{"id":59338,"date":"2020-06-22T11:45:59","date_gmt":"2020-06-22T09:45:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59338"},"modified":"2020-06-22T11:11:14","modified_gmt":"2020-06-22T09:11:14","slug":"il-capitalismo-alla-rovescia-di-pietro-ichino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59338","title":{"rendered":"Il capitalismo alla rovescia di Pietro Ichino"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1739\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/06\/ichinocr.png?w=700\" sizes=\"(max-width: 690px) 100vw, 690px\" srcset=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/06\/ichinocr.png 690w, https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/06\/ichinocr.png?w=150 150w, https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/06\/ichinocr.png?w=300 300w\" alt=\"ichinocr\" data-attachment-id=\"1739\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2020\/06\/21\/il-capitalismo-alla-rovescia-di-pietro-ichino\/ichinocr\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/06\/ichinocr.png\" data-orig-size=\"690,362\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"ichinocr\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/06\/ichinocr.png?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2020\/06\/ichinocr.png?w=690\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Raramente la stampa quotidiana offre spunti di respiro cos\u00ec ampio da riuscire a rappresentare una visione complessiva del mondo in poche righe. <a href=\"https:\/\/www.liberoquotidiano.it\/news\/politica\/23292273\/pietro-ichino-senaldi-settembre-licenziamenti-inevitabili-effetto-lockdown-coronavirus-reddito-m5s.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">L\u2019intervista<\/a> rilasciata da Pietro Ichino al quotidiano Libero pochi giorni fa ha questo grande merito. Tuttavia il vero e impareggiabile merito di Ichino in questa e in altre esternazioni \u00e8 quello di fornire una versione pura e senza fronzoli dell\u2019ideologia liberista, aiutando cos\u00ec il lettore a comprendere quale sia l\u2019obiettivo ultimo di societ\u00e0 immaginato dai protagonisti, della lotta martellante condotta contro i lavoratori da parte di chi ne vuole l\u2019eterno sfruttamento e da parte di chi, consapevolmente o meno, di questo eterno sfruttamento costruisce le impalcature, attraverso presunte giustificazioni teoriche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervista \u00e8 un botta e risposta veloce su temi ampi, tutti incentrati sulla crisi economica attuale e sulle misure adottate dal Governo italiano per farvi fronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al margine di aspetti di minore importanza, sono almeno cinque i temi economici cruciali affrontati da Ichino (e altrettante le relative soluzioni prospettate, che costituiscono l\u2019armamentario classico del liberismo oltranzista): 1) la libert\u00e0 di licenziamento vista come volano per l\u2019occupazione; 2) la causa della disoccupazione rintracciata nella formazione inadeguata dei lavoratori; 3) la convinzione che lo Stato debba ritrarsi dall\u2019economia e non sia capace di \u201cfare l\u2019imprenditore\u201d; 4) l\u2019idea che il sindacato debba integrarsi nell\u2019impresa condividendone i destini; 5) Il mito del lavoro agile a distanza come elemento di trasformazione della natura dei rapporti di lavoro dipendenti. Per non citare altre postille qua e l\u00e0 gettate al vento nell\u2019intervista senza nemmeno la fatica di un\u2019argomentazione minima: inevitabilit\u00e0 di una nuova riforma pensionistica restrittiva; reddito di cittadinanza come disincentivo al lavoro; le tasse come nemico dell\u2019economia; i pubblici dipendenti visti pregiudizialmente come scansafatiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La postilla che apre l\u2019intervista \u00e8 proprio quest\u2019ultima. Senza nessuno sforzo argomentativo n\u00e9 la premura di citare evidenze o stime, Ichino lancia un attacco frontale allo smart working dei dipendenti pubblici intrapreso da questi ultimi nel periodo di chiusura legato all\u2019epidemia: \u201cnella maggior parte dei casi \u00e8 stata solo una lunga vacanza pressoch\u00e9 totale, retribuita al cento per cento. Si sarebbe potuto almeno estendere a questi settori il trattamento di integrazione salariale, destinando il risparmio a premiare i medici e gli infermieri in prima linea, o a fornire i pc agli insegnanti, costretti a fare la didattica a distanza coi mezzi propri\u201d. Parole che sprizzano