{"id":59172,"date":"2020-06-12T10:15:47","date_gmt":"2020-06-12T08:15:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59172"},"modified":"2020-06-12T09:49:58","modified_gmt":"2020-06-12T07:49:58","slug":"la-collocazione-internazionale-dellitalia-attenzione-a-dibattiti-mediatici-fuorvianti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59172","title":{"rendered":"La collocazione internazionale dell\u2019Italia, attenzione a dibattiti mediatici fuorvianti"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>DIPLOMAZIA ITALIANA (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Pi\u00f9 che dove collocarsi sul piano internazionale, l&#8217;Italia dovrebbe ripensare a come collocarsi. Il problema \u00e8 l\u2019atteggiamento della classe politica e diplomatica italiana. Per aiutare l&#8217;Italia a far valere le sue ragioni servirebbero meno servilismo e \u201cdiplomazia della sedia\u201d e pi\u00f9 fermezza e buoni argomenti.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3531 jetpack-lazy-image jetpack-lazy-image--handled td-animation-stack-type0-2\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/collocazione-internazionale.png?resize=696%2C413&amp;ssl=1\" sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/collocazione-internazionale.png?w=901&amp;ssl=1 901w, https:\/\/i2.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/collocazione-internazionale.png?resize=300%2C178&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i2.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/collocazione-internazionale.png?resize=768%2C456&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i2.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/collocazione-internazionale.png?resize=696%2C413&amp;ssl=1 696w, https:\/\/i2.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/collocazione-internazionale.png?resize=707%2C420&amp;ssl=1 707w\" alt=\"Italia collocazione internazionale\" width=\"696\" height=\"413\" data-attachment-id=\"3531\" data-permalink=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/collocazione-internazionale-italia-carnelos\/collocazione-internazionale\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/collocazione-internazionale.png?fit=901%2C535&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"901,535\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Italia collocazione internazionale\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/collocazione-internazionale.png?fit=300%2C178&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/collocazione-internazionale.png?fit=696%2C413&amp;ssl=1\" data-recalc-dims=\"1\" data-lazy-loaded=\"1\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riceviamo \u2013 e volentieri pubblichiamo \u2013 un\u2019analisi dell\u2019Ambasciatore Marco Carnelos in replica al <a href=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/politica-estera-m5s-piu-problemi\/\">recente articolo<\/a> \u201cLettera di Di Battista, l\u2019immaginario della politica estera M5S\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro Direttore,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">gli strascichi politico-diplomatici determinati dalla pandemia da coronavirus si stanno intensificando come testimoniato dalle forti prese di posizione dell\u2019amministrazione Trump (da ultimo del segretario di Stato, Mike Pompeo) contro le presunte responsabilit\u00e0 della Cina sull\u2019origine e la diffusione globale del contagio. La cautela \u00e8 d\u2019obbligo poich\u00e9 finora gli Usa non hanno condiviso evidenze conclusive asseritamente raccolte dalla loro intelligence, la quale peraltro non sembra avere una posizione univoca, e, soprattutto, perch\u00e9 alcuni sfortunati precedenti storici (Iraq) suggerirebbero di non attribuire una credibilit\u00e0 immediata ed automatica alle posizioni espresse dal governo degli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Considerato il bassissimo livello raggiunto dal dibattito su tali questioni (in Italia e altrove), mi auguro che questa prudenza non venga equiparata all\u2019istante come una militanza pro-cinese; vista la posta in gioco, si tratta solo di un metodo ragionevole per affrontare seriamente una questione di crescente rilevanza con implicazioni pi\u00f9 che significative.