{"id":58963,"date":"2020-06-01T08:15:40","date_gmt":"2020-06-01T06:15:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58963"},"modified":"2020-06-01T05:04:17","modified_gmt":"2020-06-01T03:04:17","slug":"alain-de-benoist-con-onfray-per-difendere-la-sovranita-popolare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58963","title":{"rendered":"Alain de Benoist: \u201cCon Onfray per difendere la sovranit\u00e0 popolare\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>BARBADILLO (Nicolas Gauthier)<\/strong><\/p>\n<h3 class=\"jeg_post_subtitle\">Il filosofo della Nuova Destra: &#8220;il popolo \u00e8 oggi un concetto ancora pi\u00f9 essenziale della nazione, e la democrazia viene prima della \u00abrepubblica\u00bb&#8221;<\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1511\" src=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Alain_De_Benoist-310x232.jpg\" sizes=\"(max-width: 310px) 100vw, 310px\" srcset=\"https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Alain_De_Benoist-310x232.jpg 310w, https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Alain_De_Benoist-640x480.jpg 640w, https:\/\/www.barbadillo.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/Alain_De_Benoist.jpg 1613w\" alt=\"\" width=\"310\" height=\"232\" data-pin-no-hover=\"true\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pubblichiamo la traduzione dell\u2019intervista ad Alain de Benoist a proposito della rivista politico-intellettuale \u201cFront populaire\u201d, ideata dal filosofo e saggista francese Michel Onfray. L\u2019intervista \u00e8 a caura di Nicolas Gauthier, firma di punta del magazine online bvoltaire.fr, pubblicata sul sito gioved\u00ec 28 maggio 2020. Buona lettura!<\/em><br \/>\n<strong>***<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con il lancio della sua nuova rivista, <em>Front populaire<\/em>, il filosofo Michel Onfray sembra uscire dal bosco delle idee per andare a scontrarsi con quello della politica rilanciando l\u2019idea di un\u2019alleanza (o di una convergenza) dei sovranisti delle due rive. Cosa pensa di questa iniziativa?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cQuando si parla di un autore, il minimo che si possa fare \u00e8 conoscere un po\u2019 il suo lavoro. Negli ultimi anni, devo aver letto cinque o seimila pagine di Michel Onfray. Ho trovato un approccio originale e anticonformista a molti problemi. Apprezzo anche i post di attualit\u00e0 che pubblica regolarmente sul suo sito. Onfray \u00e8 uno spirito libero, onesto, interessato a una moltitudine di argomenti e che non ha mai esitato a rimettersi in discussione. Ha anche una bellissima calligrafia. Il titolo della sua rivista, <em>Front populaire<\/em>, potrebbe non piacere a tutti. Io sono perfettamente d\u2019accordo, perch\u00e9 credo che corrisponda a ci\u00f2 di cui abbiamo pi\u00f9 bisogno: dare nuovi mezzi di espressione a coloro che difendono la causa del popolo.<\/p>\n<p>L\u2019idea di una \u00abconvergenza dei sovranismi\u00bb mi sembra, a questo proposito, un po\u2019 restrittiva. Non tutti i populisti sono sovranisti e non tutti i sovranisti sono populisti. La sovranit\u00e0 popolare e la sovranit\u00e0 nazionale non sono esattamente la stessa cosa. Il sovranismo \u00e8 spesso associato al giacobinismo. Michel Onfray, che \u00e8 un uomo di sinistra di ispirazione proudhoniana, \u00e8 invece un girondino. Suppongo che il Front populaire sar\u00e0 l\u2019occasione per approfondire il dibattito tra coloro che ritengono che il popolo sia oggi un concetto ancora pi\u00f9 essenziale della nazione, o