{"id":59291,"date":"2020-06-19T11:15:14","date_gmt":"2020-06-19T09:15:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59291"},"modified":"2020-06-19T10:39:55","modified_gmt":"2020-06-19T08:39:55","slug":"delle-contraddizioni-in-seno-al-popolo-stato-e-potere-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59291","title":{"rendered":"Delle contraddizioni in seno al popolo: Stato e potere."},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Su \u201c<em>La fionda<\/em>\u201d si sta svolgendo un dibattito di grande interesse che ha preso avvio il 21 maggio con un articolo<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0di Rolando Vitali, per poi alimentarsi in particolare con il denso articolo<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0di Diego Melegari e Fabrizio Capoccetti del 27 maggio, e al momento concludersi con il pezzo<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0del 4 giugno di Lorenzo Biondi. La posta di questo scambio \u00e8 l\u2019analisi strategica del presente e delle forze che in esso si muovono, e quindi l\u2019identificazione delle azioni politiche e relative alleanze. Dunque, \u00e8 una posta di primaria importanza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per confrontarsi con queste posizioni bisogner\u00e0 ricostruire gli argomenti portati, in particolare dall\u2019articolo centrale, e descrivere cosa sta accadendo in questa fase, quale \u00e8 la forza che muove la situazione, come si pu\u00f2 tentare di reagire ad essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Parte prima: l\u2019argomentazione.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019articolo di Melegari e Capoccetti, che svolge un ruolo centrale di sistemazione delle analisi e dei concetti, muove dal corretto sentore di un disastro incombente sul paese per dedurne l\u2019urgenza di un\u2019azione e, insieme, da quella che chiama \u201c<em>asfissia politica<\/em>\u201d dell\u2019area del sovranismo costituzionale, democratico e di ispirazione socialista, al quale sente di appartenere. Ed al quale sono diretti, di converso, gli strali polemici di Vitali. Chiama \u201casfissia\u201d, ovvero la mancanza di fiato e quindi di vita, \u201cpolitica\u201d la condizione nella quale si respinge l\u2019energia vitale degli unici che effettivamente si muovono. Questa mossa \u00e8 prodotta, a loro parere, da una non ben chiara, ritrosia a comprendere, o ad accettare, che la presunta dicotomia tra la piccola borghesia ed i ceti dei lavoratori dipendenti proletari sia stata ormai definitivamente superata, o almeno confusa, dalle trasformazioni neoliberali seguite al crollo del \u201ccompromesso keynesiano\u201d. La tesi dei nostri \u00e8 che i due segmenti sociali non sono pi\u00f9 analiticamente e operativamente distinguibili, o non sono pi\u00f9 identificabili come opposti<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. La questione del rigetto nascerebbe comunque dalla tendenza della piccola borghesia a \u201cintese neocorporative\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0che saldano la prospettiva di salariati e proprietari. Come sul punto si esprime Vitali. Per Vitali questa intesa sarebbe, infatti, orientata a riaffermare una sorta di \u201ckeynesismo nazionale\u201d, rivolto alla protezione della media borghesia ma non del lavoro. O, per dirlo in un altro modo, l\u2019egemonia \u00e8 saldamente tenuta dalla borghesia. In questa parte della ricostruzione e critica di Melegari e Capoccetti all\u2019articolo di Vitali c\u2019\u00e8 una certa indeterminazione terminologica che \u00e8 segno della scivolosa natura dei ceti e gruppi sociali che si nomina. In primo momento, come risalta dal titolo, sono nominati i \u201cceti medi impoveriti, micro e piccoli imprenditori, commercianti, bottegai\u201d, in un secondo l\u2019intesa \u201cneocorporativa\u201d \u00e8 attribuita espressamente a \u201csalariati\u201d (che nello schema marxiano sono proletari) nella loro connessione e solidariet\u00e0 con i \u201cproprietari\u201d, infine, genericamente alla \u201cclasse media\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come sia, il problema politico \u00e8 che queste frazioni di ceto, nominate, spontaneamente confluiscono a dare forza a settori di destra del quadro politico. E Vitali ne conclude che occorre abbandonarle, per ripristinare la condizione della \u201cautonomia\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>\u00a0che porti ad un \u201cnuovo modello sociale\u201d, ponendo nuovamente la questione della gestione democratica dei mezzi di produzione, ovvero la questione dei consigli di fabbrica e produzione (o quella dei soviet).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non \u00e8 difficile segnalare giustamente l\u2019afasia di questa posizione da parte di Diego Melegari e Fabrizio Capoccetti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Ma quale \u00e8, allora, la via di uscita da questi dilemmi?<\/em>\u00a0I nostri muovono dall\u2019empirica confusione tra lavoratori salariati, organizzati dal capitale, e piccole borghesie, anche esse in relazione di subalternit\u00e0 con lo stesso. Una dicotomia che, appunto, non \u00e8 pi\u00f9 attuale.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Di qui si slitta direttamente, sotto l\u2019impressione iniziale (come vedremo\u00a0<em>immediatamente<\/em>\u00a0decisiva nella prospettiva dei nostri) del fatto che a mobilitarsi oggi sono solo i ceti medi impoveriti, alla denuncia dell\u2019avvenuto disciplinamento degli \u201cstrati sociali strettamente legati al campo produttivo\u201d, e di quelli \u201cpi\u00f9 direttamente coinvolti nel funzionamento dell\u2019amministrazione pubblica\u201d. Non si muovono proprio perch\u00e9 pi\u00f9 disciplinati<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>. Si tratterebbe di strati educati nel tempo ad aderire \u201c<em>alla soggettivazione imprenditoriale<\/em>\u201d. E si aggiunge, che \u201cl\u2019esercito proletario \u00e8 stato sparpagliato per meglio disciplinarlo\u201d<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>In questo snodo decisivo<\/em>\u00a0dell\u2019argomentazione