{"id":59185,"date":"2020-06-15T08:00:51","date_gmt":"2020-06-15T06:00:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59185"},"modified":"2020-06-14T21:47:50","modified_gmt":"2020-06-14T19:47:50","slug":"italia-cina-e-interessi-nazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59185","title":{"rendered":"Italia, Cina e interessi nazionali"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>DIPLOMAZIA ITALIANA (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3447 jetpack-lazy-image td-animation-stack-type0-1 jetpack-lazy-image--handled\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Italia-Cina-interessi-nazionali.png?resize=696%2C419&amp;ssl=1\" sizes=\"(max-width: 696px) 100vw, 696px\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Italia-Cina-interessi-nazionali.png?w=900&amp;ssl=1 900w, https:\/\/i1.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Italia-Cina-interessi-nazionali.png?resize=300%2C181&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i1.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Italia-Cina-interessi-nazionali.png?resize=768%2C463&amp;ssl=1 768w, https:\/\/i1.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Italia-Cina-interessi-nazionali.png?resize=696%2C419&amp;ssl=1 696w, https:\/\/i1.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Italia-Cina-interessi-nazionali.png?resize=697%2C420&amp;ssl=1 697w\" alt=\"Italia Cina interessi nazionali\" width=\"696\" height=\"419\" data-attachment-id=\"3447\" data-permalink=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/italia-cina-interessi-nazionali\/italia-cina-interessi-nazionali-2\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Italia-Cina-interessi-nazionali.png?fit=900%2C542&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"900,542\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"Italia Cina interessi nazionali\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Italia-Cina-interessi-nazionali.png?fit=300%2C181&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.diplomaziaitaliana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/Italia-Cina-interessi-nazionali.png?fit=696%2C419&amp;ssl=1\" data-recalc-dims=\"1\" data-lazy-loaded=\"1\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Davanti alla partita Usa-Cina, Italia e Europa potrebbero trovarsi alle prese con un complesso dilemma. L\u2019auspicio \u00e8 che chi sar\u00e0 chiamato a prendere una decisione possa farlo sulla base della realt\u00e0 e nella consapevolezza che l\u2019Europa (e l\u2019Italia), in quanto soggetto politico internazionale autonomo, manterr\u00e0 una sua rilevanza nella misura in cui sar\u00e0 in grado di respingere pressioni ultimative tipo \u201ceither with me or against me\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Riceviamo dall\u2019Ambasciatore Marco Carnelos \u2013 e volentieri pubblichiamo \u2013 un interessante contributo alla comprensione dell\u2019attuale cornice internazionale dal titolo \u201cItalia, Cina e interessi nazionali\u201d.<\/em><\/strong><span id=\"more-3431\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro Direttore,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">allontanandoci momentaneamente dal demenziale dibattito nazionale su Mes, Euro\/Corona Bond, Sure, Recovery Plan, ecc. basato, e non da oggi purtroppo, su un presupposto di base completamente erroneo, ovvero che l\u2019Ue sia un\u2019istituzione fondata sulla solidariet\u00e0 tra i propri Stati membri, e sul quale \u2013 a voi piacendo \u2013 mi riprometterei di tornare, vorrei soffermarmi invece su un altro dibattito, gli interessi nazionali italiani, quello concernente i rapporti con la Cina; la finalit\u00e0 \u00e8 quella di ampliare e completare \u2013 mi auguro \u2013 una riflessione che Diplomazia Italiana ha gi\u00e0 gentilmente <a href=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/modello-cina-replica-carnelos\/\">ospitato<\/a> qualche settimana fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pandemia da corona virus ha riproposto la questione dei rapporti con la Cina, anche in questo