che la democrazia venga prima della \u00abrepubblica\u00bb, e coloro che pensano il contrario\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le Monde, pochi giorni fa, ha gi\u00e0 scatenato un fuoco di sbarramento contro il Front populaire. E secondo <em>Valeurs actuelles<\/em>, Thomas Gu\u00e9nol\u00e9, ex coordinatore della scuola di formazione di La France insoumise, ha chiuso la porta in questi termini: \u00abL\u2019estrema destra ha una concezione etno-culturale dell\u2019identit\u00e0 nazionale, mentre la sinistra la definisce come un progetto di civilt\u00e0 tendente al progresso\u00bb. Lei cosa ne pensa?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCi\u00f2 che colpisce, in questi attacchi, \u00e8 che i loro autori non hanno esitato a sparare proiettili rossi su una pubblicazione che non hanno mai letto, poich\u00e9 il suo primo numero non \u00e8 ancora uscito! Il contenuto non interessa dunque i nostri censori: siamo in presenza di un puro processo alle intenzioni. Il metodo \u00e8 consistito nell\u2019andare a consultare l\u2019elenco dei 10.000 primi abbonati per prendervi cinque o sei nomi \u00absegnati a destra\u00bb. Questo compito non deve essere stato molto difficile, poich\u00e9 Onfray ha dichiarato subito il suo desiderio di rivolgersi a lettori \u00abdi destra, di sinistra e, soprattutto, da altrove\u00bb. Dopo di che, \u00e8 bastato ai fini segugi del \u201cMondo\u201d elencare questi pochi nomi per affermare che Michel Onfray \u00e8 \u00abdiventato la pertosse della destra\u00bb (in questi ambienti, le metafore mediche sono sempre le benvenute). Le Monde, un tempo giornale serio, oggi non \u00e8 altro che un bollettino parrocchiale. Usando metodi cos\u00ec miseri, probabilmente pensava di delegittimare l\u2019impresa. Ha suscitato solo un\u2019immensa risata.<\/p>\n<p>Ma questa demonizzazione di bassa leva dimostra anche che il successo di Michel Onfray, in seguito a molti altri segnali di allarme, comincia a preoccupare coloro che vedono sempre pi\u00f9 spesso il terreno scivolare sotto di loro. Perch\u00e9 non si pu\u00f2 sbagliare: ci\u00f2 per cui Onfray \u00e8 pi\u00f9 criticato non sono tanto le sue idee personali, quanto il suo desiderio di aprire o approfondire percorsi trasversali che non corrispondono ai vecchi clivages (destra-sinistra, per esempio) che, oggi, scricchiolano ovunque. Questo \u00e8 ci\u00f2 che alcuni non tollerano. Non vogliono riconoscere uno sconvolgimento generale del paesaggio che annuncia la fine del loro mondo. In ultima analisi, questi attacchi sono solo un altro episodio (rivelatore) nella guerra tra coloro che vogliono aprire e quelli che vogliono concretizzare.<\/p>\n<p>Quanto a Thomas Gu\u00e9nol\u00e9, che \u00e8 anche un ex consigliere di Jean-Louis Borloo, \u00e8 chiaramente un esperto di langue de bois.[i] Definire l\u2019identit\u00e0 nazionale come \u00abun progetto di civilt\u00e0 che tende al progresso\u00bb (progresso verso cosa?) \u00e8 notevole in quanto tale definizione pu\u00f2 essere applicata a quasi tutto: l\u2019ultimo discorso di Macron, la legge Avia, la scoperta di un vaccino, la conquista del pianeta Marte, ecc. In senso letterale, sono parole che non significano nulla. Incantesimi rituali che si recitano devotamente quando non si sa pi\u00f9 cosa rispondere\u201d.<\/p>\n<p><strong>Se questo progetto vede la luce, le sembra destinato a contrastare, a sostituire o ad accompagnare i due principali movimenti populisti incarnati da Jean-Luc M\u00e9lenchon e Marine Le Pen?