{"id":58942,"date":"2020-05-29T11:40:01","date_gmt":"2020-05-29T09:40:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58942"},"modified":"2020-05-29T11:32:19","modified_gmt":"2020-05-29T09:32:19","slug":"alvaro-garcia-linera-democrazia-stato-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58942","title":{"rendered":"Alvaro Garcia Linera, \u201cDemocrazia, Stato, Rivoluzione\u201d."},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La casa editrice Meltemi, per la collana \u201c<em>Visioni eretiche<\/em>\u201d, ha pubblicato da poco il libro di Alvaro Garcia Linera \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/3edtsx8\">Democrazia, Stato, Rivoluzione<\/a><\/em>\u201d che raccoglie interventi del gi\u00e0 vicepresidente della Bolivia di Morales editi o pronunciati tra il 2013 ed il 2016, che \u00e8 l\u2019anno di uscita del testo in edizione originaria.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si tratta di un testo importante e complesso. Perfettamente espressivo delle difficolt\u00e0 teoriche, di posizionamento politico coerente, e di innesto di tradizioni culturali diverse, che sono all\u2019opera, spesso in modo tuttavia fecondo, nel contesto latinoamericano. L\u2019autore ha un curriculum di indiscutibile fattura: nato nelle Ande, in una citt\u00e0 di media grandezza, capoluogo di provincia e di dipartimento<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, a venti anni si trasferisce in Messico dove studia matematica e frequenta gli ambienti estremamente vivaci dei rifugiati di tutta l\u2019America Latina alle prese con la controffensiva imperiale statunitense degli anni settanta (la famosa \u201cOperazione Condor\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>). Matura in questo contesto una visione del marxismo sensibile ai processi rivoluzionari autoctoni e al protagonismo indigeno, cos\u00ec importante nella sua terra dove la componente \u2018europoide\u2019 \u00e8 ancora una minoranza piuttosto limitata. Dopo un tentativo a partire dal 1985 di mobilitazione india, fonda l\u2019Ejericito guerrillero Tupac Katari (EGTK). Viene arrestato e detenuto per cinque anni. Dall\u2019inizio degli anni duemila, fino al 2005, quando vince le elezioni, partecipa al Movimento per il Socialismo (MAS) il cui leader \u00e8 l\u2019indio Evo Morales, poi divenuto Presidente della Colombia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In estrema sintesi il testo tenta di trovare un equilibrio difficile tra posizioni teoriche e tradizioni diverse nel confronto con la realt\u00e0 sociale e l\u2019urgenza dell\u2019azione nel cosiddetto \u201cciclo bolivariano\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La posizione teorica costruita da Linera pu\u00f2 essere letta come una difficile sintesi, apparentemente impossibile, tra:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>una posizione universalista<\/em>, infarcita di idealismo astratto e piena di affermazioni che recuperano, o riverberano, posizioni post-operaiste,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>ed un localismo comunitario<\/em>, a sua volta in tensione con una sorta di pragmatismo statocentrico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Giocano in questo difficile sincretismo, del quale andremo a cercare le tracce nel libro, significativi recuperi della\u00a0<em>teoria della dipendenza<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><strong>[4]<\/strong><\/a><\/em>, probabilmente assorbiti nell\u2019ambiente culturale brasiliano, a fianco di una teoria dello stato che va a riprendere da Poulantzas.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Lavorano in direzione del globalismo universalista la III, VI e VII tesi, presentate nel primo capitolo, e numerosi passaggi nell\u2019intero testo. In particolare, la diagnosi dell\u2019appropriazione capitalista della forza produttiva comunitaria universale data dalla conoscenza, e il sorgere di una condizione operaia estesa a tutto il mondo (effetto congiunto dell\u2019estensione dell\u2019informazione e delle catene produttive e di subfornitura), presente nella III tesi. O le fonti di \u201cantagonismo planetario\u201d nell\u2019accumulazione primitiva permanente (descritta nella II tesi) e nella scissione tecnica dal metabolismo della natura (IV tesi), entrambe confluenti in un nuovo modo di produzione sociale mondiale che potrebbe essere anticapitalista (VI tesi). La settima tesi, in questa direzione, propone nuove forme