avviene\u00a0<em>un curioso rovesciamento<\/em>. Prendendo le mosse dall\u2019impressione fattuale immediata dell\u2019effettiva prevalenza dell\u2019attivismo dei ceti medi impoveriti e disconnessi parzialmente (l\u2019enorme esercito dei precari, dei finti autonomi, dei professionisti proletarizzati, dei disoccupati di fatto), si pone il problema dell\u2019inattivit\u00e0 degli altri ceti subalterni. Il rompicapo viene risolto passando sotto accusa la maggiore organizzazione, interpretata come connessione, via sindacato. Quindi il lavoro \u201cbuono\u201d e continuo, se pur povero, viene descritto sorprendentemente come pi\u00f9 sensibile alla \u201cimprenditorializzazione\u201d. E questa, infine, viene identificata come l\u2019arma inattivante principale. Dunque, cade la conclusione: \u201cmentre la piccola borghesia impoverita sembra effettivamente esprimersi nel registro dell\u2019egoismo corporativo, per questi strati di lavoro dipendente la mera difesa degli interessi immediati, molti dei quali sarebbero in linea teorica facilmente collegabili ad una strategia anti-globalista e anti-unionista, appare quasi uno scenario utopico\u201d. Insomma, si muovono gli unici che possono muoversi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa considerazione \u00e8 forse lo specchio del fatto che, fino ad ora, l\u2019area del sovranismo costituzionale democratico e di ispirazione socialista \u00e8 stato egemonizzato, in termini di composizione di classe, proprio da questi ceti intermedi indeboliti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">E la conferma empirica di questa conclusione controintuitiva, che chiude un problema, viene trovata nel fatto che il movimento di questi ceti era alla base della fiammata di consenso del M5S e in parte della Lega nel 2018. Staccandosi dalla sinistra globalista (e dalla destra altrettanto legata all\u2019establishment europeista) questi segmenti, che portarono al sud il voto al 5S a percentuali mai viste in Italia, avrebbero insomma scelto un posizionamento di classe, senza averne coscienza. Le istanze di protezione e le difese identitarie a fronte del rischio percepito di \u2018indigenizzazione\u2019<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>, sarebbero dunque il terreno di un \u201cimmediato posizionamento di classe\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Insomma, per Melegari e Capoccetti, di qui si parte<\/em>. Dal disagio e dalla periferia, si potrebbe dire, e non dai ceti ancora garantiti, che sono il residuale bacino di elezione delle sinistre<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Possiamo proporre un\u2019interpretazione alternativa, ma prima torniamo un attimo indietro. Nel complesso discorso dei nostri, quale problema rendeva necessaria la mossa di attribuire ai lavoratori salariati (i cosiddetti \u201cproletari\u201d) l\u2019orientamento\u00a0<em>alla soggettivazione imprenditoriale\u00a0<\/em>e, di converso, ai ceti medi \u201cbottegai\u201d, il ruolo di nucleo centrale della \u201cmaggioranza atomizzata\u201d che va portato dalla propria parte perch\u00e9 strategico? Quello che fattualmente esiste nelle formazioni attive, anche se talvolta solo sui social, questa composizione. La dissonanza si risolve, attribuendo all\u2019inerzia dei lavoratori \u201cforti\u201d (che poi lo sono sempre meno) un carattere inibente neoliberale. \u00c8, insomma, un artificio retorico che copre un paradosso: si muovono coloro che sono pi\u00f9 lontani e meno quelli che in teoria sono pi\u00f9 vicini, per posizione strutturale, a richiedere il superamento dell\u2019inibizione neoliberale del ruolo del pubblico<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Se si accetta, per\u00f2, la spiegazione posta ne deriva per gli autori che \u00e8 \u201cassolutamente strategico\u201d portare dalla propria parte proprio questi, direi\u00a0<em>per primi<\/em>\u00a0questi (se non solo). In quanto solo cos\u00ec si pu\u00f2 lottare \u201cper\u201d il potere dello Stato. Ovvero, in un altro passaggio-snodo dell\u2019argomento, con lo\u00a0<em>Stato come campo del potere<\/em>. Qui cade lo sguardo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019equazione \u00e8 lineare: i ceti che si muovono sono i soli che possono farlo e, dato che l\u2019obiettivo \u00e8 prendere il potere, bisogna stare con loro<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma, non sfugge agli autori, che se si deve passare di qui, allora non si pu\u00f2 porre la questione del potenziamento di Stato e servizio pubblico. I \u201cbottegai\u201d lo odiano, e la rigetterebbero, facendo venir meno la strategia di presa del potere. Allora bisogna aggirare il punto, articolando il discorso piuttosto sulla \u201cnazione\u201d, come dicono, \u201ccome forma di integrazione sociale\u201d. Non \u00e8 molto chiara, ma procediamo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Inoltre, qui risorge la lezione di Ernesto Laclau e la cultura degli autori: la rivoluzione neoliberale avrebbe reso ormai insuperabile la destrutturazione dei corpi collettivi, e quindi ci\u00f2, in qualche modo, dissolverebbe anche \u201cla distinzione e la dialettica tra interesse corporativo e interesse generale\u201d e l\u2019articolazione ascendente tra \u201clotta sociale e costruzione politica\u201d. Come \u00e8 lo Stato ad avere un potere in s\u00e9, che si pu\u00f2 prendere, ed usare, nello stesso modo le maggioranze sociali sono formate dalla politica, ovvero dall\u2019affermazione di una politica. Qui, in questa concezione specifica del politico, \u00e8, in altre parole, incorporata una concezione interamente strumentale delle maggioranze sociali, o, per dirlo diversamente, lo schiacciamento diretto e totale delle maggioranze sociali in maggioranze politiche.