{"id":59943,"date":"2020-10-13T03:08:33","date_gmt":"2020-10-13T01:08:33","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59943"},"modified":"2020-10-16T08:13:49","modified_gmt":"2020-10-16T06:13:49","slug":"59943","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=59943","title":{"rendered":"La sanit\u00e0 nella regione Veneto"},"content":{"rendered":"<div>di FRANCESO BASILE, ENRICO BONFATTI, GIOVANNI TURRA (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia reg. Veneto)<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Un importante fenomeno, che ha caratterizzato lo scenario del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) negli ultimi vent\u2019anni, \u00e8 stato il processo di aggregazione delle Aziende Sanitarie. A partire dalle riforme del 1992, e successive, il SSN \u00e8 stato soggetto a grandi cambiamenti i quali hanno avuto il fine dichiarato di ottimizzare la gestione o di contenere i costi della spesa sanitaria. Si sono invece avute evidenti ricadute negative sulla qualit\u00e0 e la quantit\u00e0 dei servizi forniti. Quest\u2019andamento, dopo essersi sviluppato nel corso degli anni, ha visto una nuova accelerazione nel 2015 a livello regionale con l\u2019attuazione di una serie di riforme, che hanno coinvolto anche la Regione Veneto. Per comprendere l\u2019evoluzione del Sistema Sanitario Nazionale, recepita, nonostante le ricadute negative, con zelo e noncuranza dalla Regione Veneto \u00e8 opportuno illustrare una sintesi normativa sia nazionale che regionale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo _4yxr\">ANALISI DELLA NORMATIVA<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo _4yxr\">Normativa Nazionale:<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">1. Legge n. 281 del 16 maggio 1970 &#8211; Introduzione regioni a statuto ordinario.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">2. Decreto Legge (D. L.) n. 386 del 17 agosto 1974 \u2013 \u201cNorme per l\u2019estinzione dei debiti degli enti mutualistici nei confronti degli enti mutualistici nei confronti degli enti ospedalieri\u201d.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">3. Legge n. 833 del 1978 &#8211; Istituzione del SSN.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">4. Decreto Legislativo (D. Lgs.) n. 502 del 30 dicembre 1992, le seguenti modifiche ed integrazioni apportate dal Decreto Legislativo del 17 dicembre 1993 n. 517, e il Decreto Legislativo n. 571 del 1992 stabiliscono che le Asl (Aziende Sanitarie Locali), nate dalle vecchie Usl, debbano coincidere con il territorio della Provincia e, come risultato della loro conversione in Aziende, abbiano personalit\u00e0 giuridica pubblica e siano riconosciute Enti strumentali della Regione. Le Asl cessano di essere quindi un\u2019espressione dei territori, come erano le Usl, e in onore al loro nome sono caratterizzate da un impianto organizzativo fortemente verticistico e monocratico in cui i processi decisionali vengono totalmente sottratti alle realt\u00e0 locali e affidati a un Direttore Generale di nomina regionale.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">5. L\u2019accorpamento, iniziato nel 1992, porta nel 1995 ad avere una diminuzione significativa del numero di Asl all\u2019interno del territorio nazionale con la soppressione di 431 unit\u00e0; questo processo lo subisce anche la Regione Veneto che passa dall\u2019avere 36 Aziende iniziali ad averne 22.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">6. L\u20191 gennaio 1999, con l\u2019adozione della moneta unica, entra in vigore il Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita che a livello locale si articola nel Patto di Stabilit\u00e0 Interno il quale impone a Regioni, Comuni e Province di ottenere ogni anno un avanzo di gestione a garanzia del debito pubblico stabilito grazie a criteri rivisti ogni tre anni. In seguito alla crisi del 2008 tali avanzi arriveranno a percentuali a doppia cifra, condizionando pesantemente le politiche di investimento e la spesa corrente di tutto il settore pubblico.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">7. D. Lgs. n. 229 19 giugno 1999 \u2013 \u201cNorme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell&#8217;articolo 1 della Legge del 30 novembre 1998, n. 419\u201d.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">8. Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.) del 29 novembre 2001. Fornisce le modalit\u00e0 per definire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) da garantire a tutti gli assistiti del Servizio Sanitario Nazionale.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">9. Legge Costituzionale n. 3 del 18 ottobre 2001, riforma del Titolo V della Costituzione che completa l&#8217;iter della riforma.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">10. Conclusasi la prima fase di aziendalizzazione, che comprende gli anni dal 1995 al 2001, comincia un nuovo periodo di ingegneria istituzionale. Il processo di accorpamento continua, quindi continua la diminuzione del numero di Asl, e, di conseguenza, si modificano le dimensioni dei bacini di utenza anche con cambiamenti significativi: nel 2005 in media, a livello nazionale, i bacini di utenza vedono la loro dimensione quasi quadruplicata rispetto al 1992 (da 86.962 abitanti a 321.601). Nel caso del Veneto l\u2019aumento \u00e8 piuttosto modesto rispetto ad altre Regioni (come ad esempio Marche, Molise e Lombardia) tuttavia importante: da 127.150 abitanti in media per Ulss si passa a 221.090, quindi quasi il doppio.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">11. La Legge 311\/2004 art. 1, comma 169 prevede, per la prima volta, la fissazione di \u201cstandard qualitativi, strutturali, tecnologici, di processo e possibilmente di esito, e quantitativi\u201d allo scopo di \u201cgarantire l\u2019obiettivo del raggiungimento dell&#8217;equilibrio economico finanziario da parte delle regioni\u201d, recependo gli obblighi in materia di finanza pubblica derivanti dalla nostra adesione ai trattati UE che, com\u2019\u00e8 noto, non prevedono invece nessun obbligo in materia di erogazione di servizi pubblici essenziali.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">12. D. Lgs. n. 150\/2009 con il piano di performance triennale, il quale dispone che ogni azienda o ente pubblico sia tenuto a valutare la rispettiva performance in relazione all\u2019amministrazione nel suo complesso, alle aree di responsabilit\u00e0 nelle quali si articola e ai singoli dipendenti, sempre cercando la valorizzazione del merito e la trasparenza dei risultati ottenuti in rapporto con le risorse adoperate.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">13. Pubblicazione del documento denominato \u201cUn New Deal della Salute\u201d il 27 giugno 2006 da parte del Ministero della Salute dove si definisce un quadro dei principi fondamentali.