caso con modalit\u00e0 virali esponenziali. Da diversi anni il ruolo di Pechino \u00e8 ampiamente discusso nel contesto di un apparente mutamento dell\u2019ordine politico ed economico internazionale centrato, come noto, su regole dettate essenzialmente \u2013 ma generalmente condivise a livello globale \u2013 dagli Stati Uniti d\u2019America fin dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I termini del dibattitto sono quindi in larga parte scanditi da questi ultimi, e tutti i paesi loro alleati vi si adeguano; pertanto, per meglio orientare il dibattito italiano sulla Cina, non si pu\u00f2 prescindere da quello che sarebbe in corso oltre oceano. \u00c8 indubbio, infatti, che da qualche tempo la Cina, con i suoi innegabili successi economici e tecnologici, venga rappresentata come una minaccia crescente all\u2019ordine ruotante su hard e soft-power statunitensi. L\u2019uso del termine rappresentazione non \u00e8 causale, dal momento che, anche nel caso cinese, la rappresentazione dei fatti talvolta prende il sopravvento sulla realt\u00e0 degli stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innanzi tutto, \u00e8 opportuno smontare una prima rappresentazione, ovvero che la diffusa percezione della Cina come minaccia sia attribuibile all\u2019attuale Amministrazione americana, probabilmente veicolata dai dazi adottati dal Presidente Trump. Si tratta invece di un\u2019eredit\u00e0 dell\u2019Amministrazione Obama. L\u2019ormai abortita Trans Pacific Partnership (Tpp) venne lanciata proprio da quest\u2019ultima, firmata nel febbraio 2016 ma mai ratificata a causa del successivo ritiro dall\u2019accordo dell\u2019Amministrazione Trump. La Tpp \u2013 al di l\u00e0 di alcune lodevoli finalit\u00e0 \u2013 altro non era che un tentativo di imbrigliare la percepita ascesa cinese nell\u2019area del Pacifico. Trump, abbastanza allergico al multilateralismo quale strumento di promozione degli interessi nazionali statunitensi, ha preferito il canale diretto dei dazi commerciali sui prodotti cinesi e le pressioni, talvolta scomposte e poco convincenti, sugli alleati circa i rischi della tecnologia cinese (5G, Huawei, A.I., I.o.Ts, ecc.) come strumenti di pressione\/argine verso Pechino. Sull\u2019efficacia di tali ultime misure sembrerebbe prematuro trarre conclusioni definitive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro Direttore,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">fatte queste doverose premesse, quello che si desidera sottolineare in questa sede \u00e8 che, analogamente a quanto accade per l\u2019Unione Europea, il dibattito sulla Cina potrebbe essere viziato da ben tre presupposti potenzialmente errati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 che il dibattitto negli Stati Uniti su quale corso imprimere alle relazioni bilaterali con la Cina sia ancora aperto. Purtroppo, \u00e8 vero il contrario; quindi, non si tratta di attendere le elezioni presidenziali di novembre per vedere se Joe Biden scalzer\u00e0 Donald Trump dalla Casa Bianca, perch\u00e9 questo eventuale verdetto sar\u00e0 del tutto irrilevante. Biden non operer\u00e0 inversioni di tendenza, al riguardo, basta leggere il deprimente manifesto di politica estera che l\u2019ex Vicepresidente americano ha pubblicato nell\u2019ultima edizione di <a href=\"https:\/\/www.foreignaffairs.com\/articles\/united-states\/2020-01-23\/why-america-must-lead-again\">Foreign Affairs<\/a>. Possiamo quindi concludere che negli Stati Uniti esiste ormai un largo consenso bipartisan su una visione della Cina e delle sue intenzioni riassumibile nei seguenti termini:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>\u201cChina aspires to dominate its neighbours and to exclude the United States from the emerging Sino-centric order in its region. China\u2019s dominance of its region would give Beijing human and material resources <\/i><i>to threaten not just U.S. hegemony but the United States itself<\/i><i>. The countries of the region are incapable of balancing and constraining Chinese power and influence, so the United States must do this for them. American confrontation with China is essential to the continued sovereign independence of the region\u2019s other countries\u201d.