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Compare qui, in posizione operativamente strategica, la nozione di \u201c<em>catene equivalenziali<\/em>\u201d, come commistione, sporcatura, mescola, di interessi eterogenei e anche opposti, intorno ad una retorica di successo ed una adeguata narrazione e rappresentazione. Serve a tenere insieme, per il tempo che basta: chi odia lo Stato e chi, invece, lo vuole potenziare; chi vuole ascendere alla posizione dalla quale pu\u00f2 nuovamente, e finalmente, sfruttare il lavoro debole (di commessi, impiegati, operai) per vincere la lotta della vita e raggiungere il proprio posto in essa, e chi, magari, vorrebbe ridurre il proprio grado di sfruttamento e guadagnare condizioni di lavoro pi\u00f9 dignitose; chi ha bisogno di indebolire il lavoro per sfruttarlo e chi questo lavoro lo presta; chi abita le periferie e chi ne fugge disperatamente; chi si sente in basso e chi in alto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per quanto tempo?\u00a0<em>Anche poco<\/em>, poich\u00e9 detta il tempo il calendario politico. Il tempo di lottare \u201cper\u201d lo Stato, e non \u201cnello\u201d stesso, abbiamo letto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Potrebbe essere qui la chiave per comprendere una frase altrimenti oscura come la dissoluzione de la \u201cla distinzione e la dialettica tra interesse corporativo e interesse generale\u201d. L\u2019interesse generale, perseguito e raggiunto vincendo la gara (elettorale) \u201cper\u201d lo Stato, viene raggiunto anche funzionalizzando forze corporative al di l\u00e0 della loro stessa natura e scopi<a href=\"#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019articolo ha una sua coerenza interna piuttosto chiara, ma regge su alcune inavvertite forzature. Il superamento della dicotomia, strutturale si direbbe, tra classi lavoratrici poste alla base della piramide sociale e i ceti intermedi, o per usare il termine la \u201cpiccola borghesia\u201d, \u00e8 dichiarata come conseguenza del crollo del cosiddetto \u201ccompromesso keynesiano\u201d. Tuttavia, egualmente, viene dichiarato che dei due segmenti che non sarebbero pi\u00f9 analiticamente distinguibili (ma dei quali si muove solo uno), \u00e8 il primo ad essere il pi\u00f9 compromesso con lo spirito neoliberale. Quindi \u00e8 il primo a non essere un referente plausibile, ad essere meramente \u201cutopico\u201d. Dunque, se pure \u00e8 vero che il secondo tende ad atteggiamenti neocorporativi, alla fine, per assoluta mancanza di alternative, la presa del potere dello Stato \u00e8 possibile solo con il secondo per gli autori. Ci\u00f2 sembrerebbe chiudere il discorso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In verit\u00e0 lo spirito neoliberale pervade l\u2019intera societ\u00e0. Tuttavia, nel momento in cui di questo viene focalizzato individualismo e \u201cimprenditorializzazione\u201d \u00e8 davvero singolare sostenere che micro e piccoli imprenditori, autonomi, commercianti, ne siano meno impregnati di insegnanti, impiegati, operai e funzionari pubblici. Sganciando questa assunzione (anzi rovesciandola) si resta per\u00f2 in debito della spiegazione di un fatto: si muovono i secondi, per ora. Qui l\u2019approccio culturale degli autori forse fa schermo ad una spiegazione pi\u00f9 semplice: questi si muovono perch\u00e9, lungi dall\u2019essere una questione di cultura, per ora soffrono di pi\u00f9, subendo direttamente e senza le protezioni residuali del trentennio l\u2019impatto di un arretramento della domanda aggregata interna e delle trasformazioni ipercompetitive (essenzialmente messa in contatto) dell\u2019ultimo decennio. Si muovono perch\u00e9 per loro \u00e8 pi\u00f9 aspro lo scollamento tra la promessa di autopromozione o di elevamento e la realt\u00e0 di scivolamento e stagnazione nella quale sono stati formati. Promessa sulla quale contano per ancorare l\u2019autoriconoscimento in una logica di competizione verticale propria della soggettivazione come classe.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma spostare l\u2019enfasi da una debolezza cognitiva ad una strutturale porta con s\u00e9 anche una spiegazione alternativa dell\u2019approccio neocorporativo, dell\u2019odio per l\u2019eguaglianza che l\u2019azione pubblica porta con s\u00e9, della polarit\u00e0 esattamente opposta ad uno spirito socialista. Questi ceti e gruppi, quelli che Wright Mills chiamava in mezzo al trentennio \u201cun\u2019insalata di occupazioni\u201d, fatta di dirigenti, professionisti, addetti alle vendite, impiegati, artigiani, piccoli e medi imprenditori, accomunati da molto poco oltre a certi parametri di reddito rilevati ex post e il desiderio di un certo\u00a0<em>status<\/em>\u00a0sociale, vogliono ascendere. Vogliono staccarsi dai ceti popolari e dai lavoratori, e vogliono, anzi che questi gli servano per farlo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il fatto \u00e8 che non tutto \u00e8 narrazione, esistono delle vischiosit\u00e0 determinate dalle posizioni rispetto all\u2019insieme dell\u2019organizzazione sociale ed il suo sistema di distribuzione delle risorse. Autonomi, professionisti, micro e piccoli imprenditori, \u201cbottegai\u201d, sono tutti datori di lavoro potenziali dei lavoratori dipendenti. Guardano il rapporto di produzione dall\u2019altro lato. \u00c8 vero che faticano ad essere realmente \u2018ceto medio\u2019, ovvero ad avere quella adeguata protezione dai rischi della vita determinata dal\u00a0<em>possesso<\/em>\u00a0dei capitali (relazionali, spaziali, culturali e soprattutto meramente economici), perch\u00e9 la crisi li ha erosi. Ma \u00e8 proprio per questo, e non altro, che si muovono.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In altre parole, si muovono per\u00a0<em>riguadagnare la distanza<\/em>\u00a0che li qualifica ai loro occhi come \u2018ceti medi\u2019 e non per cambiare il sistema sociale di produzione che crea queste gerarchie. Si muovono per\u00a0<em>riaffermare le gerarchie<\/em>\u00a0ed il sistema neoliberale. Non \u00e8 affatto un caso si muovano in direzioni neocorporative e non \u00e8 un caso siano ostili a qualsiasi azione pubblica che non sia diretta ad un sostegno assistenziale esclusivamente a loro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Se la scelta fosse seccamente di\u00a0<em>scegliere<\/em>\u00a0tra ceti lavoratori e medi impoveriti, e il programma fosse favorire una trasformazione della societ\u00e0 in senso socialista, bisognerebbe concluderne che, casomai, \u00e8 con i secondi che non si pu\u00f2 fare nulla<a href=\"#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma qui interviene il vero punto centrale dello sguardo dei nostri: prendere il potere dello Stato \u00e8 il passaggio necessario per trasformare la societ\u00e0. Si prende questo potere vincendo le elezioni. Si vincono le elezioni assommando, per qualsiasi ragione e scopo effettivo, in un dato week end milioni di x su una scheda. Si fa, insomma, con quello che si ha.