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNiente di tutto questo, spero. Bisognerebbe chiedere di pi\u00f9 agli animatori del Front populaire, cosa che io non sono. Ma mi sembra che non bisogna aspettarsi da una rivista pi\u00f9 di quanto non possa dare, n\u00e9 confondere un\u2019iniziativa politico-intellettuale che dia l\u2019occasione a spiriti liberi venuti da diversi orizzonti di confrontare i loro punti di vista, cercando di individuare alcuni punti di convergenza, con un\u2019operazione politica a semplice scopo elettorale. Se il Front populaire contribuisce a liberare alcuni sentieri di traverso, sar\u00e0 gi\u00e0 molto.<\/p>\n<p><em>1 Langue de bois, detto francese che abbiamo lasciato cos\u00ec com\u2019\u00e8. Significa divagare o del \u201cmenare il can per l\u2019aia\u201d\u00a0<\/em>(Intervista di Nicolas Gauthier ad Alain de Benoist, Alain de Benoist : \u00ab Pourquoi Michel Onfray et sa revue, Front populaire, d\u00e9rangent la pens\u00e9e unique\u2026 \u00bb, pubblicata sul sito di Boulevard Volterre, http:\/\/www.bvoltaire.fr, gioved\u00ec 28 maggio 2020)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con il lancio della sua nuova rivista, <em>Front populaire<\/em>, il filosofo Michel Onfray sembra uscire dal bosco delle idee per andare a scontrarsi con quello della politica rilanciando l\u2019idea di un\u2019alleanza (o di una convergenza) dei sovranisti delle due rive. Cosa pensa di questa iniziativa?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cQuando si parla di un autore, il minimo che si possa fare \u00e8 conoscere un po\u2019 il suo lavoro. Negli ultimi anni, devo aver letto cinque o seimila pagine di Michel Onfray. Ho trovato un approccio originale e anticonformista a molti problemi. Apprezzo anche i post di attualit\u00e0 che pubblica regolarmente sul suo sito. Onfray \u00e8 uno spirito libero, onesto, interessato a una moltitudine di argomenti e che non ha mai esitato a rimettersi in discussione. Ha anche una bellissima calligrafia. Il titolo della sua rivista, <em>Front populaire<\/em>, potrebbe non piacere a tutti. Io sono perfettamente d\u2019accordo, perch\u00e9 credo che corrisponda a ci\u00f2 di cui abbiamo pi\u00f9 bisogno: dare nuovi mezzi di espressione a coloro che difendono la causa del popolo.<\/p>\n<p>L\u2019idea di una \u00abconvergenza dei sovranismi\u00bb mi sembra, a questo proposito, un po\u2019 restrittiva. Non tutti i populisti sono sovranisti e non tutti i sovranisti sono populisti. La sovranit\u00e0 popolare e la sovranit\u00e0 nazionale non sono esattamente la stessa cosa. Il sovranismo \u00e8 spesso associato al giacobinismo. Michel Onfray, che \u00e8 un uomo di sinistra di ispirazione proudhoniana, \u00e8 invece un girondino. Suppongo che il Front populaire sar\u00e0 l\u2019occasione per approfondire il dibattito tra coloro che ritengono che il popolo sia oggi un concetto ancora pi\u00f9 essenziale della nazione, o che la democrazia venga prima della \u00abrepubblica\u00bb, e coloro che pensano il contrario\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le Monde, pochi giorni fa, ha gi\u00e0 scatenato un fuoco di sbarramento contro il Front populaire. E secondo <em>Valeurs actuelles<\/em>, Thomas Gu\u00e9nol\u00e9, ex coordinatore della scuola di formazione di La France insoumise, ha chiuso la porta in questi termini: \u00abL\u2019estrema destra ha una concezione etno-culturale dell\u2019identit\u00e0 nazionale, mentre la sinistra la definisce come un progetto di civilt\u00e0 tendente al progresso\u00bb. Lei cosa ne pensa?