{"id":58993,"date":"2020-06-02T09:30:11","date_gmt":"2020-06-02T07:30:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58993"},"modified":"2020-06-01T22:40:19","modified_gmt":"2020-06-01T20:40:19","slug":"la-trappola-del-recovery-fund","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=58993","title":{"rendered":"La trappola del Recovery Fund"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Thomas Fazi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo alcuni commentatori non sarebbe il caso di fare troppe distinzioni, nel Recovery Fund, tra trasferimenti a fondo perduto e prestiti, perch\u00e9 anche in questo secondo caso stiamo comunque parlando, di fatto, di un finanziamento &#8220;in deficit&#8221;, che dunque dovrebbe essere benvenuto anche da una prospettiva &#8220;keynesiana&#8221;. Se si pensa che la spesa in deficit (&#8220;a debito&#8221;) sia la risposta giusta alla crisi &#8211; affermano costoro &#8211; perch\u00e9 lamentarsi se i fondi arrivano sotto forma di prestiti, che peraltro otterremmo a tassi di interesse pi\u00f9 convenienti di quelli che attualmente paghiamo sui nostri titoli di Stato?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Secondo la stessa logica, dicono, non ha molto senso fare il bilancio tra fondi versati e fondi ricevuti nel calcolo del saldo netto dei trasferimenti a fondo perduto: se i soldi arrivano ora \u2013 si fa per dire \u2013, ma devono essere rimborsati lungo un arco di tempo relativamente lungo, il paese ricevente dovrebbe comunque beneficiare del classico moltiplicatore keynesiano, indipendentemente dal saldo netto finale tra entrate e uscite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ora, c\u2019\u00e8 un fondo di verit\u00e0 in questa argomentazione: nelle condizioni date, indebitarci nei confronti della UE, da un punto di vista strettamente finanziario (e tralasciando dunque la questione delle famigerate condizionalit\u00e0), \u00e8 indubbiamente pi\u00f9 vantaggioso rispetto all\u2019indebitarci &#8220;sui mercati&#8221;. La domanda che dovremmo porci, per\u00f2, \u00e8 la seguente: perch\u00e9 ci troviamo in questa situazione? Perch\u00e9 sui nostri titoli di Stato a dieci anni paghiamo attualmente un tasso di interesse (1,5 per cento) che \u00e8 poco meno del doppio rispetto a quello del periodo pre-pandemia? Perch\u00e9 la BCE ha permesso ai tassi di salire in un momento di emergenza come questo, quando quello che dovrebbe fare una banca centrale in tempo di crisi \u2013 e che infatti hanno fatto e stanno facendo tutte le altre banche centrali \u2013 \u00e8 l\u2019opposto: far scendere i tassi di interesse per facilitare le necessit\u00e0 di finanziamento dei governi?<br \/>\nPerch\u00e9, in definitiva, siamo messi nella condizione di dover scegliere tra indebitarci &#8220;sui mercati&#8221; a tassi relativamente onerosi e indebitarci nei confronti della UE a tassi pi\u00f9 convenienti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il presupposto da cui partire \u00e8 che non c\u2019\u00e8 nulla di &#8220;naturale&#8221; nel tasso di interesse che attualmente paghiamo sui nostri titoli di Stato. I tassi di interesse, in ultima analisi, vengono decisi dalla banca centrale: da un punto di vista strettamente tecnico, la BCE, se lo volesse, potrebbe tranquillamente portare i tassi di interesse sui nostri titoli di Stato a zero. Non ci interessa discutere in questa sede se non la faccia per ragioni &#8220;statutarie&#8221; o politiche. Il punto \u00e8 che se oggi paghiamo sui nostri titoli di Stato un tasso di interesse tale da rendere &#8220;attrattiva&#8221; la prospettiva di indebitarci nei confronti della UE, \u00e8 unicamente una conseguenza dell\u2019appartenenza alla stessa architettura monetaria della UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se disponessimo di una nostra banca centrale, infatti, nulla ci impedirebbe di indebitarci a un tasso di interesse nullo o anche negativo \u2013 o di vendere i titoli direttamente alla nostra banca centrale \u2013, come fanno attualmente gran parte dei paesi avanzati, incluso il Giappone, nonostante il suo rapporto debito\/PIL del 250 per cento, o la Gran Bretagna, nonostante il &#8220;terremoto&#8221; della Brexit.