{"id":60149,"date":"2020-10-23T10:05:39","date_gmt":"2020-10-23T08:05:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60149"},"modified":"2020-10-22T18:28:12","modified_gmt":"2020-10-22T16:28:12","slug":"lo-stato-di-salute-della-biodiversita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60149","title":{"rendered":"Lo stato di salute della biodiversit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>di SCIENZA IN RETE (Laura Scillitani)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"field field-name-field-cover field-type-image field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"img-responsive\" src=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/files\/styles\/molto_grande\/public\/geran-de-klerk-WJkc3xZjSXw-unsplash.jpg?itok=QDxOUAru\" alt=\"\" width=\"1600\" height=\"1200\" \/><\/p>\n<blockquote class=\"image-field-caption\"><p>La biodiversit\u00e0 globale continua a diminuire. Lo confermano con dati alla mano due importanti report, il Living Planet Index del WWF e il Global biodiversity outlook della Convention on Biological Diversity. Ma siamo in tempo per invertire il trend, abbandonando, dicono gli esperti, il concetto di\u00a0<em>business as usual<\/em>.<\/p>\n<p>Crediti immagine:\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/unsplash.com\/@gerandeklerk?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">Geran de Klerk<\/a>\/<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/unsplash.com\/s\/photos\/biodiversity-trees?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">Unsplash<\/a><\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"field field-name-taxonomy-vocabulary-5 field-type-taxonomy-term-reference field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\"><a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/category\/Indice\/Problemi-globali\/Ambiente\">AMBIENTE<\/a><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"field field-name-body field-type-text-with-summary field-label-hidden GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-items GoogleAnalyticsET-processed\">\n<div class=\"field-item even GoogleAnalyticsET-processed\">\n<p>Il 2020, l\u2019anno che passer\u00e0 alla storia come l\u2019anno della pandemia, doveva essere un anno dedicato alla biodiversit\u00e0. Segna infatti il termine della decade della biodiversit\u00e0, un piano strategico globale, siglato nell\u2019ambito della\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.cbd.int\/2011-2020\/\">Convention on Biological Diversity<\/a>\u00a0delle Nazioni Unite (CBD) articolato in cinque\u00a0traguardi e 20 target, gli Aichi target, mirati a una riduzione dell\u2019impatto antropico sulla natura da raggiungere entro il 2020. Causa pandemia, sono saltati tutti i meeting mondiali necessari per la programmazione futura, ma il report sullo stato di avanzamento dei 20 target, il Global Outlook on Biodiversity 5<sup>1<\/sup>, \u00e8 stato pubblicato e presentato via web. Sfogliando le circa 210 pagine di resoconto, balza subito all\u2019occhio la ripetizione di questa frase:\u00a0<em>the target has not been achieved<\/em>, l&#8217;obiettivo non \u00e8 stato raggiunto.<\/p>\n<p>Il report utilizza una scala di colori per mostrare in modo chiaro lo stato di avanzamento delle azioni: in verde quelle completate entro il 2020, in giallo quelle che hanno mostrato progressi ma senza raggiungere l\u2019obiettivo, in rosso quelle che non hanno mostrato nessun progresso e in viola le situazioni che stanno peggiorando ulteriormente. Il colore preponderante del report \u00e8 il giallo. Fra i viola e i rossi spiccano: il target 5, la prevenzione e la riduzione del tasso di perdita di habitat naturali e della frammentazione, e il target 12, la conservazione delle specie a rischio di estinzione. Ovviamente \u00e8 viola anche l\u2019obiettivo 8, la riduzione dell\u2019inquinamento. Su 20 target, solo in dieci casi si ha una piccola parte in verde, a indicare un parziale raggiungimento degli obiettivi, ovvero un piccolo progresso rispetto al 2010.