{"id":59120,"date":"2020-06-09T10:30:26","date_gmt":"2020-06-09T08:30:26","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59120"},"modified":"2020-06-09T09:23:34","modified_gmt":"2020-06-09T07:23:34","slug":"dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59120","title":{"rendered":"Dirsi socialisti oggi? Parliamo di democrazia economica e autogestione"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LA FIONDA<\/strong> (<strong>Jacopo Foggi<\/strong>)<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.lafionda.org\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/socialismo-comunismo-e1591458778593.jpg\" \/><\/p>\n<p>Lasciamo un attimo le miserie del nostro presente e proviamo a riprendere il filo delle grandi questioni di fondo. Visto che negli ultimi anni si \u00e8 pi\u00f9 o meno ricominciato a parlare con una certa forza di socialismo e neosocialismo, e visto che, contrariamente a quanto pensano i nostri battaglieri anti-sovranisti, vi sono innumerevoli persone dall\u2019indiscutibile profilo democratico che si riconoscono apertamente anche in princip\u00ee schiettamente \u201ccomunisti\u201d, vorrei azzardarmi a gettare alcuni sguardi che esplicitino e chiariscano aspetti e concezioni provenienti da queste tradizioni nei quali possano riconoscersi anche i moderni socialdemocratici, e che mi sembrano pi\u00f9 utili ad orientare una politica ispirata a tali concetti \u2013 per altri e molti ovvi aspetti ormai irrimediabilmente compromessi e irricevibili. Qui cercher\u00f2 di restare su un piano ancora generale e limitato ad alcuni principi economici, data l\u2019impossibilit\u00e0 di presentare compiutamente e in poche pagine tra i concetti pi\u00f9 discussi e dibattuti degli ultimi due secoli.<\/p>\n<p>La ripresa di un\u2019idea di comunismo e socialismo che sia capace di integrare in s\u00e9 anche i valori democratici fondamentali della nostra tradizione europea (dall\u2019Habeas Corpus alla divisione dei poteri e alle libert\u00e0 di movimento, associazione, parola, espressione, religione, ecc.), cio\u00e8 che non corra il rischio di ammiccare e prestare il fianco a forme\u00a0<em>sempre latenti<\/em>\u00a0di negazione del pluralismo, deve a mio avviso basarsi in particolare sui concetti di\u00a0<em>democrazia radicale<\/em>, e di\u00a0<em>democrazia economica<\/em>. Dopotutto, elemento cruciale di tutta la tradizione delle rivendicazioni comuniste millenaristiche proto-moderne (da Moore e Campanella agli Zappatori), e di quelle socialiste, tanto pre-marxiste (da Owen e Fourier a Proudhon)<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_edn1\"><sup>[i]<\/sup><\/a>\u00a0quanto, ovviamente, marxiste, \u00e8 sempre stato il fatto di dare un ruolo di primo piano alla forma dei rapporti economici di produzione, e alla messa in discussione radicale specificamente degli iniqui assetti di produzione e distribuzione dei frutti della terra e in generale del lavoro: l\u2019ambito economico o, per meglio dire, del potere nell\u2019economia, ha cio\u00e8 costituito sempre un aspetto dirimente della lotta politica dei movimenti che immaginavano la ristrutturazione della societ\u00e0 e dell\u2019economia in funzione \u00abdell\u2019interesse collettivo dei molti contro i privilegi dei pochi\u00bb. Per questa ragione si pu\u00f2 dire che il concetto di democrazia economica, democrazia delle persone in quanto lavoratori e fruitori dei frutti del proprio lavoro in senso lato, non pu\u00f2 non rivestire una posizione centrale in qualunque prospettiva che si rifaccia alle tradizioni socialiste e comuniste.