{"id":58888,"date":"2020-05-26T11:30:59","date_gmt":"2020-05-26T09:30:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58888"},"modified":"2020-05-26T11:09:23","modified_gmt":"2020-05-26T09:09:23","slug":"le-vostre-finte-lacrime-hanno-distrutto-lo-statuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58888","title":{"rendered":"Le vostre finte lacrime hanno distrutto lo Statuto"},"content":{"rendered":"<p>Di<strong> INTELLETTUALE DISSIDENTE (Savino Balzano)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"post-excerpt controcultura\" style=\"text-align: justify\">Non possiamo smettere di lottare, ognuno di noi nel suo piccolo: ricordando Giuseppe Di Vittorio, un grande cerignolano che seppe rendere giustizia e onore ai morti delle lotte del lavoro, e a chi venne degnamente dopo di lui e seppe condurne la memoria per mano fino allo Statuto dei Lavoratori del 1970. Ricordando poi, trasformando legittimamente la nostalgia in odio, chi ha osato distruggere quel sogno, chi ha avuto l\u2019impudenza di sputare sulle tombe degli italiani che seppero fare della lotta per la giustizia del lavoro una ragione di vita, chi ha sorretto la meschina ipocrisia di qualificare certe conquiste come una roba del secolo scorso.<\/div>\n<div class=\"post-content\" data-sticky-container=\"\">\n<div class=\"post-side left-side sticky\" style=\"text-align: justify\" data-sticky=\"\" data-margin-top=\"120\">\n<div class=\"post-actions\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"post-col\">\n<div class=\"post-inner\">\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 che un anniversario da festeggiare, quello di oggi \u00e8 una sorta di trigesimo: lo Statuto dei Lavoratori non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e questa considerazione va ben al di l\u00e0 dell\u2019attuale vigenza giuridica della legge n. 300 del 20 maggio 1970. Correvano gli anni \u201950 e\u00a0<strong>Giuseppe Di Vittorio<\/strong>\u00a0gi\u00e0 comprendeva quanto fosse indispensabile una legge per la tutela della persona sul luogo di lavoro: una tutela che andasse oltre la protezione individuale delle prerogative del lavoratore. Lo scopo era quello di costruire un ambiente sano, tutelato, garantito, che consentisse all\u2019individuo di potersi esprimere in piena libert\u00e0. Quello che Di Vittorio desiderava era cementare il rapporto tra lavoro e democrazia che all\u2019art. 1 \u00e8 scolpito in cima all\u2019altare della nostra Carta Costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giuseppe Di Vittorio, quel cerignolano autentico e passionale, lo sapeva benissimo ci\u00f2 che \u00e8 valido ancora oggi: nessun uomo sar\u00e0 davvero libero di essere uomo, nessuna donna sar\u00e0 davvero libera di essere una donna, nessuna persona sar\u00e0 davvero libera di esprimere il proprio orientamento sessuale, la propria religione, le proprie convinzioni civili e politiche, senza tutele reali che possano garantirli dall\u2019ingiustizia ritorsiva di qualche malintenzionato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel corso degli anni lo Statuto ha subito molti attacchi e non solo lo Statuto: complessivamente la legislazione in materia di lavoro \u00e8 stata saccheggiata dai servi del liberismo capitalistico al soldo dei potenti. Basti pensare alla proliferazione dei contratti precari, alla compressione dei diritti sui luoghi di lavoro, ai salari da fame, agli orari interminabili e parzialmente e mal pagati, alla scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro che registra oggi un aumento incivile dei morti sul lavoro e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo schifo, perch\u00e9 differentemente non potrebbe essere definito, \u00e8 stato convintamente sostenuto dalla finta retorica del merito, dalla finta narrazione del rapporto tra diritti e occupazione, dal mendace sogno di miliardi e miliardi di euro sul confine, pronti a giungere in Italia se solo fossimo stati generosi al punto da sacrificare la nostra dignit\u00e0 nelle fabbriche e nelle aziende.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La verit\u00e0 era un\u2019altra e la conoscevano benissimo quegli sciacalli: la compressione dei diritti era necessaria a sostenere un nuovo modello di societ\u00e0 che altrimenti non sarebbe sopravvissuto, un modello caratterizzato dalle tutele riservate ai pi\u00f9 forti e ai pi\u00f9 ingordi, a scapito dei pi\u00f9 deboli e dei pi\u00f9 emarginati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E prima di venirci a raccontare frignando di essersi battuti per i braccianti immigrati delle campagne di Di Vittorio (<em>scandalo!