{"id":59095,"date":"2020-06-08T08:30:41","date_gmt":"2020-06-08T06:30:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59095"},"modified":"2020-06-08T08:12:30","modified_gmt":"2020-06-08T06:12:30","slug":"italia-paese-centrale-e-imperialista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59095","title":{"rendered":"Italia paese centrale e imperialista"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>SINISTRA IN RETE (Domenico Moro)<\/strong><\/p>\n<h4><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories10\/imperialismo-660x4002x.jpg\" alt=\"imperialismo 660x4002x\" width=\"300\" height=\"226\" \/>L\u2019importanza della collocazione nel sistema imperialista<\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle questioni pi\u00f9 importanti, per chi voglia operare politicamente in un qualsiasi Paese, \u00e8 capirne la natura. Uno degli aspetti pi\u00f9 importanti a questo scopo \u00e8 stabilire quale sia la collocazione del Paese nell\u2019economia-mondo, per usare un termine caro a Wallerstein. In termini marxisti, bisogna scendere dall\u2019astrattezza del modo di produzione capitalistico alla sua concretizzazione, cio\u00e8 alla formazione economico-sociale storicamente determinata. <b>Secondo Wallerstein l\u2019economia-mondo \u00e8 spazialmente gerarchizzata, essendo divisa in tre zone: una alta, il centro, una media, la semiperiferia, e una bassa, la periferia<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>. Lenin definiva il capitalismo, giunto alla fase pi\u00f9 alta di sviluppo, come imperialismo. Anche per Lenin l\u2019imperialismo si divide in una metropoli imperialista, costituita da Stati centrali dominanti e da una periferia, costituita da Stati subalterni e dipendenti dai primi.<\/b> Naturalmente operare politicamente in un Paese centrale o periferico o semiperiferico \u00e8 molto diverso, richiedendo un approccio diverso. La struttura economica e di classe \u00e8 diversa. Ad esempio, nei Paesi centrali il capitale \u00e8 meglio organizzato e i suoi rapporti di produzione sono pi\u00f9 radicati e pi\u00f9 forti. In pi\u00f9 di un secolo di storia le rivoluzioni sono avvenute in Paesi periferici e semiperiferici (se intendiamo la Russia del 1917 come Paese semiperiferico). Si tratta di un problematica gi\u00e0 presente in Gramsci, quando distingue la \u201cRivoluzione in Occidente\u201d da quella appena svoltasi in Russia. Fra l\u2019altro Gramsci fu ispirato direttamente da Lenin che si rendeva conto delle specificit\u00e0 della rivoluzione nei Paesi avanzati.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><strong>La collocazione dell\u2019Italia in una prospettiva storica<\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi che tipo di formazione economico sociale \u00e8 l\u2019Italia e come si colloca nella gerarchia spaziale dell\u2019economia mondiale? Negli ultimi anni si \u00e8 diffuso un giudizio dell\u2019Italia come paese periferico, in riferimento alla posizione occupata nell\u2019area euro. Secondo alcuni l\u2019Italia sarebbe addirittura una semicolonia e la sua classe dominante non una vera classe capitalistica ma una sorta di borghesia \u201ccompradora\u201d, cio\u00e8 una borghesia che fa gli interessi del capitale estero. Il termine di borghesia compradora \u00e8 tipico dei Paesi periferici dove svolge il ruolo di agente commerciale \u2013 <i>comprador<\/i> \u2013 di imprese la cui sede \u00e8 all\u2019estero. L\u2019uso di termini come periferia, semicolonia e borghesia compradora trovano terreno fertile nelle contraddizioni europee, e sono utilizzati da chi ritiene il nostro Paese e le sua classe dirigente politica ed economica sostanzialmente subalterni e proni agli interessi di altri Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019uso di questa terminologia \u00e8, per\u00f2, sbagliato e fuorviante. \u00c8 senz\u2019altro vero che la Germania (o l\u2019asse franco-tedesco a seconda delle interpretazioni), svolge un ruolo egemonico economicamente e, in parte, anche politicamente nella Ue. <b>Tuttavia, definire l\u2019Italia una semicolonia e la sua classe dirigente economica una borghesia \u201ccompradora\u201d \u00e8 una forzatura che nasconde la realt\u00e0. La realt\u00e0 \u00e8 che l\u2019Unione europea e l\u2019unione economica e monetaria europea sono state volute fortemente dalla classe dominante italiana per i propri interessi e cio\u00e8 per imporre quelle controriforme capitalistiche che altrimenti non sarebbero state realizzate. Interessi, quindi, non di una borghesia intermediaria e commerciale, ma di una borghesia industriale e finanziaria inserita nel mercato europeo e mondiale con un ruolo importante dal punto di vista della produzione e delle esportazioni sia di merci che di capitale<\/b>. Questo naturalmente non toglie che all\u2019interno dell\u2019Europa non