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Si tratta di un argomento forte<\/em>. Ne oppongo un altro: quando anche si prendessero i ruoli politici, il potere non \u00e8 contenuto nella figura organizzativa formalmente apicale, in nessun caso e tanto meno nella macchina pubblica statuale. Il potere, quello effettivo, ovvero quello di cambiare, \u00e8 contenuto nelle relazioni circolanti in un molto pi\u00f9 vasto sistema ed ha carattere continuo, non discontinuo. Come la parabola del M5S, ed in misura minore di Podemos, hanno mostrato in evidenza, un potere assunto sulla base di \u2018catene equivalenziali\u2019 troppo lasche, che aggirano i conflitti invece di trattarli e risolverli, trasmette debolezza nel momento in cui le figure formalmente apicali restano esposte alla vischiosa potenza del potere. Messi di fronte a procedure istituite automatiche, a funzionari che esprimono con forza reticolare specifiche culture ed indirizzi, che rispecchiano relazioni sociali, ad istituzioni ostili, ad una razionalit\u00e0 solida che gli si palesa e con la quale mai avevano avuto a che fare, questi hanno dovuto ripiegare in disordine. E questo arretramento, elettoralmente drammatico, che mostra l\u2019inutilit\u00e0 di questa via e distrugge preziosissimi patrimoni di fiducia pubblica,\u00a0<em>lascia le cose esattamente come erano<\/em>. Se accade la trasformazione della societ\u00e0 \u00e8 fallita.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ad un vicolo cieco se ne contrappone un altro.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Certo, la polemica posta verso il pezzo di Vitali \u00e8 ben scelta, e la critica, che da questo si assume, della \u201cpolitica dei due tempi\u201d<a href=\"#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a>, appropriata. In linea di principio, inoltre, l\u2019idea di connettere le lotte, senza cadere in forme sterili di purismo, \u00e8 intelligente. Ma una cosa \u00e8 non \u201csovra-ordinare\u201d tutto, un altro non porre le questioni dirimenti per paura di scoprirsi nemici.\u00a0<em>Chi \u00e8 nemico lo resta<\/em>. Non lo \u00e8 per una questione di cognizione, di cultura, ma per una questione di rapporti oggettivi. Intendiamoci, i rapporti sono sempre oggettivi per un effetto di sistema totale, non in s\u00e9, dunque \u00e8 sempre alle caratteristiche di questo sistema ed alla dinamica che bisogna guardare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Parte seconda: la fase.<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Vediamo allora di descrivere\u00a0<em>cosa si muove nella fase<\/em>. Poniamo alcune affermazioni:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify\">\n<li style=\"font-weight: 400\">E\u2019 da tempo in corso una\u00a0<em>spirale verso il basso<\/em>, che alla difficolt\u00e0 di riproduzione del capitale, per la progressiva scomparsa della domanda interna (e contrazione dell\u2019estera), in tutte le sue articolazioni (incluso la quota di capitale che si esprime nei ceti oggetto dell\u2019attenzione dei nostri) risponde in modo miope riducendo ancora di pi\u00f9 i salari, aumentando la competizione tra lavoratori, importandoli se necessario, e garantendo che sempre pi\u00f9 costi siano assorbiti dallo Stato. Alla fine, la protezione dei profitti privati, assecondandone le inclinazioni allo sfruttamento crescente, aggrava il problema e danneggia tutti.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">Ma questa dinamica \u00e8 vissuta in modo asimmetrico, almeno per livello di urgenza, tra coloro che sono\u00a0<em>connessi<\/em>\u00a0con le catene del valore in qualche modo, sia pure a diverso livello di centralit\u00e0 e valore aggiunto, e coloro che ne vivono\u00a0<em>al margine<\/em>, impiegati in una\u00a0<em>insalata di lavoretti<\/em>, di occasioni, espedienti, variamente visibili e variamente sommersi<a href=\"#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a>.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">\u00c8 vero che la tradizione divisione di classe, tra lavoratori salariati, lavoratori autonomi e gestori dei capitali, si \u00e8 in questi ultimi venti anni enormemente articolata e complessificata, secondo molteplici linee. Divaricandosi almeno in\u00a0<em>posizioni intermedie<\/em>, con amplissimi strati di lavoratori precari, intermittenti, \u2018atipici\u2019, deboli o debolissimi, esposti a qualunque turbolenza e senza alcuna rete (in mezzo tra i \u201csalariati\u201d e gli \u201cinoccupati\u201d). Inoltre, finti autonomi, persone che assommano tante piccole attivit\u00e0 semi-professionali, hobbistiche, artigianali, quasi-commerciali, persino internazionali, pur di cumulare una qualche capacit\u00e0 di reddito, sempre esposta sull\u2019orlo del baratro e sempre aperta alla speranza del \u2018decollo\u2019 (in mezzo tra sottoccupati e ceti medi imprenditoriali).\u00a0<em>Finte classi medie in aspettativa<\/em>, spesso sovracculturate. Terzo, ci sono i\u00a0<em>piccolissimi capitali<\/em>\u00a0ed i loro solo provvisori gestori, incapsulati nelle nicchie locali pi\u00f9 improbabili, dediti ad equilibrismi continui, costantemente ristrutturati e sempre affannosamente in cerca di ossigeno e credito da un sistema in costante restringimento, come una garrota. La stratificazione di segmenti di classe e di attivit\u00e0 \u00e8, infine, scalata in una\u00a0<em>gerarchia di ambienti<\/em>\u00a0geografici declinante sull\u2019asse tra centri metropolitani, mediamente pi\u00f9 densi, attivi ed interconnessi, e quindi ricchi di opportunit\u00e0, e aree periferiche, notevolmente pi\u00f9 diradate, lente e povere.