di mobilitazione sociale che riescano a tenere insieme la \u201cforma comunit\u00e0\u201d e la \u201cforma moltitudine\u201d. La prima \u201c\u00e8 il modo politico attraverso il quale la propriet\u00e0 comune della terra e la cultura organizzativa indigena si mobilitano come autodeterminazione\u201d, la seconda \u201c\u00e8 un modo flessibile di organizzazione di varie classi sociali, dove il nucleo dirigente non \u00e8 stabilito anticipatamente ma \u00e8 contingente e dipende dal corso della mobilitazione stessa\u201d. Ma occorre notare che anche in quest\u2019ultima, vaghissimamente definita, \u00e8 presente una torsione: \u201cla convergenza operaia si attua intorno ad identit\u00e0 territoriali locali, a rivendicazioni specifiche legate alle condizioni di vita (servizi di base, diritti di cittadinanza, ecc.), insieme ad altri settori sociali ugualmente coinvolti in quelle rivendicazioni\u201d. Si tratta quindi di un concetto flessibile, ed intenzionalmente sfocato, che si farebbe preferire per il suo essere \u201ccapace di rilanciare tematiche e di unire in modo accidentale le forme sparse e nomadi della proletarizzazione contemporanea\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Tutta questa mobilitazione concettuale piuttosto difficile precipita, nella Nona tesi, nell\u2019invocazione di una \u201ccomunit\u00e0 universale\u201d che sia \u201csintesi di potenzialit\u00e0 oggettive e volont\u00e0 intersoggettive\u201d. Una \u201ccomunit\u00e0\u201d che, \u00e8 da notare, \u201c<em>o sar\u00e0 universale e planetaria o non sar\u00e0 affatto<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Queste affermazioni, che sul piano pratico avranno uno specifico significato pi\u00f9 avanti, si collegano non solo alla formazione dell\u2019autore e della lunga tradizione socialista (sempre impregnata, se pur in modo complesso, di universalismo illuminista), quanto alla convinzione che, come scrive, \u201cla gente non lotta se non ha una prospettiva sia concreta sia ideale\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>. Ovvero bisogna prendere in considerazione, tornando a progettare di cambiare il mondo, una transizione che abbia nuovamente di mira un orizzonte epocale. Un orizzonte che \u201cobiettivamente\u201d, dovr\u00e0 essere \u201cplanetario, comunitario e naturalmente sostenibile\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Certo, Linera sa che questa prospettiva \u00e8, a dir poco, remota. Ma \u00e8 convinto che mentre si lavora per quello che chiama \u201cil socialismo globale\u201d, le forme socialiste ibride e bastarde, non ultimo per la consapevolezza che gli viene dalla nozione di dipendenza, possono in effetti solo \u201cresistere\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questi elementi ideali, piuttosto astratti al limite del fumoso, si imperniano comunque in almeno tre elementi di concretezza, in grado di riscattarli:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0da una parte c\u2019\u00e8\u00a0<em>una critica molto severa della sinistra radicale<\/em>, che rinuncia alla lotta per la costruzione di un nuovo senso comune, ovvero l\u2019insieme dei giudizi e pregiudizi attraverso i quali la gente d\u00e0 un senso al mondo, per illudersi di poter \u201ccambiare il mondo\u201d attraverso il rifugiarsi negli interstizi della vita quotidiana<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Ovvero rinunciando alla lotta per il potere, che \u00e8 di fatto lasciata alle destre. La sinistra, insomma, si deve \u201cliberare del lutto\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Dall\u2019altra la\u00a0<em>disponibilit\u00e0 a misurarsi concretamente<\/em>\u00a0nella prassi dello stato e nel processo di costruzione e ricostruzione costante di una nuova base sociale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Infine, una\u00a0<em>concreta concettualizzazione del processo rivoluzionario<\/em>\u00a0e di presa del potere come successione di quelle che chiama fasi \u201cGramsci\u201d inframmezzate da fasi \u201cLenin\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019obiettivo della trasformazione socialista viene descritto da Linera come una \u201ccompleta messa in comune\u201d, ovvero l\u2019attivazione e conservazione nel tempo di un processo di \u201cesondazione democratica, socializzazione delle decisioni in mano ad una societ\u00e0 che si auto-organizza nei movimenti sociali\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Un\u2019autoorganizzazione