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Un tema centrale, la collocazione internazionale dell\u2019Italia<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diplomazia Italiana, prendendo lo spunto dal \u201c<a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/in-edicola\/articoli\/2020\/04\/19\/litalia-deve-dire-no-al-mes-senza-di-noi-la-ue-si-scioglie\/5774896\/\">manifesto<\/a>\u201d di politica estera pubblicato recentemente dall\u2019On. Alessandro Di Battista sul Fatto Quotidiano, ha offerto il proprio pregevole <a href=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/politica-estera-m5s-piu-problemi\/\">parere<\/a> sulla questione che ruota su un tema di grande attualit\u00e0: il collocamento internazionale dell\u2019Italia. Negli ultimi giorni, sia il presidente del Consiglio Conte, che i ministri Di Maio e Amendola hanno offerto il loro autorevole parere sul crescente dibattito relativo alla collocazione internazionale del nostro paese e su eventuali importanti decisioni che l\u2019Italia potrebbe essere chiamata a prendere al riguardo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla primavera dell\u2019anno scorso, in occasione della visita del presidente cinese Xi Jingping e del Memorandum d\u2019Intesa che il Governo Conte 1 firm\u00f2 con la Cina in quell\u2019occasione in merito alla <i>Belt and Road Initiative, <\/i>il dibattito italico sulla questione \u00e8 andato progressivamente intensificandosi con riferimenti al 5G, la cyber-security, il controllo di alcune nostre infrastrutture (porti di Genova e Trieste), l\u2019Intelligenza Artificiale, possibili acquisizioni ostili di nostri assetti industriali pregiati, ecc.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Il dibattito politico e mediatico italiano rischia di essere fuorviante<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, le conseguenze del coronavirus hanno ulteriormente alimentato le polemiche. A giudicare da quello che scrivono alcune testate giornaliste e quello che alcuni esponenti politici dichiarano l\u2019Italia sarebbe sul punto di modificare radicalmente la propria collocazione internazionale sempre pi\u00f9 attratta dalle presunte sirene cinesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un dibattito molto eterodiretto, alimentato da legioni di analisti e commentatori che sovente diventano dei veri e propri megafoni di posizioni espresse oltre Atlantico, che \u00e8 anche scomposto, eccessivamente allarmistico, estremamente emotivo e ondivago basato molto su percezioni e rappresentazioni e meno sulla realt\u00e0 e i fatti; il tutto accompagnato da memoria storica e nozioni di geopolitica scarsissime che caratterizzano molti opinionisti autoreferenziali nostrani che si gettano a capofitto sulla questione, per non parlare di ampi settori della nostra classe politica, sia nella maggioranza che nell\u2019opposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro Direttore,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">spero che Lei ed i lettori di Diplomazia Italiana mi perdonerete se oso affermare che la questione del collocamento internazionale dell\u2019Italia non si pone; non \u00e8 in discussione, n\u00e9 pu\u00f2 esserlo. Il nostro paese alcuni decenni fa ha effettuato due scelte fondamentali di politica estera, quella Atlantica nel 1949 e quella Europea nel 1957, entrambe sono si sono rivelate corrette sia dal punto di vista politico che per quanto attiene ai valori fondamentali della nostra Costituzione. Non vi sono motivi validi per rimetterle in discussione e, quindi, tutto questo allarmismo appare oltremodo esagerato.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Difficile pensare che l\u2019Italia possa cambiare il suo quadro di alleanze<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 negli ultimi anni \u2013 come ho sostenuto in un precedente <a href=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/modello-cina-replica-carnelos\/\">articolo<\/a> da Lei gentilmente ospitato \u2013 le principali, nonch\u00e9 reali, minacce alla sicurezza del nostro Paese abbiano avuto origine da iniziative \u2013 pi\u00f9 o meno maldestre, pi\u00f9 o meno deliberate \u2013 di paesi nostri alleati o partner, ritengo che queste non giustifichino quel mutamento del nostro collocamento internazionale che si intravede nelle prese di posizione dell\u2019On. Di Battista, anche se alcune analisi operate da quest\u2019ultimo non sono del tutto prive di fondamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come la sua pubblicazione ha peraltro giustamente <a href=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/politica-estera-m5s-piu-problemi\/\">rilevato<\/a>, anche se lo volesse l\u2019Italia risulterebbe poco credibile in eventuale siffatto tentativo oltre, probabilmente, aggiungerei, a non possedere gli attributi politici, culturali se non addirittura antropologici per intraprenderlo e portarlo a termine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema che intendo qui sollevare non consiste tanto nel collocamento internazionale del nostro Paese, che, lo ripeto, non si discute, ma, piuttosto \u2013 mi perdoni il gioco di parole \u2013 come esso si collochi nel suo attuale collocamento.