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">14. Stipula del \u201cPatto per la Salute\u201d tra Governo e Regioni il 28 settembre 2006, il quale aveva l\u2019intento di conservare e migliorare la qualit\u00e0 e l\u2019efficacia dei servizi sanitari e riportare al tempo stesso la dinamica di tale voce di spesa nell\u2019ambito dei vincoli della finanza pubblica.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">15. Legge n. 42 del 5 maggio 2009: \u201cDelega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell\u2019articolo 119 della Costituzione\u201d.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">16. Stipula del nuovo \u201cPatto per la Salute\u201d tra il Governo e le Regioni il 29 ottobre 2009, che impegna queste ultime ad assicurare l\u2019equilibrio finanziario della gestione in condizioni di efficienza e appropriatezza.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">17. D. Lgs. n. 6812 del 6 maggio 2011, il quale inserisce Veneto, Umbria e Emilia tra le tre Regioni <span class=\"_4yxp\">benchmark <\/span>per la definizione dei costi e dei 13 fabbisogni standard usati per la ripartizione del Fondo sanitario sulla base di un indicatore della qualit\u00e0 e dell\u2019efficienza (IQE), che prende in considerazione il requisito fondamentale dell\u2019erogazione dei LEA nel rispetto dell\u2019equilibrio economico, oltre che di una serie di indicatori <span class=\"_4yxo _4yxr\">di appropriatezza e di economicit\u00e0<\/span>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo _4yxr\">Normativa regionale:<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Fra le prime regioni in Italia, il Veneto nel 1993 applica il sistema di classificazione e remunerazione delle prestazioni che si basa sui Raggruppamenti Omogenei di Diagnosi (DRG, Diagnosis Related Group).<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 La Legge Regionale (L. R.) 14 settembre 1994, n. 55 determina gli strumenti e le modalit\u00e0 della programmazione, le modalit\u00e0 e le fonti di finanziamento delle Aziende Sanitarie, ed il loro assetto contabile, gestionale e di controllo.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 La L. R. del 14 settembre 1994, n. 56 prevede l\u2019integrazione delle politiche sanitarie e sociali e la delega alla direzione dei servizi sociali da parte dei Comuni alle Unit\u00e0 Locali Socio-Sanitarie.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 La L. R. n. 22 del 16 agosto 2002, individua i requisiti indispensabili per l\u2019autorizzazione all\u2019esercizio e all\u2019accreditamento delle strutture sanitarie e socio-sanitarie al fine di promuovere la qualit\u00e0 ed efficienza gestionale, secondo i principi introdotti dal D. Lgs. 502\/1992.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 La L. R. n. 9\/2011, modificata dalla L. R. n. 22\/2011, stabilisce che il giudizio sulla performance del personale delle aziende del Servizio Sanitario Regionale debba aderire ai principi dei Titoli II (MISURAZIONE, VALUTAZIONE E TRASPARENZA DELLA PERFORMANCE) e III (MERITO E PREMI) del D. Lgs. n. 150\/2009.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 La L. R. 19\/2016 istituisce Azienda Zero e riduce ulteriormente le Asl da 22 a 9<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo _4yxr\">STRUTTURA DEL SSR (SISTEMA SANITARIO REGIONALE) DEL VENETO<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista strutturale, la Regione Veneto presenta un modello di <span class=\"_4yxp\">governance<\/span> di tipo accentrato e fondato su alcuni principi essenziali:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">1. la logica di sistema;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">2. la crescita controllata della spesa (tramite la programmazione strategica centrale e l\u2019attuazione locale, la procedura di <span class=\"_4yxp\">budgeting <\/span>e di verifica dei risultati);<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">3. la collaborazione tra tutte le componenti, pubbliche e private;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">4. la responsabilizzazione finanziaria e fiscale in relazione alle scelte operate;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">5. la sussidiariet\u00e0 verticale e orizzontale. Inoltre<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">6. la Regione si struttura come una <span class=\"_4yxp\">holding<\/span> operativa che crea relazioni con le Asl \u201cbasate sull\u2019ascolto\u201d ma esclude l\u2019opportunit\u00e0 di negoziare sugli obiettivi (esclusione dei territori dalle capacit\u00e0 decisionali). \u00c8 inoltre indirizzata ad un modello di organizzazione dei servizi sanitari di tipo \u201cintegrato\u201d con poche Aziende Ospedaliere, le quali vengono controllate centralmente senza la facolt\u00e0 di delegare la contrattazione alle Asl.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Va altres\u00ec considerato che:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">a) Alla spesa sanitaria (dati sino al 2016) per assistenza territoriale viene assegnato un peso relativamente maggiore rispetto alla media nazionale (54,1% contro il 48,8%). La spesa per l\u2019assistenza ospedaliera pesa invece per il 42,5% (<span class=\"_4yxp\">sotto la media nazionale pari al 47%<\/span>); infine, quella per la prevenzione per il 3,2% (<span class=\"_4yxp\">anch\u2019essa sotto la media nazionale pari al 4,2%<\/span>).<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">b) Per quanto concerne la spesa farmaceutica territoriale il Veneto si colloca tra le regioni pi\u00f9 virtuose (spende meno!), con un valore pari al 9,36% del finanziamento complessivo ordinario del SSN, secondo solo alla Provincia Autonoma di Bolzano (8,79%), a fronte di una spesa farmaceutica media a livello nazionale dell\u201911,2% e di nove regioni che registrano percentuali superiori all\u201911,35% (in ordine decrescente di incidenza: Sardegna, Puglia, Calabria, Campania, Abruzzo, Lazio, Sicilia, Marche e Basilicata, che attestano percentuali che vanno dal 14,14% all\u201911,45%).<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">c) Il PSSR (Piano Socio Sanitario Regionale) 2012-2016 approvato con L. R. n. 23 del 29\/06\/2012, poi modificato dalla L. R. n. 46 del 3\/12\/2012; L. R. n. 19 del 25\/10\/2016 e successive scritture, si riferiscono alla riforma che istituisce Azienda Zero in qualit\u00e0 di ente di <span class=\"_4yxp\">governance<\/span> della sanit\u00e0 regionale;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">d) I Documenti di programmazione sono redatti con speciale rimando al Bilancio Economico Preventivo (BEP) 2018 e al Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e la Trasparenza 2018-2020.