<\/p>\n<p>L\u2019idea di comunismo che mi pare assumere un valore orientativo generale, capace di resistere al trascorrere dei secoli, pu\u00f2 essere cos\u00ec definita:<\/p>\n<p><em>Dal momento che tutte le persone sono moralmente uguali, tutte hanno in linea di principio lo stesso uguale diritto di godere dei frutti della cooperazione sociale complessiva e di prendere parte a tale sistema di cooperazione<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019ideale comunista come valore orientativo potrebbe essere cos\u00ec riassunto in tale principio di inclusione ed uguale potere e responsabilit\u00e0 nella produzione, prima, e di accesso ai beni, poi. Di conseguenza, la democrazia economica verrebbe intesa nel senso del pari diritto sia a prendere parte alla produzione sociale, e quindi alla determinazione della forma di tale sistema di cooperazione \u2013 quindi distribuzione del potere decisionale nei vari ambienti di lavoro e nella vita sociale \u2013 sia a godere e accedere ai frutti che da essa derivano. L\u2019idea del comunismo trova cos\u00ec concretizzazione nella rivendicazione di democrazia economica intesa sia come distribuzione del potere decisionale e della responsabilit\u00e0 produttiva \u2013 quindi uguaglianza economico-politica\u00a0<em>a monte<\/em>\u00a0\u2013, sia, al contempo, come distribuzione e redistribuzione dei redditi \u2013 cio\u00e8 come redistribuzione dei beni economici e sociali\u00a0<em>a valle<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019idea di socialismo possiamo invece intenderla come maggiormente programmatica, e riguarda in misura maggiore il primo aspetto, quello della determinazione della produzione e dello sviluppo sociale. Secondo lo storico Bruno Bongiovanni<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_edn2\"><sup>[ii]<\/sup><\/a>, il socialismo si \u00e8 storicamente posto il problema di come la societ\u00e0 possa diventare in grado di autodeterminare la direzione del proprio sviluppo, mirando ad assoggettarlo a finalit\u00e0 e modi giustificabili per quanto possibile anticipatamente. Da un lato \u2013 come sostiene anche Axel Honneth<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_edn3\"><sup>[iii]<\/sup><\/a>\u00a0\u2013 l\u2019idea del socialismo si sovrappone in larga parte a quella di\u00a0<em>solidariet\u00e0<\/em>\u00a0come consapevole azione di cooperazione sociale, di sostegno reciproco alle condizioni di autodeterminazione individuale e collettiva, e come promozione e tutela della dimensione sociale dei soggetti, del \u201cmondo della vita\u201d comunitario \u2013 un aspetto ripreso da Durkheim nel suo studio sul socialismo come fronte contrapposto agli effetti disgregatori dello sviluppo industriale e della crescita capitalistica. Dall\u2019altro lato, ma come sviluppo di tale concezione cooperativo-solidale, l\u2019idea di socialismo fa propria, gi\u00e0 da Saint-Simon, anche quella del \u201cpiano\u201d e della programmazione sociale, cio\u00e8 relativa a come la societ\u00e0 e i suoi soggetti componenti, consapevoli e formati, possano sfidare le tendenze anomiche e predatorie per concepirsi come autori della societ\u00e0 e della storia, e quindi determinare in maniera il pi\u00f9 consapevole possibile quantomeno l\u2019orientamento generale del processo sociale in vista dello sviluppo umano complessivo.<\/p>\n<p>\u00c8 circolata recentemente una frase addirittura di Bettino Craxi, non certo un esempio di rigore vetero-comunista \u2013 e sarebbe meglio, ma scontato, citare molti altri esponenti italiani, da Silvio Leonardi a Riccardo Lombardi a Giorgio Ruffolo<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_edn4\"><sup>[iv]<\/sup><\/a>\u00a0\u2013, che riassume bene il punto di vista socialista nel quale si integrano i due aspetti che abbiamo visto: \u00abIl socialismo [\u00e8 cercare] di sottoporre il processo produttivo e distributivo ad un\u2019istanza diversa da quella del profitto e dell\u2019interesse individuale, ad un\u2019istanza cio\u00e8 etico-politica\u00bb<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_edn5\"><sup>[v]<\/sup><\/a>. Quindi, se l\u2019idea di comunismo riprende un\u2019aspirazione per certi