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Pi\u00f9 che dove collocarsi, l\u2019Italia dovrebbe ripensare al come collocarsi, all\u2019atteggiamento da tenere<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovvero l\u2019atteggiamento tenuto dall\u2019Italia all\u2019interno dei due grandi consessi, quello atlantico e quello europeo, con una serie di interrogativi: \u00e8 possibile tutelare meglio il nostro Paese, i suoi interessi, restando comunque all\u2019interno dei due pilastri fondamentali della nostra collocazione internazionale? \u00c8 possibile uscire dallo schema logico derivante dalla tipica, demenziale, mentalit\u00e0 binaria secondo cui criticare alcune scelte e politiche maturate nell\u2019ambito di questi due pilastri equivale automaticamente a produrre gravi lacerazioni e a collocarsi fuori da questi ultimi? \u00c8 possibile invocare al loro interno alcune riflessioni che in buona fede mirano a rafforzarne la coesione interna e la coerenza esterna che permettano di affrontare meglio le molteplici sfide che li impegnano e li impegneranno nel futuro alquanto incerto che si paventa in questo drammatico inizio del XXI secolo?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi soffermer\u00f2 soltanto sul pilastro atlantico dal momento che su quello europeo il dibattito \u00e8 divenuto talmente tossico, disinformato e pretestuoso da non presentare, temo, margini di recupero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parlare di pilastro atlantico significa essenzialmente l\u2019insieme delle nostre relazioni con gli Stati Uniti d\u2019America. Non \u00e8 questa la sede per rievocare alcuni episodi significativi che hanno contrassegnato le nostre relazioni con Washington, da Sigonella al Gruppo di Contatto sui Balcani passando per il dramma del Cermis, dalla vicenda Sgrena in Iraq alla Libia, dalle relazioni con la Russia di Putin a quelle con la Cina; parto dal presupposto che i lettori di Diplomazia Italiana le conoscano e osservo preliminarmente che in un\u2019Alleanza che ha pi\u00f9 di settanta anni tensioni ed incomprensioni possano essere pi\u00f9 che normali.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><span class=\"Apple-converted-space\"><strong>Il problema \u00e8 il servilismo della classe politica e diplomatica italiana<\/strong>\u00a0<\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema di fondo \u00e8 che l\u2019atteggiamento della classe politica italiana (ancor pi\u00f9 di quella diplomatica!) nei confronti degli Stati Uniti, con rare eccezioni, \u00e8 stato sempre quello di un inutile appiattimento talvolta sfociato in imbarazzanti manifestazioni di servilismo che non hanno arrecato alcun beneficio al nostro paese e che, peraltro, non sono mai state n\u00e9 richieste n\u00e9, tantomeno, pretese dai nostri alleati d\u2019oltre Oceano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle frequenti circostanze in cui nel nostro paese si insedia un nuovo governo, dopo qualche ora parte ritualmente uno psicodramma politico nazionale che consuma i membri dell\u2019esecutivo, la maggioranza politica che lo sostiene, l\u2019opposizione che lo contrasta, i ranghi pi\u00f9 profilati della nostra diplomazia tutti echeggiati dalla nostra classe giornalistica, mi riferisco alla fatidica telefonata di congratulazioni del presidente degli Stati Uniti. Pi\u00f9 questa tarda e pi\u00f9 la tensione aumenta e, sistematicamente, il circo politico-mediatico nostrano inizia a alimentare un preoccupato dibattito sulle possibili interpretazioni di tale omissione. Pu\u00f2 essere preso sul serio un paese che si lascia andare a tali psicodrammi?<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019imbarazzante psicodramma dell\u2019attesa delle congratulazioni dalla Casa Bianca<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da decenni intere schiere di nostri esponenti politici, a prescindere dal colore politico, hanno sognato e quando possibile utilizzato spezzoni di frasi dei pi\u00f9 anonimi e oscuri portavoce delle numerosissime articolazioni del potere statunitense per accreditare il loro potere e consenso politico e imbarazzare i loro avversari. Tale atteggiamento non si \u00e8 limitato al potere esecutivo ma ha incluso anche quello legislativo e non ha risparmiato i media.