso dalle audizioni a porte chiuse dalla Commissione Intelligence della Camera? \u00c8 emerso che proprio mentre era in corso l\u2019inchiesta del procuratore speciale Mueller, e mentre i Democratici e la stampa\u00a0<em>liberal<\/em>\u00a0(e di mezzo mondo) alimentavano la narrazione del\u00a0<em>Russiagate<\/em>\u00a0fino alla procedura di impeachment, gli alti funzionari dell\u2019amministrazione Obama, nel chiuso delle stanze della Commissione presieduta dal Democratico Adam Schiff, ammettevano di non aver visto \u201cprove empiriche\u201d di una collusione tra la Campagna Trump e la Russia. A cominciare dall\u2019ex DNI James Clapper: \u201cNon ho mai visto alcuna prova empirica diretta che la Campagna Trump o qualche suo associato stesse complottando o cospirando con i russi per interferire nelle elezioni\u201d. Preoccupazioni s\u00ec, \u201cprove aneddotiche\u201d, ma niente di pi\u00f9. In questi termini anche l\u2019ex consigliere per la sicurezza nazionale Susan Rice, l\u2019ex vice consigliere Ben Rhodes (\u201cnon ho visto prove specifiche\u201d) e l\u2019ex ambasciatrice all\u2019Onu Samantha Power. Persino l\u2019ex Attorney General Loretta Lynch, alle cui dipendenze era l\u2019FBI, che indagava sulla Campagna Trump almeno dal 31 luglio 2016, se non da prima.<\/p>\n<p>L\u2019allora direttore ad interim dell\u2019FBI, Andrew McCabe, ammetteva che il dossier Steele non era stato verificato. E oggi sappiamo dal rapporto Horowitz che fu l\u2019elemento \u201cessenziale\u201d per ottenere, ingannando la Corte FISA, l\u2019autorizzazione a sorvegliare Carter Page.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9. Sempre in una di queste audizioni, John Podesta, il presidente della Campagna Clinton, ha ammesso che sia lui che la candidata Dem sapevano di aver commissionato la ricerca di materiale compromettente sui legami di Trump con la Russia. E ha ammesso che tramite lo studio legale\u00a0<em>Perkins Coie<\/em>, il Comitato nazionale democratico e la Campagna Clinton si sono divisi\u00a0<em>fifty-fifty<\/em>\u00a0i costi della\u00a0<em>Fusion GPS<\/em>\u00a0e del dossier Steele, anche se ha precisato di averlo saputo dopo le elezioni e la sua prima testimonianza al Senato. Il legale della Campagna Clinton Marc Elias ha testimoniato di aver spedito il conto della\u00a0<em>Fusion<\/em>\u00a0al manager della Campagna, Robby Mook.<\/p>\n<p>Importanti rivelazioni anche nella testimonianza declassificata di Michael Gaeta, l\u2019agente dell\u2019FBI che dall\u2019ambasciata di Via Veneto, a Roma, gestiva la fonte Christopher Steele. Gaeta ha dichiarato di aver chiesto a Steele nel luglio 2016 \u201cse il dossier non era verificato. Disse che non aveva alcuna conferma indipendente da altre fonti\u201d. Eppure, Gaeta inoltr\u00f2 il dossier ai piani alti dell\u2019FBI. Tra luglio e ottobre 2016, furono sei i rapporti riguardanti Trump e la Russia che come informatore retribuito Steele ha passato all\u2019FBI. Gaeta ha inoltre testimoniato di aver annotato in rapporti\u00a0<em>FD-1023<\/em>\u00a0il suo primo incontro con Steele il 5 luglio 2016 (a Roma) e l\u2019ultima conversazione, a novembre, ma l\u2019ispettore generale Horowitz non ne ha menzionato alcuno nel suo rapporto. All\u2019ex agente britannico la sede centrale dell\u2019FBI accord\u00f2 un lauto compenso, che gli fu offerto durante un altro incontro, il 3 ottobre, anche questo a Roma, con tre agenti del team che indagava sulla Campagna Trump. Circa un mese dopo, la chiusura formale del rapporto con Steele, dopo aver scoperto che stava diffondendo parti del dossier alla stampa e a mezza Washington.<\/p>\n<p>Insomma, da prima dell\u2019insediamento del presidente Trump alla Casa Bianca, l\u2019FBI, il Dipartimento di Giustizia e i funzionari apicali dell\u2019amministrazione Obama, sapevano tutti che non c\u2019era alcun elemento concreto che provasse una collusione del team Trump con la Russia. Nulla era emerso su Flynn. Il dossier Steele era una bufala, che l\u2019FBI sapeva \u2013 come accertato dall\u2019ispettore Horowitz \u2013 essere non verificato, pagato dal Comitato nazionale democratico e dalla Campagna Clinton, nonch\u00e9\u00a0<a href=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/rubriche\/il-covid-19-non-ferma-le-indagini-sullo-spygate-barr-un-intero-schema-di-eventi-per-sabotare-la-presidenza-trump\/\">pieno di disinformazione russa<\/a>. Anche il contatto Papadopoulos-Mifsud, usato per giustificare l\u2019apertura dell\u2019indagine\u00a0<em>Crossfire Hurricane<\/em>\u00a0il 31 luglio 2016, non aveva portato a nulla, come mostra il colloquio di fine ottobre 2016 con un informatore di recente declassificato. Eppure, i funzionari \u2013 ex o ancora in carica \u2013 fedeli a Obama inondavano di\u00a0<em>leaks<\/em>\u00a0la stampa\u00a0<em>liberal\u00a0<\/em>per alimentare la narrazione del\u00a0<em>Russiagate<\/em>\u00a0e delegittimare la presidenza, facendo credere che dalle indagini stavano emergendo tonnellate di prove, pur sapendo che era vero il contrario. Sulla base di questa montatura \u00e8 stato nominato il procuratore speciale Mueller, il cui scopo era di porre le basi per l\u2019impeachment, nel caso di maggioranza Dem anche al Senato, e il\u00a0<em>cover-up<\/em>\u00a0dell\u2019indifendibile indagine di controintelligence condotta dall\u2019FBI. \u201cLa vittoria di Donald Trump \u2013 sentenzia il board del\u00a0<em>Wall Street Journal<\/em>\u00a0\u2013 ha aumentato le possibilit\u00e0 che questo spionaggio senza precedenti su un avversario politico venisse scoperto, il che sarebbe stato per lo meno imbarazzante\u201d. \u201cPrendere di mira Flynn, e vendere lo screditato dossier Steele\u201d, ha consentito di mantenere \u201cbollente\u201d il\u00a0<em>Russiagate<\/em>\u00a0e di aprire l\u2019indagine Mueller, che dopo due anni \u201cnon ha prodotto prove di collusione\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<a href=\"http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/quotidiano\/obamagate-peggio-del-watergate-tutte-le-impronte-di-obama-nella-campagna-per-sabotare-la-presidenza-trump\/\">http:\/\/www.atlanticoquotidiano.it\/quotidiano\/obamagate-peggio-del-watergate-tutte-le-impronte-di-obama-nella-campagna-per-sabotare-la-presidenza-trump\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ATLANTICO QUOTIDIANO (Federico Punzi) &nbsp; &nbsp; \u201cObamagate makes Watergate look small time!\u201d, il\u00a0Watergate\u00a0\u00e8 poca cosa in confronto all\u2019Obamagate. \u201cIl pi\u00f9 grande crimine politico della storia americana\u201d, un crimine \u201cmolto grave\u201d. 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