mossa dal livello locale e comunitario la quale, tuttavia, essendo orientata ad obiettivi universalisti, al termine per stabilizzarsi dovr\u00e0 giungere a qualcosa come una \u201cgrande comunit\u00e0 universale dei popoli\u201d. Vedremo alla fine che questo esito, a suo dire necessario, \u00e8 reso coerente da ragioni sia ideali sia pragmatiche. Le seconde derivano direttamente dall\u2019esperienza del fallimento multiplo delle speranze della liberazione dalla dipendenza tramite la disconnessione (il \u201c<em>delinking<\/em>\u201d) degli anni settanta<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In definitiva in Linera troviamo, in tensione interna costante:\u00a0<em>universalismo irenico<\/em>, forse tatticamente esplicitato,\u00a0<em>comunitarismo<\/em>\u00a0concretamente connesso con le comunit\u00e0 indio ed il loro concetto di \u201cbuen vivir\u201d<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>, e, terzo, una sorta di\u00a0<em>pragmatismo statocentrico<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019esperienza che lo informa, del resto, \u00e8 il portato di un intellettuale profondamente locale (anche se appartenente alle \u00e9lite bianche), che si forma recependo le lotte ed i fallimenti contro lo \u201c<em>sviluppo del sottosviluppo<\/em>\u201d<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>, passa per una esperienza di guerriglia e il carcere, e viene trascinato al potere da imponenti mobilitazioni intorno alla rivendicazione di beni comuni essenziali come l\u2019acqua. Negli anni che intercorrono tra il 2005 e l\u2019edizione del libro \u00e8 impegnato direttamente al governo del paese in posizione apicale. Sulla frontiera, per dire, dello scontro tra il concetto di \u201cbuen vivir\u201d, introdotto nella costituzione, e la necessit\u00e0 di \u201cresistere\u201d, e quindi di potenziare lo Stato e la sua indipendenza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La tensione tra la parte della sua vita passata nelle lotte comunitarie e la sua esperienza di vicepresidente dello Stato plurinazionale di Colombia \u00e8 mediata da una complessa teoria dello Stato che va a prendere in Poulantzas. Lo Stato \u00e8 una condensazione materiale di un rapporto di forza tra le classi, traduce relazioni di dominio, le riproduce incessantemente, ma \u00e8 pieno di crepe. Di spazi indeterminati che possono sfuggire alla mera riproduzione e possono essere veicolo di un nuovo ordine sociale. C\u2019\u00e8 sempre la possibilit\u00e0 di innovazione, di rottura o di crollo. Lo Stato \u00e8 un flusso, una trama fluida di relazioni, ma anche di simboli e discorsi. Ad uno stesso momento \u00e8 un processo, un agglomerato di rapporti sociali che si istituzionalizzano, si regolarizzano e di stabilizzano. Si tratta, dunque, di un paradossale e continuo processo di stabilizzazione, che storicamente costruisce anche un comune, ma in modo gerarchizzato. Produce una regolarizzazione gerarchizzata di beni comuni.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non \u00e8 tanto uno strumento, quanto un\u2019arena nella quale bisogna lottare, evitando qualsiasi posizione elitista e rinunciataria.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Qui si apre la questione, per la quale si appoggia anche allo stesso pensatore greco, della\u00a0<em>via democratica al socialismo<\/em>\u00a0per la quale sono necessarie due cose: la difesa ed estensione del pluralismo politico e della democrazia rappresentativa, ma anche, e contemporaneamente, della democrazia diretta. Le libert\u00e0 politiche e la democrazia rappresentativa stessa sono anche il risultato delle lotte popolari, incorporano estensioni del riconoscimento e fanno parte di un patrimonio di memoria collettiva che va tutelato. Al contempo aiuta la riproduzione del regime statale, che normalmente \u00e8 capitalista, ma, e contemporaneamente, sancisce diritti sociali e unifica collettivit\u00e0 di classe, oltre ad essere un terreno fertile per risvegliare possibilit\u00e0 democratiche in grado di spingersi pi\u00f9 in l\u00e0. Nella democrazia rappresentativa, scrive Linera, pu\u00f2 esprimersi parte della forza organizzativa raggiunta dalle classi subalterne. Ma queste possono esprimersi anche attraverso forme di irradiazione diretta, comunitaria. Quindi si pu\u00f2 concludere: \u201cquesta dualit\u00e0 della democrazia, rappresentativa e partecipativa, diretta, comunitaria \u00e8 la chiave per comprendere la via