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">Di tutto questo mondo che soffre, si muovono -salvo frange quantitativamente irrilevanti di attivisti- solo coloro che riescono ad organizzarsi per linee corporative, reciprocamente impermeabili. Si tratta dell\u2019avvio di un \u201cassalto ai forni\u201d, condotto per fazioni. I ristoratori, i commercianti, gli operatori turistici, i professionisti, le piccole imprese, le grandi, le banche, assicurazioni, il settore edile, &#8230; chiunque abbia la possibilit\u00e0 di mostrarsi come gruppo e di avere qualche organizzazione di riferimento e supporto. Assalto di chi\u00a0<em>ha pi\u00f9 voce<\/em>, chi ha organismi stabili, oliati e ben relazionati in grado di rappresentare (\u00e8 il caso delle grandi imprese che si appoggiano sulla stentorea voce di Confindustria). Tutti organismi internamente egemonizzati dalla relativa frazione di capitale e dai suoi gruppi dirigenti.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\">Percependo chiaramente questo movimento che va, senza soluzione di continuit\u00e0, dalle frazioni di ceti medi impoveriti, ma organizzati, alle grandi organizzazioni datoriali, con una\u00a0<em>mossa del cavallo<\/em><a href=\"#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>\u00a0di grande impatto, i grandi paesi guida della Ue hanno proposto una meccanica a tre punte per affrontare la crisi derivata dallo shock pandemico mondiale: un significativo stimolo rivolto alla ristrutturazione del funzionamento dei sistemi economici nazionali in direzione di efficientamento, integrazione funzionale, gerarchizzazione territoriale; il sostegno temporaneo, fortemente discrezionale e quindi strettamente negoziato sotto il tavolo, della Bce alla liquidit\u00e0; la minaccia pendente di richiamare lo squilibrio del rapporto debito\/Pil, destinato ad esplodere nel breve termine, riattivando il Fiscal Compact. La prima punta agisce secondo la logica dei fondi strutturali ed \u00e8 potenzialmente asimmetrica (sicuramente in relazione al tempo), e quindi \u00e8 redistributiva ma trasmette anche, nella sua meccanica concreta, rafforzamento del principio d\u2019ordine centro\/periferia<a href=\"#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a>; la seconda agisce tramite il Pepp, recentemente rafforzato, ma \u00e8 soggetto al complesso quadro aperto dalla sentenza della Corte Costituzionale tedesca<a href=\"#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a>, e comunque come d\u2019uso esprime anch\u2019esso una logica d\u2019ordine; il terzo \u00e8 inevitabile, dato che in questo quadro \u00e8 altamente improbabile esista il capitale politico per scrivere nuovi trattati ed approvarli, con l\u2019austerit\u00e0 torneranno i suoi effetti.<\/li>\n<li style=\"font-weight: 400\"><em>Ma qui cade il punto<\/em>. La meccanica delle tre punte divaricher\u00e0 il paese ulteriormente, rinsalder\u00e0 i ceti medio-alti, in particolare delle aree e filiere centrali, consentir\u00e0 a tutti coloro che direttamente o indirettamente riusciranno ad accedere al beneficio della redistribuzione (che sar\u00e0 calibrato nei tavoli molteplici sulla verticale Berlino, Bruxelles, Parigi, Roma e i tavoli di concertazione aperti in quest\u2019ultima) di rialzarsi, tornando in zona confort (e quindi disattivarsi), mentre lascer\u00e0 i veri ceti popolari e del lavoro, e le frange pi\u00f9 periferiche dei ceti medi e autonomi, sul bagnasciuga, appesantendoli con una netta riduzione del welfare (e quindi del reddito indiretto) e con i ventilati, ulteriori, indebolimenti e flessibilizzazione richiesti a gran voce. Non \u00e8 per caso che questi odiano lo Stato e l\u2019azione pubblica.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In questo quadro,\u00a0<em>quale \u00e8 la forza che muove la situazione<\/em>?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La forza in campo \u00e8 di natura sistemica. Il sistema di potere uscito dalle due guerre sta andando fuori dei suoi cardini, ed ogni centro di potenza e di aggregazione dei capitali reagisce cercando di ricreare internamente l\u2019ordine e canalizzando le forze. Di fronte ad una dinamica di riorganizzazione e concentrazione di potere e capitale che \u00e8 andata avanti, accelerando, almeno negli ultimi trenta anni e mentre si giungeva abbastanza evidentemente al limite della tenuta socio-politica e quindi economica (la seconda dipendendo in modo profondo dalla prima), lo shock pandemico ha spinto la situazione ad un tale punto di fragilit\u00e0 da rompere il sistema di vincoli inibenti.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Sta partendo, allora, una grande operazione di rafforzamento del controllo \u201ccarolingio\u201d, germanocentrico, rivolto a sostenere i campioni \u201ccore\u201d, aumentare l\u2019integrazione subalterna e organica delle filiere produttive europee, segmentandole meglio da quelle esterne. Nel farlo si creeranno ulteriori vie di deflusso finanziario ed umano dai paesi periferici. Questo meccanismo potrebbe surrogare, anche se parzialmente, ai contraccolpi possibili della frammentazione geopolitica mondiale, andando a sostituire gli investimenti in beni capitali della Cina e creando una forma sui generis di \u2018domanda interna\u2019 di tipo propriamente imperiale. Il sistema europeo, lungi dal diventare\u00a0<em>realmente<\/em>\u00a0\u2018federale\u2019 evolverebbe in direzione di una relazione sistemica centro\/periferia probabilmente con elementi di novit\u00e0, ma pi\u00f9 vicino al modello della relazione tra Stati Uniti e paesi del continente (Nord e Sudamerica) che non a quella interna agli Stati Uniti stessi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><strong>Parte terza: che agenda politica?<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>Come agisce questa forza sulle dinamiche e le contraddizioni in seno al popolo richiamate in questa discussione?<\/em><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In primo luogo, comprendendo quale \u00e8 il progetto di paese nel quadro del progetto europeo e nella competizione mondiale. In secondo luogo, chiarendo chi se ne giova e quali altre linee di frattura si aprono (e quali si chiudono). In terzo luogo, identificando chi ne paga le spese.