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto precede \u00e8 l\u2019autorevole giudizio <a href=\"https:\/\/chasfreeman.net\/the-united-states-and-a-resurgent-asia\/\">emesso<\/a> qualche giorno fa dal decano degli studiosi americani della Cina, il leggendario Ambasciatore Chas Freeman jr, colui che, per intenderci, svolse la funzione di interprete nello storico colloquio tra Mao Tse Tung e Richard Nixon a Pechino nel febbraio 1972. Freeman aggiunge, inoltre, come a Washington la predetta visione non sia pi\u00f9 oggetto di una valutazione empirica ma \u00e8 ormai considerata un vero e proprio assioma. Per l\u2019Italia quindi, nel caso, non si tratta di attendere, ma di fare una scelta; il modesto auspicio dello scrivente \u00e8 che questa possa avere luogo basandosi il pi\u00f9 possibile sui fatti e un po\u2019 meno sulle rappresentazioni dei medesimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo presupposto apparentemente errato, o perlomeno discutibile, \u00e8 che la Cina voglia sovvertire l\u2019attuale ordine internazionale. Premesso che andrebbe chiarito cosa si intenda per sovvertimento, finora tale tesi sembrerebbe tuttavia poco suffragata dai fatti. A ben vedere, nell\u2019attuale ordine internazionale concepito, imposto e fino ad oggi tutelato dagli Stati Uniti d\u2019America, la Cina ha conosciuto un enorme accrescimento della propria prosperit\u00e0. L\u2019economia cinese ha superato quella statunitense in termini di parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto; sempre grazie al sistema messo in piedi da Washington tra il 1944 (Accordi di Bretton Woods) e il 1947 (Gatt, oggi Wto) negli ultimi trenta anni la Cina ha potuto beneficiare di tassi di crescita straordinari e sottrarre dalla povert\u00e0 800 milioni di suoi cittadini. Dopo la crisi del 2008, la crescita economica mondiale \u00e8 stata <a href=\"https:\/\/www.ft.com\/content\/27740b3a-6875-11ea-800d-da70cff6e4d3\">sostenuta<\/a> dalla Cina. Non si comprende, quindi, per quale ragione quest\u2019ultima dovrebbe voler sovvertire tale ordine che le ha dato cos\u00ec tanto. Nel gi\u00e0 citato saggio su Foreign Affairs, Joe Biden si impegna a fare in modo che, letteralmente, \u201c<i>the rules of the international economy are not rigged against the United States<\/i>\u201d. Appare un chiaro riferimento alla Cina, ma anche qui non si comprende in base a quali reconditi ragionamenti il candidato presidenziale democratico possa prefiggersi simili obiettivi quando le attuali regole dell\u2019economia internazionale sono state concepite, imposte e fino ad oggi tutelate proprio dal suo stesso Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dovessimo basarci sui fatti (ovvero la realt\u00e0 non le sue rappresentazioni) chi sta tentando da tre anni a queste parte di demolire alcuni pilastri dell\u2019attuale ordine internazionale \u00e8 invece il temporaneo inquilino della Casa Bianca (il ritiro dagli accordi di Parigi sul clima, l\u2019avvio di guerre commerciali verso alleati e rivali indistintamente, ecc.) mentre, paradossalmente, colui che si \u00e8 precipitato a <a href=\"http:\/\/www.china.org.cn\/node_7247529\/content_40569136.htm\">difenderlo<\/a> dinanzi agli Stati Generali del neoliberalismo globalizzato mondiale, ovvero l\u2019annuale Vertice di Davos, \u00e8 stato proprio il Presidente cinese Xi Jingping, nel gennaio del 2017, e lo ha fatto in termini decisamente inequivoci:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<i>\u00c9 vero che la globalizzazione economica ha creato nuovi problemi, ma questa non \u00e8 una giustificazione sufficiente per rinunciarvi. Piuttosto, dovremmo guidarla per attenuarne l\u2019impatto negativo e offrirne i benefici a tutti i paesi\u2026 Piaccia o meno, l\u2019economia globale \u00e8 il grande oceano da cui non si pu\u00f2 sfuggire. Qualsiasi tentativo di interrompere il flusso di capitali, tecnologie, prodotti, industrie e persone tra le economie e