{"id":60056,"date":"2020-10-19T09:30:23","date_gmt":"2020-10-19T07:30:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60056"},"modified":"2020-10-18T22:18:24","modified_gmt":"2020-10-18T20:18:24","slug":"fmi-e-unctad-rottamano-le-teorie-liberiste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60056","title":{"rendered":"Fmi e Unctad rottamano le teorie liberiste"},"content":{"rendered":"<p>da<strong> &#8220;SOLDI E POTERE&#8221; (Carlo Clericetti)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sotto i duri colpi dell\u2019andamento dell\u2019economia reale stanno cadendo uno a uno tutti i caposaldi delle teorie economiche liberiste che hanno dominato a partire dalla fine degli anni 70 del secolo scorso. I rapporti delle istituzioni internazionali, che fino a ieri ripetevano senza sosta le prescrizioni di quelle teorie, da qualche tempo stanno radicalmente cambiando toni e ricette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Fondo monetario, per esempio, che fino alla crisi del 2008 \u00e8 stato il tempio dell\u2019ortodossia e ha imposto in modo implacabile ai disgraziati paesi che chiedevano il suo aiuto i dettami del \u201cWashington consensus\u201d, sotto la direzione di Dominique Strauss-Kahn e poi grazie soprattutto all\u2019ex capo economista Olivier Blanchard (con Christine Lagarde direttrice), ha iniziato una revisione di quei principi; almeno nella teoria, perch\u00e9 spesso le prescrizioni non si sono allontanate dalla linea tradizionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel\u00a0<a href=\"https:\/\/www.imf.org\/en\/Publications\/FM\/Issues\/2020\/09\/30\/october-2020-fiscal-monitor\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cFiscal monitor\u201d\u00a0 appena diffuso\u00a0<\/a>il Fmi fa altri importanti passi nella demolizione della dottrina dominante degli ultimi 40 anni. Il pi\u00f9 rilevante da questo punto di vista \u00e8 forse quello che rivaluta gli investimenti pubblici, che non solo non spiazzano quelli privati \u2013 al contrario di come si \u00e8 finora sostenuto \u2013 ma anzi li stimolano: un intervento dello Stato dell\u20191% del Pil farebbe crescere gli investimenti privati di ben il 10%. Al di l\u00e0 dei numerini (sempre opinabili e suscettibili di cambiamenti anche forti a seconda delle situazioni) ci\u00f2 che conta \u00e8 il principio, dopo decenni in cui si \u00e8 demonizzato l\u2019intervento pubblico. Certo, queste cose Keynes le aveva dette quasi un secolo fa, ma tant\u2019\u00e8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo. La pandemia ha mostrato che la spesa per la salute non \u00e8 un lusso, ma qualcosa di indispensabile, perch\u00e9 \u00e8 necessario poter affrontare eventi di questo genere che \u2013 come si \u00e8 visto \u2013 possono bloccare l\u2019economia. Non solo per i lockdown (che servono, dice il Fmi), ma anche perch\u00e9, anche quando non c\u2019\u00e8 il blocco completo, il timore di ammalarsi frena tutta una serie di attivit\u00e0 che si fanno in tempi normali.\u00a0 E non manca nemmeno una parte sull\u2019ambiente, la cui protezione va trasformata in un\u2019occasione di sviluppo, con incentivi alle energie \u201cpulite\u201d e tasse pesanti su chi inquina, il cui gettito va utilizzato a favore di chi \u00e8 danneggiato dalla trasformazione. Non sembra lo stesso Fondo monetario che solo poco tempo fa \u00e8 stato fra i carnefici del popolo greco. Certo, ora bisogner\u00e0 vedere se e come applicher\u00e0 questi bei principi a chi chieder\u00e0 il suo aiuto. Per il momento non sembra.\u00a0<a href=\"http:\/\/bilbo.economicoutlook.net\/blog\/?p=46098\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Uno studio citato da Bill Mitchell<\/a>\u00a0riporta che in 76 prestiti su 91 che il Fondo ha concesso ai paesi in difficolt\u00e0 per la pandemia sono state imposte condizionalit\u00e0 molto dure: tagli alla spesa sanitaria, all\u2019assistenza ai disoccupati, ai servizi e ai dipendenti pubblici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma a proporre una strategia per il superamento della crisi e lo sviluppo radicalmente diversa da quella che ha guidato il mondo fin dagli anni Ottanta \u00e8 il\u00a0<a href=\"https:\/\/unctad.org\/en\/PublicationsLibrary\/tdr2020_en.