{"id":58982,"date":"2020-06-02T11:30:05","date_gmt":"2020-06-02T09:30:05","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58982"},"modified":"2020-06-01T12:09:10","modified_gmt":"2020-06-01T10:09:10","slug":"prima-delleuro-lintegrazione-monetaria-europea-dal-dopoguerra-agli-anni-novanta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58982","title":{"rendered":"Prima dell\u2019euro: l\u2019integrazione monetaria europea dal dopoguerra agli anni Novanta"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>KRITICA ECONOMICA<\/strong> (<strong>Matteo Samarani<\/strong>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/euro1200-678x381.jpg\" alt=\"debito pubblico euro sme\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong>1. Introduzione alla prima parte<\/strong><\/h3>\n<p><em>Nella prima parte di questo lavoro si prender\u00e0 in considerazione il periodo storico che va dal 1944, con l\u2019istituzione di Bretton Woods, sino agli anni \u201990, caratterizzati dalla crisi del Sistema Monetario Europeo (SME). Lo scopo \u00e8 da un lato tracciare un affresco sulla dinamica storica dell\u2019integrazione monetaria europea, dall\u2019altro \u00e8 dare una buona base teorica e storica per analizzare e capire le caratteristiche e le problematiche insite nell\u2019eurozona.<\/em><\/p>\n<h3><strong>2. La caduta di\u00a0<em>Bretton Woods<\/em>\u00a0e l\u2019instabilit\u00e0 monetaria<\/strong><\/h3>\n<p>Al fine di comprendere l\u2019eurozona,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/euro-si-euro-no-marcello-messori-massimo-pivetti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">i suoi problemi e gli squilibri che la caratterizzano<\/a>, \u00e8 necessario\u00a0<strong>fare un salto indietro nel tempo sino agli inizi degli anni \u201970<\/strong>, anni contraddistinti dal\u00a0<strong>crollo del sistema di Bretton Woods<\/strong>. Gli accordi di Bretton Woods del 1944 definirono un sistema monetario a cambio aureo (c.d.\u00a0<em>gold exchange standard<\/em>) all\u2019interno del quale la quotazione dell\u2019oro determinava il valore delle monete nazionali, ma solo il dollaro era convertibile in oro, fungendo cos\u00ec da riserva valutaria internazionale. Dato che\u00a0<strong>la condizione necessaria affinch\u00e9 un sistema di cambi fissi sia sostenibile \u00e8 la non persistenza di squilibri nella bilancia dei pagamenti<\/strong>, le regole di Bretton Woods prevedevano in loro presenza delle correzioni attraverso politiche restrittive in caso di disavanzo e politiche espansive in caso di avanzo.<\/p>\n<p>Sin dalla sua nascita tale sistema presentava delle\u00a0<strong>rigidit\u00e0 che in pochi anni ne avrebbero causato il crollo<\/strong>:<br \/>\n1. rapporto di cambio fisso tra oro e dollaro;<br \/>\n2. non furono i c.d. \u201c<em>diritti di prelievo\u201d\u00a0<\/em>(unit\u00e0 di conto del FMI) ad assumere il ruolo di riserva valutaria mondiale ma tale funzione fu ricoperta dal dollaro.<\/p>\n<p>Principalmente per questi motivi possiamo affermare che\u00a0<strong>il sistema era\u00a0<em>asimmetrico\u00a0<\/em><\/strong>e dipendeva crucialmente dall\u2019affidabilit\u00e0 del paese che emetteva la moneta di riferimento (Marelli e Signorelli, 2019).<\/p>\n<p>Tale asimmetria venne resa palese dal fatto che anche se, sin dai suoi primi anni di vita si verificarono alcuni problemi nei paesi periferici, il sistema monetario internazionale non sub\u00ec danni irreparabili. Fu solo negli\u00a0<strong>anni Sessanta<\/strong>, caratterizzati da crescente inflazione e ampi disavanzi della bilancia dei pagamenti nel \u201cNuovo Mondo\u201d, che si inizi\u00f2 a temere che la Federal Reserve non sarebbe stata in grado di assicurare la convertibilit\u00e0 del dollaro in oro.