democratica al socialismo\u201d<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>. Questa prospettiva \u00e8 distinta dalla nazionalizzazione dei mezzi di produzione, ma passa per un\u2019estensione illimitata degli spazi deliberativi e quindi esecutivi della societ\u00e0, sia nella gestione delle questioni pubbliche, sia alla fine nella produzione e gestione della ricchezza sociale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa via democratica, \u00e8 chiaro, \u00e8 sempre un lungo processo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In uno dei momenti pi\u00f9 interessanti del libro Linera sistematizza la propria esperienza e individua in via generale la successione di momenti di \u201clotta di posizione\u201d e di \u201clotta di movimento\u201d, come caratteristica specifica di questo lungo processo. La prima si riferisce alla lezione di Gramsci. Le classi lavoratrici devono cercare di esercitare un\u2019autentica egemonia, devono dirigere e convincere la maggior parte delle classi sociali verso un\u2019altra societ\u00e0, un altro Stato ed un\u2019altra economia. Si tratta di un \u201cprolungato lavoro culturale, discorsivo, organizzativo e simbolico che stabilir\u00e0 nodi di irradiazione territoriale nello spazio sociale e la cui efficacia viene messa alla prova nel momento dello svuotamento e sgretolamento del grado di tolleranza morale tra governanti e governati o nei momenti di disponibilit\u00e0 della societ\u00e0 a revocare gli schemi logici e morali dell\u2019ordine sociale dominante\u201d<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>. Quando ci\u00f2 avviene, e non si pu\u00f2 mai sapere quando accadr\u00e0, allora il lento lavoro paziente di costruzione simbolica, culturale ed organizzativa mette improvvisamente alla prova la propria capacit\u00e0 di \u201carticolare le speranze mobilitanti a partire dalle potenzialit\u00e0 latenti che si agitano nel tessuto delle classi subalterne\u201d. \u00c8 il momento in cui si manifesta, ad un tratto, un \u201cequilibrio catastrofico\u201d tra due progetti di societ\u00e0. Si tratta di quello che chiama il \u201cmomento Robespierre\u201d, nel quale occorre passare risolutamente ad un atteggiamento leninista. Giunti a questo punto non si tratta pi\u00f9 di convincere, bisogna vincere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quando si entra in epoche rivoluzionarie \u00e8, in altre parole, perch\u00e9 i pilastri del consenso e dell\u2019adesione tra le classi si sono deteriorati, allora si apre la crisi e subentra il caos sistemico. La societ\u00e0 si frammenta e si aprono cicli di protesta. La strategia rivoluzionaria consiste nel sapere quando bisogna passare da una fase di lotta di posizione ad una di movimento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma se si passa il \u201cmomento\u201d positivamente, allora bisogna subito tornare ad articolare il discorso, mobilitare simboli e valori, e convincere il resto della societ\u00e0 della necessit\u00e0 della riforma morale ed intellettuale. Allora bisogna lavorare con il \u201cprincipio speranza\u201d a costruire una nuova forma statuale. Da \u201cLenin\u201d si torna a \u201cGramsci\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il successo del MAS \u00e8, del resto, passato per queste fasi. Partendo da una base sociale indigena, dopo la vittoria elettorale l\u2019ha fatta penetrare nel corpo dello Stato, promuovendola, per poi confrontarsi con le caratteristiche di enclave esportatrice della Bolivia e le classi e frazioni di classe che la presidiavano. La Bolivia \u00e8, infatti, una societ\u00e0 coloniale e razzializzata, e lo sforzo del nuovo governo \u00e8 stato di superare entrambe le caratteristiche, impiegando parte significativa del dividendo di esportazione per sollevare ed introdurre la componente india, che assomma due terzi della popolazione, nella societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo, per\u00f2, alla lunga ha fatto nascere altri problemi, che si sono presentati nel momento in cui la base materiale economica che ha portato al potere Evo Morales, la piccola produzione mercantile, rurale ed urbana, si \u00e8 trovata alle prese con la creazione di una nuova burocrazia statale per processo di affiliazione tramite le reti sindacali. Gradualmente si \u00e8 attivato un capovolgimento della composizione di classe del potere statale che ha aperto tensioni sia verso l\u2019alto (con le vecchie classi dominanti) sia