livore gratuito verso milioni di persone costrette a lavorare in condizioni non semplici con mezzi improvvisati, difficolt\u00e0 di gestione dei carichi familiari e ritmi talvolta pi\u00f9 impegnativi di quelli ordinari. Per non parlare del mito delle risorse scarse per cui i risparmi conseguiti con un pagamento ridotto dei dipendenti pubblici tramite CIG avrebbero dovuto essere usati per altri fini superiori. Ma fin qui siamo solo al dileggio gratuito. Pi\u00f9 in l\u00e0 emergono molto pi\u00f9 chiaramente i pilastri della visione liberista del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concentriamoci sui punti pi\u00f9 importanti, che emergono con sorprendente chiarezza. Interrogato dall\u2019intervistatore sul fatto che le imprese, in questa fase di crisi, non stanno sostanzialmente assumendo, Ichino risponde cos\u00ec: \u201cPrima del lockdown, Anpal e Unioncamere censivano in Italia pi\u00f9 di un milione di posti di lavoro qualificato o specializzato permanentemente scoperti per mancanza di persone adatte a ricoprirli. Ammettiamo pure che questa domanda insoddisfatta si sia ridotta del dieci per cento: basterebbe comunque a dimezzare la disoccupazione, o quasi, se fossimo in grado di attivare i percorsi necessari\u201d. Siamo alla solita tiritera della disoccupazione spiegata dalle scarse qualit\u00e0 e capacit\u00e0 dei disoccupati. Milioni di laureati senza lavoro o con lavori precari pagati miseramente, insomma, non verrebbero assunti perch\u00e9 privi delle adeguate qualifiche. Come se il percorso formativo specifico, poi, non fosse parte integrante di un rapporto di lavoro. <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/05\/04\/istruzione-e-disoccupazione-chi-e-causa-del-suo-mal-pianga-se-stesso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Un\u2019impostura ideologica<\/a> che nasconde <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/09\/16\/disoccupazione-male-necessario-o-arma-dei-padroni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">le vere cause<\/a> della disoccupazione di massa, ovvero <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2018\/03\/29\/il-debito-pubblico-e-crescita-aboliamo-il-pareggio-di-bilancio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la cronica carenza di domanda<\/a> di merci e servizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si passa poi all\u2019elogio del licenziamento libero: \u201cin tempi normali, il divieto (di licenziamento) \u00e8 utile solo contro i licenziamenti discriminatori, di rappresaglia, o comunque dettati da motivi illeciti. Al di fuori di questo, pu\u00f2 fare solo danni: non deve essere un giudice a sostituirsi all\u2019imprenditore nelle scelte gestionali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordiamo che in Italia sono previste tre tipologie di licenziamento legittime: giusta causa, giustificato motivo soggettivo e giustificato motivo oggettivo. Il primo \u00e8 legato al verificarsi di comportamenti gravi di violazione dei propri doveri da parte del lavoratore (e non prevede preavviso), il secondo al verificarsi di comportamenti di manifesta inadempienza da parte del lavoratore, ma non cos\u00ec gravi da rientrare nella giusta causa, e il terzo alla presenza di crisi aziendale che rende impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro per l\u2019azienda. Nel caso in cui il licenziamento sia ritenuto illegittimo (ovvero laddove non ricorra nessuno dei tre motivi previsti dalla legge) vi \u00e8 l\u2019obbligo da parte del datore di lavoro di reintegro sul posto del lavoro e indennizzo (dal Jobs Act in poi l\u2019obbligo di reintegro \u00e8 stato limitato al solo licenziamento illegittimo discriminatorio, stravolgendo la precedente disciplina). Il sogno dei liberisti \u00e8 da sempre la totale liberalizzazione del licenziamento. In base a questo modo di pensare, i datori di lavoro dovrebbero poter licenziare senza alcuna giustificazione tranne l\u2019onere di dimostrare che non ti stanno licenziando per il colore della pelle o perch\u00e9 incinta. Licenziamento libero e discrezionale, dunque, e indennizzo per il lavoratore senza alcun obbligo di reintegro. Questa la proposta di Ichino, che sogna il modello anglosassone dove il rapporto di lavoro \u00e8 integralmente flessibile e i contratti a tempo indeterminato possono essere sciolti senza alcuna forma di tutela, fatti salvi irrisori indennizzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sorvolando sullo \u201cStato che non sa fare il mestiere di imprenditore\u201d