{"id":60260,"date":"2020-10-27T10:30:45","date_gmt":"2020-10-27T09:30:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60260"},"modified":"2020-10-26T09:05:59","modified_gmt":"2020-10-26T08:05:59","slug":"la-competizione-tra-cina-e-stati-uniti-guarda-sempre-piu-al-pacifico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=60260","title":{"rendered":"LA COMPETIZIONE TRA CINA E STATI UNITI GUARDA SEMPRE PI\u00d9 AL PACIFICO"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Ce.S.I CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (Stefano Grandi)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel corso dell\u2019estate appena trascorsa il fronte Pacifico \u00e8 tornato al centro delle tensioni tra Cina e Stati Uniti. Nel mese di agosto, infatti, la Cina ha intensificato la pressione nei confronti di Taiwan, attraverso sia un rafforzamento delle esercitazioni della propria Marina militare (PLAN &#8211;\u00a0<em>People\u2019s Liberation Army Navy<\/em>), sia una serie di spedizioni ricognitive aeree e navali nelle aree territoriali taiwanesi, dal dispiegamento delle due portaerei Liaoning e Shangdong nel Mar Giallo fino alla simulazione di uno sbarco con mezzi anfibi sulle coste dell\u2019isola di Hainan.<\/p>\n<p>Le ragioni che muovono il gigante asiatico risiedono nella concezione che\u00a0<strong>lo stabilimento di una supremazia regionale nel Pacifico occidentale rappresenti un passaggio forzato per l\u2019affermazione di Pechino al ruolo di superpotenza globale. L\u2019approccio cos\u00ec assertivo\u00a0<\/strong>adottato da Xi Jinping nei due Mari Cinesi, Meridionale e Orientale,<strong>\u00a0\u00e8 frutto della consapevolezza che la Cina non possa permettersi di venire\u00a0<\/strong>rinchiusa a pochi chilometri dalla propria costa,\u00a0<strong>relegata a una dimensione di \u201cpotenza terrestre\u201d<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Nel Mar Cinese Meridionale<\/strong>, Pechino ha promosso la costruzione di isole artificiali e basi militari che assolvono tre principali funzioni: proiettare la potenza cinese al di l\u00e0 dello stretto di Malacca, fino all\u2019Oceano Indiano; tutelare i traffici marini della\u00a0<em>Maritime Sea Route<\/em>; e assicurare il controllo su un largo tratto di mare il cui fondale \u00e8 ricco di risorse energetiche (idrocarburi). Per quanto riguarda il<strong>\u00a0Mar Cinese Orientale invece, la prospettiva cinese \u00e8 quella di spostare la linea di difesa oltre la prima catena di isole<\/strong>\u00a0(al momento costellata di basi americane dal Giappone fino alle Filippine). Per raggiungere tale scopo e garantire una migliore protezione delle fondamentali citt\u00e0 litoranee, sin dal 2013\u00a0<strong>Pechino ha investito pesantemente nel potenziamento e nell\u2019espansione del raggio d\u2019azione di PLA<\/strong>\u00a0(People\u2019s Liberation Army, ossia l\u2019esercito di terra)\u00a0<strong>e PLAN.<\/strong>\u00a0<strong>A oggi, quella cinese risulta essere la pi\u00f9 grande Marina al mondo per numero di unit\u00e0 schierate<\/strong>\u00a0(350 tra navi e sommergibili da guerra). I missili balistici e da crociera con testate convenzionali installati a terra ammontano a oltre 1250 e superano quelli americani per gittata, coprendo fino a un raggio di 5500km \u2013 ossia ben oltre la base navale statunitense di Guam, cuore della seconda catena difensiva di isole.<\/p>\n<p><strong>Il tentativo di espansione verso est<\/strong>, tradottosi nel massiccio dispiegamento di truppe lungo tutta la costa orientale cinese,\u00a0<strong>si intreccia inevitabilmente con la questione taiwanese.\u00a0<\/strong>Le capacit\u00e0 belliche appena acquisite, infatti, potrebbero tornare utili a Pechino per scoraggiare o contrastare eventuali interventi esterni a sostegno dell\u2019isola. La salienza di Taiwan risiede nel fatto che il governo di Pechino la considera parte integrante della nazione cinese e vede i rapporti con Taipei come un pura questione di politica interna.