ci sia una gerarchia, cos\u00ec come non toglie che ci sia uno scontro in atto tra le varie frazioni del capitale europeo e gli Stati che le rappresentano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, quando si impiegano delle categorie bisogna evitare facili incasellamenti. <b>L\u2019imperialismo attuale \u00e8 intimamente connesso con quello dell\u2019epoca di Lenin ma allo stesso tempo \u00e8 diverso, perch\u00e9 non si basa sul controllo territoriale diretto della metropoli sulla periferia come nel periodo coloniale, ma su un controllo soprattutto indiretto, economico, politico e tecnologico<\/b>. All\u2019inizio del XIX secolo il centro metropolitano produceva prodotti industriali che andavano alla periferia e quest\u2019ultima produceva prodotti agricoli e minerari che andavano verso la metropoli. Anche allora era diffusa l\u2019esportazione di capitale e di attivit\u00e0 industriali dal centro alla periferia, dove, per varie ragioni, il profitto \u00e8 pi\u00f9 alto. Gli investimenti industriali, per\u00f2, all\u2019epoca riguardavano soprattutto la costruzione di ferrovie e il settore minerario. Oggi, le catene della produzione manifatturiera si estendono globalmente attraverso i paesi centrali e semiperiferici e talvolta periferici. <b>L\u2019aspetto dell\u2019uso forza militare rimane fondamentale, ma viene utilizzato in ultima istanza, spesso nella forma della coalizione imperialista. Dal punto di vista economico, l\u2019Imperialismo attuale \u00e8 quello delle multinazionali, anche se di recente, prima a causa della crisi della globalizzazione e dello sviluppo del protezionismo e, poi, della crisi del coronavirus, si assiste a un <\/b><i><b>revival<\/b><\/i><b> del ruolo dello Stato, come sostegno e difesa del proprio capitale multinazionale.<\/b> Ad ogni modo, lo Stato non ha mai abdicato al ruolo di sostegno all\u2019espansione internazionale del proprio capitale, neanche l\u2019Italia, sebbene la sua struttura statuale non abbia lo stesso peso e la stessa capacit\u00e0 di azione, sia diplomatico-politica sia militare, di altri Stati. Quanto alla posizione occupata dai singoli Paesi nell\u2019imperialismo o nell\u2019economia-mondo, come preferiamo definirla, esiste una articolazione di posizioni in tutte e tre le ripartizioni definite da Wallerstein, a partire dal centro, dove esiste una gerarchia interna, per quanto soggetta a essere rimessa in discussione. Quindi se esiste una forma specifica (storica) di imperialismo, esiste anche una posizione specifica del singolo Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il capitale e la borghesia italiani hanno lottato sin dall\u2019Unit\u00e0 per inserirsi all\u2019interno del centro metropolitano. Malgrado le sue debolezze, povera di materie prime e inizialmente anche di capitali, e giunta ultima all\u2019unit\u00e0 nazionale e alla corsa alle colonie, l\u2019Italia \u00e8 riuscita a passare dalla semiperiferia al centro imperialista, a costo di gravi sofferenze per i lavoratori italiani e per le popolazioni coloniali, tra l\u2019inizio del XX secolo e la seconda guerra mondiale. La sua debolezza economica e militare, specie se confrontata con la capacit\u00e0 industriale e militare di Inghilterra, Germania e soprattutto Usa, non toglie che dal punto di vista qualitativo l\u2019Italia sia stata un Paese imperialista al pari degli altri. Anzi, la sua appartenenza al centro si \u00e8 confermata con l\u2019espansione economica post-bellica degli anni \u201960. Gi\u00e0 all\u2019inizio del XX secolo l\u2019Italia presentava una forte concentrazione monopolistica di capitale industriale al Nord e una tendenza imperialista industriale verso i Balcani, l\u2019Africa del Nord e il Corno d\u2019Africa<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>. I prodotti finiti della manifattura gi\u00e0 nel 1913 rappresentavano nelle esportazioni italiane la quota maggiore (31,8%), che crebbe ulteriormente durante gli anni \u201930 (41,7% nel 1938), mentre la quota di esportazioni di materie prime greggie e lavorate diminuiva contestualmente<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>. <b>La stessa scelta di partecipazione alla Prima guerra passando dalla alleanza con la Germania e l\u2019Austria a quella con il Regno Unito e la Francia, pi\u00f9 che alle rivendicazioni sui territori irredenti, fu dovuta alla volont\u00e0 di partecipare alla nuova spartizione delle colonie, che sarebbe seguita alla fine della guerra, e in particolare all\u2019espansione economica nei Balcani, che prevedeva il controllo dell\u2019Adriatico<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a>.<\/b> Il fascismo, fra le altre cose, fu l\u2019espressione della volont\u00e0 di entrare definitivamente nel novero delle potenze centrali, sia con l\u2019impulso allo sviluppo industriale, grazie alla combinazione di Stato e monopoli privati, sia con la creazione di uno \u201cspazio vitale mediterraneo\u201d italiano.