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti si trovarono cos\u00ec a dover fronteggiare le peculiarit\u00e0 delineate dal c.d. \u201c<strong>dilemma di Triffin<\/strong>\u201d:\u00a0<em>da un lato\u00a0<\/em>gli USA avevano l\u2019onere di assicurare la liquidit\u00e0 del sistema monetario internazionale tramite politiche monetarie accomodanti cos\u00ec da non generare effetti monetari restrittivi con conseguenze negative per il commercio internazionale,\u00a0<em>dall\u2019altro\u00a0<\/em>lato la produzione eccessiva di moneta avrebbe comportato una perdita di credibilit\u00e0 della convertibilit\u00e0 tra oro e dollaro.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio quest\u2019ultima ipotesi che si verific\u00f2\u00a0<strong>tra la fine degli anni Sessanta e l\u2019inizio degli anni Settanta<\/strong>\u00a0a causa del\u00a0<em>policy mix\u00a0<\/em>statunitense composto da finanziamento della spesa pubblica e politica monetaria accomodante. Inoltre\u00a0<strong>l\u2019inflazione derivante dalle suddette politiche mise a repentaglio la stabilit\u00e0 dei prezzi<\/strong>, obiettivo prioritario di paesi come la Germania. La reazione tedesca fu quella di alzare i tassi di interesse, provocando cos\u00ec un deflusso di capitali dal dollaro, deflusso accentuato dal fatto che alcune nazioni europee effettuarono una massiccia richiesta di conversione delle loro riserve di dollari in oro.<\/p>\n<p>La conseguente svalutazione del dollaro e le sempre crescenti pressioni misero gli USA nella condizione di\u00a0<strong>dover dichiarare l\u2019inconvertibilit\u00e0 della moneta statunitense nei confronti dell\u2019oro<\/strong>. Ci\u00f2 avvenne con il cosiddetto \u201c<em>Nixon shock<\/em>\u201d ossia una ricetta di politica economica comprendente:<br \/>\n1. sospensione della convertibilit\u00e0 dollaro-oro;<br \/>\n2. imposizione di una soprattassa temporanea del 10% sulle importazioni americane;<br \/>\n3. blocco di salari e prezzi per contenere l\u2019inflazione accompagnato da agevolazioni a investimenti e acquisti di beni\u00a0<em>made in USA.<\/em><\/p>\n<h3><strong>3. Piano Werner e serpente monetario<\/strong><\/h3>\n<p>In tale sistema monetario internazionale caratterizzato da stabilit\u00e0 e favorevole alla crescita economica,\u00a0<strong>tra il 1945 e il 1971 gli europei non dovettero preoccuparsi di problemi valutari intraeuropei\u00a0<\/strong>(Tooze, 2018),\u00a0poich\u00e9 il dollaro era l\u2019ancora del sistema globale. Fu solo dopo il \u201c<em>Nixon shock<\/em>\u201d che, venendo meno il legame dollaro-oro, i paesi europei rinunciano a sostenere il dollaro lasciando\u00a0<strong>fluttuare liberamente le valute sul mercato dei cambi<\/strong>\u00a0innescando cos\u00ec volatilit\u00e0 ed instabilit\u00e0 monetaria.<\/p>\n<p>In questo contesto internazionale il Presidente e Ministro delle Finanze lussemburghese,\u00a0<strong>Pierre Werner<\/strong>, sulla base di un mandato comunitario, nel Giugno del 1970 present\u00f2 al Consiglio un piano la cui ambizione era \u201c<strong>l\u2019Unione economica e monetaria degli stati membri<\/strong>\u201d. Nonostante il Consiglio, il 22 Marzo 1971, diede il via libera all\u2019implementazione del Rapporto Werner, esso non trov\u00f2 mai una vera e propria investitura poich\u00e9\u00a0<strong>nei mesi successivi vennero \u201cmischiate le carte\u201d del sistema monetario internazionale<\/strong>.