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La questione \u00e8 di capire, in una situazione dinamica, non tanto chi si muove\u00a0<em>oggi<\/em>, ma chi \u00e8 nella\u00a0<em>posizione\u00a0<\/em>di fare leva per agire nel conflitto in essere contrastandone la forza motrice. Contrastandola per indurre l\u2019avvio di un riequilibrio dei rapporti di forze che possa indurre degli elementi di socialismo, dei quali c\u2019\u00e8 assoluto bisogno. Senza i quali nessuna soluzione potr\u00e0 essere trovata neppure ai dilemmi sistemici sommariamente descritti. Per fare questo non si deve partire dalla mera fotografia dell\u2019esistente, immaginando che chi oggi \u00e8 attivo o inattivo lo resti sempre, e non bisogna immaginare la questione del potere come un episodio singolo. Una \u201cpresa\u201d. Bisogna comprendere, e bene, cosa \u00e8\u00a0<em>per noi<\/em>\u00a0il popolo e cosa sono\u00a0<em>i suoi<\/em>\u00a0nemici. Sapendo che verso i nemici si combatte, verso il popolo si lavora a creare unit\u00e0 di interesse e sentire.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In s\u00e9 la contraddizione tra chi intende elevarsi abbassando gli altri, ovvero aumentando il saggio di sfruttamento a proprio vantaggio, e chi ne subisce l\u2019azione sistemica \u00e8 una contraddizione antagonista. Che pu\u00f2 sia scivolare in una relazione con nemici, sia essere ricondotta ad una dimensione organicamente equilibrata, ma solo se viene trattata espressamente<a href=\"#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a>. Inserendo i desideri, le pulsioni, e le ambizioni delle diverse soggettivit\u00e0 sociali in un quadro non competitivo, socialista, appunto. Si tratta allora di distinguere tra inimicizia e divergenza (di rappresentazione, teoria delle funzioni sociali, prospettiva temporale). Tra la lotta e la discussione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nella misura in cui le molteplici divisioni di classe indicate in questi interventi sono riconducibili ad una contraddizione in seno al popolo, e non ad un rapporto tra nemici, si pu\u00f2 in linea di principio ricondurre e saldare in un pi\u00f9 ampio progetto. Ovvero lavorare alla costruzione di un blocco sociale capace di cambiamento. Come ebbe a dire Mao: \u201cle contraddizioni in seno al popolo sono contraddizioni che esistono sulla base di una fondamentale identit\u00e0 degli interessi del popolo\u201d<a href=\"#_ftn22\" name=\"_ftnref22\">[22]<\/a>. La fondamentale identit\u00e0 degli interessi, che, sola, pu\u00f2 definire per noi la nozione di \u201cpopolo\u201d, emerge quindi direttamente dalla lettura storica della fase. Dall\u2019interesse a interrompere la spirale verso il basso, comprendere l\u2019unit\u00e0 dei marginali, e degli intermedi con i lavoratori tutti, ad uscire dalla logica dell\u2019assalto egoistico ai forni, ad ostacolare e ricondurre ad interesse realmente generale la mossa delle tre punte. Anche le contraddizioni che possono essere considerate per se stesse antagoniste, come quelle tra chi ha interesse diretto ed immediato a massimizzare l\u2019estrazione di plusvalore per s\u00e9 (ad esempio, pagando meno un aiutante domestico, un impiegato, un segretario, un commesso), possono essere volte, comprendendo le caratteristiche strutturali di fase, a contraddizioni non antagoniste, e quindi \u201cnel popolo\u201d. Sapendo che, come appunto scrive Mao: \u201ctutte le questioni di carattere ideologico e tutte le controversie in seno al popolo possono essere risolte solo con metodi democratici, con i metodi della discussione, della critica, della persuasione e dell\u2019educazione; non possono essere risolte con metodi coercitivi e repressivi.\u201d\u00a0\u00c8 essenziale che, per ottenerlo, si immagini la situazione in modo dinamico e si parta dall\u2019atteggiamento della ricerca dell\u2019unit\u00e0, passando attraverso una critica aperta e franca, una discussione aperta, volta alla correzione di errori e incoerenze, per puntare nuovamente all\u2019unit\u00e0<a href=\"#_ftn23\" name=\"_ftnref23\">[23]<\/a>. Tenendo conto contemporaneamente degli interessi degli individui, dei collettivi e dello Stato. Identificando l\u2019unit\u00e0 specifica e necessaria tra classe e nazione. O meglio, tra le classi alleate e complementari e la nazione nella sua indipendenza e capacit\u00e0 di autodeterminazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tornando all\u2019ottimo articolo di Melegari e Capoccetti, \u00e8 insomma chiaro che si tratta di una situazione complessa e che non si presta a divaricazioni a priori tra amici e nemici (a meno, naturalmente, non si rivelino per tali su qualche posta concreta nell\u2019ambito del processo politico). Tuttavia, \u00e8 anche chiaro che non c\u2019\u00e8 una scontata identificazione di tutto l\u2019arco dei marginali e subalterni come \u201cpopolo\u201d. Ma tutto questo \u00e8, naturalmente per effetto del format dell\u2019articolo, costretto in formule. Ed allora si salta a definire il ceto medio come orizzonte permanente dell\u2019azione politica: \u201cun\u2019alleanza necessaria e senza scadenza\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Certo, hanno ragione Melegari e Capoccetti, a temere che una qualche \u201cassiomatica di classe\u201d (quella contro la quale, peraltro, lavorava anche il testo di Mao) impedisca di cogliere le opportunit\u00e0 che pure il tempo riserva, ma la questione\u00a0<em>non \u00e8 di quanto aspettare, quanto di dove andare<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Perch\u00e9 il problema non \u00e8 di\u00a0<em>prendere<\/em>\u00a0lo Stato, come fosse una macchina. Ma \u00e8\u00a0<em>di cambiarlo<\/em>. E questo pu\u00f2 avvenire solo se le forze sociali che trasportano verso di esso restano attive e consapevoli dietro le spalle, stringendo e limitando ad un tempo. O, meglio, se in esse, come un pesce nell\u2019acqua, si nuota. Se la \u2018base sociale\u2019 e la \u2018base di massa\u2019 restano in una relazione organicamente coerente ed adatta alle sfide della fase.