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli indicatori economici per la collocazione dell\u2019Italia nel centro<\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>L\u2019Italia, semmai, presenta la peculiarit\u00e0 specifica di essere divisa in due parti, una, il Centro-Nord, che fa parte a tutti gli effetti del centro e una parte, il Sud che rappresenta una sorta di semiperiferia rispetto al Nord dell\u2019Italia<\/b>. <b>Ma, dal momento che il peso del Centro-nord \u00e8 preponderante, come Paese nel suo complesso, l\u2019Italia appartiene al centro del sistema economico capitalistico.<\/b> Un indicatore importante per la collocazione in una delle tre parti del sistema economico mondiale \u00e8, secondo Wallerstein, il Pil pro capite. Il Pil pro capite a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto dell\u2019Italia \u00e8 stato nel 2018 di 29.700 euro, cio\u00e8 molto pi\u00f9 vicino al dato di due Paesi centrali come la Francia (32.100 euro) e il Regno Unito (32.600), che a quello di Paesi semiperiferici come la Bulgaria (15.700) e la Serbia (12.200). Se poi osserviamo il Pil pro-capite del Nord Ovest (36.600) e del Nord Est (35.600) dell\u2019Italia, vediamo che \u00e8 nettamente superiore a quello medio di Francia e Regno Unito, mentre quello del Centro Italia \u00e8 pari a quello francese. Al contrario il Sud dell\u2019Italia presenta un Pil pro capite di 19.700 euro, comunque superiore a quello della Bulgaria e della Serbia, ma molto al di sotto di quello della Francia e del Regno Unito e ancora pi\u00f9 al disotto del Nord Italia<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 difficile parlare di Italia come Paese semicoloniale e semiperiferico, visto che, se andiamo a guardare la bilancia dei conti correnti, cio\u00e8 lo stato delle transazioni di merci, servizi, redditi da lavoro e da capitale e trasferimenti correnti, possiamo osservare che <b>il surplus di conto corrente nei dodici mesi terminanti a marzo 2020, secondo la Banca d\u2019Italia<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\"><sup>6<\/sup><\/a>, \u00e8 stato di 57,7 miliardi di euro (il 3,2% del Pil), migliorato ulteriormente rispetto al corrispondente periodo del 2019, grazie soprattutto all\u2019aumento dell\u2019avanzo mercantile (da 46 a 62,3 miliardi di euro).<\/b> Per un confronto con altri Stati, considerati appartenenti al centro, vediamo le statistiche Ocse: nel 2019 il Regno Unito presenta un deficit della bilancia dei conti correnti del -3,78% sul Pil, la Francia del -0,67% e la Spagna del -2,0%, viceversa l\u2019Italia registra un surplus del +2,96%. Solo la Germania, fra i Paesi maggiori dell\u2019Europa, fa meglio dell\u2019Italia con +7,13%<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\"><sup>7<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019imperialismo non \u00e8 una politica, ma uno stadio di sviluppo del capitalismo, che pu\u00f2 quindi esprimersi in modo apertamente violento o usare mezzi pacifici, a seconda dei casi. Questo stadio di sviluppo si distingue, secondo Lenin, per alcune caratteristiche economico-strutturali: <b>la concentrazione e centralizzazione dei mezzi di produzione e del capitale, la fusione del capitale bancario con quello industriale e il formarsi sulla base dell\u2019unione di questo capitale finanziario di una oligarchia finanziaria, l\u2019importanza dell\u2019esportazione di capitale in confronto a quelle di merci, il sorgere di associazioni internazionali di capitalisti che si ripartiscono il mondo e la compiuta ripartizione della terra tra le maggiori potenze capitalistiche<\/b><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\"><sup>8<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci concentreremo, riguardo all\u2019Italia, sulla concentrazione della produzione, sull\u2019integrazione di industria e finanza, e sull\u2019esportazione di capitale. <b>Nell\u2019insieme dell\u2019economia tra 2001 e 2018 le imprese oltre i 500 addetti, pur essendo appena lo 0,1% del totale, sono passate dal 21,2% degli addetti al 22,8%<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\"><sup>9<\/sup><\/a>. <\/b>Ci sono, inoltre, due considerazioni da fare. La prima \u00e8 che nell\u2019insieme delle imprese ci sono settori che non sono tipicamente parte della produzione capitalistica e sono caratterizzati da piccole dimensioni, come il piccolo commercio e l\u2019artigianato, che in Italia resistono negli interstizi della societ\u00e0 capitalistica meglio che altrove. La seconda \u00e8 che, come \u00e8 tipico del modello italiano di struttura imprenditoriale, le micro, piccole e medie imprese spesso sono parte di gruppi o comunque subalterne e fornitrici monocliente di