<\/p>\n<p>Infatti, nel Dicembre del 1971, durante il G-10, pass\u00f2 la linea statunitense che, a fronte dell\u2019abolizione della soprattassa del 10% sulle importazioni introdotta da Nixon, prevedeva che i paesi coinvolti (Usa, UK, Canada, Giappone e paesi CEE) accettassero la\u00a0<strong>nuova parit\u00e0 dei tassi di cambio col dollaro<\/strong>\u00a0(che venne svalutato e il cui valore non dipendeva pi\u00f9 dall\u2019oro) e una banda di oscillazione attorno a tale parit\u00e0 del \u00b1 2,25%.<\/p>\n<p>I paesi europei giudicarono tale margine di variazione troppo ampio rispetto alle proprie ambizioni di unificazione monetaria. Fu cos\u00ec che il 24 aprile 1972\u00a0<strong>sottoscrissero a Basilea un\u2019intesa valutaria regionale detta anche \u201cSerpente Monetario\u201d o \u201cSerpente nel tunnel<\/strong>\u201d, la quale prevedeva un margine di fluttuazione delle valute nazionali rispetto al dollaro del \u00b11,125%.<\/p>\n<p>Anche se l\u2019esperimento del\u00a0<em>dollar standard\u00a0<\/em>ebbe vita breve (a causa di una\u00a0<strong>seconda svalutazione<\/strong>\u00a0dovuta al mancato sostegno giapponese alla valuta statunitense), i paesi europei decisero di mantenere in vita il \u201cSerpente Monetario\u201d che preso il nome di\u00a0<strong>\u201cSerpente nel lago\u201d<\/strong>\u00a0(<em>Snake in the lake<\/em>), impegnandosi di fatto ad una\u00a0<strong>fluttuazione congiunta delle monete europee rispetto al dollaro<\/strong>, le quali continuavano a coordinarsi sulla base della suddetta banda di oscillazione.<\/p>\n<p><strong>Nel 1973<\/strong>\u00a0a causa del primo shock petrolifero provocato dall\u2019Opec, che colp\u00ec in modo asimmetrico i vari paesi europei,\u00a0<strong>gli obbiettivi di politica monetaria dei\u00a0<em>policy maker\u00a0<\/em>nazionali iniziarono a divergere<\/strong>. Tale divergenza fece prevalere delle politiche di tipo \u201c<em>beggar-thy-neighbor<\/em>\u201d rispetto a politiche volte a favorire l\u2019obbiettivo di integrazione monetaria europea. La vita del \u201cSerpente\u201d fu cos\u00ec da subito\u00a0 caratterizzata da numerose defezioni e solo poche nazioni (Germania, Benelux e Danimarca) riuscirono a mantenere le loro valute all\u2019interno dei margini prestabiliti. Tra queste\u00a0<strong>la Germania, grazie alla Bundesbank e al marco, assunse il ruolo di\u00a0<em>benchmark\u00a0<\/em>a livello europeo<\/strong>\u00a0(centralit\u00e0 che manterr\u00e0 nel corso del tempo). I continui riallineamenti valutari degli altri paesi e le persistenti defezioni fecero s\u00ec che il \u201cSerpente\u201d, nato con l\u2019intento di implementare un\u2019unione monetaria europea con il graduale irrigidimento dei tassi di cambio, manc\u00f2 il suo obbiettivo.<\/p>\n<h3><strong>4. Il Sistema Monetario Europeo (SME)<\/strong><\/h3>\n<p>Il subbuglio economico e finanziario dei primi anni \u201970 aveva sospeso il processo di unificazione monetaria (Fauri, 2017). Tuttavia l\u2019approdo della maggior parte dei paesi CEE, che avevano abbandonato il \u201cSerpente\u201d, ad un regime di cambi flessibili,\u00a0<strong>fece crescere un generale malcontento<\/strong>\u00a0giustificato dalla convinzione che l\u2019instabilit\u00e0 dei cambi e l\u2019inflazione, andando a frenare il commercio internazionale, andassero ad impattare negativamente sulle aspettative degli imprenditori.