{"id":59223,"date":"2020-06-16T09:30:02","date_gmt":"2020-06-16T07:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59223"},"modified":"2020-06-16T01:05:56","modified_gmt":"2020-06-15T23:05:56","slug":"perche-siamo-passati-da-gramsci-al-pd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59223","title":{"rendered":"Perch\u00e9 siamo passati da Gramsci al PD?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>MARX XXI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Alessandro Pascale)<\/strong><\/p>\n<p>Mi \u00e8 stato chiesto dalla redazione della nuova rivista\u00a0Cumpanis\u00a0un contributosulla storia del PCI, con il tentativo di identificare le \u201cdegenerazioni\u201d dell&#8217;organizzazione. \u201cDegenerazione\u201d \u00e8 in effetti una brutta parola, che esprime in s\u00e9 un netto giudizio politico negativo. \u00c8 comprensibile che su questo tema si sia preferito utilizzare in passato un pi\u00f9 neutro \u201cmutazioni genetiche\u201d, cercando di mantenere un giudizio descrittivo pi\u00f9 che valoriale. D&#8217;altronde che ci sia stata complessivamente una degenerazione \u00e8 innegabile. Basta ricordare l&#8217;adeguato sarcasmo con cui Costanzo Preve ha denunciato il passaggio \u201cda Gramsci a Fassino\u201d per rendere innegabile questo giudizio negativo. Forse \u00e8 pi\u00f9 corretto parlare di un susseguirsi e di un intrecciarsi di mutazioni genetiche, che sfociano in alcuni punti di svolta, veri e propri passaggi storici, in cui \u00e8 avvenuto un cambiamento identitario, con un salto quantitativo e qualitativo, che rende il partito complessivamente sempre meno adatto ad affrontare la crisi generale del movimento comunista internazionale degli anni &#8217;80. L&#8217;insieme di queste mutazioni genetiche ha portato nel tempo ad una degenerazione, cosa acquisita quanto meno nel movimento comunista nostrano. C&#8217;\u00e8 molta divisione invece sull&#8217;identificazione e sull&#8217;entit\u00e0 delle varie mutazioni genetiche avvenute nel corso della storia del movimento comunista italiano. Tali divisioni analitiche si riverberano purtroppo in divisioni politiche che rendono molto pi\u00f9 difficile l&#8217;azione egemonica in seno al totalitarismo \u201cliberale\u201d in cui siamo immersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nDopo oltre 10 anni di militanza partitica e ricerca storico-politica, non posso certo pretendere di poter esaurire un lavoro di ricerca vastissimo, sul quale molti compagni si sono dedicati con profitto sicuramente maggiore negli ultimi anni. Le righe che seguono non hanno quindi la pretesa di chiudere la discussione e fornire una nuova interpretazione della storia del PCI. Manca al presente scritto un carattere pienamente scientifico e un impianto espositivo organico che spieghi e motivi le varie affermazioni fatte. Le tesi che vado a presentare hanno quindi carattere parziale e temporaneo, necessitando per il futuro un maggiore approfondimento e revisione. Per ora, esse rispecchiano alcuni risultati e convinzioni personali a cui sono giunto con la pubblicazione dell&#8217;opera\u00a0In difesa del socialismo reale e del marxismo-leninismo\u00a0(dicembre 2017), presentate poi meglio, ma invariate nei contenuti, nella\u00a0Storia del Comunismo\u00a0(settembre 2019). Si trovano in questo lavoro alcune centinaia di pagine alle questioni riguardanti l&#8217;Italia e il PCI[1].\u00a0A tale opera rimando quindi per approfondire ed eventualmente suggerire modifiche e integrazioni, per migliorare l&#8217;analisi.<\/p>\n<p><strong>LA MUTAZIONE PI\u00d9 IMPORTANTE: IL BERLINGUERISMO<\/strong><\/p>\n<p>Il movimento comunista italiano ha ormai capito da tempo il valore distruttivo della \u201csvolta occhettiana\u201d, anche se forse non ha riflettuto abbastanza sulla rapidit\u00e0 con cui \u00e8 avvenuto il passaggio dal marxismo-leninismo al \u201cliberal-socialismo\u201d, espressione quest&#8217;ultima probabilmente fin troppo generosa per definire il PD. Quest&#8217;ultimo \u00e8 diventato ormai un partito organico alla grande borghesia, cercando di assolvere la funzione svolta negli Stati Uniti dai \u201cdemocratici\u201d: l&#8217;ala sinistra dell&#8217;imperialismo, con sfumate venature \u201csocial\u201d e cosmopolitiche. Evidentemente i problemi non risalivano solo ad Occhetto, ma dovevano trovarsi anche nell&#8217;et\u00e0 berlingueriana. Questa \u00e8 un&#8217;analisi che oggi in molti non hanno ancora saputo o voluto fare, ribadendo i fasti di un tempo che fu, quando quel partito era votato da un italiano su tre. Un grande consenso di massa, ma a quale prezzo?