<br \/>\nIn altre parole, la UE ci sta offrendo la soluzione ad un problema creato da essa stessa: l\u2019assenza di una banca centrale degna di questo nome. Ma questo non \u00e8 un errore di percorso, quanto piuttosto un aspetto costitutivo dell\u2019eurozona. Se la BCE fosse una &#8220;normale&#8221; banca centrale, infatti, sarebbe molto pi\u00f9 difficile costringere i governi a &#8220;rigare dritto&#8221;, a fare austerit\u00e0 e \u2013 come in questo caso \u2013 a cedere ulteriore sovranit\u00e0 alla UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Recovery Fund \u00e8, in ultima analisi, un classico esempio di quella dottrina dei &#8220;piccoli passi&#8221; o del &#8220;piano inclinato&#8221; che \u00e8 stata utilizzata fin dagli albori della UE per promuovere surrettiziamente il processo di integrazione economica. I &#8220;padri fondatori&#8221; dell\u2019Europa, infatti, consapevoli della mancanza delle condizioni per procedere esplicitamente verso la costruzione di un super-Stato europeo, teorizzarono la necessit\u00e0 di procedere per gradi, attraverso progressivi trasferimenti di competenze e di sovranit\u00e0 in ambiti specifici e circoscritti, in maniera tale da non destare allarme nelle popolazioni degli Stati membri; questo, sempre secondo la dottrina dei &#8220;piccoli passi&#8221;, avrebbe poi determinato le condizioni \u2013 il &#8220;piano inclinato&#8221;, appunto \u2013 per rendere inevitabili (o apparentemente tali), grazie anche a &#8220;crisi&#8221; piu\u0300 o meno orchestrate a tavolino, ulteriori trasferimenti di sovranit\u00e0, facendo &#8220;scivolare&#8221; inesorabilmente i singoli paesi europei verso una &#8220;unione sempre pi\u00f9 profonda&#8221;, fino al definitivo svuotamento delle sovranit\u00e0 nazionali. In breve: prima si crea il problema e poi si presenta un&#8217;ulteriore cessione di sovranit\u00e0 come l&#8217;unica soluzione possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 questa la vera partita che si gioca intorno al Recovery Fund: la svendita di quel brandello di sovranit\u00e0 democratica che ci \u00e8 rimasta \u2013 l\u2019autonomia, almeno dal punto di vista formale, sulle politiche di bilancio e di investimento \u2013 e il rafforzamento del carattere oligarchico della UE, attraverso l\u2019accentramento di ulteriore potere nelle mani di istituzioni anti-democratiche quali la Commissione europea, in cambio di due spicci, che in condizioni di sovranit\u00e0 monetaria potremmo tranquillamente reperire autonomamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto che la nostra classe dirigente sia riuscita a convincere milioni di italiani che l\u2019Italia \u2013 nonostante tutto, ancora una delle economie pi\u00f9 sviluppate al mondo \u2013 sarebbe antropologicamente incapace di perseguire la seconda strada, cio\u00e8 di gestire autonomamente la propria economia, \u00e8 indubbiamente una delle conseguenze pi\u00f9 drammatiche di vent\u2019anni di &#8220;vincolo esterno&#8221;: l\u2019averci ridotto \u00abin quello &#8220;stato di minorit\u00e0&#8221; che \u00e8 proprio di chi sente la necessit\u00e0 di affidare ad altri le decisioni circa le proprie priorit\u00e0 e il proprio futuro\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/story.php?story_fbid=2972270189532766&amp;id=100002494419255&amp;ref=content_filter\">https:\/\/www.facebook.com\/story.php?story_fbid=2972270189532766&amp;id=100002494419255&amp;ref=content_filter<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Thomas Fazi) Secondo alcuni commentatori non sarebbe il caso di fare troppe distinzioni, nel Recovery Fund, tra trasferimenti a fondo perduto e prestiti, perch\u00e9 anche in questo secondo caso stiamo comunque parlando, di fatto, di un finanziamento &#8220;in deficit&#8221;, che dunque dovrebbe essere benvenuto anche da una prospettiva &#8220;keynesiana&#8221;. 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