{"id":60098,"date":"2020-10-21T09:50:22","date_gmt":"2020-10-21T07:50:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60098"},"modified":"2020-10-22T07:55:56","modified_gmt":"2020-10-22T05:55:56","slug":"larrivo-dellislam-radicale-in-america-latina-il-caso-del-suriname","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60098","title":{"rendered":"L&#8217;arrivo dell&#8217;islam radicale in America Latina &#8211; Il caso del Suriname"},"content":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE\u00a0 (Emanuel Pietrobon)<\/p>\n<p class=\"has-drop-cap\">Un\u2019operazione antiterrorismo mirante a sgominare una cellula di Hezbollah porta all\u2019arresto clamoroso del figlio del capo di Stato. Nel corso di un\u2019altra indagine, invece, viene appurato che un pericoloso ricercato internazionale appartenente ad Al Qaeda si sarebbe nascosto nel Paese. Sullo sfondo di questi eventi compaiono lo Stato Islamico e imam estremisti sul libro paga delle petromonarchie, le cui attivit\u00e0 radicalizzano i fedeli e ne spingono alcuni ad abbracciare il\u00a0<em>jihad\u00a0<\/em>armato e partire per il Siraq. Potrebbe sembrare una storia accaduta in qualche angolo del Medio Oriente, del Nord Africa o dell\u2019Africa subsahariana, se non fosse che \u00e8 accaduta in un paese cristiano e, apparentemente, privo di qualsivoglia legame con l\u2019islam radicale e l\u2019internazionale jihadista:\u00a0il\u00a0<strong>Suriname<\/strong>. Quella che stiamo per raccontarvi \u00e8 una storia vera, ed \u00e8 il terzo appuntamento della rubrica sull\u2019arrivo del terrorismo islamista in America Latina, dopo i casi del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/l-arrivo-dell-islam-radicale-in-america-latina-il-caso-del-chiapas\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Chiapas\u00a0<\/a>e di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/controcultura\/esteri\/larrivo-dellislam-radicale-in-america-latina-il-caso-di-trinidad-e-tobago\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Trinidad e Tobago<\/a>.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-132911\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/1200px-Moschee-Keizerstraat-Suriname.jpg\" alt=\"\" \/><figcaption>La moschea Keizerstraat, a Paramaribo, propriet\u00e0 del gruppo musulmano di origine pakistana \u201cAhmadi di Lahore\u201d.<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"has-text-align-center has-huge-font-size\"><strong>La situazione religiosa<\/strong><\/p>\n<p>Il Suriname, similmente a Trinidad e Tobago, \u00e8 un caso\u00a0<em>sui generis<\/em>\u00a0all\u2019interno del contesto latinoamericano alla luce della tradizione di pluralismo religioso ivi presente. Secondo i numeri provenienti dal\u00a0<a href=\"https:\/\/www.opiniojuris.it\/radicalizzazione-e-terrorismoi-casi-di-guyana-e-suriname\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">censimento della popolazione del 2012<\/a>, dei 541mila abitanti all\u2019epoca accertati, almeno 75mila avrebbero professato la religione islamica, ossia il\u00a0<strong>13,9%<\/strong>. Quelle cifre rendono il Suriname il Paese dell\u2019emisfero occidentale con la pi\u00f9 alta percentuale di musulmani sul totale della popolazione. Ma il Suriname vanta anche un altro record: insieme alla Guyana \u00e8 l\u2019unico Paese delle Americhe ad essere membro dell\u2019Organizzazione della Cooperazione Islamica.<\/p>\n<p>Come nel caso di Trinidad e Tobago, l\u2019arrivo dei musulmani risale ai tempi della tratta degli schiavi. La comunit\u00e0 musulmana delle origini era quindi composta da schiavi provenienti dall\u2019Africa subsahariana occidentale. A partire dagli anni \u201960 e \u201970, per\u00f2, il piccolo Paese sudamericano ha assistito all\u2019arrivo di migranti economici provenienti da India, Pakistan, Afghanistan, Malesia e Indonesia; fenomeno che ha comportato una diversificazione di etnie e culture all\u2019interno della piccola\u00a0<em>umma\u00a0<\/em>surinamese. Le ondate migratorie hanno avuto degli ovvi riflessi\u00a0<strong>demografici<\/strong>, provocando un aumento repentino dei musulmani sul totale della popolazione,<strong>\u00a0e culturali<\/strong>, sancendo anche l\u2019attecchimento di forme diverse di praticare l\u2019islam meno propense al dialogo interreligioso e pi\u00f9 impermeabili alla secolarizzazione e ai tentativi di assimilazione nel contesto locale. Quella combinazione di resistenza culturale e ultra-conservatorismo ha facilitato l\u2019attecchimento di sentimenti radicali, ai quali ha fatto seguito l\u2019arrivo dell\u2019internazionale jihadista.