<\/p>\n<p>Gli anni &#8217;70, ed in particolar modo la politica berlingueriana del \u201ccompromesso storico\u201d, dell&#8217;eurocomunismo e della solidariet\u00e0 nazionale (1973-79) si sono rivelati il periodo in cui alcuni capisaldi concettuali del marxismo sono saltati: dalle svolte nella teoria economica (vd il dibattito tra \u201cconflittualisti\u201d guidati da Graziani e \u201ccompatibilisti\u201d con Modigliani leader) alla \u201cpolitica estera indipendente\u201d che conduce alla rottura con Mosca nel momento pi\u00f9 favorevole, la seconda met\u00e0 degli anni &#8217;70, per il movimento comunista mondiale. Mentre in pochi si accorgono della messa in crisi di alcuni fondamentali del marxismo, un numero crescente di compagni, che dar\u00e0 luogo al gruppo Interstampa, protesta contro la rimodulazione sempre pi\u00f9 chiaramente anti-leninista della \u201cvia italiana al socialismo\u201d.<\/p>\n<p>Non ha senso parlare di tradimento, perch\u00e9 non si pu\u00f2 negare la buona fede ad Enrico Berlinguer, che \u00e8 stato un grande comunista, il cui esempio etico \u00e8 un modello comportamentale, anche in considerazione della sua idea di \u201causterit\u00e0\u201d, sulla quale l&#8217;essere umano dovrebbe riflettere, al fine di uscire dalla condizione di totale alienazione che riguarda la grande parte delle masse popolari nell&#8217;attuale totalitarismo \u201cliberale\u201d. La capacit\u00e0 di interpretare correttamente il rapporto tra impegno politico e vita privata pu\u00f2 consentire agli uomini il ricongiungimento di una vera e propria vita activa. Mi si perdoner\u00e0 se cito Hannah Arendt, ma occorre riflettere in profondit\u00e0 sulle ragioni che portano strutturalmente alla degenerazione ideologica.<\/p>\n<p><strong>LA REGRESSIONE DELLA COSCIENZA DI CLASSE<\/strong><\/p>\n<p>\u00abla coscienza di classe \u00e8 sempre reversibile,<br \/>\ncio\u00e8 pu\u00f2 \u201cregredire\u201d dai livelli precedentemente raggiunti\u00bb<br \/>\n(Vittorio Rieser)<\/p>\n<p>Tale discorso non \u00e8 puramente teoretico, ma evidentemente assai pratico e sottovalutato, forse anche nella stessa lezione leninista, che si fonda su un partito ristretto di rivoluzionari dotati di una coscienza inossidabile.<\/p>\n<p>Biologicamente parlando, l&#8217;essere umano ha sviluppato in maniera decisiva le proprie capacit\u00e0 cognitive grazie al lavoro manuale. La stessa riflessione mentale, sviluppata secondo sistemi di logica e razionalit\u00e0 pi\u00f9 o meno avanzata, si sviluppa qualitativamente grazie allo sviluppo delle nostre capacit\u00e0 psico-fisiche. \u00c8 insomma il lavoro che ha reso intelligente l&#8217;uomo, che ha cristallizzato le proprie prime idee sia a livello logico che morale. Che il primo istinto dell&#8217;uomo, come essere naturale, sia quello di difendersi e garantire la propria esistenza, \u00e8 un fatto assodato. L&#8217;uomo \u00e8 verosimilmente per natura un animale egoista e la razionalit\u00e0 \u00e8 sempre soggetta al possibile regresso di lasciarsi vincere da un irrazionalismo naturale o \u201celaborato\u201d (intendendovi i modelli culturali pi\u00f9 elaborati, come quelli analizzati da Luk\u00e0cs ne\u00a0La distruzione della ragione). Che abbia ragione l&#8217;ultimo Freud a dire che l&#8217;uomo sia strutturalmente composto da una pulsione aggressiva, quello che per Bergson sarebbe forse \u201cl&#8217;istinto\u201d, e per Nietzsche il \u201cdionisiaco\u201d, \u00e8 cosa che qui interessa relativamente dal punto di vista filosofico, ma un po&#8217; pi\u00f9 dal punto di vista politico. Occorre saper investigare infatti anche le radici antropologiche dell&#8217;uomo per capire le mutazioni individuali, diventate degenerazioni nei parecchi opportunisti che dai banchi del PCI sono passati a difendere il grande Capitale.