incanalare le acque dell\u2019oceano in laghi e insenature isolate non \u00e8 semplicemente possibile. <\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>Dobbiamo impegnarci a sviluppare il libero scambio e gli investimenti globali, promuovere la liberalizzazione e agevolazione degli scambi e degli investimenti attraverso l\u2019apertura e dire no al protezionismo. Perseguire il protezionismo \u00e8 come chiudersi in una stanza buia. Mentre il vento e la pioggia possono essere tenuti fuori, quella stanza buia bloccher\u00e0 anche la luce e l\u2019aria. Nessuno emerger\u00e0 vincitore da una guerra commerciale\u201d.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo presupposto errato appare quello pi\u00f9 importante e, per cos\u00ec dire sistemico, ed \u00e8 il macroscopico equivoco di fondo che ha caratterizzato le relazioni tra Stati Uniti e Cina negli ultimi 40 anni, da quando nel 1978 Deng Xiao Ping apr\u00ec il proprio Paese all\u2019Occidente, mantenendo tuttavia alcune caratteristiche prettamente cinesi nel portare avanti questa scelta epocale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro Direttore,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00e8 risaputo che per rendere alcuni concetti pi\u00f9 comprensibili ad una pi\u00f9 vasta platea si \u00e8 soliti ricorrere a delle metafore; \u00e8 inoltre parimente noto che in Italia le metafore pi\u00f9 apprezzate sono quelle calcistica e sessuale. Spero che lei ed i lettori di Diplomazia Italiana mi perdoneranno se ricorro alla seconda. La storia delle relazioni tra Stati Uniti e Cina nelle ultime quattro decadi \u00e8 assimilabile a quella di una lunga storia d\u2019amore mai consumata. Washington ha corteggiato Pechino per decenni con la speranza che questa attrazione venisse corrisposta fino in fondo; la Cina, dal canto suo, ha certamente apprezzato tale corteggiamento, ne ha sicuramente beneficiato (forse anche approfittato), ma non si \u00e8 mai minimamente sognata di consumarlo fino in fondo. Traducendo il tutto in formule pi\u00f9 politiche, gli Stati Uniti hanno a lungo tollerato le peculiarit\u00e0 cinesi nella speranza che Pechino entrasse a far parte a pieno titolo della cosiddetta comunit\u00e0 internazionale, ovvero adeguando il proprio sistema politico ai valori occidentali della democrazia e del rispetto delle libert\u00e0 politiche fondamentali. Il fatto \u00e8 che in nessun momento di questo pluriennale rapporto la leadership cinese \u00e8 mai stata sfiorata da tale pensiero ed appare perlomeno <a href=\"https:\/\/www.ted.com\/talks\/eric_x_li_a_tale_of_two_political_systems\/discussion?nolanguage=en%2523t-926261\">controverso<\/a> se lo sia stata la stessa popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u201cbrusco\u201d risveglio \u00e8 stato piuttosto dilazionato nel tempo ma non per questo meno traumatico per l\u2019establishment politico statunitense. Alla delusione e all\u2019amarezza sono progressivamente subentrati l\u2019astio e la frustrazione; soprattutto quando la Cina ha iniziato ad inanellare una serie di successi economico-finanziari e tecnologici che a Washington e dintorni sono stati giudicati progressivamente intollerabili. Il Covid-19 e le polemiche sull\u2019origine e le responsabilit\u00e0 sulla diffusione del virus e le allusioni a possibili mancati allarmi e richieste di risarcimento ai danni di Pechino hanno fatto il resto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In altri termini, finch\u00e9 la Cina ha osservato disciplinatamente il <a href=\"https:\/\/www.strategic-culture.org\/news\/2020\/04\/13\/an-alchemist-explains-to-joe-sixpack-covid-19-alters-americas-hidden-war-forever\/\">sistema<\/a> che le conferiva la produzione a bassissimo costo di beni di largo consumo per il mercato americano consentendo agli Stati Uniti di sostenere la loro economia consumista basata sulla bolla del debito e coperta dall\u2019indiscusso ruolo di valuta di riserva globale del dollaro e Pechino, a sua volta, devolveva una parte significativa del proprio enorme surplus commerciale con Washington alla sottoscrizione