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">e) Gli obiettivi di salute e di funzionamento dei servizi per le Aziende ed Istituti del SSR (Sistema Sanitario Regionale) per l\u2019anno 2018, sono determinati come previsto dall\u2019art. 3 bis, comma 5, del D. Lgs. n. 502\/1992 (Deliberazione Giunta Regionale (D.G.R.) Veneto 230 del 6\/03\/2018 Indirizzi annuali per l\u2019attivit\u00e0 di Azienda Zero), ai sensi dell\u2019articolo 2 comma 9 della Legge Regionale 19\/2016 (D.G.R. Veneto 555 del 30\/04\/2018)<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo _4yxr\">ANALISI DEI DATI<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">In cinque anni, dal 2012 al 2017, il Servizio sanitario nazionale ha perso 91 strutture di ricovero (60 pubbliche e 31 private), 401 strutture di specialistica ambulatoriale (299 nel pubblico e 102 nel privato). Nel settore dell\u2019assistenza territoriale residenziale le strutture pubbliche si sono ridotte di 216 unit\u00e0, mentre quelle private sono aumentate di 1062; per l\u2019assistenza territoriale semiresidenziale si registra -31 unit\u00e0 nel pubblico e +330 unit\u00e0 nel privato; per l\u2019altra assistenza territoriale -122 unit\u00e0 pubbliche e +96 unit\u00e0 private; per l\u2019assistenza riabilitativa -1 unit\u00e0 pubblica e + 96 unit\u00e0 private. In sostanza il pubblico ha perso il 6,39% di strutture e il privato ne ha guadagnato l\u20198,84%. In valori assoluti il pubblico conta in tutto 11.412 strutture sanitarie e il privato 15.621.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Per poter meglio comprendere come il Veneto, in linea con i dati nazionali, abbia abbracciato il disegno di progressiva privatizzazione della sanit\u00e0 \u00e8 opportuno esaminare quanto accaduto nel ventennio di governo regionale della Lega a partire dalle prime schede ospedaliere del 2002 che per la prima volta definiscono le dotazioni delle strutture di ricovero. I posti letto ospedalieri nel 1999 erano 23.802 di cui 20.382 pubblici (85,7%) e 3.420 privati (14,3%). A confermare la rilevante privatizzazione avvenuta in Veneto \u00e8 la drastica riduzione dei posti letto. In totale sono rimasti solo 17.955 posti letto ospedalieri con un calo di 5.847 unit\u00e0, pari al -24,5%. Questo saldo negativo \u00e8 il gravissimo risultato di un\u2019operazione che addirittura ha previsto il taglio di ben 6.137 (-30,1%) posti letto pubblici a fronte di un aumento dei posti letto nella sanit\u00e0 privata (+290 posti letto pari a +8,5%).<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Le schede ospedaliere del Veneto, hanno dunque contribuito pesantemente al taglio di ben 3.629 posti letto, pari al -20,3% (da 17.955 a 14.250, taglio di un posto letto ogni 5), mentre sono stati assegnati 517 posti letto alle strutture private pari al +16,2% (da 3.188 a 3.705, circa un posto letto ogni 6 in pi\u00f9). Con la stessa deprecabile logica, \u00e8 stato effettuato il taglio di ben 365 posti letto ospedalieri pubblici (da 1.114 a 749) in Area Intensiva, pari al -32,7%. Quasi un posto letto ogni 3. Se nel 2002 la sanit\u00e0 privata \u201cvaleva\u201d (facendo il rapporto tra posti letto pubblici e posti letto privati) pi\u00f9 o meno il 16%, oggi \u00e8 balzata al 24% e i servizi per la riabilitazione gestiti dal privato sono aumentati del 62%. I risultati sono stati i seguenti:<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxr\">Andamento dei posti letto per acuti<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">In 10 anni dal 2000 al 2009 il numero dei posti letto \u00e8 passato da 21.400 a 16.700 (-20% circa).<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxr\">Tasso di ospedalizzazione<\/span><span class=\"_4yxp\"> (esprime il numero dei ricoveri medio annuale che si verifica ogni 100.000 abitanti)<\/span>: dal 2001 al 2009 \u00e8 passato da 200 a 150. <span class=\"_4yxo\">Oggi \u00e8 assestato sui 117 ed \u00e8 il pi\u00f9 basso <\/span><span class=\"_4yxo\">d\u2019Italia.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Va detto che tali tagli sono la conseguenza di un contesto normativo nazionale volto a soddisfare l\u2019esigenza di derivazione UE di mettere la mordacchia alla spesa pubblica, urgenza rintracciabile sia nel Patto di Stabilit\u00e0 Interno sia nella legge 311\/2004 i cui regolamenti attuativi fissano per la prima volta dei tetti al numero dei posti letto, alla durata delle degenze e ai tassi di ospedalizzazione, parametri che nel corso degli anni sono stati rivisti continuamente al ribasso arrivando nella nostra regione a 3.7 posti letto \/ 1000 abitanti e ad un tasso di ospedalizzazione massimo di 140 ab. \/ 1000 ab. (Allegato \u201cA\u201d alla D.G.R. Veneto 1527\/2015). Tale media non \u00e8 per\u00f2 rappresentativa della reale presenza di dotazioni ospedaliere sui singoli territori, caratterizzata da una distribuzione a macchia di leopardo dipendente probabilmente pi\u00f9 da questioni di consenso elettorale che dalle concrete esigenze delle diverse realt\u00e0 locali.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la nostra regione, l\u2019origine di questa politica ha una data precisa: l\u2019approvazione della delibera regionale numero 4449 del 28 dicembre 2006 avente per oggetto \u201cAssistenza ospedaliera: criteri e modalit\u00e0 per la determinazione dei volumi di attivit\u00e0 e dei tetti di spesa degli erogatori pubblici e privati preaccreditati per gli anni 2007-2008-2009\u201d. Presidente della regione era Giancarlo Galan, vice presidente Luca Zaia e assessore alla sanit\u00e0 era Flavio Tosi. Con tale discutibile normativa si stabil\u00ec il principio cardine fondamentale secondo cui non poteva essere superato il limite dei 160 ricoverati ogni mille abitanti. Una razionalizzazione, per usare un eufemismo, il cui fine ultimo sarebbe stato quello di diminuire le prestazioni complessive nella sanit\u00e0 pubblica a favore degli \u00aberogatori privati preaccreditati\u00bb.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Infatti, nella fattispecie, mentre da una parte gli \u00aberogatori privati preaccreditati\u00bb vengono obbligati a rispettare, in proporzione, il limite imposto dal parametro dei posti letto, dall\u2019altro i fondi complessivi ad essi destinati non diminuiscono in proporzione in quanto la delibera suddetta recita esplicitamente che \u00abil budget finanziario destinato agli \u00aberogatori privati preaccreditati\u00bb rimane invariato per tutto il triennio 2007-2009\u00bb. Ma non basta ancora: \u00abgli erogatori privati preaccreditati potranno modificare la produzione complessivamente erogata anche incentivando il passaggio al regime ambulatoriale delle prestazioni di ricovero previste\u00bb ovvero alla regione non interessa spendere meno, ma interessa far diminuire la percentuale dei ricoveri attraverso la riduzione dei posti letto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Mentre il <span class=\"_4yxp\">budget <\/span>per il pubblico proporzionalmente cala, quello per i privati aumenta. Nella suddetta delibera difatti per gli \u00aberogatori privati preaccreditati\u00bb viene mantenuto l\u2019aumento del 3% previsto nel 2004, riconosciuto per il 2007 un incremento finanziario dell\u20198%, per il 2009 un altro 3,23% per compensare l\u2019inflazione\u2026 Infine, sempre nella medesima disposizione si legge: \u00abQualora, in conseguenza della riduzione dei ricoveri, un erogatore privato preaccreditato non raggiunga il budget finanziario previsto, la quota finanziaria mancante sar\u00e0 comunque garantita, in aggiunta al budget delle prestazioni ambulatoriali previsto per l\u2019anno successivo e finalizzata alla riduzione delle liste d\u2019attesa\u00bb. Una garanzia fuorviante e onerosa che ha il fine ultimo di garantire favori agli \u00aberogatori privati preaccreditati\u00bb con ogni mezzo pubblico possibile.