<\/p>\n<p><strong>LA CRISI DELL\u2019IMPERIALISMO<\/strong><\/p>\n<p>La \u201ccaduta dell&#8217;utopia\u201d avvenuta con il 1989-91 non giustifica l&#8217;abbandono dei principi fondamentali, n\u00e9 tanto meno l&#8217;analisi generale, derivanti da un adeguato utilizzo delle categorie analitiche del materialismo storico e dialettico, la teoria pi\u00f9 avanzata assieme all&#8217;analisi del Capitale, ben interpretate dal marxismo e dal leninismo. Si dovrebbe osservare che oggi riferimenti costanti a Marx, Engels, Lenin siano tuttora ben presenti nei discorsi ufficiali e programmatici del Partito Comunista Cinese, che si appresta a prendere il controllo della globalizzazione mondiale. Siamo forse pi\u00f9 vicini che mai ad una svolta nella svolta nella storia dell&#8217;umanit\u00e0. Salvo guerre, che sarebbero catastrofiche per tutti, la tendenza storica mostrata dagli indici economici e dall&#8217;analisi delle tendenze politiche, ci offre il quadro di una potenza economicamente superiore al bastione dell&#8217;imperialismo occidentale, gli Stati Uniti d&#8217;America. Bisogna riflettere approfonditamente su questi aspetti, per capire come agire nel contesto di crisi sistemica del capitalismo.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi antropologica necessita un approfondimento e dato che la degenerazione politica ha riguardato tutte le societ\u00e0 occidentali, deve inquadrarsi in un&#8217;ottica pi\u00f9 ampia: oggi in Occidente la sconfitta ideologica ha raggiunto una portata tale che solo ora, nel momento di massima crisi del capitalismo dai tempi del 1929, ci si sta risollevando dalle macerie del 1991. Dopo la sconfitta del movimento di Seattle, si \u00e8 affermato un vero e proprio totalitarismo \u201cliberale\u201d in Occidente[2].La crisi del 2007-08 non ha colpito in maniera profonda la Cina, che ha continuato a crescere con numeri impressionanti mentre l&#8217;Occidente sprofondava nel baratro della recessione. L&#8217;imperialismo si \u00e8 fatto pi\u00f9 sfacciato portando la guerra in Libia, Siria, Ucraina, Yemen, operando sovversioni politiche che hanno messo in dura crisi il \u201csocialismo del XXI secolo\u201d dell&#8217;America latina. Gli USA stanno cercando di salvaguardare un impero che si sta sgretolando sotto il colpo della cooperazione economica pacifica operata dalla Cina, ma anche per la rivolta crescente dei popoli del \u201cterzo mondo\u201d. Tra le masse popolari occidentali \u00e8 per\u00f2 cresciuta enormemente la critica al capitalismo neoliberista, e non sono pochi coloro che tornano a parlare di socialismo. La crisi del 2020, che si ripercuoter\u00e0 nei prossimi anni, pu\u00f2 rafforzare queste opposizioni al punto da renderle dominanti.<\/p>\n<p><strong>IL COMUNISMO E L\u2019ANALISI DEL MOVIMENTO COMUNISTA ITALIANO<\/strong><\/p>\n<p>Noi dobbiamo lavorare per rafforzare queste istanze, rimettendo al centro del dibattito pubblico il valore progressivo del comunismo, ideale verso cui tendere, nell&#8217;ottica di uno sviluppo progressivo che parta dalla costruzione di una societ\u00e0 socialista. Il movimento comunista mondiale pu\u00f2 trarre grande giovamento da questa nuova situazione internazionale, se capisce il ruolo progressivo della Cina e struttura le proprie posizioni politiche in modo da favorire questa fase di transizione storica.<\/p>\n<p>Il comunismo torner\u00e0 ad essere, come ancora negli anni &#8217;50, la visione di societ\u00e0 pi\u00f9 razionale possibile. Sar\u00e0 la rivolta del \u201cTerzo mondo\u201d, ed in particolar modo della Cina, a mostrare alle classi lavoratrici occidentali la necessit\u00e0 di sovvertire questo capitalismo incapace di garantire il soddisfacimento dei nostri bisogni essenziali. Alle organizzazioni comuniste occidentali spetta il compito di rimediare ai propri errori passati, facendosi trovare pronti per agire in quella che si annuncia come una \u201cfase di movimento\u201d, che non \u00e8 esente da rischi di deriva autoritaria. La scelta strategica da percorrere non pu\u00f2 che partire dall&#8217;analisi dei risultati ottenuti storicamente dai vari assetti tenuti dal PdC&#8217;I e poi dal PCI; \u00e8 doveroso e utile gettare un occhio anche alle storie degli altri movimenti comunisti, ed in primo luogo di quello sovietico. Capire che Berlinguer aveva torto sulla Polonia e sull&#8217;\u00abesaurimento della spinta propulsiva della rivoluzione sovietica\u00bb (dicembre 1981) \u00e8 un altro tassello importante, cos\u00ec come la famosa preferenza per l&#8217;\u00abombrello della NATO\u00bb (giugno 1976). Perch\u00e9 nel 1956 Togliatti sostiene gli