dello stesso debito statunitense attraverso l\u2019acquisto di <i>treasury bonds<\/i> americani \u00e8 andato tutto bene. Collateralmente a questo sistema, grandi corporations americane hanno delocalizzato enormi produzioni in Cina e risparmiato centinaia di miliardi di dollari nelle catene di valore, incassando enormi profitti espellendo tuttavia dal mercato del lavoro interno decine di milioni di lavoratori americani; tale circolo vizioso ha peraltro condotto Trump alla Casa Bianca nel 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando tuttavia la Cina ha progressivamente iniziato a fare alcuni giganteschi salti di qualit\u00e0 in altri settori quali le alte tecnologie, a costruire un vasto progetto politico-economico-infrastrutturale euroasiatico centrato sulla Nuova Via della Seta lanciata nel 2013 e a costituire il proprio equivalente della Banca Mondiale, ovvero la <i>Asian Infrastructure and Investment Bank<\/i> (Aiib) nel 2017, i rapporti tra i due Paesi hanno iniziato a prendere una piega diversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La percezione cinese su questa dinamica \u00e8 stata autorevolmente offerta qualche giorno fa da un <a href=\"https:\/\/www.globaltimes.cn\/content\/1185584.shtml?fbclid=IwAR1sHKavxlHgcw7dbl45c_IukXj6xlLwVtSaiyXG3PJBGVdAxcerNp8iH4Y#.Xpc-anK74W8.facebook\">editoriale<\/a> apparso sul Global Times, il quotidiano di Pechino in lingua inglese che generalmente riflette le posizioni del Partito Comunista Cinese, dal significativo titolo \u201c<i>China-US relations will no longer be the same<\/i>\u201d. Questo sembrerebbe confermare che, anche dal punto di vista della dirigenza di Pechino, il dibattito sulle relazioni con Washington sia ormai chiuso e il rapporto tra i due Paesi alquanto compromesso. La narrativa cinese sui motivi per i quali si sia arrivati a tale situazione \u00e8 che \u201c<i>US does not accept the possibility of China becoming a parallel and equal force<\/i>\u201d. In sintesi, l\u2019unica Cina che gli Stati Uniti sarebbero disposti a tollerare \u00e8 quella che \u201c<i>stop its high-tech progress<\/i>\u201d e \u201c<i>focus only on low-end industries, unable to compete with the US and the West in high-end manufacturing<\/i>\u201d. In ultima analisi, a Pechino sembrerebbero sempre pi\u00f9 convinti che l\u2019intenzione americana sia quella di voler indebolire la Cina in modo che perda la capacit\u00e0 strategica di competere con gli Stati Uniti. L\u2019editoriale conclude, in modo abbastanza perentorio, che la Cina non acconsentir\u00e0 a tale presunto disegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cruda realt\u00e0 \u00e8 che la pi\u00f9 recente dinamica tra Stati Uniti e Cina mette a confronto due visioni diverse sul ruolo dei due Paesi nel contesto internazionale. Quella statunitense, nonostante l\u2019America First conclamata da Trump (che appare sempre pi\u00f9 un America Only), resta ancora impregnata dal concetto proprio dell\u2019eccezionalismo statunitense, quello di nazione indispensabile e leader per tutta l\u2019umanit\u00e0 che tutti dovrebbero emulare. Una convinzione fondata su un innegabile successo ed un fortissimo modello di attrazione non solo politico, ma anche e soprattutto culturale; una posizione che, apparentemente, non tollera sfide all\u2019egemonia conseguita dagli Usa negli ultimi settanta anni, ma, al contrario, le equipara a delle vere e proprie minacce esistenziali. Quella cinese, invece, ambisce a recuperare il prestigio e rispetto perduti nel cosiddetto \u201csecolo delle umiliazioni\u201d tra il 1839 (guerra dell\u2019Oppio) e il 1949 (vittoria della Rivoluzione Maoista). Pechino non sembrerebbe ambire alla guida del mondo (il suo modello \u00e8 peraltro assai meno attraente di quello statunitense) anche perch\u00e9 i cinesi \u2013 riflettendo un atteggiamento diametralmente opposto a quello statunitense \u2013 ritengono che nessun popolo sarebbe in grado di poter emulare il loro modello, n\u00e9, tuttavia, lo pretendono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto alla minaccia militare cinese, frequentemente