<\/p>\n<p>Pertanto nel 1978 il cancelliere tedesco\u00a0<strong>Helmut Schmidt<\/strong>\u00a0propose all\u2019incontro di Copenaghen del Consiglio europeo l\u2019idea di un\u00a0<strong>sistema monetario europeo<\/strong>. L\u2019ipotesi del cancelliere era quella di giungere ad un accordo che prevedesse un tasso di cambio fisso ma aggiustabile (c.d. sistema di cambi quasi-fissi). Questo meccanismo avrebbe portato al raggiungimento degli obbiettivi antiinflazionistici e di stabilit\u00e0 valutaria consentendo ai vari paesi di\u00a0<strong>mantenere operativo lo strumento del tasso di cambio<\/strong>: le economie europee erano considerate troppo divergenti per potersi permettere un regime di cambi fissi e la flessibilit\u00e0 del cambio avrebbe consentito l\u2019aggiustamento dell\u2019equilibrio esterno l\u00e0 dove ce ne fosse stato bisogno.<\/p>\n<h4><strong>4.1 La struttura del Sistema Monetario Europeo<\/strong><\/h4>\n<p>Lo Sme era un accordo tra banche centrali firmato nel 1978 e operativo a partire dal 13 Marzo 1979.\u00a0<strong>Il nodo centrale del sistema era rappresentato dall\u2019<em>ecu\u00a0<\/em><\/strong>(unit\u00e0 monetaria europea), il cui valore era definito sula base di un paniere di monete dei paesi membri. Il tasso dell\u2019<em>ecu\u00a0<\/em>in termini della moneta  venne definito in questo modo:<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-1281\" src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Schermata-2020-05-28-alle-15.00.16-1024x271.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"271\" \/>Dunque il tasso dell\u2019<em>ecu\u00a0<\/em>in termini della moneta  pu\u00f2 essere definito come la sommatoria dei tassi di cambio bilaterali delle monete europee rispetto alla moneta , ponderati per la quantit\u00e0 di ogni valuta contenuta nel paniere. Possiamo quindi affermare che\u00a0<strong>il peso relativo delle varie valute Sme all\u2019interno del paniere rifletteva la diversa importanza economica di ciascun paese<\/strong>\u00a0stimata in base ad indicatori precisi (Fauri, 2017).<\/p>\n<p>Gli accordi di cambio (\u201c<em>Exchange rate mechanism\u201d<\/em>, Erm) prevedevano che ogni valuta CEE avesse una parit\u00e0 centrale definita in\u00a0<em>ecu\u00a0<\/em>e una banda di oscillazione del \u00b12,25% attorno a questi tassi centrali all\u2019interno della quale i cambi di mercato potevano oscillare.\u00a0<strong>Per Italia, Regno Unito, Spagna e Portogallo era prevista una banda del \u00b16%<\/strong>\u00a0a causa della loro elevata propensione alla svalutazione.<\/p>\n<p>Le banche centrali dei vari paesi si impegnavano a mantenere il cambio di mercato il pi\u00f9 vicino possibile alla parit\u00e0 centrale attraverso i c.d.\u00a0<em>interventi infra-marginali<\/em>. Qualora il deprezzamento (apprezzamento) della valuta fosse stato cos\u00ec consistente da innescare il rischio di un\u2019uscita dalla banda, le autorit\u00e0 di politica monetaria avrebbero dovuto intervenire mediante i c.d.\u00a0<em>interventi al margine<\/em>, per i quali era previsto l\u2019intervento di entrambe le autorit\u00e0 (quella del paese con valuta in deprezzamento e quelle del paese nella situazione contraria). Se gli interventi al margine non avessero avuto successo il Consiglio europeo avrebbe potuto deliberare un\u00a0<em>riallineamento<\/em>, ossia la rivisitazione della parit\u00e0 centrale. Il suddetto sistema presentava quindi due elementi di flessibilit\u00e0: 1.\u00a0<em>la banda di oscillazione<\/em>; 2.\u00a0<em>i riallineamenti\u00a0<\/em>(Marelli e Signorelli, 2019)<\/p>\n<h3><strong>5. 