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo uno dei pochi paesi al mondo, ad ulteriore riprova del nostro stratosferico provincialismo, in cui un semplice articolo del New York Times o del Washington Post pu\u00f2 divenire lo strumento per un dibattito nazionale. Un vezzo che, purtroppo, ci contraddistingue anche per quanto riguarda importanti testate britanniche come il Financial Times e l\u2019Economist; e che produce un vero e proprio sconforto al pensiero che il settimanale britannico, da diversi anni, \u00e8 divenuto propriet\u00e0 della pi\u00f9 grande dinastia del capitalismo industriale italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente, siffatti atteggiamenti non hanno mai provocato, n\u00e9 provocano, alcun imbarazzo nei numerosi esponenti sovranisti che ultimamente fioriscono nel nostro paese.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Politici e diplomatici italiani hanno una tradizione di appiattimento nei confronti degli Usa<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sintesi, \u00e8 radicata nel Dna della nostra classe politica e della nostra pubblica amministrazione in senso lato la convinzione che gli Stati Uniti non debbano essere intellettualmente e politicamente ingaggiati, n\u00e9 tantomeno contraddetti e\/o contrariati anche quando nostri interessi nazionali vengano ignorati. Quei pochi malcapitati che provano a sollevare la questione, quando gli va bene raccolgono un <i>body language<\/i> rappresentato da braccia allargate e uno sguardo al cielo e quando va male sguardi torvi che non lasciano presagire nulla di buono per le loro carriere, sia politiche che nella pubblica amministrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una convinzione, un retaggio mentale, che \u00e8 invece grossolanamente errato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro Direttore,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le riveler\u00f2 un episodio non molto noto. Venticinque anni fa, all\u2019apice del confronto internazionale sui Balcani, quando l\u2019Italia era ancora esclusa dal famoso Gruppo di Contatto che decideva la politica occidentale in un\u2019area con la quale condividevamo il dirimpetto marittimo, accade che esattamente il 9 Settembre 1995 il presidente del Consiglio Dini coadiuvato dai ministri degli Esteri Agnelli e della Difesa Corcione ebbero l\u2019audacia di convocare \u2013 domenica 9 settembre 1995, di pomeriggio!! \u2013 l\u2019allora ambasciatore americano per un tesissimo confronto sulla questione in cui l\u2019Italia minacci\u00f2 alcune precise restrizioni sull\u2019uso delle nostre basi militari da parte dei nostri maggiori alleati impegnati nei Balcani. Sar\u00e0 un caso ma qualche mese dopo l\u2019Italia venne ammessa nel Gruppo di Contatto sui Balcani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratt\u00f2 di una lodevole eccezione rispetto ad una prassi purtroppo ben diversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, dopo aver fatto un madornale errore non entrando a far parte del gruppo P5 + 1 sull\u2019Iran, l\u2019Italia non hai mai nemmeno contemplato l\u2019ipotesi di minacciare di sottrarsi alle sanzioni verso Teheran come arma di pressione per ottenere la propria ammissione in tale consesso.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Ritiro italiano dall\u2019Iraq e missione Unifil in Libano<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nel 2006 il governo Prodi 2, coerentemente con il proprio programma elettorale, procedette al ritiro del nostro contingente dall\u2019Iraq, un nutrito gruppo di formazioni politiche di centro-destra e di opinionisti auto-referenziali entr\u00f2 nuovamente in fibrillazione per le lacerazioni con i nostri maggiori alleati che tale decisione avrebbe potuto determinare. La reazione americana fu molto pi\u00f9 comprensiva e composta dal momento che il nuovo governo italiano stava semplicemente tenendo fede ad un impegno preso con i propri elettori. Una prassi piuttosto nota in diverse democrazie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, lo stesso governo Prodi bilanci\u00f2 intelligentemente questa decisione con un ruolo di leadership militare nella Missione Unifil II in Libano dopo il conflitto dell\u2019estate del 2006 con Israele. Con il dispiegamento di un significativo contingente militare nel Libano del Sud ottenemmo il plauso congiunto di Usa, Israele e diversi paesi arabi; con quella scelta (successivamente contestata da quelle forze politiche che si erano opposte al nostro ritiro dall\u2019Iraq) entrammo a far parte dei primi dieci paesi contributori alle operazioni di