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxp _4yxr\">Altro capitolo significativo riguarda il personale del settore sanitario. <\/span>I medici cessati nelle Ulss venete nell\u2019ultimo anno sono centinaia, con un trend in aumento. Tanto per citare alcuni esempi: dal 2017 ad oggi i Dirigenti Medici che hanno lasciato, a vario titolo, l\u2019Azienda Ulss 5 Polesana sono 112 e l\u2019Azienda Ulss 8 Berica sono 108. Le Aziende Ulss con l\u2019avallo degli organismi regionali come al solito hanno scovato il metodo per aggirare in modo illegale il problema. \u00c8 cos\u00ec che entrano in gioco le Coop. Il facile e discutibile reclutamento di medici attraverso le coop, un affare plurimiliardario, \u00e8 iniziato in sordina presso la Ulss 5 Polesana nel giugno 2016 ma si \u00e8 diffuso rapidamente a quasi tutte le altre Ulss.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">La Regione Veneto lamenta una carenza di organico complessiva pari ad oltre 1350 medici: a titolo di esempio, nella sola Ulss 5 Polesana, dal 2017 ad oggi, tra il raggiungimento della massima et\u00e0 e trasferimenti per mobilit\u00e0 volontaria, si sono persi circa 110 medici, rimpiazzati con lo strumento dell\u2019affidamento diretto tramite la coop Novamedica di Bologna. Alla stessa cooperativa si sono altres\u00ec rivolti per la carenza di medici la Ulss Veneziana, per sopperire alla carenza di personale per le prestazioni ambulatoriali e chirurgiche, nonch\u00e9 la Ulss Euganea 6 Padovana che riscontra una mancanza di circa 100 medici.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Si tratta di pratiche che sono state dichiarate illegittime dal Consiglio di Stato (sentenza n. 1571\/2018). Il ricorso ai cosiddetti \u201cMedici in affitto\u201d, che spesso non sono specializzati, riduce in modo significativo la sicurezza organizzativa delle strutture sanitarie e quindi anche la sicurezza e la qualit\u00e0 delle cure erogate. Questo \u00e8 dovuto, non tanto alla preparazione teorica di questi medici che pu\u00f2 anche essere di buon livello, quanto alla loro limitata esperienza clinica ed al fatto che vengono immediatamente messi ad operare in contesti che non conoscono. In alcuni <span class=\"_4yxp\">Pronto Soccorso<\/span> della regione i \u201cMedici in affitto\u201d non sono utilizzati per le guardie notturne e festive per il timore che si possa verificare pi\u00f9 facilmente l\u2019\u201cerrore umano\u201d. Come di consueto capofila di queste pratiche discutibili, in Italia, \u00e8 il Veneto, seguito dal Trentino Alto Adige. Per quanto concerne il personale infermieristico, il Veneto sembra in linea con le linee guida nazionali avendo un rapporto infermieri\/medici di 3 a 1. <span class=\"_4yxo\">Usiamo volutamente il termine \u201csembra\u201d poich\u00e9, vista la carenza di medici, anche nel Veneto il rapporto 3 a 1 con gli infermieri \u00e8 palesemente falsato<\/span>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxp _4yxr\">Si giunge cos\u00ec al Piano Socio Sanitario Regionale (PSSR) del 2019-2021 e alle sue non poche criticit\u00e0. <\/span>Partendo dalle schede ospedaliere osserviamo che il confronto tra le schede ospedaliere 2019-2023 e la situazione al 2013 mostra inequivocabilmente una riduzione di posti letto di -816 unit\u00e0 (-4,29%) e un aumento dei letti a gestione privata accreditata +833 (+4,56%). Inoltre \u00e8 netta la riduzione complessiva tra letti per acuti e post acuti, che \u00e8 di 1414 unit\u00e0 (-6,67%). In premessa al PSSR in parola, se ne ricordano gli aspetti pi\u00f9 qualificanti, per approfondire i quali occorre richiamare il Decreto Ministero della Sanit\u00e0 (D.M.S.) 70\/2015. <span class=\"_4yxp\">Il D.M.S. 70\/2015 \u00e8 un decreto di fondamentale importanza finalizzato alla riorganizzazione, all\u2019aggiornamento e alla modernizzazione delle obsolete e costosissime reti ospedaliere del Paese.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Tale complessa riorganizzazione ha i seguenti obiettivi:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 deve rendere la rete ospedaliera adeguata a rispondere ai nuovi bisogni di salute e alle nuove modalit\u00e0 del loro manifestarsi;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 deve inoltre contribuire a promuovere la qualit\u00e0 dell\u2019assistenza, la sicurezza delle cure, l\u2019uso appropriato delle risorse, implementando forme alternative al ricovero, quando le stesse rispondano pi\u00f9 efficacemente ai bisogni di una popolazione sempre pi\u00f9 anziana e\/o non autosufficiente.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Fra i suddetti standard assumono particolare importanza i seguenti:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 la riduzione dei posti letto al 3,7 per mille ab. (3,0 per gli acuti e 0,7 di riabilitazione);<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 la classificazione delle strutture ospedaliere in livelli in base ai bacini di utenza e ai requisiti minimi necessari strutturali e tecnologici per ciascuno di questi;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 l\u2019individuazione di standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dei livelli essenziali di organizzazione per ciascuna disciplina;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 il vincolo della programmazione ai fini qualitativi al rapporto volume di attivit\u00e0\/esiti;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 l\u2019attivazione delle reti per patologia;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 l\u2019adozione del modello Hub e Spoke per quanto riguarda la programmazione dei flussi di pazienti nei diversi ospedali della rete;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 l\u2019adeguamento della rete Emergenza &#8211; Urgenza.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo _4yxp _4yxr\">Criticit\u00e0:<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019elaborato del PSSR \u00e8 presente una forte contraddizione fra le affermazioni esistenti nel testo, p.es., \u201cforte aderenza della rete ospedaliera in tutte le sue componenti alle disposizioni e agli standard minimi previsti dal suddetto D. M. Sanit\u00e0\u201d, e la reale attuazione e rispetto di tali standard.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Il D.M.S. presenta infatti due classificazioni degli ospedali della rete:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 la prima legata ai requisiti minimi strutturali, tecnologici e quantitativi necessari per rientrare in uno dei tre livelli minimi previsti (requisito fondamentale per individuare il ruolo dell\u2019ospedale nella rete) e per poter garantire la condizione minima necessaria di sicurezza clinica ed organizzativa al paziente;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 la seconda articolata in due livelli (Hub e Spoke) in base al ruolo dell\u2019ospedale nella dinamica dei flussi dei pazienti per quanto riguarda i ricoveri.