1992-1993: speculazione e crisi dello SME<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Il nodo cruciale e indispensabile per la sostenibilit\u00e0 di lungo periodo di un sistema di cambi quasi-fissi \u00e8 rappresentato dalla\u00a0<em>credibilit\u00e0<\/em><\/strong>: se la parit\u00e0 centrale diviene poco credibile il sistema diviene facilmente preda di attacchi speculativi. La suddetta flessibilit\u00e0, che ha caratterizzato lo Sme nei sui primi anni di vita, ha fornito un buono scudo al sistema per difendersi dalla speculazione internazionale. Infatti i riallineamenti, che sono stati caratteristica distintiva del sistema sino alla fine degli anni \u201980, garantivano il riequilibrio dei differenziali del tasso di inflazione.\u00a0<strong>Lo scenario inizi\u00f2 a mutare nel periodo tra il 1987 e il 1992<\/strong>\u00a0quando i paesi CEE implementarono una strategia volta ad accelerare il processo di integrazione monetaria. Tale strategia prevedeva:<br \/>\n1.\u00a0<em>e<\/em><em>liminazione dei controlli residui sui movimenti di capitali<\/em>;<br \/>\n2.\u00a0<em>un periodo di \u201cSme forte\u201d, ossia senza riallineamenti<\/em>.<\/p>\n<p><strong>La liberalizzazione dei movimenti dei capitali era volta all\u2019attuazione degli artt. 67-73 del Trattato di Roma<\/strong>. Tuttavia come ha scritto De Grauwe (1993): \u201cI controlli tendevano a ridurre l\u2019entit\u00e0 dei fondi che si potevano mobilitare per attaccare una moneta e in tal modo davano alle autorit\u00e0 il tempo di organizzare un ordinato riallineamento dei cambi\u201d.\u00a0<strong>La liberalizzazione quindi accrebbe la vulnerabilit\u00e0 dello Sme<\/strong>\u00a0e fece ricadere sui differenziali del tasso d\u2019interesse il peso di prevenire le fughe di capitali dai paesi ad elevata inflazione (Fauri, 2017). Il periodo di Sme forte contribu\u00ec, assieme alla liberalizzazione dei mercati finanziari, ad irrigidire il sistema e a\u00a0<strong>renderlo fragile agli occhi degli speculatori in presenza di squilibri macroeconomici<\/strong>.<\/p>\n<p>Un altro aspetto fondamentale per comprendere le dinamiche che porteranno alla crisi del Sistema monetario europeo \u00e8 il fatto che\u00a0<strong>in tale sistema la politica monetaria dei paesi partecipanti all\u2019accordo era fortemente influenzata dalla politica del paese leader (la Germania)\u00a0<\/strong>(Marelli e Signorelli, 2018). La questione \u00e8 facilmente dimostrabile considerando che, in presenza di liberi movimenti di capitale, vale l\u2019<strong>equazione della\u00a0<em>parit\u00e0 scoperta dei tassi d\u2019interesse<\/em><\/strong>:<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-1283\" src=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Schermata-2020-05-28-alle-15.00.34-1024x437.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"437\" \/>Dato che la Germania rivestiva il ruolo di perno del sistema,<strong>\u00a0i paesi dello Sme erano tenuti a seguire le politiche monetarie tedesche<\/strong>\u00a0per evitare fughe di capitali. In particolare i paesi con elevata propensione alla svalutazione erano costretti a mantenere saggi d\u2019interesse pi\u00f9 elevati rispetto a quelli tedeschi.