<\/p>\n<p>Ma torniamo alla conservazione delle specie. Lo scorso settembre \u00e8 infatti stato pubblicato un altro report fondamentale per avere un quadro globale dello stato della biodiversit\u00e0: il Living Planet Report<sup>2<\/sup>, realizzato in collaborazione dal\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.worldwildlife.org\/\">WWF international<\/a>\u00a0e la\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.zsl.org\/conservation\">Zoological Society of London<\/a>\u00a0e che riunisce una ventina di partner, CBD inclusa. Il\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.livingplanetindex.org\/about\">living planet index<\/a>\u00a0o LPI<sup>3<\/sup>\u00a0\u00e8 un indice fornisce un trend relativo all\u2019 abbondanza delle popolazioni dei vertebrati (ovvero pesci, anfibi, rettili uccelli e mammiferi). Ebbene, nel report appena pubblicato\u00a0si legge che nel periodo 1970-2016 l\u2019indice ha mostrato un\u00a0<strong>declino del 68%<\/strong>.<\/p>\n<h2>Il Crac della natura<\/h2>\n<p>Il living planet index \u00e8 un indicatore che funziona in modo analogo a quelli impiegati in economia. Quindi non ci dice quali e quante specie si stanno estinguendo, ma fornisce un\u00a0<strong>andamento nell\u2019abbondanza relativa<\/strong>\u00a0delle popolazioni nel tempo. L\u2019indice viene sviluppato a partire da serie storiche di dati relative a 4.392 specie e a circa 21.000 popolazioni. I grafici dell\u2019andamento parlano chiaro. C\u2019\u00e8 una costante diminuzione nella dimensione delle popolazioni animali. Il cambiamento non \u00e8 lo stesso in ogni dove, per\u00f2, ed \u00e8 particolarmente drammatico in Sud America, dove ha subito una diminuzione del 94% dal 1970 a\u00a0oggi. A livello mondiale\u00a0<strong>peggiora lo stato di conservazione<\/strong>\u00a0di molte specie: a dimostrarlo in questo caso \u00e8 il\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.bipindicators.net\/indicators\/red-list-index\">Red List index<\/a>\u00a0riportato nel Global biodiversity outlook, un indice sviluppato a partire dalla\u00a0lista\u00a0rossa\u00a0della IUCN. Nella scorsa decade si sono estinte almeno sette\u00a0specie di uccelli e mammiferi.\u00a0Per citare qualche nome carismatico: il rinoceronte nero occidentale in Camerun e la tartaruga gigante dell\u2019Isola Pinta delle Galapagos. Ma intere classi mostrano un trend negativo dello stato di conservazione, come nel caso degli anfibi, o dei coralli. Tra le piante, le cicadi, le pi\u00f9 antiche presenti sul nostro pianeta, sono quelle maggiormente minacciate.<\/p>\n<p>La causa principale di questa crisi \u00e8 la perdita e la degradazione degli habitat, unito al sovrasfruttamento delle risorse naturali, alla diffusione di specie invasive e di nuovi patogeni, all\u2019inquinamento e al cambiamento climatico. Ma \u00e8 ovviamente difficile separare i vari fattori perch\u00e9 alterando un elemento naturale se ne alterano automaticamente altri, con un\u00a0<strong>effetto domino<\/strong>. Ad esempio la\u00a0<em>mata<\/em>\u00a0(foresta) Atlantica in Brasile ha perso l\u201988% della sua originaria copertura vegetale, e la maggior parte solo nell\u2019ultimo secolo. Questo ha portato a una diminuzione delle popolazioni di anfibi. Col diffondersi della chitridiomicosi, malattia fungina mortale legata al commercio globale di erpetofauna, il declino sta accelerando, portando al rischio di estinzione moltissime specie di anfibi.<sup>4<\/sup>\u00a0A questo si vanno ad aggiungere i cambiamenti climatici, che complicano ulteriormente la situazione per gli anfibi.