<\/em>), presentandoci un condono quasi fosse una rivoluzione civile, questi signori hanno picconato lo Statuto dei Lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1970 lo Statuto prevedeva il divieto di controllo a distanza dell\u2019attivit\u00e0 del lavoratore: si ritenne fosse ingiusto, oltre che sostanzialmente nocivo, contemplare la possibilit\u00e0 che il datore di lavoro potesse scrutare attimo dopo attimo l\u2019attivit\u00e0 del proprio dipendente. \u00c8 il rapporto fiduciario, dopotutto e per legge, alla base dell\u2019istaurazione di un rapporto di lavoro subordinato. Cos\u00ec \u00e8 stato fino al 2015, quando con il\u00a0<em>Jobs Act<\/em>\u00a0di Renzi, Poletti e\u00a0<strong>Bellanova<\/strong>\u00a0si \u00e8 ampiamente allentata la maglia di questo divieto e quello che ne \u00e8 scaturito (tra braccialetti gps e\u00a0<em>microchip<\/em>\u00a0geo localizzanti) \u00e8 ampiamente noto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1970 lo Statuto prevedeva il divieto di demansionamento del lavoratore: si ritenne che la carriera dovesse essere concepita in ottica di crescita e progressione. Il lavoratore non poteva essere adibito a mansioni inferiori a quelle via via acquisite e non poteva mai incorrere in una riduzione della retribuzione. Cosi avrebbe dovuto essere e al lavoratore non era neppure riservato il diritto di contrattare condizioni peggiorative, proprio perch\u00e9 tale contrattazione avrebbe potuto essere alterata dalla sua fisiologica debolezza al confronto col datore di lavoro. Cos\u00ec \u00e8 stato fino al 2015, quando con il\u00a0<em>Jobs Act<\/em>\u00a0di Renzi, Poletti e Bellanova si \u00e8 introdotta una normativa persino pi\u00f9 permissiva di quella prevista dal Codice Civile del 1942: oggi il datore di lavoro ha il diritto di adibire il lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle acquisite e, mediante un accordo, quest\u2019ultimo \u00e8 in grado di rinunciare persino a pezzi importanti della propria retribuzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la pupilla di Renzi non \u00e8 stata la prima a fare la commedia in conferenza stampa: un\u2019altra grande\u00a0<em>performer<\/em>\u00a0l\u2019aveva preceduta, la commentatrice preferita di Floris, la cara Elsa Fornero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1970 lo Statuto prevedeva il diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo: nessun datore di lavoro doveva disporre arbitrariamente di un bene tanto essenziale per la persona, del suo lavoro. Se un giudice avesse accertato l\u2019illegittimit\u00e0 di un licenziamento, avrebbe potuto e dovuto restituire il posto al lavoratore. Cos\u00ec \u00e8 stato fino al 2012, quando con la Legge Fornero di Elsa e Mario Monti, altro prestigioso opinionista televisivo, si \u00e8 drasticamente ridimensionato questo diritto fino quasi ad annullarlo e le cose sono peggiorate nel 2015 col\u00a0<em>Jobs Act<\/em>\u00a0di Renzi, Poletti e Bellanova. Oggi sono rarissimi i casi in cui un lavoratore ha diritto di tornare in azienda o in fabbrica in caso di licenziamento illegittimo: nella stragrande maggioranza delle circostanze dovr\u00e0 accontentarsi di un mero indennizzo, peraltro ben pi\u00f9 contenuto del risarcimento del danno previsto dall\u2019art. 18 dello Statuto del \u201970.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E sarebbero questi signori i difensori del popolo italiano? Sarebbero questi personaggi a rappresentare la parte responsabile e l\u2019unit\u00e0 nazionale di cui il Paese ha bisogno? Sarebbero questi individui a dover tutelare gli ultimi, gli emarginati, i pi\u00f9 deboli della nostra societ\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non possiamo smettere di lottare, ognuno di noi nel suo piccolo, prima di tutto ricordando: ricordando Giuseppe Di Vittorio, un grande cerignolano che seppe rendere giustizia e onore ai morti delle lotte del lavoro, e a chi venne degnamente dopo di lui e seppe condurne la memoria per mano fino allo Statuto dei Lavoratori del 1970; ricordando poi, trasformando legittimamente la nostalgia in odio, chi ha osato distruggere quel sogno, chi ha avuto l\u2019impudenza di sputare sulle tombe degli italiani che seppero fare della lotta per la giustizia del lavoro una ragione di vita, chi ha sorretto la meschina ipocrisia di qualificare certe conquiste come una roba del secolo scorso.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/italia\/le-vostre-finte-lacrime-hanno-distrutto-lo-statuto\/\">https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/italia\/le-vostre-finte-lacrime-hanno-distrutto-lo-statuto\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di INTELLETTUALE DISSIDENTE (Savino Balzano) &nbsp; Non possiamo smettere di lottare, ognuno di noi nel suo piccolo: ricordando Giuseppe Di Vittorio, un grande cerignolano che seppe rendere giustizia e onore ai morti delle lotte del lavoro, e a chi venne degnamente dopo di lui e seppe condurne la memoria per mano fino allo Statuto dei Lavoratori del 1970. 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