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, nella proposta di nuovo PSSR si \u00e8 tenuto poco conto della classificazione legata ai requisiti minimi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">La nostra attuale rete ospedaliera risale a prima della seconda guerra mondiale, con poche modifiche strutturali intervenute sulla stessa da allora ad oggi. Quest\u2019ultima \u00e8 caratterizzata attualmente dalla presenza di 68 ospedali, di cui 51 ritenuti ospedali generali e 17 che non possono essere considerati tali. Gli ospedali, ritenuti \u201cgenerali\u201d, a loro volta sono stati cos\u00ec classificati in base alla dinamica dei flussi dei pazienti per quanto riguarda i ricoveri:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; 5 HUB ospedali regionali (A. O. Padova, A. O. U. I. Verona, Treviso, Mestre e Vicenza),<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; 2 HUB provinciali (Belluno e Rovigo),<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; 44 ospedali SPOKE.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxp\">Per la Regione tutti i 51 ospedali \u201cgenerali\u201d possiedono gi\u00e0 i requisiti previsti e richiesti dal D.M.S. 70\/2015 in rapporto al loro ruolo nella rete ospedaliera regionale. <\/span>In base a questa affermazione i suddetti ospedali sarebbero classificabili in base ai requisiti minimi teoricamente posseduti in:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; 7 presidi ospedalieri di II livello,<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; 27 di I livello (ospedali nodi di rete),<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; 17 di base (ospedali presidi di rete).<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Se si esaminano per\u00f2 nel dettaglio i reali requisiti strutturali, organizzativi e tecnologici posseduti da questi ospedali e si confrontano con quelli minimi richiesti dal suddetto D.M.S. 70\/2015 ci si rende conto che:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; dei 7 presidi ospedalieri di II livello, 5 solamente hanno i requisiti e 2 non li hanno;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; dei 27 presidi ospedalieri di I livello, 13 solamente hanno i requisiti, mentre 6 sono borderline e 8 sono ben lontani dal possederli;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">&#8211; dei 17 presidi ospedalieri di base, 3 hanno i requisiti, mentre 4 sono borderline e 10 sono ben lontani dal possederli.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Esistono anche altre due importanti discordanze rispetto ai principi tecnici di buona programmazione e di buona organizzazione nominalmente presenti nel D.M.S. 70\/2015.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxp\">1. Allocazione dei requisiti minimi.<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Per il suddetto D.M.S. i requisiti devono essere posseduti dal singolo stabilimento ospedaliero (<span class=\"_4yxo\">per il D.M.S. lo stabilimento ospedaliero \u00e8 equivalente al presidio ospedaliero<\/span>) al fine di ottimizzare le sinergie diagnostiche, terapeutiche e i percorsi clinici ed elevare al di sopra dei livelli minimi indispensabili le condizioni di sicurezza clinica ed organizzativa del singolo ospedale.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo\">Per la Regione Veneto, invece, il presidio ospedaliero \u00e8 l\u2019insieme degli stabilimenti ospedalieri presenti in ciascuna azienda<\/span> e pertanto i requisiti suddetti non devono per forza essere tutti presenti nel singolo ospedale, ma al loro possesso possono concorrere quelli presenti nell\u2019Azienda Sanitaria di competenza, anche se distano parecchi chilometri l\u2019uno dall\u2019altro. <span class=\"_4yxo\">Questa discordanza rende palese la poca considerazione da parte della Regione nei riguardi della sicurezza clinica ed organizzativa per i pazienti<\/span>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxp\">2. Numero di ospedali generali in rapporto ai bacini di utenza.<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Il numero degli ospedali \u201cgenerali\u201d che dovrebbero essere presenti nel Veneto \u00e8 ben superiore a quello che risulterebbe dal D.M.S. suddetto, se si tenesse conto dei bacini di utenza in esso previsti; se si utilizzassero dimensioni di bacini di utenza di livello medio rispetto a quelli dichiarati dal D.M.S., il numero massimo degli ospedali \u201cgenerali\u201d dovrebbe essere non pi\u00f9 di 40-41, pur tenendo conto dell\u2019orografia. I 10 o 11 ospedali, a cui togliere la qualifica di ospedale generale e trasformare in altra tipologia di struttura sanitaria a bassa complessit\u00e0 diagnostica &amp; terapeutica (ospedali di continuit\u00e0, di lungodegenza o di riabilitazione), sarebbero naturalmente quelli pi\u00f9 piccoli, meno sicuri e meno strategici per la rete ospedaliera regionale. Questa discordanza, qualora si voglia ricercare veramente una maggiore sicurezza organizzativa e clinica, al fine di ridurre gli eventi avversi sui pazienti e gli elevati costi assicurativi per l\u2019azienda, nonch\u00e9 in una situazione di carenza sempre pi\u00f9 grave di medici specialisti e di risorse economiche per la Sanit\u00e0 Pubblica, ha fragili motivazioni sul piano tecnico e appare rischiosa per la sostenibilit\u00e0 e sicurezza clinica ed organizzativa del S.S. Regionale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo _4yxr\">AZIENDA ZERO<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Mentre i territori sono in sofferenza per la mancanza di servizi, Azienda Zero realizza 57 milioni di utile, come emerge dall\u2019esame del bilancio economico consolidato. Soldi sottratti alle Ulss nel corso del 2017 che avrebbero consentito l\u2019erogazione dell\u2019assistenza, non solo ospedaliera, in modo pi\u00f9 efficace. Infatti, la produzione di Azienda Zero ha un valore di 594 milioni e al suo interno spiccano i 168 milioni per ripianare i deficit delle Ulss, i 51,7 per il funzionamento di Arpav (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto), i 14,5 per gli specializzandi e infermieri, i 12 per indennizzi danni da trasfusione, 21 milioni per mobilit\u00e0 attiva, 47 per il <span class=\"_4yxp\">pay back<\/span> farmaceutico e altri 16 per fornitori elettromedicali e biomedicali, accantonamenti vari, manutenzioni e riparazioni. Alla fine, risulta un utile spendibile in investimenti in conto capitale di circa 57 milioni. Se tale somma fosse stata effettivamente iscritta in bilancio per la riorganizzazione e il potenziamento del territorio avrebbe consentito un\u2019assistenza pi\u00f9 efficace.