all\u2019interno. Linera evoca in questo contesto, ante i fatti recenti, il rischio che si aprano delle crepe e si presenti all\u2019uscio la \u201csindrome di Allende\u201d<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>. Si \u00e8 creata in sostanza una sorta di \u201cborghesia intermedia\u201d, strettamente dipendente dallo Stato la quale, nei timori espressi, potrebbe (come in effetti far\u00e0) funzionare da zavorra. Inoltre, si sono aperte tensioni tra lo Stato stesso e alcuni movimenti sociali, spesso a causa di ben specifiche derive corporative<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>\u00a0nelle quali gli interessi particolari hanno finito per scontrarsi con interessi generali irrinunciabili.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 qui che Linera vede il rischio di restaurazione che, in effetti, si verificher\u00e0 in seguito<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questo rischio si presenta anche per le difficolt\u00e0 di tenere in costante equilibrio le dinamiche interne, la creazione e conservazione di una base industriale, la distribuzione delle risorse ricavate, e la dipendenza dai mercati esteri (e quindi dai loro intermediari sociali, le vecchie \u00e9lite, dirette eredi di quelle coloniali). \u00c8 questo il motivo specifico ed eminentemente pratico per il quale viene recuperata da Linera la storica affermazione per la quale non si pu\u00f2 costruire il socialismo in un solo paese. Il motivo \u00e8 che non c\u2019\u00e8 un mercato mondiale che regola le relazioni senza esercitare pressione imperiale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Un\u2019economia realmente sociale e comunitaria, quindi, potr\u00e0 solo emergere in un contesto continentale e mondiale. Nel frattempo, ogni paese dovr\u00e0 resistere come pu\u00f2 (ed \u00e8 evidente che pi\u00f9 piccolo e debole \u00e8 un paese, quanto pi\u00f9 difficile \u00e8 il compito). Per resistere chi esercita il potere statuale dovr\u00e0 cercare di governare per tutti, ma senza accontentare tutti. Dovr\u00e0 lavorare per neutralizzare i settori imprenditoriali ma senza diventare autarchici, dato che non esistono le condizioni. Bisogner\u00e0 cercare di distribuire la ricchezza e di politicizzare la societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sono queste le debolezze con le quali chiude il libro: la scarsa riforma morale, la difficolt\u00e0 posta nel rinnovo della leadership, la scarsa integrazione economica continentale e nazionale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sono le difficolt\u00e0 sulle quali, alla fine, l\u2019esperienza di Evo Morales cadr\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Si tratta di Cochabamba, 2.500 metri sul livello del mare, 600.000 abitanti, fondata nel 1500, sede del Parlamento dell\u2019Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Una vasta controffensiva americana iniziata nel 1968, da parte dell\u2019amministrazione Nixon, e che interess\u00f2 il Cile, l\u2019Argentina, la Bolivia, il Per\u00f9, il Paraguay e l\u2019Uruguay.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Si tratta del ciclo di elezioni vinte dalle sinistre populiste e socialiste latinoamericane che si incarna nella vittoria di Chavez in Venezuela, in Brasile con Lula, Ecuador con Correa, Uruguay con Mujica, e Argentina con de Kirchner. L\u2019elemento comune a queste esperienze molto differenziate \u00e8 l\u2019antiliberismo e quindi l\u2019atteggiamento molto critico con l\u2019imperialismo americano. L\u2019unica esperienza che resiste, assediata, \u00e8 quella Venezuelana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/07\/sviluppi-della-teoria-della-dipendenza.html\">Sviluppi della teoria della dipendenza<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Alvaro Garcia Linera, op.cit., p. 32.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi., p.50.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi., p.196.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi, p.47.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi, p.87.