<\/p>\n<h2>La situazione Europea<\/h2>\n<p>In Europa il living planet index mostra un declino del 24%, un valore nettamente inferiore rispetto a quello delle altre regioni (nel Nord America il calo \u00e8 del 33%, nelle restanti regioni si va dal 45% in su). \u00abIl living planet index mostra che l\u2019Europa ha perso meno rispetto a altre regioni del mondo, anche se non approfondisce se questo \u00e8 dovuto al fatto che la nostra regione era gi\u00e0 sostanzialmente alterata negli anni settanta o se \u00e8 l\u2019effetto di un sistema di tutela ambientale, a livello di Unione europea, abbastanza avanzato\u00bb spiega\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.isprambiente.gov.it\/it\/amministrazione-trasparente\/personale\/dirigenti\/dirigenti-1\/genovesi-piero\">Piero Genovesi<\/a>, responsabile dell\u2019ufficio fauna di ISPRA\u00a0e presidente della\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"http:\/\/www.issg.org\/index.html\">commissione per le specie invasive<\/a>\u00a0della IUCN.<\/p>\n<p>\u00abA livello di Unione europea abbiamo leggi che tutelano le specie e abbiamo obblighi di tutela ambientale che vengono monitorati\u00bb,\u00a0continua Genovesi. \u00abIl concetto di Rete natura 2000, una rete di aree protette mirata a tutelare specie e habitat che sono interesse della comunit\u00e0 europea, \u00e8 sicuramente molto avanzato. L\u2019Italia in qualche modo riflette la situazione europea;\u00a0a livello locale c\u2019\u00e8 un forte aumento delle aree boscate e un buon aumento delle aree protette, a un regime di tutela abbastanza stringente. Nelle analisi che noi come ISPRA abbiamo coordinato per i rapporti relativi alle direttive europee (habitat, uccelli, acque) e regolamento specie invasive, il quadro che emerge \u00e8 che abbiamo una forte criticit\u00e0, soprattutto per gli ambienti di acqua dolce e costieri. Su\u00a0molte specie, per\u00f2, vediamo invece gli effetti di un sistema che \u00e8 sicuramente pi\u00f9 tutelato di quanto lo fosse cinquant\u2019anni fa\u00bb.<\/p>\n<p>Secondo l\u2019\u201cAnnuario dei dati ambientali 2019\u201d<sup>5<\/sup>, in Italia il 48% delle specie di pesci d\u2019acqua dolce e il 36% degli anfibi sono minacciati. Meno della met\u00e0 (il 43% per la precisione) dei 7.493 corsi d\u2019acqua ha uno stato ecologico buono o elevato. \u00c8 a rischio nella nostra penisola anche il 23% delle specie di mammiferi. Ma \u00e8 migliorata fortemente nel tempo la superficie naturale sottoposta a tutela:\u00a0oggi sono 843 le aree protette terrestri, e coprono il 10,5% del territorio nazionale, mentre i siti della Rete natura 2000 sono il 19,5%.<\/p>\n<h2>Non tutto \u00e8 perduto: la conservazione premia<\/h2>\n<p>Le aree protette hanno in realt\u00e0 un andamento positivo a livello globale: uno dei pochi Aichi target che ha registrato un progresso effettivo \u00e8 il target 11, ovvero l\u2019espansione delle aree sottoposte a un regime di tutela, che sono aumentate globalmente dal 10 al 15% della superficie terrestre (il target per il 2020 era il 17%).<\/p>\n<p>Sia il report del WWF\/ZSL sia\u00a0quello della CBD mostrano la grande importanza dei\u00a0<strong>programmi di conservazione<\/strong>, senza i quali la situazione sarebbe molto peggiore. Un recente articolo pubblicato su Conservation Letters<sup>6<\/sup>\u00a0stima il numero di specie salvate dall\u2019estinzione grazie a programmi di conservazione. I risultati indicano che dal 1993 tra 28 e 48 specie di uccelli e mammiferi sono stati salvati dall\u2019estinzione grazie ai programmi di conservazione. In pratica se non fossero stati portate avanti queste attivit\u00e0 il tasso di estinzione attuale sarebbe del 4% pi\u00f9 elevato nello stesso periodo.<\/p>\n<p>Interventi importanti di contrasto alle specie aliene invasive sono stati portati avanti con successo, soprattutto nelle isole, con un immediato beneficio per le popolazioni di animali autoctoni. E su questo l\u2019Italia, per esempio, ha portato a casa diversi successi (Su\u00a0<em>Scienza in rete<\/em>\u00a0ne abbiamo parlato\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.scienzainrete.it\/articolo\/sulle-pontine-sconfitti-ratti-tornano-le-berte\/laura-scillitani\/2020-01-22\">qui<\/a>).