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo _4yxr\">DISTRETTI SOCIO SANITARI DI BASE DEL TERRITORIO<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Il capitolo dei Distretti Socio Sanitari di Base e dell\u2019assistenza territoriale nel suo complesso rappresenta un altro dolente tasto.<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Nel 1980 nasce il Distretto Socio Sanitario di Base a livello nazionale con la Legge 833\/78 e nel Veneto con la L. R. n. 13\/80 che ha come oggetto il Servizio sanitario nazionale e regionale. Il distretto \u00e8 inizialmente concepito come organo di decentramento al quale affidare attivit\u00e0 di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione di base. Originariamente, i distretti erano di piccole dimensioni (in genere un <span class=\"_4yxo\">comprensorio da 7000 a 30.000 abitanti<\/span>).<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 A met\u00e0 anni \u201890 assistiamo a una riforma nazionale e regionale (Legge 502\/92 e 517\/93 Riordino del SSN \u2013 L. R. 56\/94 e 5\/96 Riordino del SSN e PSSR 96\/98). Le dimensioni di ciascun distretto nel Veneto passano in nome della cosiddetta \u201crazionalizzazione\u201d ad una <span class=\"_4yxo\">dimensione minima di 50.000 abitanti <\/span>per distretto.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 Dal 2000 il distretto subisce un\u2019ulteriore involuzione, determinata dalle disposizioni dettate dal D. L. 299\/1999 (riforma Bindi) e a livello regionale dalla D.G.R. Veneto 3242\/2001. Infatti, il costo del SSN, gravando sul bilancio dello Stato, non pu\u00f2 contare su risorse illimitate e il distretto viene coinvolto nella <span class=\"_4yxp\">governance<\/span> delle prestazioni sanitarie con:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u2013 la gestione diretta di servizi\/attivit\u00e0;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u2013 la realizzazione dell\u2019integrazione socio\/sanitaria;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u2013 la gestione della domanda di prestazioni (farmaceutiche, specialistiche, ed ospedaliere). Il tutto attraverso l\u2019attivit\u00e0 di orientamento del cittadino e l\u2019integrazione della organizzazione distrettuale. <span class=\"_4yxo\">La dimensione minima \u00e8 ora di 60.000 abitanti.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Nel 2012\u20132013 assistiamo ancora ad una nuova drastica riduzione delle potenzialit\u00e0 dei Distretti con la L. R. 23\/2012 (PSSR 2012-2016), D.G.R. Veneto 975\/2013 (vertente sulla nuova organizzazione del distretto socio-sanitario). Viene, infatti, ipotizzato:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 un bacino di Ulss ideale di 200.000-300.000 abitanti;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 un bacino di distretto con pi\u00f9 <span class=\"_4yxo\">di 100.000 abitanti <\/span>ma con un orientamento al distretto unico della Ulss.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">In pratica, l\u2019ospedale si dovrebbe occupare dei malati acuti e il territorio di quelli cronici. Ma i numeri dimostrano, purtroppo, che non \u00e8 tutto oro quello che riluce. La dimensione dei distretti corrisponde alla dimensione territoriale delle province, ossia circa 800\/900.000 abitanti (ad eccezione di Venezia, scelta motivata dal flusso di turisti estivi, e di Vicenza, che possiede due distretti). Il nuovo assetto \u00e8 stato molto dibattuto nella 5a Commissione regionale. \u00c8 cos\u00ec che le Ulss aumentano di dimensione con la riduzione da 21 a 9, i distretti vengono ridotti a 22 (da 1 a 5 per ogni Ulss), ma con un bacino d\u2019utenza molto critico da gestire.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Un tasto particolarmente dolente, riferito alla continuit\u00e0 assistenziale, \u00e8 quello che riguarda le strutture intermedie, meglio definite come \u201cstrutture residenziali extraospedaliere\u201d che devono fornire assistenza a tutte quelle persone le quali, pur non trovandosi in condizioni cliniche tali da richiederne il ricovero in ospedale, necessitano di livelli di assistenza e cura non garantibili a domicilio: un anello importantissimo dell\u2019integrazione tra ospedale e territorio. La D.G.R. 2122\/2013 prevedeva la realizzazione \u2013 concomitante alla soppressione di 1219 posti letto ospedalieri poi effettivamente realizzata \u2013 di 1263 posti letto nelle strutture intermedie. Di questi, ne sono stati realizzati solo 238 (portando il totale dai 1775 di sette anni fa ai 2013 del 2019), ma Regione Veneto dichiara oggi di avere sufficiente disponibilit\u00e0 di posti letto nelle strutture intermedie dato che il fabbisogno viene attualmente calcolato sulla base di 0.6 posti letto \/ 1000 abitanti di et\u00e0 superiore ai 45 anni (D.G.R. Veneto 614\/2019), contro gli 1.2 posti letto \/ 1000 ab. di et\u00e0 superiore ai 42 anni del precedente PSSR. <span class=\"_4yxo\">Quella stessa Regione che in un contesto di tagli alla spesa sanitaria garantisce al privato un incremento dei posti letto e delle entrate indipendente dalla tipologia di servizio erogato non trova i soldi per fornire un servizio pubblico essenziale per la continuit\u00e0 assistenziale<\/span>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">La mancata realizzazione di oltre 1000 posti letto extraospedalieri diventa, alla luce della recente emergenza sanitaria non ancora del tutto superata, ancor pi\u00f9 grave se si pensa che piccoli ospedali di comunit\u00e0 avrebbero potuto garantire una maggiore scalabilit\u00e0 nel predisporre ambienti idonei ad accogliere i malati di Covid19, con minori costi per le comunit\u00e0 locali. Invece, alcuni territori hanno dovuto accettare la chiusura di interi complessi ospedalieri (compresi i Pronto Soccorso) dinnanzi alla possibilit\u00e0 di una crescita esponenziale della pandemia, la quale poi per fortuna non si \u00e8 verificata. Una buona parte di queste strutture intermedie potrebbe essere realizzata sfruttando quella decina di ospedali periferici che non corrispondono ai requisiti minimi richiesti dal D.M.S. 70\/2015 che potrebbero venire riconvertiti \u2013 <span class=\"_4yxo\">previo un trasferimento e non una soppressione dei posti letto in essi allocati \u2013<\/span> in ospedali di comunit\u00e0 o in qualche altra tipologia di struttura residenziale extraospedaliera.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Questo impressionante processo di accentramento territoriale e riduzione delle dotazioni ospedaliere, extraospedaliere, e territoriali \u00e8 stato realizzato grazie anche all\u2019accentramento dei processi decisionali che lo ha preceduto: <span class=\"_4yxo\">difficilmente si sarebbe potuto ottenere un tale drastico ridimensionamento dei servizi senza spogliare gli Enti Locali della loro possibilit\u00e0 di incidere sulla programmazione sanitaria<\/span>, cosa che fino al 1992 avveniva attraverso i Comitati di Gestione nominati dai Comuni e oggi sostituiti dalle \u201cConferenze dei Sindaci\u201d, le quali possono al massimo esprimere il loro parere su scelte prese in stanze molto lontane dai territori che esse rappresentano.