{"id":59389,"date":"2020-06-24T10:00:56","date_gmt":"2020-06-24T08:00:56","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59389"},"modified":"2020-06-23T13:18:11","modified_gmt":"2020-06-23T11:18:11","slug":"lintuizione-del-movimento-degli-anni-70","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59389","title":{"rendered":"L&#8217;intuizione del movimento degli anni &#8217;70"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di L&#8217;INTERFERENZA (Fabrizio Marchi)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/bresciaanticapitalista.files.wordpress.com\/2020\/04\/b9aea269-0a6d-411f-b432-bf342f0477c2.jpeg?w=816\" alt=\"Banda partigiana e assemblea studentesca come microcosmo di ...\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I movimenti sociali degli anni \u201970 hanno commesso una enormit\u00e0 di errori e anche di fesserie (alcune tragiche) che sarebbe anche troppo lungo elencare. Volendo fare una sintesi brutale, da una parte la deriva militarista, pensare cio\u00e8 che fossero applicabili modelli insurrezionalisti o di guerriglia validi, in alcuni casi, in altri contesti ma non certo in un paese capitalista avanzato che si apprestava a vivere una trasformazione sociale e tecnologica radicale (che necessitava e necessita di una critica adeguata).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall\u2019altra, l\u2019adesione acritica all\u2019ideologia neoliberale e politicamente corretta (allora non si chiamava in questo modo\u2026), cio\u00e8 l\u2019attuale ideologia dominante del capitale (il risvolto stupefacente \u00e8 che gli eredi di quei movimenti ancora non se ne rendono conto e ne sono tuttora imbevuti\u2026) con il risultato \u2013 apparentemente paradossale \u2013 di diventarne organici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fra i molti errori che hanno portato alla sua sconfitta e alla sua dissoluzione (repressione dello stato a parte) quel movimento ebbe per\u00f2 anche una grande intuizione, che non fu capita dalla Sinistra ufficiale dell\u2019epoca (e comunque, dati i tempi, magari esistesse ancora\u2026), preoccupata di contenere, disinnescare e, in alcuni casi, anche di dare il suo contributo alla repressione di quell\u2019esplosione di conflittualit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quel movimento pose cio\u00e8 \u2013 forse per la prima volta nella storia \u2013 la questione della qualit\u00e0 della vita, del rifiuto del modello sviluppista\/industrialista\/consumista\/produttivista dominante sia nel sistema capitalista occidentale che (in parte) in quello statalista sovietico (che era sicuramente molto meno produttivista e consumista ma altrettanto sviluppista\/industrialista). Peraltro, lo stesso modello attualmente dominante con la sola differenza che quello sovietico (che aveva, per il solo fatto di esistere, il potere di condizionare, in meglio, quello occidentale, perch\u00e9 lo obbligava a garantire livelli relativamente alti di stato sociale e di occupazione\u2026) non esiste pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I giovani del movimento del \u201977 rifiutavano l\u2019ideologia del lavoro \u201cpurchessia\u201d, come unica prospettiva, scopo e baricentro dell\u2019esistenza, contestavano quella che era definita, appunto, \u201cl\u2019ideologia del lavoro\u201d e posero concretamente sul piatto alcune questioni come la ridistribuzione e la riduzione generalizzata dell\u2019orario di lavoro, non solo dal punto di vita economico, lavorativo (cio\u00e8 per dare a tutti la possibilit\u00e0 di lavorare) e salariale, ma anche e soprattutto dal punto di vista culturale ed esistenziale. Non si rivendicava, insomma, solo il pane, per dirla con un\u2019espressione allora in voga, ma anche le \u201crose\u201d (successivamente, questa espressione \u00e8 diventata patrimonio dell\u2019ideologia radical politicamente corretta e femminista ma questo \u00e8 un altro discorso ancora\u2026). La questione della riduzione dell\u2019orario di lavoro era, dunque, parte di una critica complessiva a quel modello sociale industrialista\/sviluppista\/produttivista\/consumista (e capitalista) altamente pervasivo che occupava (e tuttora occupa), in modo totalizzante, l\u2019intera esistenza delle persone. Il merito storico di quel movimento fu proprio quello di porre al centro la qualit\u00e0 della vita, o meglio, la possibilit\u00e0 di deviare da quello schema e di marciare in un\u2019altra direzione dove il tempo libero, la cultura, la creativit\u00e0, la salute, l\u2019ambiente (e, naturalmente, anche un lavoro non alienante, avvilente e abbrutente) erano posti al centro. \u00a0E tutto ci\u00f2 era una novit\u00e0 assoluta, anche dal punto di vista culturale e ideologico, anche per una Sinistra storica che ancora era interna agli schemi \u201csviluppisti\u201d e ad una sorta di celebrazione ideologica del lavoro in quanto tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo di che la repressione, gli errori politici e ideologici, le derive militariste tragiche a cui ho fatto cenno (e non mi riferisco solo al terrorismo ma anche e soprattutto ad una pratica di pseudo guerriglia metropolitana diffusa e priva di sbocchi\u2026) e, naturalmente, la riduzione che di quell\u2019esperienza \u00e8 stata fatta dalla vulgata mediatica ufficiale, hanno fatto s\u00ec che quegli aspetti positivi e fortemente innovativi posti da quel movimento fossero completamente cancellati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giorni fa ci si confrontava con alcuni amici circa la natura dei vari sistemi capitalisti asiatici e in particolare su quello cinese, che per me \u00e8 fondamentalmente capitalista (anche se in forme inedite e peculiari a quel contesto storico e culturale) mentre per alcuni di loro contiene degli elementi di socialismo. Resta per\u00f2 il fatto che, al di l\u00e0 delle differenti strutture politiche e delle nostre rispettive opinioni, soprattutto quei sistemi (ma, ovviamente, anche quelli occidentali) sono tuttora completamente interni allo schema \u201csviluppista\/industrialista\/consumista\/produttivista di cui sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci si chiedeva, con quegli amici, quale potesse essere, in linea teorica, la strada di una possibile alternativa (socialista) a quello schema, per lo meno nel contesto occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco, io credo che porre al centro la qualit\u00e0 della vita, nel suo complesso (quindi della qualit\u00e0 del lavoro, delle relazioni umane e sociali, del tempo libero, della scuola, della cultura, della sanit\u00e0 pubblica, dell\u2019ambiente, dello stato sociale) possa rappresentare quella possibile alternativa. Naturalmente tutto ci\u00f2 presuppone il fatto di rimettere in discussione l\u2019attuale modello di sviluppo, di capovolgerlo, di mettere l\u2019economia, la tecnica e la scienza al servizio dell\u2019uomo e del cittadino e non viceversa. Forse quei \u201cmaledetti\u201d anni \u201970 non sono proprio tutti da buttare via, se solo si avesse la volont\u00e0 politica di capirlo\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.linterferenza.info\/attpol\/lintuizione-del-movimento-degli-anni-70\/\">http:\/\/www.linterferenza.info\/attpol\/lintuizione-del-movimento-degli-anni-70\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTERFERENZA (Fabrizio Marchi) I movimenti sociali degli anni \u201970 hanno commesso una enormit\u00e0 di errori e anche di fesserie (alcune tragiche) che sarebbe anche troppo lungo elencare. 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