<\/p>\n<p>Secondo diversi economisti (per questo scritto si \u00e8 consultato in particolare Marelli, Signorelli e Fauri)\u00a0<strong>le cause alla base della speculazione che colp\u00ec il Sistema monetario europeo a cavallo del 1992-1993 furono molteplici<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Dapprima\u00a0<\/em>bisogna considerare che\u00a0<strong>dopo il 1987 il Sistema monetario europeo divenne di fatto un regime di cambi fissi<\/strong>\u00a0(c.d. Sme forte). Come sappiamo, al fine di garantire stabilit\u00e0, un sistema di cambi fissi deve far s\u00ec che i tassi d\u2019inflazione dei partecipanti nel tempo si eguaglino. Tuttavia\u00a0<strong>le divergenze dei sistemi economici dei paesi europei si ripercuotevano inevitabilmente sulle divergenze dei tassi d\u2019inflazione<\/strong>. Dato che dopo il 1987 non vi furono pi\u00f9 riallineamenti, volti a correggere tali differenziali, in alcuni paesi (in particolare Italia e Spagna) i tassi d\u2019inflazione, seppur convergenti, rimasero pi\u00f9 elevati dei tassi tedeschi.<\/p>\n<p>Questo implicava inevitabilmente una\u00a0<strong>perdita di competitivit\u00e0 in termini reali<\/strong>\u00a0e una\u00a0<strong>chiara sopravalutazione delle monete dei suddetti paesi<\/strong>\u00a0(nel caso italiano, dagli anni \u201980 sino al \u201992, i prezzi erano aumentati del 30% rispetto a quelli tedeschi).<\/p>\n<p>Inoltre il 7 Febbraio 1992 fu firmato il\u00a0<strong>Trattato di Maastricht<\/strong>\u00a0che \u2013 oltre a creare incertezza politica a causa di problemi relativi alle ratifiche a livello nazionale, che si ripercosse inevitabilmente sui mercati finanziari \u2013 prevedeva, nella sua terza fase, tassi\u00a0<strong>di cambio irrevocabilmente fissi<\/strong>. Gli speculatori si resero conto che la sopravalutazione delle valute avrebbe potuto essere aggiustata soltanto ora o mai pi\u00f9. Fu cos\u00ec che durante l\u2019estate del \u201992, con una serie di attacchi speculativi, costrinsero la lira ad uscire dallo Sme e la peseta ad un riallineamento del 5%. C\u2019\u00e8 da far notare come anche se da accordi la Bundesbank avrebbe dovuto intervenire in sostegno alle valute in difficolt\u00e0, nella realt\u00e0 si rifiut\u00f2 di fatto di intervenire con acquisti illimitati.<\/p>\n<p><em>In secondo luogo\u00a0<\/em>la recessione che colp\u00ec il \u201cvecchio continente\u201d nel 1992 e le politiche economiche tedesche, espansive dal lato fiscale (infatti dopo la riunificazione tedesca i policy maker stavano sostenendo spese volte alla ricostruzione delle regioni dell\u2019est) e restrittive dal lato monetario (per contenere l\u2019inflazione), crearono delle\u00a0<strong>divergenze nelle priorit\u00e0 di politica economica delle autorit\u00e0 competenti a livello europeo<\/strong>, divergenze che vedevano la Germania da una parte e Francia e Inghilterra dall\u2019altra. Fu cos\u00ec che dopo che il 16 luglio 1992, quando la Germania decise di alzare il tasso di\u00a0<em>policy<\/em>, gli altri paesi europei si trovarono dinnanzi ad un\u00a0<strong>dilemma di politica economica<\/strong>.<\/p>\n<p>Infatti essi avevano due opzioni:<br \/>\ni. seguire la Germania alzando i tassi, mantenendo cos\u00ec la credibilit\u00e0 nel cambio fisso, ma aggravando ulteriormente la congiuntura economica;<br \/>\nii. lasciare invariata la loro politica monetaria, perdendo cos\u00ec la credibilit\u00e0 nel saggio di cambio fisso. Quando gli speculatori si resero conto che i\u00a0<em>policy maker\u00a0<\/em>avrebbero avuto incentivo a percorrere la seconda strada iniziarono a vendere sterline e franchi costringendo la prima ad uscire dallo Sme il 17 Settembre 1992 deprezzandosi del 10% sul marco, mentre la seconda ad una svalutazione (si parla di\u00a0<em>aspettative autorealizzanti<\/em>).