evocata, bench\u00e9 sia opportuna una severa sorveglianza sulle iniziative militari di Pechino, inclusi settori delicati come la cyber-security, il 5G e l\u2019Intelligenza Artificiale, dovrebbe essere anche mantenuto un minimo senso delle proporzioni. Gli Stati Uniti hanno una budget militare ed una capacit\u00e0 di proiezione militare globale sostenuta da circa 1.000 basi sparse in tutto il mondo (molte di queste disposte come una sorta di cordone sanitario lungo i confini marittimi cinesi) che Pechino non pu\u00f2 ancora vantare; quest\u2019ultima dispone di una sola base militare al di fuori del proprio territorio nazionale, a Gibuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, non va sottaciuto che buona parte dell\u2019ascesa cinese \u00e8 anche la risultante della netta percezione di un declino statunitense, che tuttavia \u00e8 essenzialmente auto-inflitto. Negli ultimi trenta anni la Cina ha investito in ricerca, sviluppo e infrastrutture raggiungendo risultati straordinari. Gli Stati Uniti, invece, hanno perseguito costose, e sovente disastrose, guerre senza fine nel Grande Medio Oriente, pericolose forme di finanza speculativa che hanno prodotto enormi bolle di debito, nonch\u00e9 rovinose recessioni economiche come quella post-2008 che hanno finito col drenare preziose risorse al mantenimento della capacit\u00e0 competitiva del paese. Il conto di queste scelte assai diverse \u00e8 purtroppo \u00e8 arrivato e, anche a causa degli effetti del corona virus, appare molto pi\u00f9 salato di quanto inizialmente immaginato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caro Direttore,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">tutto ci\u00f2 premesso, \u00e8 evidente come nei prossimi mesi, dinanzi alla difficile dinamica sino-americana, l\u2019Italia e l\u2019Europa potrebbero essere messe dinanzi ad un difficile dilemma. L\u2019auspicio \u00e8 che coloro che verranno chiamati a prendere una decisione possano farlo sulla base della realt\u00e0 e non delle sue rappresentazioni e nella consapevolezza che l\u2019Europa (e l\u2019Italia), in quanto soggetto politico internazionale autonomo, manterr\u00e0 una sua rilevanza nella misura in cui sar\u00e0 in grado di respingere pressioni ultimative tipo \u201c<i>either with me or against me<\/i>\u201d e, sempre nel solco di decisioni storiche assunte alcuni decenni fa, dare prova di un quanto mai necessario e salutare equilibrio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marco Carnelos<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/italia-cina-interessi-nazionali\/\">https:\/\/www.diplomaziaitaliana.it\/italia-cina-interessi-nazionali\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DIPLOMAZIA ITALIANA (Redazione) Davanti alla partita Usa-Cina, Italia e Europa potrebbero trovarsi alle prese con un complesso dilemma. L\u2019auspicio \u00e8 che chi sar\u00e0 chiamato a prendere una decisione possa farlo sulla base della realt\u00e0 e nella consapevolezza che l\u2019Europa (e l\u2019Italia), in quanto soggetto politico internazionale autonomo, manterr\u00e0 una sua rilevanza nella misura in cui sar\u00e0 in grado di respingere pressioni ultimative tipo \u201ceither with me or against me\u201d. Riceviamo dall\u2019Ambasciatore Marco Carnelos \u2013&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":59173,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2020\/06\/DIPLO-ITA.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-foB","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59185"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=59185"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59185\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59186,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/59185\/revisions\/59186"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/59173"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=59185"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=59185"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=59185"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}