interventi sovietici a Berlino (1953) e Budapest (1956) mentre la direzione collegiale di Longo denuncia quella di Praga (1968)? \u00c8 evidente che in quel periodo \u00e8 avvenuto qualcosa di importante, perch\u00e9 non necessariamente \u00e8 stata l&#8217;URSS ad allontanarsi dai principi fondamentali del comunismo&#8230;<\/p>\n<p>I molti compagni italiani, in particolar modo i \u201cberlingueriani\u201d, che pensano che il loro leader fosse nel giusto, dimenticano che c&#8217;era un intero movimento comunista internazionale a condannare le tesi italiane. La verit\u00e0 \u00e8 che il PCI gi\u00e0 in quegli anni aveva maturato una mutazione ideologica nel senso di una eccessiva infiltrazione di \u201cliberalismo\u201d.<\/p>\n<p><strong>I DUBBI SUL \u201cPARTITO NUOVO\u201d TOGLIATTIANO<\/strong><\/p>\n<p>Il processo origina per\u00f2 da lontano. Pensiamo alla situazione del partito nel 1943: poche migliaia di quadri, ben strutturati sul marxismo-leninismo e militanti consapevoli. Molti hanno gi\u00e0 esperienza militare avendo combattuto in Spagna. Grazie all&#8217;insuperato modello organizzativo leninista, un manipolo di uomini e donne costruisce la resistenza armata al nazifascismo. Nello stesso anno \u00e8 stato sciolto il Comintern. Togliatti concorda la linea con Stalin. Pensare che Togliatti fosse il semplice facchino di Stalin \u00e8 ingenuo e infantile. Togliatti \u00e8 un uomo intelligente che aveva le sue idee personali sul socialismo gi\u00e0 da tempo, forgiandole in un confronto-scontro con Gramsci, di cui si \u00e8 fatto l&#8217;interprete principale, oltre che con l&#8217;esperienza diretta della realt\u00e0 sovietica di epoca \u201cstaliniana\u201d.<\/p>\n<p>Togliatti conosceva le idee di Gramsci e ha ritenuto di usarle, seppur in una propria visione \u201cmoderata\u201d, per costruire i presupposti della \u201cvia italiana al socialismo\u201d. Non ci si limita ad un accordo tattico con le altre forze antifasciste. Tutte le manovre che vengono realizzate fino al 1945 potrebbero essere viste come un tentativo tattico del gruppo dirigente per realizzare una rivoluzione socialista, con tanto di conquista finale del potere politico. Questo \u00e8 ci\u00f2 per cui hanno combattuto migliaia di partigiani comunisti, che non avevano interesse a ritornare sotto i padroni di un tempo, passati dal fascismo alla democrazia cristiana. La rivoluzione per\u00f2 probabilmente non \u00e8 mai stata voluta, o ritenuta possibile, da Togliatti. H\u00f6bel ha evidenziato come le idee di un socialismo \u201cdemocratico\u201d e pi\u00f9 liberale si trovino gi\u00e0 nel Togliatti giovanile e del Comintern (anni &#8217;30). \u00c8 possibile che i conflitti politici e sociali interni all&#8217;URSS l&#8217;abbiano convinto della necessit\u00e0 di ripensare una nuova formulazione del socialismo. Considerazioni geopolitiche possono aver pesato nell&#8217;analisi togliattiana, ma l&#8217;impressione \u00e8 che valgano soprattutto per l&#8217;epoca successiva all&#8217;agosto 1945, momento in cui gli USA fanno esplodere la prima bomba atomica avviando la guerra fredda.<\/p>\n<p>Da quel momento in poi fare la rivoluzione in Italia rischia di portare ad una crisi di carattere internazionale. Nonostante nel 1945 e nel periodo successivo si assista a tentativi rivoluzionari in decine di paesi del mondo, compresa la vicina Grecia, l&#8217;Italia rimane immobile. Si poteva forse agire diversamente nel periodo che va dall&#8217;aprile all&#8217;agosto del 1945, ma oggettivamente era logico tentare di consolidare il proprio riconoscimento popolare attraverso una libera elezione democratica. Non potevano immaginare Togliatti e il resto del gruppo dirigente tutti i trucchetti della \u201cguerra psicologica\u201d che avrebbero usato gli USA, alleati della grande borghesia nostrana (si vedano gli elenchi della P2) per impedire ai comunisti di andare al potere. Migliaia di vittime di stragi mafiose e del \u201cterrorismo di Stato\u201d stanno l\u00ec a dimostrarlo.