versi arcaica e mitologica, anche nel senso migliore del termine, cio\u00e8 di un\u2019ideale profondo e sempre presente di giustizia ed eguaglianza fra gli uomini e di palingenesi dei rapporti sociali in forma comunitaria, il socialismo si presenta come una sua declinazione in chiave moderna e modernista, in cui le condizioni della riproduzione sociale degli uomini diventano sempre pi\u00f9 trasparenti e suscettibili di essere orientate allo sviluppo e alle libert\u00e0 individuali e collettive dell\u2019umanit\u00e0, nonch\u00e9, appunto, all\u2019emancipazione intesa come autodeterminazione, come progressivo svincolamento dall\u2019arbitrio e dalla lotteria naturale e sociale.<\/p>\n<p>Per molti motivi sia concettuali che storici, socialismo e comunismo hanno poi finito per convergere in un\u2019idea di statalizzazione forzata guidata da un\u2019\u00e9lite di illuminati che seguiva il \u201cnecessario\u201d corso della Storia verso l\u2019emancipazione: la parit\u00e0 di tutti nella produzione e nella distribuzione dei redditi, insieme alla direzione consapevole e deliberata della produzione e degli investimenti. Sappiamo ormai tutti per\u00f2 come tale traiettoria abbia finito, con gli esperimenti di pianificazione socialista del Novecento, per avere ben poco di effettiva democrazia: la direzione della produzione era riservata a pochissimi alti dirigenti responsabili del Gosplan, e alle cariche politiche elevate erano riservati privilegi e distribuzioni dei redditi del tutto spropositati rispetto ai comuni cittadini-lavoratori; mentre l\u2019aspetto della democrazia intesa come diritto alla libera espressione, per quanto associativa, dell\u2019individuo veniva del tutto negata \u2013 l\u2019uguaglianza di potere nel determinare le sorti sociali era cos\u00ec completamente disattesa.<\/p>\n<p>Venendo all\u2019oggi, dunque, un progetto contemporaneo di democrazia economica socialista non pu\u00f2, a mio avviso, rinunciare ad affermare e rivendicare due elementi: 1)\u00a0<em>la pi\u00f9 ampia possibile partecipazione dei lavoratori, prima di tutto, ma poi anche dei cittadini, alle decisioni su cosa, come e quanto produrre<\/em>; 2) La r<em>edistribuzione<\/em>\u00a0a valle dei mezzi materiali per uguali opportunit\u00e0, e la destituzione dei privilegi accumulati, mediante le classiche politiche di tassazione progressiva, di welfare e servizi pubblici universali.<\/p>\n<p>Dal primo punto conseguono rivendicazioni pi\u00f9 specifiche di robuste politiche di sostegno alle forme pi\u00f9 inclusive e partecipative di gestione dei lavoratori nelle decisioni aziendali e nelle quote di partecipazione (dalle rappresentanze sindacali nei consigli di amministrazione alla creazione di Fondi dei lavoratori sulla linea del Piano Rehn-Meidner della Svezia degli anni \u201870); di sostegno alla creazione di imprese democratiche e\u00a0 cooperative e a processi di\u00a0<em>workers buyout\u00a0<\/em>(imprese recuperate) mediante prestiti agevolati o dotazioni universali di capitale, anche per quote di propriet\u00e0 parziali o crescenti nel tempo; oltre, ovviamente, a robuste politiche di piena occupazione e di aumento del potere contrattuale dei lavoratori (occupazioni pubbliche di prima e di ultima istanza). A livello statuale maggiore democrazia economica implicherebbe la\u00a0<a href=\"https:\/\/progressive.international\/blueprint\/4a74c8a1-1f68-46bb-bc72-a7921b94a376-benjamin-braun-socialize-central-bank-planning\/en\">ri-socializzazione delle banche centrali<\/a>\u00a0e di dare ruoli pi\u00f9 importanti alle forme di bilancio partecipativo; e lunghi discorsi si potrebbero fare ovviamente per la democratizzazione della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.jacobinmag.com\/2016\/11\/finance-banks-capitalism-markets-socialism-planning\">finanza<\/a>\u00a0in generale.