\u00a0<strong>La riannessione di Taiwan \u00e8 prima di tutto un caposaldo della\u00a0<em>One-China Policy<\/em><\/strong>, il disegno di riunificazione della \u201cprovincia ribelle\u201d alla Madrepatria destinato a compiersi idealmente nel 2049 (cento anni dopo la fondazione della RPC).\u00a0<strong>L\u2019accresciuta assertivit\u00e0 verso l\u2019isola negli scorsi mesi \u00e8 sembrata essere il frutto della volont\u00e0 di Pechino di lanciare un segnale di forza in un anno, come il 2020, in cui lo scoppio della pandemia e dei suoi effetti collaterali hanno fatto vacillare la stabilit\u00e0 interna del Paese.<\/strong>\u00a0Come gi\u00e0 accaduto in precedenza per la questione di Hong Kong, il governo cinese ha utilizzato il pugno di ferro per cercare di delimitare il perimetro delle questioni considerate pertinenti alla sicurezza nazionale, per scongiurare che le debolezze dimostrate a seguito dello scoppio della pandemia possano essere considerate dai rivali regionali e internazionali come spiragli di opportunit\u00e0 per minare gli interessi di Pechino.<\/p>\n<p><strong>La recente mobilitazione militare di Pechino<\/strong>\u00a0ha destato forti preoccupazioni negli Stati Uniti, che nel corso degli ultimi cinque anni hanno cercato di rafforzare\u00a0<strong>una serrata strategia di contenimento dell\u2019espansione cinese nell\u2019area.<\/strong>\u00a0Tale strategia, infatti, si configura come il\u00a0<strong>dispiegamento di una cospicua forza militare statunitense<\/strong>\u00a0(si parla di circa 375mila unit\u00e0 tra soldati e personale civile dell\u2019esercito di stanza nella regione)\u00a0<strong>nella prima e nella seconda catena di isole nel Marc Cinese Meridionale,<\/strong>\u00a0<strong>in grado di contrastare la capacit\u00e0 di proiezione di potenza del gigante asiatico.\u00a0<\/strong>In questo contesto,<strong>\u00a0il peso strategico di Taiwan, che occupa una strategica posizione all\u2019interno della prima catena difensiva per la Cina, potrebbe raggiungere un nuovo apice<\/strong>\u00a0all\u2019interno della pi\u00f9 ampia contesa sino-americana.<\/p>\n<p><strong>Per gli Stati Uniti il supporto a Taipei rientra nel pi\u00f9 ampio quadro della complicata gestione delle relazioni con la Cina, all\u2019interno della quale Taiwan \u00e8 un importante fulcro su cui far leva per esercitare pressione su Pechino.\u00a0<\/strong>Fino ad oggi, infatti, Washington ha adottato una strategia di bilanciamento di interessi nei rapporti con Taipei, che consiste nel non schierarsi apertamente a favore della Repubblica di Cina (tuttora non riconosciuta come Stato sovrano dagli USA), pur fornendole tutti i servizi e gli equipaggiamenti di difesa necessari a mantenere la capacit\u00e0 di auto-difesa. Ci\u00f2 implica forniture militari (per un valore di 13,2 miliardi di dollari solo durante l\u2019Amministrazione Trump), l\u2019addestramento tramite esercitazioni navali congiunte e il dispiegamento della Marina statunitense nell\u2019area, come testimoniato dai frequenti transiti dei cacciatorpedinieri USS Halsey e USS Mustin nell\u2019affollato stretto di Formosa verso la fine di agosto. In un momento in cui la competizione tra i due giganti del Pacifico si fa sempre pi\u00f9 intensa, non \u00e8 possibile escludere che Taiwan diventi un argomento sempre pi\u00f9 presente in questa contrapposizione.<\/p>\n<p>La vera incognita \u00e8 per\u00f2 fino a che punto gli Stati Uniti saranno disposti ad alimentare questo vortice di tensione nell\u2019area Indo-Pacifica, anche alla luce delle incombenti elezioni. Donald Trump ha fin qui fatto della \u201csinofobia\u201d il cardine non solo della sua campagna elettorale, ma anche dell\u2019intero mandato. La retorica anticinese del tycoon newyorkese ha fin qui raccolto larghi consensi, internamente al Congresso cos\u00ec come tra l\u2019elettorato. Sia l\u2019ala repubblicana, sensibile alla concorrenza sleale cinese, che quella democratica, attenta alle tematiche ambientali e dei diritti umani, hanno appoggiato la totale opposizione alla Cina di X.<\/p>\n<p>Tuttavia, in caso di rielezione, Trump\u00a0<strong>nel breve periodo potrebbe scegliere di mettere da parte momentaneamente il dossier di Taiwan per cercare di andare all\u2019incasso nel secondo mandato delle trattative aperte con Pechino nel corso degli ultimi anni e non incagliarsi su una questione che Pechino continua a considerare fuori da ogni dialogo.