{"id":59320,"date":"2020-06-23T10:30:54","date_gmt":"2020-06-23T08:30:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59320"},"modified":"2020-06-21T22:30:08","modified_gmt":"2020-06-21T20:30:08","slug":"la-grande-svendita-cosi-litalia-termina-il-lavoro-del-92","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59320","title":{"rendered":"LA GRANDE SVENDITA\/ Cos\u00ec l\u2019Italia termina il \u201clavoro\u201d del \u201992"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">da <strong>TERMOMETRO GEOPOLITICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>(Gianluigi Da Rold)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli inutili \u201cstati generali\u201d si \u00e8 parlato di tutto fuorch\u00e9 dell\u2019unica cosa seria: come salvare le imprese italiane migliori. In arrivo la grande svendita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Senza entrare nei meriti o demeriti politici, nelle scelte di politica economica, nelle visioni di sviluppo e di crescita, l\u2019Italia pu\u00f2 correre un grande rischio: quello di una progressiva deindustrializzazione e di una perdita di strategia produttiva e di sviluppo tra i paesi dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In quest\u2019ultimo trentennio, con l\u2019anno fatidico del 1992, l\u2019Italia \u00e8 entrata in una classica \u201ccrisi\u201d, che ha soprattutto i connotati del cambiamento traumatico e la necessit\u00e0 di delineare gli scenari del futuro. In genere, e anche giustamente, crisi \u00e8 un termine negativo, ma l\u2019etimologia che deriva dal verbo greco \u201ckrino\u201d pu\u00f2 essere giudicato in altro modo e ha un significato leggermente diverso: separare, discernere, giudicare, valutare di fronte ai grandi cambiamenti che la realt\u00e0 ci impone e che la storia ha preparato, come la \u201cvecchia talpa\u201d marxiana che scava sempre indefessamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 possibile, forse addirittura scontato, che la struttura italiana delle Partecipazioni statali dell\u2019Italia del Novecento, dell\u2019economia mista e dello Stato imprenditore, vivesse un momento delicato e avesse bisogno di un rinnovamento, sia per ampiezza che per imprenditorialit\u00e0 separata dalla politica. Ma lo smantellamento fu talmente ampio, improvviso e attuato secondo i criteri di una \u201csvendita\u201d piuttosto che di una oculata vendita, con pezzi magari da salvaguardare e tutelare nell\u2019interesse nazionale. O magari da valorizzare prima di metterli sul mercato internazionale o nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Osservava invece in quel periodo Alain Minc, grande politico francese, evocando in un certo senso proprio gli stati generali: \u201dL\u2019Italia vive, a modo suo, il periodo 1789-1793. Con una ghigliottina secca che decapita responsabili politici ed economici. Con una legge di proscrizione destinata a fare di quelli che ieri erano gli aristocratici al potere altrettanti esuli in patria. Con l\u2019opinione pubblica nel ruolo dei sans-coulotte di due secoli fa. Con i giornali nella comoda posizione di giustizieri. Con i delatori in cerca di salvezza personale e all\u2019occorrenza, grazie alle loro denunce, di scarcerazione. E con i paesi stranieri avidi questa volta non gi\u00e0 di conquiste territoriali ma di acquisto delle propriet\u00e0 degli imprenditori. Il Termidoro arriver\u00e0, ma quando?\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quasi una profezia quella di Alain Minc. Suffragata dal giudizio lapidario di Edouard Balladour, l\u2019ex primo ministro francese: \u201cGli italiani nella loro follia moralizzatrice stanno abbattendo tutte le loro querce pi\u00f9 grandi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Difficile date torto a questi personaggi visti i dati, i protagonisti dell\u2019epoca, l\u2019impoverimento di una intera classe dirigente e il passaggio dalla prima alla cosiddetta seconda repubblica italiana con la stagione delle privatizzazioni che, escludendo l\u2019affare Telecom, port\u00f2 100 miliardi di euro nella casse dello Stato, non risolvendo affatto il problema del debito pubblico, coinvolgendo in un affare mal riuscito le banche d\u2019affari anglo-americane e sguarnendo l\u2019Italia di settori industriali di prim\u2019ordine, di eccellenza e strategici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla \u201csvendita\u201d venne pure, in ritardo, un giudizio impietoso della Corte dei Conti nel 2007, alla vigilia della crisi pi\u00f9 devastante causata dalla finanza da casin\u00f2, non dai debiti sovrani (che arrivarono dopo, a causa dei \u201cbuchi\u201d bancari), come con nonchalance ripetono, forse per auto-convincersi, il senatore a vita Mario Monti e l\u2019enigmatica signora Elsa Fornero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante tutto questo, nonostante la fuga dei grandi gruppi imprenditoriali, guidati dai \u201ccapitani di sventura\u201d come li chiamava Marco Borsa, verso i pi\u00f9 comodi paradisi fiscali; nonostante il disordine istituzionale, la costruzione incerta di un\u2019Europa senza una costituzione e una politica comune; nonostante una globalizzazione scandita secondo i ritmi imposti dalla grande finanza; nonostante l\u2019impoverimento e la crescita delle disuguaglianze l\u2019Italia era ugualmente riuscita a reggere, ad ammortizzare almeno, l\u2019impatto dei cambiamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Italia aveva costruito una struttura industriale che si basava su circa 4mila medie aziende internazionalizzate e di grande eccellenza di prodotto, che delineavano quello che economisti come Fulvio Coltorti, Giuseppe Berta, Franco Amatori soprannominarono \u201cquarto capitalismo\u201d, circondato da un arcipelago infinito di piccole e medie aziende legate al territorio, nate nei distretti che aveva individuato, gi\u00e0 a fine Ottocento, il maestro di Keynes, Alfred Marshall.