<\/p>\n<p>Il secondo punto riprende il pi\u00f9 tradizionale ruolo redistributivo dello Stato: welfare, servizi universali, redistribuzione e aumento della progressivit\u00e0 fiscale, imposte patrimoniali, tasse di successioni e, di nuovo, dotazioni di capitale finanziario per i maggiorenni e similari<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_edn6\"><sup>[vi]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>La prospettiva politica generale sarebbe quindi quella che nel solco di un\u2019autorevole tradizione \u00e8 stata definita come\u00a0<em>socialismo autogestionario<\/em>, coadiuvato da politiche statali di abolizione dei privilegi ereditati e di posizioni di rendita, di servizi e di pari opportunit\u00e0. Due elementi che dovrebbero essere costituiti in modo da rinforzarsi a vicenda: negli ultimi trenta-quarant\u2019anni abbiamo visto che senza democrazia industriale il welfare trova sempre meno forza per imporsi, facendosi sempre pi\u00f9 residuale e caritatevole, ma senza welfare e tassazione progressiva la prima pu\u00f2 certo non essere sufficiente a conseguire un\u2019effettiva democrazia economica.<\/p>\n<p>Dopodich\u00e9 un elemento di grandissima rilevanza \u00e8 ovviamente rappresentato da quali dimensioni si ipotizza sia necessario, inevitabile, auspicabile o accettabile, lasciare all\u2019ordinamento dei meccanismi del mercato e delle aziende private orientate al profitto. Non \u00e8 certo qui il caso di ripercorrere discussioni di tale portata, occorre per\u00f2 segnalare l\u2019urgenza di riprendere una discussione di rilievo sui vari approcci di socialismo di mercato<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_edn7\"><sup>[vii]<\/sup><\/a>. Nell\u2019ottica di una radicale democratizzazione delle organizzazioni produttive, private e pubbliche, si tratterebbe di rimodulare numerosi aspetti tanto del mercato quanto dello Stato, per cui \u00e8 impossibile stabilire a priori i rapporti di proporzione tra settore privato e pubblico: si potrebbe infatti pensare che con le opportune forme istituzionali di partecipazione dei cittadini, di cooperative di utenti, di lavoro, di comunit\u00e0 e di servizi, ecc., sia possibile concedere ad alcuni servizi anche maggiori aspetti di privatezza, oppure di avere maggiori margini di autonomia gestionale pur rimanendo di diritto pubblico e di stretta responsabilit\u00e0 sociale<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_edn8\"><sup>[viii]<\/sup><\/a>; cos\u00ec come che l\u2019orientamento al profitto venga ridimensionato pur mantenendo statuto privato, attraverso forme di compartecipazione oppure sotto forma di cooperative con o senza partecipazioni pubbliche o di enti locali. \u00c8 possibile che il classico orientamento delle imprese private orientate al profitto debba diventare nel complesso relativamente marginale, nell\u2019ordine del 20-30% del Pil, magari concentrato maggiormente nel settore orientato alle esportazioni.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista l\u2019obiettivo prioritario non dovrebbe essere quindi semplicemente quello di pensare o auspicare una supposta abolizione integrale della propriet\u00e0 privata del capitale, quanto piuttosto quello di minimizzare l\u2019orientamento privatistico, estrattivo e competitivo di tali attivit\u00e0, ampliando il coinvolgimento dei soggetti interessati alle produzioni, esplorando molteplici forme di compropriet\u00e0 e cogestione \u2013 per dirla con Polanyi, aumentando e ufficializzando l\u2019incardinamento dell\u2019attivit\u00e0 economica all\u2019interno del tessuto sociale.