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cCi\u00f2 che colpisce, in questi attacchi, \u00e8 che i loro autori non hanno esitato a sparare proiettili rossi su una pubblicazione che non hanno mai letto, poich\u00e9 il suo primo numero non \u00e8 ancora uscito! Il contenuto non interessa dunque i nostri censori: siamo in presenza di un puro processo alle intenzioni. Il metodo \u00e8 consistito nell\u2019andare a consultare l\u2019elenco dei 10.000 primi abbonati per prendervi cinque o sei nomi \u00absegnati a destra\u00bb. Questo compito non deve essere stato molto difficile, poich\u00e9 Onfray ha dichiarato subito il suo desiderio di rivolgersi a lettori \u00abdi destra, di sinistra e, soprattutto, da altrove\u00bb. Dopo di che, \u00e8 bastato ai fini segugi del \u201cMondo\u201d elencare questi pochi nomi per affermare che Michel Onfray \u00e8 \u00abdiventato la pertosse della destra\u00bb (in questi ambienti, le metafore mediche sono sempre le benvenute). Le Monde, un tempo giornale serio, oggi non \u00e8 altro che un bollettino parrocchiale. Usando metodi cos\u00ec miseri, probabilmente pensava di delegittimare l\u2019impresa. Ha suscitato solo un\u2019immensa risata.<\/p>\n<p>Ma questa demonizzazione di bassa leva dimostra anche che il successo di Michel Onfray, in seguito a molti altri segnali di allarme, comincia a preoccupare coloro che vedono sempre pi\u00f9 spesso il terreno scivolare sotto di loro. Perch\u00e9 non si pu\u00f2 sbagliare: ci\u00f2 per cui Onfray \u00e8 pi\u00f9 criticato non sono tanto le sue idee personali, quanto il suo desiderio di aprire o approfondire percorsi trasversali che non corrispondono ai vecchi clivages (destra-sinistra, per esempio) che, oggi, scricchiolano ovunque. Questo \u00e8 ci\u00f2 che alcuni non tollerano. Non vogliono riconoscere uno sconvolgimento generale del paesaggio che annuncia la fine del loro mondo. In ultima analisi, questi attacchi sono solo un altro episodio (rivelatore) nella guerra tra coloro che vogliono aprire e quelli che vogliono concretizzare.<\/p>\n<p>Quanto a Thomas Gu\u00e9nol\u00e9, che \u00e8 anche un ex consigliere di Jean-Louis Borloo, \u00e8 chiaramente un esperto di langue de bois.[i] Definire l\u2019identit\u00e0 nazionale come \u00abun progetto di civilt\u00e0 che tende al progresso\u00bb (progresso verso cosa?) \u00e8 notevole in quanto tale definizione pu\u00f2 essere applicata a quasi tutto: l\u2019ultimo discorso di Macron, la legge Avia, la scoperta di un vaccino, la conquista del pianeta Marte, ecc. In senso letterale, sono parole che non significano nulla. Incantesimi rituali che si recitano devotamente quando non si sa pi\u00f9 cosa rispondere\u201d.<\/p>\n<p><strong>Se questo progetto vede la luce, le sembra destinato a contrastare, a sostituire o ad accompagnare i due principali movimenti populisti incarnati da Jean-Luc M\u00e9lenchon e Marine Le Pen?<\/strong><\/p>\n<p>\u201cNiente di tutto questo, spero. Bisognerebbe chiedere di pi\u00f9 agli animatori del Front populaire, cosa che io non sono. Ma mi sembra che non bisogna aspettarsi da una rivista pi\u00f9 di quanto non possa dare, n\u00e9 confondere un\u2019iniziativa politico-intellettuale che dia l\u2019occasione a spiriti liberi venuti da diversi orizzonti di confrontare i loro punti di vista, cercando di individuare alcuni punti di convergenza, con un\u2019operazione politica a semplice scopo elettorale. Se il Front populaire contribuisce a liberare alcuni sentieri di traverso, sar\u00e0 gi\u00e0 molto.<\/p>\n<p><em>1 Langue de bois, detto francese che abbiamo lasciato cos\u00ec com\u2019\u00e8. 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