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Tale processo di accentramento si verifica non solo a livello politico e territoriale, ma anche al livello operativo-gestionale dove, grazie al progressivo accorpamento ed eliminazione di distretti e primariati, sono state ridotte le figure apicali ma al contempo, per chi occupava tali posizioni, \u00e8 stata creata la figura del \u201cdirigente intermedio\u201d. In questo modo, chi tutti i giorni opera concretamente per fornire servizi sanitari ma soprattutto sociali alla cittadinanza si trova a dover rispondere di eventuali proprie iniziative a una pletora di superiori. Questo meccanismo umilia e inibisce la progettualit\u00e0 che nasce dalla base della piramide gerarchica e favorisce invece la trasmissione dall\u2019alto verso il basso delle volont\u00e0 espresse dai livelli superiori della catena di comando, che spesso con i reali bisogni dei territori hanno poco a che fare. Infatti, oggi i progetti nuovi sono quelli finanziati dai Fondi Sociali Europei gestiti in gran parte dalla Regione, e\/o affidati alla gestione del privato.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxp\">In conclusione, possiamo affermare che la Regione Veneto, governata per quasi un ventennio dalla Lega, ha accettato e fatte sue le spinte neoliberiste nel settore sanitario, promosse a livello nazionale anche da partiti che da noi sono da sempre all\u2019opposizione, facendo di tali spinte un vero e proprio cavallo di battaglia e trasformando il Veneto nella regione modello per quanto concerne le politiche di drastica riduzione della spesa, a scapito della qualit\u00e0 e della quantit\u00e0 dei servizi resi. Le liste d\u2019attesa documentano inequivocabilmente tale deriva.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxp\">Le liste di attesa in Veneto sono presenti da sempre, ma ultimamente, con un artificio alquanto singolare, i tempi d\u2019attesa risultano \u201cufficialmente\u201d inferiori a quel che sono in realt\u00e0. Infatti, con un artificio ben congegnato, l\u2019attesa per una prestazione richiesta viene di fatto ridotta dai CCUUPP (Centri Unici di Prenotazione) mediante un meccanismo di <\/span><span class=\"_4yxo _4yxp\">preavviso di prenotazione<\/span><span class=\"_4yxp\"> a cui poi segue un tempo variabile, generalmente lungo, dopo il quale l\u2019utente riceve una telefonata con la data fissata per la prestazione stessa. <\/span><span class=\"_4yxo _4yxp\">In pratica non viene conteggiato come tempo d\u2019attesa il tempo che intercorre tra il preavviso di prenotazione e la data di prenotazione effettiva risultando cos\u00ec falsato il tempo d\u2019attesa reale.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxp\">A nulla \u00e8 valsa l\u2019introduzione dell\u2019apertura serale e festiva degli ambulatori di diagnostica per immagini in termini di liste d\u2019attesa; la qual cosa, di contro, ha portato ad un sicuro aumento della spesa sanitaria legata alla retribuzione dell\u2019orario straordinario effettuato dal personale. Guardando i numeri, su 4,5 milioni di indagini eseguite in un anno in totale nel 2018 ne sono state effettuate in tali fasce orarie solo 136.000. In particolare sono 315 le mammografie effettuate nelle ore serali in un anno e 299 le Tac nei festivi. <\/span><span class=\"_4yxp\">Differenti sono invece i dati relativi alle prestazioni serali e festive effettuate nelle strutture private accreditate dove le mammografie totali sono state 8.999 mentre le risonanze magnetiche sono state circa 27.500. Sono state inoltre 16.000 le ecografie e quasi 5.500 le Tac.<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"_4yxo _4yxr\">LA NOSTRA PROPOSTA<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Ritornare ad applicare i capisaldi della legge istitutiva del 1978:<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 <span class=\"_4yxo\">UNIVERSALIT\u00c0 DEL SERVIZIO<\/span>;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 <span class=\"_4yxo\">UGUAGLIANZA DEI CITTADINI DI FRONTE AL SERVIZIO<\/span>;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 <span class=\"_4yxo\">GLOBALIT\u00c0 DELLA CURA<\/span>;<\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 <span class=\"_4yxo\">PROGRESSIVIT\u00c0 DEL FINANZIAMENTO;<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 <span class=\"_4yxo\">RITORNO DEI TERRITORI NEI PROCESSI DECISIONALI DI INDIRIZZO SOCIOSANITARIO;<\/span><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">\u00b7 <span class=\"_4yxo\">RECUPERO DI RISORSE TRAMITE RICORSO CONTRO LE CONDIZIONI CAPESTRO DEI CANONI SBORSATI PER L\u2019UTILIZZO DELLE NUOVE STRUTTURE REALIZZATE CON LA FINANZA DI PROGETTO<\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">In effetti, laddove la Legge del 1978 prescriveva universalit\u00e0 del servizio si ha oggi una crescita impressionante degli italiani che rinunciano alle cure per ragioni economiche; laddove il principio era l\u2019uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alle cure si ha oggi un tangibile divario territoriale; laddove la cura era concepita come globale \u2013 abbracciando insieme prevenzione, cura della fase acuta, e riabilitazione \u2013 si ha oggi intensit\u00e0 di cura, per ridurre i posti letto e la durata media delle degenze ospedaliere; laddove, infine, si finanziava il servizio attraverso un sistema fiscale altamente progressivo si ha oggi la crescita della spesa sanitaria privata, il fiorire della cosiddetta sanit\u00e0 integrativa (inserita spesso e volentieri anche nei contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati) e l\u2019affacciarsi delle polizze assicurative private.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 nel dettaglio, occorre agire con forza sulle politiche occupazionali, dato che le politiche di austerit\u00e0 e la concorrenza tra erogatori sanitari pubblici e privati hanno prodotto gravi carenze del personale sanitario pubblico o convenzionato con il pubblico, sia medico che infermieristico. Secondo le stime dell\u2019Associazione medici dirigenti (ANAAO Assomed) gi\u00e0 oggi il Servizio Sanitario Nazionale sconta una carenza di circa 10.000 medici. Considerata l\u2019et\u00e0 media molto elevata del personale medico italiano, in assenza di una politica occupazionale espansiva il deficit si amplier\u00e0 a dismisura nei prossimi dieci anni, quando matureranno il diritto alla pensione oltre 47.000 medici specializzati. Discorso analogo vale per i medici di base, che non rientrano nel servizio sanitario pubblico ma sono inquadrati nel sistema di assistenza territoriale attraverso una convenzione. Di qui al 2028 andranno in pensione pi\u00f9 di 33.000 medici di base, mentre si calcola un potenziale di assunzioni a legislazione vigente di appena 11.000 unit\u00e0 di personale. Il deficit stimato sar\u00e0 quindi intorno alle 22.000 unit\u00e0, cosa che priver\u00e0 del medico di famiglia fino a 14 milioni di italiani gi\u00e0 entro il 2023.