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; In grande sintesi la stagione di mobilitazione che si svolse nel secondo dopoguerra, nel duplice contesto della guerra fredda e della decolonizzazione del terzo mondo, si era nutrita della speranza di poter superare lo \u201csviluppo del sottosviluppo\u201d (ovvero la cattura dei paesi deboli ed esteroflessi dalla dipendenza da capitali e mercati esteri) direttamente attraverso politiche di disconnessione e di cura dei \u201ccampioni nazionali\u201d, oltre che diversificazione ed industrializzazione autonome. Ma tale strategia, in assenza delle condizioni tecniche e politiche adatte, e per effetto della dipendenza delle \u00e9lite locali dai flussi che di cercava di interrompere, ebbe successo solo in alcuni paesi orientali (ad esempio la Corea del sud), dove attiv\u00f2 una catena di processi di crescita \u201ca staffetta\u201d. Nei paesi dell\u2019America Latina, ovvero nel \u201ccortile di casa\u201d nordamericano, fu richiamata all\u2019ordine (sia dall\u2019esterno, sia dall\u2019interno). Ne seguirono colpi di stato e processi di arretramento politico che indussero tutti i protagonisti di quella stagione a rifugiarsi in varie forme di globalismo compensativo. Il risultato sar\u00e0 la \u201cteoria dei sistemi mondo\u201d, che postula la soluzione solo mondiale del dilemma della crescita autonoma ed autosostenuta, ritenuta ormai impossibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Un concetto di derivazione dalla comunit\u00e0 india ed inserito nella nuova costituzione bolivariana nel dicembre 2007. Una nuova costituzione che riconosce il carattere plurinazionale dello stato e garantisce i diritti dei popoli originari. I principi istituiti sono il \u201cAma suwa\u201d (non essere pigro, non essere bugiardo, non rubare), il \u201csuma quamana\u201d (Buen vivir) il \u201c\u00f1andereko\u201d (vivere una vita armoniosa), il \u201cteko kavi\u201d (vivere una vita buona) lo \u201civi Maradi\u201d (terra senza male) e il \u201cqhapaj \u00f1an\u201d (cammino o vita nobile)\u201d. Si tratta di ricercare una stretta relazione con la terra, con i \u201cchacras\u201d dove fiorisce la vita e che forniscono agli uomini sostentamento, quindi anche con gli animali, ma pure con il lavoro collettivo nella \u201cminga\u201d. Il sumak kawsay andino \u00e8 associato alla vita di comunit\u00e0, in equilibrio con la natura e con il mondo spirituale. I popoli indigeni americani, le societ\u00e0 contadine e, in generale, tutte le comunit\u00e0 legate alla terra non cercano di cambiare il mondo quanto piuttosto di comprenderlo, credono nell\u2019equilibrio e nell\u2019armonia fra tutte le forme viventi. Il buen vivir non esclude nessuno anzi incorpora una pluralit\u00e0 di elementi che appartengono alla cosmovisione dei diversi popoli indigeni: visione del futuro, conoscenze e saperi, etica e spiritualit\u00e0, relazione con la madre terra. I popoli indigeni conducono il loro cammino di apprendimento e socializzazione nella \u201cchacra\u201d, in relazione con l\u2019elemento terra. E\u2019 attraverso di essa che viene insegnato ad amare e ad amarla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Formula di Andre Gunder Frank, si veda, ad esempio, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/03\/andre-gunder-frank-capitalismo-e.html\">Capitalismo e sottosviluppo in America Latina<\/a><\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi., p. 83.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi, p.78.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; Ovvero di una divaricazione drammatica nella base sociale, con distacco delle piccole borghesie, davanti alla crisi, e caduta del governo, in quel caso, nel 1973, con un sanguinoso colpo di stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Ivi, p.161.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; Il governo di Evo Morales, dopo la terza rielezione, fu rovesciato da una operazione condotta dalle \u00e9lite bianche del paese, con la complicit\u00e0 non solo esterna, dei sempiterni Usa, ma anche di frazioni di nuova borghesia che nella crisi economica causata dalle difficolt\u00e0 internazionali non voleva essere chiamata a pagarne il prezzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/05\/alvaro-garcia-linera-democrazia-stato.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/05\/alvaro-garcia-linera-democrazia-stato.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; La casa editrice Meltemi, per la collana \u201cVisioni eretiche\u201d, ha pubblicato da poco il libro di Alvaro Garcia Linera \u201cDemocrazia, Stato, Rivoluzione\u201d che raccoglie interventi del gi\u00e0 vicepresidente della Bolivia di Morales editi o pronunciati tra il 2013 ed il 2016, che \u00e8 l\u2019anno di uscita del testo in edizione originaria. 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