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Rapporto Unctad.<\/a>\u00a0E il tono \u00e8 di grande urgenza. \u201cLa vita delle future generazioni \u2013 ha detto il segretario generale, il kenyota Mukhisa Kituyi \u2013 e addirittura del pianeta stesso, dipende dalle scelte che noi tutti faremo nei prossimi mesi\u201d. L\u2019Unctad, come \u00e8 noto, \u00e8 l\u2019organismo dell\u2019Onu che si occupa di commercio, sviluppo e finanza ed ha quindi una visione globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Molti paesi sviluppati hanno risposto alla crisi precedente con politiche di austerit\u00e0: non bisogna ripetere questo drammatico errore, ripete pi\u00f9 volte il rapporto, che ha causato un \u201cdecennio perduto\u201d. Ma questo non \u00e8 inevitabile, \u00e8 una questione di scelte politiche. E sostiene l\u2019affermazione con un esercizio di econometria che confronta uno scenario in cui gli stimoli fiscali all\u2019economia sono modesti, l\u20191,2%, con un altro scenario in cui la spesa \u00e8 invece del 3,1%. In dieci anni la crescita media sarebbe nel secondo caso quasi doppia di quella del primo (3,8% invece del 2); grazie a questa crescita il rapporto debito\/Pil scenderebbe, nonostante la maggiore spesa. La politica fiscale, inoltre, dovrebbe essere accompagnata anche da una politica industriale, che indirizzi gli investimenti \u00a0su energia pulita, protezione dell\u2019ambiente, un sistema di trasporti pi\u00f9 sostenibile e sistemi di protezione sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b><a href=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2020\/10\/Unctad-Tab.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-908\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2020\/10\/Unctad-Tab.jpg\" alt=\"Unctad-Tab\" width=\"425\" height=\"266\" \/><\/a><br \/>\n<\/b>Il piano prevede anche che ai salari vada una quota maggiore rispetto al Pil, il 54% invece del 49,8 dello scenario di base. Si tratterebbe solo di un \u201crisarcimento\u201d: con le politiche neoliberiste la quota dei salari \u00e8 scesa dappertutto, anche di dieci punti percentuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><b><a href=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2020\/10\/Unctad-Crollo-salari660.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-909\" src=\"https:\/\/cdn.gelestatic.it\/repubblica\/blogautore\/sites\/873\/2020\/10\/Unctad-Crollo-salari660.jpg\" alt=\"Unctad-Crollo-salari660\" width=\"660\" height=\"800\" \/><\/a><\/b>Nel Rapporto si insiste molto sulle insopportabili diseguaglianze generate dalle politiche degli scorsi decenni, che non sono solo ingiuste, ma influiscono negativamente sul funzionamento dell\u2019economia. E sulla necessit\u00e0 che il piano per la ripresa venga concordato e gestito a livello mondiale, anche per affrontare un altro grave problema, quello dei paesi in via di sviluppo soffocati dai debiti, i costi dei quali non solo assorbono risorse lasciandone troppo poche per le politiche di sviluppo, ma in particolare in questa fase impediscono di dedicare mezzi sufficienti alla lotta contro la pandemia. Al momento il Club di Parigi (un gruppo di 22 paesi ricchi che si occupa di rinegoziare i debiti di quelli in via di sviluppo) ha sospeso i pagamenti fino al prossimo dicembre, ma solo a pochi paesi e per un importo \u2013 al momento \u2013 di 14 miliardi di dollari. Basti pensare che entro il prossimo anno i paesi in via di sviluppo\u00a0 ad alto reddito dovranno affrontare piani di rimborso del debito pubblico estero per un ammontare compreso tra i 2.000 e i 2.300 miliardi di dollari e quelli a medio e basso reddito tra i 600 e i 1.000 miliardi di dollari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel frattempo, sottolinea il Rapporto, le sole societ\u00e0 quotate comprese nell\u2019indice Standard &amp; Poor\u2019s hanno speso un trilione di dollari l\u2019anno per l\u2019acquisto di azioni proprie, invece di impiegarlo in investimenti