e che dovrebbe quindi starsene fuori da qualsivoglia ruolo nell\u2019attivit\u00e0 economica, andiamo ad analizzare i due punti forse pi\u00f9 cruciali e inquietanti dell\u2019intervista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sindacato, secondo Ichino, dovrebbe smettere di creare contrapposizioni e conflitti integrandosi nella missione dell\u2019impresa e condividendone i destini nella buona e nella cattiva sorte. Qui siamo al corporativismo esplicito. Il linguaggio usato pu\u00f2 sembrare criptico, ma il messaggio \u00e8 chiaro: \u201cio propongo la distinzione tra il sindacato <em>alfa,<\/em> quello tradizionale, che si considera \u201ctutt\u2019altro rispetto all\u2019impresa\u201d, e il sindacato <em>omega,<\/em> che invece ha come proprio obiettivo, dove possibile, quello di guidare i lavoratori nella negoziazione della scommessa comune con l\u2019imprenditore sul piano industriale innovativo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che un sindacato nasca come altro rispetto all\u2019impresa \u00e8 una semplice evidenza oggettiva che ne connota il ruolo storico e, sperabilmente, attuale. Il sindacato nasce per tutelare i lavoratori in posizione di subordinazione dall\u2019esercizio dell\u2019arbitrio assoluto da parte dei padroni. Ichino vorrebbe che \u201cil sindacato guidasse i lavoratori nella scommessa comune con l\u2019imprenditore sul piano industriale innovativo\u201d. Sono parole che lasciano intendere un solo messaggio: i sindacati non devono intralciare l\u2019impresa nei propri progetti mettendole i bastoni tra le ruote con le loro rigidit\u00e0 (rigidit\u00e0 = tutela dei posti di lavoro), ma devono assecondare i processi di trasformazione innovativa (innovazione = ristrutturazioni aziendali che spesso implicano stravolgimenti di organico, di ruoli, di orari, etc.). Insomma siamo di nuovo all\u2019elogio della discrezionalit\u00e0 assoluta da parte dell\u2019impresa, la quale, per giunta, dovrebbe essere assecondata da sindacati accondiscendenti che mirano a obiettivi comuni. Corporativismo!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, veniamo alla parte in assoluto pi\u00f9 inquietante del pensiero di Ichino. Quella che spaventa di pi\u00f9 perch\u00e9 descrive un processo in atto che, durante la crisi da Covid-19 ha in qualche misura costituito una sorta di prova generale temporanea, ma che potrebbe tornare assai utile ai padroni nel tentativo di stravolgere i rapporti di lavoro nella direzione auspicata dal giuslavorista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riportiamo i passaggi dell\u2019intervista per intero, incluse le domande dell\u2019intervistatore:<\/p>\n<blockquote><p><em>Ancora in tema di intelligenza del lavoro: secondo lei si va verso la sparizione del lavoro dipendente?<\/em><\/p>\n<p>Direi, piuttosto, che si va verso una forte dilatazione dell\u2019area nella quale la struttura della prestazione di lavoro subordinato non \u00e8 pi\u00f9 distinguibile da quella del lavoro autonomo.<\/p>\n<p><em>Pu\u00f2 spiegare meglio?<\/em><\/p>\n<p>Pensi al cosiddetto \u201clavoro agile\u201d o <em>smart working<\/em>, nella sua versione pi\u00f9 diffusa: cio\u00e8 quella in cui la prestazione non \u00e8 soggetta ad alcun vincolo temporale e la persona \u00e8 responsabile soltanto del compimento di un determinato lavoro, cio\u00e8 del risultato. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 lavoro misurato dallo scorrere del tempo, n\u00e9 eterodirezione.<\/p>\n<p><em>Ma se il dipendente da remoto non lavora in maniera smart, come pu\u00f2 difendersi l\u2019imprenditore?<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 necessario inventare una struttura e un sistema di protezione del lavoro dipendente compatibile con l\u2019obbligo di risultato. \u00c8 corretto vietare il licenziamento discriminatorio, ma negli altri casi la valutazione delle ragioni del licenziamento non pu\u00f2 essere affidata al giudice. Bisogna partire dal presupposto che un imprenditore non si libera di un dipendente utile e operoso. Giusto subordinare il recesso a un indennizzo, ma non di 36 mensilit\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In dieci righe si condensa l\u2019apoteosi del progetto liberista. Questa la narrazione: il lavoro oggi diviene agile, slegato dal posto fisico, e le mansioni possono essere svolte da casa tramite la rivoluzione telematica, senza vincoli di orario specifici. Si pu\u00f2 persino parlare di fine della cosiddetta \u201ceterodirezione\u201d ovvero di