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\"><em>La natura di questa acqua<\/em>\u00a0\u00e8 il punto dirimente; non \u00e8 questione di retorica, di narrazione, di colpo di mano. Il punto \u00e8 che se si vuole essere cambiamento bisogna che le contraddizioni siano individuate, affrontate, risolte. Che gli amici siano distinti dai nemici, lo Stato dal potere.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; Rolando Vitali, \u201c<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/21\/la-necessaria-ambizione-osservazioni-su-stato-egemonia-e-organizzazione\/\">La necessaria ambizione. Osservazioni su Stato, egemonia e organizzazione<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Diego Melegari, Fabrizio Capoccetti, \u201c<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/05\/27\/i-bottegai-lultimo-argine-spunti-per-una-politica-oltre-purismo-e-subalternita\/\">I \u2018bottegai\u2019, l\u2019ultimo argine? Spunti per una politica oltre purismo e subalternit\u00e0<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Lorenzo Biondi, \u201c<a href=\"https:\/\/www.lafionda.org\/2020\/06\/04\/ripensare-la-composizione-di-classe\/\">Ripensare la composizione di classe<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Non \u00e8 del tutto chiaro a cosa si riferisca, nel testo, il concetto di superamento della dicotomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Ricordiamo che il termine \u201cneocorporativo\u201d \u00e8 riferito storicamente non gi\u00e0 alle corporazioni medioevali che si dissolvono nel primo ventennio del XIX secolo in vista della trasformazione in proletariato di fabbrica, ma alla costruzione ideologica e pratica dei fascismi, tutti, che puntano su una organizzazione della societ\u00e0 verticale, alla quale aderiscono lavoratori e capitalisti, uniti dall\u2019interesse di sezione economica, anzich\u00e9 da quello di classe. Interesse dei commercianti, appunto, della logistica, delle diverse branche dell\u2019industria, e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Sulla classe media e la sua crisi si veda Arnaldo Bagnasco, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2016\/05\/arnaldo-bagnasco-la-questione-del-ceto.html\"><em>La questione del ceto medio<\/em><\/a>\u201d, 2016; Christophe Guilly, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/11\/christophe-guilluy-la-societa-non.html\"><em>La societ\u00e0 non esiste<\/em><\/a>\u201d, 2018; Branko Milanovic, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2014\/12\/branko-milanovic-mondi-divisi-analisi.html\"><em>Mondi divisi<\/em><\/a>\u201d, 2005; e per una lettura storica il classico Paolo Sylos Labini, \u201c<em>Saggio sulle classi sociali<\/em>\u201d, 1974.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Nota formula della sinistra extraparlamentare degli anni settanta. L\u2019autonomia della classe dalle dinamiche del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Anche questa \u00e8 una nota formula della sinistra extraparlamentare degli anni settanta ed echeggia le critiche di Autonomia Operaia (1973-1979) e, prima, Lotta Continua (1969-1976) al sindacato, colpevole di riportare l\u2019energia operaia in un quadro di compatibilit\u00e0 borghese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Considerazione, questa, che si muove in altra direzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0&#8211; Ovvero della incidenza dell\u2019immigrazione nelle aree di vita periferiche di questi ceti che, pur se salariati, condividono la debolezza economica con buona parte delle classi medie inferiori, alle quali appartengono peraltro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0&#8211; Talvolta solo con divisione di et\u00e0, i padri al Pd ed i figli alla sinistra radicale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0&#8211; Peraltro, alcuni dibattiti chiave, come quello sul Covid e le misure di protezione sociale via distanziamento, o quelle sui complotti che sarebbero dietro ogni azione pubblica, come le vaccinazioni, l\u2019autorizzazione a introdurre nuove tecnologie di telecomunicazione, gli obblighi generali, mostrano che in realt\u00e0 anche l\u2019area attiva \u00e8 molto lontana dal volere un ruolo del pubblico centrale, e condivide, pur senza esserne cosciente, l\u2019ostilit\u00e0 neoliberale ad ogni forma di regolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0&#8211; Noto, a margine, che l\u2019argomento di impossibilit\u00e0 \u00e8 interamente di natura culturale, questi, i ceti lavoratori dipendenti e\/o proletari, sarebbero pi\u00f9 compromessi con il neoliberalismo, ovvero con la sua modalit\u00e0 di costruzione del soggetto. Alla stessa conclusione si poteva arrivare anche avanzando argomenti di tipo organizzativo (ma allora ne discendeva un terreno di lotta), o materiale (ma allora la soggettivit\u00e0 imprenditoriale sarebbe stata un cattivo marcatore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0&#8211; A questa posizione, se fosse corretta, si potrebbe replicare in molti modi. Uno \u00e8 che non funziona cos\u00ec, non ci sono strumenti e scopi, separati. Nelle formazioni sociali, forma, strumento e scopo sono con-fusi. Dunque, non si pu\u00f2 utilizzare forze contro la propria natura, manipolandole linguisticamente. Sullo specifico del corporativismo ci si pu\u00f2 riferire all\u2019ultima delle lezioni sul fascismo di Palmiro Togliatti. In essa, dedicata appunto al \u201ccorporativismo\u201d, che in Italia prende la forma \u201csocialista\u201d di \u201crealizzazione del principio di collaborazione di classe nell\u2019ambito dell\u2019organizzazione economica\u201d. In linea generale questa \u00e8 la sintesi dell\u2019elemento posto dal capitalista e quello del lavoratore. L\u2019elemento \u201cessenziale e sostanziale\u201d, senza il quale non si parlerebbe di corporativismo nella condizione di una societ\u00e0 capitalista, \u00e8 la collaborazione di classe, ovvero l\u2019eliminazione del concetto stesso di lotta di classe per via della condivisione di obiettivi e la relativa collaborazione. Come opportunamente sottolinea il nostro, questa idea della collaborazione corporativa non \u00e8 specifico, n\u00e9 invenzione, del fascismo. Si trova nel proudhonismo e in alcune correnti socialiste o nelle versioni cattoliche ispirate dalla \u201cRerum novarum\u201d. Ma qui cade proprio il punto politico, e la leva, in quanto la collaborazione tra interessi frontalmente contrapposti, nella stessa organizzazione, non \u00e8 realmente realizzabile. Ci sar\u00e0 sempre la prevalenza dell\u2019uno o dell\u2019altro. Cfr. Palmiro Togliatti, \u201c<em>Lezioni sul fascismo<\/em>\u201d, Editori Riuniti, 2019, in particolare p. 160.