pace delle Nazioni Unite ottenendo quindi un utilissimo capitale politico per ostacolare (unitamente agli strenui sforzi della sotto-staffata diplomazia italiana al Palazzo di Vetro) i ricorrenti tentativi di Germania e Giappone di vedersi assegnate un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sfumatura che le predette forze politiche, inguaribilmente scettiche sul nostro ruolo nell\u2019Unifil, non riuscirono mai a cogliere. Nel 2009, alla vigilia del suo primo incontro con il neo-presidente del Libano Michel Sleiman, il presidente Berlusconi era intenzionato a comunicare a quest\u2019ultimo il ritiro del contingente militare italiano schierato in seno all\u2019Unifil. Fu possibile dissuaderlo soltanto evocando l\u2019irritazione che tale decisione avrebbe determinato presso Stati Uniti ed Israele.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Servilismo e \u201cdiplomazia della sedia\u201d non rafforzano\u00a0<\/strong><b>la posizione internazionale dell\u2019Italia<\/b><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019establishment politico e diplomatico italiano \u00e8 sempre prevalsa una convinzione fondamentalmente errata. Ovvero che un nostro atteggiamento arrendevole o oltremodo servizievole verso gli Stati Uniti ci avrebbe aperto la strada per entrare a far parte di gruppi decisionali ristretti dove si aveva la percezione che venissero prese le decisioni pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per decenni la classe politica e la diplomazia italiana hanno alimentato una psicosi reciproca da \u201ccomplesso da esclusione\u201d da tali consessi. Una sorta di \u201cdiplomazia della sedia\u201d, che ha generato estenuanti mobilitazioni per entrare a far parte di gruppi ristretti nei quali spesso, ironicamente, non avevamo nulla da dire se non adeguarci silenti a decisioni generalmente gi\u00e0 maturate in ambiti ancora pi\u00f9 ristretti.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Fermezza e buoni argomenti avrebbero aiutato l\u2019Italia a far valere le sue ragioni<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, se l\u2019Italia avesse avuto pi\u00f9 spesso il coraggio di affrontare in modo fermo e ben argomentato gli Stati Uniti per far valere le proprie legittime ragioni \u2013 come Gran Bretagna, Francia, Germania hanno sovente fatto \u2013 la considerazione e l\u2019attenzione statunitensi verso il nostro paese sarebbero state sicuramente maggiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Stati Uniti, contrariamente ad alcuni nostri partners europei, non hanno mai disprezzato l\u2019Italia ma l\u2019hanno soltanto data troppo spesso per scontata su alcune decisioni importanti senza prendersi la briga di consultarla come fanno invece (o facevano, nell\u2019era pre-Trump) con altri maggiori partner europei. Sarebbe tuttavia arduo biasimarli per tale omissione poich\u00e9 l\u2019Italia li ha sempre abituati al suo appiattimento sulle loro decisioni. \u00c8 stato un dei pi\u00f9 longevi premier italiani del dopoguerra, Silvio Berlusconi, a farsi vanto con una dichiarazione che rester\u00e0 negli annali storiografici che recitava pi\u00f9 o meno in questo modo \u201c<i>la penso come gli Stati Uniti ancora prima di sapere come la pensano<\/i>\u201d. Dinanzi ad un tale disponibilit\u00e0 preventiva perch\u00e9 a Washington dovrebbero perdere tempo a consultarci? Almeno Berlusconi ha avuto il merito \u2013 ovviamente involontario \u2013 di affermare apertamente quello che molti altri suoi colleghi pensavano e praticavano.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Purtroppo l\u2019appiattimento italiano sembra continuare<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi sia consentito di offrire un ultimo, piccolissimo ma fondamentale, esempio, pi\u00f9 contemporaneo, per meglio focalizzare la questione. Si riferisce all\u2019esponente politico che guida le due maggioranze politiche (M5S-Lega e successivamente M5S-Pd) che negli ultimi due anni hanno generato le maggiori inquietudini in merito all\u2019aderenza atlantica del nostro paese: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro Direttore,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lei sicuramente ricorder\u00e0 il triste episodio dell\u2019uccisione, il 26 Luglio scorso, del carabiniere Mario Cerciello Rega da parte di due turisti americani e la coda di polemiche seguita alla diffusione di un\u2019istantanea di uno dei due ammanettato e bendato in una caserma dell\u2019Arma. La circostanza del bendaggio fu certamente deplorevole ma, tutto sommato, decisamente minore rispetto agli innumerevoli