quella caratteristica cruciale che definisce un lavoro subordinato e lo distingue dal lavoro autonomo imprenditoriale in senso stretto. Nello smart working nessuno ti segue con il bastone per verificare cosa tu stia facendo. Conta il risultato, non quanto tempo ci si impiega! Se sei smart<em>, <\/em>intelligente, capace, se sei cos\u00ec bravo magari da riuscire a lavorare mentre giochi con i figli il pomeriggio o mentre prepari la cena avrai tutto da guadagnare! Fin qui il mito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La realt\u00e0, invece, \u00e8 il ritorno strisciante di un lavoro a cottimo coperto dall\u2019aura di libert\u00e0 del \u201clavoro a distanza\u201d, pagato sulla base del risultato voluto dai padroni. Un risultato raggiunto, come molte esperienze di smart working da tempo dimostrano, con orari di lavoro massacranti che rubano tempo alla vita portandosi il lavoro dentro le mura domestiche, fino ad orari improbabili, anche nelle ore notturne, e in condizioni di totale promiscuit\u00e0 tra vita personale e vita lavorativa. Apparente libert\u00e0 che nasconde la peggiore delle schiavit\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E affinch\u00e9 la schiavit\u00f9 del lavoro smart a cottimo sia davvero compiuta, Ichino, come se non bastasse, batte ancora il martello sul suo chiodo fisso: la libert\u00e0 di licenziamento. Se qualche impresa dovesse preoccuparsi della capacit\u00e0 effettiva di controllo sul lavoratore a distanza, niente paura: se non si portano i risultati richiesti si viene licenziati senza bisogno di tante dimostrazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto cos\u00ec \u00e8 compiuto. Nella favola di Ichino il lavoro dipendente diventa lavoro autoimprenditoriale, ciascuno \u00e8 imprenditore di s\u00e9 stesso e scompare il vincolo della subordinazione. Quella subordinazione che il lavoro smart-cottimo, invece, rafforza ed esaspera viene cos\u00ec nascosta dietro le apparenze della finta libert\u00e0 di lavorare nel proprio salotto senza orari. La visione di Ichino, che rappresenta perfettamente l\u2019immagine ultraliberista dell\u2019economia di mercato, in cui ogni individuo \u00e8 un atomo libero e sovrano e non esistono classi sociali e rapporti di subordinazione, rovescia in modo perfetto il mondo reale. Nel mondo reale si assiste da molti anni, proprio al contrario, ad un allargamento delle maglie dei rapporti di subordinazione: sia attraverso la precarizzazione diretta del lavoro subordinato riconosciuto come tale, sia attraverso la proliferazione di figure fittiziamente autonome, sia attraverso l\u2019impoverimento di parti di microimprenditoria individuale e familiare proletarizzata e sempre pi\u00f9 subordinata alla spietata legge del mercato dominato dai grandi capitali. Nel mondo di Ichino e dei fanatici del libero mercato si starebbe, invece, producendo un allentamento del vincolo di subordinazione tradizionale in vista di una societ\u00e0 di esseri umani liberi e flessibili. Ci\u00f2 che nella realt\u00e0 si manifesta come esasperazione del grado di dipendenza e semi-schiavit\u00f9 viene plasticamente rappresentato come liberazione dalla dipendenza. Una orwelliana rappresentazione rovesciata che ha la chiara funzione di alimentare la divisione e l\u2019individualizzazione dei bisogni in seno al vasto mondo dei subalterni, un mondo oggi parcellizzato e frammentato, ma sempre pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire la realt\u00e0 contemporanea e poter rilanciare un percorso di unit\u00e0 tra tutti coloro che sotto diverse modalit\u00e0 formali di rapporti di dipendenza subiscono impietosamente le conseguenze dell\u2019economia capitalistica, \u00e8 sufficiente rovesciare il rovesciamento di Ichino. Almeno per questo dovremmo ringraziarlo. La sua intervista, letta all\u2019inverso, rappresenta un raro esempio di eccellente lezione di economia sui rapporti di produzione nel capitalismo!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2020\/06\/21\/il-capitalismo-alla-rovescia-di-pietro-ichino\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2020\/06\/21\/il-capitalismo-alla-rovescia-di-pietro-ichino\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA Raramente la stampa quotidiana offre spunti di respiro cos\u00ec ampio da riuscire a rappresentare una visione complessiva del mondo in poche righe. L\u2019intervista rilasciata da Pietro Ichino al quotidiano Libero pochi giorni fa ha questo grande merito. 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