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Il problema non risiede nella quantit\u00e0 di medici laureati, ma piuttosto nel numero di borse di specializzazione offerte dalle Regioni. Negli anni, infatti, il ridimensionamento del Servizio Sanitario Nazionale ha provocato quello che i sindacati del settore definiscono \u201cimbuto formativo\u201d: secondo l\u2019Associazione medici dirigenti, i posti resi disponibili per le scuole di specializzazione sono ad oggi circa 6.500 l\u2019anno, a fronte di un fabbisogno stimato di almeno 8.500 unit\u00e0 e di un numero di laureati che si attester\u00e0 in media nei prossimi anni intorno a 10.000. Ci\u00f2 significa che a mancare \u00e8 la domanda di lavoro da parte del Servizio Sanitario Nazionale, non l\u2019offerta di medici. Lo stesso si pu\u00f2 dire per i medici di base, per i quali le borse per il corso di formazione in medicina generale \u00e8 stagnante intorno alle 1.100 annue, a fronte di un fabbisogno e di un\u2019offerta di lavoro ben pi\u00f9 alti. L\u2019imbuto formativo tende naturalmente a provocare l\u2019emigrazione all\u2019estero dei medici che non possono specializzarsi o formarsi in Italia.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Ancora pi\u00f9 grave \u00e8 il deficit di personale infermieristico, se pensiamo al dato di partenza: nel 2017 l\u2019Italia aveva 1,4 infermieri per ogni medico, quando la media OCSE allargata ai 35 Paesi pi\u00f9 avanzati si attestava a 2,8, esattamente il doppio; la Germania a 3,1; la Danimarca, la Finlandia e il Giappone addirittura a 4,6. Secondo le stime della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) la carenza attuale \u00e8 di oltre 51.000 infermieri, nonostante un rapporto infermieri\/medici stimato a 2,5<a href=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=http%3A%2F%2Ffrontesovranista.it%2Ffinanziamento-e-struttura-del-servizio-sanitario-nazionale-documento-per-lassemblea-nazionale-del-fsi-9-giugno-2019%2F%3Ffbclid%3DIwAR2OUd9MbaEkMeHF7hYWiuzzuh6VIWr3Mj-Bkh-ZtKaxEBW2ZiQ-cZTr1gY%23_ftn12&amp;h=AT3MvpxpH9yh61HS0Zq7sQ34bM8m9HihRWpPrGunE51EbtzjNtBdn2SQMeI_zWQOJKhAQ27EzMmnHQ-xgE79SkTVyimwISEqbSJIdfvvjJelJPGCW0khWUACdPFA8rEheCAZaA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow noreferrer\" data-lynx-mode=\"asynclazy\">.<\/a><\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Politiche di rilancio occupazionale nel settore sanitario possono giovare non solo all\u2019efficacia e all\u2019efficienza del servizio, la cui produttivit\u00e0 deve oggi scontare l\u2019alta et\u00e0 media del personale e l\u2019accumularsi delle ore di lavoro straordinario, ma anche pi\u00f9 in generale al ritmo di crescita dell\u2019intera economia. In un\u2019ottica puramente macroeconomica, infatti, \u00e8 scientificamente condivisa la tesi secondo la quale il maggiore moltiplicatore delle politiche economiche riguarda gli investimenti pubblici e le assunzioni nella pubblica amministrazione, seguiti a pi\u00f9 ampia distanza dai trasferimenti sociali e dalla riduzione della pressione fiscale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Occorre inoltre superare l\u2019impianto sostanzialmente oligarchico e monocratico del SSN cos\u00ec come previsto dal D. L. 502\/1992 re-istituzionalizzando la possibilit\u00e0 di controllo da parte dei territori sui processi decisionali di indirizzo sanitario. L\u2019attuale meccanismo, il quale concede ai Sindaci l\u2019espressione di un parere che il <span class=\"_4yxp\">Sultano Regionale<\/span> e i suoi <span class=\"_4yxp\">Visir <\/span>sono liberi di non ascoltare, \u00e8 solo la foglia di fico dietro cui si nasconde un feroce paternalismo neoliberale che tratta i cittadini da <em><span class=\"_4yxp\">minus habentes<\/span><\/em> e vede i processi democratici come un ostacolo all\u2019asservimento delle istituzioni pubbliche a interessi privati ben rappresentati all\u2019interno della macchina sanitaria regionale. I vecchi Comitati di Gestione delle Usl, pur essendo organismi lottizzati e privi di competenze sanitarie specifiche, erano sicuramente un baluardo contro la spoliazione del SSN a cui abbiamo assistito negli ultimi 30 anni.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Risulta difficile, nel contesto odierno di tagli generalizzati alla spesa pubblica, fatti per conformarsi allo spirito dell\u2019UE, e di cessione totale della sovranit\u00e0 monetaria, trovare le risorse per finanziare la formazione del personale e l\u2019adeguamento delle strutture ospedaliere e territoriali. <span class=\"_4yxp\">Una strada percorribile potrebbe essere quella di ricorrere contro i contratti stabiliti, attraverso la finanza di progetto, tra Regione e Concessionari delle strutture realizzate, fenomeno strettamente connesso agli obblighi imposti dal Patto di Stabilit\u00e0 Interno. Infatti, tali contratti prevedono un esborso pluridecennale di canoni annuali che arrivano in alcuni casi a cifre intorno al 20% del capitale investito dal concessionario, un tasso di rimborso che non sarebbe eccessivo definire usurario<\/span>.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Invertendo la \u201cretorica nuovista\u201d dei nostri tempi, <span class=\"_4yxo\">si pu\u00f2 ben affermare che la classe dirigente attuale ci sta facendo tornare indietro, ad un\u2019epoca in cui la Sanit\u00e0 non era un diritto soggettivo riconosciuto ma una questione di profitto privato, e di mero ordine pubblico nel caso eccezionale di epidemie<\/span>; un sistema in cui lo Stato \u201clasciava fare\u201d alla solidariet\u00e0 di ispirazione operaia, mazziniana o cristiano-sociale attraverso il sistema delle mutue volontarie; un\u2019epoca, non a caso, non democratica bens\u00ec liberale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\" style=\"text-align: justify;\">Nel difendere e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale delineato dalla legge istitutiva del 1978, perci\u00f2, si tratta di \u201ctornare avanti\u201d recuperando le leve economiche e fiscali, cosa che sar\u00e0 possibile soltanto liberando l\u2019Italia dai vincoli dell\u2019Unione Europea al fine di rendere nuovamente possibile una sanit\u00e0 universale, eguale, globale e finanziata dalla fiscalit\u00e0 generale, da ricalibrare quest\u2019ultima in senso altamente progressivo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"_2cuy _3dgx _2vxa\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FRANCESO BASILE, ENRICO BONFATTI, GIOVANNI TURRA (FSI-Riconquistare l&#8217;Italia reg. Veneto) Un importante fenomeno, che ha caratterizzato lo scenario del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) negli ultimi vent\u2019anni, \u00e8 stato il processo di aggregazione delle Aziende Sanitarie. A partire dalle riforme del 1992, e successive, il SSN \u00e8 stato soggetto a grandi cambiamenti i quali hanno avuto il fine dichiarato di ottimizzare la gestione o di contenere i costi della spesa sanitaria. 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