imprese pi\u00f9 grandi. <b>Il 5% delle imprese \u00e8 organizzato in strutture di gruppo che occupano un terzo degli addetti complessivi (5,6 milioni di dipendenti)<\/b><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\"><sup>10<\/sup><\/a>. Inoltre, tra tutte le imprese del censimento permanente dell\u2019Istat il 32,5% ha rapporti di commessa e il 25,4% ha un rapporti di subfornitura con altre imprese, dati che nella manifattura salgono rispettivamente al 46,1% e al 39%<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\"><sup>11<\/sup><\/a>. <b>Per avere una idea pi\u00f9 chiara sul processo di concentrazione osserviamo il settore della manifattura, dove, nel periodo della crisi, tra 2008 e 2017, si \u00e8 svolto un processo di forte concentrazione.<\/b> <b>Le imprese pi\u00f9 grandi, al di sopra dei 250 addetti, pur essendo lo 0,3% del totale, passano dal 32,6% al 39,7% del valore aggiunto complessivo e dal 26,8% al 30,7% dei dipendenti complessivi<\/b><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12anc\"><sup>12<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La concentrazione \u00e8 particolarmente intensa nel settore bancario e assicurativo. Nel settore bancario ci sono due grandi semimonopolisti, Unicredit e Banca Intesa, la quale proprio in questo periodo sta portando avanti un progetto di acquisizione della quarta banca italiana, Ubi, operazione che creerebbe un notevole monopolista. Il settore assicurativo vede il mercato dominato da tre compagnie: le Assicurazione generali, uno degli maggiori gruppi d\u2019Europa e vera cassaforte del capitalismo italiano, Allianz, e Unipol. <b>Anche l\u2019aspetto della integrazione tra capitale industriale e finanziario (bancario e assicurativo), che per Lenin \u00e8 uno dei presupposti strutturali dell\u2019imperialismo, \u00e8 molto presente in Italia ed collegato alla concentrazione del potere economico italiano nelle mani di pochi gruppi e famiglie industriali<\/b>. Mediobanca, la principale banca d\u2019affari italiana, anche se non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec centrale nel capitalismo italiano come all\u2019epoca di Cuccia, continua a svolgere un ruolo importante, perch\u00e9 vi partecipano alcune tra le famiglie di industriali pi\u00f9 importanti in Italia (Berlusconi, Benetton, Gavio, Doris, Della Valle), riunite in un accordo di consultazione, e perch\u00e9 possiede il 13% delle Generali, nel cui capitale sono presenti altre importanti famiglie italiane di industriali (Caltagirone, Benetton e De Agostini). Un esempio di integrazione tra capitale industriale e finanziario \u00e8 Del Vecchio, patron di Luxottica, che \u00e8 il primo azionista di Mediobanca con il 9% delle azioni, ed \u00e8 presente anche in Generali (4,5%) e Unicredit (2%). Recentemente, Del Vecchio ha chiesto l\u2019autorizzazione alla Bce per salire al 20% di Mediobanca, il che, attraverso la partecipazione in Generali, lo porterebbe a rafforzare la sua capacit\u00e0 di controllo della finanza italiana e a costruire un polo finanziario italiano con al centro Mediobanca e le Generali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni abbiamo avuto vari esempi di centralizzazioni proprietarie, mediante acquisizioni\/fusioni <i>cross border<\/i> (cio\u00e8 internazionali), portate avanti da grandi imprese italiane, come Fiat, prima con Chrysler e ora con Psa, e Luxottica con Essilor, solo per citare quelle pi\u00f9 famose. <b>Nei primi tre mesi del 2020 le multinazionali italiane hanno finalizzato operazioni di fusione o acquisizione all\u2019estero per 6,6 miliardi di euro (2,9 miliardi nello stesso periodo del 2019), mentre le operazioni dall\u2019estero sono ammontate a soli 1,2 miliardi (2,4 nel 2019<\/b>)<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote13sym\" name=\"sdfootnote13anc\"><sup>13<\/sup><\/a>. Dunque, siamo arrivati a uno degli aspetti pi\u00f9 importanti, per la collocazione \u201cspaziale\u201d dell\u2019Italia, che \u00e8 la crescita dell\u2019esportazione di capitale all\u2019estero. A questo proposito prendiamo in considerazione gli investimenti diretti all\u2019estero (Ide) in uscita dall\u2019Italia verso il resto del mondo<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote14sym\" name=\"sdfootnote14anc\"><sup>14<\/sup><\/a>.