<\/p>\n<p>\u00c8 evidentemente impossibile per i comunisti andare al potere democraticamente in un paese \u201cliberale\u201d, borghese, alleato dell&#8217;imperialismo statunitense, e seppur a \u201csovranit\u00e0 limitata\u201d ormai da tempo rinnovata potenza imperialista, che si spartisce una parte della torta, ossia del controllo dei mercati internazionali. Questa \u00e8 una lezione importante di cui tenere conto, che pone dei grandi limiti all&#8217;elaborazione togliattiana del marxismo. \u00c8 fin troppo noto come sia Marx che Lenin, basandosi principalmente sull&#8217;esempio della Comune di Parigi (1871), ritenessero necessario che il proletariato operasse uno strappo netto con le istituzioni statali borghesi.<\/p>\n<p>La rivoluzione sta nella necessit\u00e0 di operare una rottura netta, irreversibile, su alcune questioni fondamentali, le pi\u00f9 importanti per l&#8217;essere umano. Per operare una simile rivoluzione serve l&#8217;azione delle masse popolari. La necessit\u00e0 di avere un partito di quadri strutturati sul modello leniniano del\u00a0Che fare?\u00a0\u00e8 ancora oggi fondamentale, cos\u00ec come un recupero critico degli insegnamenti fornitici da Gramsci e Togliatti.<\/p>\n<p><strong>PROBLEMI IRRISOLTI DEL PARADIGMA GRAMSCIANO-TOGLIATTIANO<\/strong><\/p>\n<p>Mettiamo un attimo da parte la questione di come si passi da questo livello a quello della presa del potere, argomento su cui oggi occorrerebbe ragionare bene. Ipotizziamo che la rivoluzione sia stata vittoriosa: se non lo si \u00e8 ancora fatto, sar\u00e0 necessario costruire un partito di massa, che educhi culturalmente e politicamente milioni di persone, in rapporto dialettico con la \u201csociet\u00e0 civile\u201d, eufemismo per definire i circoli intellettuali della borghesia. L&#8217;idea gramsciana che questo potesse avvenire in una lunga \u201cguerra di posizione\u201d attraverso la costruzione delle \u201ccasematte\u201d per conquistare l&#8217;egemonia culturale, \u00e8 stata brillante, ma si \u00e8 scontrata con un duplice problema storico: con l&#8217;allargamento del partito, cio\u00e8 con la sua trasformazione da \u201coperaio\u201d a \u201cpopolare\u201d, si sono introdotti nel partito nuovi strati sociali, membri di un&#8217;intellighenzia riconducibile al pensiero piccolo-borghese; si infiltrano poi gli opportunisti, nonch\u00e9 le spie. Anche il migliore rivoluzionario fonda il proprio agire sulla propria coscienza. L&#8217;uomo \u00e8 forgiato quotidianamente, in maniera per lo pi\u00f9 inconscia, dalle proprie esperienze quotidiane, dal proprio vissuto. Un comunista che ha vissuto le asprezze dell&#8217;esilio, del carcere, del fascismo, della guerra, della lotta armata, \u00e8 un comunista che difficilmente ripudier\u00e0 completamente le proprie idee, ma delle centinaia di migliaia di partigiani comunisti in pochi conoscevano le opere dirette di Marx ed Engels.<\/p>\n<p>Il \u201cpartito nuovo\u201d ha certamente comportato un fattore decisivo per il rinnovo della cultura italiana, per l&#8217;accrescimento del proprio livello di civilizzazione, razionalizzazione ed educazione politica. Allo stesso tempo occorre constatare che la crescita dell&#8217;intellettuale collettivo non \u00e8 stata sul lungo termine soddisfacente. Se il PCI \u00e8 degenerato \u00e8 perch\u00e9 le degenerazioni sono state accettate pi\u00f9 o meno consapevolmente dai membri del partito. Il fatto che il centralismo democratico sia degenerato facilmente in Italia nel centralismo burocratico, poteva avere ancora un fattore progressivo nel periodo in cui le organizzazioni territoriali erano in mano a quadri partigiani e compagni leninisti della prima ora. Nel momento in cui alla vecchia guardia \u00e8 stata sostituita una facciata pi\u00f9 \u201cpulita\u201d, nell&#8217;ottica di conquistare il consenso democratico, si \u00e8 consumata un&#8217;altra svolta importante.<\/p>\n<p>Nell&#8217;impostazione gramsciana assumeva una funzione fondamentale il radicamento operaio attraverso cellule industriali. Si tratta del modello organizzativo pi\u00f9 utile per conquistare un radicamento nella classe lavoratrice, oltre ad avere un sindacato di riferimento (o quanto meno avere una linea sindacale di classe). All&#8217;inizio degli anni &#8217;50 questo modello viene abbandonato, dando avvio alla stagione dei circoli. Oggi quei gloriosi circoli, che assommavano a volte migliaia di iscritti l&#8217;uno, si contano in Italia sulle punte delle dita, ridotti spesso a conciliabili di compagni anziani che continuano a metterci un sincero ardore, non capendo per\u00f2 perch\u00e9 i giovani li hanno abbandonati. Una discussione politica fatta tra operai \u00e8 certamente diversa rispetto ad una discussione politica in un circolo in cui sono presenti intellettuali, studenti, avvocati, comunisti di origine piccolo-borghese, pi\u00f9 \u201cstudiati\u201d e bravi a parlare in pubblico avendo potuto garantirsi una migliore istruzione.