<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post bar\">\n<div class=\"bannerBarContent\" data-ref=\"bannerBar\">\n<div class=\"barSlides\">\n<div class=\"slides-text\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Jamaat al-Fuqra\u00a0<\/strong>(JaF) sta al Suriname come Jamaat al-Muslimeen (JaM) sta a Trinidad e Tobago. Si tratta di un\u2019organizzazione a met\u00e0 tra una dimensione legale e una illegale, fondata negli anni \u201980 dallo sceicco pakistano\u00a0<strong>Mubarak Ali Shah Gilani<\/strong>\u00a0e che, oggi, vanta ramificazioni in tutta l\u2019area Caraibi-America Latina ed \u00e8 specializzata in attivit\u00e0 di proselitismo dirette verso gli abitanti di origine africana. Alla stessa maniera di JaM, i membri di JaF alternano la somministrazione di aiuti e servizi sociali alla conduzione di attivit\u00e0 criminali e terroristiche e, in entrambi i casi, una delle principali fonti di finanziamento \u00e8 il ricorso a strumenti illeciti: tratta di stupefacenti, traffici di armi e di esseri umani, riciclaggio di denaro sporco.<\/p>\n<p>Di nuovo, un\u2019altra similitudine con JaM \u00e8 che questa organizzazione \u00e8 cresciuta e si \u00e8 sviluppata sullo sfondo della guerra fredda, foraggiata dal capitale delle potenze del mondo islamico, e gli Stati Uniti si sono accorti di essa soltanto quando \u00e8 uscita dall\u2019ombra in modo plateale. Se a Trinidad e Tobago fu un golpe fallito, nel caso di JaF fu un tentativo di attentato a Toronto nel 1991. L\u2019antiterrorismo canadese arrest\u00f2 cinque membri di JaF, di nazionalit\u00e0 dominicana e trinidadiana, prima che consumassero un attacco sanguinoso contro la comunit\u00e0 induista della metropoli.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-132914\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/47339348_2056557227969263_2060318678297083904_o.jpg\" alt=\"\" \/><figcaption>Mubarak Ali Shah Gilani.<br \/>\nFonte: Facebook<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"has-text-align-center has-huge-font-size\"><strong>Tablighi Jamaat<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019altra organizzazione islamista dalla natura controversa che \u00e8 presente in maniera capillare in Suriname \u00e8<strong>\u00a0Tablighi Jamaat<\/strong>. Si tratta di un gruppo di ispirazione sunnita<a href=\"https:\/\/it.insideover.com\/terrorismo\/la-guerra-di-mosca-allislam-radicale.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">\u00a0con base in Pakistan\u00a0<\/a>e le cui attivit\u00e0 sono vietate in diversi Paesi, essendo categorizzato come<strong>\u00a0<\/strong>entit\u00e0 terroristica. Tablighi Jamaat, la cui centrale operativa in Occidente si trova in Dewsbury (Inghilterra), \u00e8 stato accusato dai servizi segreti di numerosi Paesi occidentali, come Francia e Stati Uniti, di essere un\u2019anticamera del terrorismo. Dalle moschee gestite da quest\u2019organizzazione erano passati, ad esempio, Zacarias Moussaoui, cittadino francese condannato al processo per gli attentati dell\u201911\/9, e i responsabili degli attentati di Londra del 7 luglio 2005 e del 29 giugno 2007. In Suriname i membri di Tablighi Jamaat sono specializzati in due attivit\u00e0: convertire gli autoctoni e gestire alcune delle moschee ivi presenti sul territorio.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-132921\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/799px-Zacarias-Moussaoui.jpg\" alt=\"\" \/><figcaption>Zacarias Moussaoui.