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec a un punto che ritengo debba essere oggetto di maggiori riflessioni. Il concetto economico di \u201cesternalit\u00e0\u201d ci aiuta a comprendere il legame stretto tra democrazia economica e responsabilit\u00e0 sociale e ambientale d\u2019impresa. L\u2019obiettivo generale della democrazia economica pu\u00f2 a mio avviso essere concepito come la riduzione ed eliminazione dei cosiddetti effetti esterni. In imprese democratiche e partecipate, quel contesto sociale e ambientale esterno alla transazione sul quale vengono riversate le conseguenze non calcolate degli scambi \u2013 non venendo preso in considerazione nel valutare le implicazioni e gli effetti secondari di transazioni o strategie produttive \u2013, verrebbe di fatto ricollocato all\u2019interno della transazione mediante i suoi rappresentanti \u2013 innanzitutto a partire dai lavoratori stessi che sono anche cittadini (residenti di zone sacrificate o genitori con difficolt\u00e0 a conciliare lavoro e famiglia). La transazione o la strategia economica non riguarderebbe quindi pi\u00f9 solo i due attori che scambiano, indifferenti al contesto, ma andrebbe a coinvolgere una molteplicit\u00e0 di attori: non sarebbe uno scambio competitivo tra venditore e acquirente ma di fatto una sorta di collaborazione tra decine di persone capaci di far valere il fatto di potersi immedesimare nelle posizioni di lavoratori, cittadini e consumatori. In un\u2019ottica democratica e partecipativa le cosiddette esternalit\u00e0 verrebbero limitate quasi per definizione, in quanto ad essere coinvolti in ogni transazione sarebbero i soggetti nella loro interezza pi\u00f9 i rappresentanti del mondo sociale circostante: nella realt\u00e0 sociale complessiva, dopotutto, non esistono soggetti e spazi esterni sui quali scaricare i costi sociali e ambientali, e ci\u00f2 dovrebbe costituire il criterio generale per una direzione riformatrice partecipativa dell\u2019economia, in cui in ogni produzione sono inseriti i molteplici stakeholder presenti in una societ\u00e0, cos\u00ec che ogni impatto transattivo pu\u00f2 essere di fatto \u201ctenuto in conto\u201d, diventando vittime e beneficiari parte interna alle transazioni e alle decisioni d\u2019impresa.<\/p>\n<p>In questo senso lo Stato pi\u00f9 che passare dall\u2019essere il gestore diretto e pianificatore all\u2019essere un ente regolatore esterno \u2013 compiendo il passaggio celebrato dai neoliberali da gestore monopolista a mero regolatore giuridico esterno \u2013 si presenterebbe soprattutto come\u00a0<em>Stato stratega<\/em>\u00a0e come\u00a0<em>Stato coordinatore<\/em>. Cosa che implicherebbe il mantenimento di un ruolo rilevante in settori e aziende chiave per l\u2019orientamento del modello di sviluppo, anch\u2019esse ovviamente da pensare come governate in modo realmente democratico e multi-stakeholder. Il carattere eminentemente regolativo e normativo dello Stato rimane in ogni caso centrale proprio in vista della riduzione delle esternalit\u00e0. Ma il modo migliore perch\u00e9 si possa pensare che le aziende private e pubbliche si adeguino di buon grado al rispetto di vincoli ambientali e di benessere sociale non pu\u00f2 che essere quello di coinvolgere nelle decisioni aziendali le potenziali vittime delle prassi insalubri, prima di tutto i lavoratori e consumatori. Si tratterebbe quindi certo di imporre regole, ma anche di avere produttori-lavoratori che siano direttamente interessati a garantirne il rispetto essendone i diretti beneficiari, e capaci di portarle nelle fasi decisionali. A questo riguardo sarebbe di grande interesse verificare empiricamente quante sono in proporzione le cooperative di lavoratori e di utenti che producono beni e servizi ritenuti diffusamente inutili, dannosi, immorali, insalubri, superflui ecc., perch\u00e9 la mia impressione \u00e8 che lo siano di meno di altre forme di attivit\u00e0, dato che imprese democratiche devono inevitabilmente fare maggiore appello alle motivazioni intrinseche di chi vi lavora e alla sensatezza delle attivit\u00e0 che si svolgono. La prospettiva di una riforma economica in senso democratico-socialista, insomma, dovrebbe a mio avviso fondarsi sull\u2019idea della responsabilit\u00e0 e corresponsabilit\u00e0 sociale dei produttori\/lavoratori e fruitori di beni e servizi. La partecipazione della soggettivit\u00e0 del lavoro avrebbe in questo senso conseguenze dirette su un forte incremento delle opportunit\u00e0 di un\u2019economia ecologicamente sostenibile.