<\/p>\n<p>Intendiamoci: non c&#8217;\u00e8 niente di male nel fatto che un borghese possa essere un membro del partito. Non dimentichiamo mai le origini sociali di Marx, Engels e Lenin, \u201ctraditori della loro classe di appartenenza\u201d. Indubbiamente per\u00f2 anche i comunisti, come ogni altro essere umano, subiscono gli influssi sociali, le mode, le tendenze, le provocazioni del \u201csistema\u201d.<\/p>\n<p>Il Panem et circenses esiste da millenni, e sarebbe ingenuo pensare che l&#8217;impero non agisca implacabilmente e con ogni mezzo una lotta strenua per l&#8217;egemonia culturale e quindi politica, colpendo anche tra i ranghi del partito comunista e influenzando negativamente le frange pi\u00f9 deboli. A risentirne di pi\u00f9 sono i lavoratori intellettuali, i pi\u00f9 \u201ccolti\u201d in quanto educati da un liceo in cui gli sono stati insegnati i valori del liberalismo. Quelli che tutto sommato hanno un buon lavoro e non faticano cos\u00ec tanto. Quelli che magari non hanno mai lavorato in vita loro, passando direttamente dai collettivi universitari alle strutture organizzative del partito e del sindacato. Non \u00e8 un peccato fare di lavoro il rivoluzionario, ma \u00e8 molto importante trovare un equilibrio tra vita pubblica e vita privata. L&#8217;autosufficienza economica \u00e8 la premessa necessaria e indispensabile per mantenere l&#8217;autonomia personale, etica e politica. Il rischio di mutazione, nella mancanza di questa condizione, non \u00e8 automatico, ma pi\u00f9 probabile. Qualcuno \u00e8 riuscito a rimanere saldo fino alla fine, ma il caso di Massimo D&#8217;Alema e di molti altri \u201cex-comunisti\u201d continua a gridare vendetta.<\/p>\n<p>A favorire il partito ad un partito relativamente pi\u00f9 \u201cleggero\u201d, in epoca togliattiana, \u00e8 la rimozione dai vertici dirigenziali dei \u201csecchiani\u201d, operazione propedeutica per stroncare l&#8217;interpretazione verosimilmente pi\u00f9 genuina del modello organizzativo rivoluzionario e conflittuale immaginato da Gramsci; un modello in cui gli intellettuali si sottomettono al partito, si rendono \u201corganici\u201d alla classe proletaria, e non viceversa. Il modello \u201cgramsciano-togliattiano\u201d ha evidentemente fallito nel garantire il ricambio qualitativo del partito. Un partito ingente quantitativamente, ma che \u00e8 stato eroso sul lungo termine qualitativamente.<\/p>\n<p>Tutte le mutazioni successive sono sintetizzabili nell&#8217;affermazione di Luk\u00e0cs per cui i dirigenti italiani hanno continuamente invertito (confuso, scambiato) la tattica con la strategia, cedendo un pilatro dopo l&#8217;altro. La consacrazione della togliattiana \u201cvia italiana al socialismo\u201d ha d&#8217;altronde potuto emergere solo dal 1956, dopo la morte di Stalin, consapevole che la linea togliattiana fosse nella fase del dopoguerra tutto sommato comoda, essendo l&#8217;URSS sulla difensiva nello scenario internazionale (come ha ben spiegato\u00a0Il secolo corto, capolavoro di Gaja). Indizi evidenti mostrano per\u00f2 come all&#8217;inizio degli anni &#8217;50, in un contesto mutato, Stalin volesse distogliere Togliatti dalla guida del partito italiano. I critici di Stalin hanno gioco facile a stare con Togliatti. Chi \u00e8 consapevole invece delle competenze di Stalin in materia, certamente qualche dubbio se lo deve porre.<\/p>\n<p><strong>CHIAVI DI LETTURA ULTERIORI<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 impossibile fare la storia con i se e con i ma, ossia sapere se un modello gramsciano-secchiano avrebbe avuto pi\u00f9 successo. Il problema di fondo per\u00f2 \u00e8 un altro, specie oggi, in una societ\u00e0, quella italiana, profondamente cambiata per composizione sociale e per livello ideologico-culturale. Occorre capire come rimodulare tatticamente l&#8217;organizzazione leninista alla fase del totalitarismo liberale, in cui il livello della pervasivit\u00e0 ideologica borghese \u00e8 tale da aver quasi cancellato ogni forma di \u201cutopismo\u201d dalla testa dei lavoratori.