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0&#8211; E\u2019 ovvio che questa conclusione sarebbe meramente oppositiva. Con quel che si muove si entra sempre in relazione, ma conoscendone caratteristiche e agendo entro le contraddizioni esistenti, tra queste e la situazione, per determinare il sistema di alleanze ed egemonia idoneo a produrre la trasformazione necessaria. Non per aderirvi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0&#8211; Ovvero di quella tattica che vede un primo momento di formazione di un Comitato di Liberazione, volto a ripristinare lo spazio democratico con chiunque (quindi anche con forze come la Lega, che molto ambiguamente perseguono questa agenda) per poi, in secondo tempo, lottare per l\u2019affermazione degli interessi di classe, schierando i vecchi alleati su sponde contrapposte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0&#8211; I primi, i visibili, sono circa 25 milioni, solo 4 impegnati in attivit\u00e0 manifatturiere e gli altri nel vastissimo e complesso mondo dei \u2018servizi\u2019. Qui si va dai 6 milioni di persone del commercio, i 5 milioni della Pubblica Amministrazione i 2,5 dei servizi di intrattenimento e 3,2 di attivit\u00e0 professionali. I secondi sono stimati in circa 4 milioni di persone. Poi abbiamo i disoccupati effettivi, che dovrebbero essere 6 milioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0&#8211; Mi permetto di rinviare a \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/05\/la-mossa-del-cavallo-francia-e-germania.html\">La mossa del cavallo. Francia e Germania, Ue e cronache del crollo<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Andranno in questa direzione gli investimenti, coordinati e orientati dalla Ue, secondo i desiderata anche del nostro sistema industriale e datoriale. Ad esempio, Carlo Bonomi anticipando il \u201cPiano strategico 2030-50\u201d che Confindustria presenter\u00e0 al governo in autunno, ha indicato le priorit\u00e0 essenziali in: investimenti in innovazione e ricerca, capitale umano, sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale delle produzioni, nuove forme organizzative e contrattuali, qualificazione e sostegno alle filiere dell\u2019export. Tradotto tutto ci\u00f2 si avranno concentrazioni di investimenti in sistemi di digitalizzazione dei processi industriali (\u201cindustria 4.0\u201d), il cui fornitore essenziale \u00e8 Siemens, e della finanza (\u201cFinTech 4.0\u201d), criptovalute e App, oltre che capacit\u00e0 di Big Data sempre pi\u00f9 evolute, ulteriore segmentazione verso l\u2019alto ed il basso della formazione (con probabile estensione verso il basso della Dad ed altre tecniche di \u201cefficientamento didattico\u201d), inserimento di normative e standard tecnici che inducano ad una maggiore intensificazione del capitale organico e quindi concentrazione utilizzando come cavallo di troia la necessit\u00e0 di implementare la sostenibilit\u00e0, forme contrattuali ancora pi\u00f9 flessibili, potenziamento della estroversione dell\u2019economia. Molte di queste cose sono presenti e tradotte in incentivi pubblici nel \u201c<a href=\"https:\/\/www.mise.gov.it\/index.php\/it\/transizione40\">Piano Transizione 4.0<\/a>\u201d del Ministero dello Sviluppo Economico che era allegato alle prime bozze del Decreto Rilancio e sar\u00e0 certamente proposto in occasione degli Stati generali dell\u2019economia, appena avranno raggiunto un accordo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0&#8211; Ancora, \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/05\/verso-lo-scontro-finale-germania-ue-e.html\">Verso lo scontro finale? Germania, Ue e cronache del crollo<\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0&#8211; Anche in questa direzione gioca rileggere il testo togliattiano, in particolare le indicazioni sul lavoro da fare entro i sindacati fascisti (l\u2019ambiente pi\u00f9 ostile si possa immaginare), non lavorando per sabotarli bens\u00ec perch\u00e9 in essi siano sollevate le questioni, posti in evidenza i nodi critici, sollecitata l\u2019esplicitazione dell\u2019azione a difesa dei lavoratori, pungolati e se del caso reclamati i fiduciari fascisti di fabbrica. Comprendendo ogni spazio come \u201ccomplesso di rapporti di classe\u201d le cui potenzialit\u00e0 sono da esprimere, sfruttando interamente le possibilit\u00e0 offerte dalla situazione. Cfr. Palmiro Togliatti, \u201c<em>Lezioni sul fascismo<\/em>\u201d, cit., p.105 e seg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref22\" name=\"_ftn22\">[22]<\/a>\u00a0&#8211; Mao Tze Tung, \u201c<em>Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo<\/em>\u201d, 1957, XI sessione allargata della Conferenza suprema dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref23\" name=\"_ftn23\">[23]<\/a>\u00a0&#8211; Come scrive: \u201cpartire dal desiderio di unit\u00e0, distinguere chiaramente la ragione dal torto per mezzo della critica o della lotta e raggiungere una nuova unit\u00e0 su una nuova base\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/06\/delle-contraddizioni-in-seno-al-popolo.html\">http:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2020\/06\/delle-contraddizioni-in-seno-al-popolo.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Su \u201cLa fionda\u201d si sta svolgendo un dibattito di grande interesse che ha preso avvio il 21 maggio con un articolo[1]\u00a0di Rolando Vitali, per poi alimentarsi in particolare con il denso articolo[2]\u00a0di Diego Melegari e Fabrizio Capoccetti del 27 maggio, e al momento concludersi con il pezzo[3]\u00a0del 4 giugno di Lorenzo Biondi. 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