<\/p>\n<p>Nel caso delle esternalit\u00e0 ambientali la questione appare in tutta la sua evidenza, e in maniera particolare nei casi delle grandi industrie chiave, cosa di cui abbiamo un esempio chiaro ed eclatante dell\u2019acciaieria Ilva di Taranto. Pare difficile pensare che un\u2019azienda di tale tipo e dimensione non debba necessariamente prevedere partecipazioni azionarie e organi decisionali composti da una molteplicit\u00e0 di stakeholder locali e nazionali di tipo non economico; e magari che, tra questi, in particolare quelli locali abbiano poteri di veto su diverse questioni di maggiore rilievo territoriale dal momento che ne subiscono pi\u00f9 direttamente le esternalit\u00e0 negative. L\u2019amministrazione locale di insediamento e i comuni limitrofi, le associazioni sindacali, quelle ambientali e sanitarie, oltre ai rappresentanti imprenditoriali della filiera e, ovviamente, del Ministero sia dell\u2019economia che dello sviluppo economico, e magari anche dell\u2019ambiente, dovrebbero tutti avere voce in capitolo e la possibilit\u00e0 di orientare la strategia aziendale ad un accordo di interesse nazionale che preveda la convergenza di numerose istanze, economico-produttive, lavorative, ambientali e di salute. Mi risulta veramente difficile pensare che processi decisionali in seno a un tale aggregato di molteplici interessi sociali non sarebbero riusciti a trovare negli anni accordi ben pi\u00f9 rapidi e ben pi\u00f9 costruttivi, anche a livello finanziario, rispetto ai decenni persi senza alcun risultato positivo.<\/p>\n<p>Per concludere, se vogliamo dare un contenuto un minimo definito a espressioni valoriali che si dichiarano comuniste e socialiste, adatte ai nostri tempi, occorre rivendicare esplicitamente obiettivi di democrazia economica, d\u2019impresa e di welfare, e delineare gli strumenti programmatici pi\u00f9 adeguati. Per conquistare diritti di definire in modo democratico e socialmente utile cosa, come e quanto produrre, occorre non limitarsi a pretendere nazionalizzazioni e statalizzazioni su vasta scala \u2013 queste sono risorse strumentali, utili e legittime nella misura in cui alimentano la partecipazione democratica e l\u2019autocoscienza politico-economica, non certo in quanto rappresentano l\u2019incarnazione finale del socialismo. Occorre collocarsi nella tradizione del socialismo autogestionario di riforma del mercato, per esplorare nuove forme di propriet\u00e0, sfruttare le potenzialit\u00e0 delle forme aziendali cooperative e democratiche \u2013 anche nei settori della gestione dei big data e delle piattaforme digitali \u2013 e incrementare la partecipazione e le occasioni di equit\u00e0 e di responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa. Ma non posso che lasciare ad altri l\u2019immenso e ingrato compito collettivo di progettare gli strumenti di partecipazione e riappropriazione nell\u2019epoca delle catene globali del valore, della competizione fiscale transnazionale e dell\u2019economia degli algoritmi, ostacoli decisivi alla socializzazione dell\u2019economia. Ci\u00f2 che conta \u00e8 porsi nuovamente l\u2019obiettivo esplicito di rivendicare il diritto ad avere il potere di gestire il processo lavorativo; di avere titolo a decidere cosa, come, per chi e quanto produrre; di appropriarsi del controllo sul processo di produzione.<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_ednref1\"><sup>[i]<\/sup><\/a>\u00a0Giorgio Spini,\u00a0<em>Le origini del socialismo. Da Utopia alla bandiera rossa<\/em>, Einaudi 1992.