<br \/>\nFonte: Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"has-text-align-center has-huge-font-size\"><strong>Lo spettro di Al Qaeda<\/strong><\/p>\n<p>Il Suriname non \u00e8 entrato nel mirino degli investigatori statunitensi per via della presenza di JaF o Tablighi Jamaat; il motivo \u00e8 stato qualcosa di molto pi\u00f9 grave. Il 6 dicembre 2014, dopo undici anni di latitanza, le forze speciali pakistane mettevano la parola fine alla corsa di\u00a0<strong>Adnad Gulshair el Shukrijumah<\/strong>, un cittadino saudita ricercato in tutto il mondo dal 2003. Nato in Arabia Saudita ma cresciuto negli Stati Uniti, El Shukrijumah si era radicalizzato (o era stato?) a cavallo tra la fine degli anni \u201990 e l\u2019inizio degli anni 2000 ed \u00e8 noto che il padre, un imam, avesse ricevuto soldi da Riad nello stesso periodo per curare una moschea in Florida. Nel maggio 2001 avviene la svolta: El Shukrijumah fugge dagli Stati Uniti per dirigersi a Trinidad e Tobago, evitando di pochi giorni un incontro con degli investigatori interessati a sapere di pi\u00f9 sui suoi contatti con personaggi legati ad Al Qaeda, come Jose Padilla e Mohammed Atef. Forse una soffiata, o forse semplice fortuna, ma da allora di El Shukrijumah si sarebbero perse le tracce e, poco dopo, sarebbe entrato nella celebre\u00a0<em>FBI Top Ten Most Wanted Terrorists<\/em>, venendo elencato come uno dei possibili papabili alla successione di\u00a0<strong>Osama bin Laden<\/strong>.<\/p>\n<p>Ricostruire la latitanza decennale di El Shukrijumah non sar\u00e0 mai possibile ma \u00e8 noto che, ad un certo punto, la CIA spost\u00f2 l\u2019attenzione dai Caraibi e dal Medio Oriente a\u00a0<strong>Paramaribo<\/strong>, la capitale del Suriname. Avvistamenti, soffiate, fotografie sfocate e il ritrovamento di un passaporto surinamese intestato al fuggitivo: tutto indicava che uno dei terroristi pi\u00f9 pericolosi e ricercati del mondo si nascondesse, o si fosse nascosto, in uno dei simboli del turismo internazionale. Quando e perch\u00e9 l\u2019uomo si sarebbe recato in Suriname resta un mistero, ma il semplice fatto che vi abbia soggiornato \u2013 passando emblematicamente da Trinidad e Tobago, la principale base operativa dell\u2019internazionale jihadista nei Caraibi \u2013 dovrebbe suscitare riflessioni.<\/p>\n<div class=\"wp-block-banner-post\">\n<div class=\"banner-post\">\n<div class=\"bannerPreviewProduct style-1\">\n<div class=\"image\">\n<div class=\"cover\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"details\">\n<div class=\"button-content\">\n<div><strong>L\u2019arrivo dello Stato Islamico<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>La presenza di organizzazioni come Tablighi Jamaat che alimentano la spirale ideologica del radicalismo e l\u2019esistenza di reti di copertura appartenenti al terrorismo, come palesato dal caso El Shukrijumah e dalle connessioni con il panorama islamista trinidadiano, non ha potuto che favorire lo sbarco a Paramaribo dell\u2019ultima creatura partorita dal ventre fertile del jihadismo: lo<strong>\u00a0Stato Islamico<\/strong>. Ed \u00e8 per questo motivo che<strong>\u00a0John Kelly<\/strong>, brevemente capo di gabinetto della Casa Bianca durante la presidenza Trump ed ex comandante del Comando Meridionale degli Stati Uniti durante la seconda amministrazione Obama, ha inserito il Suriname in cima all\u2019elenco dei Paesi latinoamericani pi\u00f9 toccati dal fenomeno del terrorismo islamista,\u00a0<strong>posizionandolo terzo<\/strong>, dietro a Trinidad e Tobago e Giamaica. Non esiste una stima dei cittadini surinamesi che hanno abbandonato il Paese tra il 2013 e il 2017 per arruolarsi nelle file dello Stato Islamico, ma Kelly, che ha monitorato il fenomeno da vicino, ne \u00e8 fermamente convinto: delle centinaia di combattenti stranieri di origine latinoamericana la cui presenza \u00e8 stata certificata nel Siraq, la<strong>\u00a0maggior parte\u00a0<\/strong>sarebbe partita da Trinidad e Tobago, Giamaica e Suriname.