<\/p>\n<p>A seguito dei suddetti attacchi speculativi nell\u2019agosto del 1993\u00a0<strong>il Consiglio europeo decise di modificare l\u2019entit\u00e0 della banda oscillazione ampliandola sino al \u00b1 15%<\/strong>. La mossa del Consiglio fu decisiva in quanto le bande erano cos\u00ec ampie da rendere non necessario qualsiasi intervento da parte delle autorit\u00e0 monetarie e da eliminare le opportunit\u00e0 di profitto della speculazione internazionale. La lira italiana rientr\u00f2 nello Sme solo nel 1996 dopo aver subito, tra il Settembre 1992 e il Marzo 1995, un deprezzamento di circa il 50%.<\/p>\n<h3><strong>6. Conclusioni prima parte<\/strong><\/h3>\n<p>Alla fine di questa prima parte \u00e8 indispensabile citare i principali punti che sono stati resi palesi dalla nostra analisi.<\/p>\n<p>In primis si osserva che ogni qualvolta che si \u00e8 cercato di procedere nel verso di un\u2019integrazione monetaria pi\u00f9 spinta \u00e8 emersa una matrice comune di criticit\u00e0 relative, da un lato a divergenze strutturali dei sistemi economici dei paesi europei, dall\u2019altro a divergenze politico-culturali le quali, nonostante accordi formali, hanno spesso fatto prevalere interessi nazionali rispetto alla sostenibilit\u00e0 e all\u2019equilibrio dell\u2019economia europea.<\/p>\n<p>In secondo luogo, anche se dal punto di vista economico le scelte di integrazione si sono rivelate a volte discutibili, emerge una forte volont\u00e0 politica di creare un\u2019unione economica che legasse gli interessi dei singoli stati ad un interesse comune europeo.<\/p>\n<h2><strong>Bibliografia:<\/strong><\/h2>\n<p>Tooze (2018),\u00a0<em>Lo schianto<\/em>, Mondadori, Milano.<br \/>\nFauri (2017),\u00a0<em>L\u2019Unione Europea: Una storia economica<\/em>, Il Mulino, Bologna.<br \/>\nMarelli E., Signorelli M. (2019),\u00a0<em>Politica economica: le politiche del nuovo scenario europeo e globale<\/em>, Giapichelli, Torino.<br \/>\nDe Grauwe (2016),\u00a0<em>Economia dell\u2019unione monetaria<\/em>, Il Mulino, Bologna<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>FONTE:<a href=\"https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/prima-delleuro-lintegrazione-monetaria-europea-dal-dopoguerra-agli-anni-novanta-sme\/\">https:\/\/www.kriticaeconomica.com\/prima-delleuro-lintegrazione-monetaria-europea-dal-dopoguerra-agli-anni-novanta-sme\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di KRITICA ECONOMICA (Matteo Samarani) &nbsp; &nbsp; 1. Introduzione alla prima parte Nella prima parte di questo lavoro si prender\u00e0 in considerazione il periodo storico che va dal 1944, con l\u2019istituzione di Bretton Woods, sino agli anni \u201990, caratterizzati dalla crisi del Sistema Monetario Europeo (SME). Lo scopo \u00e8 da un lato tracciare un affresco sulla dinamica storica dell\u2019integrazione monetaria europea, dall\u2019altro \u00e8 dare una buona base teorica e storica per analizzare e capire le&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":100,"featured_media":58073,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Kritica_Economica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-flk","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58982"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/100"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=58982"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58982\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":58983,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/58982\/revisions\/58983"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58073"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=58982"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=58982"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=58982"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}