<\/p>\n<h2>Il pericolo del \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d<\/h2>\n<p>\u00abQuest\u2019anno era prevista l\u2019adozione dell\u2019agenda futura della CBD\u00a0e i risultati del report indicano che complessivamente gli obiettivi prefissati per questa decade non sono stati raggiunti. Alcuni segnali positivi ci sono, soprattutto sull\u2019adozione di normative per la tutela, espansione delle aree protette, miglioramento delle conoscenze scientifiche, quindi alcuni effetti si sono visti, ma considerato l\u2019andamento attuale della biodiversit\u00e0 e delle minacce non sono ancora adeguati\u00bb commenta Genovesi. \u00abFaccio l\u2019esempio degli indicatori sulle specie aliene invasive: molti Paesi hanno adottato norme per contrastare il fenomeno\u00a0e infatti questo target \u00e8 uno di quelli per cui si sono raggiunti dei risultati positivi. Per\u00f2 manca ancora molto per una concreta attuazione delle misure di effettiva prevenzione e controllo. Quindi\u00a0<strong>il quadro si conferma negativo<\/strong>, ma ci sono anche indicazioni per migliorare in futuro, riportate da entrambi i report\u00bb.<\/p>\n<p>Negli ultimi sessant&#8217;anni, l\u2019impronta ecologica umana \u00e8 cresciuta del 173% e\u00a0oggi eccede la biocapacit\u00e0 (ovvero la capacit\u00e0 di rigenerarsi) della Terra del 56%. Non servono grandi abilit\u00e0 matematiche per capire che, come concludono gli autori del Living Planet Report,\u00a0<strong>conservare non basta pi\u00f9<\/strong>. Bisogna agire per ridurre e possibilmente eliminare le cause di minaccia, cambiare il trend dei consumi, e dedicare maggiori risorse alla conservazione della natura, un campo scientifico e pratico che soffre di una cronica difficolt\u00e0 nel reperimento di fondi adeguati.<\/p>\n<p>Molti degli Aichi target trovano un riscontro anche nell\u2019<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.un.org\/sustainabledevelopment\/development-agenda\/\">Agenda per lo Sviluppo Sostenibile<\/a>\u00a0dell\u2019ONU, un programma adottato nel 2015 e che si articola in 17 obiettivi per migliorare le condizioni di vita delle persone. Ma \u00e8 dalla qualit\u00e0 dell\u2019ambiente che dipende la qualit\u00e0 della nostra vita. Il declino delle popolazioni animali e vegetali, la perdita di biodiversit\u00e0 sia delle specie selvatiche che domestiche (si pensi alla perdita di variet\u00e0 sia di piante che di animali d&#8217;allevamento), la perdita degli habitat, l\u2019inquinamento e la desertificazione del suolo non sono negative solo per il patrimonio naturale, ma per il nostro stesso futuro. Degradando la natura e alterandola al di sopra delle sue capacit\u00e0 di rinnovamento, ci priviamo dei servizi ecosistemici come la qualit\u00e0 di aria, acqua e suolo, protezione da fenomeni metereologici intensi, impollinazione dei raccolti. Una review pubblicata nel 2019 su Science<sup>7<\/sup>\u00a0dimostra che, dal 1970 a oggi 14 su 18 servizi ecosistemici sono in netto declino.<\/p>\n<p>\u00abQuest\u2019anno era previsto il\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.iucncongress2020.org\/\">Word Conservation Congress<\/a>\u00a0della IUCN, propedeutico a fornire linee guida in vista del summit per la costruzione della\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.unenvironment.org\/events\/conference\/un-biodiversity-conference-cop-15\">nuova agenda della CBD<\/a>\u00a0in Cina,. Anche se \u00e8 tutto stato rimandato, la discussione va avanti e tutti gli organismi internazionali stanno ragionando su come definire l\u2019agenda verso il 2030 e verso il 2050, quindi una programmazione di pi\u00f9 ampio respiro\u00bb spiega Genovesi. E l\u2019obiettivo per il futuro \u00e8 quello di superare il concetto di\u00a0<em>business as usual<\/em>. I grafici riportati su Living Planet Report e Global Outlook on Biodiversity\u00a0mostrano che se manteniamo lo stato delle cose la situazione pu\u00f2 solo ulteriormente