<\/p>\n<h6 class=\"\" style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">Fig. 1 \u2013 Crescita dello stock degli ide dell\u2019Italia verso l\u2019estero (1980-2018; Ide in % sul Pil e in milioni di dollari)<\/h6>\n<p class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories10\/Crescita-stock-ide-Italia.jpg\" alt=\"Crescita stock ide Italia\" width=\"600\" height=\"362\" \/><\/p>\n<h6 class=\"\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Fonte: nostra elaborazione su dati Unctad<\/h6>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Lo stock degli Ide in uscita, tra 1980 e 2018, \u00e8 cresciuto notevolmente, passando dall\u20191,5% al 26,3% sul Pil. L\u2019Italia \u00e8 esportatrice netta di capitale, in quanto gli Ide in uscita superano quelli in entrata, gi\u00e0 dagli anni \u201980 e stabilmente dagli anni \u201990, nel 2018 lo stock degli Ide in uscita ha superato quello degli Ide in entrata di circa 118 miliardi di dollari<\/b>. Malgrado l\u2019Italia presenti uno stock di Ide inferiore (548 miliardi di dollari) a quelli di Francia (1.466 miliardi) e Germania (1.645 miliardi)<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote15sym\" name=\"sdfootnote15anc\"><sup>15<\/sup><\/a>, <b>la sua crescita media annua \u00e8 stata maggiore nel periodo tra 1980 e 2018, raggiungendo il +12,03%, contro il +10,06% della Germania e il +11,4% della Francia<\/b>. Nello stesso periodo lo stock di Ide italiani \u00e8 passato dal 17% e 29,4% di quelli della Germania e della Francia a rispettivamente il 33,4% e 36,4%. C\u2019\u00e8 da notare che la crescita degli Ide italiani si \u00e8 intensificata prima durante gli anni \u201990, e poi subito dopo la crisi del 2007-2008, con un breve rallentamento tra 2014 e 2016 e un rialzo nel 2017 e 2018 (Fig.1). <b>In entrambi i casi la crescita degli investimenti all\u2019estero ha seguito una forte crisi economica (all\u2019inizio degli anni \u201990 e poi nel 2007-2008), e il calo del profitto nell\u2019economia interna. Alla stagnazione nell\u2019economia interna fa da contraltare l\u2019aumento dell\u2019attivit\u00e0 dei capitali a livello internazionale, coerentemente con la teoria marxista che lega l\u2019esportazione di capitale alla sovraccumulazione di capitale e quindi alla necessit\u00e0 di contrastare la caduta del saggio di profitto,<\/b> <b>investendo dove i profitti sono pi\u00f9 alti o perch\u00e9 i salari e altri tipi di costi sono pi\u00f9 bassi o perch\u00e9 il mercato \u00e8 pi\u00f9 ricco e consente margini pi\u00f9 alti grazie a prezzi pi\u00f9 alti.<\/b> La dinamica illustrata nella Fig.2 \u00e8 quella tipica di un Paese a capitalismo avanzato, con una tendenza all\u2019aumento della composizione organica (il rapporto tra capitale investito in mezzi di produzione e capitale investito in salari) e una corrispondente caduta del saggio di profitto<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote16sym\" name=\"sdfootnote16anc\"><sup>16<\/sup><\/a>.<\/p>\n<h6 class=\"\" style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">Fig. 2 \u2013 Andamento del saggio di profitto e della composizione organica di capitale in Italia (1970-2016; 1970=100)<\/h6>\n<p class=\"\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories10\/saggio-di-profitto-composizione-organica-capitale-Italia-768x410.png\" alt=\"saggio di profitto composizione organica capitale Italia 768x410\" width=\"768\" height=\"410\" \/><\/p>\n<h6 class=\"\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">Fonte: nostra elaborazione su dati Onu-National Account<\/h6>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Le multinazionali italiane negli ultimi anni, tra 2010 e 2017, sono passate da 22.081 a 23.727 con una crescita media annua di quasi l\u20191%. Il loro fatturato \u00e8 salito da 434,6 miliardi di euro a 538,3 miliardi (+2,7% medio annuo), mentre gli occupati sono saliti da<\/b><b> 1.605.146 a 1.794.501 (+1,4%)<\/b><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote17sym\" name=\"sdfootnote17anc\"><sup>17<\/sup><\/a>. Malgrado le multinazionali a controllo italiano siano solo lo 0,5% delle imprese residenti in Italia, i loro addetti e il loro fatturato all\u2019estero rappresentano rispettivamente il 10,9% e il 17% del totale italiano. I Paesi dove la presenza \u00e8 maggiore in termini di addetti sono nell\u2019ordine: gli Stati Uniti (286mila addetti), il Brasile (146mila), la Cina (140mila), la Romania (125mila), la Germania (107mila), e la Francia (75mila). Per quanto riguarda il fatturato al primo posto sono gli Stati Uniti (25,4% del totale), seguiti dalla Germania (11,7%)<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote18sym\" name=\"sdfootnote18anc\"><sup>18<\/sup><\/a>. <b>Alcuni pensano all\u2019Italia come colonia delle imprese della Germania. In realt\u00e0, anche la presenza dell\u2019Italia in Germania \u00e8 massiccia, sicuramente con valori assoluti inferiori a quelli della presenza tedesca nel nostro Paese, ma che rispecchiano, grosso modo, le differenti dimensioni delle due economie, dal momento che il Pil della Germania \u00e8 di un terzo pi\u00f9 grande di quello italiano<\/b>. Nel 2017 la Germania era presente in Italia con 1.016 imprese che impiegavano 156mila addetti e sviluppavano 87,1 miliardi di fatturato. L\u2019Italia, invece, era presente in Germania con 1.671 imprese che impiegavano circa 107mila addetti e fatturavano 63 miliardi di euro. Non certo numeri da colonia<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote19sym\" name=\"sdfootnote19anc\"><sup>19<\/sup><\/a>.