\u00a0<\/strong>Washington potrebbe continuare a vedere la disputa su Taipei come uno dei modi per infastidire Pechino, ma all\u2019interno di uno sforzo multipolare di pi\u00f9 ampio respiro incentrato sui tradizionali partner a Tokyo e Seoul. Ad esempio, proprio lo scorso 6 ottobre Mike Pompeo ha incontrato a Tokyo i Ministri degli Esteri di Giappone, India e Australia all\u2019interno del\u00a0<em>Quadrilateral Security Dialogue<\/em>\u00a0(Quad), per discutere di un rafforzamento della cooperazione politica, militare ed economica tra i quattro Paesi, chiaramente in chiave anticinese.<\/p>\n<p><strong>La chiave del multilateralismo e della regionalizzazione della partita con la Cina potrebbe essere la chiave interpretativa della politica statunitense anche nel caso fosse Joe Biden a insediarsi alla Casa Bianca.<\/strong>\u00a0Non va dimenticato che fu proprio un\u2019amministrazione democratica \u2013 quella di Obama \u2013 a indentificare nel Pacifico il nuovo centro degli interessi strategici degli Stati Uniti, attraverso la dottrina del \u201c<em>Pivot to Asia<\/em>\u201d. Il candidato democratico, infatti, in campagna ha parlato di\u00a0<em>restore<\/em>, ossia un ritorno ancora pi\u00f9 deciso all\u2019approccio multilaterale per contrastare la Cina, aprendo cos\u00ec la strada ad un ritorno di una presenza anche diplomatica pi\u00f9 massiccia degli Stati Uniti nella regione.<\/p>\n<p>Sebbene\u00a0<strong>appaia ancora lontana la prospettiva di<\/strong>\u00a0<strong>uno scontro diretto tra, che implicherebbe costi altissimi per entrambe le potenze, tuttavia la volont\u00e0 di entrambe le parti di ribadire la propria forza potrebbe portare ad un\u2019intensificazione delle provocazioni reciproche in queste acque.<\/strong><\/p>\n<p>In questo contesto, il\u00a0<strong>Pacifico \u00e8 destinato ad essere sempre pi\u00f9 lo scenario focale nella competizione tra Cina e Stati Uniti, dal momento che entrambe le potenze hanno interessi strategici e confliggenti in queste acque<\/strong>. Se la Cina lo considera una sorta di giardino di casa su cui estendere il controllo sia per difendersi da possibili attacchi esterni sia per proiettare potenza, d\u2019altro canto gli Stati Uniti sembrano intenzionati a mantenere, e anzi rinsaldare proprio in quest\u2019area una rete di contenimento dell\u2019espansione cinese. L\u2019obiettivo minimo di\u00a0<strong>Washington<\/strong>\u00a0infatti \u00e8 quello di preservare lo\u00a0<em>status quo<\/em>, perch\u00e9\u00a0<strong>finch\u00e9 riuscir\u00e0 a negare alla Cina il dominio dei mari, ne potr\u00e0 contrastare l\u2019avanzata<\/strong>. Le numerose basi militari nella prima e seconda catena di isole assicurano agli americani una posizione di vantaggio, ma la chiave del contenimento sta nell\u2019intensificare la collaborazione politica e militare con i Paesi dell\u2019area, sia tra i propri alleati sia tra gli Stati che hanno sempre pi\u00f9 interessi a svincolarsi dall\u2019ingombrante influenza di Pechino. Bisogna tuttavia prestare attenzione al fatto che se il puntare sulle alleanze per scongiurare il rischio di uno scontro diretto gioverebbe alla causa statunitense, ci\u00f2 potrebbe anche degenerare in un\u2019escalation di pi\u00f9 ampio respiro, che metterebbe a repentaglio la stabilit\u00e0 di tutta la regione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>FONTE<\/strong>:<a href=\"https:\/\/cesi-italia.org\/articoli\/1200\/la-competizione-tra-cina-e-stati-uniti-guarda-sempre-pi-al-pacifico\">https:\/\/cesi-italia.org\/articoli\/1200\/la-competizione-tra-cina-e-stati-uniti-guarda-sempre-pi-al-pacifico<\/a><\/p>\n<div class=\"wrap-article-tags\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Ce.S.I CENTRO STUDI INTERNAZIONALI (Stefano Grandi) &nbsp; Nel corso dell\u2019estate appena trascorsa il fronte Pacifico \u00e8 tornato al centro delle tensioni tra Cina e Stati Uniti. 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