peggiorare. L\u2019agenda futura non parla pi\u00f9 di target ma di transizioni per la sostenibilit\u00e0: nell\u2019uso delle foreste, agricoltura, pesca, produzione alimentare e sviluppo infrastrutturale delle citt\u00e0. Sia il report Living Planet report che il Global Outlook on Biodiversity ribadiscono pi\u00f9 volte che l\u2019attuale pandemia di Covid-19 e la sua origine devono essere considerati un campanello di allarme che ci induca a cambiare rotta, a ripensare il nostro modello di sviluppo con un approccio olistico, il cosiddetto One Health, un pianeta in salute vuol dire la nostra salute.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5><strong>Note<\/strong><\/h5>\n<h5>1. AA.VV (2020)\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.cbd.int\/gbo5\">Global Biodiversity Outlook 5<\/a>. Convention on Biological Diversity<\/h5>\n<h5>2. WWF ZSL (2020)\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/livingplanet.panda.org\/\">Living Planet Report 2020<\/a>\u00a0&#8211; Bending the curve of biodiversity loss. Almond, R.E.A., Grooten M. and Petersen, T. (Eds). WWF, Gland, Switzerland.<\/h5>\n<h5>3. Collen\u00a0BEN\u00a0<em>et al<\/em>. (2009) &#8220;<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/conbio.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/abs\/10.1111\/j.1523-1739.2008.01117.x\">Monitoring change in vertebrate abundance: the Living Planet Index<\/a>&#8220;. Conservation Biology 23: 317-327<\/h5>\n<h5>4. Scheele BC\u00a0<em>et al<\/em>. (2019) &#8220;<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/science.sciencemag.org\/content\/363\/6434\/1459\">Amphibian fungal panzootic causes catastrophic and ongoing loss of biodiversity<\/a>&#8220;. Science 363 (6434): 1459-1463<\/h5>\n<h5>5.\u00a0<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/www.snpambiente.it\/2020\/06\/03\/rapporto-ambiente-snpa-edizione-2019\/\">RAPPORTO AMBIENTE &#8211; SNPA<\/a>. Edizione 2019. Doc. n. 11\/2020\u201d, SNPA, Rapporti 11_2020, Roma, febbraio 2020<\/h5>\n<h5>6. Bolam\u00a0FC\u00a0<em>et al<\/em>. (2020). \u201c<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/conbio.onlinelibrary.wiley.com\/doi\/full\/10.1111\/conl.12762%C2%A0\">How many bird and mammal extinctions has recent conservation action prevented?<\/a>\u201d Conservation Letters- online first<\/h5>\n<h5>7. D\u00edaz S\u00a0<em>et al<\/em>. (2019). &#8220;<a class=\"GoogleAnalyticsET-processed\" href=\"https:\/\/science.sciencemag.org\/content\/366\/6471\/eaax3100\">Pervasive human-driven decline of life on Earth points to the need for transformative change<\/a>&#8220;. Science Vol. 366, Issue 6471, eaax3100<\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SCIENZA IN RETE (Laura Scillitani) &nbsp; La biodiversit\u00e0 globale continua a diminuire. Lo confermano con dati alla mano due importanti report, il Living Planet Index del WWF e il Global biodiversity outlook della Convention on Biological Diversity. Ma siamo in tempo per invertire il trend, abbandonando, dicono gli esperti, il concetto di\u00a0business as usual. Crediti immagine:\u00a0Geran de Klerk\/Unsplash AMBIENTE Il 2020, l\u2019anno che passer\u00e0 alla storia come l\u2019anno della pandemia, doveva essere un anno&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":101,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-fE9","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60149"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/101"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=60149"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60149\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":60150,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/60149\/revisions\/60150"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=60149"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=60149"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=60149"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}