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_ednref2\"><sup>[ii]<\/sup><\/a>\u00a0B. Bongiovanni,\u00a0<em>Postfazione<\/em>, pp. 118-23, in K. Marx ed F. Engels,\u00a0<em>Manifesto del partito comunista<\/em>, Einaudi 1998, pp. 115-220.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_ednref3\"><sup>[iii]<\/sup><\/a>\u00a0A. Honneth,\u00a0<em>L\u2019idea di socialismo<\/em>, Feltrinelli, 2016.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_ednref4\"><sup>[iv]<\/sup><\/a>\u00a0S. Leonardi,\u00a0<em>Democrazia di piano<\/em>, Einaudi 1966; G. Ruffolo,\u00a0<em>Rapporto sulla programmazione<\/em>, Laterza 1973, e\u00a0<em>La qualit\u00e0 sociale<\/em>, Laterza 1986; R. Lombardi,\u00a0<em>L\u2019alternativa socialista<\/em>, Lerici 1976.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_ednref5\"><sup>[v]<\/sup><\/a>\u00a0In\u00a0<em>Il vangelo socialista<\/em>, Licosia, 2016. La citazione di Craxi ha la funzione provocatoria di mostrare quanto alcuni concetti fossero imprescindibili in una formazione politica di orientamento socialista, sebbene anche solo a parole.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_ednref6\"><sup><strong>[vi]<\/strong><\/sup><\/a>\u00a0Un\u2019ottima elaborazione programmatica di molte di queste proposte \u00e8 quella del \u00ab<a href=\"https:\/\/www.ibs.it\/search\/?ts=as&amp;query=forum+disuguaglianze+e+diversit%C3%A0&amp;searchField=Contributors\">Forum Disuguaglianze e diversit\u00e0<\/a>\u00bb,\u00a0<em>15 proposte per la giustizia sociale, ispirate dal programma di azione di Anthony Atkinson<\/em>,\u00a0Il Mulino, 2020.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_ednref7\"><sup><strong>[vii]<\/strong><\/sup><\/a>\u00a0Si pu\u00f2 vedere la ripresa della discussione nel recente volume di Geoffrey Hodgson,\u00a0<em>Is Socialism Feasible?: Towards an Alternative Future<\/em>, Edward Elgar, 2019.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/#_ednref8\"><sup>[viii]<\/sup><\/a>\u00a0P.A. Mori e J. Sforzi,\u00a0<em>Imprese di comunit\u00e0. Innovazione istituzionale, partecipazione e sviluppo locale<\/em>, il Mulino, 2019; L. Sacconi e S. Ottone (a cura di),\u00a0<em>Beni comuni e cooperazione<\/em>, il Mulino 2015.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE:<\/strong><a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/\">https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/06\/dirsi-socialisti-oggi-parliamo-di-democrazia-economica-e-autogestione\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LA FIONDA (Jacopo Foggi) Lasciamo un attimo le miserie del nostro presente e proviamo a riprendere il filo delle grandi questioni di fondo. Visto che negli ultimi anni si \u00e8 pi\u00f9 o meno ricominciato a parlare con una certa forza di socialismo e neosocialismo, e visto che, contrariamente a quanto pensano i nostri battaglieri anti-sovranisti, vi sono innumerevoli persone dall\u2019indiscutibile profilo democratico che si riconoscono apertamente anche in princip\u00ee schiettamente \u201ccomunisti\u201d, vorrei azzardarmi a&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":100,"featured_media":58069,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/La_Fionda.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fny","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59120"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/100"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59120"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59120\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59122,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59120\/revisions\/59122"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/58069"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59120"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59120"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59120"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}