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nei distretti si vedeva il radicamento territoriale, la concorrenza corretta e complementare, un concetto di impresa sociale che si inserisce e caratterizza una comunit\u00e0, una ricerca di complessiva programmazione democratica che metteva quello sconfinato mondo imprenditoriale a contatto con uno Stato che dovrebbe valorizzare e favorire il suo tessuto produttivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si \u00e8 mai compreso perch\u00e9 non sia mai stato favorito questo tessuto sociale ed economico, cos\u00ec creativo e importante, prettamente italiano e di grande eccellenza, non sia mai stato veramente aiutato da una grande struttura bancaria adeguata. E non sia stato protetto da una promozione statale di grande qualit\u00e0 soprattutto sui problemi della burocratizzazione esasperata e di una pressione fiscale senza limiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si pu\u00f2 nascondere che di fronte a questo sviluppo impetuoso della piccola e media azienda italiana, del \u201cquarto capitalismo\u201d nel suo complesso, lo Stato, in tutte le sue forme, abbia mostrato pi\u00f9 che una voglia di partnership programmatoria, il volto del sospetto per l\u2019evasione, il \u201cnero\u201d, gli affari pochi puliti. Come se non esistesse la magistratura per tutto questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La ribellione che cova oggi nel mondo imprenditoriale, l\u2019instabilit\u00e0 sociale, spesso la ribellione o la rivalsa, sono alla fine frutto di anni di diffidenza vissuta dai piccoli imprenditori sulla loro pelle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A tutto questo si \u00e8 aggiunta la pandemia, in uno dei tornanti pi\u00f9 impervi della storia, che riserva inesorabili sorprese e ostacoli che vanno affrontati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo sforzo delle imprese italiane di reggere alla crisi finanziaria del 2008 e poi a un\u2019assurda politica di austerit\u00e0, viene cos\u00ec oggi stroncato da una delle grandi disgrazie mondiali ricorrenti: appunto una devastante pandemia come quella del Covid-19.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Trovare una soluzione a un simile problema non \u00e8 di certo semplice, ma \u00e8 quasi annichilente e prostrante, ma mai impossibile per\u00f2, come la storia delle nazioni ha sempre dimostrato in passato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 vero, ci si trova di fronte a problemi di liquidit\u00e0 impressionanti dopo un periodo di lockdown, a problemi sociali drammatici. C\u2019\u00e8 un\u2019emergenza da affrontare e poi ci sono le scelte da tentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci sono le ricette facili e sbrigative, compresa l\u2019attesa passiva della catastrofe. Ma c\u2019\u00e8 pure la forza, in molti casi, o la tendenza a ricostruire e a ricominciare secondo criteri nuovi. L\u2019Italia \u00e8 un arcipelago di piccole e medie industrie. Vale la pena di sorreggerle, aiutarle e arricchirle secondo criteri nuovi in tutti i settori, dall\u2019organizzazione del lavoro, alla formazione alla qualit\u00e0 e innovazione di prodotto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u2019\u00e8 un rischio e un pericolo: quello dell\u2019immobilismo e della mancanza di visione, in chiave politica che o perde tempo o ama solo dividersi per contrasti oggi diventati pseudo-ideologici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto ritornano in mente le parole di Alain Minc sull\u2019avidit\u00e0 degli stranieri, non sui territori, ma su migliaia di piccole e medie aziende italiane che sono l\u2019indotto strategico per le pi\u00f9 grandi imprese europee e in alcuni casi delle imprese di tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il calcolo \u00e8 che ci siano circa 250mila aziende italiane, piccole medie in difficolt\u00e0, che tra qualche mese avrebbero convenienza a vendere la loro realt\u00e0 a quelli per cui gi\u00e0 lavorano e forniscono \u201cpezzi\u201d per grandi realizzazioni industriali. Passeremmo cos\u00ec, nel giro di un trentennio circa, dalla \u201cstagione delle privatizzazioni\u201d alla \u201cgrande svendita\u201d. \u00c8 un disastro da evitare a tutti i costi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo punto gli stati generali non ricorderebbero neppure quelli del 1789, ne quelli di Richelieu del 1615, ma quelli del 1302, tenuti dal pi\u00f9 catastrofico re dei Capetingi, Filippo IV, detto il \u201cbello\u201d, ma anche il simbolo dell\u2019assolutismo pi\u00f9 ignobile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/la-grande-svendita-cosi-litalia-termina-il-lavoro-del-92\/2038054\/\">https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/la-grande-svendita-cosi-litalia-termina-il-lavoro-del-92\/2038054\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da TERMOMETRO GEOPOLITICO (Gianluigi Da Rold) Negli inutili \u201cstati generali\u201d si \u00e8 parlato di tutto fuorch\u00e9 dell\u2019unica cosa seria: come salvare le imprese italiane migliori. 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