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: justify;\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>Contrariamente a una opinione diffusa in certi settori politici e culturali, l\u2019Italia \u00e8 tutt\u2019altro che un paese periferico, semiperiferico o semicoloniale. L\u2019Italia appartiene al centro metropolitano all\u2019interno del sistema imperialista<\/b>. Gli indicatori che abbiamo visto, pur in modo rapido e parziale \u2013 il Pil pro capite, la bilancia dei conti correnti, gli Ide e la presenza delle multinazionali a controllo italiano all\u2019estero \u2013 lo provano. Tuttavia, la formazione economico-sociale italiana presenta delle specificit\u00e0 e delle peculiarit\u00e0 importanti che possono aiutarci a definire con pi\u00f9 precisione il suo posizionamento.<\/p>\n<div id=\"attachment_2879\" class=\"wp-caption aligncenter\" style=\"text-align: justify;\">\n<p id=\"caption-attachment-2879\" class=\"wp-caption-text\">fonte: Limesonline.com<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le caratteristiche dei Paesi centrali e imperialisti sono s\u00ec presenti nella formazione economico-sociale italiana, ma in misura meno accentuata che in altri Paesi come la Germania e la Francia. La struttura economica dell\u2019Italia si caratterizza per una notevole concentrazione del capitale in pochi grandi gruppi privati e semi-pubblici, anche se presenta un numero di micro-imprese e Pmi molto maggiore di quello di altri Paesi centrali. L\u2019esportazione di capitale \u00e8 cresciuta molto rapidamente ma in valore assoluto rimane significativamente inferiore a quella di altri Paesi centrali di dimensioni comparabili. <b>Soprattutto ci sono due altre peculiarit\u00e0 di cui tenere conto. La prima \u00e8 che l\u2019Italia contiene al suo interno il Mezzogiorno, una zona semiperiferica o, per dirla con Arrighi, una sorta di \u201cterra di nessuno\u201d tra semiperiferia e centro, anche se Arrighi riferiva questo tipo di classificazione all\u2019intera Italia<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote20sym\" name=\"sdfootnote20anc\"><sup>20<\/sup><\/a>. La seconda \u00e8 che lo Stato italiano presenta delle debolezze, sia sul piano diplomatico-politico sia sul piano militare, che non lo rendono completamente adeguato alle necessit\u00e0 di espansione del capitale italiano. Espansione economica e capacit\u00e0 di proiezione di forza politico-militare sono un binomio inscindibile anche oggi<\/b>. La grande borghesia italiana \u00e8 tutt\u2019altro che una borghesia compradora ed \u00e8 conscia dei limiti che la Ue impone all\u2019Italia, ma \u00e8 conscia anche dei limiti dello Stato italiano e ritiene di poter essere meglio tutelata in un ambito pi\u00f9 vasto, sia questo la Ue e la Uem o la Nato. Del resto, non pu\u00f2 essere altrimenti per un Paese che ha perso l\u2019ultima guerra ed \u00e8 disseminato di basi militari statunitensi. L\u2019europeismo e l\u2019atlantismo del grande capitale italiano nascono da questa situazione, non da altro. Un esempio della scarsa capacit\u00e0 dello Stato italiano di difendere gli interessi all\u2019estero del suo capitale si \u00e8 avuto con la guerra contro la Libia di Gheddafi, cui la Francia ha dato avvio proprio per soppiantare l\u2019Italia, e in particolare l\u2019Eni, in quel Paese. Del resto, il confronto imperialista tra Italia e Francia nel Nord Africa \u00e8 vecchissimo e data dall\u2019occupazione francese della Tunisia nel 1881, fatto che in Italia venne definito lo \u201cschiaffo di Tunisi\u201d, ed \u00e8 continuato fino ad oggi, passando per il colpo di Stato in Tunisia appoggiato dall\u2019Italia nel 1987 contro Bourghiba, che port\u00f2 al potere Ben Al\u00ec, e alla sostituzione dell\u2019influenza francese con quella italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come fece notare gi\u00e0 Lenin il capitalismo \u00e8 caratterizzato da uno sviluppo diseguale, che tende a modificare i rapporti di forza tra frazioni di capitale e tra gli Stati che ne sono espressione. Quindi, nulla \u00e8 acquisito per sempre e le varie frazioni di capitale del centro e i loro Stati sono continuamente in lotta per mantenere o migliorare le proprie posizioni. Il capitale e lo Stato italiani non fanno eccezione. <b>Oggi sono collocati, anche se nelle posizioni gerarchiche pi\u00f9 basse, all\u2019interno del centro imperialista, ma lottano in continuazione per mantenere e migliorare le proprie posizioni. In questa lotta rientra il <\/b><i><b>revival<\/b><\/i><b> della presenza dello Stato nell\u2019economia, con le ricapitalizzazioni delle imprese ad opera della