episodi di brutalit\u00e0, talvolta fatale, attribuiti da anni alle diverse forze di polizia statunitensi. Ebbene, in tale circostanza una reazione ufficiale di rammarico per l\u2019episodio non \u00e8 stata lasciata, come sarebbe stato normale, al comandante della caserma dei Carabinieri dove \u00e8 avvenuto l\u2019episodio, o al comandante dell\u2019Arma che sarebbe gi\u00e0 apparso eccessivo, o ai ministri dell\u2019Interno e\/o della Difesa che sarebbe apparso del tutto spropositato. Il rammarico italiano ha addirittura preso corpo attraverso un contrito comunicato del presidente del Consiglio \u2013 IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO! \u2013<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>la massima autorit\u00e0 politica del paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le circostanze che hanno indetto il presidente Conte a tale gesto non sono note, se lo ha fatto perch\u00e9 sollecitato dal grande palazzo situato a Roma all\u2019incrocio tra Via Veneto e Via Bissolati sarebbe gravissimo, se invece lo avesse fatto spontaneamente sarebbe ancora pi\u00f9 grave.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di quanto precede spero che lei comprender\u00e0 \u2013 Caro Direttore \u2013 quanto siano prive di fondamento le preoccupazioni di numerosi esponenti politici, analisti ed opinionisti circa una deriva antiamericana, filo-russa o filo-cinese del nostro paese? Se anche il leader delle due maggioranze politiche pi\u00f9 anomale di questo paese degli ultimi anni ha nel suo Dna politico afflati del genere verso Washington ritengo che possiamo stare pi\u00f9 che tranquilli. Potrei sbagliarmi, ma anche in questo caso specifico non ho memoria di alcuna significativa presa di posizione critica del variegato fronte sovranista nostrano a tutela della dignit\u00e0 nazionale nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, in un panorama politico-giornalistico in cui l\u2019analisi delle relazioni tra Italia e Stati Uniti ruota prevalentemente sull\u2019interpretazione di singoli tweet di sostegno del presidente americano a quello italiano, con il nome di quest\u2019ultimo peraltro storpiato, non mi meraviglierei pi\u00f9 di nulla.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 in discussione l\u2019appartenenza dell\u2019Italia a Nato e Ue, ma occorre starci in modo pi\u00f9 dignitoso<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, Caro Direttore, le scelte fondamentali del nostro paese non sembrano in discussione, i giri di walzer contraddistinguono le relazioni internazionali da secoli e continueranno a farlo; peraltro, non sono prerogativa esclusiva del nostro paese, quello che conta \u00e8 che dopo un\u2019eventuale scappatella si faccia rientro a casa, e su questo, francamente, mi sembra che vi siano pochi dubbi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia deve restare nell\u2019Alleanza Atlantica e continuare a fornire il proprio importante contributo, se solo riuscisse a farlo in un modo pi\u00f9 dignitoso evitando di lasciarsi condizionare da scariche di adrenalina di una classe politica e giornalistica in un vuoto pneumatico sarebbe anche meglio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/collocazione-internazionale-italia-carnelos\/\">https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/collocazione-internazionale-italia-carnelos\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DIPLOMAZIA ITALIANA (Redazione) Pi\u00f9 che dove collocarsi sul piano internazionale, l&#8217;Italia dovrebbe ripensare a come collocarsi. Il problema \u00e8 l\u2019atteggiamento della classe politica e diplomatica italiana. Per aiutare l&#8217;Italia a far valere le sue ragioni servirebbero meno servilismo e \u201cdiplomazia della sedia\u201d e pi\u00f9 fermezza e buoni argomenti. &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Riceviamo \u2013 e volentieri pubblichiamo \u2013 un\u2019analisi dell\u2019Ambasciatore Marco Carnelos in replica al recente&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":59173,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/DIPLO-ITA.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-foo","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59172"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59172"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59172\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59174,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59172\/revisions\/59174"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/59173"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}