produttivi. Il mondo della finanza \u00e8 un altro grande accusato nel rapporto: quanto accade rende evidente l\u2019eccessivo potere delle grandi corporation, in grado di influenzare la politica e far approvare le regole che vogliono. Infatti, ricorda il Rapporto, dopo la scorsa crisi provocata proprio da una finanza senza regole, nulla \u00e8 ancora cambiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019Unctad formula alcune proposte operative, che avrebbero bisogno di una approvazione multilaterale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>&#8211; Ampliare l&#8217;uso dei Diritti Speciali di Prelievo (DSP) per sostenere le strategie nazionali di sviluppo nei Paesi in via di sviluppo attraverso un sistema di riserve realmente governato a livello internazionale. Come minimo, gli spazi fiscali dei paesi in via di sviluppo dovrebbero essere sostenuti dall&#8217;equivalente di 1.000 miliardi di dollari di diritti speciali di prelievo (DSP) per soddisfare gli attuali vincoli di liquidit\u00e0.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>&#8211; Sostegno finanziario per potenziare la risposta di emergenza sanitaria alla COVID-19 nei Paesi in via di sviluppo attraverso un Piano Marshall per la ripresa sanitaria finanziato attraverso maggiori impegni di aiuto pubblico allo sviluppo, riforma fiscale internazionale e meccanismi di finanziamento multilaterali potenziati, su una scala tale da costruire la resilienza e stimolare la ripresa.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>&#8211; Un&#8217;Agenzia internazionale di Rating del Credito Pubblico per fornire valutazioni obiettive basate sull&#8217;esperienza del merito di credito dei paesi sovrani e delle imprese, compresi i paesi in via di sviluppo, e per promuovere i beni pubblici globali. Ci\u00f2 contribuirebbe inoltre a promuovere la concorrenza in un mercato privato altamente concentrato.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><i>&#8211; Un&#8217;Autorit\u00e0 del debito globale per impedire che le crisi di liquidit\u00e0 che si ripetono si trasformino in insolvenze seriali degli emittenti sovrani. Un&#8217;autorit\u00e0 di questo tipo costruirebbe un archivio istituzionale sulle ristrutturazioni del debito sovrano. Sorveglierebbe inoltre l&#8217;istituzione di un registro globale accessibile al pubblico dei dati sui prestiti e sul debito relativi alle ristrutturazioni del debito sovrano. Inoltre, svilupperebbe un progetto per un quadro giuridico e istituzionale internazionale completo e trasparente per governare le soste temporanee automatiche sui rimborsi del debito sovrano in tempi di crisi e per gestire gli allenamenti sul debito sovrano in modo equo, efficiente e trasparente.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Fino a poco tempo fa, chi sosteneva idee come quelle qui ricordate veniva inevitabilmente marginalizzato, tanto nell\u2019ambito politico che in quello accademico. Ci sono volute due crisi storiche perch\u00e9 anche nelle istituzioni internazionali si cominciasse a prendere atto delle clamorose cantonate delle teorie dominanti. L\u2019inedita emergenza della pandemia ha spinto i governi a decisioni del tutto in contrasto con quanto predicato finora, ma molte voci dai palazzi del potere si sono affrettate a specificare che si tratta di misure provvisorie dovute allo stato d\u2019eccezione, lasciando intendere che, finita l\u2019emergenza, si torner\u00e0 alla \u201csaggezza convenzionale\u201d. Le idee sbagliate sono dure a morire, quando servono per giustificare i privilegi delle classi dominanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>FONTE: <a href=\"https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/\">https:\/\/clericetti.blogautore.repubblica.it\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da &#8220;SOLDI E POTERE&#8221; (Carlo Clericetti) Sotto i duri colpi dell\u2019andamento dell\u2019economia reale stanno cadendo uno a uno tutti i caposaldi delle teorie economiche liberiste che hanno dominato a partire dalla fine degli anni 70 del secolo scorso. 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