Cdp, i prestiti garantiti dallo Stato a multinazionali come Fca, e l\u2019ampliamento del <\/b><i><b>golden power<\/b><\/i><b>, cio\u00e8 la capacit\u00e0 in capo allo Stato di impedire acquisizioni di imprese strategiche dall\u2019estero. E vi rientra anche il riarmo in atto da anni, che ha portato all\u2019aumento della capacit\u00e0 militare di \u201cproiezione di forza\u201d \u2013 soprattutto con il rafforzamento della componente aeronavale \u2013 e alla partecipazione a numerose missioni militari all\u2019estero, che spesso si sono tradotte in azioni di guerra, come in Somalia, Afghanistan, Iraq e Libia<\/b>. Tutte queste operazioni sono state svolte per poter pesare di pi\u00f9 a livello internazionale e per garantire la partecipazione del capitale italiano alla spartizione delle risorse di quei Paesi. Ad esempio, la presenza italiana in Iraq tra 2003 e 2006 era legata alla possibilit\u00e0 dell\u2019Eni di rientrare nella spartizione del petrolio e in particolare a contratti preesistenti per dei pozzi nei pressi di Nassiriya, dove in effetti era dislocato il contingente italiano. Dal 2014 un nuovo contingente italiano \u00e8 presente in Iraq, di cui una parte \u00e8 stato destinato a difendere una diga nei pressi di Mosul per la quale la ditta italiana Trevi aveva vinto un contratto di manutenzione. <b>Bisogna, infine, ricordare che un imperialismo o uno Stato imperialista \u201cdebole\u201d \u00e8 debole solo in termini relativi, cio\u00e8 rispetto a un altro imperialismo. Soprattutto debole non vuol dire inoffensivo n\u00e9 tanto meno pacifico. Sono proprio gli imperialismi \u201cdeboli\u201d, desiderosi di migliorare la propria posizione, o in decadenza a essere spinti a una maggiore aggressivit\u00e0 sia all\u2019interno, verso i propri lavoratori, sia all\u2019estero, verso altri Paesi.<\/b><\/p>\n<hr \/>\n<h5 style=\"text-align: justify;\"><em>Note<\/em><\/h5>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Immanuel Wallerstein, <i>La crisi come transizione<\/i>, in AA. VV. \u201cDinamiche della crisi mondiale\u201d, Editori Riuniti, Roma 1988.<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Richard Webster, L\u2019imperialismo industriale italiano tra 1908 e 1915, Einaudi, 1997.<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Domenico Moro, <i>L\u2019internazionalizzazione dell\u2019economia dell\u2019Italia nel suo passaggio dalla semiperiferia al centro dell\u2019economia-mondo<\/i>, \u201cDialettica e Filosofia\u201d, 26 febbraio 2018.<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> Gian Enrico Rusconi, <i>L\u2019azzardo del 1915. Come l\u2019Italia decide la sua guerra<\/i>, Il Mulino, Bologna 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a><span lang=\"en-US\"> Eurostat, Regional economic accounts, <\/span><span lang=\"en-US\">Gross domestic product (GDP) at current market prices by NUTS 2 regions (nama_10r_2gdp).<\/span><\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> Banca d\u2019Italia, Statistiche, Bilancia dei pagamenti e posizione patrimoniale sull\u2019estero, 20 maggio 2020. <a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/bilancia-pagamenti\/2020-bilancia-pagamenti\/statistiche_BDP_20200520.pdf\">https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/bilancia-pagamenti\/2020-bilancia-pagamenti\/statistiche_BDP_20200520.pdf<\/a><\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a><span lang=\"en-US\"> Oecd.Stat, Balance of payments BMP6, current account balance as a % of GDP.<\/span><\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> Lenin, <i>L\u2019imperialismo<\/i>, Editori Riuniti, Roma 1974, p.128.<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> Istat, <i>Censimento permanente delle imprese<\/i>.<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a> Istat, <i>Conti economici delle imprese e dei gruppi d\u2019Impresa<\/i>, anno 2017, 14 ottobre 2019.<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\">11<\/a> Istat <i>Censimento permanente delle imprese<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\">12<\/a> Nostra elaborazione su dati Eurostat, Industry by employment size class (NACE Rev. 2, B-E) [sbs_sc_ind_r2]<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote13anc\" name=\"sdfootnote13sym\">13<\/a> Il Sole 24 ore, 21 aprile 2020.<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote14anc\" name=\"sdfootnote14sym\">14<\/a> Gli investimenti diretti all\u2019estero sono quegli investimenti internazionali volti all\u2019acquisizione di partecipazioni \u201cdurevoli\u201d (di controllo, paritarie o minoritarie) in una impresa estera (fusioni e acquisizioni) oppure alla costituzione di una filiale all\u2019estero (investimenti <i>greenfield<\/i>), che comportino un certo grado di coinvolgimento dell\u2019investitore nell\u2019azienda e nella gestione della impresa partecipata o costituita.