<\/p>\n<p>Per fare una rivoluzione, piaccia o no, serve una collettivit\u00e0 animata in profondit\u00e0 dall&#8217;atteggiamento che Mannheim ha chiamato \u201cchiliastico\u201d. Tale \u201cideal-tipo\u201d politico \u00e8 stato criticato con ottimi argomenti nelle ricerche storico-filosofiche di Losurdo, che ne ha evidenziato le conseguenze negative di lungo termine. Forse per\u00f2 occorre ricercare ulteriormente gli elementi positivi e razionali, oltre che l&#8217;utilit\u00e0 politica, che pu\u00f2 offrire come contributo il marxismo occidentale sul tema (penso ad un Bloch). Per rilanciare in maniera efficace l&#8217;immagine dell&#8217;utopia comunista occorre per\u00f2 vincere la lotta culturale per imporre un bilancio pi\u00f9 equilibrato della storia del movimento comunista contemporaneo. La storia del PCI si pu\u00f2 interpretare come caratterizzata da una prima fase chiliastica (1944-48), in cui la base e la gran parte dei quadri era su posizioni rivoluzionarie. I \u201ccapi\u201d, che maneggiano meglio le armi della dialettica materialistica, hanno fatto calcoli diversi, cercando di disciplinare (non senza fatica) l&#8217;ardore rivoluzionario degli operai e dei capi partigiani. Il gruppo dirigente \u00e8 l&#8217;avanguardia dell&#8217;avanguardia. I leader hanno la loro funzione essenziale nel saper costruire (o aderire) alla tesi migliore, la sanno imporre agli altri e ne sanno gestire la messa in atto. Non \u00e8 evidentemente compito agevole costruire dei buoni leader. A Lenin, il pi\u00f9 consapevole marxista di inizio &#8216;900, ci sono voluti quasi vent&#8217;anni di lotta interna continua per conquistare la leadership indiscussa del partito, forgiando il bolscevismo anche nella lotta ai \u201cchiliasti\u201d, oltre che agli idealisti e ai \u201cliberali\u201d menscevichi che si opponevano alle sue tesi sul partito disciplinato.<\/p>\n<p>Forse la storia del PCI andrebbe associata maggiormente a quella della prima SPD: da avanguardia del movimento operaio, socialdemocratico e marxista internazionale a fine &#8216;800, a collaboratore della borghesia nel voto sui crediti di guerra nel 1914. La prima \u201crevisione\u201d del marxismo era stata all&#8217;epoca quella di Bernstein (1899), le cui riflessioni forse sarebbero utili anche per capire quel che \u00e8 avvenuto nel marxismo del secondo &#8216;900, non solo in Italia.<\/p>\n<p><strong>INCONVENIENTI DELLA SOCIET\u00c0 DEI SERVIZI<\/strong><\/p>\n<p>Forse il problema \u00e8 strutturale: essendo l&#8217;Italia una potenza imperialista, ha potuto garantire, grazie alla globalizzazione liberal-capitalista, la \u201cterziarizzazione\u201d della societ\u00e0, risolvendo uno dei problemi politici principali conseguenti all&#8217;industrializzazione del paese: la presenza di una forte classe operaia industriale egemonizzata dall&#8217;avanguardia comunista.<\/p>\n<p>Un partito comunista che intenda rivolgersi esclusivamente alla classe operaia, intesa in senso puro come la classe del lavoro \u201cmanuale\u201d, pu\u00f2 ottenere un vasto radicamento ma perfino al livello massimo della propria espansione possibile, si dovr\u00e0 confrontare con le tipologie del lavoro \u201cintellettuale\u201d, ossia con quella \u201caristocrazia operaia\u201d che spesso e volentieri ha preferito stare con i padroni, sperando di diventare come loro. Si tratta di un settore caratterizzato dall&#8217;opportunismo che pu\u00f2 evolvere in una posa chiliastica quando avviene il processo di proletarizzazione, a seguito di una grave crisi. L&#8217;esito non \u00e8 per\u00f2 necessariamente progressista, perch\u00e9 anche le destre proclamano di voler fare \u201crivoluzioni\u201d e gli analfabeti politici non mancano ad abboccare. Le eccezioni evidentemente ci sono, ma \u00e8 molto difficile nei grandi numeri che la visione politica di certi strati sociali sia perfettamente coincidente con quella degli altri. Le esperienze di vita di un lavoratore \u201cintellettuale\u201d sono indubbiamente meno dure e traumatiche di quelle di un lavoratore \u201cmanuale\u201d. Tutto ci\u00f2 riflette purtroppo conseguenze sulla propria filosofia generale, ossia sulla propria visione del mondo, e quindi anche sulla politica. Il problema diventerebbe capire come rapportarsi con queste masse arrivando ad un&#8217;adeguata sintesi politica che non porti a mutazioni tali da far degenerare l&#8217;organizzazione rivoluzionaria in un impianto fondato sul burocratismo dogmatico. Il fallimento del PCI degli anni &#8217;70 si pu\u00f2 leggere in effetti anche in questa maniera: il tentativo fallito di aprirsi al dialogo con il \u201ccentro\u201d e i ceti meti, che ha accelerato i fenomeni interni di mutazione gi\u00e0 in atto nel periodo togliattiano.