<\/p>\n<p>Quanto accaduto nel luglio 2017, del resto, sembra dare ragione al quadro a tinte fosche dipinto dal generale oggi in pensione. Quel mese un\u2019operazione antiterrorismo port\u00f2 all\u2019arresto di\u00a0<strong>cinque persone<\/strong>, tre surinamesi e due olandesi, accusate di aver giurato fedelt\u00e0 allo Stato Islamico e di essere in procinto di assassinare<strong>\u00a0Edwin Nolan<\/strong>, l\u2019ambasciatore degli Stati Uniti a Paramaribo. Sulla piccola cellula, inoltre, grava l\u2019accusa di aver reclutato combattenti da inviare in Siria e in Iraq. L\u2019elemento della vicenda che ha colpito maggiormente l\u2019opinione pubblica surinamese \u00e8 la provenienza dei terroristi: figli di buone famiglie e, nel caso di uno di essi, famiglie anche piuttosto potenti. Tra i cinque arrestati, infatti, anche il genero del parlamentare<strong>\u00a0Ronnie Brunswijk<\/strong>. L\u2019anno seguente, nel mese di maggio, l\u2019intero Paese viene serrato in via preventiva per alcuni giorni: eventi annullati, scuole chiuse, rafforzamento delle forze dell\u2019ordine in strada per attivit\u00e0 di controllo e pattugliamento. La drastica decisione, frutto di una riunione d\u2019emergenza guidata dall\u2019allora presidente\u00a0<strong>D\u00e9si Bouterse<\/strong>, era stata presa in seguito ad un ultimatum lanciato dal Daesh su Facebook: il rilascio immediato dei due olandesi, o l\u2019avvio di attentati a catena.<\/p>\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-132922\" src=\"https:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/v2\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/800px-President_Bouterse.jpg\" alt=\"\" \/><figcaption>D\u00e9si Bouterse.<br \/>\nFonte: Pieter Van Maele<\/figcaption><\/figure>\n<p class=\"has-text-align-center has-huge-font-size\"><strong>Paramaribo-Hezbollah Connection<\/strong><\/p>\n<p>D\u00e9si Bouterse, presidente del Suriname dal 2010 al 2020, \u00e8 un personaggio dal passato torbido che avrebbe costruito la sua fortuna illegalmente, ossia facendo traffici con i cartelli della droga sudamericana e con le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (FARC). Dal 1999 \u00e8 ricercato dall\u2019Europol, essendo stato condannato<em>\u00a0in absentia<\/em>\u00a0da un tribunale olandese a\u00a0<strong>undici anni\u00a0<\/strong>di reclusione per traffico di cocaina. La condanna, ormai datata e, probabilmente, destinata all\u2019inapplicabilit\u00e0, non ha mai condizionato negativamente le prestazioni elettorali di Bouterse che, infatti, \u00e8 stato alla guida del Paese sino al 16 luglio di quest\u2019anno. Bouterse \u00e8 stato a lungo considerato uno dei pi\u00f9 grandi signori della droga del Cono Sud ed \u00e8 noto il suo legame affaristico con<strong>\u00a0Roger Khan<\/strong>, il pi\u00f9 celebre narco-trafficante della Guyana. Khan, che si trova attualmente recluso negli Stati Uniti, \u00e8 a sua volta legato a JaM. Il figlio prediletto del narco-presidente, Dino, classe 1972, sta scontando una pena a sedici anni di detenzione negli Stati Uniti. Nominato dal padre a capo dell\u2019antiterrorismo surinamese, curiosamente, Dino \u00e8 stato arrestato da agenti sotto copertura della DEA (<em>Drug Enforcement Administration<\/em>) in un\u2019operazione contro Hezbollah il 29 agosto 2013.<\/p>\n<p>Dino aveva promesso ai soldati di Hezbollah, in realt\u00e0 agenti della DEA, che avrebbero potuto utilizzare Paramaribo come base operativa e che si sarebbe occupato personalmente di rifornirli di armi con cui compiere attentati contro obiettivi statunitensi in America Latina. Il caso della famiglia Bouterse \u00e8 la dimostrazione di come il Suriname non abbia un semplice problema di radicalizzazione e penetrazione jihadista; \u00e8 la stessa dirigenza politica ad essere coinvolta in traffici illeciti con entit\u00e0 appartenenti al crimine organizzato transnazionale e al terrorismo. Paramaribo come Port of Spain e San Cristobal de las Casas, piccole citt\u00e0 che sarebbero difficili da localizzare sul mappamondo anche per un geografo esperto e che, forse, proprio per questo motivo, sono state scelte dagli attori dell\u2019internazionale jihadista per costruirvi delle basi operative.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE\u00a0 (Emanuel Pietrobon) Un\u2019operazione antiterrorismo mirante a sgominare una cellula di Hezbollah porta all\u2019arresto clamoroso del figlio del capo di Stato. Nel corso di un\u2019altra indagine, invece, viene appurato che un pericoloso ricercato internazionale appartenente ad Al Qaeda si sarebbe nascosto nel Paese. 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