<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote15anc\" name=\"sdfootnote15sym\">15<\/a> Unctad, database.<\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote16anc\" name=\"sdfootnote16sym\">16<\/a> Karl Marx, <i>Il capitale<\/i>, libro III, cap. XIII e XIV, Newton Compton Editori, Roma 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote17anc\" name=\"sdfootnote17sym\">17<\/a><span lang=\"en-US\"> Eurostat, <\/span><span lang=\"en-US\">Outward FATS, main variables \u2013 NACE Rev. 2 [fats_out2_r2].<\/span><\/p>\n<p class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote18anc\" name=\"sdfootnote18sym\">18<\/a> Istat, Struttura e competitivit\u00e0 delle imprese multinazionale, 22 novembre 2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"_GoBack\"><\/a><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote19anc\" name=\"sdfootnote19sym\">19<\/a><span lang=\"en-US\"> Ibidem e Eurostat, <\/span><span lang=\"en-US\">Outward FATS, main variables \u2013 NACE Rev. 2 [fats_out2_r2].<\/span><\/p>\n<div id=\"sdfootnote20\">\n<h5 class=\"sdfootnote\" style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"https:\/\/www.lordinenuovo.it\/2020\/06\/03\/italia-paese-centrale-e-imperialista\/#sdfootnote20anc\" name=\"sdfootnote20sym\">20<\/a><span lang=\"en-US\"> Arrighi G., <\/span><span lang=\"en-US\"><i>Semiperipheral Development, The Politics of Southern Europe in The Twentieth Century<\/i><\/span><span lang=\"en-US\">, Sage publication, Beverly Hills, London, Delhi, p. 247.<\/span><\/h5>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"fastsocialshare_container fastsocialshare-align-left\">\n<div class=\"fastsocialshare-subcontainer\">\n<div class=\"fastsocialshare-share-tw\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/17977-domenico-moro-italia-paese-centrale-e-imperialista.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/estero\/17977-domenico-moro-italia-paese-centrale-e-imperialista.html<\/a><\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"item-page\">\n<div id=\"jc\">\n<form id=\"comments-form\" action=\"javascript:void(null);\" name=\"comments-form\"><input id=\"comments-form-name\" tabindex=\"1\" maxlength=\"20\" name=\"name\" size=\"22\" type=\"text\" value=\"\" \/> <label for=\"comments-form-name\">Name (required)<\/label><\/p>\n<p><input id=\"comments-form-email\" tabindex=\"2\" name=\"email\" size=\"22\" type=\"text\" value=\"\" \/> <label for=\"comments-form-email\">E-mail (required, but will not display)<\/label><\/p>\n<p><input id=\"comments-form-homepage\" tabindex=\"3\" name=\"homepage\" size=\"22\" type=\"text\" value=\"\" \/> <label for=\"comments-form-homepage\">Website<\/label><\/p>\n<p><textarea id=\"comments-form-comment\" tabindex=\"5\" cols=\"65\" name=\"comment\" rows=\"8\"><\/textarea><\/p>\n<div class=\"grippie\"><span class=\"counter\"> 20000 symbols left<\/span><\/div>\n<p><input id=\"comments-form-subscribe\" class=\"checkbox\" tabindex=\"5\" name=\"subscribe\" type=\"checkbox\" value=\"1\" \/> <label for=\"comments-form-subscribe\">Notify me of follow-up comments<\/label><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"comments-form-captcha-image\" class=\"captcha\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/component\/jcomments\/captcha\/80102.html\" alt=\"Security code\" width=\"121\" height=\"60\" \/><br \/>\n<span class=\"captcha\">Refresh<\/span><br \/>\n<input id=\"comments-form-captcha\" class=\"captcha\" tabindex=\"6\" name=\"captcha_refid\" size=\"5\" type=\"text\" value=\"\" \/><\/p>\n<\/form>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Domenico Moro) L\u2019importanza della collocazione nel sistema imperialista Una delle questioni pi\u00f9 importanti, per chi voglia operare politicamente in un qualsiasi Paese, \u00e8 capirne la natura. Uno degli aspetti pi\u00f9 importanti a questo scopo \u00e8 stabilire quale sia la collocazione del Paese nell\u2019economia-mondo, per usare un termine caro a Wallerstein. In termini marxisti, bisogna scendere dall\u2019astrattezza del modo di produzione capitalistico alla sua concretizzazione, cio\u00e8 alla formazione economico-sociale storicamente determinata. Secondo&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fn9","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59095"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59095"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59095\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59099,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59095\/revisions\/59099"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59095"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59095"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59095"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}