<\/p>\n<p><strong>LA RINNOVATA IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE POLITICA<\/strong><\/p>\n<p>Il problema dell&#8217;acquisizione e del mantenimento della \u201ccoscienza di classe\u201d \u00e8 sempre stato un tema importante nel marxismo, ma analizzando la storia del PCI, sembra acquisire una nuova centralit\u00e0 per chiunque intenda oggi partecipare alla ricostruzione del movimento comunista in Italia e pi\u00f9 in generale in Occidente. Occorre quindi delineare nel dettaglio un continuo programma di formazione, ricostruendo una visione filosofica, e soprattutto etica, per l&#8217;uomo, che pu\u00f2 essere libero solo quando riesce a dominare gli impulsi provenienti dalla mera materialit\u00e0.<\/p>\n<p>La prassi gira a vuoto senza un&#8217;adeguata teoria. Occorre quindi portare avanti l&#8217;opera di rifondazione teorica del comunismo, provando ad aggiornare la lezione che ci hanno dato i \u201cclassici\u201d. Bordiga, Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta sono giganti che dobbiamo continuare a studiare, traendone ispirazione per la nostra prassi quotidiana. Qualsiasi critica possiamo fare al loro operato, ce li portiamo tutti nel cuore, perch\u00e9 pur facendo molti errori, credevano nei nostri stessi ideali. Gli errori li abbiamo fatti e continueremo a farli tutti. Dobbiamo quindi trovare la maniera di fare tesoro degli errori passati, rintracciabili nella storia del PCI e del movimento comunista internazionale. Sarebbe utile confrontare le esperienze resistenti delle organizzazioni comuniste nel resto del mondo (Cina, Cuba, Corea, Vietnam, Laos, ecc.), chiedendosi se si trovino motivi e pratiche esportabili anche in Occidente. Non si pu\u00f2 costruire un modello teorico definito in astratto, senza un collegamento costante con la prassi politica, ma si pu\u00f2 ragionare sulle caratteristiche generali necessarie, indicando alcuni accorgimenti possibili da tenere.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 soluzione individuale ad un problema sociale, per cui non si pu\u00f2 far altro che continuare il percorso di costruzione di un intellettuale collettivo che spero possa confrontarsi anche con queste analisi, criticandole e aggiornandole laddove deficitarie, ragionando costruttivamente sul presente in maniera materialista e dialettica.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 esserci rivoluzione politica se non riusciamo prima a realizzare una rivoluzione culturale capace di rilanciare anche in Italia la questione concreta del comunismo.<\/p>\n<p>1. Si allude in particolar modo alle tesi storiche e politiche presenti nei capitoli 10, 11, 21 e 24. La\u00a0Storia del Comunismo\u00a0\u00e8 scaricabile gratuitamente in formato pdf sul portale\u00a0<span lang=\"zxx\"><a href=\"http:\/\/intellettualecollettivo.it\/scarica-storia-del-comunismo\/\">Intellettualecollettivo.it<\/a><\/span>.<\/p>\n<p>2. Sul tema si rimanda a A. Pascale,\u00a0Il totalitarismo \u201cliberale\u201d. Le tecniche imperialiste per l&#8217;egemonia culturale, La Citt\u00e0 del Sole, 2018.<\/p>\n<p><strong>Fonte:<a href=\"https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-italia\/30549-2020-06-12-20-08-43\">https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-italia\/30549-2020-06-12-20-08-43<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Alessandro Pascale) Mi \u00e8 stato chiesto dalla redazione della nuova rivista\u00a0Cumpanis\u00a0un contributosulla storia del PCI, con il tentativo di identificare le \u201cdegenerazioni\u201d dell&#8217;organizzazione. \u201cDegenerazione\u201d \u00e8 in effetti una brutta parola, che esprime in s\u00e9 un netto giudizio politico negativo. \u00c8 comprensibile che su questo tema si sia preferito utilizzare in passato un pi\u00f9 neutro \u201cmutazioni genetiche\u201d, cercando di mantenere un giudizio descrittivo pi\u00f9 che valoriale. 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